Nemmeno sappiamo quante sono
L’ennesima guerra dei nostri giorni. L’ennesima avvilente retorica, con il solito seguito di strumentalizzazioni politiche nel mediocre dibattito che nulla – o quasi – aggiunge alla comprensione di quanto accade davvero. Niente di nuovo sotto il sole, dice il Qoelet. E questo è vero anche in fatti di guerra, se addirittura raccontando quella del Peloponneso (oltre 400 anni prima di Cristo) lo storico ateniese Tucidice diceva «i contendenti cambiarono a piacimento il significato consueto delle parole in rapporto ai fatti». Ognuno la racconta a modo suo, la gerarchia delle notizie è stravolta da tempo, ma tanto ingurgitiamo tutto, l’importante è schierarsi ‘di qua o di là’ e non avere troppi problemi a casa nostra. Non è passato tanto tempo da quando leggevamo come in Iran, solo nell’arco di due giornate, l’8 e il 9 gennaio scorsi, “potrebbero essere state uccise nelle strade oltre 30mila persone”, secondo quanto scriveva la rivista Time, citando due alti funzionari del ministero della Salute iraniano coperti da anonimato. Ma ce n’eravamo già dimenticati. Come per tante altre notizie, lasciate andare nell’indifferenza generale. L’autorevolezza della ‘grande’ stampa è in caduta libera, i problemi di rientro di tanti italiani da Dubai (località emiratina colpita nel delirio bellico generale) fa più audience della strage di centoquarantotto vite uccise (ma nemmeno su questi numeri abbiamo notizie certe), quasi tutte bambine e adolescenti, vittime dell’esplosione – secondo le informazioni della Mezzaluna rossa – che ha devastato una scuola femminile a Minab, nel sud dell’Iran. Sì, di nuovo stragi di innocenti, bambine e bambini che non meritano adulti, governanti, potenti fatti così.



