Danni per il terremo del 9 novembre 2022 anche al patrimonio ecclesiastico: l’interno del duomo di Senigallia
Il Consiglio dei Ministri ha deliberato ieri sera, 11 aprile, la dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza degli eventi sismici del 9 novembre 2022nel territorio dei Comuni di Ancona, Fano e Pesaro.
E’ quanto annunciato dal presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli che commenta: «Si tratta di un passaggio importante che detta una linea per affrontare i problemi rispetto ai danni causati dalle forti scosse di terremoto. Le risorse stanziate, oltre 4,8 milioni di euro, serviranno per le prime risposte urgenti come il contributo di autonoma sistemazione. Ora che il Governo ha riconosciuto il danno, siamo in grado di dare il via ad una nuova fase che consentirà di dare delle risposte concrete ed una prospettiva sia alle famiglie sfollate che agli enti locali. Ringrazio ancora una volta il presidente Giorgia Meloni ed il ministro Nello Musumeci per la costante attenzione che dedicano al nostro territorio».
Per l’attuazione dei primi interventi, nelle more della valutazione dell’effettivo impatto dell’evento effettuata dalla Protezione Civile nazionale, sono stati stanziati 4.860.000 euro.
Nell’area della Diocesi senigalliese sono numerosi gli edifici – di culto e civili – interessati dalla serie sismica: alcuni hanno riportato dei danni e sono ancora in corso alcune verifiche per accertare la sicurezza o meno degli immobili. Solo per citare un esempio, il duomo di Senigallia è ancora chiuso e le funzioni di cattedrale sono svolte dalla chiesa dei Cancelli.
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I resti dell’alluvione del 15 settembre 2022 che ha colpito Senigallia: in foto via Andrea Costa
Buone notizie per gli abitanti dell’area Misa-Nevola colpita dall’alluvione del 15 settembre 2022. La Regione Marche ha annunciato sia l’accreditamento, a breve, dei primi fondi (96 milioni di euro) che il governo ha stanziato per le somme urgenze dei Comuni e per i primi ristori dei danni subiti e dei costi sostenuti, a famiglie e imprese; sia l’approvazione di criteri e modalità per la concessione di contributi alle famiglie per i danni subiti alle auto e, alle imprese, per i danni subiti ai mezzi di lavoro. Di fatto, altri 2,5 milioni di euro che saranno disponibili entro poche settimane.
«I primi 96 milioni che il Governo ha accreditato nella Contabilità speciale- ha detto il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, commissario per l’emergenza alluvione – costituiscono un punto di partenza importante per dare risposte alle comunità. Le risorse saranno erogate nei prossimi giorni». Alla presenza dell’assessore alla protezione civile, Stefano Aguzzi e del vicecommissario Stefano Babini. Già dalla prossima settimana, infatti, le somme saranno rese disponibili per i comuni che dovranno provvedere a liquidarli a cittadini e imprese danneggiate nella misura di un contributo massimo di 5 mila euro per i privati e di 20 mila euro per le imprese.
«Una prima risposta per la ripartenza e la ricostruzione – ha sottolineato ancora Acquaroli – dobbiamo contemporaneamente pensare alla mitigazione del rischio e alla messa in sicurezza dei territori. Da subito dobbiamo lavorare insieme, come fatto finora, al ripristino delle infrastrutture e alla progettazione di opere di contenimento, per dare una prospettiva di tranquillità sia della popolazione residente che delle imprese che vogliono ripartire nelle stesse località, per non rischiare fenomeni di desertificazione dei territori o una riduzione di attrattività». Questo è infatti uno dei rischi maggiori per l’area colpita dall’alluvione della scorsa estate: che le imprese scelgano altre zone in cui insediarsi, che le famiglie siano costrette a spostarsi per “seguire” il proprio posto di lavoro e con conseguente perdita di capacità e abitanti di un territorio già in condizioni difficili per le infrastrutture viarie ancora prima del disastro alluvionale.
Per la messa in sicurezzasono previste altre due vasche di espansione oltre a quella al Brugnetto-Bettolelle di Senigallia: già finanziate con altre risorse regionali, saranno realizzate una a Ostra Vetere a tutela della frazione di Pianello di Ostra e una tra Corinaldo e Trecastelli, per difendere da un’eventuale piena del Nevola la frazione di Passo Ripe.
A destra il presidente della Regione Marche e commissario per l’emergenza alluvione Francesco Acquaroli; a sinistra il vicecommissario Stefano Babini
Sempre per quanto riguarda i contributi alle popolazioni colpite dagli eventi del 15 settembre 2022, la Regione Marche ha annunciato anche di essere giunta all’approvazione di criteri e modalità per l’erogazione di altri contributi, quelli che potranno ristorare dei danni ai mezzi alluvionati. Dopo la ricognizione avviata nelle scorse settimane, famiglie e imprese potranno quindi ricevere un contributo “una tantum” fino a 4 mila euro per le auto e i furgoni che hanno subito danni. Stanziati 2,5 milioni di euro nel bilancio di previsione regionale per «attenuare, in parte, i gravi danni subiti durante l’alluvione» ha sottolineato l’assessore Stefano Aguzzi. Le domande (modello C1) dovranno essere presentate esclusivamente attraverso la piattaforma informatica regionale appositamente attivata dopo l’emergenza. La misura prevede un massimo di € 4.000 per intestatario per le automobili familiari; per le imprese massimo € 4.000 per veicolo (al massimo due domande: una per autovettura e una per autocarro). Il bando verrà pubblicato anche ai seguenti siti web istituzionali: www.norme.marche.it; www.regione.marche.it/Entra-in-Regione/Bandi; www.regione.marche.it/Entra-in-Regione/Commercio-Marche.
Accreditati dal Ministero dell’economia e delle finanze i primi 96,7 milioni destinati a comuni, famiglie e imprese danneggiate dall’alluvione dello scorso settembre. Si tratta di un’anticipazione importante dei primi 200 milioni di euro stanziati dalla presidenza del consiglio dei ministri nel 2022, a fronte del totale dei 400 milioni programmati per l’alluvione nel triennio 2022-2024.
Ad annunciare l’arrivo delle risorse promesse è il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che è anche commissario per l’emergenza alluvione. Il quale aggiunge: «Consentiranno la ripartenza delle comunità colpite». Un importante risultato secondo la Regione Marche, uno stanziamento «mai accaduto in passato per una calamità distruttiva come quella che ha colpito le Marche, una risposta immediata e concreta al territorio devastato».
I fondi stanziati dal governo e accreditati sulla contabilità speciale del commissario serviranno per ristorare per intero i Comuni per le spese sostenute per l’emergenza (opere ed interventi di somma urgenza, erogazione dei CAS, ecc.); erogare ai privati e alle imprese le prime misure di sostegno economico (5.000 euro e 20.000 euro): questa anticipazione, che da sola vale circa 24 milioni di euro, prevista dall’ordinanza 922/2022, non esaurisce la partita dei ristori; avviare le opere più urgenti per ripristinare i tratti danneggiati delle reti acquedottistiche e fognarie dei comuni del pesarese in modo da prevenire criticità igienico sanitarie in vista della stagione estiva e dell’incremento dei residenti; realizzare alcune opere infrastrutturali importanti quali ponti e tratti stradali danneggiati avviandone la progettazione.
La struttura del Vice Commissario ha predisposto i decreti di liquidazione, e l’erogazione delle somme sarà avviata nel giro di pochi giorni.
L’alluvione che ha allagato via XX Settembre a Senigallia
Ben 400 milioni a sostegno delle popolazioni dei territori marchigiani colpiti dalla calamità dello scorso settembre sono stati stanziati dal governo con la manovra finanziaria. Un risultato che arriva a due mesi dall’alluvione che ha devastato le valli del Misa, Nevola e Cesano causando 13 morti e danni per due-tre miliardi di euro.
A darne notizia il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. Soddisfazione da palazzo Raffaello: «Mi sento di ringraziare il presidente Giorgia Meloni e, con lei, il Governo e tutte le forze di maggioranza che hanno dimostrato di comprendere il dramma di un territorio che finora è stato condannato a vivere nella precarietà e nell’incertezza. È un primo segnale che ci consente di progettare una risposta adeguata ad una problematica annosa».
Anche dalla politica locale sono arrivati apprezzamenti per lo stanziamento. Il sindaco di Senigallia Massimo Olivetti ha dichiarato: «Il Consiglio dei Ministri ha disposto 400 milioni a favore dei territori marchigiani colpiti dai tragici eventi del 15 settembre scorso. Saranno destinati in parte agli indennizzi per famiglie e imprese, in parte a realizzare le opere pubbliche necessarie per la mitigazione del rischio idraulico delle valli del Misa e del Nevola. Un grande risultato per il nostro territorio»: mai prima d’ora
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I resti dell’alluvione che ha colpito Senigallia: in foto via Andrea Costa
Dalle opere per la messa in sicurezza del territorio ai fondi nazionali ed europei per la riduzione del rischio idrogeologico, dal miglioramento dei sistemi di allertamento alla semplificazione normativa e burocratica per velocizzare gli interventi necessari. Queste le priorità del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, nonché “commissario delegato per gli eventi meteorologici del settembre 2022”, per far ripartire un territorio alluvionato e, con esso, un’intera regione che attende da anni risposte anche sul versante della ricostruzione post sisma 2016. Tante parole ma poca concretezza: questa l’accusa del capogruppo regionale del Partito Democratico Maurizio Mangialardi che indica al governatore di fare meno passerelle mediatiche e più atti utili al territorio senigalliese e vallivo.
Il confronto tra Stefano Bonaccini e Francesco Acquaroli a Senigallia durante l’assemblea di Confindustria
Nelle valli del Misa e Nevola, ma anche nella zona di Sassoferrato e nell’alto pesarese i danni ammontano ad almeno 2-3 miliardi di euro, senza dimenticare i 12 deceduti e la donna ancora dispersa.
Durante il confronto con il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, Acquaroli ha parlato di necessità delle vasche di espansione: di queste opere – tra l’altro molto contestate sotto l’aspetto dell’utilità – una è in fase di ultimazione a Bettolelle mentre sarebbero dovute essere almeno tre; altre due sono invece in fase di progettazione…
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Il segno della piena del fiume Misa a Pianello di Ostra
Egregio Presidente Acquaroli, sono un alluvionato di Pianello di Ostra. Le volevo sottoporre alcune riflessioni di valenza generale, a seguito dell’alluvione del 14 settembre, dal mio punto di osservazione. Vivo a Pianello di Ostra, ho già sopportato l’alluvione del 2014 , ed ho potuto riscontrare che non ci sono stati significativi miglioramenti da allora. L’intento della presente è di far sì che questa volta, l’amara esperienza vissuta, sia utile per il futuro, e la tragedia non sia dimenticata.
ALLARME Risulta che nel territorio di Arcevia, alcune ore prima di giungere a Pianello, l’alluvione si è manifestata in tutta la sua violenza e il sindaco di Arcevia ha dato l’allarme in regione. Il pluviometro nel territorio di Arcevia e quello di Barbara, e il misuratore dell’altezza del Misa nel territorio di Serra di Conti, sempre ore prime di giungere a Pianello, hanno registrato le stra-abbondanti piogge e l’innalzamento repentino di 5 metri del livello del Misa. Dati in rete disponibili in real time alla Protezione Civile Regionale. Contestualmente ci sono state numerose richieste di intervento dei vigili del fuoco fatte dai cittadini. Che cose ne hanno fatto di queste informazioni la Protezione Civile Regionale? Non è dato sapere. Dal mio punto di osservazione, é evidente che non abbiano fatto nulla di qualche utilità. Se hanno attivato, come avrebbero dovuto, gli attuali protocolli, è evidente che non sono efficaci.
Che cosa avrebbe dovuto prevedere il sistema di emergenza? Che cosa avremmo legittimamente atteso? “Innanzitutto Allertare Le Popolazioni”. Esiste una direttiva europea che impone a tutti gli stati membri di dotarsi di un sistema di Allarme pubblico entro giugno 2022, che la Protezione civile Italiana afferma di aver attivato da Aprile 2022.
1. ALLARME SMS basati sulla localizzazione (LB-SMS). Sistema, tecnologico e moderno e che si avvale di infrastrutture esistenti. Invia un SMS a tutti i cellulari presenti in un’area, ad esempio, il 15 Settembre anche a tutti i cittadini che vivono o che si trovavano nell’area del Misa e del Nevola, allertandoli. La protezione civile, aveva annunciato prima l’attivazione entro il 2020, e recentemente aveva assicurato la piena operatività da Aprile 2022 , (IT-Alert in conformità del Common Alerting Protocol” (CAP)). Aver attivato questo allarme, per noi della comunità di Pianello, avrebbe evitato le quattro morti registrate nel nostro paesino. Un prezzo altissimo e inaccettabile. E anche un notevole contenimento dei danni, in un ora si riescono a fare molte cose. (https://www.repubblica.it/green-and-blue/2022/04/22/news/it_alert-346065610/)
2. SISTEMA DI ALLARME SONORO DIFFUSO. Sirene a altoparlanti. Un tempo le campane delle chiese suonavano a martello per avvertire del pericolo imminente. Ora per creare il sistema di allarme diffuso, servono infrastrutture e capitali per investimenti, nonché manutenzione. Si potrebbe però, con opportuni accordi, utilizzare una rete capillare di infrastrutture esistenti, integrandoli alla rete con dispositivi tecnologici, come i campanili di chiese e torri civiche, per diffondere il segnale d’allarme, attivabili in remoto.
3. Il sistema di ALLARME DATO CON AUTOMEZZI CON ALTOPARLANTI. Tutti i comuni possono attivare questo sistema, sicuramente utile, ma che ha evidenti limiti. Molti cittadini potrebbero non sentirlo e il tempo necessario, per diffondere un allarme comprensibile, è di molte ore. Il tempo è prezioso e può essere solo un sistema complementare, ma non l’unico.
4. Poi ci sono app, social, radio e tv locali, etc…, quali strumenti integrativi.
Anche a fronte di un evento meteo eccezionale, come quello vissuto, questi strumenti sarebbero stati di sicura efficacia. Un allarme, dato anche solo con un’ora di anticipo, da modo ai cittadini di fare molte cose e farle in sicurezza.
A conferma, le cito un solo esempio fra tanti. Un abitante di una casa collocata lungo il fiume Misa, non lontano da casa mia, è stato avvertito telefonicamente di quello che accadeva ad Arcevia. Ha constatato che il livello dell’acqua stava crescendo. Quell’ora di tempo guadagnata gli ha permesso di mettere in salvo auto, animali da cortile, beni elettrici ed elettronici, preziosi e trovarsi al sicuro quando è arrivata la piena. Ha ridotto molto i danni e garantito la sicurezza dei suoi famigliari.
Presidente Acquaroli, Le chiedo un suo preciso impegno per attivare, in tempi record, questi tre punti e rivedere le procedure di allarme.
Uno dei punti a Ostra, la frazione di Pianello, colpiti dall’alluvione del 15 settembre 2022
SOCCORSO Premesso che gli italiani sono molto meglio di come usualmente ci descriviamo, e come tutti gli alluvionati ringrazio e apprezzo infinitamente i tanti soccorritori, amici, volontari sconosciuti e membri dei corpi di soccorso, che con generosità, da ogni parte d’Italia, ci hanno aiutato e sostenuto, infaticabili. Oltre il cuore, c’è necessità di usare al meglio l’intelligenza, dovremo migliorare le procedure.
Alla mattina alle 6.00 del 16 settembre ho attraversato a piedi Pianello, per raggiungere la mia azienda, e constatare che anch’essa era sommersa, come casa mia. Non è di questo che le volevo parlare, ma che ho potuto altresì constatare che in un abitato che contava quattro lutti, devastato dall’alluvione, fango e detriti ovunque, auto e tronchi, furgoni … ammassati alla rinfusa, sparsi nei campi, alle 6 di mattina, trascorse oltre otto ore dal disastro, non era presente né un vigile urbano, né un poliziotto, carabiniere, pompiere. Non c’era nessuno.
Le idrovore, giunte numerose, subito bloccate perché impossibilitate a scaricare, in quanto mancava l’autorizzazione dell’Arpam, che è giunta dopo tre giorni. Cosa ha fatto l’Arpam in questi tre giorni, che non poteva fare in mezza giornata? Doveva semplicemente autorizzare a scaricare l’acqua del fiume che aveva invaso case e cantine, decisione per di più ineluttabile. Non esiste un protocollo d’emergenza?
VOLONTARI. Ai volontari spontanei che giungevano nella zona alluvionata a Casine, veniva interdetto l’accesso all’area che necessitava soccorso, e inviati a Ostra paese, che dista circa 5km, a fare un ora e mezza di fila per registrarsi. Potrebbe eccepire che questa è una competenza dei comuni. Le strutture sovracomunali, come la regione, però dovrebbero dare il supporto e mettere a disposizione gli strumenti adeguati ai comuni, non affidare alle sole strutture dei nostri, spesso piccoli, comuni, come anche per altri aspetti, descritti nei prossimi punti. La regione ad esempio potrebbe attivare un’app in cui registrarsi come volontario (nulla di complesso, pochi secondi tramite l’ ID) e registrare l’ingresso della zona interdetta, con un semplice lettore di codice a barre.
Coordinamento dei soccorsi. Servono professionisti, e non demandare ai piccoli comuni di improvvisare professionalità al momento. L’efficienza e l’efficacia dell’azione è fondamentale. Le autorità locali possono svolgere la funzione di guida, conoscendo il territorio.
Ripristino urgente del funzionamento dei sistemi di deflusso delle acque. L’intervento più urgente, nelle zone alluvionate è quello di rimettere o mettere in efficienza tutti i sistemi di deflusso delle acque, come fossi, in particolare sotto i ponti, nelle zone tombinate. Rimuovendo i detriti portati dell’alluvione e altre ostruzioni presenti in precedenza, al fine di prevenire ulteriori immediate nuove catastrofi. Questa attività prioritaria non è prevista da nessun protocollo, di fatto ostacolata se non impedita. Vengono rimossi i detriti nei giardini privati, attività necessaria e legittima, ma non nei fossi.
Cucina da campo. I volontari di Pianello, hanno garantito per molti giorni la cucina, usando quella della sagra del passatello. La cucina da campo è stata attivata a Pianello dall’ANPAS dal giorno 24 Settembre, 9 giorni dopo l’alluvione. Eppure non era difficile immaginare che con tutti quei soccorritori e tutti quei alluvionati sarebbe stato necessaria una cucina da campo corposa, fin da subito… potrei continuare l’elenco dei problemi evitabili. Ribadisco che l’opera dei soccorritori è stata lodevole, questo non ci esime da ricercare i miglioramenti possibili
Presidente Acquaroli, per intervenire e migliorare in questo ambito, per molte attività, non sono necessari investimenti di qualche rilevanza, le basterebbe incaricare persone esperte e competenti per riorganizzare il settore e rivedere i protocolli e accelerare le procedure. Apprezzerei un suo impegno, in proposito.
INTERVENTI SUI CORSI D’ACQUA. OPERE E MANUTENZIONI Non voglio dilungarmi oltre in una complessa e lunga discussione. È evidente a tutti che non sono state fatte le opere adeguate e necessarie, che anche se non avessero potuto assorbire per intero l’evento eccezionale, di certo ne avrebbero potuto mitigare molto l’effetto e le conseguenze. Nel 2014, pochi mesi dopo l’alluvione, a Bettolelle è stata indetta una riunione in cui la provincia presentava INTERVENTI URGENTI A SEGUITO DELL’ALLUVIONE. Solo che partecipando, ho potuto constatare che si trattavano degli interventi urgenti a seguito dell’alluvione del 1976, e veniva annunciata solo la fine della progettazione e a oggi non sono state completate le opere. È necessario un radicale cambio di passo. Ci aspettiamo un’azione fatta nei tempi e nei modi necessari. Otto anni sono stati gettati al vento. Adesso bisogna recuperare. Non è affatto normale subire due pesanti alluvioni in otto anni e vivere nella costante insicurezza.
RIMBORSI Sarebbe necessario rivedere i criteri che definiscono i rimborsi, sia l’entità che la determinazione senza costringere i cittadini a lunghe e interminabili cause civili per ottenere la totalità del dovuto.
Egregio Presidente Acquaroli, concludo, chiedendole l’impegno ad attivarsi da subito, ricercando e ottenendo le risorse necessarie, alfine di prevenire altri eventi simili in futuro, far sì che siano adottati tutti i miglioramenti possibili, e che non si rimanga ancora inerti, come dal 2014. Vorrei essere rassicurato, e come me, tutte le comunità che hanno subito il cataclisma, che tra qualche anno, o qualche mese, non dovremo subire una nuova alluvione, mentre gli interventi languono nelle pastoie burocratiche.
In attesa di suo riscontro,
Mirko Guazzarotti, un alluvionato di Pianello di Ostra
Il terrapieno a sostegno delle storiche mura di Corinaldo danneggiate con il crollo del 18 febbraio 2021
Si apre per Corinaldo una nuova stagione di incontri sull’importantissimo tema del ripristino delle mura urbiche, gravemente danneggiate lo scorso inverno. Di nuovo a confronto il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, e il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, per discutere del futuro della cinta muraria, una delle più apprezzate dell’intera nazione.
Quella di martedì 26 ottobre è l’occasione per fare il punto sulla situazione dello storico manufatto di Corinaldo. Dopo il crollo del 18 febbraio 2021, infatti, si sono susseguiti vari contatti, anche ufficiali, che però al momento non hanno ancora sortito il risultato desiderato, il ripristino delle mura urbiche del paese. L’unico atto concreto – e non è poco – è l’impegno ufficiale di palazzo Raffaello a fare la propria parte.
Anche il ministro alla cultura Dario Franceschini era stato informato della grave situazione con ripercussioni anche sulle abitazioni: lo scopo di una lettera al ministro Dem era quello di sollecitare l’intervento dello Stato che, con misure straordinarie, possa dare ulteriore slancio alla tutela dell’intero abitato corinaldese che poggia sulla storica cinta muraria.
Il punto dove si è registrato il danneggiamento è quello tra il Torrione del Calcinaro e la Rotonda, lungo via del Fosso: lì dove ora c’è un terrapieno che in qualche modo cerca di contenere un fronte di cedimenti lungo una cinquantina di metri per tutta l’altezza del manufatto, circa 10 metri. Proprio sulle questioni tecniche ed economiche verte l’incontro, di certo non l’ultimo, tra Principi e Acquaroli.
Il presidente della Regione Marche, in occasione del sopralluogo del maggio scorso, aveva affermato che «la Regione contribuirà sicuramente, dal punto di vista tecnico e finanziario, a mettere in sicurezza le mura e il centro storico corinaldese, tra i beni culturali che danno lustro alla nostra regione». Un’affermazione che aveva parzialmente rassicurato i vertici amministrativi locali proprio per l’assonanza tra le posizioni: il sindaco di Corinaldo aveva dichiarato essere le mura «un bene culturale inestimabile, patrimonio storico italiano dall’enorme valore».
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