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Tag: Caritas

Senigallia, Giornata diocesana della Carità

La Giornata diocesana della carità è un momento promosso da Caritas italiana per aiutare tutta la comunità cristiana a riflettere sul valore evangelico della carità, a prendere coscienza delle povertà presenti nel territorio, a sostenere concretamente le opere caritative della diocesi e a educare alla solidarietà e alla corresponsabilità. Non si tratta solo di una raccolta fondi, ma è un’occasione di formazione, sensibilizzazione e coinvolgimento comunitario.
 
La nostra diocesi ha scelto di celebrarla la seconda domenica di quaresima, quindi domenica 1 marzo 2026. Ogni parrocchia sceglie come dare importanza a questo momento, coinvolgendo giovani, famiglie e gruppi parrocchiali. Caritas Senigallia ha preparato alcune proposte: nelle parrocchie ci saranno la raccolta alimenti per sostenere le famiglie con i pacchi viveri e la donazione con la Social Caritas, che attraverso un piccolo gesto (a mano o sul sito www.ridiamodignita.it) permette di dare continuità agli interventi di sostegno delle famiglie e delle persone in difficoltà del nostro territorio.

Al Centro di solidarietà, in alcuni pomeriggi, per esempio ci saranno attività di gruppo per ragazze e ragazzi in età 10-14 anni mentre di domenica i giovani con più di 15 anni potranno prestare servizio alla mensa. Alla Libreria Mastai il lunedì e il venerdì sono previsti incontri per giovani e adulti di conoscenza delle attività della cooperativa sociale Undicesimaora e al magazzino solidale Rikrea attività di volontariato per adulti e giovani con più di 15 anni.

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Vecchie e nuove schiavitù, pensando a Zeinab

Il 2026 è l’anno del centenario della morte della ‘Moretta’ di Serra de’ Contii. La Caritas parrocchiale serrana, insieme alla parrocchia, all’associazione ‘Le voci del silenzio’, all’Istituto ricerche religiosità popolare Marche ed in collaborazione con il Comune di Serra de’ Conti, per dare avvio a questo importante traguardo ha organizzato domenica 1 febbraio 2026, alle ore 16.00 presso la Sala Italia, un incontro dal titolo “Vecchie e nuove schiavitù. Percorsi di accoglienza, dignità e libertà‘.

Parteciperanno, dopo i saluti istituzionali, Morena Torreggiani (associazione ‘Le Voci del silenzio’), Marco Brega (Cas – Centro accoglienza straordinaria), Luca Marconi (Sai – Sistema accoglienza integrata), Lorenzo Pirani (Legale sistema Sai di Senigallia e dell’ambito territoriale n. 8), Sandra Magliulo (associazione FreeWoman). Ad arricchire il tutto, le testimonianze di Razac Yaya, Meriem Nouch, Mathias Gnahe, tre vite arrivate qui dalla grande terra africana. Moderatrice, Laura Mandolini.

Una tavola rotonda con tante interessanti voci ispirate alla vicenda di Zeinab Alif, divenuta poi suor Maria Giuseppina Benvenuti. E’ stata monaca clarissa ed abbadessa del monastero di Santa Maria Maddalena, arrivata nelle Marche dal Sudan dopo essere stata riscattata dalla schiavitù nella quale era stata ridotta fin dall’infanzia. Morì la sera del 24 aprile 1926. È stata dichiarata ‘Venerabile’ il 27 giugno 2011 e nel centenario che ricorda la sua morte saranno diverse le occasioni per conoscerla meglio e soprattutto farci suggerire possibilità di incontro su temi importanti.
L’ingresso è libero.

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Chiaravalle: la patente inclusiva

La patente inclusiva: a Chiaravalle un progetto per l’autonomia e l’integrazione. Un’iniziativa della Caritas e della Parrocchia di Santa Maria in Castagnola, insieme in un piccolo ma significativo progettoche ha unito apprendimento e impegno civico nel segno dell’inclusione. Promossa dalla Caritas della Diocesi di Senigallia, presso la Parrocchia di Santa Maria in Castagnola, l’iniziativa è rivolta prevalentemente a cittadini e cittadine stranieri con conoscenza basilare della lingua italiana (livello A2) per supportarli nella preparazione all’esame teorico della patente B. Il percorso, attivo da ottobre 2024 in due cicli , ha offerto lezioni personalizzate, materiali semplificati e un clima accogliente.

L’attività è stata segnalata anche all’Istituto ‘Podesti Calzecchi Onesti’ – sede di Chiaravalle – ed hanno partecipato anche alcuni alunni, sia come utenti sia come tutor. Per quest’ultima partecipazione, la parrocchia ha certificato la costante presenza del tutor mediante un attestato con calendario firmato. Gli allievi sono giunti all’iniziativa attraverso i colloqui presso il centro di ascolto Caritas, la frequenza della scuola di italiano per stranieri gestita da volontari, o tramite il passa parola di chi aveva già superato l’esame o integrato i propri studi grazie al corso.L’iniziativa ha promosso non solo la conoscenza del codice della strada, ma anche l’autonomia, la fiducia e il senso di cittadinanza attiva. Un esempio concreto di come scuola, parrocchia e comunità possano collaborare per creare percorsi educativi inclusivi e replicabili.

Il prossimo corso (durata 16 settimane) si svolgerà a Chiaravalle agli inizi di febbraio presso i locali adiacenti alla Casa rosa per un numero massimo di 8-10 allievi con livello di conoscenza dell’italiano almeno a livello A2. Per informazioni potete inviare vs interesse tramite WhatsApp ai numeri 3275810355 o 3358468747.

Stefano Pierini

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La Chiesa che ci vuole, aperta e coraggiosa

Ignazio Punzi ha di recente animato due incontri di formazione dedicati alle volontarie ed ai volontari delle Caritas parrocchiali nella Diocesi di Senigallia. È  formatore, psicologo e psicoterapeuta. Presidente dell’associazione L’Aratro e la Stella, ha progettato con Giuseppe Dardes il percorso di crescita umana e spirituale In viaggio verso l’Isola sconosciuta (www.isolasconosciuta.it). Supervisore di numerose équipe di educatori che si occupano di minori e disabilità, tiene corsi di formazione per educatori, insegnanti, genitori e volontari. Lo abbiamo incontrato a Chiaravalle, la scorsa settimana, nel partecipato e vivace incontro sul tema della comunità e delle relazioni.

È ancora spendibile oggi, nella Chiesa, la parola comunità?
Non solo è spendibile, ma assolutamente necessaria. La vita comunitaria all’interno della spiritualità cristiana è uno degli elementi imprescindibili, perché la nostra non è un’ascesi individuale, ma è una dimensione relazionale. La Bibbia ce lo dice bene: per la spiritualità cristiana la comunità è un luogo teologico. Gesù diceva ‘dove due o più, vi riconosceranno da come vi amerete’, cioè dalla qualità delle relazioni che viviamo. Nella spiritualità cristiana il luogo della presenza di Dio non è il tempio. Quello è presente in tutte le religioni. La presenza di Dio è dove sono le persone e la comunità. Quindi non solo è necessaria, è strutturante, non è un di più, non è un optional, è vincolante. Il cristiano si caratterizza per il fatto che incontra il Signore nella storia, il Dio in cui credeva Gesù è il Dio della storia, il Dio degli eventi, il Dio delle persone. Va incontrato nel volto dell’altro, in particolare nei fragili perché nel fragile, nello scartato, in chi è ai margini, in chi fa fatica a essere accolto, a essere visto, a essere integrato in una comunità; è lì che si presenta, è lì che si annida la potenza della vita. Questo è il proprio della comunità cristiana.

In un tempo in cui la Chiesa, così come l’abbiamo conosciuta fino a qualche anno fa, è fortemente in crisi cosa può aiutarla nel vivere questa dimensione, quasi a prescindere dalle mura parrocchiali?
Il Concilio l’aveva anticipato, Papa Francesco ha fatto esplodere il concetto di una Chiesa, come la definiva lui, in uscita. I discepoli di Emmaus scoprono la verità su quello che hanno vissuto fuori dalla città santa, fuori dal luogo dove era riunita e rinchiusa per paura la prima comunità cristiana. La scoprono per strada, incontrando e accogliendo uno straniero, un forestiero. Le persone, cioè il volto del Signore, va incontrato lì dove sono ogni giorno, non possiamo aspettare che la gente arrivi da noi, questo non funziona più. Dobbiamo avere il coraggio dell’uscita, diceva Papa Francesco e incontrare le persone lì dove sono, lì dove la vita le ha condotte, nelle loro fatiche, nel loro dolore, nelle loro gioie e fare un pezzo di strada con loro, condividere, ascoltare innanzitutto. Papa Francesco diceva che evangelizzare i poveri significa farsi evangelizzare dai poveri. Non vado all’altro per vendere un prodotto, evangelizzare significa farmi convertire dall’altro, esercitare ospitalità, ascolto, perché attraverso l’altro mi si rivela un frammento di questo Dio che è sempre eccedente, di questa vita che è sempre sovrabbondante, che non posso mai richiudere, né in un luogo, né in una dottrina, né in un’idea.

L’Evangelii Gaudium, il programma pastorale di Papa Francesco, una sorta di attualizzazione del Concilio Vaticano II, che fine ha fatto?
Credo che i tempi sono ancora troppo brevi per capire che cosa sta accadendo. Quello che è di certo è che le idee hanno bisogno di persone che le incarnino, la testimonianza di Papa Francesco deve diventare vita per noi, spetta a noi ora continuare il percorso che lui ha iniziato, altrimenti quello scritto rischia di essere una bella idea in un bel manualetto che però rimane lì. Per questi semi dobbiamo preparare continuamente un terreno fecondo perché possano fiorire in tutta la loro potenza e bellezza.

Oggi il cristianesimo è vissuto e proposto più come un’identità che divide, anziché vita che fa incontrare…
Questa postura identitaria non mi stupisce, perché stanno soffiando i venti del cambiamento e ogni cambiamento vero suscita resistenze. Non mi stupisce il fatto che la Chiesa, le comunità laiche, le nazioni, si stiano rifugiando in un’identità da difendere. È il segno che qualcosa sta soffiando. Non c’è mai stato nella storia dell’umanità un movimento così grande in cui i popoli si stanno contaminando così tanto tra di loro. I confini geografici nazionali sono così irrisori davanti a questi movimenti della storia che di fronte a tutto questo ci stiamo difendendo. E siamo dei folli, siamo degli stolti. Noi dovremmo, in tutto ciò che è movimento, che è cambiamento, cogliere il soffio dello Spirito che dà alito, che dà nutrimento alla storia e accoglierlo e assecondarlo, perché ci conduca oltre, in una fraternità che ha bisogno di gesti inediti, di forme nuove, mai comparse, di condivisione, di nuova giustizia, di nuova uguaglianza. Io credo fondamentalmente che se ci sarà un cambiamento vero per la Chiesa e per l’umanità arriveranno almeno queste tre categorie di persone. I giovani, i poveri e le donne.

A proposito di donne e donne nella Chiesa, come siamo messi?
Anche qui c’è un movimento continuo. È chiaro che i tempi delle istituzioni sono tempi lenti. Le istituzioni non sono mai state profetiche. C’è sempre qualcuno che ha cominciato, un gruppo di persone che ha creduto. E i profeti, da che mondo e mondo, sono sempre stati combattuti dalle istituzioni. Ma questo è il segno che qualcosa sta cambiando. Abbiamo bisogno di forme nuove, nel rispetto evidentemente di tutto e tutti, avendo il coraggio di incarnare oggi una prospettiva altra. Perché Dio non lo possiamo inscatolare in nessuna istituzione, in nessuna dottrina, in nessuna idea.

Siamo corpo, psiche e potenzialità spirituale. Quale di queste tre dimensioni è più in crisi?
Questa divisione è una divisione accademica. È in crisi la persona, è in crisi l’essere umano che diventa davvero tale nella misura in cui riesce a integrare queste tre prospettive: la dimensione del corpo, la dimensione della mente, della psiche, della cognizione, della razionalità e la dimensione spirituale. Questo è l’uomo biblico. Se uno riesce a integrarle, se le comunità si attrezzano perché ogni persona riesce a far incrociare queste parti di sé, direi che possiamo usare tranquillamente la parola santità. Si chiama maturità personale. È la fioritura piena dell’umano.

E anche il concetto di santità, forse andrebbe raccontato diversamente…
Penso proprio di sì!

a cura di Laura Mandolini

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Verso la Giornata mondiale dei poveri la Caritas diocesana presente il suo bilancio sociale

La Giornata mondiale dei poveri nasce dal Giubileo della Misericordia, affinché la Chiesa, attraverso azioni tangibili da parte delle comunità cristiane, diventi sempre più segno della carità verso gli ultimi e le persone più vulnerabili. Con questo intento Caritas Senigallia organizza alle 18.00 di venerdì 14 novembre 2025 un momento aperto a tutti presso il seminario vescovile di Senigallia, in via Cellini 13. Sarà l’occasione per raccontare le attività che cercano di contrastare e comprendere le povertà del territorio diocesano, le sfide che Caritas ci trova a mettere in atto e in modo particolare l’impatto che l’impegno svolto ha sulle fragilità del territorio e della comunità. Il racconto avverrà anche attraverso la presentazione dell’ultimo bilancio sociale, insieme a Massimo Ronchini, esperto in management dell’economia sociale e redattore del suddetto bilancio. Durante l’incontro verrà rilanciata la Social Caritas, strumento oggi rinnovato e attualizzato, che in questi 15 anni ha dato qualità e continuità alle azioni di Caritas, coinvolgendo in modo costante e partecipe tanti volontari e volontarie delle parrocchie e i donatori. Ai referenti delle parrocchie verrà consegnato il nuovo materiale di promozione della Social Caritas e spiegato il modo di utilizzo.

Nell’atrio del seminario sarà visitabile la mostra Photovoice, creata da Cristiano Bettini, il quale esporrà l’idea del suo progetto fotografico, che nasce dal lavoro e dagli sguardi dei TIS (tirocini di inclusione sociale), accompagnati in un percorso di crescita personale e reinserimento sociale e lavorativo, in un’ottica artistica e umana. A conclusione dell’incontro per i partecipanti ci sarà un momento conviviale con buffet.

Il tema della giornata, che si celebra in tutto il mondo domenica 16 novembre 2025, è un invito a riflettere sulla speranza che si trova nella fede di fronte alle fragilità della vita, collegandosi anche all’anno giubilare: i poveri devono essere posti al centro dell’opera pastorale e l’aiuto verso di loro rappresenta un atto di giustizia e di fede, non solo di carità. Il versetto biblico che fa da filo conduttore alla celebrazione della Giornata mondiale dei poveri 2025 è “Sei tu, mio Signore, la mia speranza”.

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Vandalismo in una struttura dell’Orto della solidarietà a Senigallia

Atti di vandalismo durante il fine settimana in una struttura dell’Orto della solidarietà, in strada delle Saline. Sabato notte o domenica qualcuno è entrato illecitamente nei campi della cooperativa sociale Undicesimora, rompendo attrezzi agricoli e accanendosi sulle coltivazioni. Lunedì mattina presto i due responsabili dell’orto hanno trovato un caos per terra, cassette, vanghe, zappe, porte rotte, zucche in giro e ortaggi divelti. Il rammarico di Riccardo e Alessandro si è diffuso poi ai numerosi lavoratori che sono inseriti socialmente presso l’Orto della solidarietà, che nasce proprio per dare una risposta sociale attraverso il lavoro alle persone più fragili ed emarginate della società. Non è la prima volta che i vandali prendono di mira le attività di Undicesimaora, era già accaduto che venissero danneggiate le serre e alcune strutture di riparo per gli attrezzi. L’amarezza è ogni volta maggiore, perché amplificata negli occhi degli inserimenti lavorativi, persone dall’equilibrio già delicato che vivono affronti del genere con sentimenti negativi e hanno difficoltà a capire perché il loro impegno agricolo viene distrutto senza motivo.

“Cerchiamo sempre di guardare avanti” dice Giovanni Bomprezzi, direttore di Fondazione Caritas Senigallia, da cui nasce la cooperativa Undicesimaora “ma siamo davvero dispiaciuti di queste azioni vandaliche contro di noi. È assurdo dover sprecare risorse economiche per le riparazioni quando potremmo usare queste cifre per finanziare i nostri progetti. Facciamo sempre molta fatica a portare avanti le nostre attività, ad affrontare le spese in aumento, ad avere cura e aiutare nel modo migliore le persone, soprattutto quelle più vulnerabili, che con noi possono fare un percorso per riconquistare la propria dignità. Azioni come queste ci affossano, sono costi inutili che inevitabilmente ci demoralizzano. La trovo una cattiveria senza senso e mi auguro che chi l’ha compiuta non conosca la nostra realtà e i nostri obiettivi sociali, altrimenti si tratta di un gesto ancora più disarmante”.

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Quattordici i giovani di tutta la vallata Misa Nevola coinvolti in un progetto di sostegno promosso dalla Caritas diocesana

Caritas in prima linea per contrastare l’esclusione sociale dei minori fragili

Un importante progetto di sostegno a minori e famiglie vulnerabili ha segnato il territorio della Diocesi di Senigallia, grazie all’energia della Fondazione Caritas Senigallia e al cofinanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. L’iniziativa, che rientra nell’ambito del bando “Volontariato, filantropia e beneficenza 2024”, ha permesso di avviare azioni concrete per contrastare la povertà educativa e l’esclusione sociale.

Attivo per un anno, da agosto 2024 ad agosto 2025, il progetto ha visto i Centri di Ascolto parrocchiani e diocesani identificare undici nuclei familiari particolarmente fragili e con un forte rischio di emarginazione sociale. Complessivamente sono stati seguiti quattordici minori, residenti in dodici comuni del territorio: Barbara, Belvedere Ostrense, Castelleone di Suasa, Chiaravalle, Corinaldo, Montemarciano, Monte San Vito, Morro d’Alba, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia e Trecastelli. 

Caritas Senigallia ha potuto offrire ai minori e alle loro famiglie una serie di interventi mirati che vanno dalle attività educative e ricreative, come il sostegno alla partecipazione a centri estivi e aiuto compiti, all’arteterapia per il benessere psicologico dei minori. Pronti anche aiuti economici per le spese legate all’istruzione o mediche.

L’iniziativa ha avuto un impatto positivo non solo sui beneficiari, che hanno potuto beneficiare di un percorso di inclusione e di nuove relazioni, ma anche sui volontari di Caritas, che sono stati formati e coordinati per offrire un supporto continuativo. L’esperienza ha inoltre permesso di raccogliere dati utili per costruire una rete territoriale più forte e coinvolgere la comunità nel sostegno alle fragilità.

L’obiettivo è far crescere il benessere e migliorare la qualità della vita dei minori a rischio, contrastare l’esclusione sociale e costruire una comunità più accogliente, inclusiva e solidale. Il percorso non è semplice ma la speranza è che questo progetto sia il punto di partenza per una collaborazione duratura e per azioni sempre più incisive a favore delle persone più vulnerabili del territorio.

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Nel film “San Damiano” le persone senza dimora viste da vicino, tra realtà e sprazzi di poesia

C’è un film che apre uno squarcio su una realtà che, pur essendo all’altezza dei nostri occhi, è invisibile.
San Damiano“, pensato e diretto da Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, ci porta dove difficilmente avremmo voglia di andare: il mondo dei senza dimora. Potremo entrarci almeno un po’, lunedì 28 luglio p.v., alle ore 21.30, all’arena cinematografica ‘Gabbiano’ di Senigallia (per chi vuole, alle ore 20.00, c’è l’apericinema, con prenotazione alla mail gabbiano@cinemagabbiano.it), dove sarà presente il regista Gregorio Sassoli.

Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes hanno svolto volontariato in attività di sostegno per gli homeless che gravitano attorno alla Stazione Termini di Roma. Hanno poi deciso di trasferire una parte di questa esperienza dentro le immagini del loro film, inedito nella sua grammatica registica, capace di rompere gli schemi del classico linguaggio documentaristico e attraversando con maestria e autorevolezza tanti generi diversi. Immagini crude e poetiche al contempo sulla vita dei senza tetto, spesso assai più vicina di quanto immaginiamo, seppure così lontana dai nostri sguardi.

La proiezione sarà inoltre arricchita da un confronto a più voci, dopo la proiezione, sul tema ‘Senza casa’. Il regista Sassoli dialogherà con Alessandro Carta, Presidente nazionale Fio.Psd – Federazione italiana organismi per le persone senza dimora, Luca Corinaldesi della Cooperativa Polo9 di Ancona, anche lui nella direzione nazionale Fio.Psd e Chiara Mondaini, che in Polo9 coordina l’area Pari opportunità ed inclusione sociale. Prevista, inoltre, la partecipazione di soggetti che nel nostro territorio si impegnano in questo ambito: Caritas Senigallia, Freewoman, Cnca, Ribò, La Tenda di Abramo e On the road.

Laura Mandolini

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Un’automobile per Dianra, la comunità ivoriana di padre Matteo: iniziata la raccolta fondi

“Ridiamo dignità” è la piattaforma digitale di raccolta fondi, promossa dalla Caritas di Senigallia, nella quale da qualche giorno è attivata una colletta per un obiettivo molto importante e significativo – https://www.ridiamodignita.it/dona

Nel villaggio di Dianra, a nord della Costa d’Avorio, si respira ancora il ricordo e batte il cuore grande di Padre Matteo Pettinari, punto di riferimento missionario per gli abitanti del luogo e persona speciale per i marchigiani che ne hanno sempre apprezzato l’impegno e l’amore per i più fragili. Matteo lo scorso anno ci ha lasciati in un indicente stradale, ma i suoi sogni e i suoi desideri camminano ancora sulle piste ivoriane.

L’anno scorso la comunità tutta si era impegnata per l’acquisto di un’ambulanza utile al centro sanitario di Dianra, gestito dai missionari della Consolata, che serve un territorio di undici villaggi. Ora l’esigenza è l’acquisto di una nuova automobile, una quattroruote per la precisione, perché Dianra si trova a circa 600 km dalla capitale economica del Paese, Abidjan, e gli ultimi 120 km da percorrere per raggiungere il villaggio sono di pista sterrata, molto rischiosi durante la stagione delle piogge torrenziali, pieni di buche e voragini nel resto dell’anno. La missione è vastissima, quasi come la nostra regione, e i tre padri che oggi operano nella missione devono raggiungere villaggi distanti anche 50 km dal centro di Dianra e tenere un collegamento costante con il centro sanitario. Dall’aprile del 2024 la missione ha una sola macchina a disposizione.

Il mezzo più adatto è una Toyota Hilux 4×4, che potrebbe sopportare le buche e le strade sconnesse della missione. Una parte della spesa dell’auto, precisamente 12.000€, verrà coperta con il finanziamento del progetto di cooperazione internazionale del centro sanitario di Dianra Village “SIIW”, cofinanziato dalla Regione Marche ai sensi della L.R.n.9/2002 e s.m.i., di cui Fondazione Caritas è partner a fianco del Coordinamento Solidarietà Autosviluppo e di altre realtà della diocesi. La restante spesa di 24.000€ è la somma da raggiungere con le nostre donazioni. Il vescovo Franco Manenti, in occasione del suo 50° anniversario sacerdotale e del decimo anno di episcopato, insieme al vescovo emeritonGiuseppe Orlandoni, prossimo a celebrare il 60° anno di sacerdozio, hanno scelto di avviare questa raccolta fondi. Aiutaci anche tu a fornire la missione di Dianra di un’auto adeguata!

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“Doppio click – felicità”. Volti che si parlano in nome della comune umanità

Un bellissimo pomeriggio di fotografia, arte, emozioni e racconti lunedì alla Biblioteca Antonelliana di Senigallia per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato. Legati stretti dal filo comune dell’arte come ponte tra storie e identità, come ha esordito Giuseppina Campolucci, responsabile dei Servizi socialidell’Unione dei Comuni “Le Terre della Marca Senone” e coordinatrice dell’Ambito Territoriale Sociale 8, più enti gestori e cooperative che accolgono e insegnano italiano a rifugiati, stranieri e richiedenti asilo, si sono presentati al pubblico nei loro progetti e laboratori, tutti costruiti attorno al lavoro narrativo sulla fotografia e sulla pittura.

Alessia Allegrezza e Armando Missadin con tutti gli studenti e le studentessedel CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) hanno parlato della mostra “Doppio click – Felicità”, che come ha spiegato Daniela Sbarbati, psicoterapeuta e fotografa insieme a Massimo Borri, è il sentimento più bello che ci accomuna tutti, di qualsiasi Paese del mondo. Cristina Panicali, fotografa e facilitatrice, ha raccontato il viaggio artistico ed emotivo del progetto Photovoice, dando voce anche a qualche operatore che vi ha partecipato insieme ai beneficiari del SAI Senigallia e SAI Ambito Territoriale.

Infine l’arteterapeuta Fabio Rizzello ha spiegato il percorso dal titolo “Arte terapia del colore – Dal seme all’albero” realizzato insieme ai ragazzi della comunità educativa per minori L’Aurora di Casine di Ostra, gestita dalla cooperativa Casa della Gioventù nell’ambito del SAI Minori. Le mostre, ancora visibili in biblioteca per pochi giorni, sono un vero tuffo nella felicità e nel colore, ma anche un’immersione dentro una nuvola di immagini che ci attraversano e ci accarezzano. Emozionati i tantissimi partecipanti al corso, da Ucraina, Bangladesh, Costa d’Avorio, Marocco e tanti altri Paesi, e orgogliosi di aver concluso dei percorsi così intimi e personali, in cui loro stessi sono stati al centro di tutto, resi possibili proprio grazie alla bellezza dell’immagine e dello scatto.

Chiara Michelon

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Migrazioni, profughi, rifugiati

20 giugno, giornata mondiale del rifugiato: riflettere sui motivi di chi lascia il proprio paese

20 giugno: giorno in cui tutto il mondo celebra la Giornata mondiale del rifugiato, appuntamento voluto dalle Nazioni Unite per riconoscere la forza, il coraggio e la volontà di milioni di persone costrette a fuggire a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. L’inasprimento dei conflitti a livello globale, la crisi climatica e gli effetti secondari, come l’insicurezza alimentare, costringono oltre 120 milioni di persone ad abbandonare le proprie case alla ricerca di sicurezza e protezione. 

I bisogni umanitari sono sempre più ingenti, le risorse a disposizione dell’assistenza umanitaria sempre più scarse: tutto questo, insieme a una crisi di responsabilità collettiva, non fa che peggiorare la già logorata vita dei rifugiati, soprattutto di donne e bambini, le vittime principali.

Per questo oggi vogliamo ricordare e fermarci a riflettere sulla Giornata Mondiale del Rifugiato 2025, che dev’essere un’occasione per mostrare concretamente la nostra solidarietà, mettersi in ascolto e comprendere chi è costretto a fuggire. Mai come quest’anno è importante sostenere chi ogni giorno lotta per la sopravvivenza in Sudan, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Ciad, paesi dove si sta consumando una terribile crisi umanitaria, aggravata dai recenti tagli agli aiuti.

I rifugiati vanno riconosciuti come risorse preziose per le comunità di accoglienza e un’occasione per promuovere l’inclusione economica e sociale di chi cerca un nuovo inizio. Con il giusto supporto, le persone rifugiate possono contribuire in modo significativo all’innovazione, allo sviluppo economico e alla costruzione di società più inclusive.

I due SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) che come Fondazione Caritas Senigallia gestiamo nel territorio dei Comuni dell’Unione e dell’Ambito sono dedicati agli adulti. Dal 2014 accogliamo numerosi beneficiari e beneficiarie in centri di accoglienza e appartamenti dislocati sul territorio a seconda delle esigenze individuali e familiari (Senigallia, Trecastelli, Ostra, Serra de’ Conti e Corinaldo). 

Attualmente (dati al 20/05/2025) sono 90 (39 uomini, 51 donne di cui 34 minori) e provengono da svariati paesi. La forza dei progetti SAI continua a essere l’approccio che supera la dimensione primaria per guardare all’emancipazione e fare accoglienza integrata verso il rifugiato: prevede cioè misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento delle persone, costruendo percorsi individuali che mirano alla riconquista dell’autonomia e all’inserimento sociale ed economico di ognuno nel territorio e nella comunità di appartenenza.

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Una persona su dieci, in Italia, vive in stato di povertà assoluta. La rete Caritas parla chiaro

La povertà in Italia è peggiorata nell’ultimo decennio e sta cambiando volto. Si tratta di un fenomeno sempre più radicato, cronico e multidimensionale, che colpisce lavoratori, famiglie e anziani. Il problema abitativo è oramai una crisi strutturale, insieme a quello sanitario: molte persone costrette a rinunciare alle cure mediche a causa dei costi o delle lunghe liste d’attesa. Una persona su dieci vive in stato di povertà assoluta. A fronte di questa situazione la rete Caritas continua a dare risposte: nel 2024 sono state almeno 277.775 le persone (e rispettivi nuclei familiari) che si sono rivolti a Centri di ascolto, mense, empori solidali ed altri servizi per chiedere un aiuto concreto, con un incremento del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto al 2014. Nello stesso anno sono state erogate oltre 5 milioni di prestazioni, con una media di circa 18 interventi ogni assistito. Se un tempo l’emergenza riguardava principalmente i disoccupati, oggi il fenomeno dei “working poor” (lavoro povero) incide profondamente sul tessuto sociale, con il 30% degli occupati che fatica ad arrivare a fine mese. Una tendenza che si affianca a un altro segnale allarmante: l’aumento delle richieste di aiuto da parte degli over 65, raddoppiati in dieci anni, dal 7,7% nel 2015 al 14,3% nel 2024. Sono alcuni dei dati che emergono dal Report statistico 2025 “La povertà in Italia” di Caritas italiana, presentato oggi a Roma insieme al Bilancio sociale 2024.

Povertà in Europa e in Italia. Nel 2024 secondo i dati Eurostat, il 21% della popolazione europea (93 milioni di persone) è a rischio povertà o esclusione sociale. In Italia, la situazione è ancora più grave: il 23,1% della popolazione vive in condizioni di vulnerabilità economica, in aumento rispetto al 22,8% del 2023. È il settimo Paese in Europa per incidenza di persone a rischio povertà o esclusione sociale. I dati Istat rilevano quasi 5,7 milioni di italiani (pari a 2,2 milioni di famiglie) in povertà assoluta.

In 10 anni aumento vertiginoso delle persone accompagnate, soprattutto al Nord. Negli ultimi dieci anni, la povertà in Italia ha subito un incremento allarmante, diventando sempre più strutturale. I dati raccolti dalla rete Caritas evidenziano un aumento del 62,6% delle persone accompagnate dal 2014 ad oggi, con una crescita particolarmente marcata nel Nord (+77%) e nel Mezzogiorno (+64,7%). Dati che riflettono l’effetto delle crisi economiche degli ultimi anni, dalla crisi finanziaria del 2008, alla pandemia da Covid-19, fino alle recenti tensioni commerciali internazionali e conflitti. Le famiglie continuano a rappresentare la maggior parte degli assistiti: il 63,4% dei nuclei ha figli minori. Il livello basso di istruzione continua ad incidere sul rischio povertà.

Profilo degli assistiti: un’Italia sempre più multiculturale. Delle 277.775 persone accompagnate dalla Caritas, il 56,2% è di nazionalità straniera, il 42,1% è italiano. La componente immigrata è in lieve calo, principalmente per la riduzione degli ucraini, passati da 22.000 nel 2022 a circa 10.000. Gli assistiti provengono da 180 Paesi diversi, con il 46,9% dall’Africa, il 26,9% dall’Europa, il 13,9% dalle Americhe e il 12,4% dall’Asia. I primi dieci Paesi di provenienza sono Marocco, Perù, Romania, Ucraina, Nigeria, Tunisia, Albania, Senegal, Egitto e Pakistan.

In aumento l’età media. Nel 2024, l’età media delle persone assistite dalla rete Caritas ha raggiunto 47,8 anni, segnando un progressivo invecchiamento della popolazione in condizioni di fragilità. Nel 2022 l’età media si attestava a 46 anni. Mentre l’età media degli immigrati è di 42,9 anni, quella degli italiani sale a 54,6. Un dato significativo riguarda gli over 65, la cui presenza tra i beneficiari della Caritas è raddoppiata rispetto al 2015, passando dal 7,7% al 14,3%. Tra gli italiani, la crescita è ancora più marcata, raggiungendo il 24,3%.

L’impatto dell’inflazione: caro vita e salari. Nonostante l’inflazione nel 2024 sia rallentata (+1% rispetto ai picchi del 2022-2023), il costo della vita rimane elevato. I prezzi di beni essenziali come gli alimentari (+2,4%) e l’istruzione (+2,9%) continuano ad aumentare, mentre quelli dell’energia sono saliti del 12,7%. Questo ha avuto effetti diretti sulle fasce più vulnerabili, con una erosione del potere d’acquisto: dal 2019 al 2024, le retribuzioni reali in Italia sono diminuite del 4,4%, e dal 2008 al 2024, la perdita complessiva è stata dell’8,7%, il dato peggiore tra i Paesi del G20.

Povertà abitativa e sanitaria. Il problema casa si conferma una delle emergenze più gravi. 33% degli assistiti Caritas manifesta una forma di disagio abitativo, con 22,7% in grave esclusione (senza tetto, sotto sfratto, in condizioni precarie) e 10,3% con difficoltà nel pagamento di affitti e bollette. L’accesso alle cure sanitarie è sempre più difficile: nel 2024, circa 6 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie necessarie, con un aumento rispetto al 2023. Tra gli assistiti Caritas, il 15,7% presenta vulnerabilità sanitarie, spesso legate a patologie gravi e alla mancanza di risposte adeguate dal sistema pubblico.

Le nuove misure di sostegno al reddito: calano i beneficiari. Con l’introduzione dell’Assegno di Inclusione (ADI) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), la Caritas ha registrato un calo nell’incidenza dei beneficiari delle misure di contrasto alla povertà. Nel 2024, solo il 11,5% degli assistiti percepiva l’ADI, rispetto al 15,9% del 2023 con il Reddito di Cittadinanza. Sommando anche il SFL (1,3%), l’incidenza complessiva arriva al 12,8%, inferiore rispetto all’anno precedente. Un’analisi su 84.860 persone sostenute sia nel 2023 che nel 2024 ha evidenziato che solo il 15% di chi percepiva il Reddito di Cittadinanza ha avuto accesso alle nuove misure. Secondo la Caritas la riduzione della copertura sociale “potrebbe penalizzare le fasce più vulnerabili della popolazione”.

a cura di Patrizia Caiffa

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Rikrea: la Caritas diocesana ha inaugurato il magazzino che dona nuova vita alle cose

In realtà “Rikrea” opera da tempo, ma la Caritas di Senigallia ha voluto inagurare lo spazio in cui mobili e oggetti vengono rimessi a nuovo, per presentarlo cioè ufficialmente a più persone possibili la mattina di sabato 28 settembre scorso, in una giornata partecipata, vivace, espressione della migliore cittadinanza condivisa. Ecco, in sintesi, le parole dei promotori di un magazzino che è tanto di più, è il desiderio di riportare vita a tanti oggetti e … a tante esistenze.

Giovanni Bomprezzi, direttore Fondazione Caritas Senigallia: “Questo momento è davvero una grande emozione per me. Il magazzino solidale Rikrea è un progetto ricco di valore, di storie e di bellezza. Grazie al contributo dei volontari, degli operatori, della diocesi che crede sempre in noi, della rete di imprese che ci sostengono abbiamo potuto realizzare qualcosa che è molto più di un semplice magazzino solidale: qui le persone trovano la speranza”.

Giulia Colosio, responsabile della cooperativa sociale Undicesimaora: “La nostra cooperativa nasce per far sì che il lavoro restituisca dignità alle persone. Più di 250 persone dal 2020 sono passate in cooperativa con tirocini e inserimenti lavorativi. A Rikrea diamo nuova vita alle cose e alle persone, attraverso la creatività e la bellezza”.

Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia: “Quella di Rikrea è un’idea geniale che nasce dal cuore. La sensazione che ho avuto entrando qui dentro è di un posto che ci insegna molte cose: in una società dove tutto è usa e getta, dove tutto finisce e diventa subito vecchio, entrando qui capisci che invece tutto ciò che scarti è importante. Come nella mentalità contadina: tutto si può riutilizzare e niente passa. Il mio grazie a Caritas per questo progetto e ovviamente anche per il lavoro che fa tutti i giorni e che ha fatto durante l’alluvione”.

Franco Manenti, vescovo di Senigallia: “Mi auguro che questo progetto ci faccia capire che spesso le cose che ci sembrano impossibili da realizzare sono invece possibili: questo è quello che dimostra Rikrea. È possibile non gettare le cose che hanno reso belle le nostre case, è possibile fare volontariato, è possibile tutto, se ci si mette insieme. Rikrea è un piccolo miracolo”.

Simona Atzori: “Mi piace essere vista per quello che posso fare, cioè vivere, imparare, scoprire la bellezza della vita. Diamo vita all’arte”.

a cura di Chiara Michelon

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Rikrea, il magazzino solidale della Caritas di Senigallia

A Senigallia l’inaugurazione ufficiale di Rikrea, il magazzino solidale della Caritas

Sabato 28 settembre, ore 10, in Strada Arceviese km 3.300, inaugurazione ufficiale di Rikrea, a conclusione della settimana (quella in corso) dedicata all’Open Day delle strutture Caritas di Senigallia. Sabato sarà un momento davvero importante per il magazzino solidale, che è aperto ormai da qualche anno ma che ha dedicato questo tempo prezioso per dare forma a progetti importanti per Undicesimaora, Caritas e la comunità.

Guidati dall’amore per le persone e per l’ambiente, infatti, a Rikrea è stato costruito un piccolo mondo dove il recupero, il riciclo e il riuso dei materiali diventano un modo nuovo di affrontare la realtà e allo stesso tempo la possibilità, per molti soggetti che si trovano ai margini, di avere un’opportunità lavorativa, attraverso inserimenti mirati, e di riconquistare pian piano una propria dignità sociale. Sono progetti molto ambiziosi, che Caritas e Undicesimaora sono orgogliosi di portare avanti e che crescono grazie al contributo di tante persone.

La mattinata di sabato sarà una vetrina per Orto della solidarietà, libreria Mastai e Falegnami della solidarietà e uno spazio per presentare i progetti che in questi anni si sono sviluppati a Rikrea, dalla sartoria sociale Rikuci alla creazione della linea di mobili Vita nuova, nati sempre dentro la mission sociale di accoglienza di tirocinanti, pubbliche utilità e volontari: è questo ciò che si potrà vedere e toccare con mano a Rikrea, dove, a oggi, lavorano più di 30 persone. L’orizzonte che si vede a Rikrea è un futuro nuovo.

Sarà un momento prezioso anche per presentare l’accreditamento della cooperativa Undicesimaora come agenzia per il lavoro e la formazione, denominata Riwork, destinata al reinserimento nel mondo del lavoro, l’inclusione sociale e la valorizzazione professionale di persone alla ricerca di opportunità lavorative.

Il programma della mattinata di sabato prevede alle 10 i saluti delle autorità, alle 10.30 la presentazione del progetto sociale di Rikrea e alle ore 11 l’emozionante esibizione di Simona Atzori, artista che dipinge con i piedi, dimostrazione vivente dell’arte che abbatte le barriere. Durante tutta la mattinata il negozio sarà aperto alla vendita, arricchito da un piccolo buffet.

Simona Atzori è pittrice ma anche ballerina e scrittrice, nonostante il suo fisico sia privato delle braccia: tra i momenti più importanti della sua carriera certamente lo spettacolo di danza alla cerimonia delle Paralimpiadi di Torino 2006 e l’esibizione con il violinista Garrett alla serata di apertura del Festival di Sanremo 2012.

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Il vescovo Franco in visita ai bambini e accompagnatori accolti a Senigallia

Sono 100 i minori ucraini ospitati con i loro accompagnatori in alcune diocesi italiane nell’ambito dell’iniziativa “È più bello insieme”, promossa da Caritas Italiana e Caritas Spes. “Il progetto – dice Caritas italiana – intende favorire un programma di vacanze solidali per minori e loro accompagnatori provenienti da contesti di guerra, così da garantire due settimane di spensieratezza e di riposo, lontani dalla guerra e dalle difficili condizioni in cui vivono dal febbraio del 2022”.

Anche Senigallia ha aderito al progetto e nella gioranta di giovedì 25 luglio il vescovo Franco, accompagnato dal vicario don Aldo Piergiovanni ed alcuni operatori Caritas – ha fatto visita agli ospiti della nostra Caritas.