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Tag: cittadinanza

Senigallia, il viadotto del Morignano

Senigallia, residenti esasperati per i rumori dal viadotto del Morignano

Da giugno 2025 non hanno più pace. Circa cento senigalliesi – residenti nelle zone di Morignano, Gabriella, Cavallo-Portone, Alderana, Borgo Letizi e Ferriero – denunciano rumori insopportabili e continui provenienti dal viadotto del Morignano, l’infrastruttura che sorregge un tratto dell’autostrada A14 e una porzione della complanare sud. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è ascoltabile anche qui grazie al lettore multimediale.

Il problema dei nuovi giunti

«Sono tonfi cupi e rumorosi, come colpi inflitti all’infrastruttura a ogni passaggio di veicolo», raccontano Massimo Pulcinelli e Marinella Pacenti, due dei residenti che si sono mobilitati per cercare di risolvere la questione. «Il rumore è continuo, giorno e notte, estate e inverno. D’estate, con le finestre aperte, diventa insopportabile».
Secondo i cittadini, il fenomeno è iniziato dopo i lavori di sostituzione dei giunti sul viadotto del Morignano, completati a maggio 2025. «Prima c’era il normale rumore del traffico, ma dopo l’intervento la situazione è peggiorata drasticamente», spiega Pulcinelli. «Temiamo conseguenze sulla nostra salute».

Otto mesi di segnalazioni

Le prime segnalazioni risalgono al 13 giugno 2025, con una PEC al sindaco di Senigallia. Sono seguite comunicazioni a luglio e ad agosto anche al prefetto di Ancona, ad Autostrade per l’Italia e all’Arpam. I residenti chiedevano un sopralluogo, rilievi fonometrici e interventi di mitigazione.
La risposta dall’ente locale arriva il 6 ottobre: l’ingegner Paolo Olivanti, responsabile dell’area Ambiente del Comune, ha comunicato l’avvio di interlocuzioni con società Autostrade. «Si è privilegiata la collaborazione diretta con il gestore prima di disporre accertamenti strumentali», si legge nella nota, che garantisce comunque verifiche da parte dell’Arpam in caso di mancato riscontro.

Rilievi fatti, nessuna comunicazione

A novembre 2025 Autostrade avrebbe effettuato rilievi fonometrici in due zone del viadotto del Morignano tramite uno studio di Giulianova. «Ma non sappiamo nulla dei risultati», lamenta Pacenti. «Nessuno ci informa di niente».
Il 12 dicembre Autostrade ha comunicato a Comune e Prefettura l’intenzione di eseguire «approfondimenti tecnici per valutare l’effettivo peggioramento del clima acustico», senza però chiarire se si trattasse di nuove verifiche o dei rilievi già effettuati a novembre.
Il 22 dicembre il Comune ha risposto sollecitando tempi certi: «Il disagio percepito dalla cittadinanza perdura. Si auspica che gli accertamenti siano conclusi in tempi brevi», ha scritto l’ingegner Olivanti, chiedendo date, esiti ed eventuale cronoprogramma degli interventi.

L’appello al prefetto

I residenti lamentano l’assenza di comunicazioni ufficiali da parte del sindaco. «L’unico che ci ha dato notizie è l’avvocato Bello (il presidente del consiglio comunale, Ndr), ma non ha potere d’intervento», afferma Pulcinelli. «Avremmo voluto un confronto con il sindaco, massima autorità sanitaria locale. Qui parliamo di salute».
L’unico spiraglio è arrivato dalla Prefettura dorica. «La dottoressa Savarese ci ha richiamato assicurandoci che avrebbe dato una scossa a Comune e Autostrade», riferisce Pacenti. «Speriamo che il prefetto possa risolvere, visto il silenzio del sindaco».
Il rumore che sembra dunque provenire dal viadotto del Morignano si propaga fino a oltre un chilometro e mezzo di distanza, intensificandosi con lo scirocco e ovviamente d’estate, con le finestre aperte per il gran caldo. Per un centinaio di famiglie, da otto mesi, è quindi un problema di cui, a oggi, non si intravede la soluzione.

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Il gruppo della PAstorale sociale e del lavoro che ha organizzato il percorso "La città che vogliamo"

Senigallia, la democrazia che viene dal basso: conclusi i laboratori de “La città che vogliamo”

Non una semplice lista di desideri, ma un progetto concreto di cittadinanza attiva. Si è conclusa giovedì 20 novembre la fase laboratoriale de “La città che vogliamo”, il percorso di democrazia partecipativa che da mesi sta mobilitando le energie migliori di Senigallia. Promosso dalla Diocesi sulla scia della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici di Trieste, l’iniziativa ha visto oltre cento cittadini impegnarsi in un esercizio di ascolto, mediazione e progettazione per il futuro della comunità.

Un percorso nato dai giovani per la città

Tutto ha avuto inizio nel luglio 2024, quando la Diocesi ha raccolto l’appello a farsi promotrice di un rinnovato impegno sociale. La progettazione, affidata a un gruppo di giovani adulti, ha saputo intercettare i bisogni del presente, coinvolgendo in prima battuta oltre 50 associazioni del territorio. Il cuore del metodo è stata la formazione: 25 facilitatori sono stati addestrati da esperti mediatori sociali per imparare a gestire il conflitto e trasformare le divergenze in sintesi costruttive.

Le cinque bussole per il futuro

Dalla “Mappa delle Idee” del 26 ottobre sono emersi i pilastri su cui la cittadinanza chiede di investire. Cinque macro-aree che rappresentano le priorità per la Senigallia di domani:

  • Città inclusiva: attenzione alle fragilità e diritto alla casa.
  • Sostenibilità: mobilità dolce e sicurezza del territorio.
  • Partecipazione: un’amministrazione condivisa tra Comune e cittadini.
  • Giovani: spazi dedicati e supporto alle nuove generazioni.
  • Cultura: la città come laboratorio permanente di valori.

Dalla teoria alla pratica: il ruolo degli esperti

L’ultimo incontro del 20 novembre ha segnato il passaggio cruciale: il confronto con esperti di settore. Le idee dei cittadini sono state messe al vaglio della fattibilità e della sostenibilità economica, trasformando le visioni in proposte concrete e “cantierabili”. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: contrastare l’astensionismo e fornire agli elettori strumenti per un voto consapevole.

Appuntamento al 2026: i prossimi passi

Il percorso non si ferma qui. Il lavoro prodotto dai tavoli diventerà un documento pubblico che sarà restituito alla città in un evento pubblico a febbraio 2026. Il momento politico più atteso arriverà però a marzo, con la “Consegna delle idee ai candidati sindaco”. In vista delle prossime elezioni comunali, i futuri aspiranti alla guida della città non potranno ignorare questo bagaglio di proposte nate dal basso. “Una democrazia viva ha bisogno di cittadini preparati e responsabili”, commentano gli organizzatori, sottolineando come la vera sfida sia riscoprire il valore del bene comune oltre gli schieramenti.

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Maurizio Perini

Referendum lavoro e cittadinanza: 4 “no” e 1 “sì” da Azione Senigallia

A pochi giorni dai referendum dell’8 e 9 giugno, Maurizio Perini, referente locale di Azione, è intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia per illustrare le posizioni del partito di Carlo Calenda sui cinque quesiti referendari. Perini ha sottolineato l’importanza del voto come espressione democratica, pur non avendo Azione partecipato alla raccolta firme per i primi quattro quesiti. L’invito è a recarsi alle urne, ma con posizioni chiare e motivate. L’intervista è in onda venerdì 30 e sabato 31 maggio, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 1 giugno alle ore 17:15, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio, disponibile anche con il player integrato, accompagna anche questo articolo.

Jobs Act e licenziamenti (scheda verde)

Sul quesito che chiede l’abrogazione del Jobs Act per disciplinare il reintegro dopo licenziamenti illegittimi, Azione vota “No”. Secondo Perini, un eventuale “sì” produrrebbe un effetto indiretto negativo, non un ritorno all’articolo 18, ma alla riforma Fornero. Tra i rischi, una diminuzione del massimo risarcibile o in caso di crisi aziendale, si perderebbe la possibilità di risarcimento in favore del reintegro.

Piccole e medie imprese e licenziamenti (scheda arancione)

Anche sul secondo quesito, relativo ai licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 16 dipendenti, la posizione di Azione è “No”. L’abrogazione parziale della norma lascerebbe al giudice, caso per caso, la determinazione dell’indennità, con possibili squilibri tra piccole e grandi imprese. Con il “sì” il rischio diventa quello di mettere in ginocchio l’impresa stessa, portando a un aggravamento delle loro situazioni rispetto alle grandi aziende che hanno altri strumenti di tutela e risorse per fronteggiare un reintegro.

Contrasto al precariato e contratti a termine (scheda grigia)

Il terzo quesito propone il reinserimento della “causale” nei contratti a termine per contrastare il precariato. Azione vota “No” anche su questo punto. L’obbligo di causale fin dal primo anno non faciliterebbe le assunzioni, ma potrebbe al contrario scoraggiarle o, peggio, favorire il lavoro in nero, senza, di contro, aiutare a risolvere i problemi di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile.

Sicurezza sul lavoro (scheda rosa)

Il quarto quesito riguarda la sicurezza sul lavoro e la responsabilità solidale del committente nella catena di appalti e subappalti. Azione esprime un “No”, sostenendo che esiste già la  responsabilità del committente, limitata nel perimetro dell’azienda. Estenderla anche a rischi specifici non attinenti all’attività principale del committente, genererebbe un eccesso di responsabilità per chi non ha la capacità di un controllo efficace. Servirebbe invece aumentare il numero degli ispettori addetti ai controlli.

Cittadinanza italiana (scheda gialla)

Azione esprime un “Sì” convinto al quinto quesito, che propone il dimezzamento da 10 a 5 anni del tempo di residenza per poter richiedere e ottenere la cittadinanza. Sarebbe un riconoscimento per chi ha costruito una vita e un centro di interessi nel nostro paese. Perini ha criticato le strumentalizzazioni politiche sulla questione, ricordando che Azione propone uno “ius scholae”, basato su requisiti anagrafici (genitore con permesso di soggiorno definitivo o lungo) e la conclusione di un percorso formativo o scolastico. Non è una concessione, secondo Perini, ma il riconoscimento di uno stato già raggiunto.

Maurizio Perini ha concluso l’intervento ribadendo l’invito a tutti i cittadini a recarsi alle urne l’8 e 9 giugno per esprimere la propria preferenza sui quesiti referendari, sottolineando che serve un approccio più ampio e strutturato in sede parlamentare.

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Elena Campagnolo

Referendum, da Senigallia la Lega annuncia l’astensione. Campagnolo: «Strumentali»

Continua il nostro approfondimento sul tema dei cinque referendum per cui si voterà l’8 e il 9 giugno prossimi. Dopo l’intervista al segretario della Cgil di Senigallia Guido Pucci, andata in onda lunedì 26 e martedì 27, è il turno di Elena Campagnolo, assessora del Comune di Senigallia nonché segretaria provinciale della Lega. Nel servizio audio che abbiamo preparato, in onda mercoledì 28 e giovedì 29 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 1 giugno alle ore 17 sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2FM), l’esponente leghista ha espresso la netta volontà di astenersi dall’andare a votare. L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo riassuntivo, accompagnato dal lettore multimediale.

La sua decisione di non partecipare al voto per i referendum dell’8 e 9 giugno si estende a tutti e cinque i quesiti, sia ai quattro sul lavoro (Jobs Act, licenziamenti illegittimi, precariato, sicurezza negli appalti) sia al quinti che riguarda la cittadinanza.

Referendum sul lavoro

Campagnolo ritiene che l’istituto referendario non sia la sede appropriata per modificare leggi complesse come quelle sul lavoro. A suo dire, in caso di vittoria dei “sì”, i referendum creerebbero “lacune normative”. Motivo per cui preferirebbe che eventuali modifiche venissero discusse in maniera più organica in parlamento. Non manca la critica della Lega ai referendum proposti dalla CGIL, definiti “strumentali”, un tentativo della sinistra di “rimediare a errori” passati nonché di riavvicinarsi a un elettorato di cui ha perso la fiducia da tempo.

Referendum sulla cittadinanza

Per quanto riguarda il quesito con cui si vorrebbe dimezzare il requisito temporale dei dieci anni di residenza nel Paese per poter richiedere la cittadinanza, Campagnolo si è invece detta contraria. Ha affermato che l’attuale situazione è adeguata, che il tema non sarebbe assolutamente un’urgenza e ha definito il quesito come un tentativo poco trasparente di “incamerare in un bacino elettorale” persone che al momento non votano. 

La protesta

In sintesi, la decisione di Campagnolo di non andare a votare è un atto di protesta contro l’uso, a suo parere, strumentale del referendum per affrontare questioni che dovrebbero essere risolte dal parlamento attraverso un iter legislativo completo e rispettoso delle norme.

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