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Tag: chiesa

“Preti altrimenti”, tra disagi e possibilità

eucaristia, celebrazione, messa, religione, fede, prete, sacerdote, chiesa

“Preti altrimenti” è il titolo di un interessante (e dibattuto) editoriale di Giuliano Zanchi, apparso nell’ultimo numero della “Rivista del Clero”, glorioso periodico per la formazione dei preti – ma non solo – edito dall’Università Cattolica di Milano. Il contributo di Zanchi, presbitero della diocesi di Bergamo e docente di Teologia presso la Cattolica, nonché direttore della medesima rivista, parte da un dato trasversale a molte diocesi italiane (ed anche europee): in questo nostro tempo (l’età post-secolare), essere preti è diventato “un rompicapo” che non ha ancora trovato la forza di suscitare “adeguate correzioni di forma e coerenti scelte istituzionali”. A differenza di quello che accadde, ad esempio, nell’epoca successiva al Concilio di Trento, che seppe trovare delle risposte efficaci.

L’autorevolezza del presbitero oggi – denuncia Zanchi – “è una continua conquista sul campo, che chiama in causa carismi e attitudini spiccatamente individuali”. Al prete tocca sostanzialmente “recitare a soggetto”, puntando sulle carte personali che ha a disposizione (i suoi talenti, le sue capacità…) a seconda delle situazioni in cui si trova, dal momento che il suo ruolo di presbitero non è più decifrato in modo univoco dal contesto sociale in cui vive.

Da qui l’emergere, in modo sempre più evidente secondo Zanchi, della richiesta di molti preti di “connotare altrimenti il loro ministero”, per lo più in alternativa al convenzionale mansionario della parrocchia, “percepita sempre più come un concentrato di routine inconcludenti e strutture divoranti, fonte di un logorio che per molti sembra aver ormai sorpassato i suoi limiti di sopportazione”. Con il conseguente effetto di “disertare il tradizionale compito…

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La beatificazione di papa Luciani

Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I. Foto da Diocesi di Belluno
Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I.
Foto da Diocesi di Belluno

Albino Luciani Giovanni Paolo I è beato. Lo ha proclamato domenica 4 settembre papa Francesco all’inizio della solenne concelebrazione eucaristica in piazza San Pietro, davanti a migliaia di persone, provenienti specialmente da Venezia, Vittorio Veneto e Belluno-Feltre (diocesi legate al ministero sacerdotale ed episcopale del nuovo beato), che hanno sfidato anche la pioggia battente pur di essere presenti. Questa la formula di rito, pronunciata dal Pontefice: “Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Renato Marangoni, vescovo di Bulluno-Feltre, di molti altri Fratelli nell’episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere del dicastero delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità apostolica concediamo che il venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che sia celebrato ogni anno nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, il 26 agosto”.

Poco prima il postulatore della causa, cardinale Beniamino Stella aveva letto una breve biografia di Giovanni Paolo I. Sulla facciata della Basilica subito dopo è stato scoperto l’arazzo con il ritratto che mostra il Papa dei 33 giorni con il suo tipico sorriso sereno. L’autore è l’artista cinese Yan Zhang. La causa di beatificazione si è aperta il 23 novembre 2003 nella diocesi di Belluno-Feltre, dove papa Luciani nacque. Il 13 ottobre 2021 è stato approvato il miracolo, per sua intercessione: la guarigione inspiegabile scientificamente di una bambina argentina…

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Ancona e Senigallia addolorate per la scomparsa di don Alberto Pianosi

don Alberto Pianosi

Lutto a Senigallia e Ancona per la scomparsa di don Alberto Pianosi. L’80enne era nato infatti sulla spiaggia di velluto nel marzo del ‘42, primo di sei fratelli. Formatosi nell’Azione Cattolica, entra nel seminario di Venegono e, dopo un’esperienza lavorativa, approda in Ancona dove l’allora Arcivescovo mons. Carlo Maccari, lo accoglie facendogli proseguire gli studi nel seminario regionale. Riceve l’ordinazione sacerdotale il 6 dicembre del 1975.

Il primo impegno pastorale lo svolge nella parrocchia del Ss. Crocefisso, poi viene nominato vice parroco nella parrocchia S. Maria delle Grazie ed in seguito parroco della parrocchia S. Stefano alla Palombella, di cui era amministratore parrocchiale, e infine parroco al Ss. Sacramento. Era rettore della chiesa di Santa Maria della Piazza. E’ stato segretario di mons. Maccari ed economo dell’Arcidiocesi.

Tra i suoi numerosi incarichi, tutti ricoperti con la sua generosa disponibilità ed accoglienza, anche quello di assistente ecclesiastico del movimento di Comunione e Liberazione, quello come assistente della FISM (Scuole materne paritarie di ispirazione cattolica) e del CIF (Centro Italiano Femminile). Consulente ecclesiastico del Consultorio famigliare del Centro promozione famiglia. Canonico del Capitolo Metropolitano di san Ciriaco, Legale rappresentante del seminario arcivescovile e componente della commissione CEM per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Da sei anni combatteva con dignità e rassegnazione con un male che ha minato irrimediabilmente il suo fisico fino a portarlo alla morte, nella mattina 10 agosto, a Milano dove era ricoverato. La cerimonia funebre sarà presieduta da sua ecc. Mons. Angelo Spina nella Cattedrale di san Ciriaco venerdì 12 agosto alle ore 15.00. La cara salma sarà sepolta nella cappella dei preti a Tavernelle.

I beni nella Chiesa tra impegno e responsabilità

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Un punto di svolta. Ecco quello che necessita la gestione delle comunità parrocchiali. La parola che risuona maggiormente al convegno nazionale degli economi e direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane, che si è tenuto a Salerno all’8 al 10 giugno scorsi, è “corresponsabilità”, intesa come condivisione dei compiti. Proprio come in una famiglia. Don Claudio Francesconi, economo della Cei, racconta le esperienze apprese durante la tre giorni.

Il cammino sinodale che ispirazione vi ha offerto?
Il cammino sinodale è stato il filo rosso che ha legato gli interventi. Abbiamo cercato di cogliere questo periodo per scrutare insieme alla comunità i segni dei tempi, a partire dai dati oggettivi che balzano agli occhi nelle nostre amministrazioni. Saperli leggere insieme alla prospettiva di un orizzonte più avanzato.

Che segnali avvertite?
Alcuni sono sotto gli occhi di tutti. Per prima cosa c’è un assottigliarsi del numero dei presbiteri. Questo induce le comunità a chiedersi come amministrare le realtà parrocchiali. Poi c’è il tema delle risorse a disposizione che sono sempre più insufficienti per la vita ordinaria delle diocesi, per far fronte anche alla custodia degli immobili che la storia ci ha consegnato. Accogliere e gestire le risorse date dall’8 per mille come una integrazione e non come l’unica risorsa diventa sempre più faticoso. Ci sono però anche segnali positivi. Per esempio, nel panorama degli economi ci sono sempre più laici che hanno portato la loro esperienza e professionalità. C’è stata una grossa richiesta di formazione e scambio di esperienze…

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La Chiesa profuga

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Una chiesa profuga, composta da cristiani costretti ad abbandonare le proprie case, città, paesi: è un fenomeno poco conosciuto quello che emerge dal rapporto di Porte Aperte/Open Doors, intitolato “Chiesa profuga” e che dimostra una relazione tra la persecuzione religiosa dei cristiani e la condizione di sfollato interno o di rifugiato. Esiste, infatti, una forte sovrapposizione tra Paesi di provenienza dei rifugiati e Paesi noti come peggiori violatori della libertà religiosa al mondo. Il quadro globale della persecuzione religiosa, si legge nel documento, offrirà sempre e solo una visione parziale, se ci si limiterà a considerare la Chiesa statica. La persecuzione religiosa, infatti, “non si ferma necessariamente alle frontiere”.

Il Rapporto – pubblicato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) e in concomitanza con le ultime cifre dell’Unhcr indicanti in 100 milioni il numero di sfollati nel mondo – parla dello “sfollamento dei cristiani dalle loro case e comunità” come di “una strategia deliberata di persecuzione religiosa, volta a cancellare la presenza della cristianità dalle regioni in cui la persecuzione è più intensa”. Secondo il Report, in 58 dei primi 76 paesi della World Watch List (WWL), i cristiani dichiarano…

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Scuola cattolica: fisionomia e sfide

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Foto di Feliphe Schiarolli tratta da Unsplash

La scuola cattolica è a tutti gli effetti inserita nella dinamica della comunità ecclesiale: questo il presupposto da cui parte l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica dal titolo “L’identità della scuola cattolica per una cultura del dialogo”, che è stata diffusa in Vaticano recentemente. C’è di tutto, in queste pagine, per aiutare ad affrontare anche aspetti pratici molto importanti come il ruolo e la qualità dei docenti e i compiti dei dirigenti scolastici e dei vescovi diocesani.

Il documento stabilisce, ad esempio, che nell’assunzione di insegnanti e altro personale nelle scuole cattoliche si deve tenere conto dell’«identità peculiare» di questi istituti. «In una scuola cattolica, infatti, il servizio dell’insegnante è munus e ufficio ecclesiale», si legge nel testo. Dunque, «qualora la persona assunta non si attenga alle condizioni della scuola cattolica e della sua appartenenza alla comunità ecclesiale, la scuola prenda le misure appropriate. Può essere disposta anche la dimissione, tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso». Più in generale, il conflitto può determinarsi con la legislazione civile. Si prenda ad esempio il caso in cui lo Stato imponga a istituzioni cattoliche pubbliche «comportamenti non consoni» alla credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa, oppure scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. In tal caso, si raccomanda «una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole, sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti».

In quei Paesi in cui la legge civile esclude una «discriminazione» a causa della religione, dell’orientamento sessuale nota la Congregazione – nonché di altri aspetti della vita privata», viene tuttavia riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di «un profilo di valori e di un codice di comportamenti da rispettare». Ne consegue che…

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Scelte di pace

giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina
giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina

Un vecchio slogan di fronte al problema enorme della fame nel mondo, peraltro oggi quasi dimenticato, recitava: ‘Contro la fame cambia la vita’. Noi possiamo oggi dire: ‘Contro la guerra cambia la vita’. Per questo come chiesa di Senigallia non vogliamo rassegnarci alla guerra e dare il nostro contributo camminando insieme con tutti coloro che sono “artigiani di pace”, coma Papa Francesco chiama coloro che desiderano costruire una “architettura della pace”.

Le guerre non scoppiano all’improvviso, ma hanno la loro origine in tutta una terribile sequenza di scelte, soprusi, violenze e fallimenti dove la conclusionediventairrimediabile e dove i popoli sono poi chiamati a pagare il conto finale senza aver potuto intervenire sulle singole voci che lo hanno generato. Occorre rafforzare gli anticorpi per prevenire le guerre e “mettere in questione la nostra partecipazione (anche individuale) ad un ‘ordine’ economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono”(Alex Langer,1991). Il rischio è che si gridi “Pace” da una parte, ma dall’altra ci si prepari alla guerra, con il rischio di tornare alla infausta definizione di “guerra giusta”.

E’ necessario intervenire “a monte” e allargare una solida base ideale e culturale di disposizione alla pace ed alla convivenza, disintossicando così cuori e cervelli. Per questo la chiesa di Senigallia propone alla diocesi uno strumento intitolato: ‘Scelte di pace possibile’. Uno strumento come un arco di pace che getta nella confusione della comunicazione alcune proposte concrete e praticabili da singoli, famiglie e comunità…

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Incontri per il Sinodo, bolle di ossigeno per sognare la Chiesa

Facciata della chiesa del Portone

Laici che si mettono in gioco per il Sinodo. Tra questi, Lucia Liotti, dell’Unità pastorale ‘Buon Pastore’ di Senigallia che abbiamo raggiunto per farci raccontare come questa grande mobilitazione ecclesiale raggiunge anche le nostre realtà.

Come si vive nella vostra Unità pastorale il Sinodo, come è stata accolta questa proposta che mobilita ‘dal basso’ la chiesa?

Siamo tutti dentro un tempo nuovo, imprevedibile solo qualche anno fa, un tempo di fratture e di desideri. Ognuno è arrivato qui a modo suo, portando le proprie perdite e le proprie urgenze. Vivere il Sinodo proprio ora è restare svegli insieme, è con-vivere uno vicino all’altro cercando nuove parole, nuovi occhi, nuove mani aderenti a questa realtà. Siamo da sempre abituati ad accogliere proposte già pronte, meravigliose nei dettagli, da vestire in taglia unica nelle nostre realtà parrocchiali. Questo non era sbagliato, ha funzionato per tanto tempo, ma non ora, non più. Dal “basso” si riparte perchè dal basso è nata la Chiesa, dal fondo del cuore di gente comune che ha incontrato Gesù ed ha raccontato che la vita, dopo, non può rimanere uguale. Nella nostra Unità Pastorale l’invito è stato semplice e concreto: cinque incontri in gruppi di 8 – 10 persone, piccole bolle di ossigeno per sognare la Chiesa, per partire almeno una volta da quello che funziona e non dall’elenco delle mancanze, per sperimentare strade aperte che lasciano spazio a tutti.

Cosa chiedono le persone alla parrocchia, cosa si aspettano maggiormente da una comunità cristiana?

Per provare a rispondere a questa domanda bisogna darsi tempo per entrare in relazione. Se si comincia sempre dai bisogni si finisce per trovare solo soluzioni usa e getta, spesso imposte dalla contingenza delle situazioni. Noi siamo voluti partire dal desiderio che ci muove il cuore e dà ritmo alle cose; dal desiderio di bellezza, di speranza, di comunità ed in questo abbiamo riconosciuto l’impronta dello Spirito santo nella nostra storia. Scegliere di ascoltarci è stato il primo passo importante, per questo ci vuole un tempo dedicato che richiede cura, non è solo un fatto di luoghi e orari. Dai primi due incontri è emerso che il modello di una parrocchia che offre servizi, anche belli e ben strutturati, oggi traballa; la pandemia si è portata via riunioni e gruppi più o meno vivi. Tutti sentiamo che non basta un piccolo restyling di facciata, ci serve uno stile nuovo per stare insieme, per non lasciare indietro chi si affaccia alla soglia della Chiesa, per vivere delle celebrazioni calde e credibili dove tutti i sensi ci mettano in comunione con il Padre e tra di noi. Cura, accoglienza, relazione risuonano nel gruppo e tra gruppi diversi, come un tam-tam per non lasciar morire i germogli nati in questo tempo.

Avete in programma alcune iniziative per le persone che vivono nel vostro territorio?

È strano come in un tempo di grandi assenze e vuoti pochi sono quelli che chiedono cose da fare o grandi proposte. Si sente molto forte la ricerca di senso, il desiderio di cose autentiche, magari anche semplici, che sappiano tenerci l’uno vicino all’altro e ci diano la possibilità di conoscerci e raccontarci. “Less is more”, più che aggiungere dobbiamo cominciare a togliere, come fa uno scultore con il suo pezzo di marmo. Sicuramente questo percorso sinodale è una occasione concreta, vede coinvolte più di 100 persone della nostra Unità pastorale e ci fa toccare con mano un’amicizia di fede possibile, in crescita; questa è una vera novità. Nel ripensarci come Chiesa siamo tornati alle origini delle prime comunità cristiane: sono in programma quattro lunedì di preghiera ed ascolto per scoprire come lo Spirito ha segnato il passo di quel tempo e magari ritrovarci anche noi in quelle storie. Molto bella è anche la proposta di una Chiesa aperta, ogni sabato mattina, per una chiacchierata con il sacerdote, un momento di sosta personale, magari per una preghiera con un’amica dopo aver fatto insieme colazione. Tutte piccole cose per una Chiesa dentro le nostre giornate.

Cosa vi aspettate dal Sinodo, quali cambiamenti più urgenti dovrebbe vivere la Chiesa cattolica?

Forse la più grande urgenza è quella di non avere fretta. Il nostro percorso sinodale si chiama ‘Camminare insieme’. Un nome forse scontato ma non banale,che porta in di sé tante aspettative: tenere lo stesso passo, ascoltare il respiro del vicino, non lasciare indietro nessuno, cercare una mappa autentica, non correre, non perdersi, tenere nel cuore il sogno della vetta.

a cura di Laura Mandolini

Il Mediterraneo non trova pace

Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, durante una visita ad Ancona nel febbraio 2020. Fonte: www.diocesi.ancona.it
Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, durante una visita ad Ancona nel febbraio 2020. Fonte: www.diocesi.ancona.it

Il card. Cristóbal López Romero, è l’arcivescovo di Rabat (Marocco). Lo abbiamo raggiunto telefonicamente in vista dell’Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo che si terrà dal 23 al 27 febbraio, a Firenzee si concluderà con la visita di Papa Francesco.

Il Papa spesso denuncia il tragico fatto che il Mediterraneo sia diventato il più grande cimitero dell’Europa. Quale voce possono avere in questo ambito le Chiese?

Penso che Cristo stesso, nella persona di questi fratelli, ci grida: ‘Ecco, io sto alla porta e busso’. E sarà Cristo stesso che nel giudizio finale ci dirà: venite alla mia destra perché ero straniero e mi avete accolto oppure alla mia sinistra perché ero straniero e mi avete respinto. Non può essere che le uniche misure siano le chiusure delle frontiere o la costruzione di muri, recinzioni e fossati. Il grido di Cristo è questo: ‘Ecco, io sto alla porta e busso’.

A Firenze, ci saranno anche i sindaci del Mediterraneo: cosa vorrebbe chiedere ai responsabili della politica e delle città?

Sfortunatamente le politiche migratorie, di solito, non dipendono dalle autorità municipali, locali, ma dai governi nazionali. In ogni caso, le città possono dichiararsi città aperte e accoglienti e organizzare servizi sociali per accogliere chi è già arrivato in Europa, anche se in modo irregolare. Le città possono fare propri gli obiettivi di accoglienza, protezione, promozione e integrazioni ma è necessario coinvolgere i cittadini, la società civile, i gruppi, i movimenti e le associazioni e anche le Chiese, attraverso le parrocchie, gli ordini religiosi e i suoi organismi di servizio sociale. Le città non possono fare tutto ma questo non dovrebbe essere una scusa per non fare nulla…

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Alleanze in riva al mar Mediterraneo

La presentazione di Firenze: "Mediterraneo, Frontiera di Pace" con il card. Betori, il card. Bassett e mons. Raspanti. Foto da www.mediterraneodipace.it
La presentazione di Firenze: “Mediterraneo, Frontiera di Pace” con il card. Betori, il card. Bassett e mons. Raspanti. Foto da www.mediterraneodipace.it

Antonino Raspanti, vicepresidente della Cei, ci parla dell’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo in programma dal 23 al 27 febbraio prossimi a cui parteciperanno sia papa Francesco (27 febbraio), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (27 febbraio) e il presidente del Consiglio Mario Draghi (23 febbraio). 

Manca poco all’incontro di Firenze: a che punto è la preparazione, e quale la risposta dei vescovi? Abbiamo predisposto tutto: argomenti, suddivisioni dei temi, programmi e i tempi di discussione. Anche la logistica è ben definita, mentre è ancora in via di definizione – vista l’attuale situazione sanitaria – l’adesione dei partecipanti: ogni giorno, quindi, parteciperanno alle giornate di Firenze circa 90 persone, prima dei due giorni finali in cui la platea si estenderà in attesa del Santo Padre. 

Per la seconda volta Papa Francesco sarà presente: quale responsabilità comporta per le chiese che si affacciano sulle sponde del Mare Nostrum? Come la volta scorsa a Bari, l’obiettivo è sempre quello di sviluppare la nostra comune appartenenza alla grande area del Mediterraneo. Finora, infatti, ci sono state le Conferenze episcopali europee, la Conferenza delle Chiese africane e quella delle Chiese orientali, ma non c’è ancora il senso della comune appartenenza delle Chiese al Mediterraneo, a causa di fratture e di confini molto netti. Sviluppare la coscienza di un’appartenenza comune, cioè di una nuova soggettività ecclesiale non è qualcosa che si fa in due incontri. Comincia a nascere l’idea di…

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Abusi, l’ennesima burrasca della Chiesa

Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI
Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI

Stavolta c’era di mezzo il papa emerito, Benedetto XVI e quindi l’eco è stata ancor più dirompente. L’ennesimo rapporto sugli abusi da parte di uomini di chiesa su minori, la scorsa settimana, ha aperto uno squarcio sulla chiesa tedesca, in particolare quella di Monaco di Baviera, guidata per alcuni anni da Ratzinger. Cambiano i luoghi, cambiano le voci ma la sostanza è sempre quella: una chiesa cattolica profondamente lacerata da questi drammi, insabbiamenti, reticenze. E oggi sono i giorni della vergogna e della richiesta di perdono.

C’è volontà di capire, tanto che come precedentemente in Francia, sono gli stessi vescovi a chiedere le commissioni di inchiesta. Ed in molti si chiedono se non sia il caso di promuovere iniziative del genere anche nel nostro Paese. Ormai è chiaro che non si tratta più di ‘casi isolati’, ma di una vera e propria crisi generalizzata che chiede, anzi, urla profondi cambiamenti.

Il Sinodo universale – e quindi anche italiano – è un tentativo di risposta a questa domanda di coerenza a tutti i livelli…

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Gesualdo Purziani

Sinodo, per una Chiesa come la vuole il Signore

Cosa è il sinodo? Letteralmente vuol dire “camminare insieme”: è un processo, un percorso, un cammino per essere sempre più chiesa come la vuole il Signore. Non è una iniziativa ma un modo di essere. Possiamo dire che la chiesa o è sinodale o non è chiesa. Il Papa ha indetto il Sinodo dei Vescovi proprio su questo modo necessario di essere chiesa. Il Sinodo dei Vescovi è un momento di incontro tra i rappresentanti di tutti i vescovi del mondo e, per arrivare a questo appuntamento preparati, il Papa ha chiesto la collaborazione di tutti i fedeli. Tutte le diocesi sono dunque chiamate a dare il loro contributo nei prossimi mesi rispondendo a una domanda fondamentale: come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale? Il Sinodo dei Vescovi vedrà un momento celebrativo e quindi il contributo che ci viene chiesto e che la diocesi darà si concluderà il prossimo anno, ma il nostro cammino continuerà.

La chiesa che è in Italia ha scelto di entrare nel solco di questo cammino, che potremmo definire mondiale, e stimola le diocesi e tutte le parrocchie a vivere questo tempo come tempo di grazia per cogliere – come suggerisce Papa Francesco – tre opportunità. Incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare. Diventare poi Chiesa dell’ascolto: di prenderci una pausa dai nostri ritmi, di arrestare le nostre ansie pastorali per fermarci ad ascoltare. Infine di diventare una Chiesa della vicinanza. Torniamo sempre allo stile di Dio: lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza.

Chi si ricorda pensi al Sinodo che abbiamo vissuto più di dieci anni fa: il cammino fatto è stato più importante…

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di Paolo Gasperini,
vicario diocesano per la Pastorale