Politica, Luciana Sbarbati: «Meloni promossa solo sugli esteri». Il campo largo a sinistra? «Un bluff»

Territorio, sanità, immigrazione, sicurezza, esteri ma soprattutto tanta, tanta Europa. Rieletta all’unanimità segretaria nazionale del Movimento Repubblicano Europeo, la senatrice Luciana Sbarbati è tornata a Senigallia – città che per tre volte è stata il “suo” collegio elettorale alla camera – per un’intervista a Radio Duomo Senigallia nel format “20 minuti da Leone”. Un’intervista a tutto campo: dalle vicende politiche nazionali dagli anni ’80 in avanti fino alle questioni internazionali che tengono banco in questi giorni, passando per la sanità marchigiana o la ricostruzione post-alluvione nel senigalliese. Insieme a questo testo da leggere, potete ascoltare l’audio dell’intervista grazie al lettore multimediale.
MRE: passato, presente e futuro
La rielezione all’unanimità alla guida del Movimento Repubblicano Europeo è un nuovo punto di partenza. L’Mre è nato nel momento in cui Giorgio La Malfa scelse di portare i repubblicani del Pri nel centrodestra, una decisione che lei e altri non condivisero. Da allora ha scelto di restare nel centrosinistra con l’Ulivo di Prodi, mantenendo fede a un patto federativo che, ai tempi di Letta, era formalizzato anche sul simbolo elettorale per le elezioni europee. Con l’arrivo della segreteria Schlein, però, qualcosa si è rotto. «L’ho contattata per rinnovare il patto federativo – racconta Sbarbati – ma non ho ricevuto alcuna risposta». Non è però solo un problema di comunicazione: «Non ho potuto più condividere un arretramento dalle posizioni miglioriste e riformatrici che aveva l’Ulivo e che aveva all’inizio il Partito Democratico, per arroccarsi oggi su posizioni ideologiche». Da qui la scelta di riprendere la piena autonomia: il Movimento si propone oggi come una forza liberal-democratica di centro, capace di «scardinare la logica brutale tra destra e sinistra che hanno perso un’identità valoriale». «Il campo largo è un bluff – dice senza mezzi termini – così anche tutto quello che riguarda il centrodestra. Parlano la stessa lingua ma di centro non hanno niente. E la politica deve tornare a parlare di contenuti»: per farlo c’è bisogno di quella «pedagogia politica» mazziniana che servirebbe a riavvicinare i giovani alle istituzioni.
La legge elettorale
Uno dei temi più sentiti è la legge elettorale vigente, che Luciana Sbarbati definisce «un accordo tra Berlusconi e Renzi» con cui i segretari decidono chi va in parlamento attraverso le liste bloccate. «I parlamentari che hanno paura di non essere rieletti – accusa – dicono sempre “sì” al segretario, anche se la politica non è quella giusta». La senatrice chiede un ritorno alle preferenze o comunque a un sistema che restituisca ai cittadini la scelta diretta dei propri rappresentanti, nonostante i limiti.
Europa «sull’orlo dell’abisso»
Sul fronte europeo, Luciana Sbarbati è netta: senza un governo centrale, una difesa comune e una vera fisionomia politica, l’Europa non è in grado di competere in un mondo in cui si ragiona «per continenti» e «la geopolitica è in mano ad autocrazie». «L’ombrello protettivo degli Stati Uniti non c’è più – sottolinea – ma non da oggi con Trump: già con Obama si era chiuso». Una delle strade da percorrere, secondo la senatrice, è quella di riprendere il cammino verso una costituzione europea, da lei sostenuto, che si bloccò per il veto di alcuni stati membri: l’auspicio è che i parlamentari europei ci mettano impegno. Ma la sfida internazionale è fatta anche di personalità e personalismi. Sui grandi leader populisti, c’è da distinguere tra la figura del singolo e le forze che lo sostiene, a volte forze occulte: «E’ una nuova strategia politica che non è dei partiti, è di una finanza internazionale e questa si muove senza controlli».
Governo Meloni: promosso o bocciato?
Sulla presidente del consiglio, la valutazione è articolata. In politica estera Meloni «ha saputo far cadere uno dopo l’altro i pregiudizi nei suoi confronti a livello internazionale, restituendo all’Italia dignità e autorevolezza». Sul rapporto con Trump, invece, «un conto è mantenere il rapporto con una posizione di dignità e di autonomia, un altro è assecondare o tacere».
Sul piano interno il giudizio è più critico: «Meloni non è supportata adeguatamente da una squadra all’altezza. Loro non hanno governato, hanno fatto sempre opposizione: ma l’esperienza si fa sul campo». Solo per fare qualche esempio, su pensioni e immigrazione, temi centrali della campagna elettorale del centrodestra, Luciana Sbarbati è lapidaria: «Sulle pensioni non abbiamo fatto un passo avanti. Il problema dell’immigrazione non nasce con loro, è vecchio. Oggi però l’Europa sta seguendo la strategia dell’Italia».
Riforma della giustizia
Sul tema della separazione delle carriere dei magistrati, Luciana Sbarbati non si sbilancia ancora: «Ho lasciato libertà di voto al partito. Non è la riforma della giustizia vera, è una riforma che andava fatta anni fa ma non è stata fatta per colpa della sinistra. Oggi la fa la destra e si dice “no” solo per questo: io voglio entrare nel merito». La senatrice ricorda il lavoro di Vassalli e la posizione favorevole che anche Falcone aveva espresso a suo tempo, e annuncia che il Movimento farà un ampio dibattito interno prima di prendere una posizione.
Sanità e territorio
A livello regionale, Luciana Sbarbati esprime un giudizio positivo sul nuovo assessore alla sanità Paolo Calcinaro, che definisce «partito con il piede giusto e concretezza». Più complesso valutare il predecessore Filippo Saltamartini: «È una brava persona che stimo, ma si è trovato nel momento più difficile per la sanità marchigiana». La senatrice annuncia per il 28 febbraio un convegno regionale a Senigallia — all’auditorium San Rocco, ore 16.30 — sul tema “La prevenzione: una realtà o un miraggio?“, organizzato con l’associazione Stomia Storia Mia e il dipartimento di prevenzione della Regione Marche.
Senigallia, le Marche e il senso di comunità
Abbiamo concluso la nostra intervista alla senatrice Luciana Sbarbati con uno sguardo ancora più sul locale e un pensiero sulla sua città adottiva: «Senigallia merita un’attenzione diversa, più forte. Ha avuto tante personalità importanti ma non ha saputo valorizzare la propria identità storica e culturale». Una riflessione che estende all’intera regione: «Siamo ancora piccole marchettine che lottano tra comune e comune. Questa capacità di sentirsi una comunità va ancora costruita».
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