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Autore: Redazione

Piero della Francesca, "Madonna di Senigallia" (dettaglio), dipinto, 1470-85, conservato nella Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.

Piero della Francesca, Giovanni Santi, Sebastiano del Piombo: i grandi esuli dell’arte di Senigallia

Vi sono state a Senigallia opere d’arte ormai da tempo espatriate. Una perdita considerevole per la città privata della loro presenza. L’orgoglio cittadino sarebbe stato accresciuto se fossero rimaste nel posto originario. Un po’ come la città di Pergola che ha avuto risonanza grazie ai bronzi dorati di Cartoceto; un po’ come Fano, che sa benissimo l’attrattiva culturale e turistica se avesse indietro il “Lisippo” oggi custodito al Getty Museum di Los Angeles. Ma la storia, nelle sue imprevedibili dinamiche, sottrae e concede. Bisogna farsene una ragione.

Nella nostra città furono almeno tre le presenze importanti che non ci sono più. 

Piero della Francesca, "Madonna di Senigallia", dipinto, 1470-85, conservato nella Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.
Piero della Francesca, “Madonna di Senigallia”, dipinto, 1470-85, conservato nella Galleria Nazionale delle Marche, Urbino. Fonte: Wikimedia

La più rilevante di tutte queste opere d’arte è la celebre “Madonna di Senigallia”. Si tratta di un dipinto supremo dell’arte occidentale, come lo sono gran parte delle tavole dell’artista che l’ha creata. Senza di lui lo spazio d’invenzione sarebbe stato mutilo, meno definita la comprensione del processo di formazione della struttura dell’immagine. Sarebbe mancato un anello importante nell’evoluzione pittorica del nostro sguardo.

Piero della Francesca è l’artefice della “Madonna di Senigallia” (l’immagine è tratta da qui), opera di equilibrio algido e matematico nella costruzione dello spazio, tuttavia non esente da atmosfere di intimità domestiche di sapore fiammingo. Nella corte urbinate, dove l’artista operò, si incontravano presenze di Fiandra come Giusto di Gand, che vi lasciò diversi dipinti; è accertato un incontro con Rogier Van der Weyden, che profuse la sua arte presso gli Estensi di Ferrara, non tanto discosto dalla città ducale.

La “Madonna di Senigallia” è universalmente conosciuta con questo nome perché si trovava nella chiesa conventuale di Santa Maria delle Grazie quando, agli inizi del secolo scorso, venne ospitata per motivi di sicurezza presso la Galleria Nazionale di Urbino. Fu trafugata nel 1975 e poi fortunatamente ritrovata insieme a opere d’arte come la “Flagellazione”, sublime capolavoro di prospettiva lineare di Piero, e la “Muta” di Raffaello. Ma non è l’unico esempio.

Giovanni Santi, "Annunciazione", dipinto 1476-ante 1494, conservato alla Galleria Nazionale delle Marche, Urbino.
Giovanni Santi, “Annunciazione”, dipinto 1476-ante 1494, conservato alla Galleria Nazionale delle Marche, Urbino. Fonte: Catalogo dei beni culturali

Altro espatrio conobbe la tempera di Giovanni Santi, l’uomo a cui toccò una figliolanza di genio. Sicuramente fu ventura, ma anche un po’ sventura, perché l’artista non godé sempre di buona considerazione, vittima dell’inevitabile confronto con l’inarrivabile figlio Raffaello Sanzio. Poteva essere solo un minore al cospetto di colui che fu tra i maggiori di tutti i tempi. Il Vasari disse “…da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire”. Il padre scontò sicuramente nell’apprezzamento del mondo il legame di sangue con un genio. Se la progenie lo sopravanza in grandezza, non per questo è da trascurare le qualità d’artista del padre.

Per Senigallia, Giovanni Santi dipinse una “Annunciazione”, allocata originariamente nella chiesa della Maddalena (che non è quella che conosciamo ora) e fu eseguita in occasione della nascita di Francesco Maria I della Rovere, figlio di Giovanni della Rovere e della consorte Giovanna da Montefeltro, figlia del duca Federico. Il dipinto (l’immagine è tratta da qui) offre una tavolozza di morbidi colori pastello e presenta moduli edilizi fuori scala, ancora memori delle sproporzioni tardogotiche tra figure e architetture, ma tutto sommato di impatto armonioso per il riuscito esercizio di prospettiva.

Sebastiano Del Piombo, ritratto di Francesco Arsilli, conservato alla Pinacoteca Podesti di Ancona
Sebastiano Del Piombo, ritratto di Francesco Arsilli, conservato alla Pinacoteca Podesti di Ancona. Fonte: Serenissima News

Un’altra dipartita riguarda il dipinto di Sebastiano del Piombo. Una tela con tanto di firma dell’autore piazzata sotto il ritratto dell’amico e nostro concittadino Francesco Arsilli. Si tratta del medico e umanista senigalliese, frequentatore della corte papale. Dopo le vicende drammatiche del sacco di Roma nel 1527, talmente terrorizzato, decise di far ritorno nella sua città natale.

Nel ritratto di Sebastiano del Piombo, Francesco Arsilli è disegnato a mezza figura, semivoltato, col viso di tre quarti verso lo spettatore e con l’indice della mano destra che indica un suo componimento poetico. Curioso è il mantello col pellicciotto che gli avvolge il collo da farlo sembrare un nobiluomo nordico abbigliato per rigori climatici diversi da quelli della nostra penisola.

Il dipinto (l’immagine è tratta da qui) fu di proprietà della famiglia Augusti Arsilli di Senigallia: decenni fa emigrò alla Pinacoteca di Ancona dove oggi ha stabile dimora e lo si può ammirare. Purtroppo nessuna istituzione cittadina di allora riuscì a trattenerlo in casa.

Piero Sbaffi

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La faccia

Con lo sgangherato abbandono dell’Afghanistan l’Occidente e gli USA in testa hanno perso veramente la faccia. 20 anni di inutili combattimenti e l’addestramento di un esercito locale squagliatosi senza combattere, abbandonando armamenti costosissimi ai nemici che ora potranno usarli contro tutti. Un governo finanziato nella corruzione più totale, che ha arricchito pochi alle spalle della gente. L’unica prova di qualche efficacia data nel sottrarre la classe colta e capace della popolazione  sì alla vendetta dei vincitori, ma anche al futuro di una nazione. Ora chi è rimasto a lottare contro il regime oscurantista e ottuso dei talebani sembrano le donne, inermi ma coraggiose, determinate a non lasciarsi sottrarre il futuro. Ma fino a quando?

I voti a scuola

È stato un gran giorno il primo giorno di scuola in epoca Covid. Per milioni di alunni, anche se non per tutti. Cominciamo a dare intanto i primi voti. Al Governo, si è impegnato, ma proprio non gli riesce: voto 5. All’opposizione politica, ha preso pretesto solo per fare caciara: voto 5-. All’amministrazione scolastica ed ai suoi funzionari, che hanno portato nemmeno l’occorrente, banchi ed insegnanti: voto 4+ (non è solo colpa loro). Ai genitori, con qualche ansia di troppo: 7. Agli insegnanti lasciati nella bufera, eroici: 8. Agli scolari ed agli studenti, bravissimi: 9; per il massimo dei voti aspettiamo a fine anno. Per gli insufficienti, speriamo recuperino in fretta…

Si torna sulla terraferma

Croce Rossa Italiana di Senigallia: terminata l’attività di soccorso in mare degli O.P.S.A. (Operatore Polivalente di Salvataggio in Acqua)

Una bella testimonianza: “Vorrei raccontarvi un’esperienza che ho avuto e che mi ha permesso di scoprire la vostra Senigallia.
La scorsa settimana ero in ferie con la mia famiglia a bordo dell’imbarcazione di cui sono socio armatore. Eravamo partiti da Rimini, con l’idea di raggiungere il Conero sostando a tappe lungo i porti marchigiani. Nel corso della navigazione ha iniziato a soffiare uno scirocchetto via via più sostenuto che a sua volta alzava onda, imponendoci una bolina divenuta dopo un po’ abbastanza fastidiosa, almeno per una parte dell’equipaggio, al che, trovandoci a poche miglia, abbiamo deciso di fare tappa a Senigallia.

A due miglia circa a nord dell’imboccatura del porto decidevo di chiudere le vele e avvicinarmi a motore, e così ho fatto, sennonché, dopo pochi minuti, il motore ha iniziato a surriscaldare e abbiamo dovuto spegnerlo. I primi controlli fatti a bordo mi hanno fatto capire che non era possibile riaccenderlo, né operare una sua riparazione a bordo. Purtroppo questo inconveniente ha provocato in alcuni membri dell’equipaggio un forte stato di agitazione, tanto da ritenere di informare la Capitaneria di Porto dell’avaria riscontrata a bordo. Ci ha fin da subito avvicinato il gommone dei volontari in mare della Croce Rossa. La loro presenza e vicinanza, potendo avere un contatto non più solo telefonico, ma a vista, con il gommone in navigazione accanto alla barca, ha rasserenato in maniera importante quella parte di equipaggio che si era maggiormente sconfortata, potendo vedere in queste persone un punto di aiuto e riferimento e, di fatto, non facendoci più sentire “soli” in mare. A bordo del gommone vi erano tre volontari, ai quali desidero esprimere tutta la nostra gratitudine per la vicinanza e l’aiuto che ci hanno portato. Anche se non avevamo particolari emergenze sanitarie, la loro presenza, le loro divise vicine, hanno portato a tutti, ed in particolar modo ai membri più provati da quanto stava accadendo, serenità e conforto. Ho avuto il piacere di poter esprimere personalmente al Comandante l’Ufficio Locale Marittimo di Senigallia il senso di solidarietà che ho provato intorno a me da parte di tutta la comunità e le realtà che si sono mosse intorno a noi, ma vorrei avere il piacere di ringraziarvi nuovamente uno per uno per il lavoro che svolgete e l’aiuto che ci avete dato.”

Rocca Roveresca, programmazione autunnale 2020.

La Rocca Roveresca di Senigallia offre ai visitatori una ricca offerta di eventi anche per il mese di settembre.
Continua fino al 20 settembre la mostra interattiva Acqua – Our Water Our Future. Il progetto guidato dall’associazione NEXT, in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche e la Direzione Regionale Musei Marche e con il contributo della Fondazione Cariverona e Vivaservizi spa, sviluppa una mostra che fornisce un’esperienza di visita speciale e molto apprezzata soprattutto da parte dei più piccoli (per informazioni: www.roccasenigallia.it e www.fosforoscienza.it).

Sempre in collaborazione con l’Associazione Culturale NEXT e con il contributo della Fondazione Cariverona continua fino al 26 settembre l’avventura dell’escape room Fuga dalla Rocca (servizio gratuito, su prenotazione): consapevole dell’imminente pericolo, la duchessa Giovanna deve assolutamente fuggire prima dell’arrivo delle truppe borgiane, chi avrà il coraggio e l’astuzia di aiutarla?
Non mancheranno inoltre visite guidate gratuite e su prenotazione, svolte dal personale della Rocca (venerdì 18 settembre) e visite animate immersive di vita rinascimentale con i personaggi della corte Roveresca (26 settembre dalle 21.00 e 27 settembre dalle 10.00 alle 13.00, in collaborazione con l’associazione culturale l’Estetica dell’Effimero, gradita la prenotazione).
All’interno della Rocca è sempre attivo un servizio di audioguida gratuita fruibile direttamente con il proprio smartphone e/o tablet, collegandosi tramite QR code ad audio con voci narranti del nostro staff che raccontano la storia dei luoghi e delle personalità Roveresche.
Segui le iniziative alla pagina www.roccasenigallia.it e sulle pagine social (Facebook, twitter, instagram).

BIGLIETTI:
intero: 5,00 €; 18-25 anni: 2,00 €; Gratuito 0-18 anni e secondo normativa vigente (www.roccasenigallia.it)

ORARIO DI APERTURA DELLA ROCCA:
Dal martedì alla domenica e festivi: 14.15 – 19.45, sabato 19, domenica 20 e domenica 27 settembre aperto dalle 10.00;
da ottobre il museo aprirà il sabato (tranne il 31/10 e il 14/11) e nella seconda domenica del mese alle 8.30;

APERTURE STRAORDINARIE:
sabato 26 settembre: 10.00 – 22.45;
sabato 31 ottobre: 14.15 – 23.45;
sabato 14 novembre: 14.15 – 22.45.

Ultimo ingresso: 30 minuti prima della chiusura; giorno di chiusura settimanale: lunedì.

Visite guidate su prenotazione: venerdì 18 settembre e da ottobre tutti i mercoledì, giovedì e venerdì alle 9.30 – 10.30 – 11.30.

PRENOTAZIONI:
visite guidate e animate tel. 071 63258 o messaggio sulla pagina FB;
escape room: https://prenotazioni.fosforoscienza.it/ (gruppi di 4 persone)

A Mondolfo apertura straordinaria dell’Abbazia di S. Gervasio giovedì 17 settembre 2020

Apertura straordinaria a Mondolfo del Monumento Nazionale Abbazia di S.Gervasio. Un gioiello romanico della Valcesano

Apertura del tutto straordinaria ed eccezionale, un vero e proprio “fuori programma” quella prevista per il Monumento Nazionale Abbazia di S. Gervasio a Mondolfo. Ultimi giorni di estate ed uno dei borghi più belli d’Italia, ancora visitato da un quotidiano afflusso di turisti, arricchisce la propria offerta proponendo un vero gioiello come la basilica della città fortificata sul mare.

Ecco dunque giovedì 17 settembre 2020 una occasione da non perdere, dalle ore 10 alle ore 13 per accedere gratuitamente al monumento nazionale, e scoprire il più grande sarcofago ravennate delle Marche, finemente decorato, insieme alle tante testimonianze del Medioevo che il luogo conserva dalla suggestiva cripta. Alla visita all’Abbazia, ben si abbina l’escursione al castello martiniano di Mondolfo, l’abitato antico racchiuso dalla duplice cortina muraria quattrocentesca, magari con un passaggio anche ai Musei civici al Complesso Monumentale di S. Agostino, aperti ad ingresso gratuito pure nella giornata di giovedì (9-13/15-18), oltre ad andare alla scoperta di Mondolfo: galleria senza soffitto. I “Dolcetti di Sant’Anna” – antico dolce tipico delle monache mondolfesi – non potranno mancare nel paniere di ognuno.

Per informazioni: Musei Civici/IAT Mondolfo tel. 366.5608563 (in orario apertura Musei) www.castellodimondolfo.it;
Comune di Mondolfo tel. 0721.9391 www.comune.mondolfo.pu.it.

La tenacia di Giovanni Padovani

Continuano i nostri incontri con i protagonisti dell’attività sportiva locale. Quest’oggi abbiamo incontrato Giovanni Padovani, giovane calciatore dalle belle speranze, qualche problema ha un po’ condizionato il suo percorso, non volendo saperne di arrendersi ci racconta la sua storia e le sue ambizioni.

Intervista a cura di Edoardo Diamantini

Quando e come nasce la tua passione per il calcio?

All’età di 7 anni; all’inizio non mi piaceva nemmeno, poi i miei compagni di classe mi indirizzarono verso questa strada trasmettendomi la loro passione che diventò il mio grande amore, adesso è anche il mio lavoro.

Quale il momento più bello della tua ancora giovane carriera che ricordi con maggior piacere e ti piacerebbe raccontarci?

Indubbiamente il mio miglior momento è stato il passaggio al Napoli e il vestire la maglia della nazionale italiana under 17, ho provato molto piacere nell’essere in un settore giovanile di serie A e in nazionale con i migliori d’Italia, come ad esempio: Romagnoli, Petagna , Cristante, per citarne qualcuno… Tutti militanti in serie A. Questa è la gioia più grande. Poi indubbiamente l’aver raccolto in prima squadra 120 partite tra serie D e serie C mi riempie di orgoglio.

Purtroppo recentemente hai patito un problema di salute che ha condizionato la tua scorsa stagione, superandolo però alla grande! Come hai vissuto quel triste periodo? Cosa suggeriresti ad altre persone che magari vivono lo stesso problema?

Ho avuto un tumore osseo che mi ha mangiato parte del pube facendomi arrivare anche ad avere problemi per camminare, è stata la sfida più importante e determinante fin ora, sono andato in depressione e sono arrivato ad arrivare quasi 100 kg! Mi ha aiutato molto la mia compagna Elisa, determinante in questo percorso, che grazie a questo problema risolto mi ha anche permesso di  ‘’riformarmi’’ calcisticamente. Adesso sono a Rieti e va tutto molto bene, gioco in pianta stabile , sono uno dei punti cardine della squadra e faccio gol! Fortunato in questo ad avere un allenatore che fin dall’inizio ha creduto in me e mi ha aiutato molto. A chi capitano queste cose suggerisco di non mollare, essendoci passato, anche se la sofferenza fisica mentale e quello che patisci sotto tutti i punti di vista non si può descrivere.

Quale il giocatore che ti ha sempre ispirato o hai preferito fin dalle prima volte in cui calciavi la palla?

Leonardo Bonucci, per me è il miglior difensore al mondo per impostazione.

Obiettivi ed ambizioni per il futuro?

L’obiettivo resta sempre lo stesso: calcare campi ancora più importanti. Il sogno è la serie A, l’obiettivo principale al momento è fare un campionato di serie D solido, approdare in C e poi dimostrare di avere le carte in regola per arrivare almeno in cadetteria. Ovviamente c’è da lavorare tantissimo e da parlare poco, non ci sono scorciatoie ma solo duro lavoro. Ma con la mia determinazione non vedo limiti!

ACLI Ancona, un successo il 27° congresso provinciale

Si è svolto domenica 13 settembre, nella bella cornice del mare di Senigallia, il 27° congresso provinciale delle Acli di Ancona, che si è concluso con l’elezione del nuovo consiglio provinciale che resterà in carica per il quadriennio 2020-2024.

150 persone, tra delegati e presidenti, in rappresentanza degli oltre 6000 soci e dei 54 circoli, si sono ritrovate per confrontarsi, dibattere e decidere il futuro dell’associazione.

“Il congresso – ha ricordato il presidente provinciale uscente Roberto Petraccini – oltre che per rinnovare i membri del consiglio provinciale, è l’occasione per un dibattito proficuo su quanto sia ancora possibile fare per sanare le evidenti fratture e i divari esistenti. Sono innumerevoli le fragilità emerse soprattutto negli ultimi mesi.” Nella sua relazione, Petraccini, ha inoltre ricordato le tante iniziative fatte durante la legislatura appena conclusa, oltre a dare stimoli per il nuovo cammino che ci attende, “bisogna capire in che modo sarà possibile andare incontro alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni ”.

Il dibattito è stato integrato dall’intervento del vice presidente nazionale Emiliano Manfredonia e dalla relazione del prof. Marco Moroni proprio sul tema delle difficoltà aumentate in seguito all’emergenza Covid, dal titolo: Lavoro e Povertà dopo il Covid nelle Marche.

La riflessione, partita dal titolo del congresso “Più Eguali, viviamo il presente, costruiamo il domani”, ha coinvolto i dirigenti “più anziani”, ma anche i molti giovani presenti. La nostra associazione è viva e la volontà di lavorare per il bene comune non si è affievolita, ha ancora ricordato Petraccini. Significativi gli interventi di alcuni dei dirigenti “storici”, altrettanto stimolanti quelli del mondo femminile arrivati da alcune delle dirigenti presenti. Non è mancato il saluto e l’invito a continuare l’impegno per il sociale, da parte del vescovo di Senigallia mons. Francesco Manenti, che durante la celebrazione della S. Messa ha sottolineato l’impegno delle Acli, sostenuto dalla “guida” del Vangelo.

La giornata, bella ma molto impegnativa, è trascorsa velocemente, fino ad arrivare al momento delle votazioni.

Nei prossimi giorni, il consiglio provinciale eletto domenica, procederà all’elezione del nuovo presidente e della presidenza provinciale.

Papa Francesco: ai familiari delle vittime di Corinaldo

Ogni morte tragica porta con sé un dolore grande. Ma quando rapisce cinque adolescenti e una giovane mamma, è immenso, insopportabile senza l’aiuto di Dio. Io non entro nel merito delle cause che hanno determinato gli incidenti nella discoteca dove sono morti i vostri familiari.

Ma mi unisco con tutto il cuore alla vostra sofferenza e al vostro legittimo desiderio di giustizia”. Lo ha detto Papa Francesco ai familiari dei ragazzi e della giovane mamma morti nella discoteca di Corinaldo (Ancona) l’8 dicembre 2018, ricevuti questa mattina in udienza. La perdita di un figlio, ha rimarcato il Pontefice, “è impossibile da aggettivare”. “Quando noi perdiamo papà o mamma, siamo orfani – ha detto parlando a braccio – c’è un aggettivo: orfano, orfana. Quando nel matrimonio si perde il coniuge, chi rimane è vedovo o vedova. C’è un aggettivo anche per questo. Ma quando si perde un figlio, non c’è aggettivo. La perdita di un figlio è impossibile da ‘aggettivare’. Ho perso il figlio: cosa sono…? No, non sono né orfano, né vedovo. Ho perso un figlio. Senza aggettivo. Non c’è. E questo è il grande dolore vostro”.

Il Pontefice ha ricordato che “Corinaldo, il luogo della tragedia, si trova in un territorio sul quale veglia la Madonna di Loreto: il suo Santuario non è molto distante. E allora voglio – vogliamo – pensare che lei, come Madre, non abbia mai staccato il suo sguardo da loro, specialmente in quel momento di confusione drammatica; che li abbia accompagnati con la sua tenerezza. E anche se in quegli istanti caotici non hanno potuto farlo, la Madonna non dimentica le nostre suppliche. Sicuramente li ha accompagnati all’abbraccio misericordioso del suo Figlio Gesù”. Il Papa ha ricordato anche di essere rimasto “scosso” nell’apprendere della tragedia ed ha avvertito che “col passare del tempo – e purtroppo col susseguirsi di tante, troppe tragedie umane – si rischia di dimenticare. Questo incontro – ha rimarcato – aiuta il Papa e la Chiesa a non dimenticare, a tenere nel cuore, e soprattutto ad affidare i vostri cari al cuore di Dio Padre”.