«Quote rosa? No grazie!». Se a dirlo fosse un uomo, le parole susciterebbero certamente clamore; ma se a dirlo è una donna allora sono lo spunto per una seria riflessione. In questo caso sono le parole scritte sulla propria pagina facebook dall’assessora ai servizi alla persona e alle pari opportunità del Comune di Senigallia Cinzia Petetta, in vista delle elezioni regionali 2025 che interessano le Marche i prossimi 28 e 29 settembre.
L’esponente della giunta Olivetti spiega di essere «per la competenza e la meritocrazia, non per le quote. Vorrei poter votare per le persone più qualificate e competenti, índípendentemente dal loro genere. Perché non posso scegliere due donne o due uomini se sono le migliori opzioni?».
Il riferimento è proprio alla norma che obbliga, in caso l’elettrice o l’elettore voglia indicare nella scheda elettorale due nomi, a scrivere quelli di una donna e di un uomo. Una disposizione che indispone l’assessora in quota Fratelli d’Italia: «La competenza dovrebbe essere l’unico criterio di scelta, non il genere». Petetta ha anche ribadito poi al Corriere Adriatico di sognare un mondo in cui non servano più le quote rosa.
Condivisibile o meno, scegliete voi, ma fa strano pensare che nel suo assessorato abbia la delega alle pari opportunità, la cui funzione è sviluppare iniziative perché non ci sia più il pensiero a “trazione” maschilista. Un assessorato necessario per poter arrivare a quel sogno, purché i titolari di questa delega in tutto il mondo siano convinti dell’importanza del ruolo che ricoprono. Altrimenti cancelliamo anche le pari opportunità: che le donne siano capaci di farcela anche da sole lo sappiamo quasi tutti. Fino a che non eliminiamo quel “quasi”, però, ogni strumento è utile.
La Biblioteca comunale ‘Antonelliana’ di Senigallia, da oggi, accoglie un segmento intenso e drammatico della nostra storia contemporanea. Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione ‘Insieme per Ucraina’ (nella fotografia, a destra), a nome della sua associazione ha donato all’istituzione senigalliese il libro “Guardando le donne guardare la guerra”, scritto da Victoria Amelina. Tradotto in Italia da Guanda, è rimasto incompiuto dopo la morte della scrittrice, avvenuta il primo luglio 2023 per le ferite riportate in un attacco missilistico russo su un ristorante di Kramatorsk, in Ucraina e successivamente completato da altri scrittori ucraini.
Victoria Amelina è tra i 208 artisti del suo Paese uccisi dalla Russia dal 2022, secondo le statistiche fornite dal ministero della Cultura ucraino a metà giugno 2025. Aveva 37 anni, un marito e un figlio. Al momento della sua morte, il manoscritto vincitore del premio Orwell non era finito. Un gruppo dei suoi più cari amici e colleghi si è presa la responsabilità di completarlo per la pubblicazione, cercando di preservare l’integrità e l’autenticità della sua voce. Tra questi c’è Yarina Grusha, che interpellata dalla stampa internazionale dice: «Penso a quanto sarebbe stata contenta Victoria di ricevere questo premio di persona e sicuramente avrebbe usato questa opportunità per continuare a parlare di giustizia per tutti coloro che lei ha descritto nel libro e per l’Ucraina. La sua voce, anche se nella forma incompiuta del libro, continua a servire le idee che lei ha promosso nel suo testo».
“Guardando le donne guardare la guerra” esplora la tenacia ed il coraggio, insieme alle avversità affrontate dalle donne ucraine nei giorni infiniti della devastazione, includendo figure come l’avvocatessa per i diritti umani e Premio Nobel per la Pace Oleksandra Matviichuk e l’artista Liubov Panchenko. «Vedo gli enormi sforzi che tu e i tuoi colleghi fate per dare una possibilità alla giustizia», scrive Amelina a Matviichuk. «Eppure, nonostante tutti i nostri sforzi, potremmo comunque perdere. E se dovessimo perdere, voglio almeno raccontare la storia della nostra ricerca della giustizia». Il libro ripercorre anche il percorso personale di Amelina nelle indagini sui crimini di guerra, evidenziando il peso emotivo di conciliare un lavoro così straziante con la maternità, la sua scrittura dedicata ai più piccoli, il suo forte desiderio di pace e giustizia.
Nel frattempo continua la raccolta firme (digitale e cartacea) promossa in diversi paesi e a cui aderisce anche l’associazione ‘Insieme per Ucraina’: l’obiettivo è lanciare una petizione online a livello europeo per raggiungere un milione di firme, in modo da sollecitare il Parlamento Europeo a prendere una decisione sull’ingresso immediato dell’Ucraina nell’Unione Europea.
20 giugno: giorno in cui tutto il mondo celebra la Giornata mondiale del rifugiato, appuntamento voluto dalle Nazioni Unite per riconoscere la forza, il coraggio e la volontà di milioni di persone costrette a fuggire a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. L’inasprimentodeiconflitti a livello globale,lacrisi climatica e gli effetti secondari, come l’insicurezza alimentare, costringono oltre 120 milioni di persone ad abbandonare le proprie case alla ricerca di sicurezza e protezione.
I bisogni umanitari sono sempre più ingenti, le risorse a disposizione dell’assistenza umanitaria sempre più scarse: tutto questo, insieme a una crisi di responsabilità collettiva, non fa che peggiorare la già logorata vita dei rifugiati, soprattutto di donne e bambini, le vittime principali.
Per questo oggi vogliamo ricordare e fermarci a riflettere sullaGiornata Mondiale del Rifugiato 2025, che dev’essere un’occasione per mostrare concretamente la nostra solidarietà, mettersi in ascolto e comprendere chi è costretto a fuggire. Mai come quest’anno è importante sostenere chi ogni giorno lotta per la sopravvivenza in Sudan, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Ciad, paesi dove si sta consumando una terribile crisi umanitaria, aggravata dai recenti tagli agli aiuti.
I rifugiati vanno riconosciuti come risorse preziose per le comunità di accoglienza e un’occasione per promuovere l’inclusione economica e sociale di chi cerca un nuovo inizio. Con il giusto supporto, le persone rifugiate possono contribuire in modo significativo all’innovazione, allo sviluppo economico e alla costruzione di società più inclusive.
I due SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) che come Fondazione Caritas Senigallia gestiamo nel territorio dei Comuni dell’Unione e dell’Ambito sono dedicati agli adulti. Dal 2014 accogliamo numerosi beneficiari e beneficiarie in centri di accoglienza e appartamenti dislocati sul territorio a seconda delle esigenze individuali e familiari (Senigallia, Trecastelli, Ostra, Serra de’ Conti e Corinaldo).
Attualmente (dati al 20/05/2025) sono 90 (39 uomini, 51 donne di cui 34 minori) e provengono da svariati paesi. La forza dei progetti SAI continua a essere l’approccio che supera la dimensione primaria per guardare all’emancipazione e fare accoglienza integrata verso il rifugiato: prevede cioè misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento delle persone, costruendo percorsi individuali che mirano alla riconquista dell’autonomia e all’inserimento sociale ed economico di ognuno nel territorio e nella comunità di appartenenza.
A pochi giorni dai referendum dell’8 e 9 giugno, Maurizio Perini, referente locale di Azione, è intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia per illustrare le posizioni del partito di Carlo Calenda sui cinque quesiti referendari. Perini ha sottolineato l’importanza del voto come espressione democratica, pur non avendo Azione partecipato alla raccolta firme per i primi quattro quesiti. L’invito è a recarsi alle urne, ma con posizioni chiare e motivate. L’intervista è in onda venerdì 30 e sabato 31 maggio, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 1 giugno alle ore 17:15, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio, disponibile anche con il player integrato, accompagna anche questo articolo.
Jobs Act e licenziamenti (scheda verde)
Sul quesito che chiede l’abrogazione del Jobs Act per disciplinare il reintegro dopo licenziamenti illegittimi, Azione vota “No”. Secondo Perini, un eventuale “sì” produrrebbe un effetto indiretto negativo, non un ritorno all’articolo 18, ma alla riforma Fornero. Tra i rischi, una diminuzione del massimo risarcibile o in caso di crisi aziendale, si perderebbe la possibilità di risarcimento in favore del reintegro.
Piccole e medie imprese e licenziamenti (scheda arancione)
Anche sul secondo quesito, relativo ai licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 16 dipendenti, la posizione di Azione è “No”. L’abrogazione parziale della norma lascerebbe al giudice, caso per caso, la determinazione dell’indennità, con possibili squilibri tra piccole e grandi imprese. Con il “sì” il rischio diventa quello di mettere in ginocchio l’impresa stessa, portando a un aggravamento delle loro situazioni rispetto alle grandi aziende che hanno altri strumenti di tutela e risorse per fronteggiare un reintegro.
Contrasto al precariato e contratti a termine (scheda grigia)
Il terzo quesito propone il reinserimento della “causale” nei contratti a termine per contrastare il precariato. Azione vota “No” anche su questo punto. L’obbligo di causale fin dal primo anno non faciliterebbe le assunzioni, ma potrebbe al contrario scoraggiarle o, peggio, favorire il lavoro in nero, senza, di contro, aiutare a risolvere i problemi di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile.
Sicurezza sul lavoro (scheda rosa)
Il quarto quesito riguarda la sicurezza sul lavoro e la responsabilità solidale del committente nella catena di appalti e subappalti. Azione esprime un “No”, sostenendo che esiste già la responsabilità del committente, limitata nel perimetro dell’azienda. Estenderla anche a rischi specifici non attinenti all’attività principale del committente, genererebbe un eccesso di responsabilità per chi non ha la capacità di un controllo efficace. Servirebbe invece aumentare il numero degli ispettori addetti ai controlli.
Cittadinanza italiana (scheda gialla)
Azione esprime un “Sì” convinto al quinto quesito, che propone il dimezzamento da 10 a 5 anni del tempo di residenza per poter richiedere e ottenere la cittadinanza. Sarebbe un riconoscimento per chi ha costruito una vita e un centro di interessi nel nostro paese. Perini ha criticato le strumentalizzazioni politiche sulla questione, ricordando che Azione propone uno “ius scholae”, basato su requisiti anagrafici (genitore con permesso di soggiorno definitivo o lungo) e la conclusione di un percorso formativo o scolastico. Non è una concessione, secondo Perini, ma il riconoscimento di uno stato già raggiunto.
Maurizio Perini ha concluso l’intervento ribadendo l’invito a tutti i cittadini a recarsi alle urne l’8 e 9 giugno per esprimere la propria preferenza sui quesiti referendari, sottolineando che serve un approccio più ampio e strutturato in sede parlamentare.
A due settimane dal referendum dell’8 e 9 giugno, che vedrà gli italiani alle urne per cinque quesiti abrogativi, la CGIL di Senigallia, attraverso il suo segretario Guido Pucci, ha offerto un’analisi approfondita delle proposte di modifica legislativa. L’intervista, rilasciata ai microfoni di Radio Duomo, ha cercato di superare la scarsa copertura mediatica sull’argomento. Ci siamo focalizzati molto sul contenuto dei quesiti promossi anche dall’organizzazione sindacale e meno sulle posizioni ideologiche. Il servizio è in onda lunedì 26 e martedì 27 maggio, alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica ulteriore domenica 1 giugno alle ore 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). Per riascoltarlo, è disponibile anche il lettore multimediale integrato a questo articolo in cui trovate un riassunto delle tematiche affrontate con il segretario Cgil.
Quesito 1 (scheda verde): jobs act e tutele dai licenziamenti illegittimi
Il primo quesito mira a superare la disparità di trattamento in caso di licenziamento illegittimo, introdotta con il Jobs act in nome dell’equazione più flessibilità = più assunzioni. Attualmente, chi è stato assunto prima del marzo 2015 ha diritto al reintegro obbligatorio in caso di licenziamento ritenuto illegittimo da un giudice. Per i lavoratori assunti successivamente, invece, non è previsto il reintegro ma solo un indennizzo economico. Il “sì” al referendum eliminerebbe questa distinzione, ristabilendo il diritto al reintegro per tutti i lavoratori illegittimamente licenziati, una misura che interesserebbe circa 3,5 milioni di persone.
Quesito 2 (scheda arancione): licenziamenti e indennità nelle piccole imprese
Per le piccole imprese, quelle con meno di 16 dipendenti, si ripropone la questione dei licenziamenti illegittimi. Attualmente, l’indennità è standardizzata a sei mensilità. Con il “sì”, si tornerebbe alla condizione precedente, consentendo al giudice di stabilire un indennizzo in base alle specificità del caso. Questa modifica coinvolgerebbe circa 3,7 milioni di lavoratori.
Quesito 3 (scheda grigia): precariato e reintroduzione della “causale”
Il terzo quisito del referendum propone l’abrogazione delle norme che hanno eliminato l’obbligo di motivare l’assunzione con contratti a termine, la cosiddetta “causale”. La CGIL intende reintrodurre l’obbligo di specificare il motivo di un contratto a tempo determinato, almeno per il primo anno. Secondo Pucci, l’eliminazione della causale ha favorito un abuso dei contratti precari: a Senigallia, su circa 19 mila avviamenti al lavoro nel 2024, solo poco più di 1.000 sono con contratti a tempo indeterminato. Questa precarietà incide negativamente sulla vita dei lavoratori, impedendo accesso a mutui, formazione e progressione salariale. Il quesito riguarda circa 2,3 milioni di lavoratori.
Quesito 4 (scheda rosa): sicurezza sul lavoro e responsabilità del committente
Il quarto quesito affronta il tema della sicurezza sul lavoro, con l’obiettivo di estendere la responsabilità anche all’azienda committente nella catena di appalti e subappalti. Attualmente, la legge esclude la responsabilità del committente nonostante la piaga di circa mille morti sul lavoro ogni anno e circa 500 mila denunce di infortuni in Italia. Il “sì” a questo quesito porterebbe secondo la Cgil a una responsabilità in soilido, incentivando una maggiore attenzione alla sicurezza da parte di tutti gli attori della filiera produttiva.
Quesito 5 (scheda gialla): dimezzamento del tempo di residenza per la cittadinanza
L’ultimo quesito, promosso da un comitato più ampio di cui la CGIL fa parte, propone il dimezzamento da dieci a cinque anni del tempo di residenza necessario per ottenere la cittadinanza italiana. Pucci ha sottolineato che tutti gli altri requisiti rimarrebbero invariati: conoscenza della lingua, reddito, assenza di precedenti penali e regolarità fiscale. La proposta mira a integrare più rapidamente i cittadini stranieri che lavorano, pagano tasse e contributi in Italia, considerandoli un elemento fondamentale per il futuro demografico ed economico del paese.
L’incognita dell’affluenza e l’appello al voto
Un tema centrale dell’intervista è stato quello dell’affluenza alle urne, cruciale per il raggiungimento del quorum del 50% utile per il referendum. Nonostante alcuni partiti, in particolare di centro-destra, abbiano espresso posizioni astensioniste, Pucci si è detto fiducioso, citando una crescente intenzione di partecipazione. Ha criticato duramente la campagna per l’astensione da parte di alcune figure istituzionali, invitando tutti i cittadini a recarsi alle urne per esercitare il proprio diritto di voto.
Quale futuro per l’Ucraina? Entrerà nell’Unione europea? O rimarrà uno stato “cuscinetto” stretta tra le mire della Russia e il comfort di noi europei? E’ in fase di avvio una nuova iniziativa, davvero ambiziosa, di cui abbiamo parlato con Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione “Insieme per Ucraina”. Sta per partire una doppia raccolta firme, una cartacea e una digitale, per far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea il prima possibile. L’intervista sarà in onda mercoledì 14 e giovedì 15 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20, in replica anche domenica 18 alle ore 17, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
L’idea nasce da una piattaforma digitale, Strichka, che unisce attivisti ucraini in tutto il mondo. L’obiettivo è lanciare una petizione online a livello europeo. Se si raggiungerà un milione di firme, il Parlamento Europeo sarà obbligato a prendere una decisione in merito. Per dare una spinta a questa petizione online, in diverse città europee, e in particolare in Italia, stanno organizzando una raccolta di firme “fisica”, su carta. Il primo appuntamento per chi si trova nelle Marche è fissato per domenica 18 maggio ad Ancona, in piazza Roma, dalle 9 alle 19: ci sarà un gazebo per raccogliere le adesioni e sensibilizzare le persone sull’importanza di questa petizione.
Petizione dal titolo “Sull’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione europea per rafforzare la sicurezza europea e scoraggiare la minaccia russa”. Analoghe iniziative sono già state avviate anche in altri paesi europei. Ma che reazione hanno gli europei su questo tema? Spesso la guerra è al centro dei media ma non vi sono più grandi reportages dalle zone di guerra come all’inizio del conflitto armato, anzi, dell’operazione speciale lanciata dalla Russia.
Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione “Insieme per Ucraina“, intervistato da Laura Mandolini sulle questioni internazionali e sulla vita in Ucraina, cita anche le prime mosse di papa Leone XIV che tra i leader europei ha scelto di cominciare il suo pontificato contattando proprio il presidente ucraino Zelensky, esprimendo vicinanza al popolo. Uno dei punti chiave dell’intervista che vi invitiamo ad ascoltare è proprio la capacità di resilienza del popolo ucraino, che Podolskyy sottolinea anche nella seconda parte dell’audio servizio, incalzato dalle domande di quattro studentesse del liceo Perticari (della III D, indirizzo scienze umane).
Durante la chiacchierata, ampio spazio è stato riservato anche agli aspetti personali che hanno portato Andriy Podolskyy a lasciare l’Ucraina tanti anni prima che cominciasse il conflitto e all’attività dell’associazione “Insieme per Ucraina”, impegnata anche come protezione civile negli aiuti alle popolazioni alluvionate di Senigallia (2022) e Emilia Romagna (2023).
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