Parisa Nazari, a Senigallia per dare voce all’Iran

Parisa Nazari, ospite a Senigallia di Fidapa, sabato 14 marzo scorso, è un’ attivista iraniana che vive da anni in Italia; lontana dalla sua patria, dal suo popolo, dalla sua famiglia, ha spiegato perché ha deciso di uscire allo scoperto, di esporsi e far conoscere la lotta delle donne iraniane negli ultimi 120 anni. Non è stata una scelta facile e scontata! Probabilmente non potrà più rientrare in patria, ma tale rinuncia è stata inevitabile, perché l’unico modo per partecipare da lontano alla lotta e tener desta l’attenzione pubblica sulle violenze e ingiustizie subite dalle donne in Iran.
Il grande movimento “Donna, Vita e Libertà”, nato nel settembre del 2022, in seguito all’uccisione da parte della polizia morale iraniana di Masha Amini, che aveva osato indossare il velo senza coprire del tutto i suoi capelli, lotta pacificamente per il riconoscimento dei fondamentali diritti umani, per la democrazia e l’emancipazione di ogni donna iraniana. È una lotta antica, iniziata nel 1906, quando durante la monarchia assoluta nacque la prima scuola femminile che segnò l’avvio della liberazione femminile. Il percorso si interruppe nel 1979, con l’insediamento della Repubblica islamica che in 47 anni ha smantellato ogni tipo di conquista e di libertà.
Dai primi di gennaio del ‘26, dall’inizio della grande manifestazione nazionaleche vede in piazza donne e uomini di ogni età e condizione sociale, il regime dittatoriale agisce con efferata violenza, bloccando ogni via di comunicazione, moltiplicando la morte di inermi ed innocenti. L’attacco statunitense-israeliano dello scorso 28 febbraio sta spargendo ulteriore sangue, per lo più innocente, esacerbando il regime e mettendo a dura prova la resistenza del popolo iraniano.
Parisa Nazari ha acceso i riflettori anche sui numerosissimi prigionieri politici, sui ripetuti bombardamenti alle carceri negli orari di visita, dove si consumano massacri indicibili e del tutto celati all’opinione pubblica. In questa nuova fase è ancor più difficile reagire e manifestare, per la violenza interna ed esterna: la guerra indebolisce la società civile e di conseguenza ogni lotta per i diritti passa in secondo piano. l’Iran è una terra lacerata, ferita, dove la violenza schiaccia tutto e tuttiverso un abisso infernale.
Quale sarà il futuro delle donne, dei bambini, di un intero popolo oppresso da decenni? Qual è il ruolo di noi tutti, società internazionale, spettatori indifferenti e silenziosi che ripongono speranza negli attacchi militari e nella potenza distruttrice delle armi?
Federica Spinozzi
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