Commercio e centri storici tra desertificazione e discriminazione: l’intervista

Il dibattito sul rilancio dei centri storici marchigiani – dopo la discussione istituzionale – ha fatto parlare tantissime persone attraverso i social. E non sempre si tratta di interventi dei soliti imbecilli, per dirla alla Umberto Eco. Si muove su due binari la proposta di legge numero 793 lanciata lo scorso 22 giugno dal centrodestra nelle Marche. E’ intitolata “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi“.
Uno è quello del contrasto ai fenomeni come la desertificazione commerciale, evidenziata dalla progressiva chiusura di storiche attività di vicinato, e l’omologazione dell’offerta, spesso legata alla diffusione dei franchising e alla perdita di identità locale. L’altro è quello della tutela dei prodotti che si legano all’identità di un territorio. Ma, come sempre, la medaglia ha due facce e il rischio di trovare come capro espiatorio una determinata tipologia di esercizi commerciali è dietro l’angolo. E su questo abbiamo ascoltato i pareri di due esponenti politici di Senigallia: Massimo Olivetti e Maurizio Mangialardi. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.
L’obiettivo della giunta Acquaroli è fornire ai Comuni linee guida operative per uno sviluppo del commercio nei centri storici. Con un riferimento ai settori merceologici, alla tutela delle produzioni locali e al recupero degli immobili dismessi o sfitti. L’annuncio della legge ha tuttavia sollevato un polverone, circa i possibili limiti alle attività di ristorazione etnica.
Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, in attesa di visionare il testo definitivo è rimasto prudente. Si è dichiarato concorde sulla necessità di garantire il decoro urbano. Ha però sollevato la questione degli spazi esterni, tra gestioni non adeguate e materiali non conformi. Olivetti ha evidenziato che la priorità della proposta di legge non risiede nel tipo di prodotto venduto. Anzi, ha rifiutato logiche di esclusione verso specifici alimenti come il kebab. Al centro c’è il rispetto dei regolamenti comunali di pulizia e manutenzione delle aree esterne. Risultato da raggiungere anche tramite un inasprimento delle sanzioni.
Dall’opposizione, il consigliere regionale ed ex sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, ha espresso forti perplessità sulla pdl. In particolare ha definito il testo privo di reale incisività in assenza di stanziamenti economici. Ha inoltre richiamato l’esperienza dei piani di riqualificazione già attuati in passato a Senigallia, come nel caso di via Carducci, per rimarcare che la qualità urbana si ottiene tramite contesti regolamentati e investimenti concreti, non attraverso slogan che seguono dinamiche politiche all’interno di alcune correnti di partito.
Il riferimento è ovviamente a Lega e Fratelli d’Italia, il cui rischio è vedersi “mangiate” porzioni di consenso elettorale da Vannacci e sodali. Secondo Mangialardi non potrà mai essere approvata dal consiglio regionale una legge che si fondi sulla discriminazione della ristorazione etnica. Ha definito inaccettabile l’idea di escludere determinate categorie merceologiche in base alla provenienza. Come se all’estero venissero escluse le pizzerie italiane perché promuovono un prodotto non locale.
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