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Tag: Arcevia

Trent’anni fa Arcevia accoglieva tanti profughi bosniaci e alcuni sono rimasti qui

Il racconto di Zijada Karić, profuga, con la sua famiglia per fuggire dalla guerra in Bosnia. Per poi rimanere in Italia. Ad Arcevia hanno trovato ospitalità tante persone ed il paese ha dato il meglio di sé nel far sentire a casa quanti cercavano un luogo per ritrovare un po’ di pace.

Zijada, come sei arrivata in Arcevia?
C’era la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Abitavo a Sarajevo e sono stata sotto le bombe per cinque mesi, un’esperienza che non auguro a nessuno. Dopo aver visto un massacro nel quale sono stati uccisi tanti bambini, mi sono resa conto che dovevo mettere in salvo il mio bambino di quattro anni e mezzo, mentre ero incinta del mio secondo figlio. Siamo fuggiti in Croazia, mio marito mi ha lasciata lì per poi tornare indietro; siamo rimasti un anno in Croazia, dove è nato il mio secondo figlio. Siamo stati bene, sembra strano dirlo, ma mi sono resa conto che il bene e il male possono convivere ovunque. Ricordo in particolare la signora Gorana Nenadic che ha rischiato la sua vita per salvare la mia famiglia. Poi le cose in Bosnia si sono complicate, la guerra ha messo in contrapposizione anche croati e bosniaci (musulmani, ndr) e quindi dovevo scappare di nuovo. Mio marito era venuto a visitarci, ma poi proprio per questa situazione non è più riuscito a tornare in Bosnia. Nena ci ha aiutati a prendere il traghetto a Spalato e siamo arrivati in Ancona. Non dimenticherò mai l’accoglienza dei Carabinieri, non avevo nemmeno il passaporto, ma la comprensione per il nostro dramma è stata totale. Dopo cinque giorni all’hotel Rosa, siamo stati trasferiti in Arcevia, dove c’erano già centoquaranta persone e trenta bambini. Due anni ospiti nell’albergo “Alle terrazze” ed oggi, dopo trent’anni, siamo ancora in Arcevia.
Cosa ricordi di quel primo periodo in Italia?
Non capivo una parola di italiano, ma il sorriso, una stretta di mano e gli abbracci sono una lingua comprensibile a tutti. Mi emoziono ancora nel pensarci, perché un’accoglienza del genere non si può descrivere con le sole parole. La direttrice dell’hotel ‘Alle terrazze’, Catia Vecchi, che sento come una di casa, è stata tanto gentile, ha organizzato tutto al meglio. Finalmente eravamo in pace, i miei bambini potevano giocare tranquilli. Tante signore venivano a trovarci, ad aiutarci. Il dottore, Mario Schiaroli e sua moglie si facevano vedere spesso per chiederci se avevamo bisogno di qualcosa; gli arceviesi ci hanno donato affetto e solidarietà davvero speciali. Abbiamo festeggiato le nostre feste musulmane, i compleanni dei miei figli, le ricorrenze più importanti con grande armonia e amore reciproco, con una gioia che non pensavamo più possibile.
Com’è adesso la vostra vita in Arcevia?
Ci siamo inseriti bene, ci siamo sempre dati da fare cercando di vivere una vita normale Abbiamo trovato lavoro, casa. I miei figli hanno studiato, fatto sport, lavorano entrambi, uno si è sposato e siamo diventati nonni di un nipotino. Ho tanti amici di cui non dico i nomi, perché sono davvero troppi da citare. È vero che chi trova un amico, trova un tesoro. Loro sanno che se hanno bisogno noi ci siamo e viceversa noi possiamo contare su di essi. Abbiamo fatto tantissime cose insieme e questo ci ha profondamente legati. Oggi in Arcevia vivono una decina di famiglie bosniache.
Cosa ti manca di più della tua terra?
Il paesaggio dove sono nata, ognuno di noi ha nel cuore il suo paesaggio preferito. Ogni giorno chiudo gli occhi e sono idealmente a Sarajevo. Mi auguro che un giorno, chiudendo gli occhi io possa riaprirli e il paesaggio del mio cuore è lì per davvero, in compagnia di mia madre – che invece vedo soltanto due volte all’anno – e ai miei familiari. Nostra madre è anche la nostra patria che aspetta e spera che i suoi figli tornino da lei. Mi capita, però di chiedermi se sia possibile avere due patrie. L’Italia è la mia seconda patria, tante persone di qua hanno aiutato tanto il mio Paese ed io mi sento profondamente legata ad entrambe.
Che effetto fa sentire ancora notizie di persone in fuga dalla guerra?
Provo tanto dolore, non riesco ad ascoltare le notizie perché mi viene da piangere, emergono tanti brutti ricordi di esperienze vissute da noi. Quando è iniziata la guerra in Ucraina e ho visto donne e bambini in quella stessa situazione ho pianto tanto, adesso soffro per quanto succede in Medioriente. E mi chiedo: perché? La religione non c’entra niente, a Sarajevo festeggiavamo le feste di tutti, non ci importava della fede a cui appartenevano le altre persone. La guerra la decidono i potenti, la gente normale la subisce; ogni libro sacro dice ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ e se Dio ha voluto fare un giardino con fiori diversi, dobbiamo rispettarci perché un giardino di tanti colori è più bello. Ancora tanti innocenti uccisi e chi può fermare la guerra non fa nulla per farla cessare.
Cosa ha aiutato il vostro inserimento ad Arcevia?
Dobbiamo essere onesti, sinceri e veri soprattutto nelle piccole comunità. Ci conosciamo tutti e la fiducia reciproca si costruisce ogni giorno vivendo insieme. Abbiamo condiviso tante esperienze. Io, ad esempio, ho preso parte a tante iniziative: ARTcevia, una mostra internazionale di arte, ho ballato, pregato insieme ai cristiani, ho ricordato donne e bambini bosniaci uccisi durante la guerra. In una piccola comunità si possono costruire tante cose belle ed il rispetto reciproco c’è stato fin dall’inizio. Provo ad aiutare tutti i giorni, per quello che posso, l’amore è un canale prezioso per trasmettere energia positiva. Aiutiamoci e Dio ci aiuterà. Il mio primo lavoro mi è stato offerto dal parroco di allora, don Filippo, facevo le pulizie dentro la chiesa e lui sapeva che sono musulmana; poi anche don Sergio lo ha confermato. Anche i miei figli si sono sempre sentiti accolti, forse, adesso ho più amici qui che a Sarajevo, dove sono cambiate tante cose.
Cosa desideri per il tuo Paese?
Intanto la pace; poi che potrò accogliere serenamente i tanti amici italiani e che non torni più la guerra perché riusciamo a tornare a vivere insieme come prima del 1992. Ogni volta che torno in Bosnia Erzegovina vedo tanti cambiamenti, come del resto è cambiato il mondo; la bellezza del mio Paese e della città sono rimaste, le persone provano ad andare avanti ma ancora c’è da fare sopratutto nella politica, ancora troppo divisa. Ma ho fiducia nei piccoli passi di miglioramento e guardo il futuro con serenità.

a cura di Laura Mandolini

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Lo spettacolo "Goccia dopo Goccia", una produzione di Teatro Giovani Teatro Pirata

Cinque spettacoli (e con la storia di Carlo Urbani) nella nuova stagione del teatro Misa di Arcevia

Lo spettacolo "Goccia dopo Goccia", una produzione di Teatro Giovani Teatro Pirata
Lo spettacolo “Goccia dopo Goccia”, una produzione di Teatro Giovani Teatro Pirata

Nuova drammaturgia e progetti originali con alcuni tra i più interessanti interpreti della scena contemporanea. È la proposta della stagione di prosa 2024 del teatro Misa di Arcevia promossa dal Comune di Arcevia con la direzione artistica del Teatro Giovani Teatro Pirata, in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e A.N.P.I. Sezione Arcevia, e con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Marche, e CMS Consorzio Marche Spettacolo. Cinque gli appuntamenti in cartellone, da gennaio a maggio 2024, per offrire al pubblico uno spazio di incontro, di riflessione, di crescita e condivisione.

A inaugurare la stagione in abbonamento, domenica 21 gennaio ore 17, è “Every Brilliant Thing”, un’opera teatrale dello scrittore britannico Duncan Macmillan scritta nel 2013 assieme a Jonny Donahoe, qui nella traduzione di Michele Panella e con la regia a quattro mani di Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro, anche attore protagonista dello spettacolo, per la coproduzione di CSS Teatro stabile di innovazione del FVG e Sardegna Teatro. Filippo Nigro, uno dei più interessanti attori del cinema e del teatro italiano, porta in scena un racconto brillante di “liste di cose per cui vale la pena vivere”, nel tentativo di fornire alla madre un inventario di possibilità per cui valga la pena vivere. La lista che ne esce – e che il protagonista condivide con chi lo ascolta, con tono confidenziale, coinvolgente, intimo – è imprevedibile, emozionante e personalissima, fatta di episodi e aneddoti: piccole manie, incontri, emozioni e attimi indimenticabili, durante il quale mette sempre più a fuoco il rapporto con il padre, con il suo primo amore, il fallimento del suo matrimonio, la ricerca di aiuto nei momenti di difficoltà. Con la complicità di alcuni spettatori – chiamati a dare un piccolo contributo per far sì che i ricordi del passato prendano vita – e attraverso una scrittura dal ritmo sempre serrato e divertente, “Every Brilliant Thing” riesce a toccare con sensibilità e con una non superficiale leggerezza un tema delicato e complesso come la depressione.

Sabato 17 febbraio ore 21 va in scena “Goccia dopo Goccia” che racconta la storia di Carlo Urbani e la condizione fragilissima del nostro pianeta. Il testo è di Francesco Niccolini, la regia di Simone Guerro, in scena Sandro Fabiani; la produzione Teatro Giovani Teatro Pirata è in collaborazione con Aicu Associazione Italiana Carlo Urbani e con il patrocinio di MSF Medici Senza Frontiere, sostiene la Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. Lo spettacolo (FOTO in alto) è un racconto appassionante, un volo intorno al pianeta Terra, in cui si percorrono alcuni dei mali incombenti e di cui ogni giorno vediamo e spesso ignoriamo gli effetti, per “atterrare” sulla vicenda del medico di Castelplanio in servizio all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che morì a Bangkok il 20 marzo 2003, nello sforzo di contenere la diffusione del virus della Sars. Medico dei poveri, dei dimenticati dalle multinazionali farmaceutiche e dal ricco Occidente, quello di Carlo Urbani è un insegnamento che ci consegna la consapevolezza che ora più che mai le nostre piccole azioni possono fare la differenza, come piccole gocce d’acqua, goccia dopo goccia.

Sabato 2 marzo ore 21 va in scena “La stanza di Agnese”, di e con Sara Bevilacqua. La produzione Meridiani Perduti Teatro è dedicata al giudice Paolo Borsellino. Dopo il successo di Stoc ddò, l’attrice brindisina torna sul palco un’altra produzione dedicata al tema delle donne nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata. Al centro del racconto è la storia di Agnese Piraino leto, vedova di Borsellino, una delle donne che più ha vissuto sulla propria pelle la tragedia delle stragi di mafia italiane. Siamo nel 2010 e Agnese, segnata dalla malattia, ripercorre i ricordi di una vita a partire da una telefonata dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: “Via D’Amelio è stata da colpo di stato”. Poche parole che inevitabilmente fanno riemergere i ricordi di una vita. Una narrazione che parte dal loro primo incontro, fino a narrare i momenti più bui; i rapporti con la scorta; le difficoltà con i figli. Ma anche il lato giocoso di Paolo, sempre pronto allo scherzo. Il lavoro nel pool antimafia accanto a Giovanni Falcone fino al tradimento da parte di chi avrebbe dovuto combattere al suo fianco.

Domenica 17 marzo ore 17, Saverio La Ruina, uno dei più premiati e attivi esponenti del teatro contemporaneo, è il protagonista dello spettacolo “Via del popolo”, una produzione Scena Verticale nominata per i Premi Ubu 2023. La storia che La Ruina compone sulla scena con maestria e rigore è un viaggio dagli anni ‘60 ai nostri, per raccontare un luogo, una socialità, un’Italia ormai scomparse. “Via del popolo” è un tratto di strada di Castrovillari, il paese d’origine dell’attore, drammaturgo e regista calabrese, che un tempo brulicava di attività: due bar, tre negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema… Due uomini percorrono Via del Popolo, un uomo del presente e un uomo del passato. Il primo impiega 2 minuti per percorrere 200 metri, il secondo 30 minuti. È la piccola città italiana a essere cambiata, è la società globalizzata. Ai negozi sono subentrati i centri commerciali e la fine della vendita al dettaglio ha portato via posti di lavoro, distruggendo un modello sociale ancora basato sulle relazioni personali.

Chiude la stagione uno spettacolo fuori abbonamento in collaborazione con A.N.P.I. sezione di Arcevia, nel ricordo dell’Eccidio di Monte Sant’Angelo, la strage nazifascista del maggio 1944 nella quale vennero uccisi 63 tra civili e partigiani italiani. “Tu non sai le colline” va in scena domenica 5 maggio ore 21, regia di Enrico Messina, con Simone Guerro e Fabio Spadoni, per una nuova produzione del Teatro Giovani Teatro Pirata e del Comune di Arcevia. Partendo dal titolo della poesia che Cesare Pavese dedicò ai partigiani nel 1945, lo spettacolo parla di Resistenza, tra memoria e presente. Resistere è un’azione, non una semplice parola e camminando per le vie di Arcevia si nota che nonostante i borghi si spopolino, i giovani migrino verso città più grandi e con maggiori possibilità, qui c’è una vita che continua e si ridisegna. Come si intreccia la vita tra la storia e il presente di questa cittadina? Enrico Messina e Simone Guerro abiteranno il paese per diversi giorni intervistando abitanti e passanti, raccogliendo storie tra passato presente e futuro per restituirle in uno spettacolo teatrale dove la comunità potrà rivedersi, raccontata con occhi diversi.

Dall’11 al 21 dicembre, sono in vendita i nuovi abbonamenti per la stagione: quattro spettacoli sono in abbonamento ed il quinto è in omaggio per chi si abbona. Le prenotazioni e le vendite sono presso il Centro Culturale San Francesco di Arcevia (tel. 0731.984561) e Teatro Giovani Teatro Pirata (0731.56590). Il costo degli abbonamenti per platea e palchi centrali 50 euro intero e 40 euro ridotto, palchi laterali 40 euro intero e 30 ridotto. I biglietti sono in vendita dal 22 dicembre: spettacoli in abbonamento da 12 a 15 euro (ridotto da 10 a 12 euro), spettacolo 5 maggio fuori abbonamento posto unico 5 euro.

Informazioni e biglietti: Teatro Giovani Teatro Pirata / Tel. 0731 56590 – Cell. 334 1684688 lun-ven 9-17- biglietteria@atgtp.it – www.atgtp.it AMAT/ Biglietterie del circuito – www.amatmarche.net Vendita on-line www.vivaticket.it. Biglietteria Teatro Misa Cell. 334 1684688 un’ora prima dell’inizio dello spettacolo

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La panchina rossa installata all'ospedale di Senigallia per la giornata internazionale dell'eliminazione della violenza contro le donne 2023

Gli eventi a Senigallia e dintorni per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

La panchina rossa installata all'ospedale di Senigallia per la giornata internazionale dell'eliminazione della violenza contro le donne 2023
La panchina rossa installata all’ospedale di Senigallia per la giornata internazionale dell’eliminazione della violenza contro le donne 2023

Gli ultimi casi di femminicidio e altri episodi di cronaca hanno fatto riesplodere la questione sempre più drammatica e urgente del contrasto alla violenza di genere. Le Marche, come si è visto, non sono esenti dal fenomeno, anzi. Durante l’ultimo Consiglio regionale è emerso che oltre 700 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza nel solo 2022. Un numero in lieve crescita rispetto al 2021, + 42 segnalazioni, ma con ben 222 episodi in più rispetto al 2020. Ecco allora che si moltiplicano eventi, iniziative e appelli perché tutti contribuiscano a eliminare i soprusi contro le donne.

A Senigallia si è svolto l’incontro di martedì 21 novembre, organizzato dall’associazione “Dalla Parte Delle Donne”, con la scrittrice e giornalista Monica Lanfranco che ha parlato di femminismo agli studenti e alle studentesse del liceo Enrico Medi, presentando il libro della scrittrice intitolato: “Mio figlio è femminista, Crescere uomini disertori del patriarcato”. Si terrà invece sabato 25 novembre una serie di iniziative promosse dall’assesorato alle pari opportunità di Senigallia e da una rete di associazioni locali: alle ore 11 all’auditorium San Rocco ci sarà la premiazione delle opere del concorso fotografico “Uno scatto contro la violenza sulle donne”, immagini che saranno poi in mostra fino al 10 gennaio 2024 nello spazio Visionaria – Sale Carlo Emanuele Bugatti. Sempre al San Rocco alle ore 16:30 si terrà l’incontro pubblico dal titolo “Io non ho più paura” promosso dalla sezione senigalliese della Fidapa-BPW Italy: verranno illustrati i dati relativi alla diffusione del fenomeno della violenza sulle donne nel territorio e i percorsi di rinascita per le donne coinvolte in tali episodi. Tra le altre iniziative c’è anche il manifesto #StopAiFemminicidi e lo spot “Io non ho più paura” che vede alla regia il senigalliese Lorenzo Cicconi Massi, con la voce dell’attrice Catia Urbinelli. Sempr eil 25 novembre, alle ore 17, al centro sociale Arvultùra si terrà la proiezione di uno spot antiviolenza a cura dell’associazione Le Rondini, mentre alle ore 19 in piazza Roma un flash mob proverà a sensibilizzare la popolazione grazie al coinvolgimento di numerose realtà associative e sportive locali. Martedì 28 novembre, alle ore 21:15 lo spettacolo alla Piccola Fenice “Doppio taglio – Come i media raccontano la violenza contro le donne” a cura dello Sportello Donna; mercoledì 29, alle ore 17 ancora all’auditorium San Rocco si terrà il convegno “Violenza di genere. Casi che hanno cambiato il corso della storia e della giustizia” con l’associazione “I Care We Care APS”.

Accoglienza e informazione sono i punti cardine dell’iniziativa promossa dall’Ast Ancona che ha fatto installare all’ospedale “Principe di Piemonte” di Senigallia una panchina rossa all’interno dell’area ospedaliera tra l’edificio della radiologia e quello della gastroenterologia. Verrà anche distribuito materiale informativo per sensibilizzare cittadini e operatori a dare il proprio contributo per fermare la violenza contro le donne. Per coloro che lo desiderano, le operatrici del Consultorio saranno a disposizione per colloqui dedicati su appuntamento (1° piano del distretto sanitario di via Campo Boario). 

Sempre sul tema, altre iniziative sono previste nei prossimi giorni ad Arcevia, Corinaldo, Ostra e Trecastelli. La perla dei monti celebrerà sabato 25 la giornata in collaborazione con l’Anpi locale e le attività commerciali, “macchiando” il centro storico con tanti fazzoletti rossi, simbolo di rabbia e vergogna per il fenomeno ben lungi dall’essere debellato. Mercoledì 29 invece alle ore 21 al centro culturale S. Francesco di Arcevia si terrà l’incontro con l’associazione Artemisia dello sportello antiviolenza di Fabriano dal titolo: “Giulia è tutte noi”.

Corinaldo ha avviato una serie di iniziative contro i femminicidi. Il 25 novembre sarà il giorno dedicato a formazione e sensibilizzazione. A partire dalle 10 palazzo MA ospiterà una tavola rotonda, organizzata assieme alla cabina di regia del Centro studi Santa Maria Goretti, dal titolo “Ti parlo di lei: La voce delle donne vittime di violenza attraverso altre donne”. A seguire “Artemisia di Marotta: dalla storia ai cantastorie”, esibizione musicale a cura di Donato Mori e Gabriele Carbonari. Il 25 novembre ci sarà anche l’inaugurazione di due panchine rosse. La giornata si chiuderà alle 21 al teatro Goldoni con lo spettacolo di beneficenza a favore dello sportello antiviolenza “Dalla parte delle donne” dal titolo “In my head”. Sempre in quei giorni, il 25 e il 26 novembre, negli orari di apertura, nel foyer del teatro Goldoni sarà possibile vedere la mostra “Giochi di mano: dalla parola alla china” della vignettista e illustratrice Isabella Manfrini, ispirata al romanzo della scrittrice Manuela Lunati. Nella giornata del 26 novembre l’amministrazione di Corinaldo parteciperà alla quinta edizione della camminata contro la violenza di genere “#Nonchiuderegliocchi” organizzata dall’ANPI territoriale.

Ostra ha scelto invece un flash mob per sensibilizzare la popolazione sul tema. L’iniziativa, in collaborazione con la banda musicale “Città di Ostra”, il Comune e “Il Coro dell’Antica Città” diretto dal M° Michele Paolino, sarà quella di un momento di mobilitazione in piazza dei Martiri sabato 25 alle ore 17 con numerose voci che si alzeranno per le migliaia di ragazze e di donne, di madri, figlie, sorelle, amiche…le cui vite sono state e continuano ad essere barbaramente spezzate.

Anche Trecastelli celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per l’occasione è stata realizzata la campagna “Il coraggio di cambiare”, con il patrocinio della Commissione per le pari opportunità della Regione Marche. Sabato 25 novembre, in occasione di Orange Days, alle ore 17 il Villino Romualdo della si illuminerà di arancione, e lo resterà fino al 10 dicembre, giornata internazionale per i diritti umani. Domenica 26 novembre, alle ore 17:30, nelle sale del museo De’ Nobili si svolgerà l’evento “Il coraggio di cambiare”, una proposta culturale che approfondirà il tema della violenza sulla donna con Mila Bianco, counselor professionista che parlerà di prevenzione dei fenomeni, e Andrea Montesi, psicologo del centro trattamento maltrattanti di Forlì che porterà la testimonianza sul suo lavoro e sull’urgenza dell’alfabetizzazione emotiva.

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La postazione ospedaliera ad Arcevia

(Dis)continuità assistenziale: mancano i medici alla postazione di Arcevia – L’INTERVISTA

La postazione ospedaliera ad Arcevia

Ancora problemi per la continuità assistenziale di Arcevia, che viene temporaneamente accorpata a Corinaldo e Ostra Vetere. Per la giornata del 4 novembre sono previsti ancora disagi alla popolazione data l’impossibilità da parte dell’Ast Ancona – l’azienda sanitaria territoriale – di trovare medici che possano coprire alcuni turni nella postazione medica nella “perla dei monti”.

A darne l’annuncio è l’amministrazione comunale di Arcevia che, informata dal direttore del distretto sanitario di Senigallia Alessandro Marini ha potuto inoltrare alcune comunicazioni ai propri cittadini.
La direzione amministrativa e territoriale dell’Ast ha infatti reso noto che i turni di domani, sabato 4 novembre, non potranno essere coperti dalla postazione medica arceviese, motivo per cui dalle ore 8 alle ore 20 verrà coperto dalla postazione di Corinaldo, mentre dalle ore 20 alle ore 8 sarà coperto dalla postazione di Ostra Vetere).

Una situazione che comporta disagi alla popolazione, sempre più anziana e con difficoltà deambulatorie, costretta a spostarsi di vari chilometri prima di raggiungere il medico. Non è la prima volta che accade e sicuramente non sarà l’ultima in cui Arcevia viene accorpata a livello di continuità assistenziale ad altri comuni: ma dal territorio arrivano forti segnali di stanchezza e contrarietà a queste decisioni, dettate però dalla carenza di personale medico.

A fare il punto è il sindaco Dario Perticaroli che abbiamo intervistato per approfondire la situazione. Potete ascoltare l’INTERVISTA cliccando sul player.

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Alluvione 2022, 14 persone indagate: scossone tra i sindaci delle valli Misa e Nevola

Sono quattordici le persone indagate per le morti e i danni legati all’alluvione del 2022 che sconvolse le valli Misa e Nevola da Arcevia fino a Senigallia, oltre che alcuni comuni dell’area Cesano e della provincia di Pesaro Urbino. Le notifiche degli avvisi di garanzia da parte della Procura de L’Aquila sono in corso in queste ore ma la notizia, uscita già sulla stampa locale, ha destato scalpore, in primis proprio agli indagati che parlano di “fulmine a ciel sereno”.

Tra i coinvolti nelle indagini della procura aquilana ci sono sei sindaci del territorio diocesano: Dario Perticaroli di Arcevia, Riccardo Pasqualini di Barbara, Carlo Manfredi di Castelleone di Suasa, Letizia Perticaroli di Serra de’ Conti, Federica Fanesi di Ostra e Marco Sebastianelli di Trecastelli. Poca la voglia di parlare. Assieme a loro, coinvolti a vario titolo anche due funzionari dei Vigili del fuoco e sei tra funzionari, operatori e responsabili della Protezione Civile. Varie le accuse mosse per condotte colpose commissive e omissive fino alla cooperazione in omicidio colposo plurimo.

«Ho letto questa mattina il giornale e sulla locandina c’era già scritto che erano indagate 14 persone – spiega Carlo Manfredi, sindaco di Castelleone di Suasa -: ne sono venuto a conoscenza in quel momento e nessuno di noi sindaci ne sapeva niente di niente». Il coinvolgimento di Manfredi, come primo cittadino di Castelleone di Suasa, è da ricondursi al fatto che proprio nel territorio comunale sono state travolte dalla piena del fiume Nevola la mamma e il piccolo Mattia Luconi, appena 8 anni: quest’ultimo poi rinvenuto senza vita vari chilometri più a valle, nel territorio di Trecastelli, mentre la donna è riuscita a salvarsi. Sul mancato allertamento ipotizzato dalla Procura aquilana, Manfredi ci va cauto: «Quella sera c’era solo un’allerta gialla e solo per le zone montane settentrionali. Non s’è ancora capita bene la questione per cui ci ritroviamo indagati: io ho ricevuto la comunicazione della Protezione civile alle 23 quando era già successo tutto, e questo è quello che ho detto ai carabinieri quando siamo stati interrogati nei giorni successivi. Nel momento in cui siamo venuti a conoscenza del fatto, eravamo alla ricerca delle persone, già era successo tutto nel pomeriggio. Io alle 20:30 ho chiamato Olivetti (sindaco di Senigallia, Ndr) che da noi il fiume aveva esondato per cui era presumibile una piena a Senigallia e così è stato. Io sono tranquillo: ho fatto, secondo me, di coscienza quello che andava fatto». 

Nemmeno a Dario Perticaroli, primo cittadino di Arcevia, è stato ancora notificato l’atto ma è questione di ore: «Non me l’aspettavo e di certo non in questo modo, venendo a saperlo dai giornali. Mi sento a posto per quello che ho fatto: più di così che dovevo fare? Non so quali siano i miei capi d’imputazione ma sono stato il primo a chiamare la Sala operativa provinciale, la Regione, Olivetti che stava a Senigallia, la protezione civile locale, gli operai del Comune, i carabinieri e i carabinieri forestali, il telefono suonava all’impazzata: in mezz’ora ho messo in moto il mondo intero». Poi è andata via la corrente, non c’era la linea internet e le comunicazioni sono divenute molto difficoltose se non impossibili. «Ora se mi vogliono mettere sulla croce mi ci mettessero pure, ma io ero solo quella sera». E la stoccata finale: «Sindaci in prima linea, col rischio di essere messi al palo: così finirà col non volerlo fare più nessuno, forse solo qualche sfrontato».

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Avviati a cavallo tra settembre e ottobre 2023 i lavori di somma urgenza per il ripristino delle sponde e della sezione idraulica del fiume Cesano dopo l'alluvione 2022

Alluvione 2022, via ai lavori di somma urgenza tra Castelleone, Arcevia e San Lorenzo in Campo

Avviati a cavallo tra settembre e ottobre 2023 i lavori di somma urgenza per il ripristino delle sponde e della sezione idraulica del fiume Cesano dopo l'alluvione 2022

Ammontano complessivamente a 300 mila euro i due interventi che sono stati avviati pochi giorni fa nel territorio suasano per la messa in sicurezza del fiume Cesano. Ad annunciarli è il sindaco del Comune di San Lorenzo in Campo Davide Dellonti.

«Sono finalmente iniziati due ingenti interventi di “somma urgenza” – ha affermato il primo cittadino – pianificati con la Regione Marche – struttura del vicecommissario delegato all’alluvione 2022 ing. Stefano Babini e attuati dal Consorzio di bonifica, per la messa in sicurezza dei territori colpiti dall’alluvione 2022, in particolare l’asta del fiume Cesano».

Nello specifico si tratta di interventi urgenti volti al ripristino della sezione idraulica del fiume Cesano: «Si sta provvedendo alla rimozione delle alberature e conseguente riprofilatura del terreno delle sponde, al taglio di quelle compromesse, sradicate e/o pendenti nell’alveo inciso e bagnato dalle acque» continua Dellonti soddisfatto che finalmente si stia agendo anche in un territorio meno “illuminato” dai riflettori della cronaca nei giornali. 

Di fatto però non è coinvolto solo il Comune di San Lorenzo in Campo: l’area di intervento è dal Molino Brotano sino al ponte di via Cesare Battisti, alla confluenza del torrente Nevola. Mentre la sponda sinistra idrografica è interamente appartenente al territorio del Comune laurentino, mentre la sponda destra è condivisa fra Pergola, Arcevia e Castelleone di Suasa.

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Il Consiglio comunale aperto sulla sanità pubblica ad Arcevia, al teatro Misa

Sanità, il Consiglio comunale aperto approva all’unanimità la proposta per l’ospedale di Arcevia

Il Consiglio comunale aperto sulla sanità pubblica ad Arcevia, al teatro Misa
Il Consiglio comunale aperto sulla sanità pubblica ad Arcevia, al teatro Misa

Teatro Misa pieno ad Arcevia, come nelle grandi occasioni. Perché parlare di sanità pubblica e di servizi sul territorio a una popolazione che si è vista gradualmente ridurre i servizi (e il personale) è una di quelle grandi occasioni. Per ribadire l’unità tra istituzioni e cittadinanza, ma anche per dire, chiaramente e senza giri di parole, che il territorio non ci sta a subire continue promesse non mantenute. Questo è successo ad Arcevia e di questo ha parlato il sindaco Dario Perticaroli che sin dal suo insediamento ha sollevato perplessità circa la situazione della struttura e del personale. Lo ha fatto durante il Consiglio comunale aperto che si è svolto lo scorso primo agosto sul tema della sanità territoriale, alla vigilia della discussione in Consiglio regionale sul piano socio sanitario 2023-25, il documento che mette nero su bianco il futuro dei servizi sanitari nell’area interna in cui ricade la Perla dei monti.

Al centro c’è l’ospedale, declassato, spogliato di servizi e personale per portarli avanti, a rischio chiusura ma che da oltre 20 anni resiste in una forma ridotta seppure con criticità importanti che ricadono ovviamente sull’utenza. Al teatro Misa di Arcevia c’era tanta gente, ma c’erano anche “i grandi assenti”, un’ulteriore conferma delle difficoltà del territorio privo anche di una rappresentanza politica di peso.

Perticaroli ha ripercorso la storia dell’ospedale, classificato dal 1999 come Ospedale di comunità; a seguito di atti che si sono succeduti dal 2014 al 2018 è stato declassato a Casa della salute di tipo B pur mantenendo le caratteristiche dell’Ospedale di comunità (Casa della salute di tipo C). Negli anni si sono susseguite lettere di segnalazione e denuncia circa la situazione del polo ospedaliero arceviese, uno dei primi a cadere sotto la scure dei tagli alla sanità dagli anni 2000 in poi e le politiche dell’austerity. Lettere a cui sono state risposte poche cose, a volte anche con promesse ma difficilmente mantenute.

Fin dal suo insediamento Perticaroli ha battuto il tasto della sanità pubblica lamentando come fosse il più importante dei disservizi nelle aree interne, uno dei quelli che maggiormente favoriscono lo spopolamento dei centri montani. Se poi ci si mette che con il cambio di governo marchigiano ci sono stati anche stralci dei precedenti piani socio sanitari regionali precedenti, il quadro a tinte fosche è presto dipinto. Tra le criticità dell’ospedale di Arcevia: «il servizio 118, gli specialisti ambulatoriali, il servizio di radiologia». E ancora, i posti letto, la fisioterapia. Qualcuno è stato ripristinato ma «solo fino alle  programmate elezioni regionali. Poi a febbraio 2020 il Covid 19 e tutto si ferma nuovamente». A nulla sono valse le rassicurazioni dai nuovi vertici regionali: nonostante il fatto che l’amministrazione Regionale avesse cambiato colore la risposta non c’è stata.

«L’amministrazione che presiedo ha sempre tenuto alta l’attenzione sull’argomento e sulle criticità come la mancanza di personale medico, amministrativo, pediatri». E così si è arrivati allo stralcio del piano sociosanitario regionale 2020 – 2022 e alla redazione del nuovo PSSR 2023 – 2025. Nasce da qui la proposta che la comunità di Arcevia ha redatto chiedendo particolare attenzione per le aree interne, dove si registrano età più avanzate e difficoltà nei collegamenti tra le varie zone rispetto ai centri costieri. Il che andrebbe ad alleggerire la pressione sulla rete ospedaliera regionale e sul polo di Senigallia. Punti salienti della proposta approvata all’unanimità dal Consiglio arceviese sono la riclassificazione della struttura di Arcevia come Casa della Comunità spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) e il mantenimento degli attuali 20 posti letto (8 posti letto per cure intermedie, che si aggiungono ai 12 posti letto della RSA).

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La cittadinanza al Consiglio comunale aperto di Arcevia al teatro Misa
La cittadinanza al Consiglio comunale aperto di Arcevia al teatro Misa
sanità, medicina, ospedale, cure, pronto soccorso

Arcevia, nuova battaglia sull’ospedale di comunità

sanità, medicina, ospedale, cure, pronto soccorso

La sanità è da anni un punto debole per i comuni montani, alle prese con tagli ai servizi e al personale che mettono costantemente a repentaglio il mantenimento delle strutture sanitarie nelle aree interne. Lo sa bene Arcevia, che sull’ospedale cittadino ha fatto molte battaglie. È stato uno dei primi comuni a perdere il proprio polo sanitario ma uno dei primi a vedersi assegnare un ospedale di comunità con ambulatori e presidio medicalizzata per le emergenze.

Ora con il nuovo piano sociosanitario regionale 2023-2025 in discussione, che verrà approvato con tutta probabilità entro la pausa estiva, Arcevia deve fare i conti con nuovi rischi di chiusura e ridimensionamento. Da qui l’iniziativa del sindaco di Arcevia Dario Perticaroli che ha scritto una lettera al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, all’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini e al presidente della 4ª commissione regionale sanità Nicola Baiocchi.

Nella lettera c’è tutta la preoccupazione di un’intera comunità che teme lo spostamento o quantomeno la riduzione di altri servizi. Già ospedale di comunità, Arcevia vorrebbe che venisse riclassificato come Casa della Comunità spoke e ambulatori di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, con il mantenimento degli attuali 20 posti letto, di cui 8 per cure intermedie e 12 come Rsa.

Sul tema è stato annunciato un consiglio comunale straordinario aperto che dovrebbe tenersi il 1° agosto prossimo per parlare di radiologia, del Cup, della medicina d’urgenza, di vaccinazioni, ostetricia e pediatria. All’orizzonte anche possibili manifestazioni per mantenere i servizi sanitari sui territori montani e periferici.

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Presentata la maxi simulazione di protezione civile aad Arcevia: presenti in conferenza stampa da sinistra Darco Pellos, prefetto di Ancona; Stefano Aguzzi, assessore alla protezione civile; Dario Perticaroli, sindaco di Arcevia e Stefano Stefoni, dirigente protezione civile regionale

Arcevia: maxi simulazione di protezione civile con terremoto di magnitudo 7.2 e crisi sanitaria

Presentata la maxi simulazione di protezione civile aad Arcevia: presenti in conferenza stampa da sinistra Darco Pellos, prefetto di Ancona; Stefano Aguzzi, assessore alla protezione civile; Dario Perticaroli, sindaco di Arcevia e Stefano Stefoni, dirigente protezione civile regionale
Presentata la maxi simulazione di protezione civile aad Arcevia: presenti in conferenza stampa da sinistra Darco Pellos, prefetto di Ancona; Stefano Aguzzi, assessore alla protezione civile; Dario Perticaroli, sindaco di Arcevia e Stefano Stefoni, dirigente protezione civile regionale

Via nella perla dei monti alla maxi esercitazione europea di protezione civile “Modex Arcevia 2023”. L’iniziativa, presentata in Regione nei giorni scorsi, avrà inizio domani, martedì 6 giugno, e fino a venerdì 9 terrà impegnati 250 partecipanti provenienti da molti paesi e 70 osservatori internazionali. Una mobilitazione impressionante in cui verrà simulato lo scenario di un’emergenza conseguente ad un evento sismico in collaborazione con il dipartimento della protezione civile, la Prefettura di Ancona e Comune di Arcevia.

Il paese dei 9 castelli, che aveva ospitato già nel 2015 una prima esercitazione dello stesso livello, si trasformerà in un paese fittizio (Modulistan), con tanto di cartellonistica e segnaletica stradale modificata ad hoc, in cui si verificherà un terremoto di magnitudo 7.2 che darà luogo a emergenze sanitarie di varia complessità. E proprio la vastità dell’operazione che coinvolgerà anche gli ospedali di Fabriano, Jesi e Senigallia.

Come ha spiegato il dirigente della Protezione Civile regionale, Stefano Stefoni, la nuova simulazione Modex Arcevia prenderà l’avvio operativamente dalle ore 07.30 del 6 giugno alle ore 15.00 del 9 giugno ininterrottamente e vedrà coinvolti dall’estero tre moduli sanitari (Emergency Medical Team – EMT) provenienti da Romania, Germania, Austria, una squadra di supporto tecnico dalla Lituania, personale sanitario dall’Andorra, un gruppo di esperti europei di protezione civile dalla Romania, Italia, Grecia.

Modex simulerà l’intero ciclo di una missione di soccorso dall’arrivo sul luogo del disastro alle operazioni di smobilitazione, al massimo grado di realismo anche con figuranti/pazienti feriti. E’ prevista un’area esercitativa di 126 kmq, una media di circa 350 simulatori/giorno, centinaia di casi sanitari simulati, un modulo TAST e 70 esperti/osservatori da una cabina di regia. Ogni modulo EMT sarà composto da una struttura campale, materiali sanitari e sarà dotato di personale sanitario e logistico (30/40 unità).

L’iniziativa si inserisce in un ampio percorso coordinato e finanziato dalla Commissione Europea: ha lo scopo di verificare specifici aspetti della gestione di emergenze, che prevedano l’attivazione del meccanismo di protezione civile a livello europeo, in particolare, testando la capacità di risposta dei paesi coinvolti da tali simulazioni. Ma è soprattutto finalizzato alla stesura di protocolli di intervento delle strutture sanitarie, omogenei a livello internazionale, per garantire le attivazioni più efficaci e operative nelle diverse condizioni di emergenza campale. 

L’esercitazione si concluderà nella serata del 9 giugno con un social event che si svolgerà nella piazza di Arcevia, a cui parteciperanno tutti gli organizzatori, gli esperti, i team stranieri intervenuti e i volontari di protezione civile oltre che la popolazione di Arcevia e la mattina del 10 giugno è prevista la cerimonia di chiusura dell’evento, con la condivisione dei risultati esercitativi, il saluto a tutti i team partecipanti e la consegna degli attestati.

«Arcevia ha aderito con grande entusiasmo e consapevolezza a questo evento – ha spiegato il sindaco Dario Perticaroli – e tutta la popolazione, giovane e anziana, le tante associazioni hanno profuso il massimo sforzo per la migliore ospitalità e organizzazione di questa esercitazione. Oltre al significato in termini di cultura della prevenzione, sarà anche un’occasione di promozione turistica e di racconto delle eccellenze del territorio».

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L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia

Contro il piano cave della Provincia accolto anche l’appello di Italia Nostra – sezione di Arcevia

L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia
L’area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia (foto 2017)

Contro il piano cave della Provincia di Ancona sul bacino estrattivo di Monte Sant’Angelo è stato accolto dal Consiglio di Stato anche l’appello di Italia Nostra – sezione di Arcevia. Confermati alcuni dei motivi già accolti con il ricorso effettuato dal Comune di Arcevia: si è accertata la mancata valutazione degli impatti cumulativi con le altre cave pregresse ed attive nel territorio più complessivo e il mancato aggiornamento delle stime degli effettivi fabbisogni per quel tipo di materiali. 

Soddisfatto Andrea Astracedi, presidente della sezione di Arcevia di Italia Nostra Onlus, il quale ha commentato così la notizia: «Auspichiamo che dopo quasi 19 anni di vertenze la Provincia di Ancona, assieme alla Regione Marche, voglia davvero voltare pagina, e considerare attentamente la necessità di effettuare una pianificazione moderna, priva di scelte preconcette, e che sia supportata da una metodologia corretta. Vogliamo sperare dunque che anzitutto sia rivisto il metodo, non solo che sia abbandonata l’opzione del Monte Sant’Angelo per i numerosi motivi di ordine ambientale che anche il Consiglio di Stato ha considerato sia pure in senso generale e cioè in particolare l’aspetto idrogeologico».

Italia Nostra sottolinea la necessità di una rinnovata attenzione per le tematiche ambientali, non a caso di scottante attualità, che si ricollegano direttamente alle cave e ai loro impatti: «bisogna regolamentare il consumo di suolo, applicare le leggi in materia di riciclo degli inerti nonché far progredire la legislazione in quella materia, bisogna elevare il livello di effettiva tutela idrogeologica» spiega Astracedi. 

Un’ultima considerazione va fatta leggendo la vicenda anche in chiave economica: il territorio è nel frattempo mutato, l’attenzione si sta spostando verso il settore turistico – che secondo Italia Nostra «va gestito con cautela» – ma soprattutto verso le produzioni tipiche di qualità, «le quali richiedono la sussistenza di comunità coese, vive e non disarticolate da dinamiche di abbandono in cui concorrono anche quelle politiche disattente che finiscono per favorire speculatori di vario genere, attori economici ‘mordi e fuggi’. A tal proposito siamo anche preoccupati per lo scenario che l’inchiesta soprannominata Fango e Cash sta mettendo in luce, scenario che potrebbe offrire l’esempio di ciò che non dovrebbero mai diventare le aree troppo presto definite marginali».

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L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia

Il Consiglio di Stato dice “no” al piano cave provinciale, la cava a Monte S.Angelo di Arcevia rimane chiusa

L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia
L’area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia

Completamente al sicuro da nuovi tentativi di utilizzare la cava, forse Arcevia non lo sarà mai. Per il momento, però, è stata messa una pietra tombale sul piano provinciale delle attività estrattive con cui l’ente dorico prevedeva la riattivazione del sito di Monte S.Angelo, dove avvenne il 4 maggio 1944 l’eccidio a opera dei nazifascisti che trucidarono anche civili inermi. Fatti di storia e celebrazioni annuali, il turismo legato al paesaggio e alla natura, iniziative culturali e artistiche che si promuovono in quei luoghi, dunque sono tutti fattori si intrecciano con le questioni ambientali, economiche e amministrative nel ricorso che il Comune di Arcevia ha presentato al Consiglio di Stato e vinto con sentenza resa nota proprio ieri, venerdì 12 maggio.

Nelle motivazioni i giudici romani tengono conto però soltanto della mancata revisione delle stime sul fabbisogno estrattivo contenute nel Ppae (piano provinciale attività estrattive)  e della mancata considerazione degli impatti cumulativi con altri siti limitrofi. Ma tanto basta per dare lo stop definitivo a quanto la Provincia di Ancona ha adottato nel 2021. E per il momento il sindaco di Arcevia Dario Perticaroli esulta perché gli sforzi sono stati ripagati. «Il “no” del Comune di Arcevia – ha riferito – non era detto a prescindere ma si fondava su analisi che ci dicevano che il piano provinciale delle attività estrattive era ormai fuori luogo e fuori tempo. Vi sono contenute stime errate sui fabbisogni estrattivi e non tenevano conto di altri bacini così come dell’impatto complessivo». Ma c’è di più.

Dal piano regionale del 2005 a quello provinciale del 2021 sono passati tanti, troppi anni. Il territorio e il tessuto economico arceviese sono cambiati: la crisi dell’edilizia poi estesa agli altri settori economici, la riconversione del territorio al turismo naturalistico e culturale; la memoria della Resistenza e della Liberazione, l’eccidio di Monte S. Angelo: questioni da tenere da conto per qualsiasi valutazione. Il territorio fu teatro di episodi che costituiscono l’identità collettiva e la memoria di una comunità. Da valorizzare ora e ancora di più nel futuro, nell’ottica del contrasto a quella continua rivisitazione e al negazionismo che hanno permeato anche alcuni ambienti politici e istituzionali. Anche l’Anpi nazionale era intervenuto sul tema.

La cava è tuttora sotto sequestro per la vicenda dei traffici illeciti di rifiuti speciali, scoppiata nel marzo 2020. Ci sono tonnellate di materiali che non dovrebbero esserci: rifiuti speciali da demolizione e terrosi, anche contaminati; plastiche e metalli; ma anche rifiuti organici che rischiano di inquinare un lago di falda limitrofo. Anche per questo è necessario un supplemento di tutele e valutazioni in più che il Consiglio di Stato ha espressamente richiamato. Per fortuna.

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Il progetto del nuovo asilo nido in località Conce, ad Arcevia

Entro fine anno partiranno i lavori per il nuovo asilo nido di Arcevia

Il progetto del nuovo asilo nido in località Conce, ad Arcevia
Il progetto del nuovo asilo nido in località Conce, ad Arcevia

ARCEVIA – Buone notizie per la comunità arceviese che potrà godere finalmente di un nuovo asilo nido. Sarà realizzato in località Conce, come stabilito dalla delibera comunale n. 34 del 2023 con cui la giunta ha approvato il progetto definitivo-esecutivo che prevede l’abbattimento del vecchio immobile e la successiva nuova edificazione.

L’ intervento “Demolizione e ricostruzione asilo nido Conce di Arcevia” era inserito nel programma triennale delle opere pubbliche 2022-2024, a sua volta facente parte del DUP 2022-2024 e approvato dal consiglio comunale con delibera n.7 del 27 aprile 2022. Prevede una spesa complessiva di 1,25 milioni di euro: il progetto è stato ammesso dal Ministero dell’istruzione nell’ambito delle opere scolastiche del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) al finanziamento dell’Unione europea grazie alla strategia “Next Generation EU”.

Soldi europei che permetteranno alla piccola comunità arceviese di vedere una nuova infrastruttura al posto dell’attuale, con tutte le innovazioni ed efficienze energetiche previste dalle leggi in materia di edilizia scolastica. L’edificio che ospiterà 36 bambini sarà ampio circa 500 mq ma disposto su due livelli e potrà godere di impianti di riscaldamento e raffreddamento molto efficienti grazie a pompa di calore e pannelli fotovoltaici, infissi a triplo vetro con elementi oscuranti, materiali innovativi e naturali. Un progetto sostenibile che punterà molto sul risparmio e sull’efficientamento energetico. Infine un occhio alla sismicità dell’area: l’edificio sarà realizzato con criteri altamente antisismici, date le scosse di terremoto del 2016 e le ultime di novembre 2022, ma garantirà anche un’elevata permeabilità del suolo dati i fatti del settembre scorso.

La tempistica però inizia a farsi stretta: l’aggiudicazione dei lavori è prevista entro la fine di maggio; l’avvio dei lavori dovrà avvenire entro il 30 novembre 2023 e la loro conclusione entro la fine del 2025. Tra collaudi e verifiche, l’edificio scolastico di via S. G. Battista sarà pronto e fruibile dagli alunni solo per settembre 2026, imprevisti permettendo.

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Riaperto il ponte sulla sp 14 a Nidastore di Arcevia

Arcevia, dopo sette mesi riaperto il ponte a Nidastore

Riaperto il ponte sulla sp 14 a Nidastore di Arcevia
Riaperto a fine aprile il ponte sulla sp 14 a Nidastore di Arcevia

Dopo Serra de’ Conti tocca ad Arcevia vedersi riaprire uno dei ponti danneggiati nelle giornate del 15 e 16 settembre 2022 quando il dissesto idrogeologico ha mostrato tutte le fragilità del territorio tra le valli Misa e Nevola. Lo scorso mese si è concluso, infatti, l’intervento che ha permesso la riapertura a inizio aprile del ponte dell’elisoccorso lungo la strada provinciale 11 che collega il comune di Serra de’ Conti con il territorio comunale di Barbara.

Il lavoro della Provincia di Ancona per riaprire i ponti e le infrastrutture viarie compromesse non era però terminato, e così, dopo un altro mese, è stato possibile riaprire al transito di pedoni, ciclisti e automobilisti il ponte di Nidastore nel comune di Arcevia, lungo la strada provinciale 14/1, dal km 1+900 fino al km 2+100. Qualche ritardo ha costretto la popolazione ad attendere la fine di aprile anziché quella di marzo ma ormai il gioco è fatto e il territorio arceviese si gode i frutti del lavoro di tecnici e operai.

Lavoro che però si è spostato in altre zone: il presidente della Provincia dorica Daniele Carnevali ha dichiarato che l’ente di Ancona si avvia a «concludere nelle prossime settimane la tabella di marcia per restituire al territorio le infrastrutture danneggiate dalla tragedia del settembre 2022», quando si verificarono esondazioni e tracimazioni con enormi danni – si parla di 2/3 miliardi di euro – e ben 13 vittime.

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Riaperto il ponte sulla sp 11 a Serra de' Conti
Riaperto ad aprile 2023 il ponte sulla sp 11 a Serra de’ Conti
Museo archeologico statale di Arcevia: i reperti dagli scavi a Monte Croce Guardia

Cambio allestimento, nuovo volto per il pubblico il Museo Archeologico Statale di Arcevia

Museo archeologico statale di Arcevia: i reperti dagli scavi a Monte Croce Guardia
Museo archeologico statale di Arcevia: i reperti dagli scavi a Monte Croce Guardia

Ha riaperto al pubblico il Museo Archeologico Statale di Arcevia dopo mesi di chiusura per permettere i lavori del nuovo allestimento. Un cambio pagina se fosse un libro, anzi, un nuovo capitolo in quello che si configura come il più interessante racconto della storia locale da migliaia di anni fa a oggi.

Giovedì 20 aprile il polo culturale è tornato fruibile e sempre più accessibile, più ricco nei reperti esposti e con una nuova veste grafica e narrazione storica, sfruttando le nuove tecnologie e con materiali anche in lingua inglese.

Il museo si mostra al pubblico con delle novità rispetto al precedente allestimento. La direttrice del Museo Claudia Casavecchia ha parlato, durante l’inaugurazione, della nuova descrizione dei supporti delle didascalie, che racchiudono l’idea di una maggiore accessibilità e inclusività. «Sono didascalie in italiano e in inglese, hanno lo spazio per agganciare un reperto (originale o in copia) utile alla lettura tattile con la relativa didascalia in Braille (italiano e inglese) e hanno un’altezza tale da permettere una lettura tattile anche a chi è in sedia a rotelle. La progettazione del nuovo allestimento che arriverà a compimento con la sistemazione delle vetrine e della relativa esposizione dei reperti di Montefortino, parte proprio dall’esigenza di raccontare le ricchezze archeologiche del territorio arceviese esposte in museo ad un più ampio target di pubblico. Il primo passo è stata la realizzazione di una veste grafica più accessibile. La conclusione, grazie ai fondi del PNRR, sarà un museo archeologico fruibile a più tipologie di disabilità, ma che allo stesso tempo, renderà il racconto museale un’esperienza più completa per tutti». 

ASCOLTA L’INTERVISTA

Anche l’archeologa Amanda Zanone, curatrice delle collezioni, è intervenuta per evidenziare che «gli importanti lavori di revisione degli spazi e del percorso espositivo che hanno previsto la riscrittura della narrazione museale sul piano scientifico, grafico e divulgativo con uno sguardo costantemente attento alle esigenze di una piena accessibilità. Si è cercato, attraverso una strategia selettiva e ragionata, di costruire un percorso archeologico fluido, caratterizzato da una lettura integrata tra cultura materiale e l’ambiente che l’ha prodotta per restituire al territorio le componenti della sua storia. La narrazione si arricchisce di aggiornamenti scientifici e di nuovi dati. La documentazione fotografica restituisce momenti della ricerca archeologica. L’apparato grafico e le ricostruzioni consentono di visualizzare un paesaggio preistorico dell’ultima glaciazione o la vita in un villaggio del Bronzo finale, ma anche l’archeologo al lavoro intento a ricomporre la forma delle cose. Tra le novità, per la prima volta vengono esposti al Museo di Arcevia la preziosa parure di ori e parte del corredo della tomba XXIII proveniente dalla straordinaria necropoli di Montefortino». 

All’evento ha partecipato anche il direttore della Direzione Regionale Musei Marche, Luigi Gallo: «Il museo di Arcevia racconta non solo la storia antica del territorio, ma è anche il simbolo di una vivace cultura locale: ospitato all’interno dell’ex convento di San Francesco del XIII secolo con affreschi del XVI secolo nel chiostro, espone parte della collezione in una elegante cornice che, grazie ad un restauro e ripristino delle originarie cromie settecentesche, crea un ambiente museale che dal passato è in continuo dialogo con il presente». Gallo ha sottolineato che «Arcevia è una realtà nota, da più di un secolo, all’intera comunità scientifica italiana e internazionale. Pensiamo, ad esempio, all’elmo di tipo Montefortino che prende il nome proprio dagli elmi gallici trovati nella necropoli di Arcevia; o alle corone, conservate al MAN Marche, esposte alle Scuderie del Quirinale in occasione della mostra Tota Italia nel 2021, dove hanno attirato l’attenzione per la loro meravigliosa fattura. Si pensi anche al fossato eneolitico (III millennio a.C., Ndr) di Conelle, una delle più antiche opere difensive artificiali; al sito dell’età del Bronzo di Monte Croce Guardia che è, tutt’oggi, oggetto di scavi e di studi». 

Il museo arceviese sarà aperto tutti i giorni con il seguente orario: lunedì, martedì, venerdì e sabato mattina dalle 8.30 alle 13.00, mercoledì e giovedì dalle 14.00 alle 19.00. Nei giorni festivi seguirà i seguenti orari di apertura: prima e seconda domenica del mese dalle 14.00 alle 19.00, altre domeniche e festivi dalle 8.30 alle 13.00 (info e prenotazioni: drm-mar.arcevia@cultura.gov.it; tel. 07319622).

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Il museo archeologico statale di Arcevia

Arcevia, tutto pronto per l’inaugurazione del nuovo allestimento al museo archeologico statale

Il museo archeologico statale di Arcevia
Il museo archeologico statale di Arcevia

Quella di giovedì 20 aprile è una data importante per Arcevia che inaugura il nuovo allestimento per il museo archeologico statale. Alla base dell’intervento c’era la necessità di adeguare la struttura museale alle novità, sia tecnologiche che espositive, e di migliorarne la fruibilità anche alle persone con disabilità. Passaggi non scontati quando si parla di strutture pubbliche. 

Quella di domani segna dunque una nuova pagina nella “vita” del museo che, dopo la “nascita” nel 1996, ha compiuto un primo e importante passo verso un nuovo modo di vivere e di raccontare la storia, i beni archeologici, l’istituzione, le informazioni. Chiuso da novembre scorso per lavori, l’edificio riapre mostrando a tutti il concetto di fondo: “l’archeologia per tutti”, intesa non solo come maggior accessibilità ma come tendenza a rivolgersi a un pubblico sempre più ampio. 

Alcuni reperti in mostra al museo archeologico statale di Arcevia
Alcuni reperti in mostra al museo archeologico statale di Arcevia

Tra le novità, rese possibili anche grazie ai fondi del Pnrr, c’è il secondo servoscala per un accesso più agevolato con sedia a rotelle ma anche servizi e forniture per adeguare il museo alla più ampia accessibilità. Sulla stessa linea anche la comunicazione del racconto museale è stata rivista con una nuova veste grafica dei pannelli esposti: attraverso le didascalie in Braille e copie in 3D dei reperti agganciate alle rispettive vetrine – lo spunto nasce dal dialogo con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona – sarà possibile sia la fruizione del museo anche al pubblico non vedente ma permettere una nuova modalità di vivere il museo anche ai normodotati sfruttando il tatto. Disponibili informazioni anche in lingua inglese e tramite Qr Code, mentre per quanto riguarda le audioguide, già da tempo, il museo è inserito nella web-app Izi Travel che ne permette la fruizione dai propri devices.

Per tutte le altre informazioni sul nuovo allestimento, che nasce da una profonda revisione scientifica, e sui nuovi reperti in mostra abbiamo intervistato la direttrice del Museo Archeologico Statale di Arcevia, Claudia Casavecchia, che ci ha parlato anche del momento inaugurale.
Per ascoltare il suo intervento, basterà cliccare sul seguente player.

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