Chiesa, lo scisma lefebvriano nelle parole di un missionario di Corinaldo

Nel corso di un’intervista con Laura Mandolini a Radio Duomo Senigallia (in onda venerdì 3 luglio alle 13:10 e alle 20, sabato 4 alle ore 20 e domenica 5 alle ore 17:15 sulla frequenza 95.2fm), padre Eugenio Montesi, missionario saveriano originario di Corinaldo e da molti anni attivo all’estero, ha espresso un giudizio particolarmente severo e addolorato in merito alla frattura provocata dal movimento tradizionalista fondato da Marcel Lefebvre, culminata con le ordinazioni episcopali illegittime a Écône che hanno sancito lo scisma ufficiale con la Chiesa di Roma.
Per padre Montesi si tratta di un evento doloroso, acuito dal fatto che lo stesso fondatore del movimento era un tempo un missionario appartenente a una congregazione stimata e attiva nelle stesse terre di missione in cui i saveriani operano quotidianamente.
Il nucleo della questione, secondo il missionario, risiede nel totale rifiuto del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità San Pio X. I lefebvriani potrebbero anche eventualmente ritornare alla piena comunione con la Chiesa cattolica ma ciò avverrebbe solo a una condizione: Roma dovrebbe abiurare quasi tutti i decreti conciliari. Tale posizione viene giudicata da padre Montesi come del tutto impraticabile.
Si andrebbe a negare i fondamentali progressi compiuti negli ultimi decenni in materia di apertura verso il mondo moderno, di ecumenismo, di dialogo interreligioso e di valorizzazione del laicato all’interno delle comunità parrocchiali. Il movimento tradizionalista sembra basarsi su una visione che considera negativo tutto ciò che è mondano. Ciò ha determinato nel tempo un progressivo isolamento e un arroccamento dottrinale.
A completamento delle considerazioni espresse dal missionario, la posizione ufficiale della Santa Sede ha sempre ribadito la gravità teologica e giuridica di tale strappo. La Chiesa cattolica ha formalmente dichiarato che l’atto delle consacrazioni episcopali avvenute a Écône senza il mandato pontificio ha configurato un vero e proprio atto scismatico. Di conseguenza, i vescovi coinvolti sono incorsi nella scomunica latae sententiae, ovvero automatica, prevista dal diritto canonico per la tutela dell’unità ecclesiale.
Nonostante i successivi tentativi di dialogo avviati dai vari pontefici che si sono succeduti nel tempo e la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, la Chiesa ha costantemente confermato che la fedeltà al Concilio e all’autorità del Papa rimangono i criteri imprescindibili. Resta dunque una ferita difficilmente sanabile, a cui si potrebbero aggiungere altri strappi.
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