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Tag: Ospedale

Sanità, l'ospedale di Senigallia

Senigallia, medici al lumicino nel pronto soccorso

Sanità, l'ospedale di Senigallia
Sanità, l’ospedale di Senigallia

Un solo medico la mattina, due al pomeriggio. Questa la situazione al pronto soccorso dell’ospedale cittadino dove la carenza di dottori si fa notare in maniera sempre più evidente. Come se non fossero bastate le chiusure, ancorché temporanee, di alcuni reparti o servizi; come se già non fossero lunghi i tempi di attesa che da anni si chiede di accorciare; come se non fossero servite a nulla le lamentele del personale e dei sindacati. Dall’8 marzo, infatti, il numero di operatori è sceso di un’ulteriore unità dopo che una dottoressa ha scelto di andarsene per assumere un altro incarico. E si è arrivati così alla grave condizione di avere pochissimi medici disponibili in uno dei reparti nevralgici di ogni ospedale: quello dell’emergenza. Che poi rimanga aperto è solo grazie all’impegno di chi rimane, che rinuncia agli obbligatori riposi, alle ferie, ai corsi di aggiornamento (anche questi dettati per legge).

Un impegno encomiabile quello degli operatori presenti che però si scontra con una dura realtà. Bisogna dirlo: la questione non riguarda solo la spiaggia di velluto ma è di rilevanza nazionale. Certe realtà però sembrano soffrire di più: o non sono in grado di attrarre i medici tramite concorsi o assunzioni o se li vedono scappare via frequentemente. Questo è il caso di Senigallia, dove ci sono più partenze che arrivi.

A delineare le criticità è il primario dell’Osservazione breve intensiva – medicina d’urgenza (Obi-MUrg) Gianfranco Maracchini, di recente risultato positivo al covid e quindi ancora assente dal reparto. Proprio lui ha ammesso che «la situazione non è cambiata da diverso tempo a questa parte, anzi, se possibile è peggiorata. Non sono arrivati i rinforzi…

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L'ospedale di Senigallia

La sanità che sarà: fondi a Corinaldo e Senigallia

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

Anche sulla spiaggia di velluto e su Corinaldo arriveranno parte delle risorse stanziate dalla Regione nell’ambito del piano di attuazione del Pnrr per la sanità marchigiana e per l’edilizia sanitaria. In particolare per l’ospedale di Senigallia, che rientra anche tra le Centrali Operative Territoriali (Cot), è previsto un investimento di circa 16 milioni di euro mentre altri 3 milioni di euro saranno investiti nella Casa della Comunità che sorgerà nel borgo gorettiano.

Per il nosocomio Principe di Piemonte sono previsti interventi per l’adeguamento dei servizi con una struttura per le emergenze. «Si tratta di un investimento storico per la nostra città – spiegano dalla maggioranza targata Olivetti – che negli ultimi 30 anni non aveva mai ottenuto interventi così massivi per l’edilizia ospedaliera. Finalmente la sanità marchigiana passa da un sistema che prevedeva la centralizzazione dei servizi ospedalieri ad un sistema policentrico».

Per quanto riguarda invece Corinaldo, qui nascerà una Casa della comunità. Si tratta di un modello organizzativo che…

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L'ospedale di Senigallia

La “nuova” sanità nelle Marche

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

Il Piano nazionale di ripresa e resilienzia (Pnrr) cambia la sanità marchigiana: parola del governatore Acquaroli che, insieme all’assessore regionale Filippo Saltamartini, annuncia progetti e azioni finanziate. Complessivamente vengono previsti 68,2 milioni di euro alla missione 6C1 ‘Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale’: 42,5milioni di euro per 29 case di comunità, 23,2 milioni per nove ospedali di comunità e 2,6 milioni per 15 Centri operativi territoriali. Il Pnrr complessivamente vale 182 milioni. Le altre risorse (quasi 50 milioni di euro) verranno impiegate per macchinari, digitalizzazione, ‘ospedali sicuri’ e altri obiettivi.

Saltamartini spiega il progetto di sanità diffusa sul territorio con interventi di attuazione del Pnrr per la sanità, con l’evoluzione delle case della comunità (26 da finanziare, tra cui Corinaldo) e il rilancio degli ospedali di comunità (9 finanziati). «Le case della comunità sono un’evoluzione moderna delle case della salute – spiega l’assessore – l’idea del governo per sopperire alla carenza di servizi sul territorio e alla carenza di medici, raggruppando i servizi territoriali (medici, pediatri, Adi, infermieri famiglia, psicologi, sociologi)”. I criteri per le case di Comunità? “Si è guardato alle case della salute esistenti di proprietà pubblica, strutture corollario a ospedali per acuti – dice Filippo Saltamartini – Abbiamo 12 ospedali per acuti, ognuno avrà come riferimento l’ospedale di comunità e una casa di comunità»….

La palazzina dell'ospedale di Senigallia che ospita l'unità di odontoiatria e il sert

Da Senigallia la rete assistenziale odontoiatrica per le fragilità cliniche

La palazzina dell'ospedale di Senigallia che ospita l'unità di odontoiatria e il sert
La palazzina dell’ospedale di Senigallia che ospita l’unità di odontoiatria e il sert

Nasce da Senigallia la rete assistenziale odontoiatrica per le fragilità cliniche. Si tratta di un progetto che vuole fornire, tramite un approccio multidisciplinare, risposte concrete, capillari, integrate e specialistiche a quella fascia di pazienti fragili a livello sociale o clinico. Persone che necessitano di un supporto assistenziale per le loro condizioni o per le comorbilità. Parliamo di bambini e anziani (fragilità sociale), ma anche delle fragilità cliniche come pazienti con disabilità cognitive, sensoriali e motorie, malattie cromosomiche, genetiche, autoimmuni, gravi patologie sistemiche come le cardiopatie, pazienti oncologici, sindrome delle apnee notturne ostruttive, tossicodipendenti, pazienti in trattamento con bifosfonati e trapiantati. Praticamente tutta una fascia che rappresenta circa il 30% della popolazione generale e che, anche per motivi anagrafici, si andrà nei prossimi anni espandendo.

Da sinistra: le d.sse Maria Vittoria Bartolucci e Alessandra Massaria assieme al dr Marco Messi direttore dell'unità di odontostomatologia e chirurgia orale di Senigallia
Da sinistra: le d.sse Maria Vittoria Bartolucci e Alessandra Massaria assieme al dr Marco Messi direttore dell’unità di odontostomatologia e chirurgia orale di Senigallia

«Il progetto – spiega il direttore dell’unità operativa complessa di odontostomatologia e chirurgia orale dell’Area Vasta 2, dr. Marco Messimira a coordinare in una rete l’attività del “Principe di Piemonte” di Senigallia con gli altri centri ospedalieri come l’Urbani di Jesi, il Profili di Fabriano, l’ospedale di comunità di Loreto, fino a integrarsi con le unità distrettuali territoriali di odontostomatologia dell’Area Vasta 2. Un’innovazione per le Marche non solo perché garantisce un’assistenza specialistica qualificata a 360 gradi ma anche perché…

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L'ospedale di Senigallia

Dalle valli Misa e Nevola l’appello: «La sanità sta male, rafforzatela»

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

I sindaci delle valli Misa e Nevola lanciano un appello, rivolto alla politica regionale, affinché si possano risolvere le note problematiche della sanità pubblica. Le criticità non più gestibili, come il depotenziamento dei servizi sanitari locali che costringe le autorità al valzer dei medici per sopperire alle carenze, impongono una presa di posizione forte del territorio. E il primo risultato utile è stato quello di mettere insieme i nove sindaci delle unioni dei comuni “Le Terre della Marca Senone” e “Misa-Nevola”, i quali chiedono misure concrete e serie per rafforzare la risposta sanitaria ed ospedaliera nell’area della Dimensione Territoriale Ottimale 7, che conta 77.521 abitanti.

Dai primi cittadini di Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Ostra, Ostra Vetere, Senigallia, Serra de’ Conti e Trecastelli, è stato segnalato il grave stato di “salute” dei servizi sanitari territoriali. E’ tutto denunciato in una lettera inviata al governatore Francesco Acquaroli e all’assessore regionale alla sanità e servizi sociali Filippo Saltamartini.

In particolare sono state evidenziate le situazioni al limite del dignitoso che riguardano il numero, in continua diminuzione, dei medici di medicina generale (medici di famiglia) e dei pediatri di libera scelta; il 118 che «da moltissimo tempo» non svolge il servizio H24 medicalizzato per i comuni di Arcevia…

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L'ospedale di Senigallia

«Il futuro dell’ospedale di Senigallia? Poche certezze e tanti dubbi»

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

Da anni ormai si susseguono segnalazioni e denunce sui disservizi in ambito sanitario, sul caos per le lunghe liste d’attesa, sulla carenza di personale o sull’obsolescenza di strutture e macchinari. E da anni si assiste a uno scaricabarile sulle responsabilità che hanno portato a questo risultato. Per capire con esattezza però cosa sta succedendo all’ospedale di Senigallia “Principe di Piemonte”, abbiamo intervistato il coordinatore del Tribunale del Malato “C.Urbani”, Umberto Solazzi. Ecco cosa ci ha raccontato.

Che futuro si prospetta per l’ospedale di Senigallia?

Ce lo chiedono tanti cittadini che ogni settimana si rivolgono a noi per denunciare le carenze in ambito sanitario. Noi purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo. Abbiamo molti dubbi, questi sì, ma poche certezze. 

Facciamo il punto sul “Principe di Piemonte”.

Umberto Solazzi, coordinatore del Tribunale del Malato "C.Urbani" di Senigallia
Umberto Solazzi, coordinatore del Tribunale del Malato “C.Urbani” di Senigallia

Un nome altisonante ma a questo punto direi al quanto decaduto. Con il decreto Balduzzi (D.m. 70/2015) sono state apportate modifiche organizzative e di funzione come presidio unico dell’Area vasta 2, dal 2018 composto su tre stabilimenti di Jesi, Fabriano e Senigallia, oltre alla lungodegenza nell’ospedale di comunità di Cingoli. Gli atti dispositivi delle determine Asur 350/2015, 481/2016, 361/2017 e 742/2019 (quest’ultima sospesa con la det. 163/2020, ma non annullata) hanno portato a scelte organizzative che hanno penalizzato il nostro ospedale. 

Come è stata penalizzata Senigallia?

La logistica dei tre stabilimenti, distanti tra loro, con la forzata condivisione di un unico direttore con sede Fabriano, esempio lampante di politica campanilista in pieno stile Spacca, ha portato ad Ancona la sede centrale della direzione medica e amministrativa; a Fabriano la parte economica delle politiche del personale, mentre quella giuridica è a Jesi così come le sedi del patrimonio, attività tecniche, provveditorato (acquisti e logistica), area infermieristica ostetrica e sistemi informativi. Anche l’ingegneria clinica…

Il testo completo nell’edizione digitale di giovedì 30 settembre, disponibile a questo link.

a cura di Carlo Leone

VIP Claun Ciofega Senigallia

Quei nasi rossi che portano il buonumore in corsia

Mirco Rocconi dell’associazione VIP Claun Ciofega Senigallia ODV ci parla di questa particolare realtà di volontariato presente nella nostra città, che porta il sorriso e il buonumore all’interno delle strutture sociosanitarie e scolastiche del territorio.

Mirco, di cosa si occupa la vostra associazione?

L’associazione VIP Claun Ciofega Senigallia ODV si occupa di clownterapia nelle strutture socio sanitarie della zona ed è presente sul territorio dal 2003. Conta circa 40 volontari attivi che prestano servizio, portando con loro un mondo magico, quello del circo con le sue meraviglie e la sua fantasia. Così come accade al circo, allo stesso modo l’intervento del clown può trasportare in un’atmosfera di gioia, buonumore e risate il degente in ospedale o l’ospite delle RSA. Spesso anche semplicemente l’ascolto è sufficiente, le persone ci raccontano della loro vita e si instaura in pochi minuti un rapporto di stima e fiducia. Portiamo il concetto del buonumore e del sorriso anche nelle scuole superiori con un progetto all’istituto Corinaldesi e in alcune scuole materne, attraverso la lettura di favole e giochi. Nel periodo estivo siamo presenti con I favolosi in piazza dei Leoni, dove raccontiamo a modo nostre favole ai bambini. I nostri volontari prima della pandemia svolgevano le attività di volontariato la domenica pomeriggio nei reparti di Pediatria, Medicina, Post-acuzie lungodegenza e Ortopedia della ASL di Senigallia e il sabato pomeriggio nei reparti di Ematologia e Oncologia a Muraglia e Pediatria al San Salvatore di Pesaro. Siamo coinvolti in un nuovo progetto al Salesi di Ancona e siamo speranzosi di poter riprendere presto le nostre attività all’interno delle strutture. Al momento è tutto fermo.

Come si diventa clown di corsia?

Il “percorso clown” ha inizio frequentando il Corso Base di Formazione che si svolge in un weekend prefissato dall’associazione. Per il 2021 sarà il primo week end di ottobre. Diventare volontario clown VIP è un’esperienza meravigliosa. Al corso base si incontrano persone che hanno in comune gli stessi valori e ideali di solidarietà, si condividono esperienze e si acquisiscono abilità. Il corso è suddiviso in moduli dove vengono trattate tecniche di psicomotricità, tecniche base di clownerie, esercizi di fiducia, sintonia, comunicazione, igiene in ospedale e tanto altro. Il fine è non solo insegnare tecniche, ma trasmettere anche il divertimento nel giocare e, attraverso di esso, imparare a conoscere meglio il proprio corpo, le proprie potenzialità. Una volta terminato il corso, il percorso di formazione continua e si inizia a conoscere meglio questa grande famiglia. L’attività minima richiesta dal volontario clown è quella della formazione attraverso una serata di allenamento mensile e un turno presso le strutture convenzionate. L’allenamento è di solito costruito su giochi di squadra e ascolto, elementi fondamentali per la buona riuscita di un turno in corsia. Chiunque abbia voglia di cimentarsi in questa bellissima esperienza può chiederci informazioni accedendo al form del sito vipclaunciofega.it o alla mail direttivo@vipclaunciofega.it o attraverso i mezzi social: Facebook “Vip Claun Ciofega Senigallia ODV” e Instagram “vipclaunciofega”.

Avete nuove attività in programma?

Come accennato in precedenza, le attività presso le strutture socio sanitarie sono ferme, ma siamo speranzosi in una pronta ripresa. Ci potete trovare però con attività promozionali il 17 luglio dalle 18 alle 23 in piazzale della Libertà, di fronte alla Rotonda con tantissime sorprese; il 31 luglio in piazza dei Leoni a Senigallia sempre dalle 18 alle 23; il 12 settembre al Foro Annonario di Senigallia per la Giornata del naso rosso che collega simbolicamente le 64 associate alla federazione Vipitalia in un grande abbraccio virtuale. Una giornata dove si ha la possibilità di conoscere questo fantastico mondo e si raccolgono fondi a sostegno dei progetti vip Italia. Anche quest’anno legata alla Giornata del naso rosso c’è la lotteria Ciofega Senigallia, con tantissimi premi. Un ringraziamento a tutte le attività che anche questo hanno ci sostengono con grande fiducia. Buon viaggio a tutti!

a cura di Barbara Fioravanti

L’intervento audio di Mirco Rocconi

Primaria in Anestesia e Rianimazione, tra Covid e progetti futuri

Cristina Scala, primaria dell’Unità operativa di Anestesia e rianimazione a Senigallia

Cristina Scala è la nuova Primaria di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Civile di Senigallia. Ci parla di queste sue prime settimane di incarico, nella fatica della pandemia e nel desiderio di guardare avanti con fiducia e determinazione.

Qual è stato il suo percorso prima di arrivare a rivestire questo ruolo nella sua città?

Io sono di Senigallia e ho studiato e mi sono formata nelle scuole pubbliche della città e, dopo una laurea presa all’Università di Ancona, sono volata in Francia. Qui mi sono specializzata e ho iniziato a lavorare per i primi 4-5 anni della mia professione. Questo è stato molto utile perché mi ha consentito di approfondire degli aspetti specifici dell’anestesia e rianimazione e di portare poi questo bagaglio di competenze in Italia. Per la precisione in Romagna, negli ospedali di Riccione e Cattolica, dove ho lavorato fino a un mese fa. Tali esperienze sono state molto formative e utili e a queste ho avuto la possibilità di affiancarne altre tre umanitarie in Africa, che hanno altrettanto contribuito ad arricchirmi.

Come è stato diventare primario in piena pandemia, in un ospedale già impiegato per i ricoveri Covid?

È stato un inizio un po’ in salita perché siamo stati chiamati a convertire la Rianimazione in Rianimazione Covid e ad aprire una semintensiva ex novo di 15 posti. Quindi è stata una situazione che effettivamente ha richiesto tutto il mio bagaglio di esperienza e anche una forte concentrazione, nonché fiducia in un nosocomio che non conoscevo. Però, nonostante questo, fino ad ora abbiamo avuto dei buoni risultati e soprattutto siamo riusciti a fare un lavoro di squadra anche con gli altri professionisti dell’ospedale, sapendo che comunque in questa realtà, come in molte altre in Italia, c’è una mancanza di personale medico infermieristico che di certo non facilita le cose. È stata ed è ancora presente la pandemia, ci sono tutti i reparti Covid aperti, speriamo che nei prossimi giorni, nelle prossime settimane si riuscirà a tornare alla normalità.

Quali sono i suoi obiettivi una volta usciti da questa emergenza sanitaria?

Sono numerosi e sono soprattutto mirati a riorganizzare, perché è questo che mi è stato chiesto, le attività della mia Unità Operativa, già molto laboriosa e ricca di servizi settimanali e mensili. L’altro mio obiettivo sarà quello di riportare un po’ di visibilità buona e positiva per tutto ciò che esattamente in ospedale si realizza. Nello specifico abbiamo un ambulatorio di terapia del dolore per cinque giorni alla settimana, prescrizione di farmaci antidolorifici oppiodi e di cannabinoidi. Abbiamo tutto un percorso di presa in carico del paziente oncologico per gli accessi vascolari fondamentali alla chemioterapia, gli accessi vascolari periferici per i pazienti anche a domicilio, nonché tutta l’attività chirurgica affiancata all’Ostetricia e Ginecologia, all’Ortopedia e alla Chirurgia, che effettivamente hanno bisogno di implementazione, seppur già svolgono dei numeri interessanti. Specialistiche queste che siamo riusciti a mantenere parzialmente operative anche in questo periodo di Covid, con grande soddisfazione di tutti quanti, me compresa.

a cura di Barbara Fioravanti