Don Milani e la madre Alice Weiss: a Senigallia un incontro sulle origini ebraiche del Priore

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Un approccio a don Lorenzo Milani molto interessante e per molti inedito quello che ci propongono l’associazione culturale ‘Augusto Bellanca’ di Senigallia e la Comunità ebraica di Ancona: l’approfondimento delle origini ebraiche del priore di Barbiana. Sarà la sinagoga di Senigallia, domenica 30 giugno 2024, ore 17.30, ad ospitare la prof.ssa Stefania Di Pasquale, ricercatrice storica presso la Société des études Robespierristes di Parigi a proporre il tema ‘Don Milani e la madre Alice Weiss’.

La relatrice ha infatti scritto un libro, ‘Storie di madri’, in cui esamina il rapporto tra le genetrici ed alcuni figli ‘illustri’ che hanno fatto storia. Leggiamo su Avvenire. “C’era un bel rapporto tra don Lorenzo Milani e la mamma Alice Weiss: tenero, affettuoso e devoto. Lo testimoniano le lettere come quella del marzo 1944 quando Lorenzo, da poco in Seminario, rivolgendosi alla madre, le chiede se ha «mai pensato che questo legarsi al Signore è anche legarsi alla mamma?». Eppure lei, di origini ebraiche, si è sempre dichiarata non credente, anche se non ha mai osteggiato il figlio, anzi: ha sempre rispettato la sua libertà, così come il figlio ha rispettato quella della madre, grazie a un legame intenso che emerge nitido dalle pagine del libro di Stefania Di Pasquale, Storie di madri (Società editrice fiorentina, pagine 142, euro 16,00), che mette insieme, oltre ad Alice Weiss, le storie di Amelia Pincherle Rosselli, madre dei fratelli Carlo e Nello assassinati dai fascisti nel 1937 e di Marie-Anne Robinot, madre di Louis Antoine de Saint-Just (…).

Quella di Alice Weiss resta la storia più interessante e meno nota per la riservatezza di questa donna intelligente, raffinata, dotta e bella, nata a Trieste il 6 settembre 1895, che, sposata dal 1919 ad Albano Milani Comparetti, fu una madre presente per i propri tre figli (Adriano, Lorenzo ed Elena), ma anche per i ragazzi di Barbiana. Alice andava spesso a trovare il figlio nella sperduta canonica del Mugello, raccontando poi alla figlia Elena di rimanere a volte «ammirata ed esaltata dalla bellezza e dall’eccezionalità di quell’ambiente» e altre volte colpita dalla miseria e dal disagio di quei ragazzi: «Non mangiano abbastanza, non si lavano, puzzano e poi li vedi tutti e venti solfeggiare incantati Beethoven davanti a una macchina di loro invenzione che svolge uno spartito sotto i loro occhi mentre il grammofono suona. E si sente che lì tutti i valori sono diversi dai nostri».

Alice è sopravvissuta al figlio per oltre dieci anni, morta il 31 luglio 1978 a Fiesole, nella casa di riposo del Convento di San Girolamo delle suore irlandesi.

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