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Tag: interviste

Francesca Ripanti

Ricerca scientifica: «l’Italia è ancora un imbuto»

C’è un dato che, più di ogni discorso o interpretazione, fotografa la realtà dell’università italiana vista con gli occhi di una giovane scienziata: 33 esami sostenuti durante il percorso di studi e soltanto due docenti donne incontrate lungo questo cammino. A raccontarlo è Francesca Ripanti, 35 anni, fisica e ricercatrice presso il dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente dell’università politecnica delle Marche. In un’intervista a Radio Duomo Senigallia, la studiosa ha tracciato un bilancio del suo percorso – di studi e professionale –  mettendo in luce le contraddizioni di un sistema, quello della ricerca scientifica, che fatica a rinnovarsi. L’AUDIO è disponibile qui.

Il grande tema affrontato da Ripanti riguarda l’accesso delle donne alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sebbene la narrazione comune parli di un mondo ancora precluso al genere femminile, la realtà osservata dai laboratori dell’Univpm è più sfumata. «Nella mia esperienza – spiega Ripanti – il divario tra studenti e studentesse è ormai quasi superato a livello di iscrizioni. In dipartimenti come scienze biologiche le ragazze sono la maggioranza, e anche in fisica o matematica, storicamente considerate ad appannaggio maschile, le classi sono ormai divise a metà». Il vero problema, secondo la ricercatrice, non è più l’accesso, ma la progressione: il cosiddetto “soffitto di cristallo”.

«Ci portiamo dietro una cultura del passato che si evidenzia nelle figure apicali: i professori e i ruoli decisionali sono ancora a stragrande maggioranza maschile. Quando ho iniziato, a Marina di Montemarciano, il commento medio era: “Fisica? Ma è una cosa da maschi”. Oggi le nuove generazioni soffrono meno questa disparità, ma l’esempio ai vertici manca perché chi occupa quelle posizioni ci è arrivato in un’epoca in cui le donne non accedevano a certe discipline». Un divario generazionale, quindi, che il tempo dovrebbe colmare.

Ripanti tocca uno dei nodi storici del sistema in Italia, descritto con la metafora di un imbuto rovesciato. «Il percorso post-laurea è una struttura bloccata. Non ci sono posti di dottorato proporzionati al numero di laureati, non ci sono sbocchi sufficienti». È il cosiddetto “collo di bottiglia”: una selezione dettata non dal merito, ma dalla scarsità di risorse. «Investire nella ricerca scientifica non è la priorità in Italia. Quando va bene, si tende a finanziare le aree con un riscontro pratico immediato, come la medicina applicata, dimenticando che senza la ricerca di base – quella che studia le leggi fondamentali della materia e della vita – non esisterebbe alcuna innovazione».

A pesare è anche il confronto con l’estero. Ripanti sottolinea come in Italia non solo sia insufficiente il sostegno pubblico, ma anche quello privato, che altrove compensa le carenze statali. Nemmeno momenti di grande orgoglio nazionale, come il Nobel a Giorgio Parisi, sembrano aver invertito la rotta. «L’entusiasmo per Parisi ha risvegliato i cuori dei cittadini, ma non ha portato benefici in termini di nuovi piani di finanziamento» alla ricerca scientifica.

Nonostante il periodo di «vacche magre» e il precariato dilagante, Francesca Ripanti si definisce «fortunata» per aver intercettato un treno accademico che la sta portando verso il ruolo di professoressa. E’ vero che il treno ogni tanto passa, ma bisogna farsi trovare pronti in stazione. E per fare quella valigia ci vogliono anni di studi e tanto impegno. Per questo il suo invito è rivolto ai giovani e alle giovani che guardano con timore alle facoltà scientifiche: «Non abbiate paura delle cose difficili. Cercare l’ignoto o provare ad aggiungere anche un piccolo tassello su una cosa che non si conosce è faticoso e frustrante, ma riempie di gioia quando lo si trova. Com’è che si dice? Se il lavoro è una passione, non sarà mai davvero un lavoro».

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don Emanuele Piazzai

Chiesa e fede: i passi da compiere verso una comunità che sia più “casa” e meno “azienda”

La necessità di rinnovare la trasmissione della fede, il confronto quotidiano con le realtà parrocchiali, l’impegno (e le fatiche) di chi opera sul campo, l’esperienza con giovani e meno giovani, l’apertura al sacro. Sono questi i cardini attorno a cui ruota il libro di don Emanuele Piazzai, viceparroco dell’unità pastorale “Nazareth” (che comprende Ostra, Casine e Pianello) della diocesi di Senigallia, intitolato “I suoi passi tracceranno il cammino per una trasmissione della fede rinnovata“.

Intervistato da Laura Mandolini, direttrice di Radio Duomo Senigallia e La Voce Misena, l’autore ha raccontato come il volume, pubblicato dalla casa editrice LDC, sia il frutto di un percorso di formazione che lo ha visto impegnato per mesi con circa trecento operatori pastorali della diocesi di Ancona. Da lì è nata l’idea di una raccolta, sistemazione organica e pubblicazione di quei contenuti. L’intervista, di cui qui pubblichiamo solo un estratto testuale, è in onda lunedì 15 e martedì 16 giugno, alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 21 alle ore 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm). Qui sotto trovate l’AUDIO dell’intervista.

Al centro del libro si colloca la convinzione, legata anche agli studi di teologia pastorale, che la Chiesa non debba inventare chissà quali strategie, ma semplicemente assecondare l’azione che lo Spirito Santo sta già compiendo nella storia. Il titolo del libro racchiude proprio questo invito: la pastorale autentica nasce da uno sguardo capace di scorgere dove il Signore sta camminando, permettendo alle comunità cristiane di rimettere i propri piedi nelle sue impronte. Ogni capitolo del testo propone un passo concreto per favorire questa conversione, offrendo un cambio di prospettiva. Un invito a superare lo scetticismo e a guardare con gli occhi della speranza, un po’ come papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II (celebre la frase: “Siamo appena all’aurora“).

Il volume affronta direttamente il nodo cruciale del perché molta della catechesi tradizionale non riesca più a generare una fede viva, individuando il problema non nel singolo percorso formativo, ma nell’identità stessa delle comunità cristiane. Don Piazzai suggerisce che il primo grande cambiamento debba essere il passaggio da una “comunità-azienda”, focalizzata su burocrazia, numeri e conti, a una “comunità-casa“. In questa dimensione domestica non servono riunioni continue o programmazioni rigide, ma diventa centrale la vita condivisa e un’accoglienza ospitale, capace di rispondere alla forte domanda di spiritualità che emerge nella società contemporanea.

Questa sete interiore trova un riscontro immediato nelle recenti ricerche sociologiche sui giovani, i quali si mostrano aperti alla figura di Gesù ma spesso distanti dai cristiani, percepiti come giudicanti o ipocriti. Di fronte a questo divario, l’autore sottolinea nel libro l’importanza della credibilità e della testimonianza vera. Le nuove generazioni cercano punti di riferimento che abbiano il coraggio di rischiare tutto per il Vangelo. Il testo evidenzia come il cristianesimo, la fede, debba diffondersi come un “profumo”, lasciando agire la grazia divina attraverso la costruzione di relazioni umane genuine, piuttosto che mediante sforzi organizzativi fini a se stessi.

Il volume, che vanta la prefazione del vescovo di Gubbio e Città di Castello Luciano Paolucci Bedini, si propone come uno strumento di discernimento concreto non solo per i catechisti, ma per i consigli pastorali e per tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Chiesa. L’obiettivo dell’autore è consentire alle comunità di superare l’immobilismo e di compiere il primo passo nel seguire le orme del Signore. In attesa della presentazione ufficiale dell’opera, prevista per la fine di luglio, il libro è già disponibile presso la libreria Mastai di Senigallia.

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Immagine di copertina del romanzo “In mezzo all’inferno” di Sergio Sinigaglia

Gli sfruttati che resistono “In mezzo all’inferno”: il nuovo romanzo di Sergio Sinigaglia

Abbiamo imparato a conoscere Sergio Sinigaglia come attivista – una delle colonne – dello spazio autogestito Arvultùra. Per chi non lo sa, è anche tra gli organizzatori della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton di Senigallia. Oggi lo conosciamo meglio come autore, dato che torna in libreria con “In mezzo all’inferno” (edito da PeQuod, 123 pagine, 15 euro). Il volume è stato recentemente presentato a Senigallia con il critico letterario Massimo Raffaeli (che lo ha recensito anche su il Manifesto). Si offre come un racconto lungo. Rapido, essenziale, capace di accendere i riflettori su quelle vite ai margini della società. Esistenze che, spesso, scegliamo di ignorare. Qui sotto, l’AUDIO dell’intervista.

Il titolo è un richiamo diretto a Le città invisibili di Italo Calvino. Un invito a «cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Il romanzo intreccia i percorsi di tre personaggi apparentemente distanti. Tanya, una giovane profuga arrivata dalla rotta balcanica; Geronimo, un cane meticcio sfruttato nei combattimenti clandestini; e Bruno, un ex insegnante finito a vivere in strada.

Sergio Sinigaglia
Sergio Sinigaglia

Nel testo confluiscono le tematiche più care alla militanza dell’autore, dall’antispecismo all’inclusione, dall’emergenza migranti alle politiche abitative. Un tema, quest’ultimo, vissuto in prima persona da Sergio Sinigaglia attraverso occupazioni di solidarietà nelle Marche. L’autore punta il dito contro una politica che ha abdicato il suo ruolo nella gestione dell’edilizia popolare delegandolo al mercato e all’imprenditoria privata. 

A unificare i tre protagonisti è inizialmente il comune sfruttamento da parte della malavita organizzata. La svolta avviene quando i loro destini si incrociano all’interno di uno spazio occupato da un collettivo anarchico. È in questa dimensione che le tre figure trovano un rifugio precario ma autentico, una parziale salvezza che li riscatta dalla durezza del presente.

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L'area alla foce del fiume Cesano dove sono in corso dei lavori

Lavori alla foce del Cesano: i dubbi tra impatto ambientale e continua antropizzazione

Sono stati avviati i lavori per la realizzazione di un nuovo parco naturale alla foce del fiume Cesano, zona nord di Senigallia. Ciò, come prevedibile, ha riacceso il dibattito sui delicati equilibri tra la valorizzazione turistica e la tutela degli ecosistemi costieri. Ne abbiamo parlato venerdì 5 e sabato 6 giugno su Radio Duomo Senigallia (95.2fm). Qui sotto l’AUDIO per chi volesse riascoltare l’intervento di Marco Giardini, ex presidente dell’associazione “Amici della foce del fiume Cesano”.

Il progetto prevede la nascita di una sorta di parco, arricchito da una pista ciclabile, da una nuova struttura commerciale adibita a punto ristoro e da un parcheggio. La previsione sta sollevando diverse perplessità tra i residenti e le realtà ambientaliste del territorio. Al centro delle preoccupazioni vi sono l’impatto dei lavori sull’ambiente storicamente incontaminato, la modifica della viabilità ciclabile locale e il posizionamento dei parcheggi a ridosso delle abitazioni del Cesano. Contro tale scelta progettuale è già stato promosso un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche per ottenerne una variante.

Sulla gestione dell’intervento è intervenuto Marco Giardini. L’ex presidente dell’associazione “Amici della foce del fiume Cesano” ha espresso il rammarico del sodalizio. Innanzitutto, per il mancato coinvolgimento della realtà locale nelle fasi decisionali. In secondo luogo, per le modalità con cui si sta procedendo alla trasformazione dei luoghi. Secondo l’esponente ambientalista, l’antropizzazione del sito, unita all’eradicazione quasi totale della flora spontanea originaria, era uno scenario assolutamente da evitare.

Giardini ha ricordato il valore scientifico dell’area. Venti anni fa, uno studio dell’Università di Camerino che ne celebrava la rarità in quanto foce non antropizzata e conservata allo stato naturale. Un patrimonio floristico finora utilizzato anche per scopi didattici con le scolaresche locali.

L'area alla foce del fiume Cesano dove sono in corso dei lavori che hanno visto l'abbattimento di un vecchio rudere, simbolo della storia locale
Alla foce del fiume Cesano sono in corso dei lavori. Abbattutto un vecchio rudere, simbolo della storia locale

Accanto alle problematiche ambientali, l’associazione solleva una questione culturale legata alla perdita della memoria storica del quartiere. L’apertura del cantiere ha infatti comportato la totale demolizione di una vecchia casa rurale locale. Il rudere per decenni è stato un riferimento per l’economia e la sussistenza delle famiglie meno abbienti della frazione Cesano.

Gli amici della foce del fiume Cesano non contestano la natura privata dei terreni né tantomeno la prevista piantumazione di specie arboree. Piuttosto, Giardini evidenzia come un confronto preventivo con i botanici, gli esperti e la cittadinanza avrebbe potuto evitare danni a un ecosistema unico. Non solo, avrebbe garantito uno sviluppo della costa più rispettoso delle sue peculiarità storiche e naturali.

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BeatleSenigallia 2026

BeatleSenigallia torna con l’ottava edizione: 22 eventi tra musica, teatro e cultura

Nel 2017 si faceva largo nella mente dell’allora comandante della polizia stradale di Senigallia Paolo Molinelli l’idea di un evento sui Beatles a Senigallia. Nel 2018 poi prese forma nella prima edizione di BeatleSenigallia che oggi – covid a parte – torna per l’ottava edizione. Nove anni dopo, quella scommessa di realizzare qualcosa sulla passione per il quartetto di Liverpool, si è trasformata in uno degli momenti culturali più attesi della provincia.

Dato l’inizio imminente del primo appuntamento per il 2026, abbiamo intervistato il fondatore di BeatleSenigallia. Qui sotto potrete ascoltarvi l’AUDIO dell’intervista a Paolo Molinelli, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) alle ore 13:10 e alle ore 20 di mercoledì 3 e giovedì 4 giugno. Replica domenica 7 alle ore 16:50.

L’ottava edizione prenderà il via l’8 giugno e si chiuderà il 4 settembre. Ben 22 eventi in 15 città e 2 province, per un totale di 28 giorni di spettacolo. Meno degli scorsi anni, ammette Molinelli con autoironia: «L’anno scorso erano 36 iniziative, un record. Quest’anno sono medaglia d’argento». Ma la qualità, a sentirlo raccontare, è sempre a un livello alto.

La prima novità dell’edizione 2026 è il luogo d’esordio: non una piazza, non un teatro, ma il centro commerciale Il Maestrale. L’8 giugno verrà inaugurata una mostra, e il 12 giugno è in programma un concerto nel pomeriggio. Una scelta che Molinelli giustifica richiamando la filosofia stessa dei Beatles: «Hanno sempre dimostrato che non c’è dicotomia tra successo e qualità. Erano in mezzo alla gente, e noi vogliamo esserlo allo stesso modo».

La rassegna è dedicata a Yellow Submarine, la canzone che nel 2026 compie sessant’anni. «La sanno tutti, anche i muri», dice Molinelli, e racconta di un bambino di prima elementare che a Pesaro, durante un concerto, si è avvicinato al palco per chiederla. Non era in scaletta, ma gliela hanno suonata lo stesso. «Piccoli fan crescono».

Gli appuntamenti spazieranno anche a Castelfidardo, nell’ambito del festival “I favolosi anni Settanta”, dove verrà inaugurata una mostra alla chiesa di San Francesco che resterà aperta tre giorni. Ancora: a Offagna (Buskers festival); Mondolfo; Sassoferrato; Sirolo e Fano. Qui Molinelli intervisterà Riccardo Russino, coautore insieme a Vincenzo Oliva di un libro dedicato a John Lennon dal titolo evocativo: “Parole, musica e contraddizioni di un genio inquieto”.

Il sottotitolo riassume bene la figura del musicista. Un uomo – come gli altri componenti – travolto dalla fama in un’epoca in cui nessuno sapeva ancora cosa significasse diventare celebri a vent’anni. Ha attraversato droghe, lutti e disillusioni per approdare, nei primi anni ‘70, a un impegno politico straordinariamente evocativo ma anche anticipatore di temi attualissimi. «Parlava di pace e di femminismo nel 1972», ricorda Molinelli, «quando in Inghilterra il femminismo era ancora quello delle suffragette della mamma nel film Mary Poppins».

Il cuore della rassegna si concentrerà però a Senigallia tra il 22 e il 26 luglio. Il 22, al monumento a John Lennon e alla panchina dei Beatles fatti realizzare dallo stesso Molinelli al parco della pace, andrà in scena un happening con gli artisti Stefania e Gaetano Ricci, Paolo Fornarole e Stefano Spazi. Dal 24 al 26, in piazza Roma, spazio a un atto unico teatrale dedicato proprio a Yellow Submarine, firmato da Vittorio Saccinto di Rose Bianche sull’asfalto, accompagnato da incursioni nel jazz con il duo composto da Stefano Coppari e Riccardo Federici.

Dopo Marco Ferradini e Francesco Baccini nelle edizioni precedenti, quest’anno l’ospite d’onore sarà Ricky Gianco, cantautore degli anni ‘60, amico di Gino Paoli, che racconterà in prima persona il suo incontro con i Beatles. Presenti anche Clarissa Vichi che si esibirà con un trio; e Gigi Cifarelli, chitarrista milanese di straordinaria tecnica, ospite a Corinaldo.

Ma BeatleSenigallia non si limita alla musica e in questa edizione torna a produrre una pubblicazione. Dopo la storia grottesca dell’incontro immaginario tra Mozart e i Beatles, e il catalogo della mostra alla Rocca Roveresca del 2024, il terzo libretto sarà dedicato a George Harrison: “The Quiet Beatle” per via della sua spiritualità. «Falsamente tranquillo», precisa Molinelli. Verrà presentato in anteprima a Fano e poi a settembre alla Rocca Roveresca.

Come sempre, tutti gli eventi sono gratuiti. E come ogni anno, alla fine della stagione, parte del ricavato delle attività verrà devoluto a un’associazione benefica: nel 2025 furono 1.300 euro destinati all’ANDOS, l’associazione donne operate al seno. Quest’anno ne beneficerà “Rose bianche sull’asfalto”, un’associazione senza scopo di lucro per la sensibilizzazione alla prevenzione della guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti, nata dopo l’incidente mortale costato la vita al 14enne Francesco “Saccio” Saccinto.

Molinelli non è musicista – ce lo ha confessato lui stesso – e forse è proprio per questo che è riuscito a costruire qualcosa di più di un festival: un ecosistema culturale potremmo definirlo, capace di coinvolgere artisti e generi diversi, di attrarre persone di qualsiasi età e livello d’istruzione, di includere piazze, chiese, centri commerciali e anfiteatri romani. Ogni anno trova il modo di reinventare qualcosa mantenendo fede a se stesso. «Da piccolo mi piacevano i Beatles. Mi sono invecchiato e mi piacciono ancora i Beatles», conclude. «Io sono veramente felice».

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Mario Massacesi, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Senigallia, è intervenuto a Radio Duomo per parlare di prevenzione del tumore da papilloma virus

Prevenzione sul papilloma virus, a Senigallia la ricerca scientifica si fa in centro (storico)

Il dibattito sulla sanità e sulla prevenzione vaccinale si sposta dalle corsie d’ospedale direttamente in centro storico. Sabato mattina, 30 maggio, dalle ore 10 alle 12, la biblioteca comunale Antonelliana di Senigallia ospiterà un incontro pubblico di fondamentale importanza medico-scientifica. Un evento sulla prevenzione del tumore del collo dell’utero e sulla diffusione del papilloma virus (HPV). 

L’iniziativa è nata dall’esigenza di fare chiarezza e contrastare l’ondata di disinformazione e fake news che ha investito il panorama post-pandemico. E’ stata promossa dal dottor Mario Massacesi, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale cittadino. Per l’occasione Laura Mandolini di Radio Duomo Senigallia (95.2FM) l’ha intervistato. Qui trovate l’AUDIO andato in onda nella rubrica “20 minuti da Leone”.

La storia della medicina recente dimostra come il cervico-carcinoma sia una patologia ampiamente anticipabile. Fino a qualche decennio fa rappresentava il tumore più frequente nella popolazione femminile. L’introduzione del Pap test prima e la diffusione del vaccino anti-HPV nei primi anni duemila hanno invertito drasticamente la rotta. Oggi, dove c’è una solida cultura dello screening, questa neoplasia legata al papilloma virus può diventare una malattia rara. E non fra un secolo, ma già nel periodo compreso tra il 2030 e il 2035. Anche la piccola realtà oncologica di Senigallia conferma il trend. I casi avanzati sono ormai rarissimi e colpiscono quasi esclusivamente pazienti che si sono trascurate per anni o prive di un percorso di prevenzione alle spalle.

Un punto cruciale su cui il dottor Massacesi intende fare luce riguarda i destinatari della prevenzione. Il papilloma virus è a trasmissione sessuale e non colpisce affatto solo le donne. Oltre ad essere l’agente eziologico del tumore del collo dell’utero, è infatti responsabile della stragrande maggioranza dei tumori del pene, della regione perianale e, in forte ascesa in entrambi i sessi, dei tumori dell’orofaringe. Per questa ragione, il sistema sanitario nazionale invita alla vaccinazione – gratuita – sia le ragazze che i ragazzi intorno ai dodici anni. Nessuno è immune dal problema.

Coinvolgere e sensibilizzare l’intera popolazione è l’unica strategia efficace per bloccare la circolazione del virus e proteggere l’intera popolazione. A differenza della profilassi per il Covid-19, sviluppata in tempi record, il vaccino contro il papilloma virus vanta oltre vent’anni di studi approfonditi che ne garantiscono l’assoluta sicurezza ed efficacia.

La genesi di questo convegno senigalliese ha un’origine del tutto insolita, legata all’attività umanitaria dell’équipe medica locale. Mario Massacesi, insieme ai colleghi Moreno Cicetti, Gabriele Pagliariccio, Rodolfo e Francesco Piazzai, fa parte di un’associazione di volontariato. Opera regolarmente negli ospedali delle Ande, in Ecuador. Proprio durante uno di questi viaggi è nata l’opportunità di invitare in Italia il dottor James Cook, un biologo di Filadelfia che tra gli anni ‘70 e ‘90 ha partecipato in prima persona alla realizzazione del vaccino anti-HPV.

L’incontro di sabato 30 maggio ruoterà attorno alla testimonianza dello scienziato americano. Offrirà anche una panoramica clinica e territoriale grazie agli interventi di altri esperti. Il dottor Maurizio Silvestri, segretario nazionale dell’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi), tratterà l’inquadramento clinico della patologia genitale. Il dottor Daniel Fiacchini, responsabile dell’Istituto di prevenzione e sorveglianza delle malattie infettive e cronico degenerative per l’AST di Ancona, illustrerà l’impatto dei vaccini sul territorio. Infine, la dottoressa Emanuela Vignoli della ginecologia di Senigallia spiegherà il funzionamento pratico dei programmi di screening locali. 

L’obiettivo comune resta quello di riportare la scienza in mezzo alla gente. Solo la conoscenza e la consapevolezza possono restituire ai cittadini la necessaria tranquillità per prendersi cura della propria salute.

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Massimo Monzio Compagnoni

8×1000: come funziona, perché è importante. Non solo per la Chiesa, ma per tutta la comunità

L’Otto per Mille non è un costo aggiuntivo per il contribuente, ma una scelta su come redistribuire tasse già versate. Lo spiega chiaramente Massimo Monzio Compagnoni. Il responsabile del Servizio di Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica è intervenuto a Senigallia. L’occasione è stata un incontro di formazione con i sacerdoti della diocesi proprio sul tema dell’8×1000. Abbiamo avuto la possibilità di fargli un’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm). Ecco nel lettore multimediale qui sotto l’AUDIO a vostra disposizione.

Lo 0,8% del gettito IRPEF complessivo viene destinato alle Chiese – cattoliche, valdesi, buddhiste e altre – oppure allo Stato, in proporzione alle firme dei contribuenti. Chi non firma non trattiene nulla: si limita a lasciare che siano gli altri a decidere per lui.

Una parte consistente di queste risorse viene impiegata nella cura del patrimonio ecclesiastico: chiese, oratori e locali pastorali. Si tratta di beni che, pur appartenendo alla Chiesa, svolgono una funzione pubblica e sono aperti all’intera comunità. Un esempio concreto è la cattedrale di Senigallia, chiusa dal novembre 2022 a seguito del terremoto che ha colpito la costa adriatica. E’ ancora in attesa di interventi significativi per poter essere restituita ai fedeli e ai cittadini.

I fondi dell’8×1000 finanziano anche il sostentamento del clero, e su questo punto Monzio Compagnoni fa chiarezza. I sacerdoti non ricevono alcuno stipendio dal Vaticano. Un sacerdote appena ordinato percepisce 800 euro mensili per dodici mensilità. Un vescovo al termine del suo mandato, a 75 anni, arriva a 1.600 euro. Il 70% del costo complessivo del clero italiano – che conta circa 31 mila sacerdoti distribuiti in 25 mila parrocchie e 227 diocesi – è coperto proprio dall’Otto per Mille.

Il terzo grande ambito di utilizzo dell’8×1000 è quello caritativo. Nel 2024 la Chiesa Cattolica ha destinato 280 milioni di euro in opere di carità. 150 milioni alle diocesi, 50 milioni a iniziative nazionali e 80 milioni a progetti nei paesi più poveri. La sola Caritas ha erogato quasi 4 milioni di interventi. E’ riuscita a raggiungere circa un milione di persone, attraverso mense, dormitori ed empori alimentari. Un sostegno che si affianca al welfare statale in un Paese in cui il 10% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Monzio Compagnoni dedica anche spazio a sfatare i luoghi comuni più diffusi. La Chiesa non è finanziata dal Vaticano, che non contribuisce alle spese del clero italiano. Non è esentata dalle tasse in modo generalizzato. Non le paga solo sui beni destinati all’uso pubblico, esattamente come avviene per partiti, sindacati e fondazioni. E non è ricca come si crede: l’intero patrimonio immobiliare copre appena il 5% del costo dei sacerdoti. Il dato forse più sorprendente, però, è un altro. Dopo 40 anni dall’introduzione dell’8×1000, 7 cattolici italiani su 10 ignorano come viene sostenuta la propria Chiesa.

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Fosforo, la festa della scienza, edizione 2016, a Senigallia

Scienza, al via Fosforo 2026 tra intelligenza artificiale e pannolini lavabili

«Siamo partiti 16 anni fa rivolgendoci principalmente alle famiglie, ma oggi parliamo a tutti: dai ragazzi di TikTok che riscoprono la scienza attraverso i social, fino ai turisti che passeggiano sul lungomare». A dirlo è Mattia Crivellini, direttore di Fosforo: la festa della scienza, intervenuto negli studi di Radio Duomo Senigallia per la rubrica “20 minuti da Leone”. L’intervista è riascoltabile qui oltre che sulla frequenza 95.2 FM.

L’edizione 2026 della kermesse, in programma dal 21 al 24 maggio, si presenta come un cantiere aperto di innovazione, manualità e riflessione geopolitica, guidato da una parola chiave che quest’anno risuona più forte che mai: trasformazioni. La prima grande trasformazione è strutturale. Per ragioni di ordine pubblico legate alle recenti elezioni politiche, il festival abbandona la piazza e si concentra interamente all’aperto nel vallato della Rocca Roveresca.

«Tutta la festa all’aperto sarà lì – spiega Crivellini –. Troverete stand, spettacoli, un camioncino in cui entrare per scoprire la bellezza delle onde gravitazionali e persino un “robo-cane” che pascolerà sul prato della Rocca. Vogliamo raccontare la complessità del mondo in cui viviamo, dall’instabilità geopolitica all’avvento dell’IA, senza semplificare ma offrendo gli strumenti per capire».

Il festival adotta l’approccio rigoroso ma accessibile della “scuola Angela”: cucire addosso a ogni tema scientifico il vestito divulgativo più adatto. Si va così dalla cucina alla fisica, passando per la realtà virtuale (Fosforo VR) allestita alla Rotonda a Mare, dove i visitatori – grazie a visori 3D e video a 360° realizzati con i droni – potranno esplorare i borghi arancioni delle Marche o viaggiare istantaneamente dalla spiaggia del Conero al Lago di Pilato, simulando le “passaporte” di Harry Potter.

Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale entra nel vivo non solo nei dibattiti, ma nella gestione stessa del festival. Crivellini, che venerdì sera sarà sul palco del Teatro La Fenice con lo spettacolo “The AI Era” (ironizza: «Sarò l’ospite che farà meno strada da casa al palco della storia di Fosforo»), ha svelato un retroscena sorprendente sul dietro le quinte della manifestazione.

Il nuovo portale del festival (fosforo.me) è stato interamente sviluppato in pochissime settimane da un team ridottissimo, grazie all’uso di sistemi generativi: «Gestisce ospiti, logistica, cibo e prenotazioni. Sono 120.000 righe di codice sviluppate dall’IA. Se venerdì sera alla Fenice il lettore QR code dei biglietti non dovesse funzionare, in fondo sarei rassicurato: significherebbe che l’errore umano resiste! Scherzi a parte, questi strumenti sono “pappagalli”, ripetono probabilisticamente senza un pensiero dietro, ma ti permettono un livello di personalizzazione sartoriale prima impensabile».

Presentata alla rotonda a mare di Senigallia l'edizione 2026 di Fosforo, la festa della scienza
Presentata alla rotonda a mare di Senigallia l’edizione 2026 di Fosforo, la festa della scienza

Se il Teatro La Fenice e la Rotonda saranno i poli della tecnologia e delle mostre (quella fotografica in collaborazione con Canon Italia, Polo 9 el’istituto Panzini), la Biblioteca Comunale Antonelliana rimarrà il quartier generale dei laboratori didattici per i più piccoli. Tra i progetti più curiosi e di forte impatto ambientale spicca quello legato ai pannolini lavabili, finanziato da Fondazione CariVerona in collaborazione con Salus Familiae e coop. Stella del Mattino. Sabato mattina alle 10:30, l’ostetrica Marianna Lombardi e la nota pediatra “social” Carla Tomasini spiegheranno come abbattere l’impronta ecologica delle neo-famiglie attraverso un sistema virtuoso di economia circolare: una lavanderia industriale specializzata si occuperà del ritiro, del lavaggio e della riconsegna dei pannolini in appositi punti di raccolta nei comuni marchigiani. «Quando vedi l’enorme montagna di immondizia generata da tre anni di pannolini usa e getta, inizi a pensarci sul serio», sottolinea il direttore.

Le attività dedicate alle scuole sono già entrate nel vivo, mentre il programma per il grande pubblico si svilupperà da giovedì (oggi) fino a domenica sera, 24 maggio. Grazie ai finanziamenti di Comune, Regione Marche e del GIS (Gruppo Imprenditori Senigalliesi), tutti gli eventi di Fosforo sono completamente gratuiti. Molte attività sono a fruizione libera nel Vallato della Rocca, mentre per i laboratori e gli spettacoli a posti limitati (come quelli del Teatro La Fenice) è necessaria la prenotazione sul sito.

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Enrico Di Marino

Montemarciano scommette su giovani, conti in attivo e opere pubbliche

C’è una politica di concretezza e buon senso, che parla di conti in ordine e di lavori pubblici; ce n’è anche una che offre opportunità ai giovani. Una politica che li coinvolge direttamente nell’amministrazione pubblica, facendoli misurare con numeri, documenti e cantieri. A Montemarciano queste due politiche sembrano andare di pari passo. Ospite della rubrica “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) è stato Enrico Di Marino, capogruppo in consiglio con Progetto Montemarciano. Il 22enne ha tracciato il punto sulla svolta amministrativa del comune. L’audio dell’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Eletto a soli 19 anni al fianco dell’attuale sindaco Maurizio Grilli, Enrico Di Marino ridimensiona la disillusione olitica dei giovani: «Quelli interessati alla politica sono molti più di quanti si pensi», ha spiegato, lanciando un appello ad ascoltare le nuove leve senza pregiudizi e a sostenere i giovani nel loro impegno politico.

Il banco di prova per quanto riguarda il Comune di Montemarciano è stata la seduta consiliare del 29 aprile scorso. Nell’occasione c’è stata l’approvazione del rendiconto di bilancio 2025 e del piano triennale delle opere pubbliche. L’ente si lascia alle spalle una situazione finanziaria delicata. Il disavanzo ereditato, che ammonterebbe secondo Di Marino a circa 1,5 milioni di euro, bloccava gli investimenti. Il secondo bilancio consecutivo chiuso in positivo, con un avanzo di circa 280 mila euro, apre invece nuove opportunità.

Un tesoretto esiguo ma fondamentale, conferma Di Marino. Ma permetterà di abbassare l’indebitamento dell’ente e finanziare le manutenzioni straordinarie, a partire dagli edifici scolastici e dai progetti futuri. Grazie ai fondi regionali, ministeriali e alla ricostruzione post-sisma, il piano delle opere pubbliche mette in campo importanti cifre: oltre 7,5 milioni di euro.

I principali interventi previsti sono per scuole e monumenti. Si metterà mano al miglioramento sismico per il plesso scolastico De Amicis-Falcinelli e per il santuario di Alberici, oltre alla messa in sicurezza dell’ingresso monumentale del cimitero. E ancora: grazie al suo recupero con fondi dell’8×1000, si potrà assistere alla riapertura del teatro Alfieri.

Altro capitolo è quello del lungomare di Montemarciano: la ciclovia Adriatica si integrerà con i lavori di ripascimento. L’infrastruttura comporterà una trasformazione totale della viabilità. A causa delle dimensioni della carreggiata, il lungomare diventerà molto probabilmente a senso unico. «Spero che un’infrastruttura così cruciale porti a una programmazione a lungo termine contro l’erosione costiera, magari in sinergia con i comuni vicini di Falconara e Senigallia», ha auspicato il capogruppo.

Infine uno sguardo a sicurezza e decoro. Il Comune ha ottenuto dalla Regione Marche un finanziamento di 90 mila euro destinato all’illuminazione pubblica. Permetterà la sostituzione dei vecchi corpi illuminanti con tecnologie LED, garantendo un risparmio sulle bollette energetiche e strade più sicure. Ma non solo. Montemarciano è stato tra i tre comuni della provincia di Ancona a beneficiare di risorse ministeriali per il potenziamento della videosorveglianza. Le nuove telecamere, che si aggiungono ai sistemi OCR per la lettura delle targhe già attivi ai confini comunali, avranno un duplice obiettivo: prevenire la microcriminalità e contrastare l’odioso fenomeno dell’abbandono selvaggio dei rifiuti.

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Una delle immagini esposte nella mostra "La spiaggia e il porto di Senigallia - Immagini e documenti da fine '800 a metà '900" al capannino degli Amici del Molo di Senigallia

Viaggio nella storia di Senigallia grazie agli Amici del Molo

Sabato 16 e domenica 17 maggio, il capannino sul molo di ponente si trasformerà in un custode della memoria cittadina. La Fratellanza degli Amici del Molo ha infatti organizzato una mostra di riproduzioni fotografiche tratte da cartoline storiche. Racconteranno a senigalliesi e turisti la spiaggia e il porto tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda al presidente Simone Paolini. L’intervista è sarà onda venerdì 15 alle ore 13:10 e alle 20, sabato 16 alle ore 20 e domenica 17 alle ore 17:15 sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm).

Le immagini provengono dalle collezioni di Carlo Carletti e Carlo Principi. Le ha digitalizzate lo storico ex presidente Leonardo Leoni. Proprio un mese fa, dopo 21 anni di guida, ha passato il testimone a Simone Paolini. L’archivio esposto rappresenta anche un piccolo miracolo di resilienza e volontariato. I pannelli erano andati distrutti durante l’alluvione del 2022 e sono stati ripristinati grazie all’impegno dei soci e al contributo del Comune.

Le cartoline offrono uno spaccato affascinante dei mutamenti sociali e di costume della città. Ma testimoniano anche la metamorfosi urbanistica del porto. Fino agli anni ’80 era un luogo produttivo, mentre oggi è un’area turistica, per rilsassarsi e fare attività all’aperto. Andando indietro fino ai primi del ‘900, il porto era sostanzialmente all’altezza dei portici Ercolani. Le imbarcazioni a vela ormeggiavano sotto l’albergo Roma. Non c’era il taglio della statale Adriatica. Immagini ben distanti dalla realtà di oggi determinata in gran parte dallo sviluppo della città anche in termini economici e demografici così come a livello di infrastrutture e viabilità.

Guardando al futuro, la fratellanza degli Amici del Molo continuano a investire sulle scuole, offrendo attività ludico-didattiche. I laboratori richiamano tutto il mondo marinaro, come la costruzione di barchette con legno di recupero e vela al terzo o da trabaccolo. Ma c’è un secondo fine: è quello di avvicinare i giovani anche alla memoria di ciò che c’è stato a Senigallia e dare opportunità anche di un ricambio generazionale.

Grandi novità sono previste anche per la sede. Dopo anni di annunci, finalmente nei primi mesi del 2027 dovrebbero partire i lavori di ristrutturazione del capannino. Verrà rifatto mantenendo la tipologia attuale con la vetrata. Continuerà quindi una casa di vetro, trasparente e accogliente, custode della tradizione marittima senigalliese.

Nel frattempo, la mostra La spiaggia e il porto di Senigallia – Immaginie documenti da fine ‘800 a metà ‘900” sarà aperta al pubblico il 16 e 17 maggio, la mattina dalle 10:30 alle 12:30 e il pomeriggio dalle 16:30 alle 19:30, presso il capannino degli Amici del Molo.
Per altre informazioni: amicidelmolosenigallia@gmail.com.

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Il capannino della fratellanza degli Amici del Molo di Senigallia
Il capannino della fratellanza degli Amici del Molo di Senigallia
Mohamed Malih

Senigallia, Mohamed Malih: «La politica è in ritardo su inclusione e povertà»

All’impegno associativo e sociale ha aggiunto da tempo quello civile e politico. E ora che si avvicinano le elezioni, ha tracciato la sfida per il futuro, che si intreccia con quella della comunità senigalliese in cui abita da anni. Stiamo parlando di Mohamed Malih, consigliere straniero aggiunto che ha fatto parte del consiglio comunale negli ultimi cinque anni. E’presidente di Stracomunitari, un’associazione di volontariato che si occupa di integrazione e assistenza delle persone di qualunque nazionalità. L’abbiamo intervistato all’interno della nostra rubrica “20 minuti da Leone”, su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) e qui vi riproponiamo l’audio.

La politica è un’estensione naturale dell’impegno che riversa nella sede di via Cellini con l’associazione Stracomunitari. Mohamed Malih ricopre il ruolo di consigliere straniero aggiunto. Una figura che può intervenire, presentare interrogazioni e partecipare al dibattito, ma a cui manca il tassello fondamentale del diritto di voto. «Lo straniero non ha ancora piena cittadinanza, anche se residente da anni», spiega Malih. «La politica è in ritardo rispetto alla società civile. Io stesso non ho mai chiesto la cittadinanza italiana per questioni burocratiche. Mi sento cittadino senigalliese per cultura e appartenenza».

L’attività dell’associazione Stracomunitari smentisce uno dei pregiudizi più duri a morire: quello di un’assistenza “di parte”. La distribuzione di generi alimentari alle famiglie bisognose segue un unico criterio: il valore ISEE. Gli aiuti sono per tutti: le famiglie assistite sono sia straniere che italiane. Tra le proposte che Malih ha avanzato c’è quella per la riduzione della TARI per le attività che donano eccedenze al terzo settore. Ssarebbe un magari piccolo ma comunque concreto incentivo per stimolare la solidarietà senza gravare troppo sulle casse pubbliche.

Tuttavia, le difficoltà restano alte su tanti fronti, come quello abitativo. A Senigallia, trovare casa per uno straniero è un’impresa. Per diversi motivi. Uno è di tipo economico: i proprietari di appartamenti (a volte anche garages) preferiscono gli affitti brevi estivi, più redditizi. Ma il secondo è di tipo sociale e psicologico: c’è una generalizzata diffidenza verso i ci ttadini di altre nazionalità perché persistono pregiudizi sulla solvibilità o sulla cura dell’immobile. Da qui la proposta. Mohamed Malih rilancia l’idea del Comune come garante per agevolare l’incontro tra domanda e offerta, una soluzione discussa da tempo ma mai resa operativa.

Il nodo delle seconde generazioni è l’altro grande tema toccato nell’intervista. Malih rifiuta le etichette etniche: il tema della “devianza giovanile” tocca molti ragazzi a prescindere dalla nazionalità. La soluzione, per lui, non è solo repressiva ma educativa: servono spazi di aggregazione. In questo è fondamentale il ruolo di scuole, oratori e associazioni. «Noi facciamo doposcuola, ma siamo stretti. Se avessimo più spazi, potremmo fare molto di più».

Tra i progetti “virtuosi” di cui Senigallia si può fregiare c’è certamente quello della street art alla parrocchia di Cesanella. I ragazzi di un numericamente importante gruppo, al centro di qualche dissidio con i residenti del quartiere, hanno dato una riqualificazioen dell’area parrocchiale in via Perugino, trasformando il potenziale disagio in arte e senso di appartenenza (ASCOLTA L’INTERVISTA QUI).

Tante le problematiche ma al futuro si può guardare con ottimismo, inannzitutto notando una maggiore partecipazione di giovani – anche di origine straniera – nelle varie liste elettorali, dai partiti alle liste civiche. Il suo obiettivo? Portare la figura del consigliere aggiunto oltre i confini comunali, magari con diritto di voto, nel consiglio dell’Unione dei comuni Le terre della marca senone e la Regione Marche, per dare voce a chi, oggi, la politica la vive ma non può ancora scriverla con il voto.

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Serra de' Conti, foto di Daniele Silvi tratta dal sito www.comune.serradeconti.an.it

Riorganizzazione comunale e ricostruzione post-alluvione: intervista al sindaco di Serra de’ Conti

Il sindaco di Serra de’ Conti, Silvano Simonetti, è intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia, a due anni dal suo nuovo mandato alla guida del comune. Ospite della trasmissione “Venti minuti da Leone”, ha tracciato un bilancio sui nodi nevralgici della vita amministrativa: dai servizi ai cittadini alle opere pubbliche, fino al dinamismo culturale del borgo della vallata Misa-Nevola. L’audio, in onda nei giorni scorsi sulla frequenza 95.2 fm, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Simonetti ha innanzitutto illustrato il lavoro di riorganizzazione interna dell’ente. Un impegno necessario per la segreteria comunale e per l’ufficio tecnico, dopo le dimissioni di architetto e ingegnere. Una prima soluzione è stata quella di ricorrere a figure professionali provenienti da altre amministrazioni in convenzione. Annunciata l’apertura dello sportello anagrafe anche il sabato, per la scadenza delle carte d’identità cartacee del 3 agosto.

Serra de’ Conti, il ponte di via Cone dopo l’alluvione 2022 (Foto: giugno 2025)
Serra de’ Conti, il ponte di via Cone dopo l’alluvione 2022 (Foto: giugno 2025)

Sul fronte della ricostruzione post-alluvione, Simonetti ha descritto una situazione ancora complessa a Serra de’ Conti. Due ponti risultano attualmente inagibili. Sono quello sul fosso di San Fortunato, la cui ricostruzione è affidata al Consorzio di Bonifica, e il ponte di via Cone, strategico per le zone artigianali. Per quest’ultimo, il Comune è già divenuto soggetto attuatore e ha affidato gli incarichi per la redazione del progetto esecutivo. Poiché la struttura portante del ponte non ha subito danni statici, l’amministrazione sta lavorando alla sua riapertura provvisoria a senso unico alternato. Una specifica ordinanza ne prevederà la chiusura in caso di allerta meteo arancione.

Un ulteriore nodo riguarda un ponticello in via Colle Leva. La scheda di danno era stata compilata dall’Anas ma non risultava tra la documentazione della struttura commissariale. Dopo accurate ricerche, l’amministrazione è riuscita a recuperarla e a trasmetterla al commissario Babini. L’obiettivo è far includere l’opera venga nel piano delle infrastrutture da ripristinare. È già stato effettuato un sopralluogo congiunto con i tecnici.

Silvano Simonetti
Silvano Simonetti

Sempre sui lavori pubblici, Serra de’ Conti ha ottenuto un finanziamento regionale di 300 mila euro per una strada legata alle attività vitivinicole e turistiche. A ciò si aggiunge un mutuo comunale di 324 mila euro, per un investimento complessivo di 624 mila euro.

Non manca l’attenzione alla vita culturale e associativa. Simonetti ha sottolineato il ruolo centrale delle associazioni locali nel garantire un calendario di eventi per tutto l’anno. Dalle questioni sociali ai giovani, dalle iniziative religiose agli appuntamenti turistici (la Moto Experience con migliaia di visitatori), e sportivi (la Sei Ore dei Conti). Il palinsesto è decisamente ricco per un piccolo comune. Tra le ricorrenze di rilievo, il 2026 segna il centenario della morte di suor Maria Giuseppina Benvenuti. Una figura di grande importanza storica e spirituale per la comunità. Da schiava proveniente dall’Africa riuscì a riscattarsi fino a diventare abbadessa del monastero di Serra de’ Conti.

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Falegnameria Oberdan Gregorini in via Tarducci, anni '20 del Novecento. Foto: Archeoclub di Corinaldo

Quando la campagna era un mondo a parte e il lavoro un affare di famiglia: una mostra a Corinaldo racconta la società tra ‘800 e ‘900

Una fotografia non ritrae soltanto un volto o un mestiere. Ferma il tempo. Cattura un’insegna, uno scorcio di facciata, un brano di manifesto strappato. Da tutto questo si può ricostruire un intero mondo che non c’è più. Ne è convinto Raoul Mancinelli, giornalista e saggista, che ha curato il catalogo della mostra “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900“, visitabile al teatro Goldoni di Corinaldo fino a giugno. Su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) è andata in onda la sua intervista, oggi disponibile anche qui.

La mostra è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Da anni raccoglie e valorizza materiali e fotografie d’epoca legate alla storia del comprensorio della valle del Misa-Nevola. L’esposizione si concentra sul mondo del lavoro in un arco temporale di grandi trasformazioni sociali, politiche, industriali ed economiche: quello in cui l’Italia periferica iniziava, con fatica e ritardo, ad affacciarsi alla modernità industriale.

Il racconto si concentra sull’economia mezzadrile, che nelle Marche dell’Ottocento rappresentava molto più di un semplice rapporto contrattuale tra proprietario e coltivatore. Era un sistema che strutturava la vita nella sua interezza. Che coinvolgeva tutti i componenti della famiglia. Chi voleva emigrare doveva chiedere il permesso al padrone, perché sottrarre un membro alla famiglia significava sottrarre braccia alla terra. Allora la logica familiare permeava ogni ambito della vita e dell’economia locale. Dall’artigianato al commercio, tutti i settori ruotavano attorno all’agricoltura e questa dettava i ritmi, i vincoli, persino le gerarchie.

Raoul Mancinelli
Raoul Mancinelli

Uno degli aspetti più significativi che Mancinelli mette in luce riguarda la frattura tra mondo rurale e urbano. A Corinaldo, nella seconda metà dell’Ottocento, solo un quarto della popolazione risiedeva nel centro abitato. Il resto viveva in campagna e accedeva raramente ai servizi del paese: si andava in città la domenica per la messa, dal medico in caso di malattia, dal padrone per necessità. Il mercato settimanale era il solo momento che univa le due realtà, il luogo in cui si comprava e si vendeva, certo, ma anche il principale spazio di socialità condivisa.

Proprio da quella frattura nacque la tradizione cooperativistica di Corinaldo. Si proponeva esplicitamente di includere i mezzadri e i piccoli coltivatori, fornendo servizi a categorie tradizionalmente ignorate o respinte. Promossa dal cento più agiato e dal clero locale con una spiccata vocazione solidaristica, diventa il primo ponte strutturato tra la città e la campagna. Nel dopoguerra quella tradizione si consoliderà con la cantina sociale e la stalla sociale, esperienze che hanno lasciato un segno duraturo nell’identità del territorio.

Cosa si è perso in questa trasformazione secolare? La risposta di Raoul Mancinelli è: la dimensione comunitaria, familiare, di prossimità che teneva insieme persone e generazioni. Il mondo iperconnesso ha prodotto un paradosso: siamo più vicini a chi è lontano e più lontani da chi ci sta accanto. Eppure qualcosa si era guadagnato. La disuguaglianza sociale, pur tornando oggi a crescere, ha conosciuto nel ‘900 una significativa compressione.

Tutto questo viene raccontato senza tante parole in una mostra – “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900 – che è stata inaugurata lo scorso 18 aprile. Rimarrà visitabile fino al 21 giugno al teatro Goldoni di Corinaldo. L’iniziativa è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Il catalogo è curato da Raoul Mancinelli.

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elezioni, votazioni, voto, schede elettorali, urne, referendum

Senigallia, elezioni: coalizioni compatte ma c’è l’ipotesi di un terzo polo

Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio si avvicinano ma il quadro politico non è ancora del tutto definito. Centrodestra e centrosinistra si presentano compatti, e oguno rivendica questo come fattore di reale novità rispetto al passato, mentre cresce l’attesa attorno alla creazione di un terzo polo di cui si dovrebbero conoscere gli esiti a giorni e quindi alla possibile candidatura di Marco Binci. Mancano poche settimane al voto e Senigallia si prepara a una sfida elettorale che si preannuncia combattuta. Da un lato il sindaco uscente Massimo Olivetti, 61 anni, avvocato, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e due liste civiche: “Senigallia al Centro” e “La Civica”. Dall’altro Dario Romano, 39 anni, manager d’azienda, ex presidente del consiglio comunale e attuale capogruppo del PD, alla guida di una coalizione di centrosinistra che riunisce PD, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, “Progetto Senigallia Riformista” e “Onda Civica per Senigallia”. Ma c’è un terzo polo. O perlomeno vorrebbe esserci. Di tutto questo abbiamo parlato su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) a “20 minuti da Leone”: vi proponiamo anche qui il servizio audio in onda lunedì e martedì alle ore 13:10 e alle ore 20.

Stando alle voci, potrebbe arrivare un terzo candidato. Marco Binci, 50enne di Iesi, professionista nel settore dei carburanti ed ex Movimento 5 Stelle, starebbe lavorando alla costruzione di un polo alternativo al tradizionale schema bipolare che da anni domina la politica cittadina. Il progetto raccoglierebbe il testimone lasciato cadere da Azione, il cui coordinatore locale Maurizio Perini aveva inizialmente lavorato all’idea che sarebbe dovuta «nascere per il mal di pancia di qualcuno» (ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURIZIO PERINI) per poi confluire nel sostegno al centrodestra di Olivetti. Binci ha dichiarato di conoscere bene la città, di frequentarla assiduamente e di avere le idee chiare sui suoi punti critici – il rischio idrogeologico in primis – e sulle sue potenzialità, a partire dal turismo, con l’obiettivo di renderla economicamente vivace in tutte le stagioni. Il nome di Michele Carboni, in un primo momento circolato come possibile candidato alternativo alle elezioni, sarebbe stato messo da parte proprio per puntare su Binci.
Il tempo però stringe: il termine per la presentazione delle liste è fissato a sabato 25 aprile, e fino a quel momento l’intera operazione resta avvolta nell’incertezza.

Quel che è certo è il lavoro che è stato fatto nel centrosinistra. Romano rivendica la solidità della propria coalizione, costruita – a suo dire – «senza accordi sottobanco ma attraverso un lavoro paziente e condiviso». Tra gli elementi che cita con soddisfazione c’è lo svolgimento delle primarie, che avrebbero dato nuova energia alla partecipazione civica, e il reinserimento in lista di Gennaro Campanile, storico compagno di viaggio con cui c’era stata una frattura, ora candidato indipendente nelle file del PD. Per quanto riguarda le elezioni, il programma del centrosinistra si concentra sulla qualità della vita nelle frazioni e nei borghi, con particolare attenzione ai servizi di prossimità, alle politiche sociali, alla casa, al lavoro, all’ambiente, alla mobilità e alla cultura. Romano promette una squadra rinnovata, con molti volti giovani e competenti.

Nel centrodestra il sindaco uscente Olivetti difende il bilancio del suo mandato sottolineando come – nonostante emergenze non da poco, vedi covid e alluvione 2022 – l’amministrazione abbia saputo gestire risorse proprie al di là dei fondi PNRR, chiudendo con un avanzo non vincolato di circa 7 milioni di euro. Il primo cittadino respinge le critiche di chi lo accusa di aver costruito il proprio bilancio sull’onda dei finanziamenti straordinari, precisando che meno di un quarto dei circa 100 milioni di lavori pubblici avviati proveniva dai fondi europei. Per il futuro, Olivetti punta sulla riduzione della pressione fiscale, sulla sicurezza, sullo sport per i giovani e sul welfare per la terza età, oltre che su una continuità nei lavori pubblici. Quanto all’europeputato Carlo Ciccioli di Fratelli d’Italia, intervenuto alla presentazione della lista in vista delle elezioni, ha ribadito la piena fiducia in Olivetti, definendolo persona competente e pragmatica, sottolineando al contempo la presenza in lista del consigliere regionale Corrado Canafoglia come garanzia di un filo diretto con la Regione Marche.

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Container e camion per il trasporto delle merci

Caro carburanti e guerra in Iran: l’autotrasporto italiano verso il blocco


Il conflitto tra Stati Uniti e Iran sta infliggendo un duro colpo all’economia globale e in particolare a quella italiana, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini del Medio Oriente. Lo shock energetico, che secondo gli esperti costa già oltre 7 miliardi di euro a famiglie e imprese per i rincari di energia e carburanti, ha spinto il settore dei trasporti sull’orlo del collasso. Ne abbiamo parlato con Samuele Renzi, presidente di Confartigianato Trasporti Marche, il quale è intervenuto a “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia (95.2fm). L’intervista è disponibile anche qui.

Nonostante lo sconto di 25 centesimi al litro introdotto dal governo a inizio aprile, il settore dell’autotrasporto denuncia l’inefficacia delle misure. Il prezzo industriale del gasolio è infatti aumentato così rapidamente da annullare ogni beneficio fiscale, portando i costi operativi delle aziende – di cui il carburante rappresenta fino al 35% – a livelli insostenibili.

Samuele Renzi
Samuele Renzi

Renzi, presidente di Confartigianato Trasporti Marche, ha lanciato un ultimatum chiaro: senza interventi strutturali come nuovi crediti d’imposta e la sospensione degli adempimenti fiscali per iniettare liquidità nelle imprese, il fermo dei servizi diventerà inevitabile. La data ipotizzata per l’inizio delle agitazioni è l’ultima decade di maggio.

Le conseguenze per i cittadini sarebbero drastiche. Un blocco dei tir significherebbe, nel giro di poche ore, la paralisi dei rifornimenti di prodotti freschi nei supermercati e l’esaurimento delle scorte di benzina e gasolio nelle stazioni di servizio. Anche il settore aereo è in sofferenza, con i prezzi del carburante raddoppiati che costringono le compagnie a razionalizzare i voli e ritoccare i listini.

Mentre la diplomazia internazionale spera in una rapida risoluzione del conflitto – di cui già si intravede qualche passo in avanti – per scongiurare una recessione europea, l’autotrasporto italiano resta in attesa di risposte certe, con lo spettro di un paese fermo.

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