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Lorenza Zampa è l'operatrice museale e la guida della mostra “Il tempo dei papi” allestita a Palazzo Mastai – Casa Museo Pio IX a Senigallia

Ultimi giorni a Senigallia per la mostra sugli orologi da tavolo e da torre legati a papa Pio IX

Continua ancora per pochi giorni la mostraIl tempo dei Papi. Antichi orologi della collezione di palazzo Mastai e l’orologio di Pio IX dal Torrino del Quirinale”. L’esposizione, inaugurata lo scorso giugno a palazzo Mastai, casa museo Pio IX, rimarrà aperta fino al prossimo 6 gennaio 2025 e si lega al ritorno di quattro preziosi orologi antichi appartenuti a papa Pio IX nel periodo del suo lungo pontificato. Ne parliamo con l’operatrice museale Lorenza Zampa, già intervistata in occasione dell’apertura della mostra. L’audio servizio sarà disponibile grazie al lettore multimediale in questo articolo ma sarà in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) lunedì 30 e martedì 31 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 5 gennaio a partire dalle ore 16:50.

Com’è andata in questi sei mesi? È tempo di bilanci…
Posso esprimere a nome di tutta la diocesi la piena soddisfazione per il risultato e per il successo che questa piccola mostra ha riscontrato, sia tra i senigalliesi che tra i turisti. La mostra già di per sé ha costituito l’evento, nel senso che è stata veramente di richiamo anche per chi già conosceva il museo. Abbiamo visto che c’è un grande interesse per la materia, con persone da ogni parte d’Italia. Già la serata inaugurale è stata molto partecipata, quindi abbiamo iniziato veramente nel migliore dei modi e in questi mesi le presenze qui al museo sono continuamente aumentate.

C’è un profilo del turista “medio” venuto qui a palazzo Mastai?
A parte i tanti turisti d’estate, abbiamo avuto anche visitatori argentini o irlandesi nel periodo settembre-ottobre, tanti appassionati di orologeria, recentemente abbiamo ospitato alcune associazioni del territorio, oltre a istituti scolastici che sono quelli che hanno dimostrato maggiore interesse per questa nostra iniziativa culturale così prolungata nel tempo. Poi l’Archeoclub di Senigallia, l’associazione Andos, tante realtà con cui abbiamo fatto visite guidate molto interessanti e approfondimenti. Abbiamo visto che anche tra i giovani c’è stato un grande interesse, anche i bambini, le famiglie, quindi è stata veramente una grande partecipazione. 

Che cosa possiamo vedere in mostra? 
Il percorso della mostra è abbastanza articolato perché appena si entra e si accede alle due rampe di scale che permettono di arrivare al piano nobile si vedono subito degli esempi di meccanismi di orologi da torre, quindi si viene introdotti un po’ alla volta in questo percorso e c’è addirittura un orologio a foliot che è uno dei meccanismi più elementari in uso dal Medioevo. Ad arricchire ulteriormente il percorso di visita nel museo e all’interno della mostra c’è il pezzo forte che troneggia al centro del salone d’onore, è il meccanismo dell’orologio del torrino del palazzo del Quirinale che all’epoca di Pio IX era la residenza ufficiale dei papi. Si tratta di un orologio a pendolo abbastanza monumentale con un sistema di ruote dentate, pesi, contrappesi, quindi è interessante anche per chi se ne intende di meccanica poter visionare questo meccanismo che fu voluto da Pio IX nel 1858 e rimase in uso fino al 1961. E poi, attorno a questo meccanismo, ci sono quattro pregevoli esempi di orologi da tavolo o parigine, orologi realizzati in vari materiali, ottone dorato, bronzo dorato, legno intagliato, sono tutti orologi che Pio IX ha collezionato nel corso del suo lungo pontificato e sono anche orologi che testimoniano il suo raffinato ed eclettico gusto artistico.

Hanno ancora un valore?
Indubbiamente sì, tutto ciò che è legato a papa Pio IX ha valore. Questi sono tutti orologi tornati recentemente da un restauro molto consistente, ma comunque sono sempre stati qui a palazzo Mastai. Sappiamo che sono stati collezionati dal papa. Inoltre Pio IX ha attuato una rivoluzione importante tra le altre, quella di modificare la computazione del tempo, introducendo la misurazione delle ore che è in uso ancora oggi, l’ora cosiddetta astronomica o alla francese con il calcolo delle ore attuali, quindi la giornata suddivisa in 24 ore che si calcolano dalla mezzanotte alla mezzanotte. Prima di questo sistema vigeva il sistema all’italiana cosiddetto, che era più impreciso perché la giornata era suddivisa sempre in 24 ore, però il nuovo giorno cominciava un’ora dopo il tramonto. Tutto questo era chiaramente soggetto alla variazione delle stagioni, poteva andare bene in tempi in cui non c’era l’elettricità, ancora si era principalmente dediti alle attività agricole, però avviandosi invece nel XIX secolo, verso la modernizzazione.

Cosa bisogna fare per visitare l’esposizione a palazzo Mastai?
In generale è consigliata la prenotazione solo per i gruppi numerosi. I contatti sul sito della Diocesi e sulle pagine social. L’ingresso è gratuito. Gli orari e i giorni sono questi: dal lunedì al giovedì l’orario è 9-14. Il venerdì e il sabato invece l’orario è pomeridiano dalle 15 alle 20. Sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 gennaio saranno garantite aperture straordinarie. In particolare sabato 4 gennaio il museo sarà aperto la mattina ore 9-12 e il pomeriggio 15-20. Domenica 5 e lunedì 6 gennaio la mattina 9-12 e il pomeriggio 16-19. Ulteriore novità: è disponibile una piccola pubblicazione che sarà disponibile sia qua a palazzo Mastai che in libreria. Una pubblicazione, un piccolo quaderno come ne erano usciti anche con l’esposizione “Omaggio a Perugino. Misericordiae Vultus”, contenente schede curate dalla restauratrice, la professoressa Raffaella Marotti dell’Università di Urbino che assieme ad una sua collaboratrice la professoressa Laura Valentini hanno curato le varie indagini diagnostiche e proprio il restauro di questi preziosissimi manufatti.

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Sergio Romagnoli

Movimento 5 Stelle: per il coordinatore provinciale Romagnoli Nova è un «passo in avanti»

Quale futuro si staglia all’orizzonte per il Movimento 5 Stelle che ha di fatto defenestrato il fondatore Beppe Grillo con il voto degli iscritti (ripetuto e incrementato nei voti)? Quale percorso dopo l’assemblea costituente che si è recentemente conclusa a Roma? E quali ripercussioni strategiche anche nelle Marche dove finora si è registrata una proficua collaborazione con il Partito Democratico? Di tutto questo abbiamo parlato con Sergio Romagnoli, che oltre a essere stato un senatore pentastellato, è attualmente coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle per la provincia di Ancona. L’intervista è andata in onda già venerdì 27 dicembre e lo sarà nuovamente sabato 28, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 29 alle ore 16:50 (la terza di tre inteviste), sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). Sarà possibile ascoltarla anche cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale presente in questo articolo. Data però la bassa qualità dell’audio in alcuni punti, purtroppo legata a problemi tecnici, abbiamo deciso quindi di accompagnarlo anche con il testo integrale dell’intervista.

Cerchiamo di fare una panoramica di quello che sta succedendo all’interno del Movimento 5 Stelle e una panoramica anche di quelle che sono le prospettive future per il Movimento nell’ambito della politica italiana e del suo posizionamento nello scacchiere nazionale. Partiamo dagli ultimi avvenimenti, quello del referendum, con il voto quasi plebiscitario, insomma, contro il fondatore Grillo e soprattutto con la predisposizione degli elettori verso questa nuova pagina che si apre per il Movimento 5 Stelle.
Lei fa riferimento a Nova, l’evento che si è svolto a Roma: ci tengo particolarmente a dire che non era un sondaggio contro Beppe Grillo, nel modo più assoluto. E’ stata una riunione fatta dalla base di tutti gli attivisti d’Italia, una partecipazione incredibile di tante persone, di tanti attivisti, che hanno creato una costituente per ripartire con nuovo slancio nel Movimento, rivedendo quelle che erano le fondamenta dei 5 Stelle. Tra queste c’erano dei principi, secondo tante persone «fondamentali per il Movimento 5 Stelle, quello che caratterizza da tempo il Movimento 5 Stelle», ma che servivano all’inizio per dare una spallata al sistema. Io ho appoggiato pienamente il Movimento di Grillo perché in quel momento si arriva a dare una spallata, poi è servito Conte per strutturarsi, per cambiare le terminologie, i modi e l’organizzazione. La costituente è andata a decidere di nuovo tutti i parametri. Siamo comunque coerenti con la politica sana, onesta, trasparente, fatta per i cittadini, senza interessi, senza nessun condannato, restituendo i soldi come abbiamo sempre fatto e tutto quanto così, però, per esempio, rivediamo il discorso dei mandati, piuttosto che il garante può decidere di ripetere la votazione, pur riconoscendo il ruolo. Io sono assolutamente affezionato a Grillo e a tutto quello che ha fatto, però ad oggi, nel 2025 non è pensabile che c’è un gruppo che non ha un’organizzazione, né una persona a capo di tutto che gestisce tutte quante le situazioni. Secondo me è stato un grande passo avanti. 

Questa costituente ha rivoluzionato un po’ il movimento, almeno in alcuni principi, che erano quelli di partenza, quelli originari, quelli fondanti e intanto la sua posizione quindi è quella di un’approvazione di questo risultato.
Assolutamente sì, nel senso che io riconosco pienamente la scelta che è stata fatta dagli attivisti, dire «no» alla presenza del garante come è stato fino ad oggi, «no» al limite dei mandati che penalizza notevolmente i 5 stelle; io sono d’accordo perché perdere alle elezioni regionali, nazionali, delle persone di valore come Paolo Taverna, come Gianluca Perilli, come tanti miei colleghi attivisti, portavoci come me, è un fattore che penalizza molto noi e favorisce molto gli altri partiti che a volte hanno persone veramente allucinanti nelle loro squadre, però sono conosciute mentre da noi sono assolutamente sconosciute ai più, quindi è una cosa secondo me da cambiare.

Secondo lei quindi c’è stata una sorta di tradimento, una sconfitta degli iscritti della prima ora, molti dei quali si sono allontanati proprio per non riconoscersi più in questo nuovo movimento?
Assolutamente no, secondo me non c’è stato alcun tradimento del movimento o dei principi di base, anzi è stata data più voce agli attivisti che tutti insieme si sono confrontati, hanno parlato e hanno votato su dei punti, e tolto dei poteri anche al presidente attuale, Conte, aumentando i poteri dei probiviri; è stato chiesto anche un coinvolgimento maggiore del territorio, degli attivisti, di conseguenza c’è stata una redistribuzione dei poteri. E’ venuto fuori questo problema, lei ha ragione perché questa la domanda se la sono poste molte persone anche all’interno del M5S. Io ho fatto una domanda a tutti gli attivisti, facciamo delle riunioni molto partecipate, on line, e io ho chiesto quante persone sanno realmente quello che abbiamo fatto. Non mi si venga a dire che il principio fondante sono i due mandati: se una persona ha fatto il consigliere comunale e poi è andato alla regione, poi non può essere più candidabile. A Nova è stato deciso di non considerare i mandati dei consigli comunali, perché è come una sorta di gavetta, un periodo formativo per poi preparare le persone per andare in regione o in europa: è stato votato che se c’è stato un buon lavoro da parte di persone che sono state in Europa, perché non possono tornare in Italia e andare a dare una mano in regione? 

Quali sono allora i principi fondanti del movimento?
Sono le leggi molto efficaci per il bene comune, per la dignità umana, per i nostri figli. Noi abbiamo investito tanto sul sistema sanitario durante il periodo del covid, ci sono crisi sanitarie anche da noi a Senigallia, Fabriano, si vede da tutte le parti che il sistema è un disastro allucinante, siamo gli unici che hanno dato dei ristori sotto il covid alle persone e alle aziende che erano ferme, 5-10-20 mila euro soldi dallo Stato perché c’erano difficoltà. Fare delle leggi come istituire il registro dei tumori che prima non esisteva, la legge salvamare di Andrea Costa, la dignità umana, gli animali, la protezione dell’ambiente, queste sono le cose identitarie del movimento 5 stelle, che garantiscono una politica sana. 

Una questione sul posizionamento a livello politico nazionale: il Movimento 5 Stelle in questo momento si vuole ritagliare uno spazio nel centro-sinistra, ma di fianco al PD, di fianco ad Alleanza Verdi-Sinistra, oppure in coalizione, insomma il matrimonio col PD non è andato bene, cosa succede adesso? 
A livello nazionale sempre da Nova è venuta fuori una dichiarazione “progressista, indipendente”: questa è la definizione che io condivido pienamente. Non parla di fare un’alleanza specifica con il PD, con Avs o altri, non è questo, non è stato votato questo, si è votato di partire su un piano programmatico, trasparente, chiaro, con dei punti ben specifici, e ce ne sono, sanità pubblica, rispetto all’ambiente, lavoro, scuola e quant’altro, e a quel punto dobbiamo anche vedere quali forze progressiste sono disposte a fare quel percorso insieme a noi. Siamo disposti ad allearci con chi vuole portarli avanti ma seriamente, non senza sapere cosa fare e cosa dire, non ci mettiamo insieme per andare alle elezioni e battere le destre, non funziona così. Ci sono dei punti che ci lasciano distanti da una forza come il PD, loro votano il rifinanziamento delle armi, noi no; davanti ai punti programmatici vogliamo sapere se siamo più vicini a AVS, nelle Marche a “Dipende da noi”, piuttosto che altre associazioni, comitati, partiti e quant’altro e il PD ci deve dire se ci sta a percorrere certi punti. Successivamente verrà il discorso del candidato e quale percorso fare. 

Invece per quanto riguarda la regione Marche, è nota la collaborazione ormai da anni, soprattutto si è rafforzata nell’ultimo periodo, tra la consigliera regionale Marta Ruggeri, capogruppo in consiglio regionale delle Marche e il gruppo consiliare del PD, del Partito Democratico, come legge questa collaborazione alla luce di queste considerazioni nazionali e quali prospettive future si aprono sempre qua nelle Marche?
Marta Ruggeri è un’amica, ma come portavoce sono arrivato a stimarla ancora di più perché ha fatto un bel lavoro, sta facendo un bel lavoro e credetemi se lo fai seriamente è un impegno veramente grande. La collaborazione con il PD, è vero, è stata molto proficua in alcuni momenti. Penso che proprio da qui possa partire un discorso di condivisione di un piano programmatico che possa portare a una politica nuova: secondo me i cittadini oggi delle Marche devono sapere che se c’è una forza progressista che si unisce su dei punti, per una lotta politica trasparente, sana, fa determinate cose in un certo modo e allora posso pensare anche di appoggiarli politicamente, di votare, ma non dobbiamo partire da loro e dire «ci alleiamo in qualche modo per andare contro queste destre». Io apprezzo tanto Bersani, ma ultimamente quando l’ho sentito in un’intervista con Travaglio dire «Ci dobbiamo alleare perché altrimenti queste destre vinceranno sempre», ma io sono d’accordo con Travaglio, non mi posso alleare per non far vincere le destre: io mi devo alleare per una politica sana, devo parlare di argomenti. Non teniamo mai conto quando si fanno queste valutazioni, che sì le destre le vincono, ma c’è più del 50% delle persone che non va a votare, quelle persone evidentemente perché non trovano un riscontro di una politica sana fatta in un certo modo, io mi preoccupo secondo me, tutti quanti si dovrebbero preoccupare di questo, il Movimento 5 Stelle si preoccupa di fare una politica sana, di avere persone che portano avanti i punti di dignità per tutti quanti.

I temi prima delle alleanze quindi?
Assolutamente sì, è la prima cosa che ha rilasciato in un’intervista la nostra Marta Ruggeri dicendo «Parliamo di temi, poi parleremo d’altro», e lo condivido ovviamente. 

Ultima questione, lei è fabrianese, è stato senatore appunto nella penultima legislatura, ora i temi per le Marche su cui è possibile costruire un’eventuale coalizione o comunque sia magari un percorso e poi vedere se c’è una consonanza di voci. 
Il primo punto in assoluto, sono tutti importanti, però se dobbiamo fare una classifica, il primo punto in assoluto è la sanità pubblica, e non è la solita frase buttata là che è importante, ma perché è un punto critico per tutta la regione. La sanità pubblica è prioritaria a qualsiasi altra cosa, c’è da ripensare tante cose della sanità pubblica, come strutturarla, tutto quanto. Lei ha sottolineato che sono di Fabriano non è un caso, io faccio politica per tutta la regione, tutta la nazione, sono sempre stato così, ma essendo il Fabriano ho la possibilità di vedere che non puoi ridurre la sanità a meri numeri di legge, dire «ok, se non hai tot popolazione, non puoi avere questi servizi». In Italia, per la conformazione territoriale che abbiamo, non puoi esimerti dal calcolare e valutare le situazioni territoriale. Mi hanno risposto che nel centro ci sono pochi voti, che i voti si prendono sulla costa, quindi si devono dare là i servizi: per me è una cosa assurda, io devo dare dignità e servizi a tutti quanti. Abbiamo fatto un tavolo con le forze progressiste sulla sanità montana per mettere insieme tutti i comuni montani qua intorno e cominciare a ragionare di una sanità montana, che non ha paese, ma è proprio da organizzare a livello regionale. La sanità è in mano alla regione: c’è allora la necessità di tavoli specifici per pensare a una sanità che dà servizio e che dà possibilità a tutti, considerando tutti i territori, non solamente come dei numeri.
Il secondo punto è il lavoro. La crisi lavorativa, a Fabriano abbiamo in particolar modo la cartiera, Beko, e tante situazioni critiche, ma in tutta Italia ci sono problemi lavorativi. E’ importante cominciare a pensare al lavoro non solo come cassa integrazione, cioè mettere le toppe per cercare di fare andare avanti le persone, quella non è dignità. Abbiamo tanta competenza, tanto know how, si tratta di pensare al lavoro come una cosa proattiva, positiva, per poter proporre anche delle nuove forze, nuove leve, ai giovani, dove c’è più sviluppo, università, scuole, i giovani possono contribuire con le nuove tecnologie a creare e pensare un tessuto lavorativo nuovo.
La terza cosa che le dico, è l’ambiente: nelle Marche, come in tutta Italia, non si sa per quale motivo, si dà il via libera a speculare sull’ambiente: inceneritori, biometano, piuttosto che Edison a Jesi, piuttosto che Api a Falconara, il porto ad Ancona con le grandi navi che fanno un inquinamento incredibile, tante situazioni per le quali la gente dice «ma voi siete contro l’evoluzione tecnologica»… assolutamente no, sono a favore anche dell’impianto Edison che volevano fare a Jesi, è importante avere un soil washing che pulisce il terreno dagli agenti inquinanti, bisogna vedere dove lo facciamo, perché riqualificare il terreno va bene, ma non portare un impianto nel centro abitato, al centro di una città, perché significa aumentare l’inquinamento e altre cose, quindi è importante andare avanti con le nuove tecnologie ma consapevolmente nel rispetto dell’attività e della salute delle persone. Faccio un esempio, io ho fatto la legge sull’elettromagnetismo e la gente diceva «ma sei a favore del 5G?» Io sono assolutamente a favore dell’evoluzione tecnologica, ma consapevole, cioè mi porti antenne 5G, 6G, 7G, anche 8G che probabilmente con la metà della potenza renderà un servizio migliore, però queste nuove tecnologie devono avere studi che garantiscano che non fanno male alla salute delle persone. Quindi sviluppo sì, ma con più di un occhio aperto sia sulla questione ambientale che sulla salute.

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Regali, cenoni e viaggi: il natale 2024 segna la ripresa (tiepida) dei consumi

Che andamento per il commercio nel periodo natalizio? E che giudizio se poniamo a a confronto il natale 2024 con il 2023? Il tessuto economico gode di buona salute? Di tutto questo ne abbiamo parlato con Giacomo Mugianesi, responsabile provinciale commercio e turismo per la CNA di Ancona. L’intervista è in onda lunedì 23 e martedì 24 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica anche domenica 29 a partire dalle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo assieme a un testo sui concetti chiave.

Facciamo una panoramica sull’andamento del commercio in questi giorni ormai siamo a ridosso del natale, come sta andando?
Il commercio è partito un po’ in sordina per queste festività, gli acquisti hanno tardato a vedere uno sviluppo, ma lo imputiamo comunque a questo clima di incertezza che c’è in generale, soprattutto per le famiglie e le imprese che nel corso dell’anno hanno comunque avuto gli alti e bassi. In questo periodo naturalmente c’è questo clima festoso  che ha riportato un po’ più di ottimismo e soprattutto le tredicesime che sono state elargite in questo periodo hanno riportato una spinta ai consumi. 

Quindi una partenza lenta?
Sì, ma con un recupero in questi giorni che hanno visto principalmente acquisti online in una fase iniziale, quindi parliamo fine novembre, primi di dicembre, per poi recuperare last minute nei negozi di vicinato, quindi nei negozi fisici, per gli acquisti dell’ultimo momento. 

Quali sono i settori merceologici che vanno per la maggiore?
Principalmente moda, cosmetica, giocattoli, abbiamo riscontrato circa un 30% di aumento degli acquisti per i libri rispetto all’anno scorso, tecnologia e un maggiore acquisto nei prodotti enogastronomici, alimentari.

Quali le cause di questa incertezza internazionale?
Le guerre sicuramente sono un fattore importante, come pure l’aumento dei consumi dell’energia, l’aumento del costo delle materie prime, ma anche i rincari dei prodotti di prima necessità. 

Per quanto riguarda la battaglia tra i negozi fisici e le piattaforme virtuali, com’è la situazione?
C’è uno squilibrio enorme, ed è dovuto assolutamente ai costi di gestione delle piattaforme e dei budget per poter promuovere quello che è un prodotto attraverso il mondo del digitale, quindi i piccoli fanno più fatica a poter vendere digitalmente, per forza devono appoggiarsi alle piattaforme o, meglio ancora, mettersi insieme, a creare delle sinergie per poter vendere digitalmente questi prodotti. Oggi c’è un’accelerazione importante che vede il consumatore ad acquistare più velocemente possibile rispetto agli anni passati in cui c’era una ricerca più accurata del prodotto. Ora il digitale ci permette di accelerare, di velocizzare questi tempi della ricerca del prodotto e quindi di conseguenza anche l’acquisto viene fatto digitalmente.

Parlando proprio di capodanno, come vanno le prenotazioni sia negli alberghi che nei ristoranti, che festività saranno queste?
Comunque una buona partecipazione ai cenoni, naturalmente le famiglie con figli cercano di favorire magari l’asporto piuttosto che la partecipazione ad un cenone, ma comunque c’è una buona risposta. Si cerca anche di festeggiare il capodanno fuori dal proprio paese, quindi si sta cercando di andare due o tre giorni fuori dalle proprie mura domestiche. Lì vediamo prenotazioni last minute verso gli hotel.

Giacomo Mugianesi
Giacomo Mugianesi

Se facessimo un confronto con le festività dell’anno precedente, che somme potremmo tirare per questo natale 2024?
Pur in un clima d’incertezza, riscontriamo anche un qualcosa di positivo: la spesa media è aumentata rispetto all’anno scorso, 250 Euro la spesa media contro i 230 dell’anno scorso anno. Questa cosa ci fa sperare per il futuro e ci fa ben sperare anche in vista del capodanno o comunque dell’inizio del 2025.

Possiamo parlare di un andamento che ha cancellato il periodo covid?
Sicuramente c’è un rialzo dei consumi. Questa parentesi del covid si è conclusa in qualche modo. C’è un andamento abbastanza oscillante a livello economico e quindi questo porta ad avere dei picchi nei consumi o comunque una maggiore fiducia del mercato per poi dopo ridiscendere in altri periodi dell’anno.

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Le luminarie di natale in piazza Roma a Senigallia (dicembre 2024)

Natale e capodanno: spesa e prenotazioni in aumento a Senigallia rispetto al 2023

Come stanno andando gli acquisti per il natale 2024? C’è fiducia da parte dei consumatori? Quali settori merceologici vanno per la maggiore? E con che occhi guardano questo periodo commercianti e imprenditori? Sono alcune delle domande che abbiamo posto a Giacomo Bramucci, presidente di Confcommercio Marche Centrali e presidente regionale di Confcommercio Marche, il quale ci ha tracciato una panoramica dell’andamento dei consumi e delle prenotazioni alberghiere e ristorative per le festività 2024-2025. L’intervista sarà in onda venerdì 20 e sabato 21 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM); un’ulteriore replica ci sarà domenica 22 a partire dalle ore 16:50 (la terza di tre interviste, indicativamente verso le ore 17:25). In questo articolo troverete solo alcuni concetti chiave ma cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale potrete ascoltare l’audio integrale.

Che clima si respira per queste festività?
Il panorama di riferimento economico del nostro paese è comunque complicato. C’è un barlume di speranza per il 2025, però si viene da un periodo estremamente complicato, con i consumi al palo in questi ultimi anni. Il 2024, se lo guardiamo in quest’ottica, è un anno positivo, perché stiamo leggermente riprendendo quello che abbiamo lasciato in questi ultimi anni e torneremo probabilmente a un livello di consumi natalizi in positivo rispetto al 2019, ultimo anno prima della crisi, dell’inflazione e delle dinamiche internazionali che avevano compresso molto i consumi. Il 2019 era un anno tutto sommato positivo e quest’anno raggiungeremo quei livelli di spesa per la prima volta. Cresce il numero di persone che hanno deciso di fare acquisti in questo natale, e cresce l’importo che singolarmente andremo a spendere per i regali. Quest’anno dovremmo attestarci sui 210-215 euro a testa, quindi il dato è incoraggiante. Nella speranza che il 2025 concretizzi una ripresa un pochino più sostanziosa.

Quali sono queste cause sia nazionali che internazionali che hanno un po’ bloccato, o perlomeno che hanno un po’ rallentato l’acquisto, ma in generale il consumo? 
La domanda interna è quella che è calata maggiormente, per le aspettative su quelli che erano gli scenari nazionali e internazionali. Il caro prezzi e l’approvvigionamento energetico, per esempio, si ripercuotono immediatamente sul consumo delle famiglie. In più c’è quel problema ormai strutturale che è il livello di salari che comunque non cresce nel nostro paese. E’ un dato di fatto: ormai da più di 10 anni abbiamo dei salari al palo e quindi facciamo fatica a risollevare lo stile di consumi. Ci sono piccoli segnali, come la diminuzione del cuneo fiscale per i lavoratori, le tredicesime, il bonus dei 100 euro che aiutano, ma bisogna fare di più, questo è vero. Però ci sono stati anche vari rinnovi contrattuali e questo è uno degli elementi che portano ad avere più fiducia.

Giacomo Bramucci
Giacomo Bramucci

Andando proprio sul fronte acquisti, quali sono magari i settori che vanno per la maggiore? 
C’è stata un po’ una rivincita di quei settori che avevano sofferto in questi ultimi anni. L’elettronica quest’anno ha un dato lievemente positivo ma non in crescita rispetto ad altri anni. Quello che è cresciuto di più sono i consumi legati all’enogastronomia, al cibo, alla tradizione, al gusto e anche il consumo legato a tutto ciò che è il vivere la propria casa in senso ampio, home, living. Rimane costante il consumo di abiti, vestiario, moda, anche perché ci sono molte piattaforme on line che offrono prodotti scadenti ma a prezzi molto bassi, a discapito di quello che è il commercio delle nostre città che invece è basato sulla qualità, sull’esperienza, sulla profondità. Grandi piattaforme che poi al territorio in realtà non lasciano nulla, perché probabilmente gestiranno i propri incassi all’estero senza lasciare traccia sul territorio, senza lasciare traccia alcuna sul benessere collettivo della città che viviamo, quindi questo purtroppo è un elemento negativo. 

Tra i consumi natalizi, non possiamo non citare pranzi, cenoni e pernottamenti per soggiorni legati a questo periodo dell’anno.
Le prenotazioni stanno viaggiando abbastanza bene sia a livello di ristorazione per quanto riguarda il natale o il capodanno, sia a livello alberghiero, con un trend positivo rispetto al 2023. Senigallia è una città molto accogliente, ha investito anche nel restituire un’immagine comunque bella, decorosa che vale la pena di essere visitata, ci sono delle iniziative interessanti. Certo non sono i numeri dell’estate, però comunque sono numeri interessanti che fanno ben sperare anche per una sorta di destagionalizzazione della quale tanto si parla, ma dopo bisogna mettere in campo azioni concrete di sostegno a questa visione più ampia del concetto di turismo della nostra città.

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A settembre 2024 il sindaco di Mondolfo Nicola Barbieri ha inaugurato la pista ciclopedonale Centocroci-San Gervasio. Foto: profilo facebook Nicola Barbieri

Ciclovia adriatica, Mondolfo è avanti: lungomare di Marotta già tutto collegato – L’INTERVISTA

Dopo l’intervista all’assessore ai lavori pubblici del comune di Senigallia, Nicola Regine, per dare uno sguardo sulla situazione senigalliese, ancora unu po’ indietro nella realizzazione della ciclovia adriatica, è giunto il momento di guardare anche nei comuni limitrofi cosa sta succedendo. Abbiamo sentito Nicola Barbieri, sindaco di Mondolfo, per capire quali infrastrutture sono presenti sul territorio comunale, quali soluzioni ad eventuali criticità possono essere prospettate e quali progetti futuri sono in fase di elaborazione. Ecco le sue parole nell’intervista audio in onda martedì 17 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a domenica 22 a partire dalle ore 16:50 su Radio Duomo Senigallia. Il lettore multimediale permette di ascoltarsi l’audio anche dal telefonino grazie a questo articolo dove è presente anche un breve testo con i concetti chiave.

Recentemente è stata annunciata la posa dell’ultimo concio del ponte ciclopedonale sul fiume Cesano, lavori importanti che dovrebbero terminare in primavera. Come sono messe le piste ciclabili nel comune di Mondolfo?
In questi ultimi anni ci siamo concentrati molto sulla mobilità sostenibile, quindi sulla partecipazione a diversi bandi regionali e ministeriali europei per il riperimento di fonghi e per la realizzazione quindi di percorsi ciclopedonali su un po’ tutto il territorio comunale con l’obiettivo di collegare i diversi quartieri della nostra città, quindi dal borgo antico fino al mare. Abbiamo realizzato, ad esempio, il percorso ciclopedonale che collega Piano Marina a Marotta centro. Nei mesi scorsi abbiamo inaugurato un altro percorso ciclopedonale che collega il quartiere di Centocroci con San Gervasio e Ponte Rio e l’obiettivo è di proseguire in questa direzione. Nel bilancio di previsione 2025 che andremo ad approvare a fine dicembre, abbiamo messo ulteriori risorse per collegare via Montemarino con via Cardarelli nel quartiere di Marotta nord lungo la statale.

Il lungomare è già collegato completamente, il ponte sul Cesano rappresenta l’ultimo tassello di fatto…
Dopo il ponte ciclopedonale sul Cesano, il lungomare ha già praticamente una sua ciclabile che percorre tutto il litorale di Marotta, in questi anni abbiamo riqualificato la zona nord e la zona centrale, lo scorso anno abbiamo riqualificato il lungomare sud dal sottopasso Togliatti alle Vele e a seguito di questo ponte ciclopedonale sul Cesano diciamo che l’obiettivo da parte dell’amministrazione comunale è migliorare la pista ciclabile esistente dalle Vele al ponte ciclopedonale: tra le attività ricettive c’è già una strada che è passata di proprietà del comune e quindi lì passerà il percorso della ciclovia adriatica.

Il collegamento previsto tra il ponte ciclopedonale sul fiume Cesano e la pista ciclabile "ciclovia adriatica" a Marotta di Mondolfo
Il collegamento previsto tra il ponte ciclopedonale sul fiume Cesano e la pista ciclabile “ciclovia adriatica” a Marotta di Mondolfo

Cosa vuol dire per un comune come Mondolfo investire sulle piste ciclabili e sulla mobilità lenta, sia dal punto di vista turistico che economico?
Sono dei miglioramenti importanti per i cittadini, ci sono tanti cittadini che si muovono a piedi o in bicicletta lungo le strade statali, lungo le provinciali, quindi l’obiettivo sicuramente è proprio quello della sicurezza. Dove si creano percorsi ciclopedonali, questo innesca un meccanismo virtuoso, positivo, anche da parte dei privati: ne hanno beneficiato le attività esistenti su quelle aree, ma si stimolano anche investimenti da parte dei privati.

Progetti futuri?
Un altro percorso è la ciclovia del Cesano, che collegherà il lungomare di Marotta, e quindi la ciclovia adriatica, con la croce del Catria. Un progetto molto ambizioso in collaborazione con la Regione Marche e con i comuni della vallata sul Cesano. Verrà realizzato nel 2025 il primo tratto che collegherà praticamente il quartiere di Piano Marina con il quartiere di Molino Vecchio e poi Ponte Rio.

A Senigallia si è parlato tanto della carenza dei parcheggi e di come le infrastrutture ciclopedonali in qualche modo limitassero il numero di stalli disponibili o addirittura fossero causa dell’eliminazione dei doppi sensi di marcia: voi come avete risolto questa problematica?
Bisogna capire da zona a zona, ognuna ha la propria criticità, sta alle amministrazioni comunali, in un’ottica di condivisione dei progetti con le attività commerciali che ci sono in quella determinata zona, capire qual è il progetto che apporta maggiori benefici. Noi intanto abbiamo creato delle aree lungo la statale, a monte della ferrovia, però collegate con i sottopassi esistenti proprio per dare maggiore possibilità di parcheggio, ampliando la sede dove passerà la ciclovia adriatica e riqualificando la zona del lungomare. Certo il problema parcheggio lo troviamo in ogni comune d’Italia. Noi in questi anni abbiamo cercato di creare prima delle aree alternative. Penso all’area parcheggio adiacente al sottopasso delle Rane, penso al grande parcheggio vicino alla stazione ferroviare di Marotta Mondolfo, un’altra area a parcheggio è stata realizzata all’altezza del sottopasso Togliatti.

Parlando di sicurezza, sulla statale c’è un problema di coesistenza tra biciclette, pedoni e autoveicoli, come si può risolvere?
La proprietà della strada statale è di Anas, per le sp è della provincia di Pesaro Urbino, quindi i progetti devono essere condivisi anche da loro. Sulla provinciale via Cesanense, quella nella quale verrà realizzata la ciclovia del Cesano, il percorso ciclopredonale è previsto su sede propria. Sulla statale c’è un percorso disegnato, un percorso pedonale: bisogna che ci siano dei progetti condivisi dall’ANAS, che ci siano delle risorse messe in campo, le nostre statali purtroppo non prevedono questi percorsi ciclopedonali, quindi bisogna mettere in campo delle progettazioni che quel tempo migliorino questi percorsi e li mettano sempre più in sicurezza.

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Asmae Dachan

Il nuovo percorso in Siria: dalla caduta di Assad ai sogni dei siriani – L’INTERVISTA

Cosa è accaduto in Siria negli ultimi anni e, che svolta è stata quella delle ultime settimane? Che portata hanno i recenti eventi con la caduta di Assad e l’insediamento al potere dei ribelli guidati da Al-Jolani? Lo abbiamo chiesto a chi in Siria ha vissuto, a chi è dovuto andarsene dal proprio paese per vivere in Italia e a chi spera in un futuro migliore: in poche parole abbiamo intervistato la scrittrice, poetessa e giornalista italo siriana Asmae Dachan. Ha rilasciato alla direttrice di Radio Duomo Senigallia, Laura Mandolini, una interessante testimonianza. In questo articolo troverete in formato testuale solo alcuni concetti chiave ma cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale potrete ascoltare l’audio integrale dell’intervista.

Fino a qualche giorno fa la Siria era sparita dai riflettori internazionali, dai medi internazionali. Nel frattempo cosa stava succedendo?
Negli ultimi 14 anni la Siria ha conosciuto uno dei peggiori momenti della sua storia, una storia antichissima. Ricordiamolo, ci sono città come Aleppo, da cui provene la mia famiglia, che ha almeno 8 mila anni di storia. Non c’è mai stata una situazione tragica come quella degli ultimi 14 anni, dove purtroppo la guerra ha provocato almeno 500mila vittime, ma secondo alcune estime ce ne sono state in realtà un milione. Su 23 milioni di persone, 7,5 milioni sono diventate profughi fuori dalla Siria e altrettante sono rimaste sfollate internamente. L’attenzione della comunità internazionale e della stampa internazionale sulla Siria è stata sempre piuttosto bassa, ma negli ultimi anni in particolare la Siria è completamente sparita dallo scenario internazionale.

La Siria torna ad essere raccontata perché nel giro di qualche giorno il famigerato regime di Bashar al-Assad è crollato, si è sciolto come neve al sole, ma sappiamo che non è così, vero?
Prima di sabato 7 dicembre la Siria de facto era divisa in tre zone almeno: Idlib e la sua provincia; il Kurdistan siriano; e poi la cosiddetta Siria utile, quella che va dal confine con l’Iraq fino allo sbocco sul Mediterraneo. Accade che con l’inizio della guerra a Gaza e poi in Libano e anche su alcune zone dell’Iran, l’Iran ritira parte delle sue milizie, gli hezbollah si ritirano gradualmente e tornano verso il Libano, e la Russia che da due anni combatte e invade l’Ucraina ha ridotto il suo contingente. L’esercito di Assad era già particolarmente debole. Lo scenario è stato favorevole in qualche modo all’avanzata di queste truppe ribelli sostenute dalla Turchia in particolare, ma lo scenario che si è creato diciamo che era evidentemente studiato in qualche modo tra queste grandi potenze. Per la prima volta dopo 54 anni, i siriani hanno potuto celebrare la fine di un regime, un regime che dall’epoca di Assad padre ha soffocato la Siria, ha negato i diritti ai cittadini e alle cittadine siriane, ha soffocato ogni iniziativa politica, ogni forma di pluralismo culturale e politico, ha arrestato e torturato, ucciso oppositori e ha costretto appunto all’esilio milioni di siriani. La caduta del regime di Assad per noi è stato un sogno quasi inaspettato perché dopo tanti anni di sofferenza nessuno di noi quasi ci sperava più.

Che significato ha l’8 dicembre per voi?
E’ stato un giorno della liberazione, il 25 aprile siriano, poi chiaramente dobbiamo fare i conti con la realtà, quelli che hanno portato avanti l’offensiva militare sono comunque uomini armati che hanno avuto un passato di legami con Al Qaeda, quindi non sono sicuramente degli schinchi di Santi, hanno promesso in questi giorni, hanno dimostrato una grande consapevolezza politica oltre che militare. Nessuno di noi però si illude che questi militari lasciano la scena per favorire l’iniziativa della società civile dal basso, siamo tutti molto attenti, siamo chiaramente preoccupati, ma nessuno può negare alla popolazione siriana il diritto di dire finalmente un regime sanguinoso, sanguinario che denunciamo da 50 anni è stato sconfitto e smascherato.

I siriani denunciano questo regime da anni e purtroppo sono stati inascoltati.
Oggi tutti si riempiono la bocca parlando di quanto era abominevole la situazione sotto il governo di Assad, ma tutti con Assad hanno fatto accordi, l’hanno riabilitato negli ultimi anni. L’Italia è stato l’unico paese della Nato a riaprire addirittura la sua ambasciata a Damasco come se nulla fosse, nonostante su Assad penda un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità, per usare armi chimiche contro la popolazione. Oggi tutti ci chiedono analisi geopolitiche, analisi di scenari futuri. Credo che i siriani in questo momento abbiano il diritto di tirare un suspiro di sollievo. Uno dei mali della Siria è finito, quello della dittatura.

Non dimentichiamolo la terribile crisi umanitaria dopo oltre 14 anni di guerra…
Secondo le stime dell’ONU ci sono almeno 17 milioni di siriani che dipendono quasi esclusivamente dagli aiuti umanitari. C’è un paese da ricostruire non solo come società civile, ma c’è proprio una serie di case da ricostruire, una serie di ospedali, di infrastrutture, di posti di lavoro perché i siriani possano rialzare la testa.

Quale chiave di lettura ci dai oltre la stretta attualità per capire il tuo paese, dalla società civile all’incrocio tra diverse fedi?
Io amo porre l’attenzione sulla società civile, perché in questi anni le siriane, i siriani non hanno avuto il minimo spazio, non ho mai visto sulle tv italiane un intellettuale siriano parlare, una scrittrice, uno scrittore, un musicista, eppure molti sono venuti in diaspora, molti hanno raccontato, hanno denunciato. Non ho sentito oggi discorsi di vendetta se non in ambito militare, i civili siriani non stanno parlando di vendetta, i civili stanno parlando di ricordare come era la Siria prima della dinastia degli Assad e prima della guerra, quindi una Siria dignitosa, una Siria dove lo slogan principale era Wahed, Wahed, Wahed, ovvero uno, uno, uno, il popolo siriano è uno, che significa che non c’è differenza tra arabo e kurdo, tra arabo e armeno, tra cristiano e musulmano, il collante di tutto era proprio l’identità siriana fatta di una musica, di una letteratura, di un’arte, di un’architettura meravigliosa. Io penso proprio che appunto i siriani riconoscano, guardandosi negli occhi, le ferite l’uno dell’altra, è una ferita comune, è un lutto comune quello che ci ha colpito e che abbiano tanta voglia di unità in questo momento e voglia di pace. Ricostruiamo il nostro paese e cerchiamo appunto proprio in nome della nostra identità millenaria, in nome dell’amore tra cristiani e musulmani di usare una parola che in questi anni ci è stata tolta, la speranza.

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Marcello Semeraro

Senigallia, Pio IX e il dogma dell’immacolata concezione – AUDIO

Si è celebrato L’8 dicembre scorso il 170 esimo anniversario del dogma dell’Immacolata concezione di Maria, proclamato nel 1854 dal beato Papa Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus, tradotta in 400 lingue e dialetti. Oltre un secolo e mezzo dopo, Senigallia, la città natale di quel pontefice, all’anagrafe Giovanni Maria Mastai Ferretti, ha ricordato quel periodo storico e quella proclamazione attraverso un duplice appuntamento: il primo si è tenuto sabato 7 dicembre all’auditorium san Rocco con la lectio magistralis del cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Lo stesso Semeraro ha poi presieduto il giorno dopo, domenica 8 dicembre appunto, la solenne concelebrazione eucaristica alla chiesa dei Cancelli. Noi di Radio Duomo Senigallia abbiamo approfittato della sua presenza per approfondire la questione del dogma dell’immacolata concezione, con il cardinale Semeraro che ne ha ripercorso il dibattito storico e con il vescovo Manenti, intervistato da Laura Mandolini, che ne ha contestualizzato il messaggio. Il servizio sarà in onda mercoledì 11 e giovedì 12 dicembre, alle ore 13:10 e alle ore 20, e domenica 15 a partire dalle ore 16:50 (la seconda di tre audio-interviste), sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è disponibile anche in questo articolo assieme a un estratto testuale.

Il rapporto tra Pio IX e questo dogma dell’Immacolata Concezione è una storia molto lunga, anche un pochino dibattuta tra quanti sostenevano questo dogma, la scuola francescana, e quelli che invece non condividevano il dogma. I progetti per una proclamazione dogmatica risalgono già alla fine del 1400, già con il papa Sisto IV. Morì nel 1484, con il merito di proibire alle due scuole diverse, la scuola macolatista e la scuola immacolatista, di condannarsi a vicenda. Un passo in avanti fu compiuto dal concilio di Trento che pur non definendo il dogma della immacolata concezione della vergine, tuttavia nella dottrina dommatica sul peccato originale non inserì Maria. Anche i papi successivi hanno contribuito al progresso, per estendersi fino a gran parte delle comunità cristiane dell’epoca, fino a quando non arrivò Pio IX. Fu eletto papa nel 1846, era personalmente un gran devoto della madonna.

In precedenza erano due i dogmi mariani che risalivano ovviamente ai primi concilii ecumenici, cioè il dogma mariano della divina maternità – Maria è la madre, la vera madre del Signore – e l’altra ad essa collegata della verginità di Maria, escludendo quindi l’intervento umano dalla nascita di Gesù.

Già nel 1848 convoca una commissione di 19 teologi e li chiama a dare ciascuno un voto personale. Però gli eventi precipitarono, il 24 novembre proprio di quell’anno il papa fuggì da Roma a Gaeta ma non si scoraggiò, istituì una commissione di cardinali ma non tutti erano d’accordo. Pio IX pubblicò nel febbraio 1849 una lettera enciclica in cui chiedeva ai vescovi un parere sulla opportunità di procedere a questa proclamazione. Ne uscì una risposta quasi plebiscitaria, a favore 546 voti su 603 anche se poi i rimanenti non tutti erano contrari alla definizione dogmatica ma sulla opportunità e questo incoraggiò molto il papa ad andare avanti in questa decisione. Nel marzo presentò una bolla pontificia. La formula fondamentale, la formula chiave è questa: “in vista dei meriti di Gesù Cristo salvatore del mondo” cioè si dice che la beata vergine Maria fu sottratta a questa condizione generale dell’umanità ma fu sottratta nella previsione che sarebbe stata la madre di Cristo, come dare ad una legge un effetto retroattivo.

Analogamente Pio XII copiò la Pio IX quando giunse alla proclamazione del dogma dell’assunzione, sono strettamente in collegamento. Il dogma dell’immacolata concezione e il dogma dell’assunzione sono l’esempio per noi, cioè quello che Dio ha fatto in Maria lo vuole fare e lo fa per ciascuno di noi. La liberazione dal peccato originale attraverso il sacramento del battesimo, quindi l’immacolata concezione è in qualche maniera un annuncio del battesimo e l’assunzione in rapporto alla vita eterna, è quello che noi diciamo nel credo. La dichiarazione fu accolta con grande gioia nel mondo cattolico, ovviamente non fu lo stesso nel mondo protestante, che non accettava questo dogma, e neanche nelle chiese ortodosse perché l’aveva fatto Roma questo dogma. A Roma le cose furono quanto contenti che a piazza di Spagna fecero quella colonna per rendere l’omaggio alla immacolata concezione.

Franco Manenti
Franco Manenti

Questa è stata la storia un po’ del dogma e della proclamazione dell’immacolata concezione, sentiamo ora invece le parole del vescovo Franco Manenti, intervistato da Laura Mandolini, che ci contestualizza un po’ il messaggio. Vescovo Franco, perché è ancora senso proporre una riflessione ai fedeli, ma alla comunità tutta, su un tema come quello di un dogma, in particolare dell’immacolata concezione?
Penso che sia importante chiarire che cosa rappresenta nel cammino della fede cristiana, anche nel cammino della chiesa, la promulgazione di un dogma. Nell’immaginario collettivo, nel linguaggio pubblico, il termine dogma è utilizzato spesso per indicare un intervento autoritario. Nel cammino della fede una definizione dogmatica o un dogma non sta all’inizio di un percorso, conclude un percorso che parte dal basso. Magari una reazione in forme molto semplici, appunto popolari, piano piano questo inizio dal basso si propone al magistero. Il dogma è una sintesi di un aspetto della rivelazione della fede cristiana.

Il dogma della immacolata concezione di Maria, che cosa intende affermare o da che cosa parte?
Il punto di partenza è appunto il saluto dell’angelo a Maria, salutata come la piena di grazia, dove questo piena di grazia non è da intendersi in senso quantitativo ma in senso qualitativo, cioè Dio si rallegra con te, Dio ti circonda pienamente del suo amore. In Maria questa pienezza di grazia si esprime in una forma del tutto singolare, appunto proprio perché è la piena di grazia, proprio perché aderisce a questo dono che riceve dal Signore, viene riconosciuta come unico caso singolare preservata da quello che rappresenta l’eredità che ci portiamo quando veniamo al mondo, quella che noi chiamiamo appunto il peccato originale. Ce la portiamo come eredità, non come colpa commessa da noi, ma come coloro che subiscono le conseguenze di una colpa commessa da altri. So che qui ci sarebbe bisogno di una lezione un pochino più ampia. Ecco, Maria entra nel mondo non con questa eredità, in qualche modo Maria beneficia anticipatamente della Pasqua di Gesù, della vittoria di Gesù sul peccato.

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L'inaugurazione della sede di Riwork a Senigallia

Inaugurata la sede di Riwork, l’agenzia del lavoro di Senigallia attenta al sociale

E’ stata inaugurata lo scorso 5 dicembre a Senigallia Riwork, un’agenzia per il lavoro nata in seno alla cooperativa sociale Undicesimaora. Una nuova realtà che supporta con un percorso personalizzato – ha detto nell’occasione del taglio del nastro il vicedirettore della Caritas Diocesana Giovanni Bomprezzi – chiunque sia alla ricerca di un’occupazione e le aziende nella selezione dei candidati più idonei, quindi erogando servizi di politica attiva del lavoro a persone con bisogni eterogenei, grazie a un parternariato con soggetti della rete pubblica e privata. Noi di Radio Duomo Senigallia, come nostro solito, abbiamo sentito il dovere di intervistare i protagonisti, in particolare il vicepresidente della cooperativa Undicesimaora Francesco Bucci e un’operatrice dell’agenzia, Simonetta Fortunati. L’intervista sarà in onda lunedì 9 e martedì 10 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20, più un’ulteriore replica domenica 15 alle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale, a fianco a un breve testo.

RiWork è una realtà che promuove l’inserimento lavorativo delle persone nelle fasce più vulnerabili della popolazione, grazie a un’attenzione verso le persone con disabilità, oppure attraverso tirocini di inclusione sociale, in collaborazione con i servizi sociosanitari del territorio. All’inaugurazione del 5 dicembre scorso erano presenti sia imprenditori locali che autorità civili, enti del terzo settore, funzionari regionali e tanti cittadini e tante cittadine. Persone poi partecipi alla tavola rotonda che si è svolta dall’Istituto Panzini, subito dopo appunto il taglio del nastro della sede di RiWork in via Capanna 109.

Al termine della tavola rotonda ha concluso i lavori il Vescovo della Diocesi di Senigallia, Franco Manenti, che ha riportato l’attenzione sul tema dell’emergenza educativa e sul significato del lavoro visto «come un bene e non come un problema», non come una fonte di crisi continue. Lo stesso Vescovo, prima dell’incontro, durante l’inaugurazione e la successiva benedizione della sede di riwork, ha sostenuto la necessità di fare rete. «Questa inaugurazione è un passo che va nella direzione di quanto ci sprona a vivere Papa Francesco, essere una chiesa in uscita – ha detto Manenti – perché questa nuova iniziativa mostra interesse alla vita delle persone, in particolare al lavoro, quel bene che dà dignità e speranza. Un passo che mi ha confermato l’urgenza e la necessità del muoversi insieme tanto più quando dobbiamo affrontare situazioni che riguardano la collettività. Occorre parlarsi non per far prevalere la propria posizione ma per ritrovare insieme strategie ed azioni efficaci condivise anche in un ambito così importante. Oggi siamo diversi soggetti a parlarci e questo deve essere uno stile che continua, che fa storia».

Francesco Bucci, vicepresidente della cooperativa Undicesimaora: quali sono le caratteristiche principali che distinguono Riwork da un’agenzia tradizionale e soprattutto quali sono le motivazioni che hanno spinto a creare questo nuovo soggetto quando già c’era la cooperativa che negli anni ha svolto questo ruolo con circa 700 inserimenti lavorativi?
Riwork è un servizio di Undicesimaora, non sono due soggetti distinti, è lo stesso soggetto giuridico di Undicesimaora che, tra le sue attività, ha da molti anni l’inserimento lavorativo. In realtà l’autorizzazione di un’agenzia per il lavoro noi ce l’abbiamo dal 2017, più di un quinquennio. Oggi quell’attività che era confusa tra decine di altre nostre situazioni, prende una forma e un indirizzo ben preciso ed è più facilmente riconoscibile. La nascita di Riwork sta dentro la storia dell’Undicesimaora e dentro la storia della Caritas di Senigallia, l’attenzione al lavoro della Caritas è sempre stata presente, banalizzo per lasciare un’immagine, la ricerca delle badanti: Caritas ha sempre fatto questo servizio per le famiglie di accompagnamento per le persone che poi cercavano quel tipo di impiego. Undicesimaora è nata nel 2011, una delle due direttrici è la dignità del lavoro e quindi la possibilità all’interno dei nostri servizi di svolgere dei inserimenti lavorativi, dei tirocini di inclusione sociale e cose simili. Nel 2016-2017 abbiamo avuto l’accreditamento per la formazione e per il lavoro.

Cosa distingue questa agenzia per il lavoro da altre?
Dal punto di vista tecnico assolutamente nulla, svolgiamo le stesse attività di altre agenzie per il lavoro, proponiamo gli stessi servizi, stiamo all’interno delle stesse procedure pubbliche, quindi c’è sempre il centro di impiego come primo passaggio di incontro tra i cittadini che hanno necessità in quel mondo delle politiche attive e il sistema delle politiche attive, i cittadini poi possono scegliere se continuare dopo il primo incontro, il primo colloquio ad essere seguiti dal pubblico oppure possono orientarsi verso una delle realtà private che svolge questa attività, noi siamo una di quelle.

Cosa vi caratterizza?
Quella dimensione, quell’attenzione che Undicesimaora dimostra ormai da quasi 15 anni e la Caritas da più di 30 anni, quindi una vicinanza molto forte e la capacità di ascoltare quelle che sono le esigenze e le istanze delle persone che si avvicinano a noi.

In che modo viene rivolta un’attenzione particolare alle fasce più vulnerabili della popolazione che magari con più difficoltà trovano un’occupazione?
Siamo gestori di una serie di progettualità pubbliche che sono dedicate alle fasce più fragili e quindi il centro per l’impiego orienta verso le nostre realtà, la nostra realtà in situazioni delicate. La seconda fonte per cui ci arrivano dei beneficiari sono la rete di parrocchie e le Caritas parrocchiali con cui stiamo facendo un intenso lavoro per far conoscere cosa fa l’agenzia per il lavoro e conoscere quelle che sono le esigenze delle persone che si avvicinano a Caritas parrocchiali, anche le istanze delle aziende che sono presenti nel territorio. Quindi c’è anche questa forza della rete puntualmente presente sul territorio della diocesi con cui dialeoghiamo costantemente e che intercetta, lo dico con piacere anche, intercetta anche le istanze delle imprese.

Spieghiamo quali sono queste istanze delle imprese.
Ci sono degli obblighi normativi che prevedono che all’interno del personale assunto all’azienda, dietro determinate percentuali, rapporti e poi chi è del settore conosce perfettamente, che prevedono appunto la presenza di soggetti con determinate situazioni di fragilità all’interno del personale dipendente. Quindi questa sicuramente è un’istanza. L’altra istanza, ne siamo tutti penso abbastanza consapevoli, che nel momento in cui il tasso di disoccupazione sta scendendo e quindi c’è una pressione lato domande, posti di lavoro, le aziende fanno difficoltà a intercettare il personale qualificato rispetto alle istanze o con le esperienze, perché poi la qualifica ha tante dimensioni, con le esperienze che richiede l’attività produttiva.

La sede di Riwork a Senigallia in via Capanna 109
La sede di Riwork a Senigallia in via Capanna 109

Come funziona l’agenzia? L’abbiamo chiesto a una delle operatrici, Simonetta Fortunati. Come si svolge invece il processo?
Una persona si può rivolgere all’agenzia RiWork, che appunto si trova in via Capanna 109 e ha orari settimanali come un piccolo centro per l’impiego, può fare un colloquio, se ha il curriculum già fatto si rivede il curriculum, se occorre farlo nuovo lo si fa nuovo e poi si vede di accompagnarla ad un matching ottimale con offerte di lavoro che risultano presenti in quel momento all’interno dell’agenzia. Questa persona viene o manda il curriculum e poi la chiamiamo a un colloquio: il disoccupato viene incontrato dalle mie colleghe, una è psicologa del lavoro, l’altra è comunque operatrice addetta anche alla formazione, tutte persone accreditate presso la Regione Marche, questo è un indispensabile requisito per lavorare all’interno dell’agenzia per il lavoro.

Quindi si mettono nero su bianco quali sono sia le competenze, sia i desideri come occupazione futura e poi dopo c’è una sorta di valutazione?
Poi inizia una ricerca, l’agenzia costantemente monitora offerte di lavoro del territorio attraverso i social, attraverso offerte di lavoro dirette che poi dovranno iniziare a pervenire, anche attraverso un sito che verrà attivato a breve, un sito attraverso il quale le aziende possono farsi presenti e si cerca poi o accompagnare la persona a renderla abile, un po’ disinvolta a trovare lavoro da sola, oppure se ci sono offerte mirate già si propone quel curriculum lì all’azienda. Quindi questo curriculum viene fatto incontrare con l’offerta di lavoro, la domanda di lavoro che deriva dal curriculum del disoccupato, si cerca di farla incontrare con offerte di lavoro che noi recepiamo o direttamente tramite le aziende oppure con l’intercettazione delle offerte sui social, su piattaforme, quindi si cerca di fare questo avvicinamento, questo matching.

Altre informazioni su www.riwork.it, la sede si trova in via Capanna 109, a Senigallia. C’è un numero di telefono che è lo 071.0964486, ma c’è anche una mail servizilavoro@undicesimaora.org.

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La pista ciclabile in via delle Rose a Senigallia

Piste ciclabili, ecco i progetti per Senigallia oltre al ponte sul Cesano

Dopo la notizia della posa dell’ultimo concio del ponte ciclopedonale sul fiume Cesano, tra Senigallia e Mondolfo, è naturale chiedersi a che punto sia la realizzazione delle piste ciclabili a Senigallia e nei comuni limitrofi, almeno quelli coinvolti nel progetto della ciclovia adriatica. Il primo passo è stato quello di intervistare Nicola Regine, assessore ai lavori pubblici di Senigallia, per una panoramica del territorio di competenza, ma successivamente pubblicheremo gli interventi di Nicola Barbieri, sindaco di Mondolfo, e di Maurizio Grilli, sindaco di Montemarciano. Questa prima intervista sarà in onda venerdì 6 e sabato 7 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM); un’ulteriore replica ci sarà domenica 8 a partire dalle ore 16:50 (la terza di tre interviste, indicativamente verso le ore 17:25). In questo articolo troverete solo alcuni concetti chiave ma cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale potrete ascoltare l’audio integrale.

Facciamo una panoramica dello stato attuale delle piste ciclabili a Senigallia. Adesso che c’è il ponte di cui si intravede insomma la fine dei lavori entro la prossima primavera, lo stimolo è appunto quello di terminare velocemente le piste ciclabili, ma nel territorio locale ci sono tanti problemi per adeguare le infrastrutture ciclopedonali alle conformazioni del territorio e agli insediamenti urbanistici.
E’ indispensabile dividere la ciclovia adriatica da tutte le altre infrastrutture ciclabili sia per questioni normative sia per questioni di finanziamento. La ciclovia adriatica è un’infrastruttura che parte dal Veneto e arriva in Puglia, è finanziata a livello nazionale e anche il progetto di fattibilità tecnica e economica e l’individuazione del percorso è avvenuto a livello regionale. Ci sono state di volte numerose accuse di immobilismo per quanto riguarda la realizzazione delle piste ciclabili. Questa cosa è assolutamente infondata perché volevo ricordare che solo negli ultimi tre anni sono stati realizzati 300 metri al Cesano, con un costo di 200 mila euro; a sud la pista ciclabile dal casello 182 verso Marzocca con un costo di 600 mila euro; e la pista ciclabile di via Anita Garibaldi dalla rotatoria fino a corso Matteotti che è costata come intervento complessivo il primo lotto circa 3 milioni di euro, il secondo lotto 2 milioni di euro. Questi interventi sono assolutamente costosissimi per cui è necessario che ci sia un cofinanziamento da parte della Regione o dello Stato, altrimenti diventano veramente insostenibili.

Per quanto riguarda la ciclovia adriatica, l’ultima novità è stata la posa dell’ultimo concio del ponte sul Cesano da parte della Regione che quindi ha dato un ulteriore input alla realizzazione di questa infrastruttura così importante per la mobilità dolce. Ora al Comune che cosa spetta?
Il Comune deve garantire a questo punto, in maniera prioritaria, il collegamento tra il ponte, che sarà terminato tra circa 3-4 mesi, e la pista ciclabile già realizzata a Cesano. Si tratta di un percorso abbastanza lungo di cui ci aspettiamo anche un finanziamento per il 2025 da parte della Regione. In ogni caso c’è da dire che un privato che vuole intervenire nell’area del Canneto subito a ridosso del ponte ha presentato una pratica al SUAP chiedendo di realizzare lui un tratto di ciclovia adriatica a scomputo degli oneri d’urbanizzazione e questa cosa è in corso di valutazione e in corso di approvazione.

Passando al lungomare Mameli l’ipotesi è quella di far passare il tracciato sulla strada o sull’arenile? Quali sono le soluzioni che state vagliando e quali sono le problematiche che state incontrando?
Il progetto è stato elaborato dalla Regione Marche, questo progetto prevede di mettere a senso unico tutto il lungomare Mameli ma comporterebbe moltissimi disagi perché non ci sono tante strade per poter tornare indietro. Il Comune vuole evitare di dover mettere a senso unico il lungomare così come è stato evitato di mettere a senso unico il lungomare tra il casello 182 e Marzocca perché questo avrebbe comportato di dover confluire tutto il traffico sull’incrocio sul semaforo di Marzocca che è già intasatissimo durante l’estate, quindi in quell’occasione abbiamo progettato la ciclovia andando ad occupare una quota a parte demaniale in modo da consentire di far rimanere la fila di parcheggi, il doppio senso, le alberature, il marciapiede, eccetera. Cominciamo di fare lo stesso intervento anche sul lungomare Mameli, anche se ci sono dei nodi da sciogliere soprattutto in corrispondenza degli edifici che insistono lato mare.

Come tempistica qua andiamo un po’ lunghi tra virgolette, qua si parla di ancora anni prima di veder realizzato qualcosa…
Sì, la ciclovia adriatica prevede un periodo lungo e prevede dei finanziamenti. Il tratto più urgente adesso è quello del Cesano. Per il resto bisogna farci trovare preparati con dei progetti già elaborati in modo di poter intercettare dei finanziamenti pubblici qualora dovessero essere banditi.

Per il tratto sud del lungomare come siamo messi? Nel senso che anche lì bisognerà proseguire il tracciato fino a Montemarciano e là invece che problematiche si incontrano?
Sì, le problematiche sono simili. La Regione Marche ci ha invitato a collegarci con i comuni limitrofi perché anche Montemarciano ha sostanzialmente le stesse problematiche, anzi, anche più spinte perché colpito dall’erosione costiera. Anche in questo caso cercheremo di evitare di dover mettere il senso unico e quindi cercheremo di progettare l’infrastruttura lato mare, rispetto al muretto esistente.

Invece per quanto riguarda i tratti di competenza comunale che quindi riguardano la parte non costiera del comune, come siamo messi? Quali tratti sono in fase di progettazione?
E’ necessaria una programmazione di breve, medio e lungo periodo, che riguarda anche i collegamenti delle frazioni che insistono sull’Arceviese o sulla Corinaldese per poterle collegare con il centro cittadino. Anche in questo caso si tratta di interventi molto importanti perché necessitano di dover espropiare delle quote di terreno, di dover riprofilare completamente le strade, di dover fare le cunette di scolo delle acque, le fognature e quindi queste opere potranno essere realizzate solo per stralci funzionali. Nel centro storico le prossime realizzazioni riguardano il completamento della pista ciclabile su via Anita Garibaldi, secondo e terzo stralcio, che dovrebbe arrivare fino a Piazza Diaz e anche quello sarà abbastanza costoso. In più si stanno studiando dei collegamenti funzionali tra i vari tratti delle piste ciclabili esistenti e mi riferisco soprattutto a Cesanella dove con brevi tratti si riuscirà a dare un percorso omogeneo.

Via Giotto a Senigallia
Via Giotto a Senigallia

In particolare c’è un’ipotesi di realizzare un tratto ciclabile su via Giotto alla Cesanella: è solo un’ipotesi oppure c’è qualche studio già in fase avanzata?
No, è tanto tempo che si pensa a realizzare questi collegamenti, adesso questo tratto verrà praticamente studiato e approfondito contestualmente alla realizzazione del nuovo polo 06 perché si tratta di un tratto abbastanza limitato di poche centinaia di metri che è possibile realizzare con risorse limitate.

Oltre al PercorriMisa, ci saranno altri interventi sul fiume?
Il percorrimisa in questo momento non è un percorso ciclopedonale fruibile da parte di tutti perché è una strada al servizio esclusivo dell’autorità di Bacino. Il comune ha tra l’altro l’obbligo di fare una manutenzione quantomeno annuale per garantirne la percorribilità. Noi cercheremo di togliere questo vincolo tuttora esistente affinché il percorrimisa possa diventare a tutti gli effetti un percorso ciclopedonale. Ovviamente anche dall’altro lato del fiume Misa sarebbe possibile realizzare un altro percorso ma nell’ambito delle priorità ci sono altre cose da fare, tra cui prima di tutto la ciclovia adriatica.

La zona di Sant’Angelo verrà implentata con percorsi ciclopedonali?
Sì una cosa molto richiesta è garantire un percorso in sicurezza lungo la via che collega via Capanna con Sant’Angelo, in quanto il percorso individuato sotto l’autostrada è pericolosissimo sia per i piedoni sia per le biciclette. Stiamo facendo di tutto affinché sia possibile realizzare un percorso protetto sopra il fosso Sant’Angelo, ma ci sono delle difficoltà oggettive e costi enormi. Stiamo cercando di trovare una soluzione a questa cosa che riteniamo importante.

Sicuramente il cicloturismo è importante ma non c’è solo una questione turistica: c’è una questione proprio di qualità della vita che va a incidere su tutti i residenti e di sicurezza?
Senz’altro e quindi l’impegno dell’amministrazione è rivolto proprio nel poter realizzare il maggior numero di percorsi ciclopedonali a vantaggio della sicurezza e della salute dei cittadini e anche dei turisti.

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La mappa delle piste ciclabili di Senigallia (particolare)
La mappa delle piste ciclabili di Senigallia (particolare)
elettricità, energia elettrica, fonti rinnovabili, eolico, pannelli fotovoltaici, pixabay

Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono? Come si muovono comune e diocesi di Senigallia?

Il comune di Senigallia si fa promotore attivo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (le cd CER). Lo fa aprendo uno sportello per tutti i cittadini e tutte le imprese che potrebbero essere interessate ad aderirvi ma anche con una serie di incontri sul territorio proprio per fare comprendere i vantaggi della produzione e dell’autoconsumo di energia elettrica sul fronte ambientale, sociale ed economico. Questo è l’argomento di questa puntata di “Venti minuti da Leone”, la cui seconda parte sarà dedicata invece ai passi in avanti fatti dalla diocesi di Senigallia che pure ha lanciato una fondazione, la “Fratello Sole” con cui poter avviare alcune comunità energetiche su tutto il territorio diocesano. Le interviste di questo servizio realizzato per Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) saranno in onda mercoledì 4 e giovedì 5 dicembre, alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 8 a partire dalle 16:50 (la seconda di tre interviste audio di fila). L’audio integrale è comunque disponibile in questo articolo assieme a un estratto testuale con i momenti salienti.

All’assessora all’ambiente Elena Campagnolo chiediamo quale sarà il ruolo del comune nella promozione delle comunità energetiche rinnovabili.
Noi saremo sicuramente i promotori di questa nuova iniziativa per quanto riguarda il comune di Senigallia. Ci proporremo sia all’interno delle varie comunità energetiche che sorgeranno nel nostro comune, ovviamente come proprietari di POD, sia per dare un ordine, per regolamentarle all’interno del territorio nostro comunale. Promotore ma anche garante, ovviamente sarà molto più semplice anche per i nostri cittadini potersi in qualche modo fidare del comune stesso di provenienza piuttosto che magari di vari promotori che si aggirano nel territorio e che sicuramente fanno il loro lavoro nel modo più corretto possibile, però il comune è sempre una fonte penso affidabile.

Quale vantaggio per le casse comunali? 
Da un punto di vista ambientale è chiaro che c’è un vantaggio ovviamente di sostenibilità che ci rende orgogliosi anche di questo progetto, poi per quanto riguarda il comune sicuramente il fatto che ci siano delle comunità che si formano, ci aiutano ad andare in autoproduzione energetica come già ci succede per alcuni edifici comunali, come possono essere le scuole, e arrivare ad un autoconsumo e quindi a un consumo zero, ovviamente, di energia fa sì che ci sia anche un risparmio da un punto di vista proprio economico anche per le casse del comune.

Che iniziative per facilitare questa comunità energetica?
Già da gennaio avremo degli incontri ovviamente sia con la popolazione e avremo un incontro lancio dove avremo la presenza anche dell’assessore regionale Antonini e di qualche rappresentante del GSE che ci aiuterà a comprendere meglio questa tematica così importante. Dopodiché noi nel frattempo stiamo già parlando con diversi produttori che in qualche modo ci dovrebbero aiutare a fare degli investimenti per far sì che magari ci possano essere delle prime comunità energetiche.

Ma che cos’è una comunità energetica rinnovabile? Quali sono i suoi criteri per potervi aderire? Quali sono soprattutto i suoi vantaggi che poi si possono riversare sui cittadini e sulle imprese? Abbiamo fatto queste domande al professor Roberto Fazioli che è docente di economia della sostenibilità ed economia della transizione energetica presso l’Università degli Studi di Ferrara ma è anche esperto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, MASE, nonché referente per i progetti del PNRR e del Repower Eu.
Il Comune di Senigallia ha avviato questo portale di supporto al territorio e ai cittadini e alle imprese per prendere in esame la possibilità di costituire comunità energetiche rinnovabili che possono portare beneficio al territorio e a tutti gli utenti e produttori di energia evidentemente con un’iniziativa che parte dall’assunto di dare l’esempio quindi il Comune di Senigallia costituirà presto una prima piccola comunità energetica alla quale potranno aderire tutti in modo non discriminato e in modo positivo per tutti, per l’ambiente e per i cittadini, oltre che per le imprese. 

Come funziona una comunità energetica? Posso entrare se produco o anche solo se consumo energia?
Dentro una comunità energetica possono afferire chi consume energia, chi produce energia in quel territorio e chi fa entrambe le cose che si chiama prosumer cioè chi la produce e la consuma. L’idea di fondo è quella di minimizzare il prelievo di energia da fuori quindi quanto più si è autonomi nella produzione e il consumo di energia e tanto più importante sarà l’incentivo che per 20 anni ricadrà sulla comunità energetica, che potrà utilizzare in parte questo incentivo per attività di contrasto alla povertà energetica, valorizzazione del territorio, politiche di sensibilizzazione sull’ambiente efficientemente energetico ovvero tutte quelle azioni concrete di messa a terra delle politiche di sostenibilità perché altrimenti sono solo parole spese al vento. 

Quali sono le modalità operative per entrare a far parte di questa iniziativa lanciata dal comune? L’abbiamo chiesto all’ingegnera Dora De Mutiis che è la responsabile di posizione organizzativa dell’area 10 del comune di Senigallia, quell’area che si occupa di manutenzioni, lavori pubblici e mobilità. Come funziona lo sportello, che cosa potrà essere richiesto e quali sono le procedure da attivare? 
Lo sportello è stato collocato sul sito istituzionale dell’ente, è un punto di accesso dove si trovano tante informazioni e poi diciamo che da lì il cittadino può decidere se compilare appunto un modulo con i propri consumi in modo tale che poi all’interno del gruppo che ci sta lavorando verranno analizzati questi consumi e la tipologia diciamo di richiesta che il cittadino fa rispetto all’interesse della CER e verranno poi restituiti insomma dei dati anche al cittadino, questo ci serve anche per capire quanto interesse c’è e che tipo di CER possiamo arrivare a diciamo a sviluppare partendo da una prima cellula di CER e poi saranno previsti anche dei contatti email con appunto l’help desk, il gruppo di lavoro e anche la possibilità di prenotare degli appuntamenti in call per esempio dedicati ma questo avverrà dopo i primi eventi di lancio sul territorio cioè vorremmo farlo quando già i cittadini saranno protagonisti di un evento di spiegazione di quello che effettivamente è la CER come insomma abbiamo sostanzialmente fatto oggi quindi è un’attività di disseminazione a cui seguirà poi proprio la possibilità proprio di interloquire con lo sportello quindi con appunto il professor Fazioli e i suoi collaboratori. 

Questo sportello è già ora visibile dal sito comunale?
Lo è già da adesso, c’è una pagina istituzionale e quindi c’è la possibilità di compilare un modulo di raccolta dati, verrà aperto una mail dedicata per poter poi appunto interloquire con lo sportello.

Da sinistra l'ing. Dora De Mutiis, l'assessora Elena Campagnolo e il prof. Roberto Fazioli
Da sinistra l’ing. Dora De Mutiis, l’assessora Elena Campagnolo e il prof. Roberto Fazioli

Un altro soggetto si sta intanto muovendo sul territorio ed è la diocesi di Senigallia, anch’essa impegnata a promuovere le comunità energetiche rinnovabili. Come lo sta facendo? Lo chiediamo a Giovanni Spinozzi, direttore della pastorale diocesana sociale e del lavoro e per la salvaguardia del creato che ci spiega cos’è il progetto Fratello Sole.
La Diocesi ha iniziato con un gruppo di lavoro a chiedersi come poter mettere installare e fare una comunità energetica su ogni parrocchia, è stato incaricato l’ingegnere Giovanni Ciriachi, un giovane ingegnere che fa parte della nostra Diocesi e abbiamo studiato dove poter fare chiedendo a tutti i parroci la prima comunità energetica. E’ stata individuata la parrocchia di Marina e di Marzocca e Montignano, i sacerdoti e i gruppi ci hanno dato la disponibilità e in particolare abbiamo installato 47 kilowatt di potenza nel tetto dell’oratorio di Marina e quindi sarebbe il nucleo della prima comunità. Per fare una comunità energetica, occorre una veste giuridica, un ente non profit che poi riceve gli incentivi dallo Stato e poi li utilizza per il sociale o lo distribuisce ai poveri;, la Diocesi ha pensato di fare una fondazione che si chiama Fratello Sole, ha messo giù la quota per riuscire a fare questa fondazione e da adesso in poi tutti i parroci che volessero fare una comunità energetica possono iscriversi a questa fondazione, non devono creare nessun organismo giuridico, questo è molto importante. 

C’è il contenitore in cui tutti poi possono appoggiarsi, ma nello specifico come funziona esattamente una CER?
Concretamente se io ho un pannello solare e a mezzogiorno a Ferragosto, faccio un esempio, mi avanza l’energia; ogni kilowattora che è condiviso, quindi prodotto da un soggetto ma nella stessa ora in cui viene fatto, ma utilizzato da un altro, quindi non in autoconsumo, riceve un incentivo dai 10 e 14 centesimi al kilowattora. Tutti questi incentivi il GSE li eroga e tu li metti in una cassa comune di un ente non profit per definizione. Poi possono essere usati banalmente per ridistribuirlo a tutti i membri oppure per fare un’opera sociale. La Chiesa Cattolica, come linee guida della CEI, ha chiesto che il 50% di ciò che viene messo in comune sia dato ai poveri, alle necessità sociali del territorio e quindi nel nostro caso noi le chiamiamo comunità energetiche  rinnovabili e solidali. Non è una prerogativa confessionale, cioè chi viene può essere non credente, sa che noi fino al 50% non lo ridistribuiamo, il resto sì. Ovviamente l’opera può essere sia per le povertà energetiche ma può essere anche un’opera sociale, può essere anche rimette a posto un campo da calcio per i ragazzi del quartiere dove è fatta la comunità, cioè basta che sia un’opera sociale. 

Abbiamo il contenitore, questa fondazione Fratello Sole, e sono stati installati i primi pannelli, dunque c’è un primo nucleo di energia che viene prodotta e che può essere redistribuita. Ora che succede?
In questo momento abbiamo costituito la fondazione dal notaio e abbiamo inviato i dati al GSE, quindi tecnicamente noi dobbiamo aspettare che l’ente statale riconosca che lo statuto va bene e che la prima comunità si può fare. Quindi noi abbiamo l’ente giuridico, abbiamo i pannelli, manca il sì dello Stato. Appena arriva il sì, chiamiamo le famiglie e chi vuole, iniziamo a fare proprio la comunità energetica. Possono partecipare anche persone giuridiche e anche le famiglie, quindi anche un negozio, un macellaio, un barbiere o una piccola azienda, anche un condominio con la prerogativa che però ogni iscritto è un uomo un voto, quindi non è che siccome tu ti iscrivi e c’hai il negozio da mille metri quadrati allora comandi di più di un altro. Lo stile è molto da cooperativa, diciamo ogni iscritto conta uno come voto.

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Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi
La posa dell'ultimo concio del ponte ciclopedonale sul fiume Cesano, tra Senigallia e Mondolfo

Ponte ciclopedonale sul Cesano, ultimi lavori tra Senigallia e Mondolfo

E’ stato posato ieri pomeriggio, 3 dicembre, l’ultimo concio del ponte ciclopedonale sul fiume Cesano, tra Senigallia e Mondolfo. Si tratta di un’opera importante non solo per il versante ambientale e cicloturistico, ma anche perché ha rappresentato un’occasione per dare lavoro alle aziende della zona.

Il ponte unisce due città, appunto Senigallia a sud e Mondolfo a nord, ma anche due province, quella anconetana e quella pesarese, ma c’è di più: realizza uno snodo fondamentale per dare concretezza a quella ciclovia Adriatica di cui tanto si è parlato in passato – meno nelle ultime settimane – proprio per collegare le regioni adriatiche e le Marche in particolare ai territori più sviluppati del nord Italia ed Europa. 

Proprio su questi temi ha insistito il presidente della Regione, Francesco Acquaroli: «Un ponte che unisce due province attraverso le città di Senigallia e Marotta Mondolfo, un’infrastruttura fondamentale poiché questa opera rappresenta un anello di congiunzione all’interno del progetto interregionale più vasto della Ciclovia Adriatica. Progetto strategico sia dal punto di vista turistico che economico che inserisce la nostra regione in un itinerario che parte da Trieste e arriva a sud fino al Gargano. Una volta ultimato, il ponte permetterà di fruire di un percorso che si snoda tra i nostri splendidi territori e costituirà una grande opportunità di sviluppo per tutte le regioni adriatiche. Allo stesso tempo – ha continuato Acquaroli – sarà un’opera al servizio della comunità, per tutti coloro che si muovono ogni giorno, puntando ai principi di sostenibilità, intermodalità e multimodalità». 

A ricordare qualche dato ci ha pensato l’assessore regionale alle infrastrutture, Francesco Baldelli. L’investimento è stato di 4,5 mln di euro (rispetto ai 2 mln iniziali) per un ponte di 200 metri di lunghezza, largo 5 per permettere il passaggio ciclopedonale ed, eventualmente, dei mezzi di soccorso, e dal peso di 500 tonnellate d’acciaio, «lavorato dalle imprese del territorio di questa valle – ha specificato – Un grande risultato per l’economia del territorio e per le infrastrutture di una regione che stiamo rivoluzionando per riagganciarla a quelle più sviluppate d’Italia e d’Europa. In base al cronoprogramma dei lavori contiamo di inaugurarlo per la prossima primavera».

Sul posto anche i sindaci di Senigallia, Massimo Olivetti, e di Mondolfo, Nicola Barbieri, lieti che si stia ultimando un progetto nato anni fa, con altre giunte regionale (Ceriscioli) e senigalliese (Mangialardi) ma che non ha interrotto il suo iter, seppure la fase progettuale è stata più lunga del previsto dovendosi in realtà terminare già tre anni fa. Il problema è ora dare piena attuazione a quelli che sono i progetti per allacciare la rete ciclabile cittadina dei due comuni costieri al ponte sul Cesano. Il ponte è posizionato a 3,6 km dalla stazione ferroviaria di Mondolfo e a 5,5 km dallo scalo ferroviario di Senigallia. Km da riempire attraverso piste ciclabili ancora lontane dall’essere ultimate: mentre Mondolfo ha già fatto qualche passo avanti, Senigallia è decisamente più indietro non avendo ancora idea su dove far passare il tracciato ciclopedonale del lungomare Mameli per non perdere parcheggi e un senso di marcia.

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Carla Fabini

Movimento per la vita Senigallia: «E’ sempre degna di essere vissuta, anche nella sofferenza»

Sostegno alla vita, alle donne incinte, aiuto concreto alle persone in difficoltà, ma anche aborto, eutanasia, suicidio assistito. Questi gli importanti e particolarmente impegnativi temi affrontati nell’ultima puntata di “Venti minuti da Leone”, assieme a Carla Fabini, presidente del Movimento per la Vita di Senigallia. L’intervista sarà in onda martedì 3 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20 e domenica 8 dicembre alle 16:50 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). E’ inoltre disponibile integralmente anche in questo articolo, basta cliccare sul tasto ‘riproduci’ del lettore multimediale, dov’è presente anche un breve testo con i tratti salienti dell’intervista.

Partiamo da una panoramica delle vostre attività e della vostra realtà.
Il Movimento per la Vita è il centro di aiuto alla vita, sono nati all’incirca nel 1980. Sono due associazioni distinte ma collaborative, due facce della stessa medaglia, in quanto il Movimento per la Vita è soprattutto un’attività di formazione e promozione culturale. Il centro di aiuto alla vita invece è proprio un’attività di intervento, laddove una donna incinta e in difficoltà per questa maternità, perché inattesa, perché a rischio, si trova indecisa tra proseguire la gravidanza e l’aborto e quindi i volontari del CAV si affiancano alla donna, alla mamma, per aiutarla a fare una scelta diversa dall’aborto e quindi per proseguire la gravidanza. La mission principale è aiuto alle mamme incinte, però aiutiamo anche mamme che hanno bambini già nati o che hanno bambini piccoli con varie necessità. Al CAV ci sono circa attualmente 10-12 volontarie, siamo aperti due volte a settimana. In questo momento la sede in via Anita Garibaldi a Senigallia è chiusa, ci stiamo trasferendo in un’altra sede, sempre insieme al consultorio. Ancora la sede non è operativa. Speriamo di essere operativi perlomeno dalla metà di dicembre.

Quante persone si rivolgevano a voi? Che tipologia di persone si rivolge a voi? C’è anche una diversificazione a livello culturale, a livello territoriale, a livello religioso?
La persona a cui il CAV si rivolge è la mamma incinta che si trova di fronte a una gravidanza a rischio per tanti motivi nel senso rischio che non sa se è nelle condizioni possibilità di portare avanti la gravidanza. Non un rischio per la salute, non sapendo perché si trovano sole di fronte a questa gravidanza perché magari sono sole nel senso che sono state lasciate dal ragazzo o perché il marito non vuole il figlio o perché hanno una situazione di lavoro precaria o perché non hanno una situazione abitativa definitiva e quindi per noi quando incontriamo queste mamme queste sono casa, lavoro, ovviamente casa lavoro e un minimo di vita dignitosa che li pone di fronte al dubbio se riescono a portare avanti la gravidanza.

Garantendo l’anonimato, chi si rivolge a voi, cosa vi chiede e attraverso quali fonti potete sostenervi?
C’è capitato che abbiamo aiutato per il primo figlio, poi per il secondo e anche per il terzo ma dipende dalla situazione. Grazie a contributi volontari, offerte e donazioni e con un sostegno della Caritas, cerchiamo sempre di dare una risposta concreta di vicinanza a queste persone che giustamente hanno bisogno di essere accolte seguite ma che hanno bisogno di segni concreti tant’è vero che diamo anche cose concrete proprio abitini, carrozzine, attrezzature. Poi c’è a livello nazionale il progetto Gemma che è un sostegno economico alle mamme che sono diciamo a rischio di aborto nel senso che hanno già un certificato per abortire ed è un sostegno economico dal terzo mese di gravidanza fino all’anno del bambino, quindi per 18 mesi ed è un aiuto importante perché è un segno di concretezza. Per il resto il cav fa raccolta di fondi durante la giornata per la vita a febbraio e a maggio per la festa da mamma con l’offerta di piantine.

Voi non riconoscete alcun diritto all’aborto quindi: qual è la vostra posizione a riguardo?
Quello che ci preme a noi del CAV, a noi del centro di vita è quella di dare alla donna la scelta di non abortire nel senso che da noi quando vengono donne sole, senza casa, senza lavoro, senza prospettive, con tutti contro che dicono “Ma se hai questi problemi abortisci no?” però lei non vorrebbe perché questo figlio lo sente, lo percepisce… noi siamo a fianco alle donne per dire: “Se tu non vuoi abortire noi ci siamo, noi capiamo questo tuo desiderio e faremo il possibile per poterti aiutare”. Noi vogliamo dare veramente alla donna libertà totale perché se io ho prospettive zero l’aborto può diventare l’unica scelta invece noi vorremmo darle un’alternativa a questa cosa drammatica che è l’aborto.

Qual è la vostra posizione invece riguardo ai temi dell’eutanasia, fine vita, suicidio assistito?
Questo è un argomento ancora più delicato forse rispetto a quello dell’aborto. Il momento per la vita nello statuto è stato chiarito che il momento per la vita opera come centro di assistenza, di promozione, di cura della vita dal concepimento alla morte naturale, nessun tipo di intervento da terzi o esterno. Oggi è molto difficile perché sicuramente la vita è diventata più difficile, l’età media si è allungata tantissimo però non significa sempre anche una ottima salute, non sempre viene abbinata alla qualità. E’ chiaro che una persona che ha difficoltà di salute fa veramente fatica. A uno verrebbe da dire: “Forse è meglio non portare avanti la vita se questa vita non è adeguata o dignitosa”. Quello che posso dire a livello un po’ di movimento che condivido che anche il mio pensiero è che per me un essere umano è sempre dignitoso anche nel momento peggiore della propria vita, anche nel momento della sofferenza e io lo so perché con i miei genitori ci sono passata quindi so di cosa sto parlando. Sono cose delicate, sono cose dolorose però spero mi auguro fortemente che ci sia veramente l’intenzione e l’intervento da parte di tutti perché ogni essere umano possa vivere al meglio fino all’ultimo e che ci sia investimento in questo piuttosto che nell’anticipare la morte. Una vita è sempre degna di essere vissuta.

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La Chiesa delle Grazie aperta dopo otto anni di lavori: la bellezza di un luogo dai tanti significati

SENIGALLIA – Santa Maria delle Grazie – chiamata familiarmente ‘Le Grazie’ – riapre le sue porte dopo oltre otto anni di chiusura forzata per poter essere rimessa in sesto. Bisognava renderla nuovamente sicura perché l’usura del tempo e un terremoto l’avevano scossa, resa fragile e potenzialmente pericolosa. Ora ci è tornata amica e, dalla scorsa domenica 1 dicembre, Prima di Avvento, ritrova la sua gente.

Non è una chiesa come le altre, i senigalliesi lo sanno bene. Perché andare alle Grazie è tante cose insieme. È fare i conti con la mancanza di chi non c’è più, percorrendo i viali di un bellissimo cimitero incastonato nelle nostre morbide colline, dove la città dei morti racconta ai visitatori di vite, storie e nostalgie. Le Grazie erano per tanti il luogo francescano di casa. I frati minori conventuali l’hanno abitato per molti anni, c’erano – e ci sono ancora – i parrocchiani ma era forte il legame anche con altri frequentatori, al di là della residenza. Una predilezione ricambiata, in questo posto eletto quasi a ‘santuario’ cittadino: lì ci potevi trovare una parola buona, respirare aria fresca, festeggiare il Poverello d’Assisi, stendere un plaid sul prato per gite fuori porta alla portata di tutti; lì davanti il protetto circuito di guida in attesa dell’esame per la patente.

Alle Grazie l’anima campagnola della città spesso incrociava quella cittadina e marinara e di fianco alla chiesa il Museo di Storia della Mezzadria continua a mettere in sapiente mostra questo vissuto, quello di una terra con vista mare. Spingersi un po’ più in là, oltre il cancello in ferro massiccio, apre al riposo degli ebrei nel loro suggestivo cimitero, a ricordarci la bellezza di un’altra, avvicente pagina cittadina nella pluralità sotto lo stesso cielo.

Le autorità presenti: da sin. il sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti; il vescovo diocesano, Franco Manenti; il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.

L’eleganza rinascimentale di un posto così doveva ritrovare la sua chiesa, ne era ed è ancora il fulcro. Voluta con grande determinazione dal suo ideatore e promotore, Giovanni della Rovere nel 1491– tanto che nel suo testamento si raccomanda accoratamente di finire l’opera – impreziosita da nomi del calibro di Baccio Pontelli, architetto e dei pittori Piero della Francesca e Perugino, torna a sorprenderci più bella che mai e si sa che i doni più delicati chiedono un di  più di attenzione, creatività e cura. Qui la fede celebrata e condivisa, la custodia della storia, la passione per la cultura alla portata di tutti si sovrappongono continuamente. Le pietre rimesse a posto domandano spiritualità profonda e accogliente, dialoghi intelligenti e armonia con il creato. Inaugurare e riaprire significa anche immaginare nuovi percorsi di cittadinanze possibili e a misura di tutte e tutti.

È tempo di godere di tutta questa bellezza, di farne partecipi i più giovani, di tornare ad abitare i luoghi. Di desiderare ancora e sempre più comunità cristiane aperte e coraggiose, nonostante l’esiguità dei numeri, sferzate da un vento fresco, come quello della sera della riapertura, che scansa la polvere dell’abitudine e dell’autoreferenzialità e scombina prassi, dentro e fuori la chiesa, ormai stanche.
La Chiesa delle Grazie ritorna a noi, le sue pietre ci parlano ancora: sarebbe un peccato non ascoltarle… ne hanno vista di storia e loro non temono il futuro.

Laura Mandolini

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La chiesa delle Grazie a Senigallia

Riapre la chiesa delle Grazie, a Senigallia. E la Madonna del Perugino torna ‘a casa’.

Grande attesa a Senigallia per la riapertura della chiesa di Santa Maria delle Grazie! La chiesa parrocchiale, la cui fondazione e dedicazione risale al 1491 e di cui il Comune di Senigallia è proprietario dal 1866, fu chiusa il 13 settembre 2016 da un’ordinanza del Sindaco a causa del cattivo stato della copertura e di lesioni alla fodera muraria interna.

L’iter complessivo di riqualificazione è stato avviato dall’amministrazione comunale nel 2018. Dopo la verifica di vulnerabilità sismica dell’intero complesso (2019), è stato realizzato il rifacimento della copertura della chiesa e il restauro della torre campanaria (2022-2023). Nel 2024 sono stati infine realizzati i nuovi impianti di riscaldamento a irraggiamento, elettrico e di allarme/videosorveglianza.

Nell’occasione la Pala ‘Vergine con i Santi’, del Perugino, sarà ricollocata nella Chiesa delle Grazie, proveniente dalla Pinacoteca diocesana di Senigallia dove, in questi anni, è stata custodita ed ammirata da migliaia di persone.

La S. Messa di domenica 1 dicembre, presieduta alle ore 17.00 dal vescovo Franco Manenti, sarà trasmessa in diretta su Radio Duomo (95.200) e sui canali social de ‘La Voce Misena’ e Radio Duomo (youtube e facebook).

Nel file audio che trovate in questo articolo (basterà cliccare sul tasto “riproduci” del lettore multimediale) vi proponiamo l‘intervista a don Aldo Piergiovanni, parroco proprio di Duomo, Grazie, Roncitelli e Porto, con cui abbiamo ripercorso un po’ la storia di questo edificio nato grazie ai Della Rovere, il lungo iter progettuale e dei lavori e annunciato gli eventi organizzati per la sua riapertura che trovate anche nella locandina allegata.

L’intervista andrà in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) venerdì 29 e sabato 30 alle ore 13:10 e alle ore 20, assieme a un’ulteriore replica domenica 1° dicembre alle 16:50. Buon ascolto!

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Andrea Bolognesi

Bolognesi: «Il tennis sta vivendo un suo momento d’oro ma non ripetiamo gli errori del passato»

Andrea Bolognesi, senigalliese, è stato eletto recentemente, lo scorso ottobre, nuovo presidente della federazione italiana tennis e padel delle Marche. Con lui faremo un viaggio nel mondo tennistico e degli sport di racchetta, concentrandoci sul territorio marchigiano e senigalliese per quanto possibile. L’intervista sarà in onda mercoledì 27 e giovedì 28 novembre alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica1° dicembre a partire dalle 16:50 (la seconda di tre interviste). Ovviamente sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio integrale è anche in questo articolo assieme a un testo con i momenti salienti dell’intervista.

Partiamo da una panoramica del movimento tennistico regionale e se è possibile anche locale.
Il movimento tennistico regionale segue un po’ quello nazionale, la federazione italiana Tennis sta vivendo un periodo straordinario. Tutto il 2024 è stato un anno di successi, con le vittorie di Sinner e le vittorie della Coppa Davis sia maschile e della Billie Jean Cup per le donne. Risultati che nella storia non si sono mai verificati tutti insieme come in questo momento. La gente è chiaramente entusiasta, non solo dei risultati ma soprattutto anche di quello che esprimono i nostri tennisti di vertice. La figura di Sinner in questo momento è trascinante sia per i suoi risultati ma soprattutto per quello che esprime fuori dal campo. Non c’è solo Sinner, lui è la punta di diamante, ma abbiamo una serie di giocatori, sette in questo momento tra i primi 50 al mondo.

Un movimento quindi in buona salute: da dove nasce il successo?
Non è esploso così all’improvviso chiaramente, ma nasce da un lavoro che parte da 20-25 anni fa, una rifondazione completa e totale di quella che era l’impostazione del nostro movimento e di cui ho avuto fortuna di partecipare perché la mia attività dirigenziale all’interno della federazione parte appunto da quel periodo in cui c’è stato questo profondo cambiamento. E’ nato dalle scuole ed è quello, diciamo, il segreto, un segreto che è una didattica modificata dal nostro istituto di formazione dedicata a Roberto Lombardi, un noto tenista degli anni 60-70, tra l’altro con profondi legami con la nostra città di Senigallia. L’istituto di formazione ha trasformato completamente la didattica, si è dedicata ad un insegnamento molto più semplice, più divertente, è inserito al mini tennis, a tutta una serie di esercizi e di esercitazioni che hanno permesso ai ragazzi di crescere divertendosi, iniziare divertendosi, cosa che magari all’inizio il tennis era uno sport tecnico, uno sport piuttosto difficile e rimaneva magari ostico proprio continuare nella pratica, se non si era più che appassionati. Tra l’altro questa metodologia in questo momento viene presa di riferimento anche per tutte le altre federazioni.

Qual è la situazione, lo stato dell’arte qua nelle Marche e poi se possibile facciamo uno sguardo anche sul locale, sul senigalliese o perlomeno sulla provincia.
La nostra federazione si è trasformata, è diventata una federazione multidisciplinare, abbiamo affiancato al tennis anche il padel, il beach tennis e da quest’anno anche il pickleball. Il tennis nella nostra federazione nelle Marche conta 27 mila tesserati e siamo la prima federazione sportiva per quanto riguarda gli sport individuali e la terza federazione come numero di tesserati in regione, in Italia siamo la seconda perché siamo dietro solo il calcio. Conta 140 circoli affiliati tra 92 tennis e una cinquantina di padel. Abbiamo una serie di tornei molto importante, quest’anno abbiamo sviluppato e organizzato circa 700 tornei in regione, l’attività è molto intensa. Nella nostra regione abbiamo un livello tecnico interessante perché noi in questi ultimi 16 anni da quando appunto abbiamo preso in mano abbiamo conquistato una quindicina di titoli nazionali giovanili.

Quindi una tendenza già in atto da tempo, al di là dell’effetto Sinner?
Non dimentichiamo che qui in regione abbiamo Gianluigi Quinzi a suo tempo grande promessa del tennis marchigiano, aveva vinto Wimbledon a livello juniores una decina di anni fa, ora è diventato un coach di giocatori. Dietro di lui abbiamo diversi come ripeto diversi titoli italiani, la Cocciaretto ha appena vinto la Billie Jean King. Abbiamo Nardi di Pesaro che ha vinto proprio domenica un altro torneo a Rovereto, un challenger importante Rovereto che gli ha permesso di rientrare nei primi 100 giocatori al mondo. Abbiamo Travaglia di Ascoli Piceno che è stato 60esimo al mondo.

E nella nostra città?
Il giocatore in questo momento di punta è un ragazzo che è di Senigallia, Edoardo Principi, ha raggiunto in questo momento una classifica di 2-4 che è una seconda categoria di ottimo livello, ma in crescita costante in questi ultimi anni. E poi abbiamo dei ragazzi convocati nelle nostre rappresentative giovanili, come Lorenzo Gambaccini, che anche lui è un ottimo giocatore. Come livello tennistico ci siamo, siamo ben rappresentati.

Quali progetti volete portare avanti per il futuro?
In questo momento il tennis ha bisogno solo di essere un po’ governato e diretto nella giusta maniera perché appunto è così attrattivo che non c’è difficoltà ad avere un seguito. Il nostro obiettivo è quello di mantenere questo livello così alto che abbiamo raggiunto e non cadere nell’errore che fu commesso in passato. Mi riferisco al periodo degli anni 70, gli anni post Panatta, post Barazzutti, che vinsero la prima Coppa Davis nel 76, dove ci si adagiò sicuramente e si persero poi negli anni successivi quei ben risultati che si erano raggiunti. Questo è l’obiettivo principale che la federazione si è posta, cioè quella di aver raggiunto un ottimo livello e di mantenerlo. Sta investendo tanto sui giovani, soprattutto per un progetto messo in atto in collaborazione col ministero dell’istruzione, si tende a portare il tennis, il ping pong e il padel nelle scuole. La metodologia verrà poi applicata da quest’anno anche con gli adulti: sono pochi coloro che fanno attività sportiva agonistica.

Lei come si è avvicinato al tennis?
Da bambino, era una passione che aveva mio padre, mi portava a vedere il famoso torneo che si svolgeva a Senigallia negli anni 70 al Ponte Rosso, al Circolo Tennis Gino Cremonini, in cui potevamo vedere i giocatori, quelli che sono, sarebbero adesso, a livello mondiale, a livello internazionale. Senigallia era diciamo nel calendario dei tornei internazionali, imposta la settimana prima di Cincinnati, che adesso è Master mille, mentre noi non ci siamo più, però è normale. Quello che dispiace è che non solo non ci siamo più come torneo, ma non ci siamo più neanche come struttura di campi, struttura sportiva. Quello è veramente una macchia nella nostra città che sarebbe bene poter cancellare prima o poi.

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