L’Europa e il racconto di Massimo Bello tra istituzioni e biografia

L’Europa non è solo un insieme di trattati, ma un’esperienza. Ne è convinto Massimo Bello, autore del libro “La mia storia europea”, presentato sia alla camera dei deputati che, sabato 28 febbraio, nella sala Simone Veil di palazzetto Baviera, e è stato intervistato negli studi di Radio Duomo Senigallia da Laura Mandolini. Il presidente del consiglio comunale cittadino ha descritto la sua opera come un saggio che unisce il dato biografico alla riflessione politica e giuridica. L’intervista, in onda mercoledì 4 e giovedì 5 marzo alle 13:10 e alle ore 20, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
Il viaggio narrativo parte da un ricordo personale: lo smarrimento e la meraviglia di un cittadino di Senigallia che si ritrova per la prima volta nella capitale dell’unione europea Bruxelles. Questo impatto quasi “infantile” serve a Bello per umanizzare le istituzioni, portando il lettore dai corridoi della città belga fino ai grandi pilastri del pensiero europeista. Nel testo, l’autore analizza l’eredità di Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene, ripercorrendo la strada che ha portato dai trattati istitutivi di Roma fino al trattato di Lisbona, passando per il fallimento del tentativo di dotarsi di una costituzione europea nel 2004.
Un capitolo importante riguarda la consapevolezza delle nostre istituzioni locali. Bello, forte del suo incarico nell’AICCRE (Associazione Italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa), sottolinea come l’85% della legislazione nazionale sia ormai condizionata dall’ordinamento europeo. L’Europa, dunque, «non è un’entità lontana» ma una realtà praticamente sotto casa nostra, che influenza la quotidianità di ogni amministratore e cittadino.
In merito alle recenti preoccupazioni espresse da figure come Mario Draghi (l’ex primo ministro italiano e già presidente della banca centrale europea ha parlato di necessità di una profonda svolta altrimenti è a rischio la sopravvivenza stessa del soggetto europeo), l’autore propone una lettura carica di speranza. Più che un «armageddon» dell’Unione, Bello vede nelle critiche attuali uno stimolo necessario alla revisione dei trattati.
Citando l’ex presidente del parlamento europeo David Sassoli e la celebre dichiarazione di Schuman, l’autore ribadisce che la «casa comune» è un cantiere sempre aperto, dove ogni mattone aggiunto serve a consolidare una cittadinanza condivisa. Ma il sentirsi parte di un progetto più grande non deve mai far perdere di vista, né a dare mai per scontate le fondamenta su cui poggia l’azione del nostro vecchio, a volte lento, continente europeo.
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