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Tag: Arcevia

I danni del maltempo del 15 settembre 2022 ad Arcevia

Post alluvione: meno burocrazia, servono più risposte concrete

I danni dell'ondata di maltempo del 15 settembre 2022 ad Arcevia
I danni dell’ondata di maltempo del 15 settembre 2022 ad Arcevia

Continuano le visite sul territorio arceviese e dintorni per comprendere con esattezza quanti e quali danni siano stati prodotti dalla grave ondata di maltempo del 15 settembre scorso, conclusasi con un’alluvione che ha devastato l’intera vallata Misa e Nevola. Sopralluoghi per fare il punto della situazione che hanno visto muoversi tra Arcevia, Sassoferrato e Serra de’ Conti, così come negli altri territori, la direttrice regionale Anci Marche Francesca Bedeschi e l’ing. Stefano Babini, individuato dal Acquaroli come vicecommissario delegato per l’emergenza derivante dagli eventi calamitosi del settembre 2022 nelle province di Ancona e Pesaro-Urbino.

Non passerelle politiche ma visite per la ricognizione dei danni e degli interventi da effettuare il prima possibile, per i quali il governo ha stanziato una cifra di oltre 70 milioni che però rischia di non coprire le spese per la somma urgenza di tutti i comuni coinvolti. A tal proposito dunque si stanno raccogliendo le istanze che provengono dai sindaci dei comuni, che si trovano in difficoltà anche per la sola questione del fabbisogno di personale tecnico-amministrativo, a oggi mancante. Tema già sollevato dal sindaco di Arcevia Dario Perticaroli, in qualità anche…

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Una delle aree allluvionate dalla piena del fiume Misa e Nevola

Danni ingenti nella vallata del Misa e Nevola. Perticaroli: «Un disastro. O ci aiutano o siamo morti»

Una delle aree allluvionate dalla piena del fiume Misa e Nevola
Una delle aree allluvionate dalla piena del fiume Misa e Nevola. Foto: Vigili del fuoco

Tra i più colpiti dall’alluvione del 15 settembre scorso, ci sono i territori di Arcevia, Serra de’ Conti, Barbara e Castelleone di Suasa. Comuni alla ribalta normalmente per piccoli fatti di cronaca, oggi al centro di notiziari e servizi televisivi.

«Per la popolazione si è trattato di un’apocalisse» spiega Carlo Manfredi, sindaco suasano. Oltre alle 12 vittime e alla donna ancora dispersa, il lato umano, ci sono anche ettari ed ettari di terreni, case, garage e cantine invasi da acqua e fango con danni per milioni di euro. «A fondo valle la situazione è molto più grave che in paese – racconta il primo cittadino. Oltre ai campi allagati, con danni alle aziende agricole, ci sono diversi problemi alle pertinenze delle abitazioni, alle strade dissestate dalla forza del fiume che ha invaso tutto. L’acqua ha creato un muro di oltre un metro e mezzo, una cosa impressionante».

Lo scenario apocalittico è simile nei vari comuni coinvolti. La Perla dei monti ha dovuto fare i conti con strade interrotte, famiglie senza acqua né elettricità, allagamenti, frane. Il sindaco di Arcevia Dario Perticaroli: «Qui è un disastro. Abbiamo un territorio di 124 kmq dove si sono verificati smottamenti un po’ ovunque, dove le strade non sono percorribili, dove sono saltati tutti i ponti e ponticini che rendono anche inaccessibili le abitazioni private». In alcune zone, il manto stradale si è staccato. I detriti si sono sparsi per i campi, danneggiando le imprese. Come se li avessero “lanciati”. Non cartacce, ma tronchi, rami, mezzi agricoli. «Al premier Draghi ho prospettato tutte le difficoltà degli enti locali: se non ci danno una mano, una grande mano, siamo morti».

I minatori del Guizhou

Nell’affascinante borgo di Castiglioni d’Arcevia, all’interno della piccola galleria d’arte AtelierPhōs, è possibile ammirare fino al 24 settembre 2022 una particolare mostra fotografica tratta da un reportage realizzato in Cina, nella provincia del Guizhou, dal giornalista e reporter Giuseppe Chiucchiù.
L’esposizione, “Cina. I minatori della provincia di Guizhou”, raccoglie una serie di scatti eseguiti, ormai oltre 20 anni fa, in un remoto villaggio del distretto di Pingba, all’interno di una miniera di carbone gestita dagli stessi abitanti.

Le foto, molte scattate in condizioni estreme, all’interno di cunicoli bassi e bui in cui il lavoro di estrazione era eseguito con metodi obsoleti, rappresentano un importante documento storico che testimonia le condizioni lavorative alla periferia delle grandi città cinesi. Un racconto per immagini unico, realizzato, come più volte ha riferito lo stesso Chiucchiù, in circostanze non ripetibili. Come spesso accade, tutto ha avuto inizio dalla condivisione di un pasto ed è così che Giuseppe Chiucchiù si è ritrovato dal vagare per un mercato della regione di Pingba ad entrare tanto in confidenza con gli abitanti di questo lontano villaggio, che probabilmente mai avevano avuto modo di incontrare un viaggiatore occidentale, da avere la possibilità di scattare loro delle foto e di seguirli all’interno delle anguste gallerie della miniera, dove adulti e ragazzini scavavano il ventre della terra per tornare poi in superficie trasportando pesanti canestre di vimini cariche di carbone.

Probabilmente quella miniera oggi non esiste più e magari quel villaggio, allora formato da un pugno di case, si è sviluppato e ha trovato per i suoi abitanti un’alternativa fonte di guadagno. Negli ultimi decenni, infatti, la provincia di Guizhou che, nonostante il suo nome (in cinese significa “terra preziosa”), per secoli era rimasta ai margini del contesto economico e produttivo della Cina, si è tramutata in una delle realtà protagoniste, anche attraverso una trasformazione socio-culturale, dello sviluppo economico cinese, contribuendo decisamente alla crescita del PIL nazionale.

Giuseppe Chiucchiù, formatosi artisticamente in Germania presso l’Accademia di Belle Arti di Francoforte e insignito del prestigioso premio “Nikon Photo International” e, nel 2018, del premio “Senigallia – Io Fotoreporter”, ha alle spalle un’interessante carriera professionale iniziata nel 1988 come fotoreporter free lance per l’Agenzia Ansa, passando poi per importanti collaborazioni con i gruppi editoriale de L’Espresso, Rizzoli, Rusconi e Mondadori.
Molto attivo tra il 1989 e il 1997 Giuseppe ha prodotto una straordinaria serie di reportage in Salvador, nella zona di guerra del Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale, in Romania, in occasione della rivoluzione che aveva portato alla caduta di Ceausescu, in Germania, sul fenomeno dei naziskin, in Bosnia Erzegovina, sui fronti di guerra di Mostar e Sarajevo, negli Usa, al seguito della campagna presidenziale di Bill Clinton e nelle riserve degli Indiani d’America, e poi in Israele, dopo il sanguinoso attentato di cui fu vittima il premier Yitzhak Rabin, e in Albania, durante l’anarchia albanese. 

Tantissimi sono i reportage prodotti – tra i più recenti quelli realizzati in California, nel parco nazionale di Yosemite, a New York, dopo l’attentato alle torri gemelle, o in Uzbekistan, in Tajikistan e in Afghanistan – ed è possibile ritrovarli tutti nelle coinvolgenti parole e negli avvincenti racconti che Chiucchiù riporta illustrando la mostra fotografica sui minatori cinesi.
Andando infatti a visitare l’esposizione e incontrando l’autore degli scatti non si scopre soltanto la realtà che quelle foto hanno reso immortale ma anche lo stesso Giuseppe, nella sua grande professionalità e umanità, e non si può che rimanere affascinati e rapiti dal nostro mondo visto attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica.

Marco Pettinari

acqua, risparmio, crisi idrica, spreco, caldo

Crisi idrica, le regole per non sprecare l’acqua

acqua, risparmio, crisi idrica, spreco, caldo

Anche nelle vallate del Misa, Nevola e Cesano iniziano a farsi sentire le conseguenze della grave siccità e delle scarse piogge degli ultimi mesi. Da qui arriva, dunque, la necessità di razionare le riserve d’acqua per gli usi non alimentari e igienici. Le amministrazioni comunali di Arcevia, Senigallia e Serra de’ Conti corrono ai ripari con ordinanze simili a quelle già emesse da altri sindaci marchigiani nell’area pesarese e ascolana. L’obiettivo, si legge nell’ordinanza n.58 della sindaca di Serra de’ Conti Letizia Perticaroli, è «governare in modo unitario e maggiormente incisivo l’utilizzo delle risorse idriche disponibili» per «garantire a tutti i cittadini di poter soddisfare i fabbisogni primari per l’uso alimentare domestico e igienico».

A suo fianco anche il collega sindaco di Arcevia Dario Perticaroli che specifica nell’ordinanza n. 43 come negli ultimi tempi vi siano state «precipitazioni inferiori alla media dal mese di marzo 2022» e «temperature superiori alla media» a maggio e giugno, anche di 2 gradi. Un «andamento meteorologico che ha determinato condizioni di siccità idrologica, relativa alle portate dei corsi d’acqua e delle sorgenti, variabile da moderata a severa nelle varie porzioni del territorio regionale, con tendenza al peggioramento».

Stessi concetti ribaditi a Senigallia dove, nell’ordinanza n.294 a firma del vicesindaco Riccardo Pizzi, si ipotizza anche che lo stesso scenario possa proseguire durante le prossime settimane, aggravando di fatto la situazione già in essere. Per questo motivo, con decorrenza immediata e fino al 30 settembre 2022 è fatto divieto….

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La compagnia livornese Pilar Ternera in scena con “I racconti dei saggi Samurai”

Cultura per i più giovani, gli appuntamenti del 24° festival di teatro ragazzi “Ambarabà”

La compagnia livornese Pilar Ternera in scena con “I racconti dei saggi Samurai”
La compagnia livornese Pilar Ternera in scena con “I racconti dei saggi Samurai”

Anche Arcevia, Chiaravalle, Corinaldo, Ostra e Senigallia ospiteranno alcuni spettacoli dell’edizione estiva di Ambarabà, il festival di teatro per ragazzi e di figura. Per il territorio diocesano si tratta di una nuova opportunità di fare cultura e avvicinare all’arte soprattutto i giovani e le loro famiglie, in un periodo storico, dopo i due anni di covid, in cui si tenta di tornare alla normalità. Fino al 10 agosto riparte la programmazione curata dal Teatro Giovani Teatro Pirata e sostenuta dai comuni che ospitano gli spettacoli.

Il 24° festival di teatro ragazzi e di figura “Ambarabà” si pone in continuità con la 38esima Stagione di Teatro Ragazzi che si è conclusa da poco. Il cartellone offre una panoramica del teatro rivolto ai più piccoli, tra teatro d’animazione, baracche e burattini, marionette, cantastorie, attori e pupazzi.

Dopo gli eventi di apertura, l’11 luglio si va a Chiaravalle (parcheggio ex campo parrocchiale) con la compagnia livornese Pilar Ternera che metterà in scena “I racconti dei saggi Samurai” tratto da una leggenda orientale; il 12 luglio a Corinaldo, lo spettacolo di teatro d’attore “La bella e il bestiolino”, della compagnia Teatro al Quadrato….

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Una delle foto del réportage di Giuseppe Chiucchiù in mostra ad Arcevia per la rassegna "Cina. I minatori della provincia di Guizhou"

Giuseppe Chiucchiù: volti di una Cina che non c’è più

Una delle foto del réportage di Giuseppe Chiucchiù in mostra ad Arcevia per la rassegna "Cina. I minatori della provincia di Guizhou"
Una delle foto del réportage di Giuseppe Chiucchiù in mostra ad Arcevia per la rassegna “Cina. I minatori della provincia di Guizhou”

Fino al 24 settembre prossimo l’Atelierphos di Castiglioni di Arcevia ospita una mostra fotografica tratta da un raro réportage realizzato oltre venti anni fa in Cina, nella provincia del Guizhou, dal giornalista e reporter Giuseppe Chiucchiù.

Cina. I minatori della provincia di Guizhou”, questo il titolo della rassegna, che raccoglie una sequenza di straordinari scatti eseguiti in un piccolo e remoto villaggio del distretto di Pingba, all’interno di una miniera di carbone gestita dagli abitanti con metodi arcaici. Si tratta di fotografie scattate in condizioni estreme, nelle viscere della terra, in cunicoli bassi e bui: un materiale che per la sua peculiarità rappresenta una sorta di documento storico. La fortissima evoluzione degli ultimi decenni ha ormai relegato nelle pieghe della storia le immagini di quei cunicoli nei quali i minatori, fra loro anche dei bambini, trascinavano il carbone raccolto in cesti di vimini per portarlo all’esterno.

Quella miniera ancestrale forse oggi non esiste più e quelle colte da Chiucchiù sono state probabilmente le ultime fotografie che ci restituiscono un tempo e un contesto ambientale pressoché scomparsi in una Cina che conservava all’epoca, in quelle località periferiche nelle quali era rarissimo imbattersi in visitatori europei, le tracce visibili del suo passato…

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Piticchio di Arcevia

Arcevia entra nei “Borghi più belli d’Italia”

Grande riconoscimento per Arcevia che è entrata da poco a far parte dei borghi più belli d’Italia. L’annuncio arriva dal sindaco a cui, al termine di una lunga istruttoria durata quasi due anni, è stato comunicato l’ingresso della perla dei monti nell’associazione che valorizza il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani, per la maggior parte emarginata dai grandi flussi turistici. Un bel risultato per l’amministrazione comunale che, poco dopo l’insediamento nel 2019, aveva fatto partire l’iter.

E’ arrivata una pec che comunicava l’ingresso tra i borghi più belli d’Italia (www.borghipiubelliditalia.it). Arcevia è il trentesimo comune marchigiano a farne parte, il che fa delle Marche la prima prima regione d’Italia per numero di comuni che possono fregiarsi di questo riconoscimento. Un ottimo risultato anche in chiave promozionale che testimonia…

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Arcevia: a San Medardo il Polittico di Luca Signorelli

L’8 giugno la Chiesa cattolica celebra la figura di San Medardo ma all’interno della nostra diocesi e nello specifico ad Arcevia la devozione verso questo santo è particolarmente sentita, tanto che per omaggiare il proprio Patrono la città è solita organizzare in prossimità del giorno in cui è collocata la memoria liturgica del santo la storica “Fiera di San Medardo”, entrata nei secoli nella tradizione fieristica marchigiana. 

Medardo è stato un vescovo franco di Noyon e Tournai distintosi durante l’opera di evangelizzazione della Francia, un’azione che, dopo la conversione del Re dei Franchi Clodoveo, venne interamente affidata all’apostolato dei vescovi. Medardo nacque intorno al 457 a Salency da una nobile e ricca famiglia. Suo padre Nectar, uno dei conquistatori della Gallia sotto Childerico I, sposò sua madre Protagia, appartenente a una nobile famiglia gallo-romana. La grande inclinazione alla pietà e alla virtù cristiana lo portarono a intraprendere la strada del sacerdozio e a lasciare il mondo terreno nel 560 (secondo una ricerca del quotidiano Avvenire) come uno dei più illustri Vescovi della Chiesa di Francia del VI secolo. A San Medardo fu dedicata in Soissons, una delle più antiche città della Francia, una grande abbazia, oggi uno dei monasteri più importanti della nazione, per ospitare le spoglie del santo.
In Italia Medardo è stato invece scelto come Santo Patrono della città di Arcevia, anticamente conosciuta come Rocca Contrada, e proprio qui è conservata una delle pochissime raffigurazioni italiane del Santo, forse quella che ha dato inizio alla tradizione iconografica di San Medardo, compresa in un polittico di pittore cortonese Luca Signorelli risalente al 1507.

Polittico di Arcevia, Luca Signorelli, olio su tavola, 1507, Chiesa di San Medardo, Arcevia

Luca Signorelli, considerato tra i più grandi interpreti della pittura rinascimentale, studiò nella città toscana di Arezzo presso la bottega dell’illustre pittore e matematico Piero della Francesca e in più di una sua opera è evidente l’omaggio al proprio maestro, come ad esempio nel caso dello “Stendardo della Flagellazione”, realizzato per una confraternita di Fabriano e oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano, in cui è possibile cogliere il riferimento proprio alla “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca. Il Signorelli, dopo aver dipinto alcune scene nell’impresa decorativa della Cappella Sistina a Roma e il grande successo degli affreschi orvietani, tornerà nelle Marche e più precisamente nella cittadina di Arcevia soltanto in tarda età, con una serie di opere che rientrano in quello che viene indicato come un periodo di crisi artistica, innescato probabilmente dall’arrivo sulla scena di pittori come Leonardo, Michelangelo o Raffaello. I dipinti di questi anni sono ispirati a forme e modelli arcaici di chiara natura gotica, come il meraviglioso “Polittico di Arcevia”, detto anche il “Polittico di San Medardo”, o come la “Vergine e Santi”, oggi conservata nei depositi della Pinacoteca di Brera, e il “Battesimo di Cristo”, collocato nella Collegiata di San Medardo, la più importante chiesa di Arcevia. 

San Medardo (dettaglio), Luca Signorelli, olio su tavola, 1507, Chiesa di San Medardo, Arcevia

La chiesa di San Medardo venne costruita su progetto del pisano Michele Buti nel 1634 in uno spazio cittadino ricavato dalla demolizione della precedente chiesa, di parte della piazza a questa prospicente e di alcune altre costruzioni, e vanta oggi al suo interno una importante collezione di opere d’arte. Ma l’opera di maggior pregio poi lì collocata apparteneva all’antica chiesa preseicentesca e si tratta appunto del già citato “Polittico di Arcevia” realizzato da Luca Signorelli agli inizi del XVI secolo. L’opera è un olio su tavola di grandi dimensioni, circa 3 metri di larghezza per 4 metri di altezza, realizzata su commissione del Vescovo di Senigallia Marco Vigerio I Della Rovere e del Comune di Rocca Contrada. Il polittico è composto da dieci pannelli principali, distribuiti su due ordini, due pilastri laterali e una predella con cinque scomparti. Al centro, nel livello più alto, compare la raffigurazione del Creatore benedicente, mentre in quello sottostante è dipinta la Madonna in trono con Gesù Bambino. Attorno compaiono i Santi, come nei pilastri, mentre nella predella, tra gli stemmi dei committenti, sono dipinte alcune scene tratte dal Nuovo Testamento. 
Tra i vari santi rappresentati nell’opera, fra San Sebastiano e la Vergine Maria, ecco che troviamo una rara interpretazione di San Medardo, raffigurato come un uomo in età adulta vestito con un piviale dorato, l’ampia veste liturgica di stoffa pregiata, chiuso all’altezza del petto da un fermaglio che prende il nome di pectorale. Il Santo è inoltre dipinto con visibili quasi tutti gli oggetti riconducibili al suo ruolo di vescovo: la mitra, il copricapo alto e rigido di forma pentagonale, e il pastorale, il bastone dall’estremità ricurva e riccamente decorata utilizzato nelle celebrazioni più solenni. Sulla mano sinistra San Medardo regge una torre, simbolo della città di Rocca Contrada, che ritroviamo nello stemma comunale raffigurato nell’opera in basso a sinistra e ancora oggi nello stemma del Comune di Arcevia.

Marco Pettinari

Mobilità green e sostenibile grazie ai nuovi percorsi ciclabili nella natura e tra i comuni dell'alta valle del Misa

Arcevia, rilancio turistico e sportivo con la Ciclovia Appenninica Alte Marche

Mobilità green e sostenibile grazie ai nuovi percorsi ciclabili nella natura e tra i comuni dell'alta valle del Misa
Mobilità green e sostenibile grazie ai nuovi percorsi ciclabili nella natura e tra i comuni dell’alta valle del Misa

Grande occasione per il turismo lento e sportivo quella che si “accenderà” ad Arcevia grazie alla Ciclovia Appenninica Alte Marche (CAAM), di prossima realizzazione. «Il progetto nasce a fine 2019 – spiega l’assessore Massimo Bergamo – ed è stato finanziato con fondi regionali per circa 350 mila euro. Coinvolge i Comuni di Arcevia, Acqualagna, Apecchio, Cantiano, Cagli, Frontone, Piobbico, Sassoferrato e Serra Sant’Abbondio, che fanno parte della Snai, la Strategia Nazionale per le Aree Interne: quest’ultima rappresenta una politica nazionale di sviluppo territoriale per contrastare la marginalizzazione e il calo demografico che si registra nelle aree interne e appenniniche. Per noi è un’importante occasione che non potevamo farci sfuggire».

Il territorio arceviese sarà infatti co-protagonista con il suo paesaggio e le sue bellezze, fornendo lo “scenario” per le iniziative cicloturistiche rivolte agli appassionati della bicicletta e del turismo slow. «La Ciclovia Appenninica Alte Marche è un percorso ad anello, costruito collegando una decina di singoli tratti dei vari comuni coinvolti, lungo circa 200 km. Verrà realizzata senza cordoli stradali, ma con un’apposita segnaletica e cartellonistica con Qr che indichi la presenza di ciclisti», specifica Alessandro Gualazzi, progettista che ha disegnato il percorso Caam assieme allo studio Pieri. «Saranno interessate vie a bassissimo indice veicolare e senza traffico pesante. Sarà pronta per metà giugno 2022: a brevissimo partiranno le installazioni dei bike point, delle stazioni per informazioni, assistenza meccanica, ricarica delle e-bike e noleggio». Per quanto riguarda Arcevia, il bike point è previsto alla fine di corso Mazzini. Per agevolarne la fruizione verranno attivati anche servizi di trasporto pubblico integrato rivolti sia ai residenti per percorsi parziali, sia agli stessi cicloturisti, in caso di guasto tecnico. In previsione di assistenza sanitaria, verranno predisposte anche colonnine con defibrillatori.

Al di là delle caratteristiche tecniche del percorso, c’è da sottolineare la volontà di valorizzare un intero territorio montano che va dal basso pesarese all’anconetano e di potenziare la domanda turistica dell’area a elevato valore naturalistico. Questa è la prima ciclovia del genere per le aree interne delle Marche e si ricollegherà con altre reti ciclabili: in primo luogo con la ciclovia dei parchi e dei castelli finanziata l’anno scorso dalla Regione Marche (che collegherà i comuni di Sassoferrato, Arcevia, Serra San Quirico, Genga e Cerreto d’Esi), in secondo luogo con il più vasto comparto denominato “Distretto cicloturistico della Vallesina” e in terzo luogo con la ciclovia del Cesano che da Frontone arriva fino alla costa per ricongiungersi con la ciclovia Adriatica e l’area di Senigallia.

La mappa della Ciclovia Appenninica Alte Marche (Caam)
La mappa della Ciclovia Appenninica Alte Marche (Caam)
Le operazioni di recupero dei rifiuti illecitamente abbandonati a Caudino di Arcevia

Smaltimento illecito di rifiuti ad Arcevia

Le operazioni di recupero dei rifiuti illecitamente abbandonati a Caudino di Arcevia
Le operazioni di recupero dei rifiuti illecitamente abbandonati a Caudino di Arcevia

Le prime segnalazioni circa la presenza di numerosi sacchi pieni di rifiuti erano giunte alle orecchie dei Carabinieri Forestali di Arcevia tra domenica 10 e lunedì 11 aprile. Poi sono stati svolti gli accertamenti e il recupero e smaltimento di circa 500 kg di materiali, tra cui anche un elettrodomestico. I militari del comando dei Carabinieri Forestali di Arcevia, guidati dal maresciallo Paolo Scarponi, hanno avviato le indagini per risalire agli autori dell’abbandono illecito, un’azienda della provincia di Pesaro Urbino. Una realtà solitamente corretta nello smaltimento dei rifiuti, fanno sapere i militari, secondo cui potrebbe trattarsi della condotta illecita di un singolo delegato allo smaltimento. Questi avrebbe preferito la scorciatoia all’iter previsto, non pensando però al rischio ambientale e alle possibili conseguenze penali. Per il reato di abbandono rifiuti speciali pericolosi ora l’azienda rischia una sanzione amministrativa che può variare da 2.600 a 26.000 euro, come previsto dal Testo Unico Ambientale (d.lgs. n. 152/2006), e un procedimento penale. L’azienda si è subito messa a disposizione…

Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 21 aprile, disponibile a questo link.
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Piticchio di Arcevia

Il Sinodo e noi

Piticchio di Arcevia
Piticchio di Arcevia

Con il nuovo anno è partito anche nell’unità pastorale “Il Melograno” (Serra de’ Conti, Piticchio, Montale, S. Ginesio) il cammino sinodale iniziato dalla Chiesa Italiana lo scorso autunno e che si realizzerà a diversi livelli (da quello locale a quello universale) affinché quel “camminare insieme” ci conduca a realizzare una Chiesa come la vuole il Signore.

Siamo nella prima fase del Sinodo, la fase narrativa, costituita da un biennio in cui viene dato spazio all’ascolto e al racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori. A febbraio scorso è stato “inaugurato” il cammino sinodale all’interno della nostra Unità Pastorale con un incontro tenutosi nella Chiesa Parrocchiale di Serra e preceduto da inviti mirati e rivolti alle comunità durante le celebrazioni liturgiche nelle settimane precedenti. In quell’occasione è stato presentato, dall’équipe diocesana, il cammino sinodale diocesano (nel quale l’Unità pastorale si inserisce) con le sue motivazioni, i tempi e le modalità. Sono stati costituiti i gruppi di circa otto/dieci persone ciascuno che porteranno avanti questo percorso di ascolto e discernimento comunitario. 

L’invito è stato accolto con entusiasmo dalla comunità tanto che sono stati costituiti ben nove gruppi composti da persone di diversa età. I gruppi si confronteranno su tematiche diverse: la fede, la vita, la Parola di Dio, il Magistero attraverso incontri con cadenza più o meno mensile, raccontando…

Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 14 aprile, disponibile a questo link.
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La Madonna in trono di Alessandro Candi a Castiglioni di Arcevia

All’interno delle mura dell’antico castello di Castiglioni di Arcevia, menzionato per la prima volta nella bolla di Papa Innocenzo III del 1199, è oggi conservata una meravigliosa Madonna in trono con Santi dipinta dal pittore di scuola emiliana Alessandro Candi.


Entrando nel borgo di Castiglioni dalla porta su Via Martiri della Libertà, accanto all’Ex Molino, prima di raggiungere la Chiesa trecentesca di Sant’Agata per ammirare l’olio su tela del Candi, è possibile perdersi tra i vicoli del paese antico e, in questo periodo, scoprire negli angoli più suggestivi, nelle piccole vie e all’interno del vecchio forno, i tanti piccoli e preziosi presepi che illuminano il volto di questo storico castello, rivestendolo di un fascino speciale in grado di incantare e di sprigionare forti emozioni.

Madonna in trono, Alessandro Candi (1780-1866), Chiesa di Sant’Agata di Castiglioni d’Arcevia

Suggestionati dalla magia di un Natale che rimanda alle antiche tradizioni cristiane si è pronti per apprezzare, con un animo più sensibile, la grande tela di Alessandro Candi, raffigurante la Madonna in trono con i Santi Guglielmo, Chiara, Antonio e Francesco.
L’opera, donata alla Chiesa di Sant’Agata dalla famiglia Pellegrini, è una copia del quadro originale, oggi conservato alla National Gallery di Londra, del ferrarese Benvenuto Tisi da Garofalo (1481-1559), pittore italiano del tardo Rinascimento molto attivo presso la corte degli Estensi.


Alessandro Candi (1780-1866) fu insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Bologna ed era considerato un bravissimo copista, il dipinto gli venne commissionato dal Cardinale Annibale Sermattei della Genga (1760-1829), salito poi al soglio pontificio nel 1823 col nome di Papa Leone XII, per la cappella della sua villa di Fugiano, nei pressi di Arcevia. Il passaggio del nome da Rocca Contrada ad Arcevia avvenne nel 1817 proprio per mezzo del predecessore dell’Annibale, Papa Pio VII.
Da allora la pala del Candi è rimasta nella villa di Fugiano, fino all’arrivo degli eredi della famiglia Pellegrini, Fausta ed Emanuele con i figli Gabriella, Adolfo, Enrico e Maria Teresa. 


Oltre a quella di Castigioni esiste un’altra replica del dipinto del Garofalo eseguita nel 1844, sempre dal Candi, per l’altare della Chiesa di Santa Veronica. Questa versione, in cui Santa Veronica si sostituisce a Santa Chiara, nel 1882 venne poi spostata nella Chiesa di San Giuseppe, appartenente al complesso del Convento dei Cappuccini, dove si trova tutt’oggi sotto la proprietà della Pinacoteca Nazionale di Bologna. 

Madonna in trono, Benvenuto Tisi da Garofalo (1481-1559), National Gallery di Londra


Tra la copia marchigiana del Candi e la pala originale di Londra, datata 1517-1518 e proveniente dall’altare della Chiesa di San Guglielmo di Ferrara, la differenza è, oltre che nel supporto (la prima su tela e la seconda su tavola), nella forma del baldacchino. Inoltre nella tela marchigiana manca la centinatura, che però nella tavola di Londra sembrerebbe essere stata aggiunta, come suggerisce un recente restauro, in un momento successivo. Uguali sono invece le figure dipinte. Al centro dell’opera siede in trono la Vergine Maria, con in braccio Gesù Bambino, circondata da quattro santi. San Guglielmo d’Aquitania, riconoscibile per l’armatura da cavaliere, Santa Chiara, con in mano il crocefisso, Sant’Antonio da Padova, identificabile dal consueto taglio di capelli e dal giglio che tiene nella mano sinistra, e San Francesco d’Assisi, vestito con il tradizionale saio marrone che distingue il suo ordine (anche se il saio indossato da Francesco e oggi conservato nella basilica di Santa Maria degli Angeli è in realtà grigio). Un altro elemento distintivo, che si intravede nell’abbigliamento di San Francesco, è il cingolo, ovvero il lungo cordone, indossato intorno alla vita, coi tre nodi, rappresentanti la Povertà, la Castità e l’Obbedienza.

Marco Pettinari

Il consiglio comunale del 30 novembre 2021 ad Arcevia

Arcevia ricorre al Tar contro il piano cave della Provincia

Il consiglio comunale del 30 novembre 2021 ad Arcevia
Il consiglio comunale del 30 novembre 2021 ad Arcevia

Il Comune ha presentato ricorso al Tar contro il piano cave della Provincia di Ancona. È la novità comunicata dal sindaco Dario Perticaroli durante l’ultimo consiglio comunale del 30 novembre scorso. Già nelle settimane scorse dalla perla dei monti si erano levate diverse proteste: la variante al piano provinciale delle attività estrattive (Ppae), approvata nel luglio scorso, “riattivava” la cava di Arcevia e nel dibattito era intervenuto persino Gianfranco Pagliarulo. Il presidente dell’Anpi nazionale ha fatto sue le perplessità dell’amministrazione comunale arceviese dichiarando la propria contrarietà al ripristino delle estrazioni a Monte Sant’Angelo: un progetto di «dubbia utilità economica» l’aveva definito, che causerebbe «una ferita irrispettosa della memoria locale e nazionale».

Il sindaco Dario Perticaroli ha comunicato  che il 23 novembre è stato presentato al Tar delle Marche il ricorso contro la delibera provinciale sul piano cave: «un atto significativo da parte dell’amministrazione, a tutela del territorio e dei cittadini». Dopo le numerose opposizioni e proteste, ma anche dopo gli appelli a intervenire per bloccare una scelta considerata pericolosa dal primo cittadino, «da Regione e Provincia c’è stato solo silenzio assoluto»…

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Letizia Perticaroli

Boom di contagi da covid-19, gli appelli dei sindaci della vallata del Misa

Letizia Perticaroli
Letizia Perticaroli. Foto di Massimo Possanzini Rossini

Crescono i contagi da Covid-19 nelle valli del Misa, Nevola e Cesano. Le amministrazioni comunali corrono ai ripari con appelli e comunicazioni ufficiali, anche sui social, mentre Asur e Regione hanno ridato impulso alle vaccinazioni tramite il tour dei camper vaccinali.

Dopo il boom di positivi registrati soprattutto a Serra de’ Conti e Senigallia, è aumentata anche la preoccupazione che si possa tornare alla situazione dell’anno scorso, con contagi, decessi e forti limitazioni alla circolazione delle persone. Dati i casi nel proprio paese, la sindaca di Serra de’ Conti Letizia Perticaroli (foto) era tornata a parlare di responsabilità ai propri concittadini in un nuovo appello.

Quello di Serra de’ Conti è tra l’altro un piccolo “caso” nella provincia di Ancona, per numero di positivi e quarantene (in rapporto alla popolazione) e per numero di vaccinati. Troppi i primi, troppo pochi i secondi.

Anche il primo cittadino di Arcevia, Dario Perticaroli, si era appellato alla cittadinanza. «È chiaro che la situazione sta diventando preoccupante. Vorrei nuovamente sensibilizzare chi ancora non l’ha fatto a sottoporsi alla vaccinazione e sottolineare l’importanza di adottare comportamenti corretti». Il “nemico” da combattere «è il virus non il vaccino, né le mascherine o il green pass».

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Carlo Leone

L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia

Monte Sant’Angelo, anche l’Anpi nazionale contro il piano estrattivo della Provincia di Ancona

L'area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia
L’area estrattiva di Monte Sant’Angelo, ad Arcevia

Il presidente dell’Anpi nazionale Gianfranco Pagliarulo si è schierato contro l’ipotesi di ripristinare il bacino estrattivo di Monte Sant’Angelo. Un luogo importante per la storia antifascista del paese, delle Marche e dell’Italia, meta di celebrazioni storiche e culturali, in cui la Provincia di Ancona vorrebbe far ripartire l’attività estrattiva di calcare.

Il primo a sollevare perplessità è stato il sindaco del Comune di Arcevia, Dario Perticaroli. Alla variante, approvata nel luglio scorso, al piano provinciale delle attività estrattive (Ppae) che risale invece a 17 anni fa, il primo cittadino ha intenzione di opporsi anche in via giurisdizionale.

Tre i motivi. Il primo è di carattere storico-culturale: si rischia non solo di perdere le tracce di ciò che è stato ma anche di non valorizzarle per il futuro, come memoria collettiva. Il secondo è la «profonda modificazione delle condizioni economico-sociali del territorio…

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Carlo Leone