Senigallia, la bellezza educa: la scommessa della parrocchia di Cesanella contro il disagio giovanile
Trasformare il degrado in bellezza, l’anonimato in relazione e il disagio in opportunità. È questa la scommessa lanciata dall’unità pastorale “Buon Samaritano” (che comprende le parrocchie di Cesanella, Cesano, Scapezzano e Pace) attraverso un progetto di riqualificazione che ha visto protagonisti proprio quei giovani spesso considerati problematici. A raccontare l’iniziativa ai microfoni di Radio Duomo Senigallia è don Matteo Guazzarotti, viceparroco, che ha illustrato come la parrocchia di Cesanella stia cercando di rispondere alle tensioni sociali con l’arte e l’inclusione. L’audio, in onda nei giorni scorsi, è disponibile grazie al lettore multimediale.
Dalla strada al pennello: il progetto
Tutto nasce da una situazione di frizione. Un gruppo di ragazzi, provenienti da varie zone e senza punti di riferimento, aveva eletto le scale e la strada di via Guercino, sotto la parrocchia, a proprio luogo di ritrovo. Una presenza che, complice la noia e la mancanza di spazi, aveva generato tensioni con i residenti, schiamazzi, corse con gli scooter e persino qualche piccolo atto vandalico. «Invece di alzare muri, abbiamo scelto la via del dialogo», spiega don Matteo.
L’idea, condivisa con don Giuseppe Boglis e col parroco don Andrea Franceschini, è stata rivoluzionaria nella sua semplicità: affidare a questi ragazzi uno spazio. «Abbiamo dato loro una stanza che usavamo una volta l’anno, facendoli sentire ‘a casa’. Ma non bastava. Bisognava creare un ponte con la comunità».
Da qui il progetto di riqualificazione degli spazi esterni del vecchio oratorio, nato in vista della festa della Madonna del Rosario. I ragazzi, affiancati da un artista di strada, da professionisti e membri del consiglio pastorale, hanno lavorato per abbellire l’area: murales, nuove sedute, staccionate ridipinte. «La bellezza è già un luogo educativo», sottolinea il viceparroco. «Se creo un luogo bello e lo faccio mio, mi viene meno voglia di rovinarlo».
Non esistono ragazzi cattivi
Il cuore del progetto va oltre la vernice fresca. È un tentativo di ricucire il tessuto sociale di un quartiere, la Cesanella, decuplicato in quarant’anni e vittima non tanto del degrado, quanto dell’anonimato. Durante un recente incontro molto partecipato, intitolato provocatoriamente “Non esistono ragazzi cattivi”, la comunità si è interrogata sul ruolo degli adulti.
«Il ragazzo che fa rumore sta gridando, cerca un adulto che lo veda», osserva don Matteo. «Esistono ragazzi impauriti, arrabbiati o annoiati, ma non cattivi a prescindere. Il male è spesso conseguenza della tristezza». La parrocchia si propone quindi non come controllore, ma come «adulto significativo», capace di accogliere ma anche di dare regole certe, trasformando la relazione da istituzionale a fraterna.
Una sfida per tutta la città
L’iniziativa non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso iniziato a fine agosto che ha coinvolto istituzioni, famiglie e residenti. L’obiettivo è fare rete, uscendo dalla logica dell’indifferenza. «La parrocchia da sola non può salvare il mondo», conclude don Matteo nell’intervista. «La vera sfida per l’adulto di oggi è non addormentare la coscienza. Non serve solo ‘sporcarsi le mani’, bisogna esserci. Perché l’autoeducazione non esiste: i ragazzi crescono solo se attorno hanno una comunità che si prende cura di loro». A Cesanella, tra un murales colorato e una panchina sistemata, si sta provando a costruire proprio questo: non solo un oratorio più bello, ma una comunità, anzi, quella che Giovanni Paolo II chiamava la «civiltà dell’amore».
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