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Tag: film

Gregorio Sassoli al cinema Gabbiano di Senigallia

Uno sguardo diverso sui senzatetto: a Senigallia il regista Sassoli con il film ‘San Damiano’

L’estate del cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia si è arricchita lo scorso 28 luglio della proiezione di ‘San Damiano’, un’opera che racconta l’incontro tra persone senzatetto segnate dalla violenza e dalla solitudine, che parla di chi vive ai margini. In questo caso si tratta dei senza dimora stanziati attorno alla stazione Termini di Roma. Erano presenti per l’occasione, Gregorio Sassoli, uno dei due registi; Alessandro Carta, presidente della Fiopsd – Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora; e Chiara Mondaini, responsabile dell’area inclusione e pari opportunità della cooperativa sociale Polo9. L’evento è nato grazie alla collaborazione con la stessa cooperativa Polo9, Caritas Senigallia, Free Woman, On the road, La Tenda di Abramo, Cnca e RiBò: sigle che a diverso titolo nel nostro territorio sono impegnate in questo ambito.

Durante l’intervista, Sassoli ha detto che “San Damiano” è nato casualmente, dall’incontro con il senzatetto Damiano mentre registravano un altro film. «Volevamo una storia immersiva, non un’opera giornalistica o di classico stile documentario ed in effetti la chiave di tutto è l’emotività, che attraversa ogni scena, rendendo l’esperienza profonda e coinvolgente. Il significato della pellicola si concentra proprio su questo: raccontare quanto sia difficile sopravvivere alle proprie ferite, ma anche come, attraverso l’arte e i legami umani, si possa lentamente tornare a respirare».

Un film che mostra la violenza e la brutalità che si addensano nella quotidianità delle persone in strada. De-umanizzate, etichettate. Un messaggio forte, che spesso ignoriamo. «Non è un film da vedere a cuor leggero – spiega una delle giovani giurate del cinema Gabbiano – non è facile da digerire ed è a tratti destabilizzante. È un racconto che non cerca di commuovere, bensì di scuotere tramite le sue storie di emarginazione e disagi sociali».

Mercoledì 6 agosto 2025 sarà presente in arena l’attrice del film “Coppia aperta, quasi spalancata”, Chiara Francini.

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Senigallia ancora in tv grazie al nuovo film con Enrico Oetiker e Natasha Stefanenko, presentato in aula consiliare

Senigallia ancora in tv grazie al nuovo film con Enrico Oetiker e Natasha Stefanenko

Dopo la fiction con Marco Bocci dell’anno scorso, e ancora prima il film con Vanessa Incontrada, Senigallia tornerà sul piccolo schermo grazie alla nuova produzione cinematografica “A se stesso”. Si tratta di un nuovo film con Natasha Stefanenko che omaggia le Marche intere con riprese in vari comuni, ma “base” proprio sulla spiaggia di velluto.

Sono infatti già cominciate le riprese del film diretto da Ekaterina Khudenkikh, con Enrico Oetiker, Natasha Stefanenko, Francois Eric Gendron. Racconta la drammatica storia di un regista colpito da una malattia terminale, che ritorna nella città natale, Senigallia appunto, per girare uno spot sulla promozione turistica delle Marche. Insieme a una dipendente del comune senigalliese, Stefanenko, decide di realizzare le riprese dello spot in alcuni dei luoghi più significativi della regione, tra cui la biblioteca di Fermo, le cartiere di Fabriano e il castello di Gradara. 

Tema centrale è la visione sulla vita dopo la notizia di una diagnosi nefasta, una riflessione filosofica che verrà narrata anche attraverso la bellezza dei suggestivi panorami e scorci marchigiani. “A se stesso” è di fatto anche un omaggio alle Marche, che ospiteranno quasi interamente la realizzazione dell’opera e che la sostengono tramite il contributo di Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission. Il film è stato presentato in municipio a Senigallia, alla presenza della regista, del cast, di Andrea Agostini, presidente di Marche Film Commission e del vicesindaco Riccardo Pizzi.

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Al cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia il film dedicato al prete romagnolo don Oreste Benzi

Il cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia propone per venerdì 6 dicembre 2024, alle ore 21.45, la proiezione del film “Il pazzo di Dio” che racconta la vita e le battaglie di don Oreste Benzi, il “parroco dalla tonaca lisa”, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Grazie alla forza della sua fede, al suo coraggio e all’incrollabile convinzione che ogni vita ha il diritto di esistere, è riuscito a cambiare la storia di migliaia di persone.

Nel lavoro del regista Kristian Gianfreda, già autore del film “Solo cose belle”, delizioso affresco di ciò che avviene nelle case-famiglia di don Benzi, filmati d’epoca e testimoni di oggi si alternano nel raccontare il don Oreste di tutti i giorni e di tutte le notti, quello che non dormiva mai (si appisolava ogni tanto) «perché guai a lasciare indietro qualcuno, può darsi che non tornerà più». Con questo spirito prima di salutare, ad esempio, le ragazze costrette alla prostituzione in strada, lascia loro il numero di cellulare e in Comunità l’ordine è di rispondere a qualsiasi ora, «chi mi ha cercato potrebbe non richiamare». E con lo stesso spirito, mentre corre in macchina verso Roma con un suo stretto collaboratore per incontrare un ministro, pretende di uscire dall’autostrada e tornare a Rimini, dove a un senzatetto aveva detto di ripassare la sera.

Il documentario è prodotto dalla “Coffee Time Film” di Rimini, una casa di produzione cinematografica indipendente nella quale lavorano persone cresciute accanto a don Oreste. “Il pazzo di Dio” è una storia che merita di essere raccontata e conosciuta, perché nella sua semplicità fa una cosa importantissima: ci insegna a voler bene, a non avere paura del diverso e ci indica la via per costruire ogni giorno, nel nostro piccolo, una società giusta in cui ci sia posto per tutti. 

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A sinistra Emanuele Petrucci, sindaco di Mombaroccio; a destra Arman Julian . Sopralluogo a Mombaroccio in vista della realizzazione del film, ottobre 2021

Hollywood sbarca a Mombaroccio, per una storia di guerra e salvezza

A sinistra Emanuele Petrucci, sindaco di Mombaroccio; a destra Arman Julian . Sopralluogo a Mombaroccio in vista della realizzazione del film, ottobre 2021
A sinistra Emanuele Petrucci, sindaco di Mombaroccio; a destra Arman Julian.
Sopralluogo a Mombaroccio in vista della realizzazione del film, ottobre 2021

Il noto produttore di Hollywood Arman Julian ha annunciato la realizzazione di un lungometraggio tratto dal libro “Siamo qui, siamo vivi. Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampata alla Shoah”, scritto dal giornalista pesarese Roberto Mazzoli con prefazione della Senatrice a vita Liliana Segre.

Produzione. Il film verrà girato quasi interamente nelle Marche e in particolare nel meraviglioso santuario francescano del Beato Sante di Mombaroccio e in altre location delle province di Pesaro e Urbino e di Ancona. «Si tratta di una produzione internazionale del valore di diversi milioni di dollari – spiega Arman Julian che nelle prossime settimane sarà anche in Germania e Israele – faremo rivivere i luoghi degli avvenimenti realmente accaduti in questo territorio durante la seconda guerra mondiale». Grande l’entusiasmo anche del Primo cittadino di Mombaroccio: «ho avuto il piacere di conoscere personalmente il Produttore Arman Julian e mi sento di ringraziarlo a nome della mia comunità – dice Emanuele Petrucci – il valore del nostro territorio e della nostra gente, l’amore per il prossimo dimostrato nel periodo più buio della storia, è arrivato fino oltre oceano e oggi più che mai non possiamo e non dobbiamo dimenticare e Mombaroccio ed i miei concittadini sono pronti ad accogliere tutti coloro che lavoreranno per mantenere viva la memoria».

Storia. Il film racconterà la vicenda del segretario della comunità ebraica di Milano, Alfredo Sarano, che salvò la vita ai 14.000 ebrei milanesi nascondendo le liste dei nomi della sua comunità ai rastrellamenti nazisti prima di fuggire con la sua famiglia di sette persone a Mombaroccio. Qui gli ebrei vennero protetti dai frati francescani del santuario del Beato Sante. Determinante per la loro salvezza fu il gesto del comandante tedesco della Wehrmacht Erich Eder, il cui nome…

Continua a leggere l’articolo sull’edizione di giovedì 18 novembre, cliccando QUI.
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Barbara Cecchini