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Tag: Claudia Giacomini

Il gioco d’azzardo in Italia: un affare da 157 miliardi tra interessi mafiosi e ipocrisia di Stato. Focus su Marche e Senigallia

Non si tratta solo di gioco, questo ormai è chiaro ai più. E’ un sistema economico che muove cifre da capogiro e attira, inevitabilmente, la criminalità organizzata, ma su cui lo Stato ha interessi crescenti. È questo il quadro allarmante emerso a “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia, dove abbiamo ospitato Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò. Al centro del dibattito, il nuovo dossier di Libera “Azzardomafie 2025”, che scatta una fotografia impietosa del fenomeno in Italia e nelle Marche. L’audio integrale, andato in onda nei giorni scorsi, è disponibile qui grazie al lettore multimediale.

I numeri nazionali: un record inquietante

I dati sono vertiginosi e li avevamo già visti, almeno in parte, con un altro esponente di Libera, don Paolo Gasperini: nell’ultimo anno in Italia sono stati “giocati” – o meglio, persi – ben 157 miliardi di euro. Una cifra enorme alimentata da 18 milioni di italiani che tentano la fortuna. Un dato cruciale emerso dall’intervista è il sorpasso del virtuale sul fisico: di questi 157 miliardi, oltre 92 miliardi provengono dal gioco online. «Il Covid ha rappresentato una battuta d’arresto per il gioco fisico, ma ha agevolato l’avvento dell’online», spiega Giacomini, sottolineando come la tecnologia, sempre a portata di mano tramite smartphone, abbia reso l’azzardo pervasivo e privo di barriere orarie o fisiche.

L’ombra delle mafie

Dove scorre il denaro, arrivano i clan. Il report di Libera evidenzia come le mafie abbiano intuito il potenziale dell’azzardo legale e illegale per riciclare denaro e controllare il territorio. Ben 147 sono i clan censiti (dai Casalesi ai Santapaola) coinvolti nel business; 16 le regioni italiane interessate da inchieste giudiziarie; 15 le interdittive antimafia emesse recentemente.

Il focus sulle Marche: la provincia dove si gioca di più

L’intervista ha acceso i riflettori anche sulla situazione locale. Nelle Marche, nel 2024, sono andati in fumo complessivamente 3 miliardi e 813 milioni di euro. Il dato pro-capite è allarmante: ogni marchigiano (bambini inclusi) ha speso in media 2.574 euro l’anno in azzardo. Se si analizza la spesa in rapporto alla popolazione, la classifica dei capoluoghi vede in testa Ascoli Piceno, seguita da Fermo e Ancona, mentre Pesaro e Macerata chiudono la lista.

Il costo sociale e i minori a rischio

Dietro i miliardi ci sono le persone. I giocatori patologici in Italia sono 1,5 milioni, ma il dramma si allarga a macchia d’olio: per ogni giocatore problematico, si stima che siano coinvolte almeno altre 7 persone (familiari, amici, colleghi), portando il totale degli individui interessati dal fenomeno a oltre 20 milioni.
Particolarmente grave è la situazione dei minori. Nonostante i divieti, 1 milione e mezzo di studenti ha giocato d’azzardo almeno una volta e 90.000 presentano già profili problematici. «Spesso non vengono richiesti i documenti» denuncia la referente di Libera, che pone l’accento anche sull’educazione digitale dei piccolissimi: «L’uso precoce di tablet e app colorate e veloci allena il cervello alla ricerca di adrenalina, creando un terreno fertile per la futura dipendenza».

Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò
Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò

L’ipocrisia dello Stato

Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda la contraddizione etica dello Stato. Da un lato incassa i proventi delle tasse sul gioco, dall’altro investe somme irrisorie per la cura delle dipendenze. Ancor più grave è la giustificazione dell’aumento dell’offerta di gioco per coprire le emergenze (come terremoti o alluvioni). «Le risorse di solidarietà non possono essere frutto di un circuito che produce usura, indebitamento e disperazione», ribadisce Giacomini citando Luciano Gualzetti della Consulta Antiusura. È un cortocircuito etico: si sfrutta la fragilità dei cittadini per pagare i danni di altre fragilità territoriali.

Le proposte di Libera e l’impegno sul territorio

Cosa si può fare? Libera avanza proposte chiare a livello nazionale: intanto uno stop alla pubblicità reale del gioco d’azzardo in tutte le sue forme, partendo da nomi, sigle, siti. Poi servirebbe una mappatura del territorio e restituire potere ai comuni di imporre distanze dai luoghi sensibili (scuole, bancomat, RSA). Per eliminare le questioni etiche, almeno alcune, non dovrebbe essere utilizzato l’azzardo per fare cassa durante le calamità.
A livello locale, il presidio di Senigallia continuerà l’opera di sensibilizzazione nelle scuole, partendo anche dalle famiglie dei più piccoli, e lavorerà in sinergia con il Sert e le istituzioni per monitorare un fenomeno che cambia pelle velocemente, ma che lascia ferite profonde nel tessuto sociale.

Per approfondire: il report completo “Azzardomafie 2025” è disponibile sul sito ufficiale di Libera: clicca qui.

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