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Tag: Natale

Il natale a Senigallia: concerti, teatro, luci e spettacoli per ripartire dopo l’alluvione

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Le luminarie di natale al foro annonario di Senigallia (dicembre 2020)

Concerti, mostre, mercati e mercatini, artigianato, esibizioni itineranti e tanto teatro. E ancora musica diffusa con le corali cittadine, villaggio di natale, pista sul ghiaccio e lo spettacolo del 31 dicembre in piazza Garibaldi. Sono queste le iniziative predisposte dall’amministrazione comunale nell’ambito del calendario del natale, presentato nei giorni scorsi. Le manifestazioni natalizie animeranno la città fino al 6 gennaio ma già hanno subito alcune modifiche rispetto al programma iniziale.

E’ saltato infatti il videomapping, sostituito da un’immagine fissa, in piazza del Duca dove verrà allestita anche la pista di pattinaggio sul ghiaccio; non si farà lo spettacolo di luci e musica dalla Rocca roveresca: troppo alti i costi da sostenere in un periodo di difficoltà di famiglie, imprese ma anche degli stessi enti locali. Tornano invece le luminarie in centro e nelle frazioni, anche se in versione ridotta proprio per i costi dell’energia: il cielo stellato è già presente da settimane in piazza Garibaldi dove si terrà l’evento di san Silvestro con la Little Tony Family, mentre l’allestimento delle luci in centro è già terminerà perché oggi, venerdì 2 dicembre, alle 18verranno accese.

La novità sta nel fatto che l’amministrazione comunale si è fatta interamente carico della spesa totale di circa 48mila euro (iva compresa) senza far pagare nulla agli esercenti, come avveniva in passato, anche se si trattava di contributo volontario. Così come è stata eliminata la tassa per l’occupazione di suolo pubblico per le casette del villaggio di natale al foro annonario. Dal canto suo la giunta Olivetti ha dichiarato di voler dare «un segnale di ripartenza molto forte e di sostegno alle attività economiche del centro, che sono state colpite dall’alluvione» dello scorso 15 settembre.

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Le luminarie di natale in piazza Garibaldi a Senigallia (dicembre 2020)

Un impegno post alluvione che ha visto l’amministrazione in prima fila anche per la battaglia su ponte Garibaldi, oggi ancora chiuso al traffico pedonale e veicolare perché dovrà essere abbattuto e ricostruito. Ma il nodo fondi, di fatto, lascia ancora parecchi dubbi a Senigallia. Come altre perplessità si hanno sulla passerella pedonale che era stata richiesta proprio per non penalizzare ulteriormente le attività di questa parte del centro storico, almeno in vista dello shopping natalizio. L’impegno del Comune va in questa direzione, ma non altrettanto quello della Regione che si è mostrata poco convinta del provvisorio ponte pedonale in legno. Diversi anche i dubbi sulla sicurezza, dato che le allerte sul maltempo si susseguono una dopo l’altra incidendo anche sulla percezione di insicurezza e sfiducia che regna in città. Altro segnale rivolto alla popolazione è quello di non voler intaccare gli aiuti alla popolazione alluvionata, così come previsto in un primo momento.

Tra le iniziative da segnalare anche quelle predisposte dall’associazione Cogeu nell’ambito di “L8 per il futuro” per mantenere alta l’attenzione sul dramma della Lanterna Azzurra e accendere la memoria delle sei giovanissime vittime.

TUTTO IL PROGRAMMA DEGLI APPUNTAMENTI DI NATALE A SENIGALLIA è DISPONIBILE IN PDF (SCARICALO QUI, 3.3.MB)

Commercio, Senigallia divisa tra paura della pandemia e fiducia nel futuro

I mercatini di natale in piazza Garibaldi a Senigallia
I mercatini di natale in piazza Garibaldi a Senigallia

Nonostante siano passati quasi due anni dall’inizio della pandemia legata al covid-19, parlare di serenità durante le festività natalizie e fiducia nel futuro sembra essere ancora un obiettivo molto lontano. Ce lo dicono i numeri dei contagi, che solo grazie alle vaccinazioni non sono gli stessi di dodici mesi fa; ce lo dicono gli stessi commercianti e imprenditori, alle prese con nuove restrizioni che rischiano ogni giorno di far saltare le aspettative di ripresa.

«Lo shopping natalizio è andato abbastanza bene nel trend di questo periodo terribile contrassegnato dalla pandemia, quindi ancora distanti da una situazione pre covid – spiega Simone Tognetti, titolare dei negozi di abbigliamento Mbc in centro storico a Senigallia – Vedo malissimo però il prossimo futuro tra nuove contrazioni dei consumi, aumento delle vendite on line e dei costi delle materie prime. Per noi negozianti sarà dura».

«È difficile parlare di serenità per questo natale 2021» afferma Giacomo Cicconi Massi, responsabile di zona della Confartigianato…

Continua a leggere sul mensile di giovedì 23 dicembre, disponibile anche nell’edizione digitale cliccando QUI.
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Il Natale che punge, quello del gelido inverno dell’Europa

E’ un Natale che punge, che ferisce, che strappa. E’ un Natale che separa, che annienta, che sbatte la porta. E’ un Natale che al dono sostituisce lo scarto, che al calore preferisce il gelo, che all’annuncio di pace antepone violenza e guerra. Gesù nasce, continua a nascere nel mondo, ma per lui neppure una mangiatoia, né della paglia, né la visita dei pastori. Gesù in questo 2021 si ritrova tra il filo spinato, nella boscaglia tra Polonia ed Ucraina, nel gelido inverno europeo, nel cuore del continente colto e benestante. Non ci sono angeli che cantano “Alleluia”,bensì sirene ininterrotte che stordiscono e provocano solo pianto,spari di armi che allontanano e terrorizzano.

Forse non è neppure il caso di predisporre il tradizionale presepio che arreda ogni anno le nostre case, le nostre chiese,le nostre piazze. Le solite statuine colorate e sorridenti lasciamole nelle scatole, perché stridono con quanto accade a qualche centinaia di chilometri da noi; forse è tempo di spegnere luci scintillanti e canti gioiosi che accolgono fedeli e visitatori. Il Natale 2021 non può passare come tanti precedenti per noi Europei. No, non lo possiamo permettere!

Scegliamo di allestire un presepio diverso e attuale, sostituiamo il muschio con del filo spinato, non per stupire o per innovare, bensì per riflettere e denunciare. E se i bambini allungheranno le mani e si pungeranno, spiegheremo loro che è la condizione di vita di tanti piccoli che fuggono da violenze e miseria e trovano un’Europa bardata e difesa dallo stesso filo spinato, per ricacciare indietro famiglie che arrivano da altri Paesi. E agli amanti delle tradizioni che resteranno interdetti da tale scelta, ricorderemo che sono ormai lontane le radici cristiane dell’Europa, che la festa del dono e dell’amore ha lasciato il posto all’odio, al razzismo, al disprezzo della vita. Solo così potremo celebrare onestamente questo Natale.

Federica Spinozzi

“Andiamo a vedere!”: l’augurio di Natale del vescovo Franco

“Andiamo a vedere”. A pronunciare queste parole sono alcuni pastori che, come scrive l’evangelista Luca «pernottando all’aperto vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge» (Lc 2,8). I pastori avevano deciso di andare a vedere «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2.12). Di questo bambino aveva parlato loro un angelo, presentandolo come un “salvatore”.

Quei pastori erano le persone meno adatte per comprendere la portata di questa notizia, per tante ragioni. Quasi certamente non conoscevano i testi sacri che parlavano del Messia salvatore; il loro lavoro, poi, li costringeva ai margini della vita sociale e religiosa del popolo d’Israele; inoltre non godevano una buona fama per i tanti furti a loro imputati. Eppure, nonostante queste credenziali, nonostante il grande spavento che li assale di fronte all’angelo che li sorprende nella notte della campagna di Betlemme,nonostante quelle parole dell’angelo che dovevano risultare loro oscure, decidono di andare fino a Betlemme, di cercare quel bambino, nato in un luogo dove nessun figlio di uomini veniva partorito.

All’origine della loro decisione sta la fiducia che accordano all’angelo, alle sue parole; una fiducia che consentirà loro, non solo di trovare «Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoria» (Lc 2,16), ma anche di comprendere il significato delle parole dell’angelo riguardo al bambino, tanto che lo raccontano a tutte le persone che incontrano e tanto da “lodare Dio”. Proprio loro che non avevano molta dimestichezza con Lui, se non addirittura imprecato contro di lui, nei momenti di maggior fatica del loro lavoro e di disagio della loro vita.

Dai pastori di Betlemme riceviamo l’invito ad “andare a vedere” anche noi quel bambino del quale, anche quest’anno ci palerà il Vangelo e che vediamo rappresentato nei nostri presepi. Anche noi, come i pastori di Betlemme saremo raggiunti dalle parole dell’angelo(«Non temete;ecco vi annuncio una grande gioia,che sarà di tutto il popolo:oggi… è nato per voi un Salvatore,che è Cristo Signore»,Lc 2,10-11). Mentre “vegliamo” in questa notte che sembra interminabile di una pandemia che minaccia la nostra esistenza, compromette la nostra salute, avvelena anche le nostre relazioni e toglie vigore alle nostra speranze.

Non si tratta di andare a cercare un bambino sconosciuto (Gesù lo conosciamo da tempo; tanti di noi di lui ne hanno sentito parlare fin da quando eravamo piccoli); si tratta invece di ridare credito, ascolto, a questo bambino che un giorno è “nato per noi”, di consentire a questo bambino che tra i tanti titoli che gli sono stati attribuiti uno in particolare appare azzeccato – “Emmanuele”, Dio-con-noi- di occuparsi di noi, di permettere che la sua parola diventi sempre di più “lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino”(cfr. Sal 118,105), che l’offerta del suo amore non ci trovi distratti, indisponibili.

Questo è il mio augurio che rivolgo a tutti: alle persone che non hanno smesso di andare a vedere il bambino nato a Betlemme, di riconoscerlo nuovamente come il Salvatore della loro esistenza;alle persone che hanno smesso di andare da questo bambino o che non sono mai andate da lui, di riconoscere nelle parole dell’angelo ai pastori di Betlemme, una ragione persuasiva per riprende a cercarlo o per avviare la propria ricerca. Perché succeda anche di ritornare alle occupazioni della vita con la serenità dei pastori di Betlemme.

+ Franco, vescovo

Betlemme, città del pane: torna l’originale presepio della San Vincenzo de’ Paoli

Presepio di pane – particolare

La Conferenza San Vincenzo De Paoli – Consiglio di Senigallia, dopo il successo delle passate edizioni, ha voluto riproporre anche quest’anno l’atmosfera magica natalizia, con l’allestimento dell’originale ‘presepe di pane’ presso la Sede di Via Cavallotti, 11, a Senigallia. L’inaugurazione è avvenuta giovedì 9 dicembre 2021, alle ore 9, con la partecipazione del sindaco Massimo Olivetti, del vescovo Franco Manenti, dell’assessore ai Servizi sociali Cinzia Petetta e dei cittadini curiosi di ammirare questo bel manufatto. Il presepe sarà visitabile sino al prossimo 6 gennaio, tutti i pomeriggi dalle ore 17.00 alle 19.00 e la domenica anche dalle 10.00 alle 12.00.

Il pane cibo base dell’alimentazione umana, è protagonista insieme ad altri alimenti ( pasta, dolciumi, ecc.), nella distribuzione trisettimanale (martedi, giovedi sabato, dalle ore 10.00 alle 12.00) nella stessa sede, a cura dei volontari della S. Vincenzo, a favore di famiglie e persone bisognose. Ma sono molteplici le attività caritative portate avanti, grazie ad una efficiente rete di solidarietà, coordinata dalla dinamica Presidente Lea Venuti di Barbara, che coinvolge una quarantina tra forni e pizzerie locali, oltre alle elargizioni di ditte ed enti privati, anche in collaborazione con le altre organizzazioni volontaristiche come Caritas diocesana e parrocchiali, il Banco Alimentare, la Croce Rossa.

Meritevole di rilievo, la generosa iniziativa della gelateria artigianale Sbirulina di Corinaldo, che destinerà alla San Vincenzo una percentuale degli incassi giornalieri, con informativa alla clientela.

Grazie a questi contributi di benefattori, la Conferenza provvede alla distribuzione mensile a domicilio di un pacco alimentare composto da pasta, riso, salsa di pomodoro, legumi, piselli, farina, scatole di tonno, ecc. a circa 50 famiglie con Isee da 0 a 6000 euro, consentendo un risparmio medio di oltre 1500 euro annui. Parimenti preziose le altre attività integrative, quali i contributi per il pagamento, in casi di estrema necessità, di canoni di affitto; delle bollette di acqua; luce gas; acquisto di libri scolastici; medicinali non a carico del Servizio sanitario nazionale. Attività incrementate, di recente, grazie al generoso aiuto del Banco Marchigiano di Senigallia. La Conferenza Vincenziana locale, fedele agli insegnamenti dei fondatori San Vincenzo De Paoli e del Beato Federico Ozanan, sta prodigando il massimo sforzo caritativo grazie ad un gruppo affiatato di volontari, di fronte ad una crescente richiesta di aiuto da famiglie povere sempre più in difficoltà, specie nella tuttora presente pandemia Covid 19.

Ecco allora un caldo invito a destinare qualsiasi forma utile di sostegno, anche per onorare degnamente il messaggio cristiano di generosa solidale fraternità, specie verso i più deboli, che proviene dalle ricorrenze del S. Natale.

Alberto Bruschi

Luci (di Natale) della città

In piazza Garibaldi allestite le casette del villaggio natalizio e le luci di natale
In piazza Garibaldi allestite le casette del villaggio natalizio e le luci di natale

Nonostante tutto, sarà un Natale diverso da quello 2020. L’amministrazione ha deciso di puntare molto sulle festività ormai imminenti, sia in termini di iniziative, sia per quanto riguarda le luminarie che sono state allestite ormai da qualche giorno in tutto il centro storico e nelle frazioni. Lo stanziamento da parte del Comune per l’allestimento di luci e per la realizzazione degli eventi in vista delle festività natalizie e di fine anno ammonta a circa 80 mila euro.

Un impegno che comprende mercatini, pista di ghiaccio, luminarie, mostra per bambini, fiera, musica e videomapping in vari punti del centro storico. Il tutto si animerà dal 3 dicembre prossimo. Le luminarie – in gran parte già allestite – coloreranno il centro storico e le frazioni conferendo quell’atmosfera tipica delle festività. In piazza Garibaldi torna il cielo stellato; sul fiume Misa ci sono le stelle luminose, mentre i portici Ercolani saranno illuminati dalla consueta scia che riprende gli archi. Al Foro Annonario cascata di luci, così come in piazza del Duca e in molte vie del centro, compreso Corso II Giugno al posto degli ombrelli colorati. Tunnel luminoso in via Carducci. Il 3 dicembre si accenderanno tutte insieme.

Solo per questi allestimenti l’amministrazione comunale ha stanziato oltre 40 mila euro, senza però costringere i commercianti a contribuire alla spesa ma chiedendo collaborazioni e sponsorizzazioni. Una modalità che ha colto il favore delle associazioni di categoria. Altrettante risorse sono quelle per gli eventi compresi nel pacchetto di eventi natalizi…

Continua a leggere l’articolo sull’edizione digitale di giovedì 2 dicembre, cliccando qui.
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Carlo Leone

Il Natale nel rispetto delle regole anti Covid

Nella situazione disegnata dal Decreto-legge del 18 dicembre “non ci sono cambiamenti circa la visita ai luoghi di culto e le celebrazioni: entrambe sono sempre permesse, in condizioni di sicurezza e nella piena osservanza delle norme”. Lo precisa il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, Vincenzo Corrado: “La Segreteria Generale della Cei ricorda quanto indicato dal Consiglio episcopale permanente nel comunicato finale della sessione straordinaria del 1° dicembre: ‘Sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno. Per la Messa nella notte sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto ‘coprifuoco’’, cioè entro le 22”.

Durante i giorni di “zona rossa”, prosegue Corrado, “si consiglia ai fedeli di avere con sé un modello di autodichiarazione per velocizzare le eventuali operazioni di controllo” perché la Circolare del Ministero dell’Interno del 7 novembre 2020 ha precisato che i luoghi di culto dove ci si può recare per una visita o per la partecipazione a una celebrazione “dovranno ragionevolmente essere individuati fra quelli più vicini”. Durante i giorni di “zona arancione”, invece, i fedeli potranno raggiungere liberamente qualsiasi luogo sacro sito nel Comune di residenza, domicilio o abitazione. Se esso ha una popolazione non superiore a 5.000 abitanti è possibile recarsi in chiese situate in altri Comuni che non siano capoluoghi di provincia e distanti non oltre i 30 km. “I vescovi – conclude Corrado – esortano, soprattutto in queste giornate, a non dimenticare e ad accompagnare tutte le persone, che comunicano le loro fatiche, le loro speranze, chiedendo preghiere e aiuti materiali e spirituali”.

M.B.

Politici locali e vescovo: auguri e desideri condivisi

Franco Manenti, vescovo di Senigallia

Benché on line, è stato assai partecipato l’incontro del vescovo Franco con gli amministratori dei Comuni della diocesi di Senigallia, svoltosi sabato 19 dicembre scorso. Sono intervenuti sindaci e amministratori dei Comuni di Arcevia, Barbara, Belvedere Ostrense, Castelleone, Chiaravalle, Corinaldo, Montemarciano, Monte San Vito, Morro d’alba, Ostra, Senigallia, Serra de’ conti, Trecastelli.

Il consueto momento di auguri natalizi è coinciso con la illustrazione della enciclica di papa Francesco, Fratelli tutti. Il Vescovo Franco ha sottolineato tre punti, invitando i presenti a dedicare gli opportuni approfondimenti nei mesi successivi: la centralità della persona umana, il rispetto nelle diversità, la costruzione di una comunicazione meno divisiva, più fraterna.

Giovanni Spinozzi ed  Anna Paola Fabri della Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro sono intervenuti ricordando il capitolo quinto della enciclica dedicato a La migliore politica.

Generale è stato l’apprezzamento per la iniziativa, poiché spesso chi è impegnato in Comune non ha molto tempo per fermarsi a pensare a questioni più generali.

Nel suo invito, il Vescovo aveva chiesto di segnalare delle esperienze solidali, vissute in tempo di pandemia. Ecco alcune risposte:  i Comuni hanno distribuito pacchi dono a tutti oppure solo ai più bisognosi, bimbi con mamme in difficoltà (la politica è anche fare delle scelte);  hanno sperimentato il lavoro a distanza, ma anche il buio di dover affrontare una inedita malattia. In alcune realtà, è stato sperimentato con successo il volontariato civico. Ci sono stati casi in cui giovani famiglie o associazioni di artigiani hanno spontaneamente pensato ad iniziative di solidarietà. Ci sono stati sindaci che hanno evidenziato come la pandemia abbia messo in risalto gli aspetti peggiori dei cittadini, mossi dall’egoismo e dal puntarsi il dito contro. Gli stessi amministratori ammettono di aver avuto pregiudizi, senza riuscire a cooperare per il bene comune, con chi la pensa in maniera diversa: i social non aiutano  e la comunicazione tra cittadini e tra amministratori può essere migliorata. Con una bella immagine, è stato detto che la pandemia ha permesso di creare un “fagotto buono” di esperienze di solidarietà, al quale attingere ancora oggi.

E’ stato apprezzato il gesto del Vescovo  che ha voluto nei giorni precedenti inviare in dono ai sindaci, ai presidenti di consiglio comunale ed alle biblioteche comunali una copia della lettera enciclica. Giovanni ha informato che la Commissione diocesana ha iniziato a riflettere su un percorso di formazione al bene comune, che sicuramente terrà conto dei princìpi e delle considerazioni espresse nell’incontro con gli amministratori.

Il Vescovo ha concluso presentando quelli che ha definito i tre paradossi dell’amministratore:  il paradosso è una situazione in cui entrano in rotta di collisione realtà che confliggono, ma che possono arricchire se governate con sapienza. Il primo paradosso è quello per cui l’amministratore locale vive la prossimità, rispetto al politico nazionale: può capire i problemi concreti, ma è anche “perseguitato” da continue richieste; il secondo paradosso è che l’amministratore locale rischia di lasciarsi vincere dalla inadeguatezza o dal senso di non riuscire a concludere i progetti iniziati. Non scoraggiamoci, facciamo come in famiglia, dove si educa senza aver l’ansia del risultato. Il terzo paradosso è quello di essere tutti  uniti per il bene comune, appassionati in consiglio comunale, ma al contempo diversi, poiché la soluzione offerta dagli uni non è condivisa quasi mai dagli altri.

Ecco l’augurio è di abitare questi paradossi, confidando sul fatto che il bene ci educa e ci rende più fraterni.

La Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro

Il vescovo Franco medita e scrive parole di consolazione

Copertina della lettera del vescovo Franco

“Carissimi, sono consapevole che uno scritto non può sostituire un incontro dove ci si vede, ci si ascolta, ci si stringe una mano. Coltivo però la speranza che le parole affidate a uno scritto, riescano a esprimere quanto desidero comunicarvi in questo momento della vita delle nostre famiglie, delle nostre comunità e della nostra Chiesa diocesana. Sono le parole rivolte da Dio al popolo d’Israele tramite il profeta Isaia, che hanno ispirato le mie considerazioni che affido al vostra ascolto”.

E’ uno scritto che sa di tenerezza, quello del vescovo Franco. Abbiamo bisogno di consolazione, carezze, incoraggiamenti. Non di sentimentalismi a buon mercato, o di effetti speciali che durano lo spazio della novità. La consolazione è magnifica attitudine divina, scende nell’intimo e dona pace. Ci abilita ad essere consolati e a consolare. Perché Dio è fatto così ed il Natale alle porte sta a dirci che siamo fatti della stessa pasta.

Gli auguri di Natale del vescovo Franco

Chiesa di Sant’Antonio di Padova – Marzocca

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano la terra tenebrosa una luce rifulse». Questo il lieto annuncio proclamato ogni anno dalla liturgia del Natale.

La grande luce annunciata dal profeta Isaia troverà una conferma nel racconto della nascita di Gesù, il Figlio di Dio, quando l’evangelista Luca, dopo aver detto del parto di Maria («diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoria, perché per loro non c’era posto nell’alloggio») e aver segnalato che un angelo del Signore si presentò ai pastori che di notte vegliavano il gregge, aggiunge «la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,6-9).

A ben guardare, molto prima del 25 dicembre molte e sfavillanti luci sono comparse per le vie e le piazze della nostra città e dei nostri borghi, luci che s’impongono per la loro vivacità e bellezza, che rallegrano il cuore, soprattutto di questi tempi nei quali ci sentiamo come un popolo che cammina nelle tenebre di una situazione carica di sofferenza e di tante paure.

La grande luce di cui parla il profeta, la luce che avvolge i pastori impauriti e le molte luci tra le nostre case, se messe a confronto, rivelano delle differenze per l’impatto che possono avere sulla nostra vita.

A giustificare le tante luci è una data del calendario – il 25 di Dicembre – che conserva il titolo di “giorno di Natale”, anche se per molti il riferimento alla nascita del Figlio di Dio tra gli uomini è ormai fragile, se non del tutto assente. Trascorso il periodo natalizio quelle luci non hanno più motivo di restare accese, di illuminare la nostra città e i nostri borghi. Per questo vengono rimosse e collocate nei magazzini, da cui usciranno per il prossimo 25 di Dicembre.

La “grande luce” di cui parla la liturgia del Natale è collegata a una persona (il profeta Isaia nel suo scritto parla di un bambino che “è nato per noi” e l’evangelista Luca di “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”), non a una data, a una persona che appare singolare, per la sua identità – è il Figlio di Dio – e per quello che rappresenta per la storia umana e per ciascuno di noi (per Isaia “Principe della pace”, per l’angelo annunciatore il “Salvatore”).

Questa luce, a differenza delle altre luci, non sarà rimossa al termine delle festività natalizie, ma resta per tutti gli altri giorni dell’anno, come luce che ci consente di camminare anche tra le tenebre di una storia universale e personale, in questi tempi particolarmente fitte e inquietanti.

Certo, dipenderà da noi non lasciar brillare invano questa luce, non lasciar cadere nel vuoto il lieto annuncio risonato nella liturgia natalizia.

Senza togliere nulla alla bellezza delle tante luci allestite da noi e alla serenità che contribuiscono ad alimentare, almeno nei giorni in cui addobbano i nostri centri, penso che quell’altra luce, quella legata alla presenza tra di noi di Gesù, il Figlio di Dio, alla sua offerta di una prossimità che mantiene aperta la nostra vita alla speranza, anche e soprattutto in questi tempi, dove è diventato arduo coltivare speranze affidabili, meriti un maggiore apprezzamento e la decisione di consentirle l’accesso in ogni giorno della nostra vita.

Il mio augurio è che tutti ci lasciamo raggiungere dalla luce che rifulge nelle tenebre, quella che il Figlio di Dio, che Maria “ha dato alla luce, ha avvolto in fasce e ha deposto in una mangiatoria” e le consentiamo di illuminare il nostro cammino, perché non ci sentiamo prigionieri delle tante tenebre che impediscono ai nostri occhi d’individuare e percorrere il cammino di un’esistenza bella, buona e felice.

Franco Manenti
vescovo di Senigallia

Novena di Natale con il vescovo Franco

Da mercoledì 16 dicembre alle ore 19.30, e per ogni sera alla stessa ora fino alla vigilia di Natale, “Novena di Natale” con il vescovo Franco. Appuntamento sulla pagina Facebook e sul canale YouTube “La Voce Misena/Radio Duomo”, sul sito www.vocemisena.it e www.diocesisenigallia.eu. L’ascolto sarà possibile anche su Radio Duomo 95.2 FM e in streaming web radio (sempre su www.diocesisenigallia.eu). Sempre in radio, andrà in replica anche alle ore 21.00.