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Da Corinaldo alla Sierra Leone, da Chicago alla Scozia: le missioni di padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi è un missionario saveriano originario di Corinaldo. Attualmente residente a Glasgow, in Scozia, il religioso è tornato nelle Marche per un incontro a Serra de’ Conti sui temi della Chiesa universale. Ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande. Con noi ha condiviso le tappe salienti di una vita interamente dedicata alla missione e al dialogo interreligioso. L’intervista, in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

Missionario in viaggio

L’itinerario di padre Eugenio Montesi ha inizio subito dopo il seminario con il noviziato a San Pietro in Vincoli e gli studi teologici a Parma. Ordinato sacerdote a soli 23 anni grazie a una dispensa, invece che in Congo viene destinato alla Scozia. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasforma in una permanenza prolungata, intervallata da anni in Sierra Leone. Successivamente, il religioso spende tre anni a Londra come responsabile degli studenti di filosofia e teologia, seguiti da un periodo a Chicago insieme a Prevost – futuro papa Leone XIV – e da un lungo ritorno in Sierra Leone. Qui è stato per oltre trent’anni, attraversando il drammatico decennio della guerra civile e superando una grave forma di malaria. 

Il presente in Scozia e lo scisma dei Lefebvriani

Questa è la sua storia. Oggi Montesi opera a Glasgow in un centro interreligioso frequentato da membri della Church of Scotland, episcopaliani e anglicani. Interpellato sul recente scisma dei Lefebvriani della Fraternità San Pio X, il missionario ha espresso rammarico per il loro rifiuto del Concilio Vaticano II. Sul ruolo dei laici, il religioso ha evidenziato l’esperienza scozzese, dove la collaborazione con i fedeli non consacrati è considerata fondamentale per la gestione delle parrocchie. Durante il cammino sinodale in Scozia, è emersa la proposta di includere figure laiche, come padri e madri di famiglia, nella formazione dei futuri sacerdoti.

Geopolitica e migrazioni

L’analisi di padre Eugenio Montesi si è poi estesa a temi globali. Di fronte alle tensioni internazionali e ai conflitti odierni, l’invito è a non cedere al pessimismo. Anzi, suggerisce una lettura storica in cui l’umanità, pur attraversando fasi di declino, mostra una graduale capacità di risalita.

Sul fronte delle migrazioni, il religioso corinaldese ha richiamato la necessità di riconoscere l’altro come fratello. L’esempio concreto è quello delle parrocchie scozzesi che hanno messo a disposizione alloggi per i profughi di guerra ucraini. Un modello di accoglienza che si basa sul motto del fondatore dei Saveriani, Guido Maria Conforti, il quale auspicava di “fare del mondo una sola famiglia“. A ciò però si contrappone la tendenza alla chiusura, ai respingimenti e una retorica della paura riscontrabili in alcuni contesti non solo italiani. Per immaginare una società diversa serve una visione lungimirante.

Il futuro dell’Africa

Infine, lo sguardo sulla Sierra Leone in forte crescita demografica, passata dai tre milioni di abitanti degli anni ‘60 ai nove attuali. Nonostante le difficoltà finanziarie e i problemi legati alla corruzione interna, il paese registra segnali positivi grazie alla cooperazione internazionale e alla scoperta di nuove risorse naturali. Secondo padre Eugenio Montesi, la narrazione tradizionale di un’Africa povera va corretta nella definizione di un continente «impoverito» a causa dello sfruttamento esterno, tra cui Cina, Stati Uniti, Russia ed Europa.
Tra le note di speranza per la Sierra Leone, il missionario ha segnalato l’incremento delle vocazioni sacerdotali, passate da una a 140 negli ultimi quarant’anni, e la nascita della prima università cattolica a Makeni, fondata dal compianto monsignor Giorgio Biguzzi.

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