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Tag: chiesa

Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I. Foto da Diocesi di Belluno

La beatificazione di papa Luciani

Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I. Foto da Diocesi di Belluno
Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I.
Foto da Diocesi di Belluno

Albino Luciani Giovanni Paolo I è beato. Lo ha proclamato domenica 4 settembre papa Francesco all’inizio della solenne concelebrazione eucaristica in piazza San Pietro, davanti a migliaia di persone, provenienti specialmente da Venezia, Vittorio Veneto e Belluno-Feltre (diocesi legate al ministero sacerdotale ed episcopale del nuovo beato), che hanno sfidato anche la pioggia battente pur di essere presenti. Questa la formula di rito, pronunciata dal Pontefice: “Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Renato Marangoni, vescovo di Bulluno-Feltre, di molti altri Fratelli nell’episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere del dicastero delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità apostolica concediamo che il venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I, papa, d’ora in poi sia chiamato Beato e che sia celebrato ogni anno nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, il 26 agosto”.

Poco prima il postulatore della causa, cardinale Beniamino Stella aveva letto una breve biografia di Giovanni Paolo I. Sulla facciata della Basilica subito dopo è stato scoperto l’arazzo con il ritratto che mostra il Papa dei 33 giorni con il suo tipico sorriso sereno. L’autore è l’artista cinese Yan Zhang. La causa di beatificazione si è aperta il 23 novembre 2003 nella diocesi di Belluno-Feltre, dove papa Luciani nacque. Il 13 ottobre 2021 è stato approvato il miracolo, per sua intercessione: la guarigione inspiegabile scientificamente di una bambina argentina…

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don Alberto Pianosi

Ancona e Senigallia addolorate per la scomparsa di don Alberto Pianosi

don Alberto Pianosi

Lutto a Senigallia e Ancona per la scomparsa di don Alberto Pianosi. L’80enne era nato infatti sulla spiaggia di velluto nel marzo del ‘42, primo di sei fratelli. Formatosi nell’Azione Cattolica, entra nel seminario di Venegono e, dopo un’esperienza lavorativa, approda in Ancona dove l’allora Arcivescovo mons. Carlo Maccari, lo accoglie facendogli proseguire gli studi nel seminario regionale. Riceve l’ordinazione sacerdotale il 6 dicembre del 1975.

Il primo impegno pastorale lo svolge nella parrocchia del Ss. Crocefisso, poi viene nominato vice parroco nella parrocchia S. Maria delle Grazie ed in seguito parroco della parrocchia S. Stefano alla Palombella, di cui era amministratore parrocchiale, e infine parroco al Ss. Sacramento. Era rettore della chiesa di Santa Maria della Piazza. E’ stato segretario di mons. Maccari ed economo dell’Arcidiocesi.

Tra i suoi numerosi incarichi, tutti ricoperti con la sua generosa disponibilità ed accoglienza, anche quello di assistente ecclesiastico del movimento di Comunione e Liberazione, quello come assistente della FISM (Scuole materne paritarie di ispirazione cattolica) e del CIF (Centro Italiano Femminile). Consulente ecclesiastico del Consultorio famigliare del Centro promozione famiglia. Canonico del Capitolo Metropolitano di san Ciriaco, Legale rappresentante del seminario arcivescovile e componente della commissione CEM per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Da sei anni combatteva con dignità e rassegnazione con un male che ha minato irrimediabilmente il suo fisico fino a portarlo alla morte, nella mattina 10 agosto, a Milano dove era ricoverato. La cerimonia funebre sarà presieduta da sua ecc. Mons. Angelo Spina nella Cattedrale di san Ciriaco venerdì 12 agosto alle ore 15.00. La cara salma sarà sepolta nella cappella dei preti a Tavernelle.

cattedrale, chiesa, culto, religione

I beni nella Chiesa tra impegno e responsabilità

cattedrale, chiesa, culto, religione

Un punto di svolta. Ecco quello che necessita la gestione delle comunità parrocchiali. La parola che risuona maggiormente al convegno nazionale degli economi e direttori degli uffici amministrativi delle diocesi italiane, che si è tenuto a Salerno all’8 al 10 giugno scorsi, è “corresponsabilità”, intesa come condivisione dei compiti. Proprio come in una famiglia. Don Claudio Francesconi, economo della Cei, racconta le esperienze apprese durante la tre giorni.

Il cammino sinodale che ispirazione vi ha offerto?
Il cammino sinodale è stato il filo rosso che ha legato gli interventi. Abbiamo cercato di cogliere questo periodo per scrutare insieme alla comunità i segni dei tempi, a partire dai dati oggettivi che balzano agli occhi nelle nostre amministrazioni. Saperli leggere insieme alla prospettiva di un orizzonte più avanzato.

Che segnali avvertite?
Alcuni sono sotto gli occhi di tutti. Per prima cosa c’è un assottigliarsi del numero dei presbiteri. Questo induce le comunità a chiedersi come amministrare le realtà parrocchiali. Poi c’è il tema delle risorse a disposizione che sono sempre più insufficienti per la vita ordinaria delle diocesi, per far fronte anche alla custodia degli immobili che la storia ci ha consegnato. Accogliere e gestire le risorse date dall’8 per mille come una integrazione e non come l’unica risorsa diventa sempre più faticoso. Ci sono però anche segnali positivi. Per esempio, nel panorama degli economi ci sono sempre più laici che hanno portato la loro esperienza e professionalità. C’è stata una grossa richiesta di formazione e scambio di esperienze…

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chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

La Chiesa profuga

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Una chiesa profuga, composta da cristiani costretti ad abbandonare le proprie case, città, paesi: è un fenomeno poco conosciuto quello che emerge dal rapporto di Porte Aperte/Open Doors, intitolato “Chiesa profuga” e che dimostra una relazione tra la persecuzione religiosa dei cristiani e la condizione di sfollato interno o di rifugiato. Esiste, infatti, una forte sovrapposizione tra Paesi di provenienza dei rifugiati e Paesi noti come peggiori violatori della libertà religiosa al mondo. Il quadro globale della persecuzione religiosa, si legge nel documento, offrirà sempre e solo una visione parziale, se ci si limiterà a considerare la Chiesa statica. La persecuzione religiosa, infatti, “non si ferma necessariamente alle frontiere”.

Il Rapporto – pubblicato in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) e in concomitanza con le ultime cifre dell’Unhcr indicanti in 100 milioni il numero di sfollati nel mondo – parla dello “sfollamento dei cristiani dalle loro case e comunità” come di “una strategia deliberata di persecuzione religiosa, volta a cancellare la presenza della cristianità dalle regioni in cui la persecuzione è più intensa”. Secondo il Report, in 58 dei primi 76 paesi della World Watch List (WWL), i cristiani dichiarano…

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scuola, banchi, classe, insegnamento, educazione

Scuola cattolica: fisionomia e sfide

scuola, banchi, classe, insegnamento, educazione
Foto di Feliphe Schiarolli tratta da Unsplash

La scuola cattolica è a tutti gli effetti inserita nella dinamica della comunità ecclesiale: questo il presupposto da cui parte l’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica dal titolo “L’identità della scuola cattolica per una cultura del dialogo”, che è stata diffusa in Vaticano recentemente. C’è di tutto, in queste pagine, per aiutare ad affrontare anche aspetti pratici molto importanti come il ruolo e la qualità dei docenti e i compiti dei dirigenti scolastici e dei vescovi diocesani.

Il documento stabilisce, ad esempio, che nell’assunzione di insegnanti e altro personale nelle scuole cattoliche si deve tenere conto dell’«identità peculiare» di questi istituti. «In una scuola cattolica, infatti, il servizio dell’insegnante è munus e ufficio ecclesiale», si legge nel testo. Dunque, «qualora la persona assunta non si attenga alle condizioni della scuola cattolica e della sua appartenenza alla comunità ecclesiale, la scuola prenda le misure appropriate. Può essere disposta anche la dimissione, tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso». Più in generale, il conflitto può determinarsi con la legislazione civile. Si prenda ad esempio il caso in cui lo Stato imponga a istituzioni cattoliche pubbliche «comportamenti non consoni» alla credibilità dottrinale e disciplinare della Chiesa, oppure scelte in contrasto con la libertà religiosa e la stessa identità cattolica di una scuola. In tal caso, si raccomanda «una ragionevole azione di difesa dei diritti dei cattolici e delle loro scuole, sia attraverso il dialogo con le autorità statali, sia mediante il ricorso ai tribunali competenti».

In quei Paesi in cui la legge civile esclude una «discriminazione» a causa della religione, dell’orientamento sessuale nota la Congregazione – nonché di altri aspetti della vita privata», viene tuttavia riconosciuta alle istituzioni educative la possibilità di munirsi di «un profilo di valori e di un codice di comportamenti da rispettare». Ne consegue che…

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giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina

Scelte di pace

giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina
giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina

Un vecchio slogan di fronte al problema enorme della fame nel mondo, peraltro oggi quasi dimenticato, recitava: ‘Contro la fame cambia la vita’. Noi possiamo oggi dire: ‘Contro la guerra cambia la vita’. Per questo come chiesa di Senigallia non vogliamo rassegnarci alla guerra e dare il nostro contributo camminando insieme con tutti coloro che sono “artigiani di pace”, coma Papa Francesco chiama coloro che desiderano costruire una “architettura della pace”.

Le guerre non scoppiano all’improvviso, ma hanno la loro origine in tutta una terribile sequenza di scelte, soprusi, violenze e fallimenti dove la conclusionediventairrimediabile e dove i popoli sono poi chiamati a pagare il conto finale senza aver potuto intervenire sulle singole voci che lo hanno generato. Occorre rafforzare gli anticorpi per prevenire le guerre e “mettere in questione la nostra partecipazione (anche individuale) ad un ‘ordine’ economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono”(Alex Langer,1991). Il rischio è che si gridi “Pace” da una parte, ma dall’altra ci si prepari alla guerra, con il rischio di tornare alla infausta definizione di “guerra giusta”.

E’ necessario intervenire “a monte” e allargare una solida base ideale e culturale di disposizione alla pace ed alla convivenza, disintossicando così cuori e cervelli. Per questo la chiesa di Senigallia propone alla diocesi uno strumento intitolato: ‘Scelte di pace possibile’. Uno strumento come un arco di pace che getta nella confusione della comunicazione alcune proposte concrete e praticabili da singoli, famiglie e comunità…

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Incontri per il Sinodo, bolle di ossigeno per sognare la Chiesa

Facciata della chiesa del Portone

Laici che si mettono in gioco per il Sinodo. Tra questi, Lucia Liotti, dell’Unità pastorale ‘Buon Pastore’ di Senigallia che abbiamo raggiunto per farci raccontare come questa grande mobilitazione ecclesiale raggiunge anche le nostre realtà.

Come si vive nella vostra Unità pastorale il Sinodo, come è stata accolta questa proposta che mobilita ‘dal basso’ la chiesa?

Siamo tutti dentro un tempo nuovo, imprevedibile solo qualche anno fa, un tempo di fratture e di desideri. Ognuno è arrivato qui a modo suo, portando le proprie perdite e le proprie urgenze. Vivere il Sinodo proprio ora è restare svegli insieme, è con-vivere uno vicino all’altro cercando nuove parole, nuovi occhi, nuove mani aderenti a questa realtà. Siamo da sempre abituati ad accogliere proposte già pronte, meravigliose nei dettagli, da vestire in taglia unica nelle nostre realtà parrocchiali. Questo non era sbagliato, ha funzionato per tanto tempo, ma non ora, non più. Dal “basso” si riparte perchè dal basso è nata la Chiesa, dal fondo del cuore di gente comune che ha incontrato Gesù ed ha raccontato che la vita, dopo, non può rimanere uguale. Nella nostra Unità Pastorale l’invito è stato semplice e concreto: cinque incontri in gruppi di 8 – 10 persone, piccole bolle di ossigeno per sognare la Chiesa, per partire almeno una volta da quello che funziona e non dall’elenco delle mancanze, per sperimentare strade aperte che lasciano spazio a tutti.

Cosa chiedono le persone alla parrocchia, cosa si aspettano maggiormente da una comunità cristiana?

Per provare a rispondere a questa domanda bisogna darsi tempo per entrare in relazione. Se si comincia sempre dai bisogni si finisce per trovare solo soluzioni usa e getta, spesso imposte dalla contingenza delle situazioni. Noi siamo voluti partire dal desiderio che ci muove il cuore e dà ritmo alle cose; dal desiderio di bellezza, di speranza, di comunità ed in questo abbiamo riconosciuto l’impronta dello Spirito santo nella nostra storia. Scegliere di ascoltarci è stato il primo passo importante, per questo ci vuole un tempo dedicato che richiede cura, non è solo un fatto di luoghi e orari. Dai primi due incontri è emerso che il modello di una parrocchia che offre servizi, anche belli e ben strutturati, oggi traballa; la pandemia si è portata via riunioni e gruppi più o meno vivi. Tutti sentiamo che non basta un piccolo restyling di facciata, ci serve uno stile nuovo per stare insieme, per non lasciare indietro chi si affaccia alla soglia della Chiesa, per vivere delle celebrazioni calde e credibili dove tutti i sensi ci mettano in comunione con il Padre e tra di noi. Cura, accoglienza, relazione risuonano nel gruppo e tra gruppi diversi, come un tam-tam per non lasciar morire i germogli nati in questo tempo.

Avete in programma alcune iniziative per le persone che vivono nel vostro territorio?

È strano come in un tempo di grandi assenze e vuoti pochi sono quelli che chiedono cose da fare o grandi proposte. Si sente molto forte la ricerca di senso, il desiderio di cose autentiche, magari anche semplici, che sappiano tenerci l’uno vicino all’altro e ci diano la possibilità di conoscerci e raccontarci. “Less is more”, più che aggiungere dobbiamo cominciare a togliere, come fa uno scultore con il suo pezzo di marmo. Sicuramente questo percorso sinodale è una occasione concreta, vede coinvolte più di 100 persone della nostra Unità pastorale e ci fa toccare con mano un’amicizia di fede possibile, in crescita; questa è una vera novità. Nel ripensarci come Chiesa siamo tornati alle origini delle prime comunità cristiane: sono in programma quattro lunedì di preghiera ed ascolto per scoprire come lo Spirito ha segnato il passo di quel tempo e magari ritrovarci anche noi in quelle storie. Molto bella è anche la proposta di una Chiesa aperta, ogni sabato mattina, per una chiacchierata con il sacerdote, un momento di sosta personale, magari per una preghiera con un’amica dopo aver fatto insieme colazione. Tutte piccole cose per una Chiesa dentro le nostre giornate.

Cosa vi aspettate dal Sinodo, quali cambiamenti più urgenti dovrebbe vivere la Chiesa cattolica?

Forse la più grande urgenza è quella di non avere fretta. Il nostro percorso sinodale si chiama ‘Camminare insieme’. Un nome forse scontato ma non banale,che porta in di sé tante aspettative: tenere lo stesso passo, ascoltare il respiro del vicino, non lasciare indietro nessuno, cercare una mappa autentica, non correre, non perdersi, tenere nel cuore il sogno della vetta.

a cura di Laura Mandolini

Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, durante una visita ad Ancona nel febbraio 2020. Fonte: www.diocesi.ancona.it

Il Mediterraneo non trova pace

Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, durante una visita ad Ancona nel febbraio 2020. Fonte: www.diocesi.ancona.it
Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, durante una visita ad Ancona nel febbraio 2020. Fonte: www.diocesi.ancona.it

Il card. Cristóbal López Romero, è l’arcivescovo di Rabat (Marocco). Lo abbiamo raggiunto telefonicamente in vista dell’Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo che si terrà dal 23 al 27 febbraio, a Firenzee si concluderà con la visita di Papa Francesco.

Il Papa spesso denuncia il tragico fatto che il Mediterraneo sia diventato il più grande cimitero dell’Europa. Quale voce possono avere in questo ambito le Chiese?

Penso che Cristo stesso, nella persona di questi fratelli, ci grida: ‘Ecco, io sto alla porta e busso’. E sarà Cristo stesso che nel giudizio finale ci dirà: venite alla mia destra perché ero straniero e mi avete accolto oppure alla mia sinistra perché ero straniero e mi avete respinto. Non può essere che le uniche misure siano le chiusure delle frontiere o la costruzione di muri, recinzioni e fossati. Il grido di Cristo è questo: ‘Ecco, io sto alla porta e busso’.

A Firenze, ci saranno anche i sindaci del Mediterraneo: cosa vorrebbe chiedere ai responsabili della politica e delle città?

Sfortunatamente le politiche migratorie, di solito, non dipendono dalle autorità municipali, locali, ma dai governi nazionali. In ogni caso, le città possono dichiararsi città aperte e accoglienti e organizzare servizi sociali per accogliere chi è già arrivato in Europa, anche se in modo irregolare. Le città possono fare propri gli obiettivi di accoglienza, protezione, promozione e integrazioni ma è necessario coinvolgere i cittadini, la società civile, i gruppi, i movimenti e le associazioni e anche le Chiese, attraverso le parrocchie, gli ordini religiosi e i suoi organismi di servizio sociale. Le città non possono fare tutto ma questo non dovrebbe essere una scusa per non fare nulla…

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La presentazione di Firenze: "Mediterraneo, Frontiera di Pace" con il card. Betori, il card. Bassett e mons. Raspanti. Foto da www.mediterraneodipace.it

Alleanze in riva al mar Mediterraneo

La presentazione di Firenze: "Mediterraneo, Frontiera di Pace" con il card. Betori, il card. Bassett e mons. Raspanti. Foto da www.mediterraneodipace.it
La presentazione di Firenze: “Mediterraneo, Frontiera di Pace” con il card. Betori, il card. Bassett e mons. Raspanti. Foto da www.mediterraneodipace.it

Antonino Raspanti, vicepresidente della Cei, ci parla dell’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo in programma dal 23 al 27 febbraio prossimi a cui parteciperanno sia papa Francesco (27 febbraio), il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (27 febbraio) e il presidente del Consiglio Mario Draghi (23 febbraio). 

Manca poco all’incontro di Firenze: a che punto è la preparazione, e quale la risposta dei vescovi? Abbiamo predisposto tutto: argomenti, suddivisioni dei temi, programmi e i tempi di discussione. Anche la logistica è ben definita, mentre è ancora in via di definizione – vista l’attuale situazione sanitaria – l’adesione dei partecipanti: ogni giorno, quindi, parteciperanno alle giornate di Firenze circa 90 persone, prima dei due giorni finali in cui la platea si estenderà in attesa del Santo Padre. 

Per la seconda volta Papa Francesco sarà presente: quale responsabilità comporta per le chiese che si affacciano sulle sponde del Mare Nostrum? Come la volta scorsa a Bari, l’obiettivo è sempre quello di sviluppare la nostra comune appartenenza alla grande area del Mediterraneo. Finora, infatti, ci sono state le Conferenze episcopali europee, la Conferenza delle Chiese africane e quella delle Chiese orientali, ma non c’è ancora il senso della comune appartenenza delle Chiese al Mediterraneo, a causa di fratture e di confini molto netti. Sviluppare la coscienza di un’appartenenza comune, cioè di una nuova soggettività ecclesiale non è qualcosa che si fa in due incontri. Comincia a nascere l’idea di…

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Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI

Abusi, l’ennesima burrasca della Chiesa

Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI
Joseph Ratzinger, papa emerito Benedetto XVI

Stavolta c’era di mezzo il papa emerito, Benedetto XVI e quindi l’eco è stata ancor più dirompente. L’ennesimo rapporto sugli abusi da parte di uomini di chiesa su minori, la scorsa settimana, ha aperto uno squarcio sulla chiesa tedesca, in particolare quella di Monaco di Baviera, guidata per alcuni anni da Ratzinger. Cambiano i luoghi, cambiano le voci ma la sostanza è sempre quella: una chiesa cattolica profondamente lacerata da questi drammi, insabbiamenti, reticenze. E oggi sono i giorni della vergogna e della richiesta di perdono.

C’è volontà di capire, tanto che come precedentemente in Francia, sono gli stessi vescovi a chiedere le commissioni di inchiesta. Ed in molti si chiedono se non sia il caso di promuovere iniziative del genere anche nel nostro Paese. Ormai è chiaro che non si tratta più di ‘casi isolati’, ma di una vera e propria crisi generalizzata che chiede, anzi, urla profondi cambiamenti.

Il Sinodo universale – e quindi anche italiano – è un tentativo di risposta a questa domanda di coerenza a tutti i livelli…

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Gesualdo Purziani

don Paolo Gasperini

Sinodo, per una Chiesa come la vuole il Signore

Cosa è il sinodo? Letteralmente vuol dire “camminare insieme”: è un processo, un percorso, un cammino per essere sempre più chiesa come la vuole il Signore. Non è una iniziativa ma un modo di essere. Possiamo dire che la chiesa o è sinodale o non è chiesa. Il Papa ha indetto il Sinodo dei Vescovi proprio su questo modo necessario di essere chiesa. Il Sinodo dei Vescovi è un momento di incontro tra i rappresentanti di tutti i vescovi del mondo e, per arrivare a questo appuntamento preparati, il Papa ha chiesto la collaborazione di tutti i fedeli. Tutte le diocesi sono dunque chiamate a dare il loro contributo nei prossimi mesi rispondendo a una domanda fondamentale: come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale) quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale? Il Sinodo dei Vescovi vedrà un momento celebrativo e quindi il contributo che ci viene chiesto e che la diocesi darà si concluderà il prossimo anno, ma il nostro cammino continuerà.

La chiesa che è in Italia ha scelto di entrare nel solco di questo cammino, che potremmo definire mondiale, e stimola le diocesi e tutte le parrocchie a vivere questo tempo come tempo di grazia per cogliere – come suggerisce Papa Francesco – tre opportunità. Incamminarci non occasionalmente ma strutturalmente verso una Chiesa sinodale: un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare. Diventare poi Chiesa dell’ascolto: di prenderci una pausa dai nostri ritmi, di arrestare le nostre ansie pastorali per fermarci ad ascoltare. Infine di diventare una Chiesa della vicinanza. Torniamo sempre allo stile di Dio: lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza.

Chi si ricorda pensi al Sinodo che abbiamo vissuto più di dieci anni fa: il cammino fatto è stato più importante…

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di Paolo Gasperini,
vicario diocesano per la Pastorale

Missionari: Fides, nell’anno che si chiude ne sono stati uccisi 21

Nell’anno 2021 sono stati uccisi nel mondo 21 missionari. Lo riferisce il consueto dossier diffuso a fine anno dall’agenzia Fides. Si tratta di 12 sacerdoti, un religioso, 2 religiose, 6 laici. “Riguardo alla ripartizione continentale, il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi 10 missionari (6 sacerdoti, 2 religiose, 2 laici), cui segue l’America, con 7 missionari uccisi (4 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici) quindi l’Asia, dove sono stati uccisi 3 missionari (1 sacerdote, 2 laici), e l’Europa, dove è stato ucciso un sacerdote”. Negli ultimi anni – riferisce ancora Fides – sono l’Africa e l’America “ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica. Dal 2000 al 2020, secondo i nostri dati, sono stati uccisi nel mondo 536 missionari”.

L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, “ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, non espressamente ‘in odio alla fede’”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, “se non nel suo significato etimologico di ‘testimoni’, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro”. Il dossier Fides specifica: “Allo stesso modo usiamo il termine ‘missionario’ per tutti i battezzati, consapevoli che ‘in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (Evangelii gaudium 120).

Gianni Borsa

chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

«La gente non crede più nella Chiesa, nei preti, nei vescovi»

chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

«Abbiamo perso credibilità. La gente non crede più nella Chiesa, nei preti, nei vescovi. Non solo è diventato molto difficile per le persone credere nella Chiesa, ma è difficile anche capire cosa e se la Chiesa ha ancora qualcosa da dire oggi nella società post-moderna». È Franz-Josef Overbeck, vescovo di Essen, a spiegare come la Chiesa cattolica in Germania si sta impegnando nel cammino sinodale in un contesto profondamente segnato dagli scandali degli abusi. «Il cammino sinodale che abbiamo percorso finora è stato generato sostanzialmente dalla crisi dell’abuso, dal dramma di preti che hanno abusato di minorenni e bambini. Uno scandalo scoppiato nel 2010 che ci ha costretto a cercare, non solo come vescovi e preti, ma insieme a tutto il popolo di Dio e tutti gli uomini di buona volontà, le strade per aprire una nuova tappa della nostra storia come Chiesa in Germania».

Quali effetti ha avuto questa tragedia in Germania?
Abbiamo perso credibilità. La gente non crede più nella Chiesa, nei preti, nei vescovi. Ha ragione Papa Francesco quando dice che stiamo vivendo non tanto un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Ci stiamo chiedendo allora come possiamo reagire. Non solo è diventato molto difficile per le persone credere nella Chiesa ma è difficile anche capire cosa e se la Chiesa ha ancora qualcosa da dire oggi nella società postmoderna, mettendo in discussione la plausibilità stessa della fede come sorgente della esistenza del cristianesimo come tale.

Diceva che il cammino sinodale è un processo il cui esito nessuno ancora conosce. Ma dove si vuole arrivare?
Quando la meta del cammino è sconosciuta, bisogna fare un passo dopo l’altro. Questa è la saggezza della Chiesa maturata in 2000 anni di storia e questo è quello che stiamo facendo in Germania. Non conosciamo bene l’esito del percorso ma conosciamo la prossima tappa. Stiamo cercando in questo momento di dare insieme risposte nuove alle domande che ci pone la gente…

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Quattro dialoghi on – line su Chiesa e società nella pandemia

Foto Cecilia Fabiano / LaPresse 03 Ottobre 2020 Roma. Trastevere: primo giorno di obbligo delle mascherine in strada e nei luoghi pubblici anche se all’aperto nella Regione Lazio

Prende avvio domani, 14 dicembre 2021, un’iniziativa dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma in collaborazione con l’Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori (Ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore). Quattro appuntamenti online “per offrire spazi di confronto e dialogo su temi che coinvolgono la società e la Chiesa nel tempo segnato dalla pandemia”, spiegano i promotori.

“Un evento globale che ha sconvolto strutture sanitarie, economie, equilibri sociali e certezze individuali, ma anche un’opportunità da non sprecare, come chiede Papa Francesco che ha invitato tutti a riscoprire il senso del camminare insieme attraverso l’esperienza del Sinodo avviato in ogni diocesi”.

Proprio a “Le relazioni… perdute? Quale comunità e quale sinodalità” è dedicato Dialoghi/1, l’incontro del 14 dicembre dalle 18.30 alle 20 sul canale YouTube dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma. “Per affrontare i nodi che riguardano la vita di relazione, l’apertura ai bisogni degli altri, la partecipazione alla costruzione del bene comune”, interverranno, con focus diversi e complementari, Mauro Magatti (sociologo ed economista, Università Cattolica di Milano), Angela Paparella (consigliere nazionale di Azione cattolica, diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi) e mons. Benoni Ambarus (vescovo ausiliare di Roma). Modera Gennaro Ferrara, giornalista di Tv2000. Dialoghi/2 sarà incentrato sul tema “Riannodare le relazioni. Parole chiave e strumenti” e si svolgerà il 10 gennaio 2022.

povertà, senza tetto, persone bisognose, carità

Quinta giornata mondiale dei poveri, insegnamento per Chiesa e credenti

povertà, senza tetto, persone bisognose, carità

E’ ancora una questione di conversione, a tanti livelli. Nel Messaggio per la V Giornata mondiale a loro dedicata e che sarà celebrata il prossimo 14 novembre, anticipata da una tappa ad Assisi, papa Francesco si sofferma sul legame che c’è tra i poveri, Gesù e l’annuncio del Vangelo.

Una riflessione che si riassume nella logica insegnataci da Cristo: «I poveri di ogni condizione e ogni latitudine ci evangelizzano perché ci permettono di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del Padre». Hanno molto da insegnarci.

Il titolo del Messaggio, “I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14,7), prende la mosse dall’episodio del Vangelo di Marco in cui una donna cosparge il capo di Gesù con del profumo molto prezioso suscitando l’ira di Giuda: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Una vicenda che permette al Pontefice di riflettere sul ruolo da protagoniste delle donne nella storia della rivelazione e su Gesù come «povero tra i poveri perché li rappresenta tutti», ne «condivide la stessa sorte».

Una condizione che chiede un cambio di mentalità, cioè non considerare più i bisognosi come persone separate, destinatari di un particolare servizio caritativo ma da coinvolgere nel segno della condivisione e della partecipazione.

Leggi l’articolo completo sull’edizione de La Voce Misena di giovedì 11 novembre, cliccando QUI. Abbonati e sostieni l’editoria locale.