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Tag: Giovanni Spinozzi

Uno degli appuntamenti al cinema Gabbiano del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia

We care, concluso il percorso con il Perticari di Senigallia

Lo scorso 14 aprile 2026 si è conclusa la quarta edizione del percorso di educazione civica “We Care”, che ha avuto come protagonisti le studentesse e gli studenti del liceo classico statale “Giulio Perticari” di Senigallia.

Il percorso è stato realizzato con passione civica dai volontari We Care e dai docenti Catia Fronzi, Giovanni Frulla, Emanuele Genovese, Antonella Meloni, supportati passo passo dal dirigente scolastico prof.ssa Lucia Di Paola e dal corpo docente ed amministrativo.
Un grazie va rivolto a quanti hanno sostenuto il percorso: il Comune di Senigallia, le Acli, Cisl, la BCC di Ostra e Morro d’Alba, il cinema il Gabbiano, il teatro Il Portone ed il Progetto Policoro, gli ex Alunni del Liceo. Un grazie speciale al Vescovo Franco Manenti che ha ispirato e sostenuto il percorso We Care.
L’ edizione appena conclusa è stata inserita nella dimensione del Gear Up, un progetto co-finanziato dalla Regione Marche in base alla L.R. n. 23 del 2020 e s.m.i destinato alla promozione della cittadinanza giovanile in chiave di Agenda 2030, in particolare “Co-funded by the European Union. Contents are the sole responsibility of the GEAR UP! target groups and do not necessarily reflect the views of the European Union”, che ha come soggetto proponente il Centro Sociale Casa della Gioventù ODV in partenariato con la Fondazione Caritas Senigallia ETS e Alumni Liceo Perticari ODV.

Il Team è stato coordinato e promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del creato e per questa 4° edizione è composto da: Annapaola, Beatrice, Daniela, Federico, Giandiego, Giovanni G., Giovanni S., Lorella, Roberto B. Roberto O., Rita, Stefano, Susanna, Veronica. La giornata sulla pace è stata curata insieme ad una task force dedicata con Anna, Francesco, Laura, Daniele, Mattia e Nicoletta.

Cura delle fragilità, riduzione delle diseguaglianze, lavoro buono e giusto, sviluppo sostenibile sono stati i temi del percorso. A questi si è aggiunto il tema della pace, con relatore il Vescovo ausiliare emerito di Sarajevo, Mons. Pero Sudar, intervistato dalla giornalista Laura Mandolini.

L’ inaugurazione della quarta edizione ha avuto luogo lunedì 17 novembre alle 8.30 presso il Teatro Portone di Senigallia, con una conversazione con la dott.ssa Margherita Scalfi di Percorsi di Vita di Milano. Il tema della conversazione inaugurale è stato ”Che ci sto a fare al mondo?”. La relatrice ha suscitato vivo interesse suggerendo ai giovani di prestare attenzione alle propria vocazione ad esser vivi e vive.
I successivi momenti in plenaria sono stati a dicembre, gennaio, febbraio, marzo, sui temi della cura delle fragilità (con Francesco Simonetti, responsabile della Casa famiglia La Perla Preziosa della Comunità Papa Giovanni XXIII di Pesaro), della pace con Mons. Pero Sudar, del lavoro buono e giusto (con la dirigente nazionale dei Giovani delle Acli Alice Manoni), dello sviluppo sostenibile (con il docente UNIVPM prof. Marco Giuliani).

I ragazzi e le ragazze – dopo aver ascoltato i testimoni sui temi delle fragilità, del lavoro giusto, dello sviluppo sostenibile – sono stati chiamati ad incontrare persone, associazioni, istituzioni, cooperative e imprese che nel territorio incarnano la promozione dei temi appresi nelle diverse plenarie.
Hanno vissuto le cosiddette “call to action”: Caritas, il Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche di Senigallia – STDP ( ex Ser.T.) del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, la cooperativa Casa della Gioventù e SeminaSogni, l’associazione Dalla parte delle donne ODV, Magazzino Rikrea della Caritas, il sindacalista Giovanni Giovannelli, Susanna Sartini (referente del progetto Policoro), Pierpaoli s.r.l, la pedagogista prof.ssa Mariangela Scarpini, Giovanni Ciriachi della Fondazione diocesana Fratello Sole, la cooperativa Stelle del Mattino sono stati gli esperti che hanno aiutato i liceali a dare corpo a quanto appreso durante le plenarie al mattino.

Uno degli appuntamenti al teatro Portone del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia

La valutazione delle ragazze e dei ragazzi

Il 14 aprile al Teatro Portone, i ragazzi e le ragazze del Liceo hanno vissuto il momento della cerimonia di chiusura, in cui con il Team è stato valutato l’esito del percorso compiuto. Di seguito un estratto delle testimonianze delle otto classi ( 4 BU, 4 CU, 4 EU 4 AL, 4 Bl, 4 Cl, 4 AE, 4 DE) che hanno preso la parola per raccontarci come è andata.

«Questo progetto ha rappresentato per noi molto più di un semplice percorso scolastico: è stato un’occasione per riflettere, ascoltare e imparare a guardare la realtà con occhi diversi. Per questo vogliamo innanzitutto ringraziare tutte le persone che lo hanno reso possibile e la nostra scuola, che ci ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza capace di arricchirci. Spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita possa essere complessa. Durante gli incontri del progetto We Care abbiamo conosciuto storie di persone che, nonostante difficoltà profonde, trovano ogni giorno la forza di andare avanti con coraggio, dignità e persino con il sorriso. Questo ci ha fatto riflettere su quanto, nella nostra quotidianità, diamo per scontate tante cose».
«Ci teniamo a rivolgere un ringraziamento sentito a chi ha ideato, organizzato e reso possibile il progetto We Care. Grazie per aver creduto che noi studenti possiamo affrontare temi così grandi e complessi. Ogni incontro è stato costruito con cura: dalla scelta dei relatori alla gestione dei tempi, ci siamo sempre sentiti accolti e stimolati a partecipare davvero. Questo percorso è stato per noi un’importante tappa di crescita. All’inizio alcuni di questi temi ci sembravano lontani o troppo “da grandi”. Incontro dopo incontro, invece, abbiamo capito quanto ci riguardino da vicino».
« La fragilità ci ha insegnato che mostrarsi vulnerabili non è un limite, ma un punto di partenza per capirsi e aiutarsi. Abbiamo scoperto che riconoscerla negli altri e in noi stessi è il primo passo per costruire relazioni più autentiche.
La sostenibilità è uscita dai libri ed è entrata nelle scelte quotidiane. Ci siamo chiesti che impronta lasciamo sul mondo e come anche un piccolo gesto, ripetuto da tanti, può fare la differenza.
La pace l’abbiamo vista non solo come assenza di guerra, ma come rispetto, ascolto e giustizia. Parte da come trattiamo il compagno di banco e arriva fino alle grandi decisioni del mondo.
Il lavoro ci è apparso sotto una luce nuova: non solo fatica o stipendio, ma dignità, passione e diritto. Un lavoro giusto rispetta la persona, l’ambiente e costruisce futuro».

«Al primo incontro con il progetto We Care ci è stata posta una domanda fondamentale: “Che cosa ci sto a fare al mondo?” Durante il percorso, abbiamo analizzato questa domanda da diverse prospettive. Siamo partiti dal concetto di fragilità, ascoltando testimonianze su periodi di guerra, su esperienze di ripartenza dopo momenti di difficoltà, sul rispetto per l’ambiente, sulla fragilità economica e su come il lavoro possa diventare ingiusto e insostenibile. Come ha detto Pero Sudar, siamo abituati a vivere secondo una mentalità egoistica, a discapito degli altri, abituati a soddisfare bisogni personali e non necessari. Questa mentalità è fonte di tensioni continue: personali, nazionali e internazionali. Dobbiamo superare questo modo di pensare, riconoscere che siamo tutti diversi e allo stesso tempo mescolati, e che possiamo vivere in pace solo grazie a valori umani come la tolleranza, il rispetto, il confronto e altri ancora. Secondo il vescovo, una pace vera e duratura non è possibile senza un fondamento morale. Per questo la comunità deve impegnarsi a proteggere i valori umani. Abbiamo avuto anche un approccio concreto all’importanza di aiutare la comunità, attraverso le call to action proposte, che ci hanno mostrato ciò che il nostro territorio mette a disposizione. In conclusione, la risposta alla domanda “Che cosa ci sto a fare al mondo?” è per noi un impegno comune, a cui ognuno dovrebbe aderire per vivere quel clima di tolleranza e di pace descritto da Pero Sudar».
Le “Call to action” hanno permesso « di vivere ciò che prima era solo ascolto. Perché non capita spesso di andare nelle aziende e capire come funzionano realmente. I temi sono stati concreti e di vita oltre lo studio tecnico: abbiamo potuto dedicare del tempo per argomenti più concreti rispetto allo studio teorico della scuola».

«Il progetto We Care ci ha insegnato a metterci nei panni degli altri, ad osservare con più attenzione e a comprendere che ciò che vediamo ogni giorno non è tutto. Esistono realtà che restano invisibili finché non impariamo a fermarci davvero e ad ascoltare. È stata un’esperienza che ci ha arricchito non solo dal punto di vista scolastico, ma soprattutto umano. Gli incontri di We Care ci hanno spinto a farci domande, a mettere in discussione le nostre certezze e a sviluppare uno sguardo più consapevole verso temi importanti come la pace, il lavoro e le fragilità. Per questo oggi non portiamo via solo delle conoscenze, ma qualcosa di più profondo: una maggiore attenzione verso gli altri e la volontà di non restare indifferenti.Perché abbiamo capito che la realtà non è solo quella che viviamo noi, ma anche quella che scegliamo di vedere negli altri.E forse è proprio da questa scelta che può nascere un cambiamento».

«Gli incontri ci hanno appassionato molto e ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con realtà a noi prima sconosciute. Le attività in classe ci hanno coinvolto molto, perché ci hanno permesso di poter parlare in una dimensione più intima e personale, permettendo ai singoli di aprirsi più di quanto avrebbero potuto fare insieme alle altre classi».

Conclusione aperta

In questi quattro anni, il percorso We Care è stato indirizzato alle classi quarte delle scuole superiori della città di Senigallia, per proporre dei momenti formativi rivolti ai più giovani in cui far incontrare l’umanesimo civile con alcuni princìpi dell’insegnamento sociale della Chiesa, in stile di dialogo ed ascolto.
Siamo arrivati a coinvolgere, in 4 anni, i 4 istituti superiori della città di Senigallia: il liceo E. Medi, l’istituto Corinaldesi-Padovano, l’istituto Panzini ed il liceo Perticari.
Si è trattato di un modo di incarnare l’educazione civica in stile partecipativo ed interattivo.
We Care ha avuto per sottotitolo: “la democrazia che vogliamo” ed ha cercato di essere un percorso strutturato per avvicinare i più giovani ad un esercizio maturo del voto, affinché abbiano gli strumenti per vivere e desiderare una democrazia di qualità.

Che fare per il futuro?

Il Team organizzatore ha vissuto in modo appassionante questi anni, faticosissimi e coinvolgenti.
Ci piacerebbe entrare in dialogo con la società civile, le istituzioni, le realtà educative di Senigallia per essere aiutati a decifrare i prossimi passi da compiere.

Centro Sociale casa della Gioventù
Fondazione Caritas
Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro

Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia
Pannolini lavabili posizionati sull'erba di un prato. Foto da pannolinilavanda.org

Una montagna di rifiuti. Tra ecologia e salute, l’idea dei pannolini lavabili a noleggio

I pannolini usa e getta rappresentano una delle voci più pesanti della raccolta indifferenziata. Costituiscono il 10-15% dei rifiuti non riciclabili. I tempi di smaltimento in discarica sfiorano i 500 anni a causa della presenza di polimeri chimici superassorbenti. Sono di fatto il pregio e il difetto del prodotto. Di fronte a questa montagna di scarti, stimata in 170 mila tonnellate all’anno solo in Italia e solo per quanto riguarda la prima infanzia, c’è chi propone idee alternative.

La cooperativa “Stella del Mattino” di Senigallia ha deciso di rilanciare una soluzione ecologica pensata già anni fa, i pannolini lavabili. Ce lo ha spiegato il presidente Giovanni Spinozzi, intervenuto a Radio Duomo Senigallia: la transizione è ormai necessaria. Per il benessere di tutti, pianeta compreso. L’AUDIO dell’intervista andata in onda nei giorni scorsi è ora disponibile qui.

Fondata nel 2006 e attiva nella gestione di un asilo nido locale, la cooperativa ha ideato un servizio innovativo, finanziato due volte dalla fondazione CariVerona. L’obiettivo è superare la barriera (anche psicologica) della gestione domestica, che spesso scoraggia le famiglie per il continuo ciclo di lavaggio e asciugatura.

Il progetto prevede un sistema di abbonamento e noleggio di pannolini lavabili, azzerando l’investimento iniziale per l’acquisto del corredo. Una lavanderia centralizzata e autorizzata dall’Ast si occupa del ritiro dello sporco, della sanificazione certificata con standard ospedalieri e della riconsegna dei pannolini puliti presso appositi centri di scambio distribuiti tra Senigallia, Ancona e Camerano. Ma altri potrebbero essere aperti con una maggiore domanda.

La riduzione dell’impatto ambientale è notevole: si va a eliminare una montagna di rifiuti, quella che si vede nella foto in alto. Si stima che nei primi tre anni di vita un bambino possa produrre qualcosa come una tonnellata di usa e getta. Non solo, la strategia dei pannolini lavabili (compreso il trasporto di consegna e ritiro) permette una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica complessive rispetto a quelli tradizionali.

Ci sono anche altri vantaggi. La scelta del tessuto offre rilevanti benefici sulla salute e pedagogici. Supportati dalle valutazioni di pediatri e ostetriche, i promotori evidenziano come i pannolini di cotone azzerino le classiche dermatiti e favoriscano una precoce autonomia dei piccoli nel controllo degli sfinteri. La naturale sensazione di umido stimola infatti la consapevolezza corporea, consentendo ai bimbi di abbandonare il pannolino intorno ai due anni di età, ossia con circa un anno e mezzo di anticipo rispetto alla media dei sistemi tradizionali.

Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi

Tutto molto bello, ma quanto costa? Anche il bilancio economico si rivela favorevole sul lungo periodo. Sebbene il costo del singolo cambio lavato e sterilizzato sia leggermente superiore alla media dei prezzi di un discount, il risparmio complessivo è garantito proprio dalla minore durata del percorso di svezzamento dal pannolino. Tramite la piattaforma dedicata (Pannolinilavanda.org), le famiglie possono configurare il servizio in base alle esigenze specifiche e alla taglia del neonato, ricevendo persino una scorta di emergenza per gestire la routine domestica in totale serenità.

L’iniziativa punta a un obiettivo ambizioso: ridurre i rifiuti conferiti in discarica, alleggerire il cairco ambientale tramite lo scardinamento di scetticismi e resistenze culturali. Così si trasforma una pratica ecologista in un servizio di prossimità accessibile e vantaggioso per l’intera comunità.

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Giovanni Spinozzi

Montemarciano e la giornata del creato: al centro del messaggio interreligioso ci sono ambiente ed ecologia

La diocesi di Senigallia promuove – tramite la pastorale sociale, del lavoro e per la salvaguardia del creato – la giornata per la custodia del creato che si svolgerà domenica 29 settembre, alle ore 16, alla parrocchia a Marina di Montemarciano. E’ un’iniziativa che si ripete ormai da qualche anno e che riveste una sua importanza anche perché dà slancio non solo all’impegno in chiave ecologista ma anche per il dialogo interreligioso. Perciò abbiamo pensato bene di intervistare il responsabile della pastorale senigalliese, Giovanni Spinozzi. L’intervista sarà in onda oggi, mercoledì 25, e domani, giovedì 26, alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 29 a partire dalle 16:50. L’audio è disponibile anche in questo articolo, assieme a un estratto testuale, cliccando il tasto “riproduci” del lettore multimediale.

Cos’è la giornata del creato, come si svolgerà e chi vi parteciperà?
Si tratta di un momento di preghiera interconfessionale, a cui parteciperanno il vescovo Franco Manenti per i cristiani cattolici, il rabbino Amos Zuares per la comunità ebraica di Ancona, Rachid Ouqqass vice imam del centro culturale Alnour per quanto riguarda la comunità islamica,  e padre Luca Santoro per i cristiani ortodossi. Ma sarà presente anche il sindaco Maurizio Grilli per il comune di Montemarciano, il quale ha concesso il patrocinio alla iniziativa. Dopo il momento di preghiera saremo stimolati da una riflessione di Adriano Sella, scrittore e conferenziere impegnato nella promozione dei nuovi stili di vita; laico missionario nella custodia del creato, per molti anni ha lavorato in Amazzonia, vedendo con i propri occhi la deforestazione più selvaggia e la distruzione del paese. Nell’ultima parte sarà presentato il progetto diocesano Fratello Sole, nato per l’efficientamento energetico e la promozione delle comunità energetiche (CER) nelle parrocchie e strutture della diocesi, tale progetto il mese scorso ha dato vita alla fondazione di partecipazione Fratello Sole, struttura giuridica a cui potranno appoggiarsi tutte le comunità energetiche del territorio diocesano. Poi terminerà con una festa e un rinfresco.

Da sottolineare c’è il carattere interreligioso dell’iniziativa: è stato un processo faticoso o è venuto naturale?
La ricorrenza è nata dalla chiesa ortodossa, poi la chiesa cristiana ha assunto questa giornata, creando un gruppo ecumenico. A Senigallia è la quarta edizione e si è voluto mantenere questo aspetto: abbiamo chiamato i nostri amici e appena abbiamo chiesto di pregare insieme, tutti hanno risposto positivamente.

Quindi non c’è sempre quel conflitto tra le religioni?
La narrazione è un po’ diversa da ciò che emerge sui giornali. Perlomeno qui a Senigallia nascono spontanee le collaborazioni. Il nostro vescovo Manenti, su richiesta di diversi ortodossi, ha concesso l’uso della chiesa del Carmine per il rito ortodosso data la crescente presenza di persone dalla Romania, dall’Ucraina e altri paesi.

Vivere insieme significa anche agire: queste sinergie come si concretizzano?
Tutte le giornate del creato nella nostra diocesi hanno sempre un risvolto concreto. Nelle ultime due c’è stata la riqualificazione del parco della Cesanella e sul fiume Misa le testimonianze delle associazioni che hanno aiutato dopo la catastrofe. Oggi si parlerà di comunità energetiche, l’input è arrivato dalla settimana dei cattolici a Taranto. Qui è stato incaricato Giovanni Ciriachi per riflettere su come avviare una comunità energetica. Si è scelta l’area di Marina di Montemarciano, Marzocca e Montignano, installando 47 kW di pannelli solari fotovoltaici sui tetti della parrocchia di S.Maria della neve e S.Rocco di Marina di Montemarciano grazie alla parrocchia, al progetto Fratello Sole ed alla coop. Sociale “Spazio Comune”. Di fatto sono il nucleo produttore iniziale per dar luce alla prima comunità energetica della diocesi. Occorre però una veste giuridica con un ente no profit che riceva gli incentivi statali per poi riversarli su progetti sociali o ridistribuire nelle comunità più fragili. E’ stata avviata quindi la fondazione di partecipazione Fratello Sole.

Quindi ci si potrà appoggiare a questa struttura giuridica? Come funziona?
Nello specifico, se io ho un pannello e non utilizzo tutta l’energia prodotta, ogni kwh in eccesso che non consumo io ma viene consumato da un altro, quindi condiviso, riceve un incentivo. Questo viene messo in una cassa comune poi da redistribuire ai più poveri o usarli per progetti di utilità sociale. La chiesa cattolica si è data come linee guida anche quella di destinare il 50% della quota di questi incentivi per i poveri e le necessità sociali. Quindi una comunità energetica rinnovabile e solidale. Non si deve essere credenti per poter aderire, ma si deve sapere che fino al 50% dell’incentivo non verrà redistribuito perché sarà usato per fini sociali, il resto si.

La locandina per la giornata del creato 2024

Quindi è stato creato il contenitore, ci sono i pannelli: quindi si può partire?
Tecnicamente attendiamo il via libera dello Stato, ma tutto è pronto. Poi si chiamano le famiglie e si parte.

Chi può partecipare?
Chi vuole, sia famiglie, sia persone giuridiche; così anche un negozio, una piccola azienda, un condominio, sapendo però che ogni realtà vale un voto e che quindi il commerciante con un grosso negozio non comanderà più degli altri. E’ molto democratica l’impostazione. Gli iscritti devono stare sotto la stessa cabina primaria che riceve la corrente ad alta tensione; nel nostro caso c’è quella tra Marina, Montemarciano, Marzocca e Montignano. Ma nella diocesi ci sono altre sette cabine primarie, quindi l’idea è quella di fare in totale otto comunità energetiche. Costi iniziali non ve ne sono ma serve un produttore che abbia una certa potenza per poter partire.

Verranno installati anche altrove?
L’idea è di installarli anche sulla canonica di Marzocca e poi sull’oratorio di Montignano. Ci si potrà iscrivere sia come solo consumatore sia nella duplice veste di consumatore e produttore, quindi “prosumer”. Entro un mese credo si potrà partire. Anche Cariverona ci ha creduto finanziando il nostro progetto risultato vincitore di un bando specifico.

Quindi tornando all’iniziativa di domenica 29 settembre, come si declina questa sensibilità con la  giornata del creato?
La giornata si celebrava anche prima, ma il punto di riferimento è l’enciclica “Laudato sì” del 2015, in cui papa Francesco ha messo chiaramente la questione ecologica al centro. Il rispetto del creato, la giustizia climatica, la sostenibilità verso i posteri e i cambiamenti climatici sono punti fondamentali del messaggio cristiano, un inedito. Poi c’è stata la “Laudate Deum” che è solo sui cambiamenti climatici, non era mai successo che la chiesa fosse così chiara su questo tema. Esiste quindi il peccato ecologico: chi inquina si deve confessare, come il peccato fiscale se non paghi le tasse. Si fa del male all’ambiente, al creato e ai posteri, quindi è stata posta la questione spirituale dentro la questione ecologica. Si fa leva sulla fede per richiamare sulla responsabilità ecologica. Per arrivare a obiettivi così importanti servono tutte le energie possibili, anche la spiritualità.

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