Fuori, in superficie, Kharkiv è una città fantasma. Solo pochissimi negozi sono aperti. La gente è andata via. Gli uffici sono chiusi. Per strada, i bambini non giocano più nei parchi. Ma la città è ancora attiva. Vive sotto terra, nelle stazioni della metropolitana, una rete sotterranea di vagoni e tunnel dove si dorme, si cucina, si studia, e dove i bimbi – nonostante le bombe – continuano a nascere. È don Vyacheslav Grynevych, direttore della Caritas-Spes Ucraina, a raccontare cosa succede sotto la metropolitana di Kharkiv, dove è stato nell’ultima missione per portare aiuti umanitari e condividere il lavoro che sta facendo sul posto la Caritas locale. «Sono rimasto sorpreso nel vedere come le persone si sono organizzate», racconta. Appena si entra nella metropolitana, nel gabbiotto dove prima si compravano i biglietti, ora ci sono persone che controllano l’ingresso. Un poliziotto ferma i “visitatori”, chiede i documenti e il motivo per cui chiedono di entrare. «Hanno quindi chiamato una donna che poi abbiamo capito essere la responsabile della comunità che vive in quella stazione metro». Una sorta di “minisindaco” scelto tra le persone più attive, capaci di relazioni e contatti con le autorità e le associazioni caritative locali.
Quando i russi hanno iniziato a bombardare la città, tutte le persone si sono riversate sotto la metro alla ricerca di un posto sicuro. C’era il caos più totale. Con i giorni che passavano, tutti hanno capito che non sarebbe stata una situazione provvisoria e che dovevano organizzarsi. Oggi, la stazione metro è diventata per molti una città dentro la città. Tutta la rete è stata adibita a centro di accoglienza dove possono vivere tra le 60 e le 70 persone a stazione. Il responsabile ha tra i vari compiti anche quello di gestire un registro delle presenze, con le uscite e le nuove entrate, in modo da evitare sovrappopolamento o posti liberi…
Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 19 maggio, cliccando qui. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena.
Mentre il combattimento imperversa a est dell’Europa e le vittime civili aumentano spaventosamente, la macchina dell’accoglienza è a pieno regime, nel nostro Paese e a Senigallia. L’azione di Caritas italiana nei territori martoriati dalla guerra continua quotidianamente, tentando di alimentare la speranza e supportando soprattutto gli ospedali dove curare i feriti e i luoghi di accoglienza per i bambini orfani: più di 500.000 le persone aiutate, assistite, confortate, nelle città più colpite dai bombardamenti ma non solo; fornite circa 500.000 tonnellate di aiuti di prima necessità, 23.000 pasti caldi al giorno e più di 5000 kit di igiene. Da qui la raccolta fondi Emergenza Ucraina sul sito ridiamodignita.it prosegue con vigore e generosità dei tanti donatori.
La cifra raggiunta è davvero ragguardevole e a tavolino Caritas sta studiando con cura a quali progetti destinare la cifra per utilizzarla nel modo più incisivo. Certamente parte dei fondi saranno spesi per garantire la migliore accoglienza e assistenza possibili ai profughi ucraini presenti ora nel territorio della diocesi, che iniziano a essere numerosi. Dai primi giorni a oggi Caritas ha accolto 18 persone, soprattutto donne con bambini, in alcune strutture preesistenti come Alberici, già CAS (Centro di accoglienza straordinaria) dedicato negli ultimi mesi ai profughi afgani, in fuga dal recente conflitto, che oggi si sono trasferiti in altri Paesi europei per avvicinarsi a parenti o nuove possibilità di vita. Altri ucraini sono stati sistemati in alcuni appartamenti dedicati alle accoglienze d’emergenza da Caritas e un buon numero è rientratonelprogettoSAI(Sistema accoglienza integrazione) che comprende…
Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 14 aprile, disponibile a questo link. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
“Valutiamo positivamente queste misure, che sono frutto di un percorso condiviso tra le realtà del terzo settore, la Protezione civile, i Ministeri del Lavoro e dell’Interno. Per la prima volta vengono messe al centro le realtà del terzo settore come soggetti con i quali interloquire e attrezzare una accoglienza in emergenza come quella degli ucraini. C’è una co-progettazione e una co-gestione che vede tutti partecipare congiuntamente a questo sforzo”. CosìOliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana, commenta le misure contenute nel ‘Decreto Ucraina’ relative all’accoglienza dei profughi ucraini nei territori, che ha ottenuto oggi la fiducia in Senato, dopo quella della Camera dei deputati.
Ad oggi sono 75.000 i profughi ucraini in Italia, di cui 5600 già inseriti nel circuito di accoglienza tradizionale (Cas e Sai). “Non sappiamo ancora se sarà necessario o meno attivare corsi di inserimento lavorativo o corsi di lingua intensiva perché dipende da come evolverà la situazione – osserva Forti -. Quindi proviamo a rispondere all’emergenza con uno strumento flessibile, ossia un sistema di accoglienza esterna complementare ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e ai Sai (Sistema accoglienza integrazione), che dovranno avere posti liberi per i migranti e richiedenti asilo che arrivano via mare”.
Le nuove normative prevedono anche, oltre alla protezione umanitaria temporanea per un anno rinnovabile per un altro anno, anche la possibilità…
Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 7 aprile, disponibile a questo link. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
Quante volte abbiamo parlato di pace, quando non c’era una guerra così terribile vicina a noi. O, se c’era come in Bosnia, non sapevamo cosa succedeva. Adesso c’è davvero, e la vediamo in diretta, in televisione. Quanti morti in un mese, ammazzati veramente. Plauto, commediografo latino, diceva: “homo homini lupus”, l’uomo è un lupo per l’altro uomo. E nella guerra ognuno vede nell’altro un nemico, il suo diritto su ogni cosa, anche sulla vita altrui. Ma Plauto è vissuto 22 secoli fa e non è cambiato niente.
Allora vorrei immaginare il giorno in cui improvvisamente ci sarà la pace. Dopo tanti attacchi, uccisioni, accuse, finalmente trionferà la ragione. Tutti intorno ad un tavolo per raggiungere un accordo e lavorare per il bene di tutte le nazioni. Persone di ogni età e di ogni fascia sociale, di ogni opinione politica e di ogni tendenza culturale, uomini e donne al cinquanta per cento. Ci vorrà sicuramente tanto tempo, ma quando verrà quel giorno…
Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 7 aprile, disponibile a questo link Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
giochi di pace in piazza Roma a Senigallia, durante una manifestazione contro la guerra in Ucraina
Un vecchio slogan di fronte al problema enorme della fame nel mondo, peraltro oggi quasi dimenticato, recitava: ‘Contro la fame cambia la vita’. Noi possiamo oggi dire: ‘Contro la guerra cambia la vita’. Per questo come chiesa di Senigallia non vogliamo rassegnarci alla guerra e dare il nostro contributo camminando insieme con tutti coloro che sono “artigiani di pace”, coma Papa Francesco chiama coloro che desiderano costruire una “architettura della pace”.
Le guerre non scoppiano all’improvviso, ma hanno la loro origine in tutta una terribile sequenza di scelte, soprusi, violenze e fallimenti dove la conclusionediventairrimediabile e dove i popoli sono poi chiamati a pagare il conto finale senza aver potuto intervenire sulle singole voci che lo hanno generato. Occorre rafforzare gli anticorpi per prevenire le guerre e “mettere in questione la nostra partecipazione (anche individuale) ad un ‘ordine’ economico, politico, sociale, ecologico e culturale che rende necessarie le guerre che lo sostengono”(Alex Langer,1991). Il rischio è che si gridi “Pace” da una parte, ma dall’altra ci si prepari alla guerra, con il rischio di tornare alla infausta definizione di “guerra giusta”.
E’ necessario intervenire “a monte” e allargare una solida base ideale e culturale di disposizione alla pace ed alla convivenza, disintossicando così cuori e cervelli. Per questo la chiesa di Senigallia propone alla diocesi uno strumento intitolato: ‘Scelte di pace possibile’. Uno strumento come un arco di pace che getta nella confusione della comunicazione alcune proposte concrete e praticabili da singoli, famiglie e comunità…
Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 17 marzo, cliccando qui. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena.
Ai tanti fattori di stress e di preoccupazione che affliggono l’individuo si aggiunge anche l’ansia da news. Non è solo una conseguenza del tempo presente contraddistinto dalla pandemia e dal conflitto russo-ucraino. Si tratta di un processo che colpisce il cervello umano da più di mezzo secolo, cioè da quando i media sono entrati prepotentemente nella quotidianità delle esistenze. Nessuno è potenzialmente esente da quella che l’architetto americano Richard Saul Wurman nel 1989 definiva “information anxiety” riferendosi a quella sindrome sociale (con ricadute psicologiche) causata dall’overload informativo.
Wurman intuì che l’estrema disponibilità di informazioni può inquinare le capacità di percezione e distinzione della realtà creando un gap crescente tra ciò che capiamo e ciò che pensiamo di aver capito. È sufficiente avere un “profilo social” non solo per leggere o editare contenuti, ma soprattutto per condividerli con il proprio pubblico. Questo protagonismo può rappresentare certamente un valore aggiunto.
Si pensi alla guerra in corso e alle immagini, ai volti, alle storie di coloro che la vivono in prima persona. Il soldato ucraino in trincea che rassicura i suoi genitori e subito dopo dice loro “vi amo perché non si sa mai” o i numerosi tweet giornalieri del presidente Zelensky al suo popolo e al mondo. Di contro…
Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 10 marzo, cliccando qui. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
Dalla vallata del Misa e Nevola si alza forte il grido “no” alla guerra. Le immagini, le testimonianze, le cronache dai territori ucraini invasi dalle milizie russe hanno fatto emergere la necessità del massimo impegno per una risoluzione pacifica del conflitto e di ogni controversia. Esigenza sentita non solo tra i cittadini ma anche tra gli amministratori comunali che hanno rilanciato verso la propria comunità appelli alla pace, iniziative di solidarietà e vicinanza ma anche proposto riflessioni.
Tra i gesti concreti, oltre alla raccolta di cibo, medicinali e vestiario che è partita dalla Comunità Ucraina delle Marche a Senigallia e che si è moltiplicata in altre singole iniziative, c’è chi manifesta. La cittadinanza, la parrocchia e gli amministratori di Barbara si sono infatti radunati nei giorni scorsi per un corteo (FOTO) in nome della pace, che si è concluso con un momento di preghiera in piazza Cavour.
Riflessioni sono arrivate invece da Corinaldo e Serra de’ Conti: «La tremenda emergenza umanitaria che in queste ore sta interessando il popolo ucraino ci richiede ancora una volta, come comunità e prima ancora come esseri umani, di fare ognuno la propria parte – ha spiegato il sindaco Matteo Principi. Per noi significa, come sempre, accogliere chi scappa da una guerra».
Sulla stessa linea d’onda gli amministratori di Serra de’ Conti «smarriti e impotenti di fronte all’orribile scenario bellico ucraino»…
Continua a leggere sull’edizione digitale di giovedì 10 marzo, cliccando qui. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
Mentre i nostri sguardi e i nostri cuori sono tutti rivolti al conflitto che si sta crudelmente combattendo a pochi passi da noi, quello che ci preme come chiesa diocesana, anche attraverso Caritas Senigallia, è essere presenti nel favorire la costruzione della pace e nell’informare con precisione su ciò che sta accadendo, anche dal punto di vista della solidarietà. “Sul fronte umanitario” è il titolo della serata di venerdì 11 marzo 2022, alle ore 21, in cattedrale a Senigallia. Per dare notizie di azioni solidali – in Ucraina ma non solo – sarà in collegamento Oliviero Forti, responsabile per le Politiche migratorie e la protezione internazionale di Caritas italiana. La sua voce di grande esperienza e professionalità, impegnato com’è soprattutto sul fronte dell’implementazione dei corridoi umanitari, ci aiuterà a comprendere meglio la complessa situazione a est dell’Europa e a tentare di immaginare possibili scenari futuri, anche dal punto di vista di aiuti umanitari sempre più adeguati. Da Kiev invece il collegamento con Caritas Ukraine, una delle due Caritas presenti in Ucraina e testimonianze di vicinanza alla popolazione assediata.
Venerdì sera la chiesa di Senigallia proporrà, grazie a un fascicoletto di approfondimento, un percorso con alcune scelte di pace possibile: ancora di più in un momento come questo, è fondamentale che tutti noi cerchiamo di impegnarci nell’educazione alla pace, partecipando anche alla manifestazione di domenica pomeriggio in piazza Roma, organizzata dalla Scuola di pace insieme alle comunità straniere presenti nel nostro territorio.
Ricordiamo che Caritas Senigallia ha attivato una raccolta fondi: basta andare sul sito www.ridiamodignita.it/dona/emergenza-ucraina o effettuare la propria offerta in parrocchia. Per informazioni telefonare al 34894050102.
La diocesi, attraverso Caritas Senigallia, apre una raccolta fondi per l’emergenza nata dal conflitto in Ucraina. L’appello è quello didonare attraverso la nostra piattaforma Ridiamo, che, con la massima trasparenza e nessuna trattenuta, fungerà da collettore delle offerte rivolte a Caritas italiana, la quale si impegna a trasferire l’intera cifra alla popolazione locale garantendo un aiuto reale e mirato. È semplice, basta andare suhttps://www.ridiamodignita.it/dona/emergenza-ucraina-aiuti-umanitari e cliccare sul tasto “Dona ora”, scegliendo liberamente la cifra che si vuole donare tramite bonifico o carta di credito. La modalità della donazione, in casi come questo, in cui le città sono bloccate all’accesso e lo scontro imperversa, rimane sempre la migliore per soddisfare i bisogni immediati di una popolazione in ginocchio e mettere in atto gli interventi umanitari necessari.
Mentre le truppe russe stanno invadendo nuove città ucraine e Kiev si trovasotto assedio, quello che più ci preoccupa sono le vittime civili e il rischio di una catastrofe umanitaria. Sono infatti previsti 4 milioni di sfollati nell’Unione Europea, di cui centinaia di migliaia già arrivati, e 7 milioni di sfollati interni al Paese. In questo quadro l’opera di soccorso di Caritas Ucraina è fondamentale e, proprio grazie alla rete internazionale che tiene unite, soprattutto nei momenti di emergenza, le Caritas di tutto il mondo, abbiamo compresoquale può essere il nostro miglior contributo a un Paese inaspettatamente devastato.Gli operatori in loco, insieme al sostegno psicologico e sanitario rivolto agli ucraini sconvolti dal conflitto, hanno già attrezzato centri polivalenti per aiutare gli sfollati, distribuendo generi alimentari, prodotti per l’igiene, medicinali, acqua potabile e prodotti per il riscaldamento, considerate le rigide temperature invernali. Devolvendo le nostre offerte a Caritas italiana, in strettissimo collegamento con Caritas Ucraina, Caritas Europa e le Caritas dei Paesi limitrofi (Polonia, Moldova, Romania), in prima fila nell’organizzazione dell’accoglienza, potremo dare il nostro aiuto per alleviare la sofferenza di milioni di persone ingiustamente colpite da questa guerra.
Sono in netta difficoltà il commercio e l’artigianato per quanto riguarda la città di Senigallia e la vallata. Che la crisi non fosse conclusa e che la pandemia l’avesse in qualche modo prolungata era risaputo da tutti; forse però in molti non sanno che nemmeno il tradizionale periodo dei saldi ha aiutato a risollevare le sorti di due comparti fondamentali per il tessuto imprenditoriale della zona. Ed è proprio così, con le attività che registrano un – 30% di fatturato rispetto agli anni precedenti.
Giacomo Mugianesi
«Con l’inizio dell’anno e l’arrivo dei saldi si sono registrati cali di fatturato di oltre il 30% su tutta la provincia – spiega Giacomo Mugianesi, responsabile Cna Senigallia – e così anche sulla spiaggia di velluto. Tra i motivi che hanno portato a questa situazione c’è sicuramente l’aumento generale dei costi e delle bollette, che spingono molte persone e famiglie a rinunciare a qualche acquisto non fondamentale, così come spaventa la crisi internazionale»…
Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 17 febbraio, cliccando qui. Sostieni l’editoria locale, abbonati a La Voce Misena
“Diciamo grazie a tutti coloro che stanno lavorando per noi. Perché è solo grazie a questa mobilitazione che possiamo essere sicuri di poter aiutare le persone in fuga dalla guerra. Per noi come organizzazioni caritative questo è il nostro campo di battaglia, essere a fianco delle persone, dei più poveri ma adesso tutta l’Ucraina è povera, sfollata, ed ha bisogno del nostro aiuto”. A parlare da Kiev è don Vyacheslav Grynevych, direttore della Caritas-Spes Ucraina. In queste ore in cui l’Ucraina è sotto attacco, l’emergenza sono i profughi. “La gente in questo momento si sta riversando sulle frontiere. La maggior parte è concentrata a Leopoli, al confine con la Polonia. Ma anche lungo i valichi in Slovacchia e Ungheria. E’ troppo difficile dire quante persone siano esattamente”. Caritas-Spes insieme a Caritas Ucraina, le due organizzazioni che fanno riferimento alla Chiesa greco-cattolica e alla chiesa cattolica latina, sono impegnate in prima linea, con i loro operatori e coordinatori ad accogliere le persone che hanno lasciato le proprie abitazioni. Tetiana Stawnychy, direttrice di Caritas ucraina, sta coordinando i diversi centri impegnati ad accogliere nei loro centri in queste ore è soprattutto lungo la linea di confine ad ovest del paese, i profughi in maggioranza donne e bambini, dice, in fuga dalla guerra. Si stanno distribuendo generi alimentari, prodotti per l’igiene, acqua potabile, e prodotti per il riscaldamento. Si sta fornendo assistenza sanitaria, supporto psicologico, assistenza alle persone anziane rimaste sole ed accoglienza. Operatori e volontari sono mobilitati per trasportare le persone più vulnerabili in zone più sicure. Particolare attenzione – dice don Vyacheslav Grynevych – è rivolta ai minori, tanto che la Caritas ha messo a disposizione nella parte più occidentale del paese 5 strutture di accoglienza dove assistere questi bambini. “La gente è arrivata nelle nostre chiese, nei nostri centri perché lì trovano un posto sicuro”, racconta il sacerdote. “Stiamo lavorando bene. Per ora tutti i nostri operatori stanno bene. Noi siamo a Kiev, alcuni momenti siamo obbligati a scendere nei rifugi ma quando passa l’emergenza torniamo in ufficio e continuiamo a lavorare e a rimanere in contatto con i nostri colleghi”.
Le Caritas Polonia, Moldova e Romania, sono in prima fila nell’organizzazione dell’accoglienza e chiedono un aiuto per far fronte a tale emergenza. Ieri sera, i vescovi polacchi hanno fatto appello ai fedeli e alle comunità cattoliche ad “aprire le nostre case, ostelli, centri di ritiro e tutti i luoghi in cui può essere fornito aiuto”. Riuniti in forma straordinario in Consiglio Permanente, i vescovi si dicono “colpiti dal brutale attacco della Russia all’Ucraina e pregano affinché coloro che sono al potere in tutto il mondo facciano sforzi determinati per risolvere il conflitto”. Era presente alla riunione anche padre Marcin Iżycki, direttore della Caritas Polonia che ha fatto il punto su come la chiesa polacca si sta organizzando per rispondere alle esigenze del momento. “Ci stiamo preparando per un aiuto a breve e lungo termine”, ha annunciato. Le Caritas diocesane offrono posti nei loro centri e sono pronte anche a distribuire tonnellate di cibo e pasti caldi ai valichi di frontiera. In Moldavia, la Caritas ha aperto tre centri (Chisinau, Palanca e Ocnita) per 500 posti letto.
Caritas Italiana fa sapere oggi di aver messo a disposizione 100 mila euro per i bisogni immediati e, in un comunicato, aggiunge: “Si stima che nei prossimi giorni tra uno e cinque milioni di ucraini potrebbero cercare rifugio in Europa, passando soprattutto attraverso la Polonia”. Sono già centinaia di migliaia sfollati e rifugiati nei Paesi limitrofi. Pronta alla solidarietà anche la la Chiesa cattolica in Ungheria. Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Ungherese (Ceu) ha incaricato la Caritas Hungarica (Caritas Ungheria) di “aiutare e di assistere con particolare attenzione e cura i profughi arrivati in Ungheria dall’Ucraina, collaborando con gli enti statali ungheresi e le altre organizzazioni caritative”. Mons. Tamás Tóth, Segretario generale della Ceu, rispondendo alla domanda dell’Agenzia d’informazione cattolica Magyar Kurir ha ribadito che la Conferenza Episcopale ha già depositato i primi 10 milioni di fiorini al conto corrente della Caritas Hungarica. La Caritas Hungarica, inoltre, ha annunciato una colletta per sostenere il lavoro che fanno in collaborazione con la Caritas Ucraina.
Macchine con civili in fuga da Kiev, capitale dell’Ucraina
L’Europa si sveglia con una guerra in casa. Abbiamo appena fatto in tempo a sperare per l’auspicata fine della pandemia – sembra un’altra vita – per poi ripiombare in un altro racconto dell’orrore. Tra qualche giorno si ricorderanno i trent’anni dall’inizio della guerra nella ex Jugoslavia (anche quella è Europa!): di nuovo distruzioni, profughi, morti, disperazione.
Utilizziamo i cookies per offrirvi un'esperienza di navigazione migliore. Cliccando su accetta acconsento all'utilizzo dei cookie.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.