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Tag: chiesa

Chiesa: tra le pieghe dell’estate, le domande inevitabili, senza quasi alcuna risposta

La vivacità di tante proposte a misura di giovani, con tutto il corollario bellissimo di volti freschi e grandi entusiami (camipiscuola, campi scout, Gmg, Destate la festa, oratori ecc.) farebbe ben sperare. Se non fosse che gli impietosi numeri che fotografano il rapporto sulla frequenza religiosa in Italia, resi noti da poco, fanno un certo effetto, anche un po’ deprimente. O forse no, forse abbiamo bisogno di questo bagno di realtà che finalmente possa aprirci gli occhi, ad ogni livello.

Partiamo dall’indagine multiscopo dell’Istat, svolta su un campione ampio e rappresentativo di popolazione italiana sul 2022. Il 31 per cento della popolazione dichiara di non aver mai messo piede in un luogo di culto l’anno scorso. All’indagine hanno risposto direttamente persone maggiori di 14 anni, mentre per i minori dal 6 ai 13 anni la risposta è stata data dai genitori. Solo il 19 per cento della popolazione in Italia è praticante e va a messa o ad altre celebrazioni. Il primo dato che balza agli occhi è che la frequentazione della Chiesa è la più bassa che sia mai registrata nella storia del nostro Paese. Negli ultimi 20 anni (dal 2001 al 2022), il numero dei praticanti regolari si è quasi dimezzato (passando dal 36 al 19 per cento), mentre il numero di persone che non vanno in Chiesa è raddoppiato (si è passati dal 16 al 31 per cento). Il secondo dato che colpisce, e forse anche più importante, è che il calo ha riguardato in modo particolare i giovani dai 18 ai 24 anni e gli adolescenti (14-17 anni). Negli ultimi 20 anni la pratica religiosa ha registrato un calo di oltre due terzi per quanto riguarda i giovani e gli adolescenti, a fronte di una riduzione del 50 per cento dei praticanti tra adulti e del 30 – 40 per cento tra la popolazione anziana.

Serve allora tutto l’impegno per proposte a misura di ragazzi, ragazze e giovani? Più necessario che mai e specialmente in questo deserto di relazioni significative sociali in cui vivono. La trappola sta nel proprio nel fatto che queste esperienze non mettono profondamente in discussione tutto il resto. Che infatti, a parte qualche coraggioso tentativo, va avanti come sempre.

Basterebbe chiedersi, si fa per dire, perché questi appuntamenti sembrano funzionare ed il resto no, pur coinvolgendo una parte minoritaria dei giovani? Nei gruppi Acr, negli scout, nelle esperienze oratoriali si partecipa indipendentemente dal senso di appartenenza alla comunità cristiana, dalla Messa domenicale, da un semplice sentore di spiritualità. Si va perché sono esperienze belle, in cui si sta insieme, in cui gli amici fanno la differenza e in mezzo a tanta banalità si è toccati sul serio da percorsi impegnativi, ma entusiasmanti. E non è detto che si colga tutto, anzi. Quanta fatica, ogni anno di più (chi accetta di vivere questo servizio lo sa bene) a fare i conti con tanta complessità, senza dimenticare come gli stessi capi, educatori, animatori sono spesso essi stessi molto poco affezionati alla chiesa e inseriti nelle stesse dinamiche.

Allora?

Siamo solo all’inizio di quanto il papa definisce ‘cambiamento d’epoca’, nemmeno la categoria del ‘secolarismo’ (che ha inondato il Nord Europa e che da tempo è arrivato anche qui, seppure facciamo finta di non vedere) basta più per tentare di comprendere la contemporaneità. Qui in gioco c’è l’insignificanza, proprio mentre tocchiamo con mano quanto la spiritualità sia elemento vitale, insostituibile ed intrinsecamente umano, di cui nessuno può fare a meno, in qualunque modalità questa si espliciti. Proprio quando il mondo arranca e ha smesso di credere nell’onnipotenza dell’uomo, visti i continui fallimenti e le sfide di ogni tipo a cui siamo sottoposti, il Vangelo di Gesù Cristo è qualcosa di straordinariamente liberante e necessario. Ma è la presunzione del copyright sul prodotto, da parte di troppa chiesa, a renderlo invisibile, se non inesistente, per tantissime vite giovani e non solo.

Già rendersi conto, non solo a parole, di tutto questo abiliterebbe ad un’umiltà ecclesiale profonda e ci metterebbe al riparo dai troppi fondamentalismi, anche cattolici, che nei tempi di gravi crisi trovano terreno fertile. Che poi, a leggerlo bene, il Vangelo aveva già previsto tutto!

Laura Mandolini

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Sinodo della Chiesa cattolica “non solo” dei vescovi: anche le donne avranno diritto di voto

Nuova importante svolta in Vaticano. Papa Francesco ha modificato il regolamento dell’assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi introducendo il diritto al voto per le donne, le “madri sinodali”. Per la prima volta nella storia del sinodo, a ottobre, saranno introdotte le quote rosa: la metà dei 10 superiori religiosi e dei 70 “membri non vescovi”, anche questa una novità in sé, devono essere donne. Dunque saranno almeno 40 le donne con diritto al voto su un’assemblea di circa 370 membri. La modifica è stata approvata da Papa Francesco il 17 aprile scorso.

“Non è una rivoluzione”, ha commentato il cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore generale del sinodo, incontrando i giornalisti in sala stampa vaticana. “Un cambiamento importante non è una rivoluzione: un cambiamento è normale nella vita e nella storia. Le rivoluzioni – ha scherzato il porporato lussemburghese – fanno vittime e noi non vogliamo fare vittime”. Così a ottobre avranno diritto al voto le donne e saranno “la metà” dei “70 membri non vescovi” che parteciperanno all’assemblea a rappresentare gli “altri fedeli del popolo di Dio” tra sacerdoti, suore, diaconi, laiche e laici, non più “uditori” ma votanti a pieno titolo. “Il battesimo è lo stesso per uomini e donne, a quanto ne so. E la sinodalità, il camminare insieme nella Chiesa, si fonda sul battesimo”, ha detto ancora Jean-Claude Hollerich.

a cura di L.M.

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Terremoto a Senigallia: la cattedrale si ‘sposta’ alla chiesa dei Cancelli; riapre la chiesa del Porto

L’ultimo terremoto nelle Marche ha toccato anche Senigallia e ha comportato la chiusura della Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo. Dopo un primo periodo di celebrazioni religiose presso la Chiesa della Maddalena, nella vicina via Cavallotti, il protrarsi della complessa situazione rende necessario un’ulteriore riorganizzazione, per cui da sabato 25 marzo p.v. le funzioni di Cattedrale sono temporaneamente svolte nella Chiesa di S. Maria Assunta, conosciuta come “Dei Cancelli” in via Arsilli, di proprietà della Diocesi di Senigallia. Dopo vari anni di utilizzo quale auditorium riprende – sino a che non si riaprirà il duomo – la funzione di luogo sacro e “ai Cancelli” sarannno ospitate anche le celebrazioni della parrocchia del Duomo.

Sempre nel centro città a Senigallia sabato 25 marzo 2023 con la Santa Messa delle ore 17,30 riapre al culto la Chiesa di Santa Maria del Ponte al Porto, dopo gli interventi di ripristino resisi necessari a seguito del sisma del novembre 2022 e che avevano costretto quella comunità ad utilizzare alcuni spazi dei locali pastorali per le celebrazioni.

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10° anniversario del pontificato di papa Francesco: Tv2000 gli dedica lo speciale “La Chiesa che vorrei”

In occasione del decimo anniversario del pontificato di papa Francesco che fu eletto il 13 marzo 2013, venerdì 10 marzo Tv2000 trasmetterà dalle 20.55 una serata speciale intitolata “Francesco – La Chiesa che vorrei”. L’appuntamento, condotto da Gennaro Ferrara, ripercorrerà le parole, le decisioni, i gesti attraverso i quali il Papa, in questi anni, ha riportato al centro dell’attenzione internazionale i temi della giustizia sociale, della pace e della cura del creato e ha indicato la strada per quel processo di cambiamento che la Chiesa, le comunità cristiane, ogni singolo credente sono chiamati a vivere da protagonisti.

Non solo, dunque, una serata televisiva di memoria, ma anche e soprattutto una serata di prospettiva e di futuro, che metterà a fuoco tre temi centrali della pastorale di Francesco: la prossimità della Chiesa ai più poveri, l’impegno per la fratellanza universale, l’attenzione all’ecologia integrale.

Ospiti della trasmissione il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Enrico Mentana, direttore Tg La7, Antonella Sciarrone Alibrandi, sotto-segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e Andrea Monda, direttore de “L’Osservatore Romano”. Interverranno anche il card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, la scrittrice Edith Bruck e la conduttrice Licia Colò. Durante lo speciale anche un videomessaggio di Andrea Bocelli.

A.B.

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Scuola, la scelta dell’ora di religione

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Foto: Unsplash

I dati relativi all’anno scolastico 2021/22 restituiscono un quadro di sostanziale stabilità, con una lieve crescita complessiva degli studenti che scelgono di frequentare l’insegnamento della religione cattolica (IRC) e una media nazionale di avvalentisi pari all’84,44%. In particolare, l’88,24% nella scuola dell’infanzia, l’88,21% nella scuola primaria, l’85,58% nella scuola secondaria di I grado e il 78,30% nella scuola secondaria di II grado. Di conseguenza, i non avvalentesi sono stati in media il 15,56%: in particolare, l’11,76% nella scuola dell’infanzia, l’11,79% nella scuola primaria, il 14,42% nella scuola secondaria di I grado e il 21,70% nella scuola secondaria di II grado.

Lo ha reso noto la Conferenza Episcopale Italiana, la cui presidenza ha deciso di mandare un messaggio in vista della scelta per l’anno scolastico 2023/24. “Cari studenti e cari genitori, nei prossimi giorni, procedendo all’iscrizione al primo anno dei diversi ordini e gradi di scuola, sarete chiamati a scegliere se avvalervi dell’Insegnamento della religione cattolica (IRC). Si tratta di una scelta importante, che vi permette di partecipare alla costruzione del percorso educativo offerto dalla scuola. È infatti uno spazio di libertà e di responsabilità quello che avete davanti…

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Papi per un’unica Chiesa: Ratzinger e Bergoglio, diversità e comunione

Con la scelta di vivere nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, a poca distanza da Santa Marta dove risiede il Papa regnante, il Papa emerito ha continuato a offrire il suo servizio per il bene della Chiesa “nascosto al mondo”, come lui stesso ha dichiarato di voler fare, attraverso la preghiera, il silenzio, la mitezza e la discrezione, sostenendo il ministero del suo successore in un rapporto di fraterna amicizia e stima spirituale, oltre che obbedienza, attraverso visite, chiamate telefoniche e presenze agli avvenimenti più importanti, come il primo Concistoro di Papa Francesco o l’apertura della Porta Santa di San Pietro per l’inizio del Giubileo. Prima ancora di sapere chi sarebbe stato il suo successore, congedandosi dai cardinali durante l’ultimo discorso loro rivolto nella Sala Clementina, Benedetto aveva detto: “Tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”.

Memorabile rimane il primo incontro tra il nuovo Papa e il Papa emerito a Castelgandolfo, dopo che il 28 febbraio le immagini dell’elicottero papale che aveva trasportato Ratzinger dal Vaticano a quella che fino ad allora era la residenza estiva dei papi (tradizione poi interrotta da Bergoglio) avevano fatto il giro del mondo. Seduti l’uno davanti all’altro, risaltava visibilmente un grosso scatolone bianco che Ratzinger ha consegnato al suo successore: un messaggio esplicito a continuare a dipanare i “dossier” aperti durante otto anni di pontificato, un gesto carico di fiducia nelle capacità del Papa argentino venuto “dalla fine del mondo” di continuare a governare la barca di Pietro, anche quando sembra sull’orlo di essere travolta da una tempesta. È il caso ad esempio degli abusi, che Papa Ratzinger per primo ha cominciato a contrastare efficacemente durante il suo pontificato. Quattro mesi dopo il summit mondiale sulla pedofilia in Vaticano, convocato da Bergoglio nel febbraio 2019, è uscito un libro dal titolo inequivocabile: “Non fate male a uno solo di quei piccoli. La voce di Pietro contro la pedofilia”, in cui per la prima volta, nero su bianco, il Papa emerito e il Papa argentino chiedono insieme “perdono” per quelle nefandezze che Ratzinger, nella sua celebre omelia del Venerdì Santo 2005, aveva annoverato tra la “sporcizia della Chiesa”.
Al suo ingresso in basilica per il suo primo Concistoro, il 22 febbraio 2014, papa Francesco dopo aver percorso in processione la navata si è diretto verso il Papa emerito e lo ha abbracciato: è la prima cerimonia pubblica in basilica in cui sono presenti i due Papi, e la prima uscita pubblica di Ratzinger dopo la rinuncia al pontificato. Nel Concistoro dell’anno seguente, il Papa emerito ha replicato, su invito del Papa regnante. Dopo il Concistoro del 2016, i cardinali insieme a Francesco sono saliti su pullman per andare a trovare Benedetto al monastero Mater Ecclesiae, evento che si è ripetuto anche nel Concistoro del 2017. Il 13 ottobre 2018, invece, alla vigilia della canonizzazione di Paolo I e Oscar Arnulfo Romero, è stato Francesco a andare a trovare Benedetto nella sua dimora immersa nei Giardini vaticani. Sono le 11,10 della festa dell’Immacolata quando, l’8 dicembre 2015, Papa Francesco apre la Porta santa di San Pietro. Subito prima, nell’atrio, ha salutato il papa emerito Benedetto XVI: si sono abbracciati ancora una volta, hanno scambiato qualche parola. Ratzinger è stato così il primo pellegrino a varcare la porta santa.

La speciale sintonia tra i due papi, del resto, è testimoniata anche dalle innumerevoli citazioni di Joseph Ratzinger da parte di Francesco: nei documenti magisteriali, è eguagliato solo da Paolo VI. Il Pontefice attualmente regnante ha sempre definito il Papa emerito “un nonno in casa”, lasciando intendere così di aver fatto tesoro dei suoi consigli, in tutti gli incontri informali tra i due. Tutto il contrario della lettura mediatica dominante, che è solita usare gli schemi della contrapposizione polare, strumentale di volta in volta a corroborare le proprie posizioni e ad alimentare un’informazione gridata e schiacciata su uno schema binario di stampo ideologico, a scapito dei reali contenuti di ciò che viene raccontato. “Il Papa è uno, Francesco”, ha spiegato Ratzinger in un’intervista al Corriere della Sera: “L’unità della Chiesa è sempre in pericolo, da secoli. Lo è stata per tutta la sua storia. Guerre, conflitti interni, spinte centrifughe, minacce di scismi. Ma alla fine ha sempre prevalso la consapevolezza che la Chiesa è e deve restare unita. La sua unità è sempre stata più forte delle lotte e delle guerre interne”. Parole, queste, che rimandano al grande impegno a rafforzare la comunione ecclesiale che ha caratterizzato tutto il pontificato di Benedetto XVI, fino all’ultimo giorno del suo ministero petrino: “Rimaniamo uniti, cari Fratelli” – aveva detto nel suo ultimo discorso ai cardinali il 28 febbraio 2013 – in questa unità profonda dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità”.

Maria Michela Nicolais

Il vescovo Franco presiede una S. Messa di suffragio del Papa emerito Benedetto XVI

SENIGALLIA – La diocesi di Senigallia comunica che mercoledì 4 gennaio 2023, alle ore 18.00, il vescovo diocesano Franco Manenti presiederà presso la Chiesa della Maddalena, in via Cavallotti, a Senigallia una S. Messa in suffragio del Papa emerito Benedetto XVI.

La chiesa senigalliese vuole unirsi ai sentimenti di cordoglio e preghiera espressi nel mondo intero per la scomparsa di Joseph Ratzinger, riconoscendo in lui una guida generosa e umile della Chiesa universale.

 Ogni parrocchia è inoltre invitata a celebrare una messa di suffragio in questi giorni secondo le indicazioni della Conferenza episcopale italiana, avendo cura di informarne i fedeli.
La Chiesa in Italia, in particolare, gli è riconoscente “per l’impulso dato alla nuova evangelizzazione”, si legge nel comunicato dei vescovi italiani, in cui si ricorda l’esortazione, rivolta in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di Verona, a portare “con rinnovato slancio a questa amata Nazione, e in ogni angolo della terra, la gioiosa testimonianza di Gesù risorto, speranza dell’Italia e del mondo”. I vescovi, infine, invitano le comunità locali a riunirsi in preghiera e a celebrare la messa in suffragio del Papa emerito Benedetto XVI.

Benedetto XVI: il papa del Magistero

Per antica tradizione i papi si suddividono in politici e spirituali. Divisione che non regge, evidentemente. Guardando all’eredità di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, uno dei grandi protagonisti di questo avvio di millennio, lo potremo definire il Papa del Magistero. Un deposito ricchissimo, di cui sinteticamente possono risaltare tre passaggi. Il primo è la definizione e comprensione del Vaticano II. Il 22 dicembre 2005, a conclusione del suo primo anno di pontificato, nel tradizionale discorso alla Curia, ultimo Papa ad avervi partecipato, ci consegna una fondamentale, breve, chiarissima, ficcante, mite e ferma definizione del Concilio.

La parola – chiave è: ermeneutica della riforma. Spiega la dinamica, e la proietta nella vita della Chiesa contemporanea, ovvero nel “litigio” tra conservatori e progressisti, che circostanzia con chiarezza e di cui vede il limite strutturale di fronte invece alle sfide radicali dell’evangelizzazione, che lo stesso Concilio ha indicato.

Il secondo tema è l’interlocuzione con la cultura, in particolare quella occidentale, i grandi dialoghi non a caso in tre luoghi emblematici, Westminster (17 settembre 2010), il collegio dei Bernardins a Parigi (12 settembre 2008), il parlamento tedesco (22 settembre 2011). Benedetto XVI risalta come l’ultimo grande intellettuale europeo. Sono contributi fondamentali che vengono incontro ad un deficit, il grande deficit che accompagna il processo di globalizzazione e di crisi anche bellica della stessa, appunto nella sua radice occidentale. Pone, Benedetto, la questione della verità e circostanzia la formula “etsi Deus daretur”, lanciata a Subiaco, il 1 aprile 2005, declinata nella cultura, nella vita civica, civile ed istituzionale e proposta come orizzonte di senso e di speranza. Ma qui emerge anche l’elemento dialettico, il conflitto. Questo dialogo solleva grandi e trasversali, financo impensati consensi, ma anche chiusure e opposizioni. Si vede a Ratisbona, un discorso che genera un colossale e planetario malinteso. Fomentato, perché il dialogo, questa idea che il cristianesimo è un elemento costitutivo dell’identità e dello sviluppo culturale mondiale, in un atteggiamento non certo di egemonia, ma di cooperazione, era proprio alla base di quell’intervento (12 settembre 2006). Ecco allora un altro brusco stop: Benedetto XVI è costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza (17 gennaio 2008), ma il discorso che invia è un grande documento di umanesimo contemporaneo.
Per questa strada siamo al terzo tema, ovvero la rinuncia.

È consapevole delle forze che mettono in discussione, sotto attacco, la Chiesa stessa. Certo – si veda la meditazione del Venerdì Santo 2005, poche settimane prima dell’elezione – alla Chiesa serve un processo di purificazione. Benedetto XVI lo porta avanti con chiarezza e decisione, ma in un quadro profondamente conflittuale.

Di qui l’idea di un appello a forze nuove, ovvero l’atto della rinuncia (11 febbraio 2013), un grande atto di riforma, nella coerente continuità dello stesso istituto petrino, che compendia la grande cultura teologica e la profonda cifra spirituale di Benedetto. Segno della profonda vicinanza all’Italia e in concreto dell’amicizia con l’allora presidente della Repubblica è proprio Giorgio Napolitano una delle pochissime persone cui la decisione fu comunicata in anteprima, come ha documentato lo storico Alessandro Acciavatti. La rinuncia al pontificato in realtà è la continuità di un impegno di servizio, di testimonianza. E di fedeltà al Papa, all’unico Papa. Ha dato così l’esempio per sostenere un pontificato, quello di Francesco, che ha rilanciato, con energia nuovo, la radicalità del richiamo evangelico.

Francesco Bonini

“Signore, ti amo!”: le ultime parole di papa Benedetto XVI prima di spirare

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 28-09-2011 Città del Vaticano Vaticano Papa Benedetto XVI, Udienza Generale Nella foto Benedetto XVI in p.zza San Pietro Photo Roberto Monaldo / LaPresse 28-09-2011 Vatican City Pope Benedict XVI, General Audience In the photo Pope Benedict XVI

“Signore, ti amo!”. Sono state queste le ultime parole di Benedetto XVI. Lo ha confermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, rispondendo alle domande dei giornalisti. A raccogliere le ultime parole del Papa emerito è stato un infermiere, alle 3 del mattino circa del 31 dicembre, cioè alcune ore prima della morte, avvenuta alle 9.34, quando ancora Joseph Ratzinger non era entrato in agonia. “Benedetto XVI – ha raccontato commosso il suo segretario, mons. Georg Gänswein, a Vatican news – con un filo di voce, ma in modo ben distinguibile, ha detto, in italiano: ‘Signore ti amo!’ Io in quel momento non c’ero, ma l’infermiere me l’ha raccontato poco dopo. Sono state le sue ultime parole comprensibili, perché successivamente non è stato più grado di esprimersi”.

Verifiche in tutte le chiese della regione Marche, alcune lesioni alle strutture dopo il terremoto

Danni nelle chiese di Senigallia dopo il terremoto del 9 novembre
Danni nelle chiese di Senigallia dopo il terremoto del 9 novembre

Subito dopo le scosse di terremoto i vescovi marchigiani si sono sentiti telefonicamente per un primo report sui danni. Di concerto con le Prefetture, i sacerdoti stanno svolgendo le prime verifiche in tutte le chiese aperte e segnalano ai vigili del fuoco eventuali problemi. Al momento si lamentano distacchi di stucchi e lesioni in alcune chiese nella zona di Senigallia e Pesaro. Anche le Caritas sono in preallarme e collaborano alle verifiche sulle loro strutture e su eventuali necessità di assistenza alla popolazione.

Questo l’annuncio di Nazzareno Marconi, presidente della Conferenza episcopale marchigiana, che aggiunge: «Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, mi ha già contattato e ha raccolto un primo bilancio della situazione, tenendo i contatti con il Commissario del terremoto e la Protezione civile. In mattinata anche il Santo Padre ha chiesto notizie e garantito la Sua vicinanza alla popolazione colpita prima dall’alluvione ed ora dal terremoto».

La Chiesa in ascolto: intervista al vescovo della Diocesi di Senigallia Franco Manenti

Vescovo Franco Manenti
Il Vescovo di Senigallia Franco Manenti

Vescovo Franco, perché ha ritenuto prioritario il tema dell’ascolto nella sua lettera pastorale?
Il tema dell’ascolto raccoglie l’invito di mettersi in ascolto dello Spirito Santo, rivolto da papa Francesco alla Chiesa. L’ascolto dello Spirito Santo rappresenta il senso del cammino sinodale che stiamo percorrendo, un ascolto condiviso all’interno della Chiesa universale, delle Chiese particolari e delle comunità cristiane. Siamo sollecitati ad ascoltarci nelle nostre comunità, per essere in grado di ascoltare quanto lo Spirito Santo intende comunicare al popolo di Dio. Le parole che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli della Diocesi di Roma (15 settembre 2021) sono preziose anche per la nostra Chiesa di Senigallia.

E’ continuo il riferimento allo Spirito Santo, spesso il grande ‘assente’ da tanta spiritualità matura: come recuperare questa affezione?
Recuperare un’affezione allo Spirito Santo, un effettivo e un affettivo ascolto dello Spirito, sarà possibile se, anzitutto, riconosceremo la sua presenza e la sua azione decisive per la nostra vita di credenti. Come ho scritto nella Lettera pastorale «l’apostolo Paolo ricorda che ascoltare lo Spirito Santo (“vivere secondo lo Spirito, in obbedienza allo Spirito”) è proprio di coloro che sono figli di Dio (Rm 8,14: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio»), è garanzia di non perdere la libertà…

Continua a leggere sull’edizione di giovedì 13 ottobre 2022, cliccando QUI.
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Il Concilio da vivere

L'assemblea in basilica per il Concilio vaticano II
L’assemblea in basilica per il Concilio vaticano II

“Ritroviamo la passione del Concilio e rinnoviamo la passione per il Concilio”. Sessant’anni anni dopo il primo evento ecclesiale dedicato “a interrogarsi su sé stessa, a riflettere sulla propria natura e sulla propria missione”, Papa Francesco, nello stesso luogo dove tutto è cominciato, dalla basilica di San Pietro ha stilato il ritratto di una Chiesa che sappia tornare all’essenziale della lezione conciliare – il primato di Dio e l’amore per gli uomini – fuggendo gli “ismi” e percorrendo la strada dell’unità, invece che quella dell’autoreferenzialità e del clericalismo.

“Torniamo al Concilio, che ha riscoperto il fiume vivo della Tradizione senza ristagnare nelle tradizioni”, l’invito nella parte centrale dell’omelia: “che ha ritrovato la sorgente dell’amore non per rimanere a monte, ma perché la Chiesa scenda a valle e sia canale di misericordia per tutti. Torniamo al Concilio per uscire da noi stessi e superare la tentazione dell’autoreferenzialità, che è un modo di essere mondani”.

“Non c’è posto, nella Chiesa, per “le nostalgie del passato, il rimpianto della rilevanza, l’attaccamento al potere, perché tu, Popolo santo di Dio, sei un popolo pastorale: non esisti per pascere te stesso, per arrampicarti, ma per gli altri, tutti gli altri, con amore. E, se è giusto avere un’attenzione particolare, sia per i prediletti di Dio: per i poveri, gli scartati; per essere, come disse Papa Giovanni, ‘la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri’”…

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