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Autore: Giovanna Fracascia

Finanze vaticane

Poca gioia danno a Papa Francesco le finanze allegre del Vaticano. Fin dall’inizio del suo pontificato ha cercato di mettere ordine negli organismi finanziari della Chiesa: IOR, APSA, Segreteria di Stato con commissioni convocate ad hoc e poi superate; consiglieri nominati e poi revocati con infamia; Cardinali chiamati dalla lontana Australia o dalla vicina Sardegna e poi finiti in prigione o sotto inchiesta. Un disastro di cui non si vede la fine. Perché è bene fare attenzione alle finanze ed agli amministratori. In ditta ci sono precedenti poco incoraggianti: il primo a.d. non solo ha dilapidato i soldi, ma si è anche venduto il capo per trenta denari.

Nella città che chiede cambiamenti

Fabrizio Volpini, candidato a sindaco del centrosinistra, con il suo tesoretto di voti pari al 43,4%, raggiunto nel primo turno, sfiderà al ballottaggio di domenica 4 e lunedì 5 ottobre prossimi Massimo Olivetti.


Come sta vivendo queste giornate che ci separano dall’esito definitivo di questa tornata elettorale senigalliese?

Con grande impegno e anche un po’ di concitazione, perché abbiamo deciso – insieme liste della coalizione – di ritornare a parlare con i cittadini e stiamo promuovendo delle iniziative in tutte le frazioni e in tutti i quartieri.

Vi aspettavate il ballottaggio?

Sì, non ci siamo mai illusi di poter vincere le elezioni al primo turno, per diversi motivi: per la frammentazione del quadro politico, con sette candidati sindaci, 20 liste, oltre 420 candidati; una campagna elettorale anomala sotto tanti punti di vista, l’impossibilità di incontrare serenamente tante persone a causa delle restrizioni anti Covid: tutto questo e tanto altro non ha aiutato ed ecco perché non abbiamo dato per scontato il poter vincere le elezioni al primo turno.

Queste sono tutte condizioni reali, ma esterne: non imputa niente all’operato della precedente amministrazione di cui vi proponete come continuità?

L’operato delle amministrazioni precedenti chiaramente è per noi positivo e diciamo questo non solo per una questione di appartenenza, ma perché i risultati conseguiti dalla città di Senigallia in diversi ambiti (dal turismo, alla qualità della vita, fino ai suoi servizi sociali) hanno fatto registrare degli enormi passi avanti e progressi. Si è creato un ‘marchio Senigallia’ grazie al quale la nostra città è conosciuta oltre i confini della regione. C’è da dire, però, che girando soprattutto in alcune in alcuni territori ed in alcune frazioni, come sia evidente lo scollamento tra ‘palazzo’ e persone, c’è stata una mancanza di interlocuzione con i cittadini dovuta anche al fatto che sono venuti meno gli organismi di rappresentanza, parlo soprattutto dei Consigli di circoscrizione. Gli ultimi anni sono stati molto difficili per questa amministrazione, visti i patti di stabilità che hanno vincolato l’azione amministrativa e la riduzione delle risorse da parte dello Stato, dinamiche che hanno indebolito le possibilità di azione del governo locale.

La batosta per il centrosinistra nelle recenti elezioni regionali potrà condizionare il voto senigalliese?

Mi auguro di no, il risultato delle regionali, nonostante il grande impegno profuso da Maurizio Mangialardi, era quasi una scontato perché si è pagato pegno per una serie di errori che l’uscente Giunta regionale, specie nella figura del suo presidente, ha commesso. In questi cinque anni – io ne sono state anche un testimone diretto e anche rispetto ad alcune scelte che riguardavano il settore di cui più mi sono occupato, quello della sanità, avevo preso le distanze e la percezione era negativa nei confronti dell’operato del presidente, che non ha mollato la delega di questo importante settore. Il tema della auspicata omogeneizzazione tra il governo regionale e il governo locale è un falso tema, perché tra istituzioni ci deve essere un rapporto alla pari, non ci devono essere canali preferenziali in base al colore politico di chi governa. Tra l’altro penso che anche la mia esperienza di questi cinque anni in Regione mi ha permesso di stabilire interlocuzioni e relazioni non solo con il governo di centro-sinistra, ma anche con esponenti del centrodestra che oggi sono eletti e che molto probabilmente avranno anche qualche ruolo di governo.

Nel voto di ballottaggio non ci sono alleanze e nemmenoapparentamenti…

Vogliamo rivolgerci a tutti gli elettori di Senigallia e naturalmente in primis a quelli che nel primo turno hanno fatto riferimento a nomi e liste che si richiamano ai valori del centrosinistra, quali la giustizia sociale, l’attenzione nei confronti dei più deboli, delle fragilità, della democrazia e dell’antifascismo. A questi elettori che si sono riconosciuti nelle tre liste di sinistra, chiediamo un forte sostegno.

Qualora Volpini sarà votato sindaco, cosa farà e chi sarà al suo fianco?

Vorrò anzitutto mettere mano alla macchina amministrativa comunale, lasciata indietro per troppo tempo e vero snodo affinché possiamo continuare e rafforzare un’efficace azione di governo. Anche le idee e le proposte più belle che possiamo mettere in campo, se non abbiamo un numero adeguato di dirigenti, personale ed una più ampia struttura amministrativa oliata, sarebbe difficilissimo realizzarle.

La sfida che non ti aspettavi

Il centrodestra arriva al ballottaggio e Massimo Olivetti sottolinea la voglia di discontinuità che ha ascoltato in città.


Manca pochissimo all’appuntamento con il ballottaggio che chiama di nuovo alle urne, domenica 4 e lunedì 5 ottobre 2020, gli elettori senigalliesi, convocati per decidere il nuovo Sindaco che guiderà Senigallia per i prossimi quattro anni.
Negli studi di Radio Duomo Senigallia inBlu incontriamo Massimo Olivetti, lo sfidante espressione della coalizione di centrodestra, che nel primo appuntamento elettorale ha raggiunto il 34,2%.

Che tenore hanno queste giornate che ci separano dall’elezione del nuovo sindaco?
Sono giornate frenetiche con tantissimi impegni e tantissimi incontri però sono anche giornate piacevoli, perché c’è la possibilità di confrontarsi con più persone e cercare di capire un attimo come poter fare meglio all’interno di questa città

Che idea di città ripropone Massimo Olivetti?
Sicuramente da una parte una città più partecipata, aperta ai cittadini; dall’altra parte sarà anche una città più attenta a quelle che sono le esigenze delle imprese e delle famiglie. Bisognerà fare un’analisi più approfondita di quelli che sono i bisogni delle persone, serve una città sicuramente più sicura per quanto riguarda strade, scuole, fiume; serve una città più attrattiva, turisticamente più appetibile sia sotto l’aspetto dei servizi che sotto l’aspetto dell’offerta.

Come vede il passaggio dalla prima fase campagna elettorale tra più persone alla seconda tra due? Passare da un confronto tra più persone ad un confronto tra due candidati?
Passiamo da un confronto con varie sfaccettature ad uno che sarà necessariamente due sintesi. La difficoltà di questa campagna elettorale potrebbe essere questa: aver perso altre ipotesi che potevano arricchire quella che era la prospettiva della città. Spero che tutti i candidati portino all’interno di ciascuno dei due schieramenti le loro idee per allargare l’idea di come sia una città. Sarà però una fase molto difficile per i cittadini che non potranno avere la possibilità di vedere un confronto/dibattito come avrei voluto e questo darà sicuramente una visione molto più limitata di quelle che sono le due offerte.

Possiamo fare chiarezza sulle strategie delle alleanze?
Ho ritenuto giusto confrontarmi con i programmi delle altre liste cercando di vedere dove ci fossero dei punti di convergenza e ne ho trovati. Io penso che la nostra vita è finalizzata all’incontro con l’altro, non dialogare in questa fase è estremamente negativo e non costruttivo.

Quali sono i punti che più vi distanziano dalla coalizione avversaria, visto che alcuni punti programmatici non sono così diversi…
Ci sono due sono i modi di gestire la politica: da una parte c’è chi ha sempre gestito la politica in modo dirigista; dall’altra parte c’è la volontà di cambiare sistema e di rendere la politica molto più partecipata. Questo non è uno spot elettorale, è una necessità. Poi ci sono anche i temi come quello della sicurezza e del rilancio della città. Su questo è necessario un dialogo tra tutte le forze politiche in campo perché se si vuole costruire bene lo si deve fare insieme e non in modo unitario.

Avete già in mente dei nomi sulla Giunta?
Sarà una giunta che avrà delle competenze specifiche. Non penso a una giunta con un sindaco forte e una serie di persone messe lì solo per ubbidire. Abbiamo bisogno di teste pensanti e stiamo cercando di valutare quelli che abbiamo senza grossi voli pindarici. In questo momento non ascolterei grossi nomi, ma cercherei di trovare dei nomi che sul territorio hanno una grossa valenza. Ce ne sono diversi e sicuramente le loro professionalità verranno valorizzate.

Ci sono nomi?
Ancora è prematuro.

È per quello che riguarda invece il peso specifico delle liste che hanno portato Massimo Olivetti al ballottaggio come andrà tenuto conto?
La squadra si formerà e avrà una sua rappresentanza in consiglio comunale, non si dimenticheranno quelle che ci hanno sostenuto. Abbiamo sempre ragionato in gruppo e continueremo a farlo con coloro che nel primo turno ci hanno sostenuto e che ci vorranno sostenere in questa fase.

Contro ogni abuso

Sono disponibili online per il download dal sito istituzionale i primi due testi elaborati dal Servizio Nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Cei. Destinatari: quanti impegnati nella prevenzione di ogni forma di abuso in ambito ecclesiale.


“Le ferite degli abusi” e “Le buone prassi”, sono questi i temi sviluppati dai primi due sussidi formativi pubblicati dal Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della Conferenza episcopale italiana e liberamente scaricabili dal sito istituzionale https://tutelaminori.chiesacattolica.it/. I sussidi, pensati per formatori, educatori ed operatori pastorali, sono contributi pratici di studio e di primo approfondimento per coloro che, all’interno delle équipe regionali, diocesane o interdiocesane dei Servizi regionali, diocesani o interdiocesani, siano impegnati nella prevenzione di ogni forma di abuso in ambito ecclesiale.

Lo spiega Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia e presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori: “Con questi due primi sussidi vogliamo offrire ai referenti diocesani e agli addetti dei Centri di ascolto degli strumenti di formazione e, allo stesso tempo, esempi chiari di indicazioni concrete.
L’obiettivo è far nascere atteggiamenti nuovi e una nuova coscienza, nonché dare origine a pratiche efficaci da applicare negli ambienti ecclesiali”.

I testi, a cura di esperti e membri del Consiglio di presidenza del Servizio, sono i primi di una serie pensata come collana di allegati operativi per affiancare le Linee Guida Cei del maggio 2019.

Di formazione e prevenzione parla una degli autori del testo sulle ferite, Anna Deodato, ausiliaria diocesana a Milano e membro del Servizio nazionale: “I sussidi hanno una funzione pedagogica, danno concretezza alle indicazioni delle Linee guida e aiutano a darne una traduzione sul territorio per i gruppi, le persone, e per chi accompagna le vittime. La realtà dell’abuso viene presentata in modo articolato, in modo da dare la possibilità di comprendere di cosa stiamo parlando, le conseguenze che derivano dall’abuso e quali possono essere le opportune contromisure per evitare che accadano”.

Una funzione informativa e preventiva che vuole prima di tutto aprire una finestra sull’accoglienza e la comprensione delle persone coinvolte, chiarisce Deodato: “Il sussidio aiuta a comprendere una realtà che purtroppo ci appartiene, a interpretare quello che sta accadendo, a rendersi conto che si sta parlando di persone: sia quelle ferite, sia quelle che hanno ferito. In questo modo è possibile affidare tutte queste persone all’intera comunità cristiana, in modo particolare a coloro che hanno responsabilità su altri”. Ricordando che “un atto di abuso fa parte di una catena di scelte, di gesti: che sia di potere, di coscienza o sessuale, l’abuso non è solo una teoria, ma fa parte di uno stile di relazione e di manipolazione”.

Concorda e approfondisce don Gottfried Ugolini, responsabile per la diocesi di Bolzano-Bressanone del Servizio specialistico per la prevenzione e la tutela dei minori e membro del Servizio nazionale, che ha curato il testo sugli abusi insieme ad Anna Deodato e padre Amedeo Cencini: “L’attenzione per i minori, le donne e per gli uomini, vittime di abusi da parte di chierici all’interno delle strutture della Chiesa cattolica è un primo passo cruciale per la tutela dei minori.

Sia a livello individuale sia a livello sistemico la Chiesa è chiamata ad agire per rimanere coerente alla sua missione.

Pagine per conoscere Emma

Mercoledì 30 settembre, al Teatro La Fenice, terzo appuntamento della XXII edizione della rassegna, “Incontri con la Storia”, promossa dall’Associazione di Storia Contemporanea, in collaborazione con la Libreria Iobook.
In questa serata del 30 settembre, giorno in cui avrebbe compiuto 16 anni, verrà ricordata la figura di Emma Fabini e presentato il libro scritto insieme al padre Fazio: “I ricordi non salvano le lacrime” (Ed. Zefiro, 2020). Emma è stata, insieme ad Asia, Benedetta, Daniele, Mattia ed Eleonora, una delle vittime della tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo.

Abbiamo incontrato Fazio Fabini.

Perché raccontare Emma in un libro?
Quando si perde un figlio nel modo in cui l’abbiamo perso noi, c’è anche un qualcosa in più. E’ una morte diversa, non come quella che alcuni genitori purtroppo devono accettare. Il modo tragico in cui abbiamo perso Emma ci ha lasciato un vuoto incredibile, una frattura nel nostro tempo, nel nostro futuro, ma soprattutto per Emma che un futuro non lo avrà. Ed è stata una cosa naturale cercare la nostra Emma attraverso i libri che aveva letto, attraverso i testi scolastici che aveva studiato e attraverso alcune pagine del diario. Abbiamo ripreso tutto questo materiale per nostro piacere, per ricordarla, poi da lì è venuto naturale riportare la sua memoria nella gente che l’ha conosciuta. Da qui l’idea di possibili dialoghi in cui commentare con lei ciò che ha scritto. Ho portato avanti questo progetto senza un’idea ben specifica, il fine non era pubblicare un libro, poi quando ho capito che gli scritti che facevo leggere colpivano nel profondo le persone, ho pensato che valeva la pena allargare questa conoscenza di Emma. Chiunque ha letto gli scritti di Emma ha detto che emanano una energia positiva, di piacere, di empatia, di amore nei confronti di questa adolescente scomparsa così precocemente e hanno il desiderio di conoscerla ancora di più continuando a leggere le pagine che lei ha scritto.

Questo libro è un punto di arrivo o di partenza per altre iniziative per ricordare Emma?
Forse né un punto di arrivo né un punto di partenza. Per noi Emma è stata presente e lo sarà sempre. Il 30 settembre è il giorno in cui avrebbe compiuto gli anni e sarà sempre un giorno particolare. Continueremo a festeggiare il suo compleanno anche se lei non c’è niente. Posso dire che la pubblicazione è un punto di intermedio in un percorso che servirà per far ricordare Emma, per farla conoscere a più gente possibile. Mi auguro che ogni adolescente, ogni adulto che legga questo libro possa riconoscere Emma come una sua amica, una figlia che ogni genitore vorrebbe avere, senza nessuna presunzione da padre. E’ anche un punto di partenza perché volevo continuare quello che era un desiderio di Emma: scrivere. Per questo stiamo portando avanti un progetto che dovrebbe portare all’istituzione di un premio letterario a nome di Emma destinato a tutti i ragazzi adolescenti delle medie e superiori che amano scrivere. E’ un progetto ancora in fase embrionale che però si sta concretizzando e ciò significherebbe dare visibilità al ricordo di Emma anche negli anni futuri indipendentemente dalla presenza o meno. Vorrei che mia figlia diventasse un punto di riferimento per tanti ragazzi, un esempio da seguire.

Iniziati i lavori per il ponte sulla Strada Provinciale 18 “Jesi Monterado”

Sono iniziati i lavori sulle fondazioni della pila del ponte sulla Strada Provinciale 18 “Jesi Monterado” al km 24+225 sul torrente Nevola, Località Passo Ripe nel Comune di Trecastelli. L’intervento, a cura della Provincia di Ancona, si è reso necessario considerando lo stato delle fondazioni, per il quale l’Ente aveva già emanato un’ordinanza per la sospensione della circolazione di tutte le categorie di veicoli nel tratto della S.P. n.18 dal km 24+200 al km 24+250, fino a provvedimento di revoca.

L’opera, stralcio funzionale del progetto di successivo adeguamento dell’infrastruttura, consiste nell’eseguire delle fondazioni profonde al fine di garantire la necessaria portanza della struttura fondale della pila e la dovuta protezione ai fenomeni di scalzamento da parte delle correnti idrauliche che possono investire direttamente la pila. L’importo complessivo dei lavori di consolidamento pila è di circa 135mila euro.

“Un ringraziamento va alla provincia di Ancona che – aggiunge il Sindaco di Trecastelli Marco Sebastianelli –  tempestivamente ha finanziato e reso possibile questa opera che permette la riapertura di questa importate struttura viaria che attraversa la nostra. La provincia di Ancona si è dimostrata subito disponibile lo scorso anno con un confronto con la nostra amministrazione comunale affinché fosse avviata la fase progettuale. Si tratta di un intervento importante per il nostro territorio. 

Intervista al presidente del Seme, Gioele Serfilippi

La tradizionale festa dei volontari, organizzata da Caritas Senigallia, Il Seme e CSV Marche, si è svolta nel giardino di Casa San Benedetto il 4 settembre con un’ottima presenza e grande attenzione, anche grazie all’intervento del professor Giordano. Abbiamo intervistato Gioele Serfilippi, presidente del Seme.

Gioele, quali obiettivi fondamentali per l’anno che si apre?
Vogliamo riprendere il filo degli obiettivi dell’anno scorso, perché si tratta di processi lunghi per cui serve tempo. Anche quest’anno quindi cercheremo di puntare prima di tutto sulla relazione e sulla creazione di un gruppo omogeneo, nonostante la differenza di età tra i volontari attivi sul territorio sia notevole. Questo ci servirà a ridare un’identità all’associazione Il Seme che rimane sempre un po’ nascosta: il Seme infatti racchiude formalmente e rappresenta l’insieme di tutti i volontari che prestano servizio presso le strutture e i numerosi progetti Caritas. Noi cercheremo di tenerli sempre più uniti.

Per questo aprite l’anno con i vari corsi di formazione?
Esattamente in quest’ottica abbiamo programmato i corsi di formazione per volontari, divisi per vicarie, coadiuvati da esperti del settore come il professor Massimo Colombi, docente di Sociologia presso l’Istituto teologico marchigiano, che hanno preso il via con la festa del 4 settembre. Il professor Marco Giordano, docente dell’università di Macerata e assistente sociale specialista, invitato alla festa del 4 settembre, è intervenuto sul tema dell’importanza della relazione tra i volontari. Investire sulla formazione dei volontari è importante, crea gruppo e fa crescere.

Qual è la vostra idea di volontariato?
Pensiamo che il volontariato sia perfetto per i giovani come esperienza di crescita. Non mancano le braccia che si impegnano, a Caritas, ma per i giovani fare il volontario significa vivere momenti che segnano, significa maturare e diventare grande. Punteremo molto quindi sull’allargare l’esperienza del volontariato ai giovani, che in realtà si avvicinano a questo mondo attraverso varie strade: le parrocchie, la scuola, il desiderio personale, esperienze di cammino e di convivenza. Ogni anno al Centro di solidarietà vengono in visita o vivono settimane di volontariato i giovani dell’alternanza scuola lavoro, dei gruppi parrocchiali; a Casa San Benedetto gruppi di ragazzi vivono mesi di convivenza a stretto contatto con mamme in difficoltà con figli. Sono loro la vera testimonianza del volontariato, sono i loro racconti e la loro crescita che danno energia e trasmettono un’idea positiva del volontariato. Ora con il Covid le cose sono un po’ diverse.

Come ha influito sul vostro lavoro il Covid?
Ci ha bloccato sotto vari aspetti, perché i momenti di condivisione avvengono di persona e questo non è più stato possibile. Anche altri ambiti restano un’incognita per il futuro, per questo a breve avremo una riunione con tutti i coordinatori delle strutture, per cercare insieme a loro, che ogni giorno sono a stretto contatto con i volontari, di capire le esigenze reali e il modo per organizzarsi al meglio nel rispetto delle normative e delle limitazioni dovute alla pandemia. L’accesso al Centro di solidarietà è bloccato, certo, ma ci inventeremo di sicuro nuove cose!

Gli Artisti dell’associazione Lapsus ospiti al Festival Outsider Art Arte Irregolare

Dal 2 al 4 ottobre l’associazione Lapsus e i suoi artisti sono stati chiamati, per la seconda volta, a partecipare al Festival Outsider Art Arte Irregolare, organizzato dal Nuovo Comitato “Il Nobel per i disabili” di Franca, Dario e Jacopo Fo e dall’associazione LAO.
Il festival, giunto ormai alla sua quinta edizione, raccoglie tutte le esperienze di collettivi ed atelier che a livello nazionale si occupano di disabilità e malattia mentale, dando vita a progetti di arteterapia e favorendo la conoscenza degli “artisti outsider”.
L’anno scorso il festival si è tenuto a Verona ed Andrea Simonetti, fondatore e art-director dell’atelier, insieme ad i suoi collaboratori ed agli artisti Lapsus sono partiti alla volta del festival, partecipando attivamente alle 4 giornate, ai workshop e alle conferenze.
Quest’anno il festival si sarebbe dovuto tenere a Bologna ma causa emergenza Covid-19 il festival si terrà in modalità virtuale: gli spettatori avranno la possibilità di assistere a conferenze e laboratori e di poter visitare virtualmente gli atelier che quest’anno parteciperanno.
Per poter essere presenti in maniera creativa, nonostante l’emergenza che stiamo attraversando, il festival ha instaurato una collaborazione con l’associazione CHEAP di Bologna, che si occupa di street art e arte urbana, grazie alla quale sarà possibile vedere per alcune strade della città opere di artisti outsider. Le opere di Alex Giuliani e Tiziano Pirani, creativi dello Spazio Lapsus selezionati dal comitato organizzatore, saranno esposte in Via dell’Abbadia per un mese.
Il programma della tre giorni è consultabile sul sito www.festivalarteirregolare.it dove sarà anche possibile visitare lo Spazio Lapsus in maniera virtuale venerdì 2 alle 15.45.
Di seguito, il comunicato nazionale del Festival Outsider Art Arte Irregolare.

Siamo alla quinta edizione del Festival dell’Arte Irregolare e dell’Outsider Art, un Festival itinerante che per il 2020 vede Bologna come città ospitante.
Quest’anno la manifestazione che celebra gli artisti dalla creatività “differente” che non trovano spazio nei normali canali espositivi si terrà soprattutto online.
Dal 2 al 4 ottobre chi si collegherà al sito www.festivalarteirregolare.it potrà seguire tutto il Festival comodamente da casa: potrà ammirare la Mostra che non c’è. Quattro itinerari nell’arte irregolare, seguire gli interventi dei maggiori esperti di Outsider Art come Giorgio Bedoni ed Eva Di Stefano; seguire Francesca Renda che ci accompagna nelle vie del Pratello, storico quartiere di Bologna, alla scoperta dell’artista outisider Roberto Mastai; emozionarsi con lo spettacolo del Teatro di Camelot che ripercorre la storia del Primo miracolo di Gesù Bambino del Mistero Buffo di Dario Fo.
Gli atelier più famosi ci mostreranno il loro lavoro e i loro artisti e discuteremo insieme del futuro dell’arte in questi tempi di relazioni sospese in due conversazioni condotte da Simona Olivieri, architetto e artista terapista, attraverso una piattaforma webinar.

Un Festival atipico come atipico è questo anno ma non per questo meno intenso, alla scoperta dell’arte e della bellezza nascosta per far conoscere e diffondere le opere di coloro che a pieno diritto devono essere considerati artisti, artisti che esprimono la loro sensibilità in modo spontaneo, senza filtri concettuali, senza interessi per la fama o per il mercato.
Il progetto Arte irregolare vuole essere uno stimolo per produrre un reale cambiamento nella vita della persona e più in generale un cambiamento culturale che riguarda tutti noi quando parliamo di salute e in particolare della salute mentale. Conosciamo il potere dell’arte, della bellezza e delle passioni, perché lo abbiamo vissuto anche personalmente, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Il progetto muove dal fare, comporta impegno pratico, capacità organizzativa e ricerca di soluzioni, confronto tra pensieri differenti. Le tante tappe di questo progetto sono occasioni in cui ogni artista e ogni operatore si è sentito coinvolto e ha dato il meglio di sé.
Per far conoscere quest’arte fantastica che fa bene a chi la fa e anche a chi la riceve.
Per sostenere il Festival abbiamo aperto una raccolta fondi su Eppela, per sostenerci e condividere si può andare sulla pagina del progetto. GRAZIE!
Il Festival è organizzato da il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili di Franca Rame, Dario e Jacopo Fo e vede come partner a sostegno moltissime realtà del mondo outsider, nonché il sostegno del Comune di Bologna, dell’Ausl e dell’Università di Bologna.

Per info e documentazione vedi www.festivalarteirregolare.it
Contatti: Gabriella Canova 075/9229776 – 3389793657 e-mail: gabriella@comitatonobeldisabili.it

I libri della settimana |Luigi Verdi e Vito Mancuso

Anche Luigi Verdi, fondatore della comunità di Romena, ci condivide le sue riflessioni durante il periodo del coronavirus, ci aiuta a leggere i segni di questo tempo, a farli maturare dentro di noi, e a trasformarli in germoglio di vita. Il libro è suddiviso in tre parti: nella prima c’è il faccia a faccia di don Luigi con il vento sconvolgente del virus, con il dolore, la preoccupazione e l’isolamento che ha portato nelle nostre vite. Un impatto crudo, con una realtà nuova che però potrebbe anche stimolarci a trasformare i ritmi di vita folli e inumani cui ci eravamo assuefatti. La seconda parte ci porta a contatto con l’unica energia di vita che può salvarsi, anche in una crisi tremenda: l’amore. Infine la terza parte è una lettera aperta “Ai viandanti di Romena”, in cui don Luigi racconta il vuoto di questi giorni, la mancanza della gente, degli incontri, e il bisogno di tornare, appena possibile, a viverli. Da una Romena silenziosa e bellissima don Luigi Verdi prova a guardare in profondità i segni di questo tempo, lo smarrimento che genera, la nudità che lo anima, la speranza che può, paradossalmente, far germogliare.

Bambini e Innamorati ci salveranno
Luigi Verdi
edizioni Romena
Costo: 10,00 euro


Il secondo testo che vi proponiamo è sempre una riflessione sul periodo che stiamo vivendo e in particolare sul fare i conti con le nostre paure. Lo scrive il filosofo Vito Mancuso che ci aiuta a riflettere sul senso del coraggio e della paura. Quest’ultima è l’emozione che più di altre sta segnando in profondità questa fase delle nostre vite: ci toglie il respiro, ci costringe sulla difensiva e al contempo ci rende istintivamente più aggressivi. Ma avere paura, suggerisce l’autore, non è sempre un’esperienza totalmente negativa, e nelle situazioni estreme sa far emergere con più chiarezza la verità su noi stessi: è solo infatti quando realizziamo di essere incatenati che possiamo intraprendere il percorso verso l’autentica libertà. Riscoprendo la secolare saggezza che accomuna la grande spiritualità orientale, la filosofia classica e gli insegnamenti della tradizione cristiana, Mancuso dimostra che il contatto con il pericolo può farci comprendere chi siamo: una mente impaurita, senza dubbio, ma in potenza anche un cuore che supera il timore, ed è capace di conoscere e poi sconfiggere con il coraggio i pericoli della realtà.

Il coraggio e la paura
Vito Mancuso
edizioni Garzanti
costo: 12,00 euro


A Vallone uno spazio per gli amanti della fotografia

Con l’arrivo della stagione autunnale il Circolo Arci Vallone si sta organizzando, con anche la sanificazione dei locali al piano superiore, per riportare parte dell’attività dell’associazione all’interno dei locali della sede. A causa del Covid la mostra fotografica “La forza del mare”, del senigalliese Roberto Olivetti, allestita al piano terra del Circolo e che sarebbe dovuta durare fino a domenica 26 aprile, è ancora in esposizione. Lo spazio creato con il rinnovo dei locali dell’Arci Vallone era nato con l’idea di realizzare un ambiente espositivo nuovo che potesse essere utilizzato da soci e non soci per animare culturalmente il Circolo. Gli spazi, ora occupati dai suggestivi scatti in bianco e nero di Olivetti, sono otto e sono collocati in maniera semicircolare lungo il perimetro del locale. Un’occasione nuova per i professionisti della fotografia che vogliono raccontare con le proprie immagini una storia o trasmettere un messaggio, un’opportunità ulteriore per gli appassionati o per chi si affaccia al mondo della fotografia per mettersi alla prova e sperimentare. Chiunque insomma può trovare nel Circolo Arci Vallone una porta aperta per farsi conoscere e far conoscere i propri lavori. Chi ha piacere di esporre le proprie foto può contattare il Circolo Arci Vallone, anche su WhatsApp, al numero 3388888057 (Marco).

Le Acli a Fano per un progetto contro le dipendenze tecnologiche

Il 2 ottobre alle ore 10.00 nella sala del Cinema Masetti di Fano sarà proiettato in anteprima il cortometraggio “La Regina dei Social”, Regia di Ado Hasanovic, prodotto dalle ACLI Marche nell’ambito del progetto dedicato alla prevenzione da dipendenze tecnologiche e cyberbullismo “Followyourself” finanziato dalla Regione Marche con le risorse del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nel cortometraggio “La Regina dei social” l’emergente regista bosniaco, Ado Hasanovic racconta, come già aveva fatto in precedenti lavori di successo, uno spaccato della vita delle giovani generazioni che si scontrano con i loro problemi, sono impegnate a comprendere se stesse e a trovare soluzioni alle proprie domande. In questo cortometraggio Hasanovic racconta la storia di una giovane ragazza che come tante della sua età è alle prese con una duplice vita: quella tra i suoi amici e quella sui social con i suoi followers. Ad un certo punto la vita virtuale prende il sopravvento sulla ragazza fino a farla sentire in trappola. I protagonisti del cortometraggio sono tutti giovani non professionisti: sono i giovani dell’oratorio delle Acli e dell’Istituto professionale Don Orione di Fano che prima di cimentarsi come attori sotto la direzione esperta di Hasanovic hanno partecipato a dei laboratori formativi dove hanno potuto riflettere sui rischi e sulle opportunità dei social. Il cortometraggio si configura quindi quasi come un lavoro autobiografico in cui i ragazzi (ma anche due docenti dell’istituto) hanno semplicemente rappresentato se stessi tra finzione e realtà.

I laboratori e le riprese sono state realizzate prima della pandemia , ma questo tempo di isolamento sociale e di relazioni a distanza ha portato alla ribalta la riflessione sul complesso rapporto tra giovani generazioni e nuovi mezzi di comunicazione. “A causa del Covid che ha fermato tutte le attività” ha affermato Maurizio Tomassini Presidente regionale delle Acli delle Marche “ la proiezione del cortometraggio prodotto dalle Acli marchigiane arriva dopo ben sette mesi dalla conclusione delle riprese ma il lavoro di un’ associazione come la nostra che intende essere sentinella sul territorio andrà oltre questi titoli di coda e continuerà la propria progettualità per dare risposte alla povertà educativa aggravata da questa pandemia. Abbiamo in programma di presentare questo cortometraggio a festival e a concorsi cinematografici che saranno organizzati in Italia a cominciare dal Fano Film Festival e successivamente sempre con la regia di Hasanovic e i testi di Lorenzo Palmieri dell’Associazione Lagrù di Fermo realizzeremo un altro cortometraggio per raccontare i giovani al tempo del Covid”