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La scienza come scudo contro le fake news: perché il metodo conta più dell’informazione

Foto di M. Richter, tratta da Pixabay

Comprendere cosa significhino davvero il riscaldamento globale o la transizione energetica, oppure come funzioni l’economia circolare o persino l’intelligenza artificiale non è solo una questione di informazione, ma soprattutto di metodo. È questo il messaggio emerso durante il ciclo di incontri organizzato dal Centro Studi Sistemi Complessi di Senigallia, in collaborazione con l’associazione di imprenditori Gio Marche, l’associazione Bellanca e il circolo La Fenice. Ospite d’eccezione il professor Giorgio Turchetti, fisico, matematico e già docente all’Università di Bologna. Intervistato da Laura Mandolini, il professore ha analizzato il rapporto critico tra cittadini e scienza, sottolineando come una preparazione scientifica di base sia lo scudo principale contro la disinformazione. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è ora disponibile insieme a questo testo grazie al lettore multimediale.

Lo scudo contro le fake news

Avere una preparazione scientifica di base per affrontare e capire determinate sfide è importante, ha spiegato Turchetti. «Temi come il riciclo dei rifiuti o l’economia circolare possono essere affrontati in maniera consapevole se si ha una preparazione minima che consente di selezionare le informazioni corrette disponibili sulla rete dalle fake news».

Secondo il docente, l’Italia sconta un ritardo storico: «Le radici di questo deficit risalgono alla riforma Croce-Gentile, che diede alla scienza un ruolo ancillare rispetto alla cultura umanistica. Questo squilibrio è visibile e importante; la cultura scientifica va promossa e qualsiasi strumento per compensare questo deficit va perseguito».

Pandemia, nucleare e disinformazione

L’analisi del professore si è spostata su casi concreti, dove il confine tra scienza e politica si è fatto labile, come durante il Covid-19. «Nella vita non esiste nessuna azione che abbia rischio zero. Il problema è avere un bilancio chiaro di costi e benefici. Per i vaccini, se si tiene conto del numero di persone che hanno avuto salva la vita, il bilancio è nettamente positivo: l’interesse collettivo prevale sul rischio individuale».

Il professor Giorgio Turchetti
Giorgio Turchetti

Turchetti ha poi citato il caso del nucleare come «esempio da manuale» di disinformazione e di come la politica a volte condizioni l’approccio a una determinata materia. «I due referendum sono stati condotti con campagne pilotate. Un’analisi accurata mostra che i morti causati da incidenti nel nucleare sono confrontabili con quelli dovuti a impianti fotovoltaici, per non parlare del carbone che ha avuto un numero di morti elevatissimo. Spesso si sceglie una posizione semplicemente per guadagnare consenso, portando argomenti senza fondamento scientifico».

Il futuro a scuola e tra le imprese

Per invertire la rotta, la sfida parte dai giovani. «Bisogna cominciare dalle scuole», ha auspicato il fisico. «Spesso la matematica viene proposta come uno strumento meccanico e noioso, tralasciando l’intuizione che spesso è l’elemento più innovativo, alla base di ogni conquista scientifica. Si tratta di proporre la scienza in modo accattivante, mostrando il piacere della scoperta e modificando il metodo didattico».

L’appello del professor Turchetti è indirizzato al territorio per abbattere il muro tra ricerca accademica e mondo del lavoro: «Non è facile stabilire canali di comunicazione efficaci tra università e settore produttivo. Bisognerebbe favorire percorsi bilanciati in cui un giovane, mentre fa una tesi o un dottorato, possa fare esperienza in azienda. Questo travaso di sapere scientifico nel mondo produttivo va assolutamente favorito».

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