La speranza, laddove non te l’aspetti
Da qualche mese Serra de’ Conti è animata dal ricordo di suor Maria Giuseppina Benvenuti, la ‘Moretta’ di cui in questo 2026 si ricorda il centenario della morte e che si lega a doppio filo con il Giubileo vissuto pochi mesi fa, sollecitandoci ad essere pellegrini di speranza. Abbiamo incontrato Morena Torreggiani, presidente dell’associazione ‘Le voci del silenzio’ che, con la parrocchia e altri enti, ha messo in calendario diversi appuntamenti.
Perché è importante ricordare il centenario della morte di Zeinab Alif / suor Maria Giuseppina?
Le ricorrenze sono sempre un’ottima occasione per riflettere insieme sul significato di un evento o di una persona che è stata importante per una comunità. Per noi serrani, il centenario della nostra “Moretta”, è un’occasione per riportare alla memoria, oper far conoscere ai più giovani, una figura che è stata molto importante per la nostra comunità. Tutte le testimonianze sono concordi nel ritenere che la sua figura è stata luminosa e ha contribuito a creare un legame forte tra la comunità serrana e la comunità monastica. Il Monastero delle Clarisse è stato per cinquecento anni un punto di riferimento della nostra comunità, un supporto materiale, psicologico, sociale e spirituale, non si può non essere riconoscenti e celebrare la nostra concittadina più illustre.
Avete organizzato diverse iniziative: cosa vi augurate che suscitino nella nostra Chiesa e più in generale nelle nostre comunità?
Prima di tutto ci auguriamo che le iniziative legate al centenario siano una bella occasione d’incontro per sperimentare il gusto di lavorare insieme per qualcosa di significativo. Sono molti gli spunti che possiamo trarre dalla storia di Suor Maria Giuseppina. Le iniziative spaziano da quelle con un carattere più prettamente storico a quello musicale (era una valente organista), oppure abbiamo pensato ad occasioni d’incontro per riflettere sull’attualità del suo messaggio, fino a spettacoli ispirati alla sua vicenda. Il programma predisposto speriamo susciti curiosità e interesse per una vicenda che, senza speranza agli occhi del mondo, ha invece trovato uno sbocco, un “fiore nel deserto” che ha potuto sbocciare perché ha incontrato persone che non si sono conformate alla mentalità razzista del tempo e hanno saputo valorizzare una bambina strappata all’affetto dei suoi cari in Kordofan, resa schiava in Egitto, liberata da Padre Olivieri che aveva fatto proprio l’appello del papa Gregorio XVI (nel breve ‘In supremo Apostolatus’), adottata dalla famiglia Benvenuti di Belvedere Ostrense ed educata dalle Clarisse. Per la Chiesa e per le nostre comunità, la vicenda della nostra “Moretta” ci richiama all’essenza del Vangelo: una buona notizia per tutti gli esclu si dalla storia, Dio sceglie loro.
Cosa dice maggiormente la biografia di Suor Maria Giuseppina alla contemporaneità, alle donne di oggi, alla società in generale?
Alla contemporaneità Suor Maria Giuseppina dice che possiamo avere speranza anche se le nostre reali condizioni sembrano essere senza speranza, ci dice anche che la schiavitù è sempre in agguato perché gli esseri umani purtroppo vogliono servirsi dei propri simili e non servirli! Alle donne la sua vita dice che lo studio è importante per valorizzare i propri talenti (le monache di Belvedere le hanno fatto studiare musica con bravi maestri), che è bene saper gestire anche le risorse economiche per essere indipendenti (ha ricomperato il monastero dallo Stato ed è stata per due mandati abbadessa), che una donna può dare un valido contributo sia alla Chiesa che alla società.
Laura Mandolini
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