Fiaccola olimpica in tempi bui
Occhi puntati sulle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. Ritorna il motto citius, altius, fortius “più veloce, più in alto, più forte”. Lo aveva ideato il domenicano francese Henry Didon e il barone Pierre de Coubertin lo accolse con favore per accompagnare la grande avventura sportiva mondiale.
Lentius più lentamente, profundius più in profondità, soavius più dolcemente: la genialità di Alexander Langer, giovane intellettuale altoatesino, europeo, ribelle al conformismo e alla mediocrità coniò la triade classica in altra versione. Un sognatore, un illuso, direbbero in tanti, oggi. Alexander Langer si impegnò per realizzare un sogno di pace, di giustizia, di rispetto della casa comune.
Langer, oggi, non c’è più. Così come rischia di sparire il suo desiderio di un mondo più bello, pacificato. La fiaccola è più fioca, incerta; i venti di guerra attentano la sua vitalità, soffocata dall’arroganza potente che uccide vite e voglia di futuro.
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