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Nelle Marche il gioco d’azzardo è in crescita, ma la fortuna non c’entra

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Foto di Aidan Howe da Pixabay

Il grande affare del gioco d’azzardo non si ferma né rallenta. Anzi, si continua a giocare tanto e ci si indebita, con ripercussioni sociali, economiche e sanitarie. A confermarlo sono i dati ufficiali del ministero dell’economia, elaborati da Libera. Mostrano una crescita costante e impressionante. Nel 2025 si è giocata la cifra di 165 miliardi e 344 milioni di euro, + 5% rispetto il 2024. Solo online si è giocata una cifra pari a 100 miliardi e 880 milioni di euro, in crescita +9% rispetto lo scorso anno quando erano 92 miliardi e 102 milioni gli euro giocati online. 

Un aumento che si registra anche nelle Marche. Nel 2025 il “gioco” è costato oltre 4 miliardi di euro, in aumento rispetto lo scorso anno quando erano 3,8. In media nelle Marche si spendono per il gioco d’azzardo 2.700 euro all’anno per abitante, bambini compresi (va ricordato che l’azzardo è vietato fino ai 18 anni).

La provincia di Ancona è quella dove si è giocato di più con un miliardo e 89 milioni di euro, seguita dalla provincia di Macerata con 881 milioni di euro. Terza la provincia di Pesaro Urbino con 851 milioni di euro. Chiudono la provincia di Ascoli Piceno con 646 milioni di euro e quella di Fermo con 551 milioni di euro.

«L’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia – commenta Libera – è un segnale gravissimo. E’ l’indicatore di una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali. Ogni euro speso in azzardo è un euro sottratto alla dignità, alla cura, all’educazione, alla possibilità di costruire futuro. E quando lo Stato registra questi numeri senza intervenire con decisione, non è spettatore: è corresponsabile. Serve una svolta immediata e radicale». 

«Serve una politica che abbia il coraggio di dire basta – afferma Paolo Gasperini, referente di Libera per la regione Marche – serve una strategia nazionale che riduca drasticamente l’offerta, limiti la pubblicità, protegga i territori, sostenga chi è caduto nella dipendenza e restituisca centralità alla salute pubblica. Anche la regione deve fare la sua parte rivedendo la legge del 2023 e difendendo le persone a rischio dipendenza. Non è accettabile che interi quartieri diventino casinò a cielo aperto. Non è accettabile che la disperazione diventi un modello di business. Non è accettabile che lo Stato consideri il gioco d’azzardo una voce di bilancio».

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