Passa al contenuto principale

Tag: interviste

pannelli fotovoltaici, energia solare, green economy, sostenibilità

Comunità energetiche rinnovabili, a che punto è il progetto della Diocesi di Senigallia?

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) sono sempre più diffuse nei comuni del territorio diocesano. L’esempio di Serra de’ Conti, di cui abbiamo spiegato stato dell’arte e finalità in un recente articolo, e che trovate nella prima parte del file audio allegato, racconta di un territorio in fermento nella direzione della sostenibilità ambientale e dell’efficientamento energetico. Ma un altro attore si muove in questa direttrice: la Diocesi di Senigallia. Parliamo di CER con il professor Roberto Fazioli: il docente di economia della sostenibilità e della transizione energetica presso l’Università degli Studi di Ferrara, esperto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica MASE, ci ha dato alcune spiegazioni di tipo tecnico per comprendere meglio cosa siano le comunità energetiche rinnovabili. Con l’ingegner Giovanni Ciriachi, presidente della fondazione diocesana “Fratello Sole” che ha già avviato alcuni investimenti nell’ambito locale, avremo altri dettagli sul progetto e sulle finalità sociali e solidali. L’audio, in onda nei giorni scorsi, è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale.

Cosa sono le CER?

Cer è l’acronimo di comunità energetiche rinnovabili, organismi diciamo a metà strada tra il settore economico e quello ambientale: aggregano produttori e consumatori di energia rinnovabile con l’obiettivo di ottimizzare i consumi, limitare l’impatto ambientale e, non da ultimo, perseguire un fine sociale, come il contrasto alla povertà energetica e il sostegno a progetti di giustizia sociale.

I vantaggi

Roberto Fazioli ha chiarito i meccanismi e i vantaggi delle CER. L’idea di fondo è «minimizzare il prelievo di energia da fuori» attraverso l’autoconsumo. «Più una comunità è virtuosa nel consumare l’energia prodotta localmente, maggiore sarà l’incentivo statale». I benefici sono ambientali, con la riduzione delle perdite di rete e l’incentivo all’installazione di rinnovabili; ma anche di tipo economico e sociale: l’incentivo può essere usato per «attività di contrasto alla povertà energetica, valorizzazione del territorio, politiche di sensibilizzazione sull’ambiente». Chi aderisce riceve un incentivo, pur rimanendo libero negli approvvigionamenti, con un maggiore vantaggio per chi consuma e produce (prosumer). Anche la piccola impresa può partecipare, sia come produttore che come consumatore, beneficiando di incentivi (anche da PNRR e Repower EU) e creando un filone di attività costante nel tempo.

La fondazione Fratello Sole

Giovanni Ciriachi
Giovanni Ciriachi

La fondazione Fratello Sole, costituita dalla Diocesi di Senigallia, è l’ente giuridico già operativo che gestirà le diverse configurazioni di CER nel territorio diocesano. L’ingegnere Giovanni Ciriachi, presidente dell’ente, ha illustrato lo stato di avanzamento: la prima configurazione sotto la cabina primaria di Marina e Marzocca, con impianti che producono da luglio 2025, è stata registrata al GSE ad agosto ’25 e attende la validazione ufficiale. A breve sarà attivata anche la configurazione di Senigallia, che include l’impianto della parrocchia di Cristo Redentore e l’impianto più grande dell’azienda agricola della fondazione Opera Pia. A seguire sarà attivata la configurazione di Chiaravalle.

Il fine sociale e solidale

Il modello di Fratello Sole ha una forte impronta sociale: possono aderire soci produttori (con impianti sotto 1 Megawatt e allacciati dopo luglio 2024) e consumatori. Per i consumatori domestici (sotto i 20 kW), l’adesione è gratuita, ma non è previsto un vantaggio economico diretto in bolletta; il ricavato generato dal loro consumo, come ha spiegato Ciriachi, verrà destinato a un fine sociale comunitario scelto dai membri della comunità, in linea con l’ispirazione diocesana. In particolare, il 50% dell’incentivo statale è destinato ai produttori senza i quali la comunità non esisterebbe, mentre il restante 50% andrà a progetti comunitari, gestiti in collaborazione con la Caritas.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Serra de' Conti, foto di Daniele Silvi tratta dal sito www.comune.serradeconti.an.it

Serra de’ Conti, in dirittura d’arrivo la comunità energetica rinnovabile (CER)

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) non sono più un futuro lontano, ma una concreta realtà in rapida espansione anche a Serra de’ Conti. Tra i progetti che stanno nascendo nel campo della sostenibilità ambientale, dell‘efficientamento energetico e della solidarietà, c’è proprio quello che mira a raggiungere la maggior parte dei cittadini e delle aziende della zona urbanizzata serrana. Le informazioni ci arrivano dal sindaco Silvano Simonetti.

CER in dirittura d’arrivo

Il Comune di Serra de’ Conti è alle prese con la fase conclusiva per la costituzione della propria CER. «La costituzione è in dirittura d’arrivo, con statuto e atto costitutivo già registrati» ha affermato il primo cittadino. Il quale ha anche sottolineato come l’iniziativa fosse già prevista nel programma elettorale.

Il nodo delle cabine

Un elemento chiave del progetto è l’interoperabilità tra le due cabine primarie presenti sul territorio, pensata per raggiungere la maggior parte dei cittadini e delle aziende della zona urbanizzata, superando i limiti di adesione legati alla singola cabina.

Silvano Simonetti
Silvano Simonetti

Benefici condivisi

Dal punto di vista economico, l’amministrazione comunale ha deciso di dividere a metà i vantaggi generati dalla CER con gli aderenti, siano essi cittadini o imprese. «Chi aderisce deve avere il suo tornaconto», spiega il sindaco.
Ma la stessa comunità serrana ne ricaverà dei benefici: i proventi potranno essere destinati anche alla povertà energetica o a opere sociali. Un primo passo concreto sarà la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 100 kW sulla copertura del cimitero, che sarà collegato alla comunità energetica serrana.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Laura Giammichele

Fotografia, dai ritratti in studio agli scatti rubati in strada: intervista a Laura Giammichele

Un’artista a tutto tondo, capace di spaziare dalla grafica alla fotografia commerciale, dalla street photography al ritratto in studio e al reportage di viaggio: è Laura Giammichele, volto noto a Senigallia e non solo, che si prepara a inaugurare la sua mostra personale “Camei”. L’abbiamo intervistata per Radio Duomo Senigallia (95.2 FM): l’audio, andato in onda nei giorni scorsi, è ancora disponibile qui grazie al lettore multimediale.

L’esordio con l’analogico e la rinascita con il digitale

La sua passione per la fotografia è iniziata in gioventù, quando regnava l’analogico e la camera oscura permetteva – seppure nella sua complessità – di comprendere quali errori si commettevano e quali percorsi portavano alla giusta direzione. Impara l’arte e poi mettila da parte… e così ha fatto: per anni si è dedicata alla sua professione di grafica. «La fotografia è tornata nella mia vita circa 15 anni fa, con l’avvento del digitale che ha reso tutto molto più semplice», racconta l’artista. Un nuovo approccio, coinciso con la sua grande passione per i viaggi. «Quando viaggio, soprattutto da sola, mi muovo con una lentezza diversa – continua Laura Giammichele. Mi siedo in un bar o in una piazza, mi guardo intorno e qualcosa accade». Il suo non è un approccio tecnico accademico, bensì un mix di «esperienza, pratica, casualità e passione», che la porta a volte anche a prevedere una scena e decidere se raccontarla.

La persona al centro: in studio e in strada

Il punto focale della sua produzione è senza dubbio la persona, l’essere umano colto nelle sue espressioni e dettagli più autentici. «C’è sempre un film, un qualcosa che si rinnova in strada, un dettaglio che mi interessa» spiega. Laura Giammichele non si limita alla fotografia di viaggio e di strada, ma si dedica con altrettanta passione al ritratto in studio, sottolineando la differenza e il fascino di entrambi i generi. «La persona in strada è più ‘reale’ – ammette – ma è altrettanto bello creare una sintonia con chi si mette in posa davanti a te, vedere come l’iniziale imbarazzo lasci spazio alla personalità». Una parte significativa del suo lavoro è legata alla collaborazione decennale con un marchio commerciale senigalliese, per il quale realizza servizi fotografici che fondono moda e street photography.

“Camei”: il gioiello ritratto

La mostra che verrà inaugurata sabato 25 ottobre, alle ore 18 alla galleria Box/3 in via Fagnani 3 a Senigallia per la curatela di Simona Zava, si intitola “Camei”: è il frutto di una duplice passione. Da una parte un gioiello di famiglia, custodito gelosamente alla bambina che fu e che si lasciò affascinare dal piccolo ritratto inciso a bassorilievo; dall’altra il cinema, con quelle brevi apparizioni cinematografiche: una celebrazione dei protagonisti dei suoi scatti. L’esposizione presenterà un allestimento variegato: 14 ritratti a colori di amici e conoscenti, affiancati da una serie di ritratti in bianco e nero di sconosciuti catturati per strada. Un alternarsi voluto per mostrare le diverse sfaccettature della sua arte.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Don Gottfried Ugolini

La piaga degli abusi e la perdita di credibilità della Chiesa: intervista a don Gottfried Ugolini

Un approccio radicalmente nuovo e coraggioso è quello inaugurato dalla Diocesi di Bolzano-Bressanone nell’affrontare la piaga degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica. Il vescovo Ivo Muser ha messo fine ai tentativi di insabbiamento e alla difesa a oltranza delle istituzioni, chiedendo di guardare in faccia il dolore delle vittime e di assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Questo nuovo registro, per ora unico in Italia, ha preso forma con l’avvio di un’indagine indipendente sugli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili avvenuti nel periodo 1964-2023. Un’analisi cruciale, affidata a uno studio legale di Monaco di Baviera in collaborazione con un associato di Brunico, che rappresenta la prima fase di un progetto denominato “Il coraggio di guardare”.

A Senigallia, in un incontro tenutosi martedì 14 ottobre al Teatro Portone su invito del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, è intervenuto don Gottfried Ugolini, sacerdote e psicologo, responsabile del Servizio diocesano e figura chiave nel lavoro preparatorio del progetto. L’intervista, in onda su Radio Duomo Senigallia alle ore 13:10 e alle ore 20 di mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre, sarà in replica anche domenica 19 alle 17 circa. Il servizio audio, curato da Laura Mandolini nell’ambito della trasmissione “Venti minuti da Leone”, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale, assieme a una sintesi dell’intervista.

Il progetto: conoscere il passato per cambiare il presente

Intervistato a margine dell’incontro, don Ugolini ha spiegato la genesi di questa scelta inedita: «Una delle motivazioni è stata l’intuizione che non possiamo fare lavoro di prevenzione, di formazione, di sensibilizzazione senza andare alle radici del problema. Solo se conosciamo il passato possiamo cambiare il presente per un futuro migliore». Il progetto si articola in tre fasi: il coraggio di guardare al passato (l’indagine i cui risultati sono stati presentati a gennaio), il coraggio di guardare al presente (affrontare le sfide e le responsabilità verso le vittime e gli autori degli abusi) e il coraggio di guardare al futuro (implementare un cambiamento radicale di cultura e mentalità).

I risultati dell’inchiesta e l’ulteriore sfida degli istituti religiosi

Alla domanda sulla consistenza del fenomeno emerso dall’inchiesta, don Ugolini ha confermato di essersela aspettata, forte dell’esperienza del Centro di Ascolto attivo dal 2010, che ha visto oltre 100 persone riportare esperienze di abuso. Il sacerdote ha però sottolineato un punto dolente dell’indagine, che ha riguardato solo gli archivi diocesani, mancando all’appello quelli degli istituti religiosi, dove spesso sono attive scuole, asili e convitti. «È necessario fare chiarezza», ha ribadito, evidenziando che molte vittime di questi istituti si sono sentite escluse dai risultati.

Un esempio per la Chiesa italiana

L’approccio della Diocesi di Bolzano-Bressanone, favorita dalla vicinanza culturale con il mondo tedesco, è stato accolto con reazioni “molto positive” e ha suscitato interesse in tutto il mondo. Don Ugolini ha espresso l’augurio che possa diventare un incentivo per la Chiesa cattolica italiana, che «fa molta più fatica a fare i conti in modo indipendente con questo strazio degli abusi». Ha criticato l’atteggiamento di chi ancora oggi copre i colpevoli: «Questo è inaccettabile perché non è in sintonia con il Vangelo».

Clericalismo, potere e perdita di fiducia

Riflettendo sul suo ruolo di sacerdote interpellato profondamente da questo lavoro, don Ugolini ha individuato la necessità di una «radicale conversione», un ritorno alle origini del Vangelo. Ha individuato nel clericalismo e in un malinteso uso del potere le basi delle dinamiche degli abusi. La conseguenza più grave, ha concluso, è la distruzione della fiducia: «Abbiamo perso una grande credibilità e possiamo risolverlo soltanto se saremo sinceri, affidabili e lavoreremo con competenza». L’esperienza altoatesina ha di certo aperto una breccia in un muro – a volte fatto di omertà, paura e persino connivenza – che non può più essere tollerato.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Enea Barazzoni

Al via a Senigallia “La città che vogliamo”, un percorso di partecipazione politica sul bene comune

Senigallia si prepara alle prossime consultazioni amministrative che dovrebbero tenersi nella primavera 2026 con un’iniziativa che mette al centro l’ascolto e la partecipazione dei cittadini. La Diocesi, attraverso la Pastorale Sociale, del Lavoro per la Salvaguardia del Creato, insieme a Caritas e Casa della Gioventù, rilancia il percorso “La città che vogliamo” già ‘testato’ nel 2020. «Non si tratta di un’alternativa alla politica», come ha sostenuto Enea Barazzoni durante l’intervista a Radio Duomo Senigallia, ma «di un processo per rafforzare la comunità e far emergere i veri bisogni dei senigalliesi». L’AUDIO integrale è in onda mercoledì 8 e giovedì 9 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 12 alle 17 circa, ma è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Il progetto, «già sperimentato con successo in passato», riparte con l’obiettivo di «superare l’astensionismo e riscoprire il valore del coinvolgimento civico». La Pastorale Sociale e del Lavoro ha sottolineato che il cuore dell’iniziativa non è tanto il risultato tangibile (ben lungi dall’essere un programma elettorale o qualcosa di simile), quanto il processo in sé, fatto di ascolto e condivisione. “La città che vogliamo” è un percorso aperto a tutti, senza limiti di età, e si concentra sul bene comune, un concetto che supera l’interesse individuale.

L’ALTRA INTERVISTA – GIANMARIA SAGRATI

Le tappe del percorso: dalla presentazione ai tavoli di lavoro

L’iniziativa si articola in sei tappe principali. Il primo appuntamento è fissato per lunedì 13 ottobre alle 21 all’auditorium San Rocco di piazza Garibaldi. L’incontro sarà un momento di presentazione del progetto a tutta la cittadinanza e vedrà la partecipazione di Daniela Ciaffi, vicepresidente di Labsus (Laboratorio per la Sussidiarietà), che offrirà spunti sull’importanza e le difficoltà del coinvolgimento civico.

Si entrerà nel vivo domenica 26 ottobre alle 16 al seminario vescovile di via Cellini, luogo simbolo della resilienza locale dopo le devastazioni alluvionali. In un’assemblea, i cittadini saranno invitati a portare il proprio sguardo sulla città. Queste idee verranno mappate, votate e scremate per far emergere i macro-temi prioritari. Sarà un processo democratico, il che garantisce che i temi di discussione non sono predefiniti, ma scaturiscono direttamente dalla comunità.

I macro-temi identificati verranno analizzati in due sessioni di tavoli di lavoro, che si terranno giovedì 6 novembre e giovedì 20 novembre, sempre alle 20:30 e sempre al seminario vescovile. Questi gruppi ristretti saranno l’occasione per approfondire le tematiche e cercare di tradurre le idee iniziali in proposte concrete. Un aspetto cruciale di questa fase è l’attenzione posta sull’individuazione dei bisogni reali che si nascondono dietro le richieste materiali (es. cosa c’è dietro la richiesta di un parco, di una casa o di impianti sportivi). Per assicurare una guida efficace, l’organizzazione ha recentemente formato un gruppo di facilitatori, preparati a gestire i tavoli di lavoro e orientare la discussione verso l’ascolto e la gestione costruttiva di conflitti e diversità di vedute.

No a ‘liste della spesa’

Il calendario di appuntamenti promossi nell'ambito del percorso di partecipazione politica "La città che vogliamo"
Il calendario di appuntamenti promossi nell’ambito del percorso di partecipazione politica “La città che vogliamo”

“La città che vogliamo” non mira a produrre un programma elettorale, né a creare una candidatura ‘vicina’ alla Diocesi e nemmeno a ipotizzare un soggetto alternativo ai partiti politici. L’intento, come ribadito da Barazzoni, è duplice: rafforzare il dialogo comunitario e consegnare ai candidati sindaci un quadro chiaro dei bisogni emersi dalla stessa comunità.

«Non consegneremo ai candidati a sindaco di Senigallia delle proposte concrete in quanto tali, ma consegneremo un percorso che parte dai bisogni dei cittadini, dalle idee… Saranno loro, i candidati, ciascuno con la propria sensibilità, a farle convogliare, se lo vorranno nei propri programmi elettorali». Gli incontri conclusivi, le cui date saranno definite in base al calendario elettorale (presumibilmente a febbraio e marzo), si terranno al Cinema Gabbiano e serviranno a rendere conto ai partecipanti di quanto emerso e a confrontarsi coi candidati.

In conclusione l’iniziativa si pone come un atto di fiducia nella democrazia e nella partecipazione, un invito a non abituarsi all’astensionismo dilagante ma, anzi, a riscoprire la bellezza di un bene comune più grande dell’interesse personale. L’appello è rivolto a tutti i cittadini e le cittadine: la partecipazione è la chiave per dare voce alle diverse visioni e per far sentire ogni senigalliese parte attiva e valorizzata della stessa comunità.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Presentata a Senigallia l'edizione n. 14 delle "giornate FAI d'autunno"

Giornate FAI d’autunno: cinque tesori aperti tra Senigallia e Arcevia

Torna l’atteso appuntamento con le giornate FAI d’autunno, un’iniziativa che da decenni rinnova la «feconda alleanza tra cittadini virtuosi e migliaia di volontari», come l’ha definita il presidente Fai Marco Magnifico. Sabato 11 e domenica 12 ottobre saranno aperti al pubblico 700 beni storici, culturali e paesaggistici solitamente non fruibili di tutta Italia. L’edizione di quest’anno, la quattordicesima, si preannuncia ricca di scoperte, soprattutto nel territorio diocesano tra Senigallia e Arcevia. Nel servizio AUDIO – in onda lunedì 6 e martedì 7 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e che è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale – potrete sentire le voci di alcuni dei protagonisti dell’evento.

La missione del FAI: cultura, speranza e sostegno

L’iniziativa non è solo un’opportunità di fruizione, ma anche di raccolta fondi e di sensibilizzazione per il Fondo Ambiente Italiano (FAI), che quest’anno celebra anche i suoi 50 anni. La partecipazione è fondamentale: ad ogni visita, con una donazione libera, i cittadini potranno sostenere la missione della fondazione nel tutelare e valorizzare il ricchissimo patrimonio del Paese. Il contributo non è solo economico, ma anche civico e culturale: il FAI offre conoscenza, e i cittadini con la loro presenza offrono la forza per continuare a realizzarla.

Il programma nelle Marche: borghi e vino d’eccellenza

Le Marche hanno risposto all’appello del Fai con l’apertura di ben 46 beni, 5 nell’area senigalliese che mirano a coniugare la valorizzazione dei borghi e l’eccellenza vitivinicola locale. La delegazione FAI di Senigallia ha selezionato un percorso che spazia dalla storia rurale all’enologia di pregio. Come ha spiegato la capodelegazione locale, Maria Rosa Castelli, l’attenzione è puntata sul borgo di Nidastore ad Arcevia, risultato primo nel censimento dei “Luoghi del Cuore” delle Marche con quasi 12.000 voti, tra tutela e valorizzazione. I visitatori potranno ammirare mostre fotografiche, assaggiare prodotti tipici e assistere all’esibizione dei falconieri dell’associazione “Le ali della terra”.

Quattro le cantine che aderiscono all’iniziativa: Conti di Buscareto (Ostra), Villa Bucci (Ostra Vetere), Roberto Venturi (Castelleone di Suasa) e Opera Pia Mastai Ferretti (Senigallia). I proprietari racconteranno la storia delle loro famiglie e del vino, mentre i giovani apprendisti ciceroni guideranno i percorsi nelle vigne, evidenziando il profondo legame tra vino e territorio.

Le informazioni e l’elenco completo dei beni, con orari e dettagli, è disponibile sul sito fondoambiente.it.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Socializzazione e aiuto compiti all'associazione Le Rondini a Senigallia

Volontariato: Le Rondini di Senigallia “volano” verso un’altra sede

L’associazione di promozione sociale Le Rondini di Senigallia, attiva sul territorio da oltre vent’anni nel sostegno e nell’aggregazione dei minori, si prepara a un nuovo e importante capitolo della sua storia. Ne abbiamo parlato con Manuela Marchionni, volontaria ed ex presidente della realtà associativa locale, intervenuta ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. L’AUDIO integrale, andato in onda nei giorni scorsi sulla frequenza “solita” dei 95.2 FM, è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale.

Volontariato senza barriere

L’associazione Le Rondini si occupa di promuovere la socializzazione e il benessere psicofisico di bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni, favorendo lo sviluppo delle loro potenzialità cognitive e relazionali attraverso interventi socioeducativi. «Accogliamo bambini e ragazzi italiani e stranieri, senza limiti – ha spiegato Marchionni, aggiungendo che – attualmente sono prevalentemente di origine straniera, in maggioranza provenienti da Bangladesh, Pakistan, Ucraina e Albania». Le attività, svolte dal lunedì al venerdì, spaziano dal fondamentale sostegno allo studio pomeridiano (dalle 15:00 alle 17:00) a un vasto repertorio di laboratori creativi e formativi dopo la merenda (offerta grazie alla generosità di produttori locali) e momento di socializzazione. Tra le proposte degli ultimi anni: teatro, fumetto, cortometraggi, danza, musica, rap, educazione ambientale e produzione di scritti contro le discriminazioni.

Contrastare il disagio, prevenire la devianza

Oltre all’aggregazione, Le Rondini svolge un ruolo cruciale nel contrastare il disagio e nel prevenire la devianza minorile partendo dal contesto familiare d’origine. «La nostra missione è combattere ogni forma di disagio e devianza – ha sottolineato Marchionni -. L’associazione si trova spesso a intervenire in situazioni legate a marginalità, degrado, e vulnerabilità socioeconomica, collaborando attivamente con i servizi sociali del Comune di Senigallia e figure esperte come psicologi ed educatori». In alcuni casi, l’associazione è coinvolta anche in percorsi di messa alla prova, offrendo a giovani che hanno commesso degli errori l’opportunità di svolgere servizio di volontariato come percorso rieducativo. «È un modo positivo, più che punitivo, per riportarli nei binari» ha spiegato l’ex presidente.

La nuova sede e i lavori

Sono note le difficoltà legate alla ricerca di una nuova sede dopo aver lasciato i locali dell’ex collegio Pio in piazza Garibaldi. Dopo un periodo in una sede provvisoria e a pagamento in via Porta Mazzini 3 dove si trova ancora oggi, recentemente l’associazione ha ricevuto una notizia che infonde rinnovato entusiasmo: l’assegnazione di nuovi spazi in via Capanna, in locali di proprietà ERAP (l’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica) Marche. La notizia è fresca di assegnazione e rappresenta una svolta. Il quartiere, popolare e privo di altri luoghi aggregativi, trarrà enorme beneficio dall’arrivo dell’associazione. Tuttavia, il trasferimento definitivo è subordinato a un appello urgente alla comunità: la nuova sede necessita di importanti lavori di adeguamento e attrezzature.

L’appello alla solidarietà

Nasce dunque da questa situazione il caloroso appello che l’associazione Le Rondini lancia alla cittadinanza per raccogliere fondi (a questo LINK) e attrezzature. «Cerchiamo persone di buona volontà che condividano i nostri ideali di solidarietà verso i più fragili» ha concluso Marchionni. Per chi volesse contribuire con donazioni o supportare i lavori, è possibile contattare l’associazione recandosi presso i locali di via Porta Mazzini n° 3 (nel pomeriggio) o cercando tutte le informazioni sulla pagina facebook “Associazione Le Rondini”. Così saranno pronte per il volo nella loro nuova casa il prima possibile.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

elezioni, votazioni, voto, schede elettorali, urne, referendum

Astensionismo ed elezioni: un segnale verso qualcuno o un dispetto verso se stessi?

Ad “Appunti di vista“, la trasmissione di Radio Duomo Senigallia in cui si prova a riflettere sull’attualità (in onda il mercoledì dopo il GR delle 12:30 e poi in replica il sabato alle 12:30, alle 18:30 e alle 20:30, sempre su 95.2FM), abbiamo affrontato il tema dell’astensionismo, che è risultato lampante in queste ultime elezioni regionali svoltesi nelle Marche il 28 e 29 settembre 2025. Una tornata elettorale in cui si è visto che a votare c’è andato soltanto il 50% degli aventi diritto, cioè 660 mila marchigiani su circa 1,3 milioni di aventi diritto al voto. Una cifra impressionante, se non fosse per il fatto che siamo un po’ abituati a vedere dei significativi cali di partecipazione. Nel 2015 c’era stata una partecipazione leggermente inferiore, 49%, poi nel 2020 si era raggiunto il 60% del corpo elettorale e adesso si registra un nuovo calo di ben 10 punti percentuali. Cosa sta a significare? Ne abbiamo parlato con tre esponenti politici locali di cui vi forniamo anche l’AUDIO nel player integrato. 

Paolo Battisti (Movimento 5 Stelle): «Questo secondo me è il dato più triste, non è né chi ha vinto né chi ha perso, è il calo della partecipazione alle urne. C’è chi pensa di fare un dispetto a qualcuno non votando, in realtà il dispetto è solo verso se stessi, verso il futuro del Paese e soprattutto verso i nostri ragazzi, i nostri figli, i nostri nipoti. Forse è arrivato il tempo di smettere di tifare per una bandiera e iniziare a guardare le persone, quello che dico sempre io, chi sono, cosa propongono e se hanno davvero la capacità di realizzare quello che dicono, quello che promettono». «La rabbia c’è, è fortissima, ma se non si vota la rabbia resta impotente, perché non ci si informa, non ci si muove, non si pretende di più. Si crede che bastino andare a votare per mandare un segnale, ma loro, i politici, meno voti hanno e meno responsabilità hanno nei confronti del popolo, ci godono se noi non andiamo alle urne». 

Maurizio Mangialardi (Partito Democratico): «È un dato ormai che non ci deve sorprendere, la politica non riesce più a coinvolgere, dobbiamo fare uno sforzo bipartisan per farlo e dare esempio sui comportamenti, condannare reciprocamente soggetti che sono odiatori di professione, i leoni da tastiera. Dobbiamo cercare insieme e dare argomenti reali e non strumentalizzare quelli degli altri. Su questo dobbiamo fare un grande lavoro perché vedere dati così impressionanti vuol dire che Acquaroli governa con meno del 25% dei consensi su scala regionale ed è, al di là della proposta, veramente triste, non imbarazzante, proprio triste. Non va bene. Io ero il candidato presidente nel 2020, si sfiorò il 60% e in 5 anni perdiamo il 10%, è un dato che ci deve assolutamente ma tutti interrogare e riflettere». «Tra la gente si raccoglie uno scoramento, poi si ritrova un po’ di entusiasmo intorno alle persone, è capitato a me, è capitato ad altri, si ritrova un entusiasmo puntuale e anche questo non fa bene alla politica. Noi dobbiamo avere delle proposte e molti non sapevano neanche che ci fosse il voto, se non ci fosse stata una mobilitazione da parte dei candidati. L’entusiasmo, tutto, da una parte e dall’altra, era limitato ai soggetti che sono direttamente coinvolti e questo non può andare bene, non può andare bene e fa male alla politica ma fa male ai cittadini, vuol dire che perdiamo il senso della democrazia, perdiamo il senso della scelta della politica perché la politica è quella che determina il nostro fare quotidiano, che ci piaccia o meno, così è perché sennò poi lo determinano altre cose».

Massimo Bello (Fratelli d’Italia): «Diciamo che negli ultimi dieci anni se guardiamo le competizioni elettorali, amministrative, politiche, regionali ed europee ci accorgiamo che il dato dell’astensione è un dato importante, è un dato che raggiunge dei numeri importanti. Quindi ci dobbiamo interrogare un po’ tutti su questo dato dell’astensionismo che è un dato che preoccupa e credo che la soluzione vada individuata in tante ragioni che non provengono dalle ultime competizioni elettorali. C’è un percorso che questo astensionismo ha fatto nel corso del tempo, probabilmente c’è poca fiducia nella politica, c’è poco interesse nella politica. Noi dobbiamo tornare a creare la politica con la P maiuscola. Per fare questo ci dobbiamo lasciare da una parte la cosiddetta propaganda e parlare di politica di qualità. Quando non c’è un progetto politico di qualità è ovvio che i cittadini si astengono». 

Fateci sapere cosa ne pensate voi sul tema dell’astensionismo, su come tornare a coinvolgere centinaia di migliaia di persone che non vanno a votare. Scrivete a redazione@vocemisena.it.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Da sinistra: Maurizio Mangialardi (Pd), Massimo Bello (FdI) e Paolo Battisti (M5S).

Elezioni regionali Marche: le riflessioni post voto

Le recenti elezioni regionali nelle Marche, tenutesi il 28 e 29 settembre, hanno sancito una netta vittoria per il centrodestra. Il risultato ha imposto una profonda riflessione all’opposizione, che vede nella riconferma del presidente Francesco Acquaroli anche il segnale di errori politici che dovranno essere analizzati in vista delle prossime sfide elettorali, sia a livello nazionale che locale. Qui vi riportiamo una sintesi degli interventi di Maurizio Mangialardi (Pd), Massimo Bello (FdI) e Paolo Battisti (M5S): l’AUDIO dell’intervista ai tre esponenti, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) mercoledì 1 ottobre alle ore 20 e in replica giovedì 2 alle ore 13:10 e alle 20, e domenica 5 alle 17:10, è però disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Il centrodestra dei progetti concreti

Massimo Bello, presidente del consiglio comunale nonché esponente di Fratelli d’Italia, accoglie la vittoria come la conferma dell’impegno e del buon governo degli ultimi cinque anni. Il dato elettorale, afferma, è stato estremamente chiaro, una netta vittoria determinata dalla concretezza del lavoro svolto. Secondo Bello, i temi che hanno convinto l’elettorato sono stati principalmente gli investimenti infrastrutturali, la questione sanitaria e l’utilizzo dei fondi europei. Ma la differenza è stata nella proposta: il centrodestra ha presentato un «progetto per i prossimi 5 anni» su cui ha chiesto la fiducia degli elettori per continuarlo, mentre l’obiettivo del centrosinistra sarebbe stato quello di creare una «politica contro il governo Meloni» concentrandosi su temi nazionali e internazionali, fallendo nel proporre «programmi concreti».

Il centrosinistra analizza la sconfitta

Dall’altra parte, il centrosinistra prende atto dell’esito delle urne. Maurizio Mangialardi, esponente di spicco del Partito Democratico esprime una «marcata delusione» per la proposta di Matteo Ricci, che pur essendo «innovativa e di discontinuità» rispetto al governo Acquaroli, non è stata sufficiente a convincere la base elettorale. Mangialardi riconosce una «sconfitta netta» causata anche da errori di natura politica. Il dibattito, a suo avviso, si è troppo spesso spostato su temi nazionali e internazionali (come il tema della Palestina), inopportuni per una competizione regionale: «Se fossimo rimasti solo sui temi marchigiani oggettivamente si potevano trovare molte più fragilità e farle capire meglio ai marchigiani» afferma, ammettendo che concentrarsi su «infrastrutture, assetto del territorio, sanità o del problema di carattere economico» sarebbe stato più efficace. E poi c’è la questione delle liste civiche che potrebbero non aver allargato la platea di elettori ma solo eroso consensi all’interno del Pd.

Movimento 5 Stelle tra radicamento e campo largo

Paolo Battisti del Movimento 5 Stelle di Senigallia evidenzia la necessità di una «seria riflessione». Il M5S, pur facendo parte del «campo largo» con il centrosinistra, ha visto una contrazione dei voti (passando da oltre il 7% a meno del 6% rispetto alla precedente regionale). Battisti attribuisce il calo alla mancanza di un proprio candidato governatore in questa tornata elettorale. Il problema principale del M5S, secondo Battisti, risiede nella rappresentanza territoriale. Sebbene il partito sia forte a livello nazionale, è necessario «essere più a contatto con la gente» e costruire un radicamento capillare sul territorio. Caposaldo almeno per il momento è l’alleanza nel «campo dei progressisti», un percorso indicato da Giuseppe Conte. L’obiettivo, specialmente in città come Senigallia, è rendere la città un “simbolo” dove tutto il centrosinistra si allea su un «programma ambizioso ma realizzabile», basato su temi chiave come sanità, istruzione, casa, lavoro e ambiente, invitando a mettere da parte le divisioni.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Antonio Mastrovincenzo

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Antonio Mastrovincenzo (Matteo Ricci Presidente)

Si chiude con l’intervento di Antonio Mastrovincenzo, candidato nella lista “Matteo Ricci Presidente”, il ciclo di interviste di “20 minuti da Leone” in vista delle elezioni regionali delle Marche 2025. Il consigliere uscente ha analizzato il clima della campagna elettorale, definita «abbastanza tesa» per il forte coinvolgimento dei leader nazionali, e ha illustrato le priorità del centrosinistra unito, «un’occasione unica» per la regione. L’audio dell’intervista è disponibile grazie al lettore multimediale: basterà cliccare “play” o “riproduci”. Qui vi proponiamo un estratto testuale con i temi principali.

Il campo largo” come laboratorio nazionale

Il candidato ha sottolineato la rilevanza politica e simbolica della compattezza del centrosinistra marchigiano, che, a eccezione di una parte di Azione, si presenta unito. «Ha una grande valenza, è evidente che fa anche un po’ di laboratorio», ha dichiarato Mastrovincenzo, evidenziando come l’unità raggiunta non sia di facciata ma fondata su punti fermi condivisi tra le liste che sostengono Matteo Ricci. L’auspicio è che questo progetto, definito “Alleanza per il cambiamento” possa proseguire oltre la competizione elettorale.

Sanità: peggioramento e rilancio territoriale

Il tema più caldo della campagna elettorale, la sanità, è stato affrontato con un’immediata assunzione di responsabilità sugli errori del centrosinistra in passato e con una dura critica all’attuale gestione di centrodestra. «La situazione negli ultimi 5 anni è assolutamente peggiorata» ha affermato Mastrovincenzo, puntando il dito contro le liste d’attesa bloccate e i pronto soccorso intasati. Le ricette proposte dal centrosinistra si concentrano sulla medicina territoriale, sulla prevenzione e sulla riorganizzazione dei servizi sanitari.

Difesa del suolo ed economia

Sul fronte della difesa del territorio, in particolare a Senigallia e nella vallata, Mastrovincenzo ha indicato le vasche di espansione come «opere prioritarie» la cui realizzazione è ancora in sospeso, criticando il centrodestra che, pur vantando l’attenzione al territorio, nega a livello internazionale il «cambiamento climatico con tutte le sciagure che porta dietro». Per quanto riguarda la Zona Economica Speciale (ZES), pur riconoscendone l’importanza come opportunità il candidato ha sottolineato che di fatto «certifica la condizione non felice dell’economia marchigiana». Inoltre si è ancora nella fase di annunci e promesse elettorali: si parla di un disegno di legge e non di un decreto legge, il che ne rallenta l’attuazione. Per di più, senza alcuno stanziamento di risorse e senza considerare tutti i comuni marchigiani.

Lavoro tra precariato e formazione

Infine, sul fronte economico e del lavoro, il candidato ha posto l’accento sul problema dell’occupazione precaria, che affligge soprattutto giovani e donne, sottolineando come le Marche detengano il primato italiano per numero di lavoratori intermittenti. La proposta del centrosinistra si basa su incentivi alle imprese finalizzati alle assunzioni stabili e a un lavoro sicuro, in considerazione dell’allarmante aumento del 30% delle morti sul posto di lavoro nel primo semestre 2025 rispetto all’anno precedente. La formazione assume dunque un ruolo centrale, valorizzando l’istruzione tecnica superiore e ampliando l’offerta formativa per offrire alle imprese personale adeguatamente formato.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Beatrice Marinelli

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Beatrice Marinelli (Evoluzione della rivoluzione)

Beatrice Marinelli è candidata alla presidenza della Regione Marche con una lista civica “Evoluzione della rivoluzione” che si presenta per la prima volta all’elettorato marchigiano. Per saperne di più abbiamo realizzato un’intervista, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), che è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale. Di seguito una sintesi del suo intervento.

E’ la stessa candidata a presentarci la lista: «Evoluzione della rivoluzione è un movimento giovane che è stato concepito circa un anno e mezzo fa, ma che affonda le proprie radici in tanti anni di attivismo e impegno sui territori a difesa dei diritti e delle libertà. Noi veniamo da comitati spontanei, associazioni indipendenti, tutte autofinanziate, fatte da volontari che hanno abbracciato in varie zone delle Marche le battaglie per la tutela degli interessi diffusi, per i diritti fondamentali e per la tutela delle famiglie, dei lavoratori».

Tra i comitati fondatori, ad esempio sulla sanità, c’è il Comitato pro ospedali pubblici delle Marche, un comitato spontaneo storico della Regione, con oltre 20 comitati locali, «i cui primi nuclei risalgono ai primi anni 2000 e che si sono opposti alla chiusura drastica di ospedali, agli accorpamenti, allo smantellamento dei reparti». Ma altri nuclei vedono varie associazioni che si occupano di disabilità, associazioni che da anni lottano contro la privatizzazione dei servizi idrici dell’acqua, comitati di protesta e tutela dei lavoratori dalle imposizioni legate alla pandemia. «L’essere umano è il fulcro della nostra missione, della missione di Evoluzione della rivoluzione, in quanto soggetto dotato di doveri, ma soprattutto di diritti».

Forte il radicamento nella regione: «Il nostro luogo sono le Marche – afferma Marinelli – noi siamo tutti cittadini marchigiani, radicati sul territorio, i nostri candidati sono presenti capillarmente in ogni angolo della nostra regione e ne sono espressione, proprio perché la rivoluzione comincia da qui e deve essere dal basso. Non siamo frutto di compromessi politici o di accordi tra segreterie di partito» 

Una lista civica difficilmente collocabile negli schieramenti tradizionali: «Noi non siamo né con il centrodestra né con il centrosinistra. Non abbiamo nessun apparentamento e non vogliamo nessuna vicinanza con queste che riteniamo ormai delle scatole vuote, prive di qualsiasi ideologia e anche di qualsiasi progettualità. Centrodestra e centrosinistra hanno dimostrato di essere due facce della stessa medaglia, che rispondono alle stesse cerchie di potere che sono lontane e avulse dagli interessi e dai bisogni dei cittadini. Quindi la nostra collocazione è individuale, apartitica, asistemica. Post-ideologica si direbbe adesso, ma naturalmente rispettiamo il percorso individuale ideologico di tutti.  Il punto è che non c’è più una destra, una sinistra. C’è un sotto, un sopra, c’è un basso e un alto. E noi dal basso vogliamo riportare le cose all’ordine naturale. Rivoluzione viene dal latino. Revolvo significa proprio questo: ritornare all’ordine naturale». 

Evoluzione della Rivoluzione ha suscitato, negli incontri in giro per le Marche, grande interesse e curiosità.  Marinelli sottolinea ancora una volta la visione critica, perché è il motore del miglioramento. «Queste elezioni regionali devono essere un’occasione per i marchigiani da non perdere, perché se non si critica, se si accetta sempre quello che si riceve, ci si abitua alla logica del meno peggio. Dobbiamo uscire dalla logica del voto utile che ci hanno inculcato in questo bipolarismo spinto, che poi in definitiva è un oligopolio che assomiglia molto a una tirannia, perché le minoranze non vengono rappresentate, le istanze di poche, per quanto valide, non vengono più recepite ed ascoltate».

Segui La Voce Misena sui canali social FacebookInstagramX e Telegram.

Sergio Taccheri

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Sergio Taccheri (Democrazia Sovrana e Popolare)

Sergio Taccheri, candidato per Democrazia Sovrana e Popolare (DSP) a sostegno del candidato presidente Claudio Bolletta, ha delineato le priorità del partito in vista delle elezioni regionali 2025 ormai alle porte. Durante l’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), Taccheri, con un passato nella Lega, ha presentato DSP come un movimento trasversale e alternativo ai due blocchi centrodestra e centrosinistra, focalizzato sulla centralità del popolo e sulla lotta ai cortocircuiti politici. L’intervista è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale. Di seguito una sintesi del suo intervento.

Sanità: la proposta di sottrarre il bilancio alla politica regionale

Il nodo cruciale del bilancio regionale, dove la sanità assorbe oltre l’80% delle risorse, è al centro della sfida elettorale. Taccheri ha denunciato come la gestione regionale della sanità sia spesso preda di «cortocircuiti» politici, tra nomine facili e sperpero di denaro con l’uso dei medici a gettone. Da qui la proposta rivoluzionaria di DSP è di «sottrarre la gestione economico-sanitaria dalle mani della Regione e trasferirla a livello nazionale». L’obiettivo è eliminare l’influenza politica locale sulla sanità per indirizzare i fondi verso nuove attrezzature e l’assunzione di personale medico e ATA.

Sociale e famiglie

Per quanto riguarda un altro settore affine a quello sanitario come l’assistenza alle famiglie e alle fragilità, DSP propone un aumento significativo degli aiuti economici per sostenere le disabilità: 800 euro mensili per invalidità dal 34% al 99% e 1.200 euro mensili per invalidità al 100%. Cifre che secondo Sergio Taccheri potrebbero essere un segnale di dignità.

Difesa del territorio: le priorità

Riguardo alla tutela del territorio senigalliese e vallivo – ma l’esempio si può estendere anche ad altre zone delle Marche – reso fragile dalle recenti alluvioni, il candidato è intervenuto sul dibattito che c’è a Senigallia riguardo la ricostruzione di ponte Garibaldi. Si è detto assolutamente contrario all’attuale progetto del «ponte a brugola» per ragioni estetiche e funzionali. Meglio sarebbe invece utilizzare i martinetti idraulici per il sollevamento, in caso di piena, sia di ponte Garibaldi che di ponte degli Angeli, una soluzione che non stravolgerebbe le strutture e sarebbe più economica. Prioritaria è la prevenzione idraulica, attraverso la realizzazione celere delle casse di espansione necessarie. Da ultimo ha criticato le amministrazioni Ceriscioli e Acquaroli per i ritardi nell’esecuzione dei lavori e per non aver predisposto un piano efficace di salvaguardia del fiume Misa.

Economia e turismo

Sul fronte economico e turistico, in particolare a Senigallia, Democrazia Sovrana e Popolare si schiera contro le direttive europee calate dall’alto e percepite come dannose per il tessuto produttivo marchigiano, in particolare l’artigianato, le PMI e il turismo. La direttiva Bolkestein è stata definita una «maledizione per il turismo balneare di Senigallia», poiché favorirebbe le multinazionali a discapito delle famiglie locali che gestiscono gli stabilimenti da anni. Utile è un ruolo più forte della Regione per tutelare l’economia locale, contrastando le logiche europee almeno a livello nazionale.

La sfida dell’astensionismo

Sergio Taccheri ha concluso parlando dell’alto astensionismo, che il partito intende combattere proponendo «idee nuove» e un programma «semplice ma efficace». DSP mira ad attirare gli indecisi e i delusi della politica, vedendosi come l’unica vera alternativa al bipolarismo che definisce «le facce della stessa moneta».

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Fabiola Caprari

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Fabiola Caprari (Progetto Marche Vive)

In vista delle prossime elezioni regionali, Fabiola Caprari, candidata per la lista civica “Progetto Marche Vive – Matteo Ricci Presidente”, ha presentato la sua visione per la regione, criticando aspramente l’attuale amministrazione e proponendo un’alternativa basata su riforme e unità. L’intervista, andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) dove ogni giorno potete trovare una voce diversa, è disponibile grazie al lettore multimediale: basterà cliccare “play” o “riproduci” per ascoltare l’audio con le sue parole. Di seguito vi proponiamo una sintesi dell’intervista.

Sanità in crisi: il dipartimento salute

Caprari ha puntato il dito contro lo stato della sanità marchigiana, definendo i cinque anni trascorsi un fallimento, in particolare per l’aggravarsi delle liste d’attesa e l’inaccessibilità alle cure. «Un marchigiano su dieci non può permettersi le cure e rinuncia», ha dichiarato. La proposta di “Marche Vive” è l’istituzione immediata di un Dipartimento “Salute e Sanità” per un approccio completo che includa prevenzione e cura. «Non basta costruire i muri dei nuovi ospedali, bisogna organizzarli» con l’impiego di più medici e infermieri.

Sociale dimenticato, giovani emarginati

La candidata ha denunciato la mancanza di attenzione per le fragilità, rivelando che l’amministrazione uscente non ha mai avuto un assessore regionale ai servizi sociali. Questo disinteresse si è tradotto in un peggioramento delle condizioni per famiglie, caregiver e persone con disabilità o anziane, con liste d’attesa enormi per le strutture residenziali e tagli ai fondi per l’assistenza. Per i giovani, Caprari e “Marche Vive” propongono misure concrete contro la precarietà: un salario equo per il primo ingresso, l’accesso facilitato al credito e la reintroduzione di un fondo regionale di 30.000 euro per le giovani coppie per l’acquisto della prima casa.

ZES: annuncio non finanziato, crisi riconosciuta

Riguardo alla Zona Economica Speciale (ZES) promossa dal governo, Caprari la definisce una «opportunità vuota» allo stato attuale delle cose. La critica si focalizza sulla natura della misura normativa, l’assenza di finanziamenti («ad invarianza di spesa») e l’esclusione di aree chiave come il porto di Ancona. Secondo Caprari, la necessità stessa della ZES è un’ammissione implicita che l’economia marchigiana è in crisi, in contrasto con le dichiarazioni ottimistiche del Presidente uscente.

L’alleanza unita per il cambiamento

“Progetto Marche Vive” si pone come il centro che guarda a sinistra all’interno di un’alleanza per il cambiamento guidata da Matteo Ricci. Caprari ha sottolineato che l’unità è la lezione appresa dalle sconfitte passate e l’unica via per proporre un’alternativa credibile. Le Marche, osservate speciali in questa tornata elettorale, sono chiamate a dare un segnale a livello nazionale, in vista della costruzione di un’alternativa all’attuale governo Meloni.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Federico Filonzi

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Federico Filonzi (I marchigiani per Acquaroli)

A pochi giorni dalle elezioni regionali del 28 e 29 settembre 2025, il candidato Federico Filonzi, in corsa con la lista “I marchigiani per Acquaroli”, ha rilasciato un’intervista a Radio Duomo Senigallia, che potete riascoltare grazie al lettore multimediale: basterà cliccare “play” o “riproduci”. Qui vi proponiamo un estratto testuale con i temi principali. Brand manager e musicista di 49 anni, Filonzi si presenta per la prima volta come candidato, un neofita della politica come ha affermato lui stesso, sostenendo che proprio il suo background civico e professionale gli permetta di portare un approccio nuovo ed energico.

Una scelta basata sui dati

La sua decisione di candidarsi a sostegno del governatore uscente Francesco Acquaroli è stata guidata dai dati, numeri e statistiche sull’operato della giunta negli ultimi cinque anni. «I risultati mostrano un’inversione di rotta» per la regione. Pur riconoscendo le criticità ancora esistenti, Filonzi ha lodato il percorso intrapreso, definendolo «nella direzione corretta».

Sanità, cultura e territorio: i temi

Il candidato ha affrontato alcuni dei temi più sentiti dai marchigiani. Per quanto riguarda la sanità, Filonzi ha evidenziato un aumento del 15% delle prestazioni sanitarie, un segnale importante di miglioramento, nonostante l’incremento del 36% della domanda. Ha inoltre sottolineato la riapertura di 10 ospedali, a suo avviso, una prova di programmazione a lungo termine, non una semplice mossa elettorale. Parlando di economia e cultura, Filonzi ha rimarcato l’importanza di valorizzare le piccole e medie imprese, che rappresentano il vero tessuto produttivo della regione. Ha citato il distretto musicale tra Castelfidardo, Loreto e Osimo come esempio di eccellenza artigianale. Il candidato ha poi sottolineato l’impegno per il rilancio delle aree interne, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento attraverso infrastrutture e norme, come la legge sui borghi.

La visione per Chiaravalle

Essendo originario di Chiaravalle, Filonzi ha espresso una particolare attenzione per il suo territorio. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio storico e culturale di Chiaravalle, a partire dall’abbazia Cistercense del XII secolo, con un progetto di ristrutturazione e creazione di un polo culturale. Ha poi parlato della Manifattura Tabacchi, ultima rimasta in Italia, e del “brand” di Maria Montessori, con l’impegno di creare un corso triennale in collaborazione con un ateneo per attrarre giovani e promuovere l’offerta formativa.

L’astensionismo: un problema da affrontare con una nuova comunicazione

Filonzi ha anche riflettuto sul problema dell’astensionismo, che rappresenta la principale sfida per la democrazia. Riconoscendo che i cittadini sono stanchi, ha sottolineato l’importanza di comunicare in modo diverso, più fresco ed efficace, per coinvolgere soprattutto i giovani. «Dobbiamo lavorare per fare in modo che tutti i cittadini si sentano coinvolti politicamente», ha concluso, ribadendo che il voto è un «diritto-dovere» e che solo così si può sconfiggere il «partito dell’astensionismo».

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Elezioni regionali Marche 2025, intervista a Chantal Bomprezzi (Partito democratico)

Negli studi di Radio Duomo Senigallia inBlu (95.200 FM) abbiamo incontrato la segretaria regionale Pd e consigliera comunale a Senigallia, Chantal Bomprezzi. E’ candidata nelle fila del Partito Democratico al Consiglio regionale delle Marche. L’audio integrale è disponibile in questa pagina grazie al lettore multimediale: basterà cliccare “play” o “riproduci” per ascoltare le sue parole. Qui vi proponiamo anche un estratto testuale con i temi principali.

La sanità, il tema dei temi
È quasi scontato iniziare la conversazione toccando il tema dei temi, la sanità. Lei è decisa: “Posso dire che nonostante la nenia della destra sia ormai quella riassumibile in ‘è sempre colpa di chi c’era prima’, mi permetto di sottolineare che cinque anni fa su questo tema il centrodestra ha sostanzialmente vinto le elezioni. Poi ci sono state scelte politiche regionali che sono andate in una diversa direzione ma che non hanno prodotto risultati: riforma dell’organizzazione della sanità, approvazione del nuovo piano sociosanitario regionale, opzioni politiche forti che però non hanno portato ad un miglioramento, anzi! Vediamo il peggioramento della condizione della sanità pubblica marchigiana”. Bomprezzi ribadisce come questa percezione sia molto diffusa tra la gente, anche non vicina alle posizioni della sua area politica: “Le lamentele sono diffuse e sono supportate da dati di realtà: un marchigiano su dieci rinuncia a curarsi, il problema delle liste d’attesa è noto a tutti e tutte. Io preferisco chiamarle ‘lista sospesa’, perché se mentre prima ci limitavamo ad un grande tempo di attesa, adesso rimaniamo proprio sospesi. Molto spesso quando si chiama il Centro unico prenotazioni regionale ti dicono che le liste sono chiuse. E’ una precisa scelta che costringe i pazienti a rivolgersi alla sanità privata, naturalmente quelli che se lo possono permettere”.

Zona economica sociale e dintorni
Chantal Bomprezzi si sofferma poi sull’economia marchigiana. L’annuncio da parte del centrodestra, presidente Meloni in testa, della creazione della Zona economica speciale ha animato il dibattito elettorale: “Se parliamo di Zona economica speciale quello che ci sorprende è che noi da tempo, a tutti i livelli, a partire dai nostri parlamentari marchigiani del Partito Democratico, fino ad arrivare alle posizioni dei nostri consiglieri regionali del PD, l’avevamo proposta, io stessa sono stata prima firmataria in una mozione nel Comune di Senigallia. Ebbene, questo nostro grido di allarme è stato ignorato; la Zona economica speciale non è un regalo né una conquista, è un prendere consapevolezza del fatto che siamo una regione che sta scivolando verso sud e quindi c’è bisogno di aiuto e di sostegno. Le nostre proposte in questo senso, però, sono state sempre bocciate. La Zes è la certificazione del fatto che in questi cinque anni per l’economia marchigiana non si è fatto nulla. È stata venduta come un regalo, in maniera populista perché viviamo in un tempo di decreti legge, della legiferazione di emergenza, a colpi di voto di fiducia e i parlamenti contano sempre meno. Invece stavolta si è scelto lo strumento del disegno di legge che significa fare molti più passaggi: l’impressione è che si sia voluta fare l’ennesima promessa elettorale buttando la palla in avanti. Inoltre, non è stato previsto un euro, l’ennesima passerella mentre la realtà ci dice che siamo una regione dove gli imprenditori stessi, le associazioni di categoria e i sindacati esprimono più di un grido di allarme”.

Anziani, salute mentale, persone con disabilità
Le tante fragilità sollecitano più di un’attenzione. “Mi viene spontaneo citare nuovamente il piano socio – sanitario, arrivato inoltre in grande ritardo, atto che non ha programmato nulla. C’è tutto un mondo, quello degli anziani, quello della disabilità, della salute mentale che è stato completamente dimenticato, se non per elargire mancette elettorali, tipo dare un sostegno alle famiglie volendo anche porre un freno agli aumenti delle rette delle strutture convenzionate su cui non si è intervenuto come si doveva dal punto di vista del pubblico, senza predeterminare o senza chiarire bene i criteri con cui queste risorse saranno date. Ho avuto modo in questa campagna elettorale di aprire la mia sede elettorale parlando di temi concreti, tra cui anche proprio quello della disabilità ed è emerso un grande disagio non solo per le persone direttamente interessate, ma anche per le loro famiglie. Alcune avrebbero voluto partecipare ai dibattiti, ma non sapevano come poter garantire, muovendosi da casa, assistenza ai loro cari”.

Emergenze, dal sisma alle alluvioni
Parlando di emergenze, sisma e alluvioni in particolare, Chantal Bomprezzi ribadisce un metodo: “Penso sempre che il modo migliore per fare politica sia quello di ascoltare e di andare sul territorio, ascoltare le voci di chi quei luoghi li vive. E posso fare tre esempi di persone che sono a me vicine, conosciute grazie al mio incarico regionale. C’è il mio organizzatore regionale che è di Camerino, un luogo che ancora nel centro storico è completamente abbandonato. Abbiamo un nostro parlamentare marchigiano, Augusto Curti, che è stato sindaco di Force. Ancora, il sindaco di Arquata del Tronto, Michele Franchi. Basta ascoltare le loro voci e quelle delle persone che vivono quei territori e la prima cosa che ti dicono è che non hanno apprezzato il cambio dell’allora commissario Giovanni Legnini, il quale stava mettendo in piedi tutta una serie di azioni che stavano invertendo la rotta. E’ subentrato il commissario Castelli, a conferma del modo di operare di questa destra, cioè mettere sempre prima davanti gli interessi di partito prima di quello delle istituzioni”. L’ente Regione ha tante possibilità: “La Regione ha questa ricchezza in sé, è proprio l’ente in cui si programma, perché ci sono delle competenze che vengono previste dalla nostra Costituzione e quindi ha la possibilità di legiferare, di programmare, di fare delle scelte e di inserire le risorse dedicate. Quello che noi abbiamo visto – vale anche sul tema dell’alluvione e del fiume e dissesto idrogeologico – è un non agire in una maniera integrata, ma piuttosto sulla base dell’appartenenza politica di questo o quell’amministratore, muoversi a macchia di leopardo. Invece i territori sono tutti collegati, basti pensare alla recente alluvione a Senigallia, la connessione tra entroterra e costa è fortissima. Questo rende necessaria una politica di programmazione”.

Una candidatura in una vivace squadra
Chantal Bomprezzi è anche segretaria regionale del PD. Non avverte, però, il pericolo di una sorta di referendum sul suo operato: “Io penso che non conta il risultato del singolo ma conta il risultato della squadra. Ho avuto una visione privilegiata, quella di vedere nascere e crescere un progetto di cambiamento, perché c’è un partito che da due anni e mezzo è ripartito che ha portato avanti un percorso anche con altre forze politiche e civiche, sedendosi al tavolo, coinvolgendosi fino ad arrivare a mettere la firma su quel programma, anche con grande emozione, in un percorso di grande collaborazione. Poi naturalmente la mia candidatura vuole essere, e io la vivo così, una testimonianza: quella di una classe di giovani amministratori che si sono fatti la gavetta sul territorio, hanno fatto un percorso politico, nel mio caso iniziato a 19 anni, per rappresentare anche la parte più bella, a mio parere, del partito”.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.