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Tag: Marco Lion

Primarie, Marco Lion: «Il mio 35% pesa. Ora un programma contro le follie del centrodestra»

Non una sconfitta, ma un solido punto di partenza. Marco Lion, protagonista delle recenti primarie del centrosinistra senigalliese, esce dal confronto con Dario Romano con un bottino del 35% dei voti. Un risultato che va ben oltre la base dei partiti che lo avevano ufficialmente appoggiato (Vola Senigallia e Alleanza Verdi Sinistra). «Le mie proposte pesano per un terzo del futuro programma – ha dichiarato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) – e di questo si dovrà tenere conto».
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto più duro dell’intervento di Marco Lion riguarda la gestione delle opere pubbliche e della ricostruzione post-alluvione. L’ex parlamentare ha definito «progetto demenziale» e «follia» le soluzioni proposte per ponte Garibaldi e ponte Portone. «Olivetti non ha fatto il suo dovere di sindaco – accusa l’ex vicepresidente della Provincia dorica – ha subito supinamente decisioni arrivate da Ancona e Ascoli. I cittadini mi hanno votato perché vedono in me l’unica garanzia per evitare questi drammi urbanistici che rovineranno la vivibilità di Senigallia».

LEGGI L’INTERVISTA A DARIO ROMANO

L’asse del dibattito si sposta poi anche sulla giustizia sociale. Secondo il presidente locale di Italia Nostra, Senigallia è vittima di una bolla speculativa immobiliare che impedisce alle giovani coppie di trovare case in affitto a prezzi accessibili. Da qui l’esigenza di soluzioni sia per frenare la speculazione e dare quindi risposte sull’emergenza abitativa, sia sul lavoro di qualità: «Basta precariato stagionale legato solo al turismo; la città deve offrire opportunità economiche diversificate».

Conoscitore esperto del dissesto idrogeologico, Marco Lion ribadisce che alzare i ponti in città è inutile se non si interviene a monte con le vasche di espansione. «Servono 8 milioni di metri cubi di invaso per mettere in sicurezza il Misa. La prima vasca di Bettolelle è solo un piccolo passo, ma ne servono molte altre che erano già state individuate nel 2015. Non si può aspettare l’ultimo momento per progettare, la sicurezza della valle è strategica e non ha colore politico».

Anche sulla sanità Marco Lion accusa il sindaco Olivetti di aver fatto strumentalizzazione politica in passato. Sebbene la competenza sia regionale, il Comune deve avere un ruolo attivo: «Il Sindaco deve essere il cane da guardia del nostro nosocomio. Non bastano ospedali e case di comunità se poi mancano il personale e le risorse per farle funzionare».

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Senigallia, Marco Lion esce sconfitto dalle primarie: Dario Romano sfiderà Massimo Olivetti

Sarà Dario Romano il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di primavera (possibile data il 24 maggio 2026). Il verdetto è arrivato nella serata di ieri, domenica 11 gennaio, al termine delle primarie che hanno visto il capogruppo del Partito Democratico superare lo sfidante Marco Lion, espressione del mondo civico.

I numeri del voto

Nonostante l’allerta meteo e le temperature rigide, la partecipazione è stata solida: 1.695 tra iscritti e simpatizzanti si sono recati negli 11 seggi distribuiti tra il centro e le frazioni. Romano, già presidente del consiglio comunale tra il 2015 e il 2020, ha ottenuto una vittoria netta con 1.097 voti (65%). Marco Lion, esponente dei Verdi e presidente di Italia Nostra, ha raccolto 598 preferenze (35%).

Il commento del vincitore: «Comunità unita»

Visibilmente soddisfatto, Dario Romano ha affidato ai social il suo primo commento: «Ha vinto una comunità. 1.700 persone hanno scelto di partecipare in una domenica di freddo intenso: questo è il centrosinistra che non si rassegna e che sceglie». Romano ha poi teso la mano al suo sfidante, sottolineando la compattezza della coalizione: «Ringrazio Marco Lion per il confronto leale. Da domani lavoreremo insieme, perché le primarie uniscono. Sento una responsabilità enorme, ma so di avere al mio fianco una squadra ampia e competente. Senigallia merita di più e noi siamo pronti».

Il passo di lato dello sconfitto

Anche Marco Lion ha espresso soddisfazione per l’esperienza democratica, rivendicando l’importanza dei temi portati avanti durante la campagna elettorale, come il diritto alla casa e la lotta alla cementificazione. «La nostra piattaforma politica resta nell’agenda della città», ha dichiarato Lion, augurando poi il successo al suo avversario: «Spero che Dario Romano vinca le elezioni di primavera. Senigallia ha bisogno di un buongoverno».

Verso le elezioni

Con la chiusura delle primarie, il “campo largo” (comprensivo quindi dei 5 Stelle, ma anche della sinistra) ha ora il suo leader ufficiale. La sfida per la carica di primo cittadino entra nel vivo: Dario Romano inizierà ora la lunga corsa per tentare di strappare la guida della città al sindaco uscente di centrodestra, Massimo Olivetti.

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Senigallia, primarie centrosinistra: tra Romano e Lion la sfida su ambiente, sanità e futuro

Quel che è stato detto e fatto ormai è storia. Ora la parola passa ai cittadini. Domenica 11 gennaio, dalle 8 alle 20, il centrosinistra a Senigallia aprirà le porte di una decina di seggi per le primarie che decreteranno il candidato sindaco unitario per l’intera coalizione, il cosiddetto campo largo e progressista. Una sfida a due, che vede contrapposti Marco Lion, espressione del mondo civico, ex parlamentare e ambientalista di lungo corso, e Dario Romano, volto del Partito Democratico con una ultra decennale esperienza amministrativa. Dalle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), i due candidati hanno delineato le proprie visioni – diverse ma in vari punti anche complementari – per il futuro della città. Non hanno risparmiato critiche all’attuale amministrazione Olivetti, accusata di una gestione estemporanea e priva di programmazione strategica, nonostante l’ingente flusso di fondi PNRR (almeno 30 milioni di euro, cifra mai vista in città). L’audio, in onda sulla nostra Radio Duomo (95.2 FM), è disponibile anche in questo articolo con una breve sintesi dei passaggi principali.

Il modello politico di Marco Lion è quello della partecipazione fuori dai recinti dei partiti. L’ex parlamentare dei Verdi, ex vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente punta tutto sul metodo: «La mia candidatura alle primarie nasce dalle richieste dei cittadini, si fonda su ascolto, dialogo partecipazione». Lion ha acceso i riflettori sull’ambiente e sulla gestione del territorio, criticando aspramente i progetti sui ponti cittadini (Garibaldi e Portone) e la gestione del rischio idrogeologico che ha anche portato – negli anni – a una costante riduzione delle aree a rischio esondazione e quindi a costruire dove non è opportuno. In campo urbanistico Marco Lion dà la prospettiva della Senigallia di domani, sia in termini di edilizia sociale (co-housing) sia per quanto riguarda aree strategiche come la sede del reparto mobile, l’ex gioventù italiana sul lungomare o gli orti del vescovo. E ancora, nel settore sanitario e sociale propone un atteggiamento diverso dell’amministrazione comunale. Centrale la sfida giovanile: dalle prospettive occupazionali alle questioni sociali, culturali e aggregative.

Dall’altra parte, Dario Romano (Pd) rivendica il valore della politica come impegno collettivo: «Bisogna ricucire il rapporto con l’elettorato deluso». Al centro del suo programma, la sanità territoriale — con un appello a superare la logica puramente ospedaliera a favore della medicina sul territorio, infermieri di comunità — e la sicurezza idrogeologica. «La priorità sono le vasche d’espansione», ha dichiarato Romano, sottolineando come la sola pulizia dell’alveo non basti a mettere in sicurezza il centro storico. Forte anche il richiamo allo sport come strumento educativo per i giovani e all’esigenza di spazi aggregativi anticipati prima da una campagna di ascolto delle nuove generazioni.

Informazioni pratiche per il voto

Domenica 11 gennaio (ore 8-20) potranno votare tutti i cittadini residenti maggiorenni (o che lo diventeranno entro il 19 aprile 2026, perché poi si dovrebbe votare per le elezioni comunali a fine maggio). È necessario presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale. È richiesto un contributo di 2 euro per sostenere le spese organizzative. L’elenco degli 11 seggi è disponibile qui sotto, o sulle pagine social del Partito Democratico locale e di “Senigallia Cambia – Cambia Senigallia“.

SEGGIOLUOGO E INDIRIZZOSEZIONI ELETTORALI
1MarzoccaCGIL, Viale della Resistenza 7, Marzocca39, 40, 41, 42
2SalineCentro sociale, Via dei Gerani5, 6, 7, 10, 11, 12, 13, 14, 15
3CentroPiazza Saffi1, 2, 3, 4, 16, 17, 18
4Vivere VerdeVia Cherubini, 419, 20, 21, 22, 23
5CesanoCasina piazzetta (cellula), Strada Prima 3130
6Borgo RibecaSala biliardo, Via Lago di Garda 325, 26, 32
7Borgo BicchiaCircolo ARCI, Strada Provinciale Arceviese 538, 9
8ScapezzanoCentro sociale, Via Fratti31, 33, 34
9ValloneCentro sociale Vallone, Via Borgo Panni 1935
10Sant’AngeloCentro sociale Sant’Angelo, Via Borgo Marzi 6036, 37, 38
11CesanellaCentro sociale, Via Mantegna 227, 28, 29, 43

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Senigallia: 4,7 milioni per il nuovo ponte Portone, tra sicurezza e polemiche

La viabilità di Senigallia potrebbe cambiare ancora e radicalmente. Non solo per il progetto di ponte Garibaldi ma anche con un nuovo disegno che interesserà ponte Portone. Si tratta dell’infrastruttura che collega viale Leopardi con ponte Zavatti e con lo stradone Misa, una porzione nevralgica per il traffico cittadino che potrebbe essere ridisegnato completamente. Con la firma del decreto da parte del vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini, avvenuta lo scorso 31 dicembre 2025, è stato ufficialmente affidato l’incarico per la progettazione del nuovo ponte Portone. 

Costi e tempistica

Un’opera dal costo complessivo di 4,7 milioni di euro, interamente finanziata dalla struttura commissariale nell’ambito degli interventi a seguito del disastro alluvionale del 15 settembre 2022. L’incarico tecnico, del valore di circa 250mila euro, è andato al raggruppamento temporaneo di professionisti Rtp Ponte Portone di Ascoli Piceno. I tempi sono stretti: 90 giorni per il progetto di fattibilità, 40 per quello esecutivo, 25 per le modifiche da recepire e le ultime migliorie.

L’esigenza

La necessità dell’intervento nasce dagli studi idraulici della Fondazione Cima, che hanno individuato nell’attuale ponte un ostacolo al deflusso del fiume in caso di piena. La nuova struttura non sarà una copia della precedente, anzi: per garantire la sicurezza, dovrà avere un franco idraulico di 1,5 metri, il che comporterà un innalzamento dell’impalcato di almeno un metro e mezzo rispetto ai livelli attuali.

Viabilità: le conseguenze

Il progetto non prevede solo una ricostruzione, ma un vero e proprio spostamento dell’asse stradale. Tra le principali novità ipotizzate c’è lo spostamento a monte: il nuovo ponte non sarà più l’ideale prosecuzione di viale Leopardi, ma verrà arretrato per collegarsi direttamente a via Giordano Bruno; viale Leopardi potrebbe divenire quindi pedonale: l’attuale sede del ponte diventerà esclusivamente pedonale, interrompendo il flusso veicolare diretto;  l’inversione dei sensi di marcia in via Petrarca e nell’ultimo tratto di via Bruno per permettere il collegamento con il nuovo ponte Portone che si innesterà su ponte Zavatti dalla sua sinistra.

La critica: «Delegato il governo della città»

Nonostante le motivazioni tecniche legate alla sicurezza, il progetto ha sollevato un polverone politico. Dario Romano, capogruppo del PD, ha chiesto con urgenza la convocazione di una commissione consiliare, denunciando una totale mancanza di confronto con i cittadini e le istituzioni democratiche. «Scelte calate dall’alto e nessuna strategia complessiva — attacca Romano —. Il vicecommissario Babini continua a decidere da solo e il sindaco Olivetti tace, non esercitando alcuna funzione di indirizzo politico. Questa opera stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto». Sulla stessa linea Marco Lion: il candidato alle primarie del centrosinistra punta il dito contro l’impatto ambientale e logistico: «Dopo il “ponte a brugola”, ora abbatteranno il Portone facendo impazzire il traffico in uscita. È un oltraggio ai cittadini che si ritroveranno con più inquinamento e caos».

Le prossime tappe

Mentre i tecnici dell’Rtp Ponte Portone iniziano i rilievi topografici e le verifiche archeologiche, la palla passa ora alla politica. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni porterà presto il confronto in II commissione, dove il sindaco Olivetti e i tecnici della struttura commissariale saranno chiamati a rispondere ai dubbi della città. L’estetica del nuovo ponte resta ancora tutta da decidere, con la speranza che non riaccada ciò che è avvenuto per ponte Garibaldi, ma il dibattito è ancora all’inizio.

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La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia
La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia

Primarie centrosinistra, Dario Romano lancia la sfida: «Senigallia merita una visione» – AUDIO

Dodici gennaio: dal giorno dopo le primarie per il centrosinistra senigalliese inizia il periodo più difficile, storicamente, degli ultimi anni: quello di rimanere uniti. E mentre entra nel vivo la corsa per la sfida dell’11 gennaio, i microfoni di 20 minuti da Leone si aprono per Dario Romano. Dopo Marco Lion, anche il manager 39enne e volto storico del consiglio comunale ha tracciato la rotta della sua candidatura, nata nel solco del Partito Democratico ma con un forte richiamo al mondo civico. Andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), vi riproponiamo qui la sua intervista, insieme a una sintesi degli argomenti trattati. Basterà cliccare il tasto play per poter ascoltare le sue parole.

Il bene comune

Con 15 anni di esperienza amministrativa alle spalle e un quinquennio come presidente del consiglio comunale, Romano rivendica la nobiltà dell’impegno pubblico: «La politica non è una brutta parola se il fine è l’amore per la propria città e non il posto personale». Dopo la frattura del 2020, con la fuoriuscita di Gennaro Campanile, il candidato sottolinea la necessità di ricucire il rapporto all’interno del centrosinistra ma anche con un elettorato deluso: «Abbiamo fatto autocritica. In passato c’è stato uno sfilacciamento, ma oggi il percorso è trasparente. Le primarie servono proprio a ridare voce alla nostra base».

L’attacco all’amministrazione Olivetti

Il giudizio sulla giunta attuale è netto. Pur riconoscendo l’impegno sulla quotidianità, Romano accusa il sindaco Olivetti di mancanza di visione strategica, nonostante i milioni di euro mossi dal pnrr. «Si è lavorato sull’estemporaneità e sulle inaugurazioni di progetti ereditati dal passato, come la scuola Marchetti. Ma dove sono i nuovi progetti? Sul tema abitativo l’amministrazione è da ‘zero in pagella’: 44 appartamenti a Cesano fermi dal 2018 e nessun nuovo intervento programmato. È inaccettabile».

Sport e sanità: cittadini «penalizzati»

Un punto dolente toccato da Dario Romano è la gestione degli impianti sportivi, con particolare riferimento alla chiusura della piscina delle Saline. «Non è con la litigiosità e i muri contro i concessionari che si risolvono i problemi. A pagarne le spese è il cittadino che oggi non ha più un impianto fruibile».
Sulla sanità, il candidato propone di puntare sulla medicina territoriale ma necessita di risorse: dove trovarle? «Serve una spesa pubblica al 7% del PIL e una rete che includa infermieri di quartiere, telemedicina e ospedali di comunità». Sulla partnership con il privato però, ribadisce che «è il pubblico a dover governare il processo, non subirlo».

A come alluvione, A come ambiente

A tre anni dal disastro, il tema della sicurezza idrogeologica resta ancora centrale. Per Dario Romano, la pulizia dei fiumi non basta: «Bisogna avere l’onestà di dire che le vasche di espansione, come quella di Bettolelle, sono l’unica vera salvezza. Senza quelle, la riprofilazione dell’alveo rischia paradossalmente di aumentare il pericolo per il centro storico in caso di piene eccezionali».

Verso l’11 gennaio

In vista della sfida con Marco Lion (ex deputato dei Verdi), Dario Romano si dice sereno: «Siamo figure complementari. La sua competenza è un valore aggiunto per la coalizione». L’obiettivo è chiaro: unire tutte le anime progressiste, dai 5 Stelle alle liste civiche, per offrire a Senigallia un’alternativa «realmente progressista». In ballo però non c’è solo una vittoria interna, ma dimostrare che il centrosinistra ha imparato dagli errori del passato per progettare la Senigallia del futuro.

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Marco Lion: intervista al candidato civico alle primarie del centrosinistra a Senigallia

A un mese esatto dall’11 gennaio, data delle primarie del centrosinistra a Senigallia, Marco Lion, ex parlamentare dei Verdi e figura di rilievo nel mondo dell’associazionismo locale, si presenta come l’alternativa civica a una politica «di palazzo». L’abbiamo intervistato e l’audio, in onda nella puntata precedente di “20 minuti da Leone”, è disponibile ora in questo articolo grazie al lettore multimediale. Marco Lion ha ripercorso la sua carriera, dal passato istituzionale all’attuale impegno con Italia Nostra, e ha lanciato una critica serrata all’attuale amministrazione, ponendo l’accento sulla partecipazione e la sostenibilità.

L’eredità politica: trasparenza e ambiente

Marco Lion ha un curriculum politico di peso, iniziato come vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente, protezione civile e urbanistica tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000, per poi essere eletto in parlamento per due legislature con i Verdi. «Ancora vivo la politica nel senso dell’impegno personale per il bene comune, nel mio caso l’ambiente e i beni culturali», ha dichiarato Lion. Ha rivendicato con orgoglio alcune battaglie vinte a livello nazionale, come l’obbligo di tracciabilità per gli alimenti, e la cosiddetta “legge Lion” che impone il doppio scafo alle navi che entrano nei porti italiani, per prevenire disastri petroliferi. A livello locale, ha ricordato il suo ruolo nel far dichiarare l’area di Falconara come «area ad alto rischio ambientale», senza contare l’esperienza come assessore provinciale all’ambiente in cui ha ricordato «mi sono opposto alla costruzione di case a ridosso del fiume e alla riperimetrazione più stretta del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) chiesta dal Comune».

Dalla battaglia di ponte Garibaldi alla candidatura

Il presente di Marco Lion è profondamente legato all’associazionismo, in particolare come presidente di Italia Nostra Senigallia. Il suo nome è inevitabilmente connesso alla battaglia contro il progetto del ponte Garibaldi, una mobilitazione che ha raccolto oltre diecimila firme. «Sono riuscito a trasformare l’indignazione in partecipazione, e la critica in progettazione». Un ‘ponte’, metaforico stavolta, per la sua nuova avventura. 

Le primarie: civismo contro partito?

«La mia candidatura esce dai recinti del partito, non è una candidatura di palazzo» ha affermato contrapponendosi quindi all’altro candidato Dario Romano. Il suo nome è arrivato da più parti della società civile e politica cittadina: persone che hanno chiesto un cambiamento non solo negli uomini, ma soprattutto nel metodo di governo della città, basato su partecipazione e condivisione. Una questione di sensibilità più civica rispetto a quella più politica-partitica del suo competitor. «Non significa che siamo nemici, siamo dei competitor» ha chiarito. L’obiettivo è far nascere un progetto di città «più elevato rispetto a quello che può nascere all’interno dei recinti e delle conventicole». In caso di vittoria, ha assicurato che la sua squadra di governo sarà composta da persone di capacità che condividano i suoi obiettivi, a prescindere dall’appartenenza partitica.

Le critiche all’amministrazione Olivetti

Il giudizio sulla giunta Olivetti è netto e durissimo. La critica principale riguarda la gestione del territorio appaltata al commissario delegato per l’alluvione, con decisioni calate dall’alto, come il progetto del ponte Garibaldi, che Lion definisce «devastante». Ma il peggior difetto della giunta di centrodestra è quello di non aver progettato la Senigallia del futuro. Anzi, l’accusa è di aver favorito gli interessi di categoria dei “palazzinari” – con la costruzione di seconde e terze case – a scapito dei bisogni sociali e collettivi, come l’edilizia sociale per le categorie più fragili. Ma sempre a proposito di edilizia, ha stigmatizzato la giunta per aver perso 6 milioni di euro del PNRR destinati alla ristrutturazione di palazzo Gherardi. Ha poi sollevato il problema dei numerosi luoghi in abbandono (l’hotel Marche in primis) e gettato più di un occhio alle aree strategiche, come quella delle caserme in centro storico, in vista del 2029.

Le sfide: sanità, sociale e giovani

Marco Lion ha toccato diversi temi cruciali. Per quanto riguarda sanità e welfare, pur riconoscendo i limiti del ruolo del sindaco, ha biasimato l’attuale silenzio del primo cittadino verso la Regione sulla mancanza di strutture e medici. Ha proposto un intervento diretto del Comune per la qualità della vita degli anziani, attraverso co-housing e servizi potenziati in collaborazione con l’associazionismo. Sui giovani e la questione occupazionale: la città non deve essere solo “movida”. Lion ha chiesto la riapertura di centri di aggregazione giovanile e la creazione di opportunità lavorative di qualità oltre il turismo stagionale. «Non è possibile che non riusciamo a dare un avvenire di qualità ai nostri figli» ha detto, proponendo lo sviluppo di aree dedicate a startup innovative nel mondo digitale e incubatori d’impresa.

Ora che le primarie si avvicinano sempre di più, Marco Lion attende un «segnale dai cittadini» per portare avanti una visione di città basata sulla sostenibilità, la partecipazione e un futuro economico diversificato da quello prospettato senza troppa convinzione da questa giunta.

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Ponte Garibaldi, Lion: «Il nostro ricorso non bloccherà i ristori, è una fesseria»

Il ricorso al Tar delle associazioni ambientaliste non bloccherà l’erogazione dei ristori agli alluvionati né altri lavori di messa in sicurezza post alluvione 2022 perché interessa solo il verbale della conferenza dei servizi in cui si è approvato il progetto esecutivo definitivo del nuovo ponte Garibaldi. Lo afferma Marco Lion, presidente della sezione cittadina di Italia Nostra, la cui intervista è in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) lunedì 5 e martedì 6 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20. Sarà in replica anche domenica 11 a partire dalle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Lion fa il punto sulla ricostruzione di ponte Garibaldi, demolito dopo l’alluvione del 2022. Nel frattempo che è stato presentato il ricorso da parte di Italia Nostra sezione di Senigallia, Gruppo Società Ambiente, associazione Confluenze, Archeoclub d’Italia sezione di Senigallia e associazione Amici della foce del fiume Cesano, il vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini ha presentato una nuova ordinanza di approvazione di un progetto esecutivo, con alcune modifiche, tra cui l’inserimento dei due montacarichi ascensori. Il ricorso rimane attuale ma Italia Nostra e le altre realtà ricorrenti hanno già chiesto un accesso agli atti per valutare come muoversi.

Questioni urbanistiche, si mescolano ad aspetti architettonici, viari ed economici. Il conto del nuovo ponte intanto è salito tra 3,4 a 6,1 milioni di euro, a cui aggiungere i circa 800 mila euro per la demolizione della vecchia infrastruttura. Le associazioni si dichiarano inoltre favorevoli ad altri progetti di ponte, come per esempio quelli che prevedano la ricostruzione a raso con l’installazione di martinetti o altri sistemi idraulici che ne permettano il sollevamento o l’apertura prima della piena del fiume Misa. 

Marco Lion
Marco Lion

Secondo Lion, a Senigallia è in atto un’operazione quasi di “sciacallaggio” per screditare la loro azione legale, e l’applicazione di una sorta di “strategia della paura”: una strumentalizzazione politica della vicenda in vista delle elezioni regionali che si terranno in autunno, con la maggioranza che vorrebbe arrivarci con i lavori avviati. Anche sul fronte economico del tessuto senigalliese, i veri problemi del commercio locale sono altri secondo i ricorrenti, non certo legati alla ricostruzione del ponte.

Nel frattempo il comitato “Tra due fiumi – Le imprese per il territorio” ha annunciato di aver presentato controricorso, di essersi inserito dunque nel procedimento innanzi al tribunale amministrativo delle Marche per evitare che vengano bloccati lavori, risarcimenti e azioni future. Sul legame con il ricorso delle associazioni ambientaliste, Lion afferma che è una «fesseria» perché mira solo ad annullare un verbale e nient’altro.

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Nuovo ponte Garibaldi: «Troppo impattante, è una porcheria. Fermatelo» – INTERVISTA

Si torna a parlare di ponte Garibaldi nell’ultima puntata di “Venti minuti da Leonein onda mercoledì 2 e giovedì 3 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 MHz FM). Un’ulteriore replica sarà in onda domenica 6 ottobre a partire dalle 16:50 (la seconda di tre interviste consecutive), mentre sarà sempre disponibile l’audio anche in questo articolo, assieme a un estratto testuale. Un argomento di carattere urbanistico, storico, architettonico, estetico; ma soprattutto politico, date le numerose critiche mosse al progetto che avevamo presentato su VoceMisena.it già lo scorso marzo. La conformazione del nuovo ponte ufficialmente è stata presentata a fine luglio da Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia; Francesco Acquaroli e Stefano Babini, rispettivamente commissario e vice commissario all’emergenza alluvione 2022; e Stefano Aguzzi, assessore regionale alla protezione civile. Le contestazioni sono sfociate in una petizione on line (è ancora possibile sottoscriverla qui) con migliaia di firme raccolte. Da qui la nostra volontà di capire le motivazioni che hanno mosso gli organizzatori a lanciarla, dopo aver pubblicato nei mesi scorsi quelle delle istituzioni. Protagonista di questa puntata è Marco Lion, ex deputato dei Verdi e oggi presidente della sezione senigalliese di Italia Nostra.

Che cosa contestate di questo progetto di Ponte Garibaldi?
Come Italia Nostra Senigallia, Gruppo Società e Ambiente, Associazione Confluenze, Archeoclub d’Italia sezione di Senigallia e Amici della Foce del Fiume Cesano, siamo rimasti molto sconcertati da questo progetto e dalla modalità con cui è stato licenziato. Nel senso che improvvisamente, dopo mesi di promesse, viene presentato un progetto per un nuovo ponte che proprio scardina l’immagine del centro storico della nostra città e di fronte a questo come cittadini e come amanti della nostra città, come amanti della storia della nostra città, della sua architettura, del suo centro storico ci siamo sentiti obbligati a far sentire la nostra voce, quindi abbiamo lanciato questa petizione online che nel giro di poco tempo ha raccolto un numero impressionante di firme, oggi siamo a circa 8.200.

Voi come rete di associazioni sostenete che questo progetto di ponte Garibaldi impatterà molto sull’architettura del centro antico di Senigallia: quali punti sono i più contestati, quali saranno le ripercussioni maggiori?
Le ripercussioni più forti sono sull’immagine di Senigallia. Se c’è un elemento identificativo per la città di Senigallia sono i portici Ercolani, come la rotonda, come la rocca e questo progetto va a impattare proprio su questo elemento identificativo, storico che non è lì da ieri, è lì dal 1700, con l’ampliazione della città. E’ un ponte ad arco con delle rampe che supereranno gli attuali argini del fiume di metri e quindi renderà impossibile da via Rossini vedere quello che la città ha sempre visto, i suoi portici Ercolani.

Siete contrari all’idea di rifare il ponte?
Noi non siamo contrari a un ponte, noi vogliamo che ci sia il ponte, ma non certamente questo: questo è una follia che rimarrà per centinaia di anni a dimostrazione dell’incapacità degli amministratori di pensare secondo dei criteri che rispettino la storia e l’architettura della città.

Per quanto riguarda l’altezza del ponte e la sua conformazione, il sindaco Olivetti e il commissario all’emergenza alluvione Acquaroli hanno presentato questo progetto come l’unico possibile pur spostando di poche decine di metri il ponte dalla sua posizione originaria.
Sono 40 metri, mica 4 cm. Loro, la pubblica amministrazione, avevano 3 progetti, li hanno fatti loro, non li abbiamo fatti noi associazioni culturali e ambientaliste. Questo progetto di cui stiamo parlando è il terzo, mentre il primo prevedeva la ricostruzione del ponte nello stesso punto dove è adesso, la ricostruzione del ponte con martinetti, cioè un sistema che alza il ponte di un metro e mezzo, perché questa qui è la misura che viene consentita dalla legge e che permette il deflusso dell’acqua e di eventuali alberi e quant’altro. Quindi il progetto c’era già, non si capisce perché alla fine hanno scelto questo sgorbio: forse perché costa due volte di più.

E chi ne gioverebbe?
Giova alla logica degli appalti e subappalti. Ci sono tanti soldi, allora si spende e si spande, però si deve spendere per le cose concrete e serie, non si devono buttare via i soldi, questo è quello che diciamo noi.

Questa secondo voi non è la soluzione che potrebbe permettere di salvare la città?
Gli stessi progettisti ci dicono che i veri problemi per Senigallia non sono il ponte Garibaldi o ex Garibaldi, ma gli altri 3 ponti che ci sono dopo, il ponte sul corso II Giugno, il ponte della nazionale e il ponte della ferrovia che sono a più bassi di 2 metri rispetto al ponte Garibaldi, più bassi di 2 metri, c’è scritto a chiare lettere. Il ponte II Giugno abbiamo verificato che è un disastro, che ha fatto danni, e quando fu costruito noi abbiamo fatto una lettera aperta alla città e al sindaco dicendo di evitare di fare quel ponte così che non avrebbe risolto i problemi, ma al solito non ci si è dato ascolto, abbiamo visto i risultati nel 2022, perché è stato chiaro che quel ponte è fatto da argine. Ora sul ponte II Giugno il commissario e il vicecommissario dicono “pensiamo di fare un concorso d’idee per ripensare questo ponte”: perché questo concorso d’idee non si fa anche sul ponte Garibaldi?

Marco Lion
Marco Lion

Per quanto riguarda i costi, secondo voi stiamo parlando di cifre quindi esagerate o non consone?
Certo, realizzare un ponte con quelle rampe, con quelle altezze eccetera, costa sicuramente molto di più di un ponte che invece diciamo è a raso o quasi rispetto agli attuali argini, è logico che costa di più.

Altre osservazioni?
Chiudiamo una strada, via Rossini, e impazzirà il traffico che dovrà passare necessariamente verso lo stadio: come faranno a risolvere il problema del traffico quando c’è la partita la domenica o gli altri giorni? Poi lì sicuramente salterà la metà dei parcheggi che attualmente esistono. C’era forse una volta un piano del traffico a Senigallia, adesso l’hanno mandato al macero: anche questo non è un problema da poco.

Sull’altezza del ponte, oltre all’aspetto estetico?
Le rampe che vengono costruite avranno una pendenza all’incirca tra il 7 e il 10%, uguale alla pendenza del ponte Zavatti, allora con quella pendenza gli anziani e i portatori d’handicap non saranno in grado di superare il ponte; inoltre hanno fatto una parte ciclabile del ponte che passa davanti a dove scendono le macchine; delle follie a ripetizione, non capisco certi progetti come vengano organizzati. Ma più che altro si guardano i progetti che vengono presentati? Si fa un esame di quello che c’è davanti, oppure si accetta tutto pedissequamente? Noi non lo accettiamo perché pensiamo alla città, ci teniamo: questa città è di tutti, non di 4 dirigenti o di 4 amministratori che poi tra qualche anno se ne andranno e lasceranno in eredità questa porcheria per le future generazioni.

Una domanda sul comportamento, sull’atteggiamento che ha assunto il comune di Senigallia: una delle critiche che è stata mossa è quella di aver fondamentalmente delegato la regione a pensare a tutto, secondo lei è così?
Innanzitutto bisognerebbe capire come si fa ad abbattere un ponte senza una perizia che asserisse che quel ponte non era più agibile, non esiste una perizia firmata da qualsiasi tecnico, non esiste niente, però si è abbattuto quel ponte perché c’era il rischio che crollava. Non facevano passare nessuno anche a piedi, poi per magia quando si è trattato di buttarlo giù sono comparse delle macchine che pesavano 9 tonnellate. Quello era un certificato che quel ponte non era affatto pericolante, però si è scelto di abbatterlo, questa diciamo così si chiama furbizia, facciamo abbattere il ponte e poi ce lo facciamo ricostruire dalla regione, quindi non è che il comune ha subito pedissequamente, il comune si è affidato totalmente alla regione che ha chiesto all’ANAS un progetto e l’ANAS l’ha richiesto a una società di ingegneria che forse non ha mai visto Senigallia e che ha fatto questo progetto sulla carta. I progetti si fanno con criterio, capendo come è fatta la città e cosa significa quella parte della città per i cittadini e non calando dall’alto un progetto senza alcuna discussione. Esiste nello statuto comunale la possibilità di fare il cosiddetto “consiglio grande” ma si è assolutamente lasciato andare; si può anche fare un referendum, noi sfidiamo il comune, faccia un referendum tra i cittadini se piace questo ponte o preferiscono un altro progetto, non lo fanno.

La petizione che avete lanciato come rete di associazioni ha superato le 8 mila firme ma è stata presentata all’amministrazione comunale, regionale?
E’ ancora in itinere, non l’abbiamo chiusa. Quando la chiuderemo, consegneremo le firme al comune, alla regione e alla sopritendenza: vorremmo arrivare a 10 mila firme. Si va su Change.org: “No al prgetto del nuovo ponte Garibaldi”.

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Il progetto per il nuovo ponte Garibaldi a Senigallia
Il progetto per il nuovo ponte Garibaldi a Senigallia