Un paziente oncologico costretto ad attendere otto ore su una sedia metallica, e poi a terra su una coperta, per la mancanza di barelle disponibili al pronto soccorso. Il caso di Franco, affetto da un tumore al colon che gli impedisce la posizione seduta prolungata, ha scosso profondamente la comunità di Senigallia e non solo, innescando una durissima reazione trasversale contro la gestione della sanità pubblica a livello locale e regionale.
Le reazioni del Movimento 5 Stelle
Il primo a sollevare il caso è stato Paolo Battisti (M5S Senigallia), che ha definito la vicenda: «Un’odissea che neanche nell’ospedale di un paese in guerra un assistito dovrebbe subire». Secondo l’esponente pentastellato, la colpa non è degli operatori ma di uno Stato che riduce gli investimenti: «Tutti possiamo essere Franco, è ora di rendercene conto». Sulla stessa linea la capogruppo regionale M5S Marta Ruggeri, che ha annunciato un’interrogazione: «Le immagini che arrivano dal Pronto Soccorso sono la prova documentale del collasso del sistema sanitario marchigiano sotto la gestione della destra». Per Ruggeri è inaccettabile che un codice arancione attenda undici ore: «Non accettiamo la scusa del “picco influenzale”: la carenza di organico e la mancanza di strumentazioni sono problemi strutturali».
Il Partito Democratico: “Affronto alla dignità”
Dure anche le parole del consigliere regionale PD Maurizio Mangialardi, che esprime solidarietà al paziente per una situazione «lesiva per la salute a livello psicofisico e vero e proprio affronto alla dignità umana». Mangialardi difende però il personale del “Principe del Piemonte”, vittima di un «malfunzionamento sistemico» e di turni massacranti. Il candidato sindaco Dario Romano mette in guardia dalle indagini interne: «L’apertura di un’indagine è un atto dovuto, ma non serve cercare un capro espiatorio tra il personale, già stremato e sotto organico, quando il problema è chiaramente strutturale e politico».
Forza Italia attacca la direzione sanitaria
Anche dal centrodestra arrivano critiche pesanti. Roberto Paradisi (Forza Italia) punta il dito contro la carenza di dotazioni: «Da mesi e mesi vengono richiesti acquisti di attrezzature, tra cui le barelle per il Pronto Soccorso. Richieste rimaste inevase». Paradisi contesta duramente l’operato degli organi direttivi dell’Ast di Ancona, accusandoli di voler scaricare le colpe sui lavoratori disponendo ispezioni quando un caso esplode: «Gli unici responsabili devono essere individuati all’interno della Direzione aziendale». E infine auspica un cambio di direzione politica dopo che per anni le amministrazioni regionali hanno palesato uno «sbilanciamento» a favore di Jesi o Fabriano.
«Non vogliamo un “album di figurine” fatto di sigle, ma un progetto solido e credibile». Con queste parole Dario Romano, fresco vincitore delle primarie del centrosinistra, ha delineato la sua visione per la Senigallia del futuro durante l’intervista a 20 minuti da Leone su Radio Duomo. Un colloquio a tutto campo che ha toccato i temi caldi della politica cittadina: dalla gestione dei fondi PNRR alla sicurezza idrogeologica, fino alla rivoluzionaria idea della “città dei 15 minuti”. Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.
Il punto di rottura più netto con l’attuale amministrazione Olivetti risiede nella visione urbanistica e sociale. Romano punta tutto sulla “Senigallia dei 15 minuti”, un modello nato dalla collaborazione con il noto urbanista Carlos Moreno. «L’obiettivo è creare una città policentrica — ha spiegato Romano — dove ogni cittadino, dalla frazione più distante al centro storico, possa raggiungere i servizi essenziali (salute, spesa, uffici) in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Non è un’utopia ideologica, ma una strategia per non avere più cittadini di serie B».
Romano non ha risparmiato critiche al metodo dell’attuale amministrazione, definita deficitaria sul piano dell’ascolto e della trasparenza. Sul fronte sanità, il candidato del centrosinistra propone un cambio di paradigma: superare il modello “ospedale-centrico” per investire sulla medicina del territorio. Tra le proposte concrete, l’istituzione di una Consulta comunale della sanità, un’idea condivisa con il Movimento 5 Stelle. «Il sindaco deve essere il collettore delle richieste del territorio. Servono personale e strumentazioni, non solo nuove mura», ha incalzato Romano, ricordando come la destra avesse vinto la scorsa tornata elettorale proprio facendo battaglia sulla sanità, senza però sortire gli effetti sperati una volta salita al potere.
Pur riconoscendo l’ingente mole di risorse arrivate tramite il PNRR (circa 40 milioni di euro), Romano accusa la giunta uscente di mancanza di coraggio: «Si sono limitati all’ordinaria amministrazione o a progetti ereditati dal passato, come le scuole. Perché non si è osato su un nuovo palazzetto dello Sport?». Inevitabile il passaggio sul ponte Garibaldi e sulla sicurezza del Misa. Per Romano, la chiave resta la mitigazione del rischio attraverso le vasche di espansione: «Quella di Bettolelle è un passo, ma ne servono altre. Su questo non esiste destra o sinistra: chi governa deve avere come priorità assoluta la messa in sicurezza del territorio».
In vista dei prossimi mesi di campagna elettorale, la sfida principale sarà mantenere compatta la coalizione progressista. «Siamo gli unici ad avere già un candidato e un programma pronti – ha concluso Romano – segno che il percorso delle primarie ha funzionato rimettendo la partecipazione al centro del nostro percorso. Ora dobbiamo far sedimentare queste idee nell’immaginario dei cittadini. Se resteremo uniti sui progetti e non sulle poltrone, Senigallia potrà davvero cambiare marcia».
Sarà Dario Romano il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di primavera (possibile data il 24 maggio 2026). Il verdetto è arrivato nella serata di ieri, domenica 11 gennaio, al termine delle primarie che hanno visto il capogruppo del Partito Democratico superare lo sfidante Marco Lion, espressione del mondo civico.
I numeri del voto
Nonostante l’allerta meteo e le temperature rigide, la partecipazione è stata solida: 1.695 tra iscritti e simpatizzanti si sono recati negli 11 seggi distribuiti tra il centro e le frazioni. Romano, già presidente del consiglio comunale tra il 2015 e il 2020, ha ottenuto una vittoria netta con 1.097 voti (65%). Marco Lion, esponente dei Verdi e presidente di Italia Nostra, ha raccolto 598 preferenze (35%).
Il commento del vincitore: «Comunità unita»
Visibilmente soddisfatto, Dario Romano ha affidato ai social il suo primo commento: «Ha vinto una comunità. 1.700 persone hanno scelto di partecipare in una domenica di freddo intenso: questo è il centrosinistra che non si rassegna e che sceglie». Romano ha poi teso la mano al suo sfidante, sottolineando la compattezza della coalizione: «Ringrazio Marco Lion per il confronto leale. Da domani lavoreremo insieme, perché le primarie uniscono. Sento una responsabilità enorme, ma so di avere al mio fianco una squadra ampia e competente. Senigallia merita di più e noi siamo pronti».
Il passo di lato dello sconfitto
Anche Marco Lion ha espresso soddisfazione per l’esperienza democratica, rivendicando l’importanza dei temi portati avanti durante la campagna elettorale, come il diritto alla casa e la lotta alla cementificazione. «La nostra piattaforma politica resta nell’agenda della città», ha dichiarato Lion, augurando poi il successo al suo avversario: «Spero che Dario Romano vinca le elezioni di primavera. Senigallia ha bisogno di un buongoverno».
Verso le elezioni
Con la chiusura delle primarie, il “campo largo” (comprensivo quindi dei 5 Stelle, ma anche della sinistra) ha ora il suo leader ufficiale. La sfida per la carica di primo cittadino entra nel vivo: Dario Romano inizierà ora la lunga corsa per tentare di strappare la guida della città al sindaco uscente di centrodestra, Massimo Olivetti.
Quel che è stato detto e fatto ormai è storia. Ora la parola passa ai cittadini. Domenica 11 gennaio, dalle 8 alle 20, il centrosinistra a Senigallia aprirà le porte di una decina di seggi per le primarie che decreteranno il candidato sindaco unitario per l’intera coalizione, il cosiddetto campo largo e progressista. Una sfida a due, che vede contrapposti Marco Lion, espressione del mondo civico, ex parlamentare e ambientalista di lungo corso, e Dario Romano, volto del Partito Democratico con una ultra decennale esperienza amministrativa. Dalle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), i due candidati hanno delineato le proprie visioni – diverse ma in vari punti anche complementari – per il futuro della città. Non hanno risparmiato critiche all’attuale amministrazione Olivetti, accusata di una gestione estemporanea e priva di programmazione strategica, nonostante l’ingente flusso di fondi PNRR (almeno 30 milioni di euro, cifra mai vista in città). L’audio, in onda sulla nostra Radio Duomo (95.2 FM), è disponibile anche in questo articolo con una breve sintesi dei passaggi principali.
Il modello politico di Marco Lion è quello della partecipazione fuori dai recinti dei partiti. L’ex parlamentare dei Verdi, ex vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente punta tutto sul metodo: «La mia candidatura alle primarie nasce dalle richieste dei cittadini, si fonda su ascolto, dialogo partecipazione». Lion ha acceso i riflettori sull’ambiente e sulla gestione del territorio, criticando aspramente i progetti sui ponti cittadini (Garibaldi e Portone) e la gestione del rischio idrogeologico che ha anche portato – negli anni – a una costante riduzione delle aree a rischio esondazione e quindi a costruire dove non è opportuno. In campo urbanistico Marco Lion dà la prospettiva della Senigallia di domani, sia in termini di edilizia sociale (co-housing) sia per quanto riguarda aree strategiche come la sede del reparto mobile, l’ex gioventù italiana sul lungomare o gli orti del vescovo. E ancora, nel settore sanitario e sociale propone un atteggiamento diverso dell’amministrazione comunale. Centrale la sfida giovanile: dalle prospettive occupazionali alle questioni sociali, culturali e aggregative.
Dall’altra parte, Dario Romano (Pd) rivendica il valore della politica come impegno collettivo: «Bisogna ricucire il rapporto con l’elettorato deluso». Al centro del suo programma, la sanità territoriale — con un appello a superare la logica puramente ospedaliera a favore della medicina sul territorio, infermieri di comunità — e la sicurezza idrogeologica. «La priorità sono le vasche d’espansione», ha dichiarato Romano, sottolineando come la sola pulizia dell’alveo non basti a mettere in sicurezza il centro storico. Forte anche il richiamo allo sport come strumento educativo per i giovani e all’esigenza di spazi aggregativi anticipati prima da una campagna di ascolto delle nuove generazioni.
Informazioni pratiche per il voto
Domenica 11 gennaio (ore 8-20) potranno votare tutti i cittadini residenti maggiorenni (o che lo diventeranno entro il 19 aprile 2026, perché poi si dovrebbe votare per le elezioni comunali a fine maggio). È necessario presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale. È richiesto un contributo di 2 euro per sostenere le spese organizzative. L’elenco degli 11 seggi è disponibile qui sotto, o sulle pagine social del Partito Democratico locale e di “Senigallia Cambia – Cambia Senigallia“.
La viabilità di Senigallia potrebbe cambiare ancora e radicalmente. Non solo per il progetto di ponte Garibaldi ma anche con un nuovo disegno che interesserà ponte Portone. Si tratta dell’infrastruttura che collega viale Leopardi con ponte Zavatti e con lo stradone Misa, una porzione nevralgica per il traffico cittadino che potrebbe essere ridisegnato completamente. Con la firma del decreto da parte del vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini, avvenuta lo scorso 31 dicembre 2025, è stato ufficialmente affidato l’incarico per la progettazione del nuovo ponte Portone.
Costi e tempistica
Un’opera dal costo complessivo di 4,7 milioni di euro, interamente finanziata dalla struttura commissariale nell’ambito degli interventi a seguito del disastro alluvionale del 15 settembre 2022. L’incarico tecnico, del valore di circa 250mila euro, è andato al raggruppamento temporaneo di professionisti Rtp Ponte Portone di Ascoli Piceno. I tempi sono stretti: 90 giorni per il progetto di fattibilità, 40 per quello esecutivo, 25 per le modifiche da recepire e le ultime migliorie.
L’esigenza
La necessità dell’intervento nasce dagli studi idraulici della Fondazione Cima, che hanno individuato nell’attuale ponte un ostacolo al deflusso del fiume in caso di piena. La nuova struttura non sarà una copia della precedente, anzi: per garantire la sicurezza, dovrà avere un franco idraulico di 1,5 metri, il che comporterà un innalzamento dell’impalcato di almeno un metro e mezzo rispetto ai livelli attuali.
Viabilità: le conseguenze
Il progetto non prevede solo una ricostruzione, ma un vero e proprio spostamento dell’asse stradale. Tra le principali novità ipotizzate c’è lo spostamento a monte: il nuovo ponte non sarà più l’ideale prosecuzione di viale Leopardi, ma verrà arretrato per collegarsi direttamente a via Giordano Bruno; viale Leopardi potrebbe divenire quindi pedonale: l’attuale sede del ponte diventerà esclusivamente pedonale, interrompendo il flusso veicolare diretto; l’inversione dei sensi di marcia in via Petrarca e nell’ultimo tratto di via Bruno per permettere il collegamento con il nuovo ponte Portone che si innesterà su ponte Zavatti dalla sua sinistra.
La critica: «Delegato il governo della città»
Nonostante le motivazioni tecniche legate alla sicurezza, il progetto ha sollevato un polverone politico. Dario Romano, capogruppo del PD, ha chiesto con urgenza la convocazione di una commissione consiliare, denunciando una totale mancanza di confronto con i cittadini e le istituzioni democratiche. «Scelte calate dall’alto e nessuna strategia complessiva — attacca Romano —. Il vicecommissario Babini continua a decidere da solo e il sindaco Olivetti tace, non esercitando alcuna funzione di indirizzo politico. Questa opera stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto». Sulla stessa linea Marco Lion: il candidato alle primarie del centrosinistra punta il dito contro l’impatto ambientale e logistico: «Dopo il “ponte a brugola”, ora abbatteranno il Portone facendo impazzire il traffico in uscita. È un oltraggio ai cittadini che si ritroveranno con più inquinamento e caos».
Le prossime tappe
Mentre i tecnici dell’Rtp Ponte Portone iniziano i rilievi topografici e le verifiche archeologiche, la palla passa ora alla politica. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni porterà presto il confronto in II commissione, dove il sindaco Olivetti e i tecnici della struttura commissariale saranno chiamati a rispondere ai dubbi della città. L’estetica del nuovo ponte resta ancora tutta da decidere, con la speranza che non riaccada ciò che è avvenuto per ponte Garibaldi, ma il dibattito è ancora all’inizio.
SENIGALLIA – Il consiglio comunale ha approvato la manovra finanziaria proposta dalla giunta Olivetti che punta sulla riduzione della pressione fiscale. Nonostante i costi dell’alluvione e l’inflazione, cala l’Irpef e si amplia la fascia di esenzione per i redditi bassi.
Il sindaco Massimo Olivetti ha presentato i dati, evidenziando il recupero di 10 milioni di euro in tre anni grazie alla lotta all’evasione fiscale. «La nostra amministrazione è riuscita a diminuire per tutti i cittadini l’addizionale Irpef dallo 0,8 allo 0,78 e nel contempo ad aumentare il livello delle fasce di esenzione del pagamento dell’addizionale portandola dagli attuali 13mila euro di reddito annuo a 15mila euro».
Il sindaco ha poi rivendicato la solidità dei conti: «Un bilancio in salute che ha combattuto in modo vigoroso l’evasione fiscale, rientrando di 10 milioni di euro in tre anni, sfido chiunque nel dire che questa operazione non abbia dimostrato coraggio nel perseguire una politica che non è simpatica. Quando siamo arrivati questo Comune era in disavanzo, sostanze economiche che abbiamo dovuto pagare per rimettere a posto tutti i conti».
Sul fronte dei rifiuti, confermate riduzioni drastiche della Tari per le fasce Isee più basse (fino al 90%) e per le famiglie con disabili. «Sono quattro anni – ha sottolineato – che non la aumentiamo e che la finanziamo con il milione di avanzo di amministrazione. Ora, nelle fasce più deboli queste percentuali vengono quasi azzerate o ridotte moltissimo. Senza contare che un 10% in più di ribasso è stato previsto anche per quelle famiglie che hanno un disabile a carico».
Dura la replica alle critiche del capogruppo Pd Dario Romano e a Gennaro Campanile (Amo Senigallia), definite «prive di qualsivoglia fondamento». Olivetti ha ricordato come il centrosinistra avesse portato le tasse al massimo: «Chi oggi critica è lo stesso che portò l’Irpef al massimo e voltò le spalle agli alluvionati. Sarebbe bene – ha concluso il sindaco – che Romano contestualizzasse la sua richiesta di misure in favore degli alluvionati quando a suo tempo non votò a favore di quelle individuate da questa amministrazione proprio a sostegno di chi aveva subito ingenti danni». Dal governo nazionale sono state stanziate risorse per gli alluvionati: 52milioni di euro sono stati distribuiti a coloro che avevano subito danni dal maltempo del 15 settembre 2022.
In chiusura, il primo cittadino ha confermato il focus sul turismo e annunciato il deposito del progetto per la nuova piscina delle Saline.
Si preannuncia un consiglio comunale di fuoco quello che, tra poco, vedrà l’aula impegnata nell’esame finale del bilancio di previsione 2026-2028. Al centro della contesa non c’è solo una sequenza di numeri, ma due visioni opposte della città. Da una parte la maggioranza guidata dal sindaco Olivetti, dall’altra un’opposizione che per l’occasione ha deciso di serrare i ranghi e presentarsi con un fronte compatto. Partito Democratico, Amo Senigallia, Alleanza Verdi Sinistra, Vola Senigallia e Vivi Senigallia hanno depositato una serie di emendamenti mirati a sviluppare e migliorare l’impianto finanziario del Comune, denunciando tagli al sociale e una cronica mancanza di investimenti su alcuni capitoli che non siano l’asfaltatura delle strade.
L’affondo sul sociale e l’Irpef
Il primo terreno di scontro è quello fiscale. Il centrosinistra boccia senza appello le manovre della Giunta sulle aliquote comunali. «Hanno ridotto l’irpef di 4 euro all’anno per cittadino, mancano 500 mila euro di investimenti e riducono la spesa sul sociale» dichiara senza giri di parole Dario Romano, candidato alle primarie del centrosinistra. L’opposizione propone invece di superare l’aliquota fissa introducendo scaglioni progressivi: esenzione confermata fino a 15.000 euro, ma con una riduzione per la fascia media (15-28 mila euro) compensata da un aumento per i redditi sopra i 50 mila euro.
Sulla stessa linea d’onda Gennaro Campanile, capogruppo di Amo Senigallia, che accusa l’amministrazione di immobilismo progettuale: «Non ci sono risposte in bilancio sul costo della vita, sulla questione abitativa o sull’emergenza nel settore delle cure. E questi sono solo esempi. Ma potremmo continuare dicendo che l’amministrazione Olivetti fa solo propaganda perché non ha progettato nulla di nuovo ma anzi, si basa sui progetti ereditati dalle precedenti giunte di centrosinistra. Tranne che per piazza Simoncelli, il cui progetto era pronto, con tanto di risorse. Lì non hanno voluto procedere, per il resto ora si fregiano dei benefici del piano Cervellati».
Emergenza casa e ambiente
La “contromanovra” della minoranza punta con decisione sull’emergenza abitativa. Tra le proposte spiccano incentivi IMU per favorire gli affitti a lungo termine (residenziali) e un incremento di 100 mila euro annui per il fondo per il diritto alla casa, risorse che verrebbero recuperate tramite una razionalizzazione delle spese dell’ufficio tecnico.
Sul fronte ambientale, l’obiettivo è incentivare la differenziata raddoppiando il contributo per chi conferisce rifiuti al centro ambiente (da 0,026 a 0,05 €/kg) e alzando lo sconto massimo sulla TARI a 70 euro. Resta poi alta la tensione sul rischio idrogeologico: l’opposizione chiede di attuare finalmente la mozione del 2022 per istituire un fondo comunale destinato ai sistemi di difesa passiva (paratie e valvole) per proteggere case e aziende dalle piene.
Sport, scuole e il “nodo” parcheggi
Il welfare passa anche per i servizi quotidiani. Le proposte dell’opposizione includono l’innalzamento delle soglie ISEE per la mensa scolastica e un taglio del 30% alle tariffe degli impianti sportivi per dare ossigeno alle associazioni del territorio.
Un capitolo a parte merita la piscina delle Saline. Mentre la maggioranza valuta la demolizione, la minoranza propone un investimento di 400 mila euro nel 2026 — finanziato dal plusvalore dell’area ex Ciriachi — per una manutenzione straordinaria immediata. «L’obiettivo è garantire continuità a un servizio pubblico oggi sostenuto solo da un vecchio impianto in cui piove all’interno», spiegano i consiglieri.
Infine, la stoccata sui parcheggi a pagamento, estesi anche alle ore serali. Un provvedimento che Campanile non esita a definire draconiano: «Hanno imposto i parcheggi a pagamento anche di sera e per noi è una cosa grave, come i dazi di Trump». L’emendamento chiede il ripristino del pedaggio sul lungomare entro le ore 20 per evitare quella che viene percepita come una «tassa su chi va a cena fuori».
La parola passa ora all’aula: il confronto sul futuro di Senigallia è appena iniziato.
Dodici gennaio: dal giorno dopo le primarie per il centrosinistra senigalliese inizia il periodo più difficile, storicamente, degli ultimi anni: quello di rimanere uniti. E mentre entra nel vivo la corsa per la sfida dell’11 gennaio, i microfoni di 20 minuti da Leone si aprono per Dario Romano. Dopo Marco Lion, anche il manager 39enne e volto storico del consiglio comunale ha tracciato la rotta della sua candidatura, nata nel solco del Partito Democratico ma con un forte richiamo al mondo civico. Andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), vi riproponiamo qui la sua intervista, insieme a una sintesi degli argomenti trattati. Basterà cliccare il tasto play per poter ascoltare le sue parole.
Il bene comune
Con 15 anni di esperienza amministrativa alle spalle e un quinquennio come presidente del consiglio comunale, Romano rivendica la nobiltà dell’impegno pubblico: «La politica non è una brutta parola se il fine è l’amore per la propria città e non il posto personale». Dopo la frattura del 2020, con la fuoriuscita di Gennaro Campanile, il candidato sottolinea la necessità di ricucire il rapporto all’interno del centrosinistra ma anche con un elettorato deluso: «Abbiamo fatto autocritica. In passato c’è stato uno sfilacciamento, ma oggi il percorso è trasparente. Le primarie servono proprio a ridare voce alla nostra base».
L’attacco all’amministrazione Olivetti
Il giudizio sulla giunta attuale è netto. Pur riconoscendo l’impegno sulla quotidianità, Romano accusa il sindaco Olivetti di mancanza di visione strategica, nonostante i milioni di euro mossi dal pnrr. «Si è lavorato sull’estemporaneità e sulle inaugurazioni di progetti ereditati dal passato, come la scuola Marchetti. Ma dove sono i nuovi progetti? Sul tema abitativo l’amministrazione è da ‘zero in pagella’: 44 appartamenti a Cesano fermi dal 2018 e nessun nuovo intervento programmato. È inaccettabile».
Sport e sanità: cittadini «penalizzati»
Un punto dolente toccato da Dario Romano è la gestione degli impianti sportivi, con particolare riferimento alla chiusura della piscina delle Saline. «Non è con la litigiosità e i muri contro i concessionari che si risolvono i problemi. A pagarne le spese è il cittadino che oggi non ha più un impianto fruibile». Sulla sanità, il candidato propone di puntare sulla medicina territoriale ma necessita di risorse: dove trovarle? «Serve una spesa pubblica al 7% del PIL e una rete che includa infermieri di quartiere, telemedicina e ospedali di comunità». Sulla partnership con il privato però, ribadisce che «è il pubblico a dover governare il processo, non subirlo».
A come alluvione, A come ambiente
A tre anni dal disastro, il tema della sicurezza idrogeologica resta ancora centrale. Per Dario Romano, la pulizia dei fiumi non basta: «Bisogna avere l’onestà di dire che le vasche di espansione, come quella di Bettolelle, sono l’unica vera salvezza. Senza quelle, la riprofilazione dell’alveo rischia paradossalmente di aumentare il pericolo per il centro storico in caso di piene eccezionali».
Verso l’11 gennaio
In vista della sfida con Marco Lion (ex deputato dei Verdi), Dario Romano si dice sereno: «Siamo figure complementari. La sua competenza è un valore aggiunto per la coalizione». L’obiettivo è chiaro: unire tutte le anime progressiste, dai 5 Stelle alle liste civiche, per offrire a Senigallia un’alternativa «realmente progressista». In ballo però non c’è solo una vittoria interna, ma dimostrare che il centrosinistra ha imparato dagli errori del passato per progettare la Senigallia del futuro.
Lo scorso 9 gennaio s’è tenuto il consiglio comunale convocato per discutere della proposta di indire un consiglio grande sul futuro di ponte Garibaldi, con il suo progetto che tante critiche sta sollevando. La richiesta è arrivata dalla minoranza consiliare, che si è fatta portavoce di un interesse della collettività, ed è stata approvata dopo un lungo dibattito, durato oltre cinque ore. Fortunatamente per la politica, si è concluso con un voto unanime. Dibattito che potete in parte riascoltare attraverso le parole del capogruppo del Partito Democratico Dario Romano e del sindaco di Senigallia Massimo Olivetti con i quali abbiamo ripercorso un po’ la questione. L’intervista è disponibile nel file audio che accompagna questo articolo: basterà cliccare sul tasto riproduci del lettore multimediale.
Dario Romano
Dario Romano, com’è andato il dibattito sul consiglio grande che si è svolto a Senigallia? Si è svolto in un clima sicuramente molto costruttivo, perché alla fine si è arrivati a un risultato all’unanimità. Devo dire che è stato un consiglio che è durato parecchio, è durato anche più del consiglio legato al bilancio, perché il tema era molto sentito, c’è stata una discussione su diversi punti con la maggioranza, ma dopo circa cinque ore e mezzo di consiglio comunale siamo riusciti a trovare una sintesi.
Da ex presidente del consiglio può sicuramente spiegare che tipo di strumento partecipativo è il consiglio grande: chi vi partecipa? E’ uno strumento di democrazia partecipativa che connette di fatto i rappresentanti istituzionali al tessuto della città, prevedendo quindi gli interventi in questa sede, oltre che dei relatori coinvolti, quindi in questo caso noi ci auguriamo che venga il commissario Acquaroli e il vice commissario Babini per relazionare su quello che sta avvenendo su ponte Garibaldi, ma oltre queste relazioni noi ci aspettiamo una grande partecipazione da parte del tessuto associativo, delle categorie, delle associazioni e di tutti coloro che portano, questo lo recita lo statuto, interessi diffusi nelle materie di competenza.
Cosa vuol dire? Che ci sono delle associazioni, comitati o altri gruppi che possono essere costituiti per uno scopo preciso, in questo caso su ponte Garibaldi, che si interessano della questione e si interfacciano con l’amministrazione pubblica. Ad oggi, per quanto è previsto dallo statuto, non sarebbero previsti interventi di cittadini singoli, ma citando appunto il mio precedente ruolo da presidente del consiglio, nella conferenza dei capigruppo, quando decidevamo poi chi far partecipare, chi intervenire, io mi sono sempre prodigato e impegnato affinché anche i cittadini singoli, qualora avessero voluto dare un proprio contributo, lo potevano dare o in forma scritta oppure addirittura intervenendo, quindi il tema è capire come ampliare la partecipazione senza ovviamente ingessare i lavori, perché è chiaro che un consiglio grande non può durare 15 ore, si deve risolvere anche questo in un giro di 4, 5, massimo 6 ore e comunque deve essere dato spazio a tutto il tessuto della città, per renderlo appunto partecipe delle decisioni che vengono prese.
Partiamo dalla reazione della maggioranza, che in primo luogo è stata innanzitutto fredda alla proposta. Dopo come si è comportata in aula, il dibattito è stato anche un po’ nervoso in certi momenti? Il dibattito è stato nervoso perché il tema ovviamente interessa a tutti ed è anche un segnale di attenzione, io lo vedo positivamente questo. All’inizio non c’è stata una reazione positiva, devo dire, perché gli emendamenti che sono stati presentati, al di là di quelli tecnici, cercavano di annacquare la proposta originaria, ossia uno degli emendamenti prevedeva che l’oggetto della delibera dell’ordine del giorno parlasse di ponte Garibaldi, ma anche delle alluvioni del 2014, del 2022 e di tutti i lavori fatti relativamente a questi due eventi alluvionali. Dell’alluvione del 2014 si è parlato parecchio, si è fatto un consiglio con un dibattito non contingentato, il mese dopo dell’alluvione, si sono fatte due commissioni di inchiesta, si è fatto un consiglio grande nel mandato successivo, nel 2018, allora questo emendamento proposto dalla maggioranza più che altro sembrava una provocazione per provare a buttarla, permettimi di dire il termine anche se non è ortodosso, in caciara, ma in realtà questa cosa è stata sminata poi nell’arco del dibattito e del pomeriggio.
E quindi il risultato qual è stato? Che l’emendamento poi è stato ritirato, ne è stato presentato uno molto più leggero da un punto di vista dei contenuti, che poteva essere assolutamente condivisibile, ma che non intacca la sostanza della delibera. Poi è chiaro, ci sono tutta una serie di tematiche che possono essere trattate in altrettanti modi, in commissioni, in altri consigli, nulla esclude altri altri strumenti di partecipazione, però questa proposta qui è giusto che sia incentrata su ponte Garibaldi e le conseguenze che esso avrà sulla nostra città.
Quali sono i nodi, le criticità relativamente alla proposta, che ancora appunto non è a un livello né esecutivo né definitivo, relativamente ai ponte Garibaldi? Riguardano sia la viabilità, sia l’impatto architettonico, paesaggistico? Ci sono delle perplessità che riguardano innanzitutto la funzionalità di questo ponte, perché avrebbe una pendenza dell’8% e quindi sebbene a norma obbligherà l’amministrazione, anzi è già stato richiesto, a inserire degli elevatori per questioni di accessibilità. Pensate anche a ciò che può essere l’impatto per una persona che non ha facilità da un punto di vista motorio. Poi c’è un tema della viabilità e questo è avvalorato dal parere della polizia locale di Senigallia che certifica il fatto che non c’è uno studio di viabilità, non c’è uno studio organico di quello che andrà a produrre quel ponte, un un ingessamento della viabilità lato stadio, quindi via Rossini, e anche delle criticità dal lato dei portici. Poi c’è il tema achitettonico, io non lo derubricherei a estetica o bellezza, però il tema della sintonia di questo ponte con la città non può essere messo in secondo piano, perché è evidente che un ponte simile a un ponte autostradale, pare quasi un’uscita dell’autostrada in pieno centro, è un qualcosa che va assolutamente ponderato, quindi è una grande responsabilità che è in capo al commissario e al vice commissario, ma sarà il sindaco ad essere ricordato per la scelta che verrà fatta, questo è il dato politico.
Non c’erano altre soluzioni, che alternative ci potevano essere? Ci sono diverse proposte da parte di associazioni e gruppi di interesse, non siamo nella fase in cui dobbiamo progettare un altro ponte, non siamo noi a doverlo progettare, di certo però possiamo indicare delle strade e delle interlocuzioni, perché è chiaro che se la normativa del 2018 impone un franco idraulico di un metro e mezzo, bisogna fare una riflessione generale su questo tipo di normativa applicata a quel ponte lì, non è possibile che non ci sia un parere formale richiesto al consiglio superiore dei lavori pubblici su questo argomento, ed è ovvio che questo parere lo debba chiedere la struttura commissariale.
In realtà c’è stata un’interlocuzione… Ma solo informale da quello che abbiamo potuto percepire, invece qui bisogna inchiodare le responsabilità, e chi le ha, a fare ciò che serve, perché sennò qui parliamo tutto di telefonate, interlocuzioni informali, quel ponte costerà quasi 4 milioni e mezzo di euro e ce lo terremo per sempre, quindi prima di arrivare ad una soluzione di quel tipo bisogna pensarci bene, non è questione di “fate in fretta” o “non fate in fretta”, qua bisogna fare bene.
Perché non si è atteso il progetto esecutivo per poter parlare di qualcosa che sia certo? Se c’è un rendering significa che c’è un progetto, perché se c’è stata una conferenza del servizio qualcosa ci deve essere. Se c’è un progetto va condiviso, ovviamente non esecutivo, ma quando sarà esecutivo ci sarà molto poco spazio per il dibattito, è esecutivo e dopodiché c’è l’ultima fase di progettazione che è quella finale e poi si procederà. Quindi dire che bisogna aspettare il progetto esecutivo per dire ve lo presentiamo ma questo non si può cambiare è una foglia di fico che va a nascondere in realtà delle mancanze clamorose in termini di trasparenza e partecipazione. Bisogna ascoltarli i cittadini e purtroppo questa amministrazione al di là dei proclami fatti in campagna elettorale, i cittadini non li ascolta così tanto.
Massimo Olivetti
Sentiamo allora le parole del sindaco Massimo Olivetti. Che giudizio sull’esito del consiglio? Direi che c’è una grossa soddisfazione intanto perché il testo è condiviso. Noi avevamo portato gli emendamenti in parte formali perché la sensazione che veniva data o il messaggio che passava è che in un consiglio grande ogni cittadino può parlare, circostanza che non è così sulla base dello statuto comunale. E quindi far capire che ci sono delle regole e le regole vanno rispettate. Su questo per quanto sia stata una discussione poi alla fine si è trovata la quadratura del cerchio. Anche per quanto riguarda poi il testo non ci sono problematiche. Adesso spero che il commissario o vice commissario che fino a adesso non sono venuti all’interno delle commissioni decidano di partecipare perché in realtà poi il convitato di pietra, al di là di tutto quello che si ha detto fino adesso, è ovviamente chi quel ponte ha l’obbligo di costruire quindi è il soggetto che poi alla fine ha deciso quella forma e quella tipologia del ponte.
Parliamo degli emendamenti proposti e delle modifiche apportate. Uno dei nodi era appunto la partecipazione dei cittadini che da regolamento non è permessa, dei singoli cittadini, a meno che non siano rappresentanti di associazioni o enti portatori di interessi. La facoltà di parola viene rilasciata alle associazioni, associazioni sindacali o associazioni di categoria o le associazioni portatori di interesse che possono essere rappresentate da un cittadino. Non è previsto un intervento diretto dei cittadini o tantomeno degli altri sindaci come era la richiesta iniziale. Questo potrebbe sembrare una questione lana caprina, di fatto però come è stato dimostrato anche in consiglio, in passato, seppur a qualche cittadino è stata data la parola e non si sa a che titolo, ad altri cittadini è stato impedito, quindi il problema era il numero delle persone che avrebbero potuto parlare, non sarebbe finito mai; e in secondo luogo la possibilità per chi gestiva poi il consesso di decidere tu sì e tu no, quindi il criterio era quello di applicare invece la norma vera e pura e su questo devo dire che dopo un minimo di discussione su questo non ci sono stati problemi particolari. C’era un altro emendamento che era quello riguardante il tempo di convocazione, perché nella proposta si diceva entro 30 giorni. Noi avevamo guardato gli altri consigli grandi: i lavori erano stati deliberati quattro mesi e mezzo prima, quindi 30 giorni potevano non essere sufficienti, perché poi qual è il rischio? Che in teoria il presidente dovrebbe pubblicare quello che è l’avviso, dovrebbe dare avviso a tutte le parti, a chi vuole parlare e dare un preavviso di pochi giorni, perché evidentemente poi per convocarlo è entro 30 giorni, tutto si sarebbe ristretto quindi c’era il rischio che qualche associazione avrebbe potuto dire “signori noi non abbiamo saputo”, “non sapevamo”, “non conoscevamo” o “non si è messi nei termini per poterlo discutere”. Il terzo emendamento era stato proposto alla maggioranza, non tanto sui fatti dell’alluvione. Durante la discussione sulla stampa, in relazione a questo ponte, tra le tante considerazioni ce n’erano alcune che in realtà dovranno essere approfondite. La prima la realizzazione delle vasche a monte, la richiesta era discutiamo anche delle opere che sono state realizzate o che potrebbero essere realizzate post alluvione, intendendo ovviamente le post alluvione 2014-2022 ma potremmo intendere anche il 1976, cioè: queste opere sono davvero sufficienti o quali opere mancano? Quali opere sono in preparazione per portare in città meno acqua possibile e, comunque, se dovesse avvenire sulla base di queste realizzazioni, sarebbe sufficiente per abbassare la quota prevista di altezza del ponte? Seconda cosa che si chiedeva era anche di valutare quelli che erano gli altri ponti a valle del Garibaldi: ponte II Giugno oggi ponte degli Angeli, il ponte sulla nazionale o il ponte ferroviario, quindi si voleva non tanto spostare l’attenzione su altri fatti, non era questa l’intenzione, era più che altro di prendere in esame tutto il discorso. E si è modificato quel punto all’ordine del giorno dicendo appunto che si sarebbe valutato sulla base del tessuto cittadino, quindi si potranno fare anche delle valutazioni in ordine a come l’acqua defluisce, quindi qual è il problema che c’è a valle e quelle che sono eventuali problematiche sulla realizzazione della opere a monte.
Come mai c’è stato bisogno di un input così importante da parte delle minoranze, da parte della cittadinanza, si pensi alle associazioni che sono uscite spesso sui quotidiani, per permettere di convocare questo consiglio grande e non c’è stata dalla maggioranza la spinta per arrivare a questo risultato? Io avrei aspettato che ci fosse un progetto esecutivo, perché al momento noi abbiamo solamente dei rendering che stanno creando molta confusione. C’è chi che dice che il ponte arriverebbe come altezza alla prima arcata dei portici, che è una stupidata totale, ho letto alcune di queste associazioni che dicevano che la viabilità sarebbe stata interrotta, quindi praticamente su via Rossini sarebbe stata solo la possibilità di salire sulla rampa del ponte, circostanza anche questa poi che verrà smentita dal progetto esecutivo. Noi avremmo atteso quello che era il progetto esecutivo in modo tale da poterlo sottoporre ovviamente all’interno di una valutazione, ricordo che nel 2019 non si arrivò a questo strumento, quindi non ci fu questa partecipazione, fu limitata a una commissione, questa volta potevamo anche essere d’accordo, quindi l’idea su questo noi non abbiamo problemi a nasconderci o a non far discutere, più volte avevo detto che ero disponibile andare nelle commissioni che la minoranza aveva chiesto, la minoranza più volte aveva detto che era inutile che andassi io perché non avevo sulle mani quella che era la progettazione, non ero il titolare del progetto, su questo era evidente, se vado a parlare del ponte avrei parlato dei massimi sistemi o di quella che era la normativa, ma in realtà ribadisco il convitato di pietra è il commissario o il vice commissario che poi porteranno il progetto, che peraltro dovrebbe recepire anche le osservazioni che sono date dai tecnici nell’ambito della conferenza dei servizi, solo a quel punto si può avere una visione complessiva del del ponte, quindi solo a quel punto si può capire se sta roba è oppure no. Certo il rischio qual è, è che il giorno del consiglio grande fatto molto in anticipo si parli e non si abbia sottomano quella che è la documentazione necessaria per poterlo valutare.
Di contro però, avendo il progetto esecutivo, il rischio è che ci sia poco margine di manovra per far recepire le istanze della città… No perché le varianti sui ponti si fanno. Qui il discorso è uno solo, il ponte va fatto oppure no, penso che la realtà sia solo quella, se poi uno vuole modificare e vuole fare delle osservazioni su quel ponte, in questo momento facciamo proprio difficoltà a fare le osservazioni su quel ponte, se non per quanto riguarda gli aspetti tecnici sulla viabilità o cose di questo genere, il progetto esecutivo è l’unico che poi alla fine – che può essere sempre variato, il progetto esecutivo non è il progetto definitivo, non è il progetto conclusivo – quello che va a bando, è quello sulla base della quale dovrebbero essere eseguite le opere, quindi è un concetto che è molto più completo rispetto a quello che la prima bozza e poi il progetto finale, quindi siamo ancora in una fase in cui è possibile discutere.
Due ultime domande: la prima è sulla figura del sindaco o della maggioranza come soggetto interlocutore tra la città e la regione, l’ente commissariale anzi, l’opportunità di questo consiglio grande in qualche modo poteva dare risalto a questa figura, a questo ruolo? Il sindaco ovviamente viene ascoltato, il sindaco ha questa possibilità così come il Comune Generale, ha questa possibilità di dire il ponte non si fa, fermo restando verrà tolto anche il percorso pedonale che parte via Rossini, quindi il rischio qual è? E’ che noi ritorniamo in una posizione che era quella prima del 2023, prima della passerella. Non abbiamo altre possibilità se non quelle di interfacciarsi sotto questo aspetto qui, ovvio c’è la possibilità di dire non farlo o farlo e su questo io ho grosse perplessità. Una cosa su cui si riflette poco è che avendo aperto da parte degli organismi giudiziari un procedimento in relazione alla costruzione del ponte degli Angeli o II Giugno, dove ribadisco si fece solo una discussione a livello puramente estetico e nessuno sollevò mai il problema relativo al rispetto alla normativa con cui questo veniva alzato, in questo caso è ovvio che il problema era il rispetto di quello che è il cosiddetto decreto Del Rio, che diventa obbligatorio soprattutto per quello che è successo e che, secondo me, poi riguarderà gli altri ponti. Quello che viene poco valutato e deve essere valutato è che in realtà finita la fase commissariale poi la sistemazione di quei ponti tocca alle casse comunali. Le casse comunali l’altra volta nel 2016 hanno rifatto solo l’impalcato del ponte sulla Nazionale, per il quale si dovrebbe prescrivere l’eliminazione delle pile in acqua. Nel 2019 fu approvato il ponte II Giugno, ma fu fatto con i fondi europei percepiti dalla regione, altrimenti sarebbe toccata alle risorse comunali, tant’è che per quanto riguardava il ponte Garibaldi, sul quale non è che c’è stata solo la pronuncia finale, ma già nel 2016 si diceva che il ponte Garibaldi aveva delle fortissime criticità. Molta gente lo dimentica, ma noi avevamo previsto nel progetto Stadio che qualcuno facesse il ponte, perché avevamo delle problematiche con il ponte Garibaldi. In questo caso avrebbe un finanziamento che difficilmente potremmo trovare in altri momenti, quindi la scelta topica che ci spetterà, che spetta al sindaco o spettava al consiglio, era il ponte se deve fare oppure no.
Seconda e ultima domanda: che novità abbiamo su questo progetto o sulle tempistiche? Ancora il progetto esecutivo non è stato trasmesso, quello che dice probabilmente il Commissario è che il progetto esecutivo dovrebbe essere, a me l’ha detto, che dovrebbe essere abbastanza in dirittura d’arrivo.
Oggi parliamo del regolamento comunale per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di telecomunicazioni e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, in sostanza il piano antenne. Che cosa prevede innanzitutto? Alcune misure per appunto assicurare la tutela della popolazione in merito a quest’esposizione prolungata ai campi elettrici e elettromagnetici, la migliore copertura per fornire agli utenti un servizio di qualità diciamo ottimale e quindi definire anche la localizzazione dei siti idonei a ospitare le strutture nel rispetto del principio di minimizzazione degli impianti dell’inquinamento elettromagnetico. Ora parole molto tecniche in questa puntata, cercheremo di tradurle con il capogruppo del partito democratico in consiglio comunale Dario Romano. L’intervista sarà in onda lunedì 18 e martedì 19 novembre alle ore 13:10 e alle ore 20 e domenica 24 alle ore 16:50, il primo di tre servizi. L’audio è disponibile anche in questo articolo, basterà cliccare sul tasto riproduci del lettore multimediale. In fondo a questo testo sono scaricabili i documenti relativi al piano antenne 2022-24.
Parliamo del piano delle antenne che è stato presentato dal comune di Senigallia in commissione per cui ci sono alcuni giorni ancora per presentare delle osservazioni. Cosa prevede? Questo piano delle antenne di fatto prevede una regolamentazione, una regolamentazione più stringente data dal legislatore e adesso applicata quindi a livello comunale per capire dove si possono installare delle antenne, che tipo di antenne, quindi una sorta di programmazione, pianificazione quindi di per sé è assolutamente una cosa buona e aspicabile. Prima infatti le normative erano meno stringenti nel senso che non c’era questa regolamentazione prevista, ossia non era obbligatoria e quindi si valutavano le richieste di volta in volta, quindi questo poteva creare ovviamente delle criticità. Quindi di per sé l’iniziativa di dotarsi di un regolamento comunale legato alla programmazione per l’installazione delle antenne è una cosa positiva.
Prevede quindi degli obblighi per le aziende che vogliono, che vorrebbero installare dei ripetitori nel territorio comunale oppure soltanto dei pareri non vincolanti da parte dell’amministrazione comunale? No, diciamo che questo piano permetterà da un lato all’amministrazione comunale di dare delle zone certe dove si può procedere con l’installazione attraverso ovviamente i procedimenti amministrativi che lo richiederanno. Tra l’altro anche gli stessi operatori che dovranno cercare delle zone idonee per poter installare le proprie antenne avranno una sorta di piano e di mappa comunale che permetterà di veloceggiare di molto appunto le procedure perché si dovranno attenere a quel piano.
E’ applicabile sin da subito oppure quali sono i tempi per la sua entrata in vigore? Allora in realtà questo piano è in discussione da quest’estate per il comune di Senigallia, è un piano che ha avuto una gestazione di circa un paio d’anni, forse anche qualcosa in più ed è stato redatto assieme a dei consulenti e a un’azienda che si occupa di questo a livello nazionale, un’azienda devo dire anche molto strutturata con dei consulenti di altissimo livello. Da questo punto di vista poi in seguito alle commissioni che si sono effettuate deve partire una fase di osservazioni, quindi una fase di chiamiamolo dibattito pubblico, ma in realtà il dibattito pubblico non è e poi su questo ci arriveremo, dove i cittadini possono, chiaramente cittadini, aziende, qualunque attore coinvolto può presentare delle osservazioni a questo piano. Dopodiché si torna in aula in consiglio comunale per approvare il piano anche con ovviamente le osservazioni acquisite e le contraddeduzioni dell’amministrazione.
Quindi c’è tempo fino al 30 novembre per appunto presentare queste osservazioni da parte di tutte le persone che possono essere interessate e poi si va in consiglio comunale. Perché non è stato previsto nessun dibattito pubblico? E’ proprio il vulnus di questa pratica: è a livello di metodo che questa amministrazione che si è presentata come l’amministrazione del dialogo, della partecipazione, della trasparenza che in realtà fa acqua da tutte le parti perché non è possibile che da Luglio a questa parte l’amministrazione non abbia messo in programma, in cantiere, una decina di assemblee pubbliche sia nel centro storico che nelle frazioni e non si può andare sui territori solo per farsi dire quanto sia bravi e belli dopo aver rifatto l’asfalto della via. Qui invece c’è una procedura che chiaramente da un punto di vista formale può essere anche rispettata, ma un dato su tutti è che la proroga sulla tempistica per presentare le osservazioni è stata concessa solo perché c’è stata un’azione dell’opposizione nello specifico della consigliera Bomprezzi che ha evidenziato che erano stati dati effettivamente solo 10 giorni a tutta la popolazione della cittadinanza per fare delle osservazioni. Ecco su questo denunciamo politicamente in maniera molto forte la totale assenza dell’amministrazione e chiaramente quando si tratta di affrontare temi complessi da spiegare alla popolazione è latitante, quindi amministrazione non pervenuta come segnale in questo caso di uno smartphone.
L’assessore all’ambiente Elena Campagnolo, una delle ecco delle accuse politiche mosse in questi giorni, ha replicato che questo regolamento è pensato per proteggere salute e paesaggio. Il piano rientra in questi criteri? Allora in linea generale il piano ha questo obiettivo, sì lo confermo, il problema che l’assessore non menziona è che i ritardi da un lato nel predisporre questo piano e la mancata partecipazione dei cittadini rischiano di commettere il delitto politico perfetto perché poi i cittadini si troveranno tutta una serie di antenne sul quale non hanno potuto interloquire, non conoscono, non sanno e la mancata spiegazione da parte dell’amministrazione comunale che redige questo piano lascerà ancora più dubbi rispetto alle operazioni che vengono messe in campo. Pensiamo all’antenna del cavallo, è l’esempio precedente al piano delle antenne su come non dovrebbero essere trattati questi procedimenti amministrativi. Qui non si tratta di negazionismo sul bene o male che possano fare le antenne, parliamo di una collocazione precisa nell’ambito di un territorio comunale che poteva essere spostata di poche decine di metri se si fosse affrontata la questione con l’attenzione politica necessaria che invece non ha avuto.
Quindi secondo voi c’è stato una rincorsa diciamo perlomeno un tentativo di far passare con questa pratica nel silenzio prima ancora di appunto affrontare la questione oppure c’è stato proprio un modo sbagliato di affrontarla? In realtà c’è stata una rincorsa perché se andiamo a vedere il percorso pubblico di questa pratica si è aperto a luglio e a luglio noi avevamo in piena discussione la questione dell’antenna del cavallo quindi l’amministrazione per non dico per gettare il fumo negli occhi ma probabilmente per far vedere che si stava muovendo dice “no ma in realtà stiamo facendo il regolamento comunale dell’antenna”, ok però le situazioni come quelle dell’antenna del cavallo non sono state affrontate propriamente e adesso tra l’altro siamo di fronte al ricorso al TAR da parte di un gruppo di cittadini e questa è una situazione che si dovrebbe sempre evitare soprattutto e a maggior ragione dall’amministrazione che dice di voler eliminare il contenzioso qui invece lo si è creato.
Questo termine del 30 novembre è sufficiente per una presa di coscienza? E’ decisamente non sufficiente, è un piccolo palliativo il fatto di aver esteso di ulteriori giorni la scadenza delle osservazioni ma qui il vero problema è che se l’amministrazione comunale non si fa carico di andare sui territori, ogni frazione, spiegare quello che verrà fatto, perché verrà fatto e dove verranno collocate potenzialmente le future antenne, ci sarà sempre una mancata informazione al cittadino.
Dario Romano
Un’altra questione sempre in tema di partecipazione, l’amministrazione ha detto di aver sempre accolto suggerimenti utili, oltre ad aver già previsto successivamente incontri pubblici per spiegare ogni dettaglio: cioè si va a spiegare la pratica dopo una sua eventuale approvazione, siete d’accordo? Assolutamente no, perché il metodo è proprio quello sbagliato, prima si impone un regolamento all’interno dei percorsi istituzionali previsti dicendo le carte sono a posto, ma la realtà politica è che questa condivisione non c’è stata, non si condivide qualcosa dopo che si è fatto, lo si trasmette, lo si può comunicare, ma non si condivide. La condivisione è un’altra cosa e questa amministrazione ahimè ci sta rendendo participi di diverse situazioni dove la condivisione non c’è stata. L’ultimo esempio di tutti è il nuovo ponte Garibaldi, ha voce diretta in capitolo ma sicuramente sentendo le voci della popolazione si accorgerebbe facilmente che quel ponte non è assolutamente ben visto dalla stragrande maggioranza della popolazione e dovrebbe trasferire queste preoccupazioni alla regione e alla struttura commissariale.
Voi come gruppi consigliari di opposizione presenterete insomma qualche emendamento a questo regolamento, qualche osservazione, presenterete qualcosa? Come vi state muovendo? Su questo stiamo valutando, ovviamente è una materia molto tecnica quindi cercheremo di capire se avvalerci anche noi di qualche esperto in materia. Noi non abbiamo dubbi sul contenuto nel senso che chi lo ha redatto è dotato di una grande professionalità e competenza e quindi immagineremo che anche qualsiasi emendamento migliorativo dovrà essere comunque validato da una struttura specializzata. Ma al di là di questo, ripeto, il vero problema è che non si è andati sui territori a spiegare a 45 mila abitanti quello che succederà nei prossimi anni, ce ne sono diversi preoccupati sul tema della salute ed è lì che l’amministrazione deve dare rassicurazioni, certezze e spiegare i percorsi. Bisogna avere anche questa responsabilità quando si governa e qui ovviamente è venuto a mancare in maniera pressoché totale. Dovremo capire anche noi come porci in consiglio comunale e se si può emendare in maniera migliorativa da un punto di vista della partecipazione questo regolamento.
Negli anni passati non c’è stato tutto questo dibattito sul piano delle antenne, su qualsiasi decisione relativa alle antenne all’installazione dei pali per le telecomunicazioni. Allora in questo senso come mai in questo momento è venuto fuori tutto questo dibattito? State sollevando un polverone per nulla oppure c’è davvero una questione tecnica di fondo che appunto riguarda la salute e non è stata ancora sviscerata a dovere? In realtà c’è una questione perché questa situazione del piano delle antenne si è venuta a sviluppare negli ultimi anni, perché la normativa è cambiata. Se poi ti dovessi dire sulle antenne che il dibattito in passato non c’è mai stato o c’è stato in maniera diversa, potrei dire che non è così perché se penso all’antenna delle saline seguita dal consigliere Paradisi oppure dell’antenna su Montesolazzi, capiamo come quei temi legati appunto alla salute e alla spiegazione di alcune pratiche e della complessità delle stesse effettivamente c’è sempre stato, quindi è strumentale da parte dell’amministrazione comunale dire “ah ma ve ne state occupando adesso o non ve ne siete occupati in passato?” In realtà no, in passato chi c’era e governava l’ente comune si è fatto carico di spiegare delle situazioni e a volte si è anche deciso di non procedere.
Parliamo di rifiuti e precisamente del futuro della proposta di affidamento in house a un gestore unico per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per buona parte del territorio provinciale. Un tema importante sia per il servizio in sé, per evitare situazioni disastrose come a Roma, solo per fare un esempio, e per la qualità del servizio che possiamo vedere tutti i giorni sotto casa dopo l’esborso sotto forma di tassa. Ma è anche un appalto su cui si spende la politica, di destra, centro e sinistra. E infine è decisamente importante anche per l’ammontare economico del progetto. Si parla di circa 1 miliardo e 254 milioni di euro di valore. E proprio per questi argomenti il dibattito è più che mai vivo ai piani alti. E allora cerchiamo di tradurre alcuni concetti e renderli alla portata di tutti, anche dei cittadini che non sono tecnici del settore. Questo servizio audio sarà in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) mercoledì 6 e giovedì 7 novembre alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 10 lo sarà a partire dalle ore 16:50 (secondo contributo audio su tre). E’ disponibile anche cliccando sul tasto play del lettore multimediale in questo articolo.
Innanzitutto è una partita che si gioca non solo a livello comunale, ma principalmente a livello di ATA, l’Assemblea Territoriale d’Ambito, cioè la realtà a livello provinciale che da oltre una decina di anni raduna tutti i comuni e la provincia stessa per la gestione dei rifiuti urbani e speciali assimilati agli urbani. E in particolare per l’organizzazione unitaria di governo e del servizio; per il superamento della frammentazione delle gestioni attraverso l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale; per il miglioramento della qualificazione e la razionalizzazione dei servizi; per la garanzia della tutela degli utenti e tra le altre cose infine anche per il raggiungimento di un regime tariffario dei servizi uniforme e equilibrato all’interno dell’ambito territoriale ottimale, quindi per il superamento del concetto di tassa con il più proporzionato “paghi per quanti rifiuti produci”.
AnconaAmbiente ha inviato all’assemblea ATA nel settembre del 2023 la propria candidatura quale affidataria in regime di “in-house providing” dei servizi inerenti al ciclo integrato dei rifiuti, proponendo un processo di concentrazione delle gestioni sin qui svolte da Jesi Servizi, CIS, SOGENUS mediante conferimento dei rispettivi complessi aziendali nel capitale sociale di AnconaAmbiente, mentre si dovrà incorporare per fusione la Ecofon Conero, un’altra società che opera nella zona del Conero, quindi a Numana, Marcelli, ecc. Ma un ulteriore processo è in futuro previsto per concentrare anche i servizi relativi all’igiene pubblica portati avanti da Marche Multiservizi.
Ma che cos’è l’affidamento in-house o in-house providing? Significa che il soggetto, tenuto all’obbligo di una evidenza pubblica, non indice una gara pubblica, quindi con affidamento all’esterno di determinate prestazioni, ma provvede in proprio, ossia in-house, in casa diciamo, ad affidare l’esecuzione di questo appalto o la titolarità del servizio ad una entità giuridica ad esso collegata, quindi senza passare per una gara.
Di questa proposta si parla quindi da oltre un anno, ma già prima erano intervenuti la Corte dei Conti e altri tribunali per dare alcune specifiche, su cui è stata poi elaborato l’atto, di cui si è discusso in un’assemblea dello scorso 27 settembre 2024. Assemblea in cui si è registrato uno stallo perché Senigallia ha espresso voto contrario insieme a Morro d’Alba, unici due comuni, mentre si sono astenuti Belvedere Ostrense, Castelleone di Suasa, Corinaldo, San Marcello, Serra de’ Conti e Trecastelli. Infine erano assenti Arcevia e Montemarciano, quindi diciamo tutti i comuni della parte nord della provincia. Si parla quindi di un 90% di comuni favorevoli al percorso che individua AnconaAmbiente come futuro gestore unico per una quindicina d’anni, mentre una piccola percentuale – anche in termini di quote proprio singole, Senigallia è l’unico con circa l’8,87% ad avere una certa rilevanza – quindi c’è questa spaccatura tra questi due fronti.
Sul voto di Senigallia durante l’assemblea ATA è intervenuto in primis Dario Romano, capogruppo PD in consiglio comunale. «Le perplessità viaggiano su tre fronti, spiega i numeri legati al valore di AnconaAmbiente, la tariffa unificata e il percorso giuridico. La gestione unificata dei costi su tutta la provincia non è altro che il principio di equità e sostenibilità. Olivetti però sembra più preoccupato a confutare questo percorso, guardando situazioni puntuali che possono essere trattate, come ad esempio lo spiaggiamento dei rifiuti, dimenticando che l’obiettivo a medio termine è la tariffa puntuale. Inoltre, la stessa AnconaAmbiente ha dichiarato che i dubbi di Olivetti sono immotivati, snocciolando numeri e normative. Sul fronte assembleare, poi, vale la pena sottolineare che il 90% dei votanti, tra cui Ancona, Falconara e Osimo, quindi tutti a guida centro-destra, hanno espresso voto favorevole. Olivetti con la sua scelta non solo mette Senigallia in una posizione di isolamento, ma entra anche in piena contraddizione con quasi tutto il resto dei comuni della provincia, compreso il capoluogo di regione». Divisione che si ripropone anche all’interno della vallata Misa-Nevola, secondo Romano è un «campanilismo che nel 2024 non ha senso di esistere».
I dubbi che hanno portato Senigallia a decidere per il no a questa proposta di delibera dell’ata sono riassunti, si fa per dire, dal sindaco stesso Massimo Olivetti, che in un lungo comunicato spiega le sue ragioni. «Innanzitutto, per affidamento in house si intende un affidamento del servizio ad un’azienda riconducibile all’ente stesso. Ma AnconaAmbiente può essere considerata una società in house perché è una società pubblica, spiega Olivetti, di cui sono soci solo sei comuni della provincia di Ancona, mentre per tutti gli altri 41, e quindi anche per Senigallia, AnconaAmbiente è una società esterna, che per ora, credo, non possa essere considerata per il servizio in questione come società in house. È vero, continua Olivetti, che nel suo progetto AnconaAmbiente si prefigge di far diventare soci tutti i comuni della provincia, ma al momento della presentazione dell’offerta, e addirittura ancora oggi, ad offerta votata nessun altro comune è entrato in società e non è detto che poi tutti i comuni, come stabilisce la legge per ammettere l’affidamento in house, decideranno di farlo. Sarebbe stato più corretto costituire preliminarmente una nuova società tra tutti i comuni della provincia, o almeno prima di proporre il progetto, condividere con tutti i comuni gli atti fondanti della società. Purtroppo si è scelta la soluzione del prendere o lasciare, senza alcun tipo di discussione nel merito, e questo desta parecchie perplessità».
Ma non è l’unica criticità, spiega Olivetti, «ci si deve chiedere anche se questo progetto sia davvero supportato da una qualificata motivazione che dia espressamente conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato. Anche su questi aspetti le perplessità sono enormi, perché per quanto riguarda l’efficiente gestione del servizio, in particolare gli investimenti e la qualità del servizio proposto, è noto che AnconaAmbiente non ha i mezzi sufficienti a coprire l’intero territorio provinciale. Dovrebbe acquistarne molti e la proposta di rinnovo della dotazione contenuta nel progetto sottoposto ai comuni lascia molti dubbi sulla realizzazione e sul peso economico che l’operazione avrà». Anche sui costi di servizio per gli utenti e sull’impatto sulla finanza pubblica ci sono evidenti perplessità. «Non basta, come affermato nelle slides durante l’assemblea o addirittura nelle pagine di quotidiani locali a pagamento acquistati da AnconaAmbiente, che i comuni adottando questo sistema avrebbero il beneficio di non dover mettere più a riserva la quota degli insoluti e quindi poter spendere quei soldi in altre attività. Bisogna tenere conto infatti che il costo delle somme non introitate per il servizio verrebbe così redistribuito tra i cittadini con un conseguente aggravio della tariffa. Peraltro la soglia dei mancati pagamenti che AnconaAmbiente si prefigge di raggiungere in base al quale ha dimostrato la vantaggiosità del progetto è ben inferiore a quella che nella realtà si riesce a raggiungere in ogni comune della provincia». Il sindaco Massimo Olivetti dissente anche su quanto sostenuto da AnconaAmbiente per quanto riguarda i mancati introiti. «L’avanzo di bilancio con cui si fa fronte a queste entrate che non sono state incassate incide indirettamente sui cittadini perché quelle somme vengono sottratte alla spesa per altre opere ma dopo sarà ben diverso e più grave. È vero infatti che il comune potrà spendere in altri settori le somme che deve mettere oggi in riserva per far fronte al mancato pagamento della tari ma è purtroppo altrettanto vero che il mancato incasso della tassa verrà ricaricato direttamente sui cittadini più virtuosi così che quelli che pagano regolarmente le tasse ne pagheranno ancora di più. Ecco perché ho votato no alla proposta, così come votai no sempre con un manipolo di comuni alla proposta di VivaServizi come gestore unico. Anche in quella occasione il consigliere Romano ci accusò di aver scelto l’isolamento ma poi non parlò più quando la magistratura confermò che avevamo fatto bene a non andare dietro il branco tanto che annullò la delibera».
Ora queste erano le parole di Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia. Ovviamente dal consigliere Dario Romano c’è stata una controreplica con cui ci si chiede se voglia uscire fondamentalmente dalla gestione dei rifiuti in provincia. «Sulla gestione dei rifiuti il sindaco Olivetti continua a fare, a questo punto ci domandiamo se volutamente, confusione mischiando situazioni e insinuando dubbi di qualsiasi natura pur di non ammettere la realtà politica dei fatti. Serve un ripasso come da lui stesso dichiarato sulle pagine di un noto quotidiano locale che dà spazio spesso alla sua voce. Olivetti parla di possibili aumenti tari con l’affidamento in house ad AnconaAmbiente ma si dimentica di dire che questa cosa, così come un abbassamento della tariffa, potrebbe avvenire sia con una gara rivolta a privati che con un affidamento in house e si arriverà a una tariffa puntuale dove chi produce di più, più paga. Gli insoluti vanno nel fondo crediti di dubbia esigibilità e conseguentemente nel piano economico finanziario del comune senza gravare sui contribuenti nella tari stessa. Per cui la domanda sorge spontanea: perché Olivetti sta portando avanti, sempre più isolato politicamente, la sua Senigalliexit sulla gestione dei rifiuti in provincia? Con questo isolamento rischieremo di vedere aumentata la tari? Perché fra tutti i comuni della provincia di Ancona solo Senigalli e Morro d’Alba si sono espresse contro? Nessuna visione politica su questo punto» conclude Dario Romano, capogruppo PD in Consiglio Comunale».
AnconaAmbiente ha provato a precisare alcuni punti. Il valore economico risulta essere di oltre 9 milioni di euro al 31 dicembre 2023, l’ultimo bilancio approvato. «Il numero delle azioni che i comuni vorranno sottoscrivere è liberamente determinabile e deciso da loro stessi in piena autonomia – spiega AnconaAmbiente. Ogni azione, secondo lo statuto della società, ha un valore nominale di 10 euro. Peraltro il peso politico e decisionale all’interno della società non varia in funzione del numero di azioni possedute perché si vota per teste, cioè conseguentemente la sottoscrizione di azioni può avvenire anche con quote simboliche e non impattanti né sul bilancio comunale né tantomeno sui cittadini». Circa la questione tariffa occorre evidenziare che «il settore rifiuti a partire dal 2020 è regolato dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, ARERA, che da 4 anni è il soggetto che decide quanto far pagare ai cittadini, normando da un lato i costi per i cittadini, dall’altro i ricavi e la remunerazione del capitale investito per i gestori del servizio. L’introduzione della tariffa puntuale corrispettiva d’ambito a partire dal 2027, così come prevista dalla legge nonché dal piano d’ambito d’Ata, approvato qualche anno fa dai sindaci, è una disposizione che prescinde dalla volontà del gestore del servizio e del singolo comune. Questa modalità, come detto, è già vigente e non può variare in funzione del gestore del servizio, pubblico o privato che sia, e delle sue modalità di individuazione, affidamento diretto o gara. Per quanto concerne i costi delle alluvioni, è sempre l’Arera che norma con le sue delibere le modalità di finanziamento dei costi degli eventi climatici calamitosi. Tali componenti, in particolare la componente UR2 della Tari, serviranno a finanziare, attraverso una cassa specifica, tutti i costi degli eventi calamitosi, senza così pesare sui bilanci comunali o sui cittadini. Ovviamente, quanto sopraprecisato sulle modalità di determinazione delle tariffe, vale anche per la gestione dei mancati incassi. Le norme per l’imputazione dei costi derivanti da crediti inesigibili, cioè quelli che non si riesce a riscuotere, rimangono quelle ora in vigore, così come stabilito prima dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e poi dall’ARERA. In esso vengono normate le modalità di imputazione dei costi, compresi i crediti inesigibili e i crediti di dubbia esigibilità. I costi sono imputati per singolo comune nel proprio piano economico-finanziario di riferimento, senza nessun aggravio per i singoli comuni, che anzi beneficeranno dell’effetto dell’economia di scala derivante dalla gestione unica. Si precisa che anche oggi, ovviamente, non tutta la tari è riscossa dai comuni, dove anzi il non riscosso è abbastanza alto perché arriva fino al 20%. In questa ipotesi, il costo del non riscosso si scarica sui cittadini con due modalità. La prima riguarda l’accantonato al fondo crediti di dubbia esigibilità, che ingessa il bilancio dei comuni, vincolando parte dell’avanzo. La seconda riguarda la parte eccedente, che contribuisce comunque alla riduzione dell’avanzo di amministrazione. Tuttavia, i comuni possono legittimamente recuperare parte della tare non riscossa, rendicontandola e inserendola nel piano economico-finanziario, così da incassarla con la tari degli anni successivi. L’auspicio – spiega ancora in conclusione AnconaAmbiente – è che il gestore sia in grado di ridurre gli insoluti delle odierne percentuali dei comuni a valori più bassi e sostenibili per i cittadini. Conseguentemente, la nostra stima di crediti inesigibili e di crediti di dubbia esigibilità, per circa il 6%, è un obiettivo ragionevole che occorre porsi e raggiungere negli interessi dei cittadini. Sembra che quindi i dubbi del sindaco di Senigallia siano immotivati».
Ora veniamo alle altre reazioni. E’ Stefania Pagani a rincarare la dose. La capogruppo di Vola Senigallia è intervenuta sul tema, dichiarando che «se è legittimo il gioco delle parti tra maggioranza e opposizione, questo non deve però nuocere ai cittadini e non deve rischiare di portare Senigallia all’isolamento. Non è difficile quindi comprendere la posizione assunta da Silvetti, sindaco di Ancona, nei confronti della scelta fatta da Olivetti. E ancora una volta ci facciamo distinguere».
Sempre a livello politico cittadino intervengono anche Luigi Rebecchini, consigliere comunale di Forza Italia, e Roberto Paradisi, dirigente provinciale di Forza Italia, nonché portavoce dell’Unione Civici Marche. Intervengono per dire come il voto del sindaco sia «un errore» e per dire pure che deve essere rivista la posizione sull’affidamento ad AnconaAmbiente. I due esponenti politici parlano di «discutibile voto contrario» da parte del comune di Senigallia: «Come Forza Italia non possiamo che dissociarci dalla scelta (non condivisa dal Sindaco con la maggioranza atteso che nemmeno i consiglieri comunali erano stati informati) di votare contro l’affidamento del servizio proposto in sede Ata ad “AnconaAmbiente” e chiediamo al Sindaco di rivedere la sua posizione. L’adesione al progetto “pubblico” che, peraltro (volendo essere puntuali sulle norme di legge), risponde al principio generale di “auto-organizzazione amministrativa” sancito dall’art. 7 del Codice degli appalti, è la strada migliore. Innanzitutto, contrariamente a quanto da alcune parti si è letto, esiste una poderosa istruttoria che attesta i vantaggi e i benefici per la comunità in ordine al possibile affidamento “in house” del servizio, vale a dire affidamento ad una azienda pubblica controllata direttamente dai Comuni. Detta documentazione è composta da una offerta tecnica, l’offerta economica (con un ribasso di oltre il 9%, evidenziandosi già in questo dato un benefico per la collettività), un piano industriale e, soprattutto, uno studio dettagliato della nota fondazione “Utilitatis” che evidenzia come il progetto abbia, in termini di costi, una ricaduta vantaggiosa su Comuni e cittadini. Per questo motivo la stragrande maggioranza dei Comuni in ambito ATA si è espressa favorevolmente con il solo voto contrario di Senigallia e Morro d’Alba. Non solo dunque è pienamente soddisfatto il dettato normativo che impone di valutare i benefici per la comunità, oltre che l’impatto sulla finanza pubblica, ma si impone invece una evidente perplessità: per quale motivo la “ricchezza” pubblica (perché gestire oggi i rifiuti genera evidentemente fatturato importante), nella totale assenza di motivazioni (queste si) convincenti, deve essere concessa ad aziende private? Per quale motivo un Comune (mantenendo evidentemente voce in capitolo e possibilità di controllo dall’interno) non dovrebbe operare per re-investire gli utili a favore della comunità (come farebbe per oltre l’80% degli utili “AnconaAmbiente”)? Cosa evidentemente che non può appartenere alla logica del privato. E’ verissimo che il Comune di Senigallia non è ancora socio di “AnconaAmbiente” (come molti altri Comuni) ma è anche vero che ogni Comune ha la possibilità/opportunità di entrare (attraverso un aumento di capitale già preannunciato da AnconaAmbiente) acquisendo azioni la cui quantità è addirittura rimessa alla volontà di ogni singolo Comune. Paradossalmente, il Comune di Senigallia potrebbe entrare in “AnconaAmbiente” acquistando alcune azioni con poche centinaia di euro mantenendo ovviamente il proprio diritto di voto (non quotato) come Comune. Questa è la strada da percorrere. Le polemiche contro un’azienda pubblica, ad oggi unanimemente considerata efficiente e funzionale, su questioni irrilevanti come l’acquisto di uno spazio su un organo di informazione per spiegare i passaggi di un progetto lasciano il tempo che trovano. Ricordiamo che, legittimamente, lo stesso Sindaco Olivetti rilascia interviste a pagamento su organi di informazione locali in forza di contratti onerosi per la pubblica amministrazione (per qualche migliaia di euro). Ma nessuno si sogna di dire che si tratta di sperpero di risorse pubbliche. Non si devono usare due pesi e due misure. Riteniamo pertanto, mantenendo il livello di comunicazione sobrio e senza polemiche dannose tra pubbliche amministrazioni, che vi siano tutti gli elementi per riconsiderare il ruolo e le scelte di Senigallia».
Facile farsi belli quando, anziché essere obbligati a sacrifici per via dei tagli alle risorse, si hanno milioni di euro a disposizione. E’ questo il senso dell’intervento del capogruppo Pd in consiglio comunale Dario Romano che replica al vicesindaco e assessore all’istruzione Riccardo Pizzi sul tema dell’edilizia scolastica. Alla base del botta e risposta la numerosa serie di interventi pubblici a Senigallia, finanziata in gran parte con fondi europei derivanti dal Pnrr.
Sul “piatto” anche la questione dell’eredità della precedente amministrazione, con i vari progetti elaborati o avviati negli anni di mandato Mangialardi e poi portati a termine o quanto meno cantierizzati dall’attuale amministrazione Olivetti. Temi su cui non manca l’attacco dunque del Dem Romano al neo meloniano Pizzi, come è possibile ascoltare dalle sue stesse parole: basterà cliccare sul tasto play.
E’ scontro politico sui lavori per piazza Lambertina a Senigallia. A sollevare il tema è l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Olivetti che chiama in causa la precedente giunta che il 1° dicembre 2019 inaugurò l’area dopo i lavori di riqualificazione con un nuovo edificio sorto al posto dell’ex arena Italia in stato di abbandono.
L’evento inaugurale venne definito dall’amministrazione comunale di Senigallia “una grande festa non solo di quartiere ma per tutta Senigallia”. L’allora sindaco Mangialardi affermava che la nuova opera “….permette oggi a Senigallia di proporsi come modello amministrativo, culturale, sociale ed urbanistico per tanti Comuni italiani”, parole poi riprese anche dall’assessore all’urbanistica Memè. A memoria di ciò venne posizionata davanti porta Lambertina una lastra marmorea con lo stemma di Senigallia e l’anno 2019.
«L’enfasi e la pubblicità data all’evento dai nostri predecessori – spiegano Olivetti e la sua maggioranza – mai ci avrebbero fatto pensare quello che poi abbiamo scoperto: la piazza e i lavori realizzati sotto porta Lambertina sono palesemente difformi da quelli autorizzati dal Comune di Senigallia con delibera di Giunta n. 12 del 17.1.2017, dopo aver acquisito i vari pareri. Le difformità riscontrate sono abbastanza evidenti e consistono nella stessa quota della piazza (nel progetto autorizzato è previsto un dislivello di 70 centimetri tra la quota di via Rodi e la quota di imposta del fabbricato, raccordato con un elemento in pietra con funzione di seduta), nella diversa modalità di recupero e valorizzazione delle mura urbane sommerse, nella variazione della pavimentazione nell’area circostante porta Lambertina (dove per intenderci è stata posta la lastra commemorativa) ed altre. Una storia davvero rocambolesca che ha lasciato tutti noi di stucco, completamente basiti, dal momento che le palesi difformità non potevano certo non essere notate dagli allora amministratori, che per l’appunto hanno approvato un progetto ben diverso da quello che è stato poi realizzato e pubblicizzato con tanta enfasi. Non solo, il costruttore ed il progettista hanno riferito che la nuova piazza era stata concordata proprio dall’allora amministrazione, che aveva chiesto loro interventi più costosi e diversi da quelli autorizzati».
Il nuovo sindaco Olivetti riferisce inoltre che oggi la ditta costruttrice «chiede a questa amministrazione di poter sanare quelle difformità, chiedendo di approvare il progetto con le nuove modifiche, dal momento che a livello formale il cantiere risulta ancora aperto». Da qui la richiesta di un confronto serio con gli attuali consiglieri di minoranza Dario Romano e Chantal Bomprezzi, che allora erano presenti all’inaugurazione come maggioranza di governo, sui motivi di tale inaugurazione e di tali difformità nei lavori realizzati.
Non si è fatta attendere la replica da parte del Partito Democratico di Senigallia: «Abbiamo letto il comunicato della maggioranza consiliare cittadina sui lavori di piazza Lambertina. Senza voler entrare nel merito delle polemiche, ci concentriamo invece sull’attenzione da rivolgere ai cittadini coinvolti nella vicenda. A oggi, infatti, da ciò che abbiamo appreso, sono presenti tutti gli strumenti amministrativi per poter risolvere celermente la questione, pertanto ci auguriamo che la giunta e gli uffici tecnici, per quanto di propria competenza, si attivino velocemente per dare le giuste risposte ai cittadini entro i termini da loro indicati».
Chiuso perché inagibile dopo l’alluvione del 15 settembre 2022 il ponte tra Vallone e Cannella a Senigallia
Dovrebbero iniziare entro la fine del 2023 i lavori per la sistemazione di ponte della Chiusa, l’infrastruttura che collega le frazioni di Cannella e Vallone, a Senigallia, danneggiato dall’alluvione del settembre 2022. Ma a oltre un anno di tempo dal disastro l’unico dato che è stato reso noto è che non si tratta di un abbattimento né di ricostruirlo ex novo ma di riparare la parte danneggiata.
Dopo le affermazioni dell’assessore all’urbanistica e protezione civile Stefano Aguzzi circa la volontà di risistemare la spalla del ponte lato Cannella senza bisogno di demolire e ricostruire l’infrastruttura, si sono avute diverse reazioni. Oltre a quelle dei cittadini che si sono sentiti presi in giro, anche quelle del capogruppo Pd in consiglio comunale Dario Romano e il segretario Pd Senigallia 3 Giovanni Margiotta, i quali attaccano la giunta regionale di aver perso tempo e l’amministrazione comunale Olivetti di essersi concentrata solo su ponte Garibaldi.
Ai nostri microfoni Dario Romano ha spiegato le motivazioni delle critiche e le proposte per provare a velocizzare gli interventi limitando i disagi alla popolazione.
Nessun dossier è stato presentato per proseguire nel sogno di far divenire Senigallia Capitale italiana della cultura 2026. Dopo l’annuncio dei consiglieri di minoranza Dario Romano e Stefania Pagani, arriva anche la risposta del vicesindaco e assessore alla cultura Riccardo Pizzi oltre all’affondo dell’ex sindaco Maurizio Mangialardi.
Senigallia non è tra le città che hanno perfezionato la documentazione per la candidatura, eppure l’iter era iniziato (in sordina) proprio per volontà dell’amministrazione comunale, senza alcuno stimolo dall’esterno. Perché allora non proseguire nel percorso di candidatura? Come unica città delle Marche, avrebbe avuto anche un certo peso, nonostante proprio nel 2024 sia Pesaro a guidare il belpaese per quanto riguarda la cultura.
E mentre dal centrosinistra piovono critiche per questo passo prima in avanti e poi indietro che sembra dare l’idea di una giunta quantomeno in confusione, dalla giunta replica alle accuse il vicesindaco Pizzi. All’origine di questa mossa del gambero ci sarebbero la motivazione che difficilmente due città limitrofe seguono come capitale della cultura a poco tempo di distanza l’una dall’altra e poi la questione di un pacchetto di eventi e iniziative che faccia da sfondo a un progetto ad hoc. Secondo l’assessore questo pacchetto è ancora da costruire, motivo per cui difficilmente Senigallia avrebbe potuto per il momento sognare in grande.
Di certo c’è che quando Senigallia si è proposta come capitale 2026, si sapeva già che Pesaro era la città della cultura nominata per il 2024. Inoltre gli eventi non mancano, i personaggi celebri nemmeno, il background culturale è dinamico, la città può fregiarsi di palazzi e piazze di pregio. Insomma c’erano gli ingredienti per un piatto da chef.
Proprio su questi aspetti insiste il capogruppo Pd in regione Mangialardi, ex sindaco di Senigallia: «Si capisce chiaramente che siamo di fronte all’ennesimo pasticcio amministrativo, inevitabile frutto di quel mix di incompetenza e mancanza di visione che caratterizza l’attuale Amministrazione comunale, capace solo di fare annunci senza mai concretizzare proposte utili alla città e lasciandola così sprofondare nella mediocrità. La verità è che dopo aver presentato la candidatura, nessuno della giunta comunale ha lavorato alla costruzione del dossier che sarebbe dovuto essere trasmesso al Ministero. E’ mancata la capacità di progettazione, ma soprattutto non c’è stato il fondamentale coinvolgimento del tessuto vivo della città e delle comunità vicine, dalle organizzazioni culturali alle associazioni di categoria fino ai Comuni delle vallate. Purtroppo il risultato non poteva essere che questo. Probabilmente, visto che di meglio non sono riusciti a fare, la giunta comunale, anziché rammaricarsi della nomina di Pesaro, avrebbe fatto bene a cogliere l’invito a fare rete avanzato dal sindaco Ricci, così da arricchire il valore di quella designazione e beneficiare a sua volta degli effetti».
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