La Scuola di Pace di Senigallia scrive al primo ministro della Groenlandia: «Scioperi contro Usa»
La Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” di Senigallia ha inviato una lettera aperta al primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, esprimendo solidarietà di fronte al rischio di un’invasione e annessione da parte degli Stati Uniti. Nella missiva, i copresidenti Roberto Mancini ed Emanuela Sbriscia Fioretti esortano il popolo groenlandese a prepararsi fin da subito alla «resistenza civile nonviolenta».
Citando le ricerche di Erica Chenoweth, la Scuola di Pace sottolinea come i movimenti nonviolenti abbiano statisticamente più probabilità di successo rispetto a quelli armati, specialmente contro potenze militari superiori. «Tentare una resistenza armata sarebbe non solo impossibile, ma disastroso – si legge nel testo – trasformando la Groenlandia in un teatro di guerra aperto a interventi di altre potenze mondiali».
La strategia suggerita nella lettera si basa su strumenti concreti come scioperi, boicottaggi e manifestazioni pacifiche, richiamando gli esempi storici di Gandhi, della resistenza scandinava al nazismo e della lotta contro l’apartheid. «Siamo certi che, con intelligenza e partecipazione diffusa, anche un popolo non numeroso possa difendere la propria libertà senza ricorrere alle armi», conclude l’appello inviato dalle Marche.
IL TESTO DELLA LETTERA
Egregio Primo Ministro Jens-Frederik Nielsen,
la Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” del Comune di Senigallia, in provincia di Ancona, Italia, desidera esprimere la propria piena solidarietà al popolo groenlandese in un momento in cui si profila il rischio concreto che la Groenlandia possa essere invasa e annessa agli Stati Uniti d’America.
In questa prospettiva, riteniamo fondamentale preparare fin da subito la popolazione a una resistenza civile nonviolenta. I dati raccolti da ricercatori e ricercatrici come Erica Chenoweth dimostrano chiaramente che i movimenti di resistenza nonviolenta hanno molte più probabilità di successo rispetto a quelli violenti, soprattutto quando sono ben organizzati e coinvolgono la maggior parte della popolazione. La storia recente e passata conferma l’efficacia di questa strategia: Gandhi in India, i danesi e i norvegesi contro la Germania nazista, la liberazione della Serbia dal regime di Milosevic nel 2000, la lotta contro l’apartheid in Sudafrica, e molti altri esempi dimostrano come la resistenza nonviolenta possa avere successo anche contro potenze militari superiori.
Qualora la Groenlandia decidesse, come auspichiamo, di organizzare una resistenza nonviolenta, è fondamentale che questa scelta venga rispettata in ogni momento. Qualsiasi episodio di violenza, anche marginale, rischierebbe di compromettere l’intera strategia e di portare al fallimento, vanificando gli sforzi della popolazione e mettendo in pericolo la libertà di tutti.
Tentare una resistenza armata sarebbe non solo impossibile, ma anche disastroso, trasformando la Groenlandia in un teatro di guerra aperto a interventi di potenze mondiali. Meglio seguire i metodi della difesa popolare nonviolenta: fermi nelle proprie rivendicazioni, senza produrre morte, sofferenza o odio, e capaci di mobilitare la popolazione attraverso strumenti concreti come scioperi, boicottaggi, chiusura dei negozi, marce e manifestazioni pacifiche.
Siamo certi che, con criterio, intelligenza e partecipazione diffusa, anche un popolo non numeroso come quello groenlandese possa difendere la propria libertà senza ricorrere alle armi.
Con sincera stima e solidarietà,
Roberto Mancini
Emanuela Sbriscia Fioretti
Copresidenti della Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti”
Comune di Senigallia, Ancona, Italia


