Paradisi: «senza un piano antenne è il far west, grave errore dell’amministrazione di Senigallia» – L’INTERVISTA

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Senigallia e la nuova antenna sulla collina del Cavallo
La nuova antenna sulla collina del Cavallo, a Senigallia, in via di realizzazione

Dopo le proteste per l’avvio dei lavori per l’installazione di un’antenna su strada del Cavallo, prima periferia di Senigallia, è nato anche un comitato. Si tratta del “Comitato per il diritto alla partecipazione civica e per la tutela del paesaggio”, guidato dal dott. Giuseppe Bartoli, di cui abbiamo intervistato il legale: l’avvocato Roberto Paradisi che ha spiegato le ragioni di questa iniziativa, ma soprattutto fatto chiarezza su alcuni elementi per comprendere meglio l’intera vicenda. L’intervista è in onda mercoledì 3 luglio alle ore 13:10 e ore 20, giovedì 4 agli stessi orari e domenica 7 a partire dalle ore 17. Dove? Sempre su Radio Duomo Senigallia-In Blu (95.2 FM), ma chi vorrà potrà leggere alcune parti riportate in questo articolo oppure ascoltarsi l’audio integrale anche dal telefono, cliccando sul tasto play del lettore multimediale.

Da chi è composto il comitato?
Da 115 cittadini, perlopiù cittadini della zona ma non solo: anche tante persone che hanno a cuore la tutela del paesaggio e la trasparenza amministrativa. E’ nato per rivendicare questo diritto così come quello alla partecipazione.

Cosa ha scatenato la protesta dei residenti?
Dall’oggi al domani è stato avviato un cantiere, un blitz a sorpresa, autorizzato dall’amministrazione comunale. I cittadini sono scossi per questo e si sono autorganizzati per tutelare i propri interessi. C’è una violazione delle procedure amministrative corrette e un’insensibilità rispetto alla tutela paesaggistica.

Cioè?
Parlo di violazione delle buone procedure amministrative perché c’è una legge nazionale del 2001 che prevede la possibilità per gli enti locali, e moltissimi se ne sono dotati giustamente, di dotarsi di un piano delle antenne, uno strumento urbanistico per dislocare al meglio le antenne. Non è un obbligo per i comuni, ma chi garantisce in campagna elettorale trasparenza, dialogo e partecipazione poi non può non mettere in campo queste azioni elementari di buona amministrazione che permettono di trovare dei punti per dislocare le antenne dialogando con la città. Se il piano delle antenne non c’è, c’è invece il far west.

Roberto Paradisi
Roberto Paradisi

Che potere avrebbe il Comune con questo piano?
Potrebbe negare l’autorizzazione alla ditta che vuole installare l’antenna e spingere invece per le localizzazioni individuate. Il Tar e il Consiglio di Stato hanno già dato ragione ai Comuni virtuosi che hanno adottato il piano delle antenne, premiandoli nel braccio di ferro coi gestori di telefonia. Il problema è di pianificazione del territorio: oggi tocca al Cavallo, domani potrebbe coinvolgere il lungomare…

Sui social i commenti si sprecano, anche contro il comitato: ci sono tante persone che vorrebbero l’antenna pur di far funzionare il proprio cellulare…
Rabbrividisco di fronte a certi commenti: se l’antenna è sulla testa degli altri, allora gli altri diventano i censori. Tutti vogliamo che il cellulare prenda, tutti parliamo al telefono, ma vorremmo vedere rispettate le leggi e dal Comune una maggiore sensibilità. C’è un’ignoranza politica e giuridica: ci sono aree con minor impatto paesaggistico o non residenziali dove poter individuare dei punti per la dislocazione delle antenne, sempre ascoltando i cittadini. Se l’amministrazione comunale l’avesse elaborato questo piano appena insediata, oggi non ci ritroveremmo a questo punto.

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