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Un’altra difesa è possibile: al via la raccolta firme per la proposta di legge

In un contesto geopolitico sempre più “bellicoso”, l’obiettivo è promuovere un’altra difesa che preveda corpi civili di pace e iniziative senza armi né personale militare, da affiancare alle modalità tradizionali. Punta in questa direzione la proposta di legge chiamata “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile”.

L’iniziativa è delle tre reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” (Cnesc-Conferenza nazionale enti di Servizio civile, Rete italiana pace e disarmo e Sbilanciamoci!) ed è partita la raccolta delle 50mila firme necessarie a portare la proposta in Parlamento. «Sarà possibile firmare comodamente da casa – spiegano gli organizzatori – attraverso il portale online apposito della Presidenza del Consiglio dei ministri, autenticandosi con Spid o Cie».

Il 15 maggio è un Action Day, proposto dalla CNESC (Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile). Le realtà che ne fanno parte invitano volontarie, volontari, operatori, giovani in servizio civile, comunità parrocchiali e reti territoriali a sostenere con la propria firma la proposta di legge di iniziativa popolare. Basta andare su www.difesacivilenonviolenta.org o su https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 o inquadrare il QR code. E la raccolta, naturalmente, continuerà anche nelle prossime settimane.

Cinque articoli in tutto: con il primo si riconosce la difesa civile, non armata e non violenta quale componente del sistema nazionale di difesa e sicurezza. Si crea poi un dipartimento competente in materia, chiamato a svolgere funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche nel settore. Gli articoli 2 e 3 disciplinano invece gli aspetti economici: si prevede un fondo specifico – da finanziare con la legge di bilancio – e la possibilità per i singoli cittadini di contribuire con un nuovo strumento, il 6xmille.

L’obiettivo della legge, viene spiegato nella relazione introduttiva, «non è sostituire la difesa militare, bensì affiancarla e integrarla, offrendo allo Stato ulteriori strumenti per affrontare minacce e rischi che, sempre più frequentemente, richiedono risposte civili, partecipate e orientate alla protezione dei diritti fondamentali».

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