«A Senigallia le piste ciclabili sono poche e realizzate spesso su marciapiedi: così non va» – INTERVISTA ai referenti FIAB locali

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Foto da Pixabay.com

C’è un’associazione, FIAB, che da tempo si impegna per la realizzazione di infrastrutture ciclabili in modo da incentivare l’uso delle due ruote. Un’associazione che ha anche in provincia di Ancona i suoi referenti e noi di Radio Duomo Senigallia-In Blu abbiamo deciso di intervistarli, anche perché c’è stata recentemente l’assegnazione di una bandiera gialla che premia i comuni “ciclabili” che adottano certe iniziative. Per questo gli ospiti di “Venti minuti da Leone” sono Carlo Sabbatini, vicepresidente Fiab Vallesina, e Roberto Lucchetti, referente per Fiab Senigallia. L’intervista andrà in onda mercoledì 10 luglio alle 13:10 e alle 20; giovedì 11 agli stessi orari e domenica 14 a partire dalle ore 16:50. Grazie al player multimediale l’audio integrale è disopnibile anche qui, mentre chi vorrà potrà proseguire con la lettura dell’articolo.

Cos’è Fiab, quando nasce e di cosa si occupa?
Carlo Sabbatini: Nasce nel 1982, un’associazione di amanti della bicicletta che si organizzavano poi nel 1989 è nata la federazione con iscritti da tutta Italia e inizia ad avere i primi rapporti con i comuni. L’obiettivo è quello di riportare la strada a misura d’uomo, non solo per le auto ma dando il giusto spazio a pedoni e biciclette. In provincia di Ancona c’è “Fiab Vallesina – Mare e Monti” che comprende gruppi nei comuni di Sassoferrato, Jesi, Ancona, Chiaravalle e Senigallia.

Lo scorso 5 luglio è stata assegnata ad alcuni comuni marchigiani la bandiera gialla: che cos’è?
Carlo Sabbatini: Sì, 18 comuni diciamo federati hanno ricevuto la bandiera gialla; è un riconoscimento nazionale che viene assegnato ai comuni che rispettano i canoni proposti dalla Fiab, con verifiche annuali, come la realizzazione di piste ciclabili, la previsione di strade a 30 km/h che riducono l’incidentalità, la riduzione dei parcheggi per restituire le strade alle biciclette, e l’incentivazione dell’utilizzo delle bici.

Tra i 18 comuni premiati c’è Corinaldo…
Carlo Sabbatini: I comuni fanno richiesta alla Fiab che verifica i requisiti e Corinaldo li aveva, come Sassoferrato, Chiaravalle e Jesi o Pesaro con la sua bicipolitana: quello è un esempio di infrastruttura che Senigallia avrebbe già dovuto avere da tempo secondo me.

Serve quindi un cambio di mentalità? Che difficoltà avete riscontrato finora?
Carlo Sabbatini: E’ una questione complessa: siamo abituati a entrare nel bar o nel negozio con la macchina, ma l’auto non ci fa apprezzare le città perché siamo di passaggio, di corsa. Dobbiamo capire che fare le ztl ridà vita al commercio cittadino. Dobbiamo tornare ad apprezzare ciò che abbiamo intorno.

Tra i comuni ciclabili non figura Senigallia: come mai? Quali caratteristiche potrebbero agevolare l’ottenimento della bandiera gialla?
Roberto Lucchetti: Il ponte ciclopedonale sul fiume Cesano farebbe un gran punteggio, così come il bike sharing che senigallia ha avviato nell’ultimo anno. Ma ci sono anche punti negativi, come per esempio il fatto che ci sono poche piste ciclabili, che sono ciclopedonali quindi promiscue, che sono rovinate dal tempo e quasi tutte realizzate sui marciapiedi.

Alcuni interventi pubblici stanno portando a Senigallia piste ciclabili con corsie riservate: vanno bene?
Roberto Lucchetti: Si certo, ma son difficili da realizzare perché si dovrebbero creare muretti in tutta la città per riservare la corsia, mentre più semplice è creare corsie ciclabili che si possono fare ovunque e con costi minori. A patto che ci sia un patto generale, il biciplan, con studi sul traffico di tutti i mezzi per aumentare la sicurezza.

Quali sono i problemi che si riscontrano maggiormente?
Roberto Lucchetti: Beh, la sicurezza dei ciclisti è minata dalla velocità e dal numero delle auto. Sono già successi anche a Senigallia incidenti che hanno coinvolto persone sui marciapiedi, persino un bar è stato urtato da un’autovettura. Il problema principale è quindi limitare la circolazione delle auto e la velocità. Ci sarebbe più spazio per le bici. E’ stato fatto in centro storico, ricavando spazi bellissimi come in via Carducci. Una volta si poteva circolare con l’auto persino lungo corso II Giugno…

Queste istanze le avrete presentate all’amministrazione comunale: che risposta?
Carlo Sabbatini: Inizialmente il sindaco mi è sembrato molto interessato al tema ma non ci sono state ulteriori risposte oltre il “ne parleremo”. La ciclovia adriatica è un’opportunità enorme, da non perdere perché ci sono 31 milioni di cicloturisti che arrivano ogni anno in Italia. So che la Regione Marche ci sta lavorando ma servirebbe più celerità.

Quali passi non vanno nella direzione di limitare le auto?
Roberto Lucchetti: Le varie amministrazioni hanno sempre ridotto le possibilità per far passare le auto in centro storico: si dovrebbe continuare così e anzi aumentare queste ztl. Alcuni lavori però, non seguono questa direzione. Come al Ciarnin, dove l’intervento per il prolungamento della ciclovia adriatica ha visto spostare la pista ciclabile sul marciapiede, mentre si poteva lasciare in strada togliendo una fila di parcheggi sul lungomare, in modo da disincentivare l’uso dell’auto.

Che atteggiamento ha Fiab? Di critica?
Roberto Lucchetti: L’atteggiamento è propositivo: la bandiera gialla vuole proprio mettere in rete i tecnici per permettere a tutti i comuni di risolvere i problemi chiarendo alcune situazioni con chi ha già affrontato certe situazioni. 

Anche a livello nazionale accade qualcosa di simile?
Carlo Sabbatini: Il piano della mobilità ciclistica urbana ed extraurbana 2022-2024 del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili – MIMS (oggi Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Mit) è stato redatto con i tecnici nazionali della Fiab.

E a livello locale si può replicare?
Vorrei fare un appello al sindaco: siamo un’associazione di volontariato, senza etichette politiche, ma vogliamo collaborare con le amministrazioni perché in tanti comuni si stanno creando assessorati specifici sulle bici. Senigallia, con la sua vocazione turistica, ci dovrebbe pensare.

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