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Tag: Andrea Scaloni;

Gent’d’S’nigaja: il dialetto che non molla. Intervista a Simone Tranquilli su un progetto culturale di oltre dieci anni

C’è una parola, nel dialetto senigalliese, che dà un senso di protezione: “P’dossa”. Letteralmente “ai piedi del dosso” e indica un luogo al riparo dal vento. Ed è proprio questo che il progetto “Gent’d’S’nigaja” sembra voler essere per la nostra lingua locale: un riparo sicuro contro l’oblio che il tempo porta con sé. Ospite negli studi di Radio Duomo Senigallia InBlu, Simone Tranquilli ha ripercorso la storia di un’avventura culturale nata nel 2013 insieme ad Andrea Scaloni e al compianto Leo Barucca.

Quello che era iniziato come uno scambio tra blogger appassionati – sì, “allora” c’erano i blog – è diventato un fenomeno social da circa 13 mila follower, capace di unire generazioni e superare oceani. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è disponibile qui grazie al lettore multimediale.

«Il dialetto è un magma che muta continuamente – ha spiegato Tranquilli -. Oggi i ragazzi parlano uno slang diverso, ma la curiosità per le nostre radici è viva». Una curiosità che ha portato il gruppo di “Gent’d’S’nigaja” fin dentro le scuole, dove si scopre che il dialetto può diventare persino una sorta di codice segreto per giovanissimi studenti dalle origini più disparate.

Il progetto ha vissuto momenti di grande intensità, come la raccolta fondi “A mollo ma non mollo” dopo l’alluvione che ha interessato Senigallia nel 2014 causando anche vittime. Questa iniziativa ha cementato il legame tra l’associazione e la città.

Ma la voce di “Gent’d’S’nigaja” arriva lontano: dalla storia di Lidia, in Argentina, a quella di Bruna, nel New Jersey, il dialetto viaggia sul web, sui social soprattutto, tornando anche a chi lo ha “cristallizzato” nella memoria partendo negli anni ’50 e che oggi ancora parla il dialetto di 70 anni fa.

Il calendario 2026 di Gent'd'S'nigaja

Il simbolo tangibile di questo impegno è il calendario 2026, ormai un appuntamento fisso. Quest’anno, il filo conduttore di “Gent’d’S’nigaja” è l’arte: dodici quadri famosi “prestano” la tela a fumetti e battute rigorosamente in vernacolo. Un modo ironico e colto per tenere viva una tradizione che è, prima di tutto, identità.

L’intervista si è chiusa con un ricordo commosso per Leo Barucca, anima intellettuale e poetica del gruppo: «Ogni volta che siamo su un palco, Leo è con noi».

Per chi volesse portarsi a casa un pezzo di questa storia, il calendario è disponibile presso l’edicola della Pace di Simone Tranquilli in via Sanzio, in quella di Andrea Fioretti “in fondo” a corso II Giugno (vicino al fiume) e al Bar Gallery al centro commerciale Saline.

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Le parole da salvare in dialetto senigalliese

“Dopo il successo della prima edizione del 2023, torna nelle librerie “A discùrr nun è fatìga. Le parole da salvare in dialetto senigalliese” di Andrea Scaloni e Leonardo Badioli, in una nuova edizione riveduta e ampliata. In copertina campeggia sempre il nostro Mónch in Piazza, che però stavolta ha assunto una colorazione particolare, come se avesse preso una pillolina blu. Il glossario dialettale, che raccoglie annotazioni storiche, etimologiche e idiomatiche, è dedicato ad Angelo Cicconi Massi, recentemente scomparso”.

L’annuncio è risuonato in diversi canali: ‘A discùrr nun è fatiga” è tornato (alcuni avrebbero preferito ‘A discorr’ n’è fatìga’, ma si sa ogni territorio, seppure vicinissimo, ha le sue abitudini linguistiche) ed è una buona notizia. Perché significa avere ancora voglia di prendersi cura della propria piccola storia, guardare da vicino il carattere, forse meglio dire il ‘caratt’rin‘ della città, coglierne le peculiarità più significative e gli spigoli più respingenti. E’ un’operazione culturale, identitaria e popolare al tempo stesso. Perché cultura ha a che fare con quanto viviamo, a tanti livelli e con il linguaggio che ha tessuto negli anni il nostro stare insieme. “Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia” scriveva Gilbert Chersterton. Possiamo forse accontentarci di ‘umanità’, se dovessimo essere a corto di poesia, ma sempre essenza di ciò che siamo si tratta!
Dialetto, dialogo, dialettica… quasi sinonimi di relazioni, condivisione, confronto. E quando sono ‘di casa’, le parole creano un di più di comunità, di identità aperte all’alterità. Tra queste pagine c’è passione per la memoria viva, l’ironia sorniona di Senigallia, che come tutte le città si trasforma, ci auguriamo in meglio. Ricordare, riportare al cuore il colore delle nostre parole è un tassello prezioso per guardare avanti, senza dimenticare chi eravamo.

Laura Mandolini

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