Passa al contenuto principale

Tag: papa Leone XIV

Pace 2026: il nome della pace è nonviolenza

Il nome della pace è nonviolenza. Una nonviolenza declinata passo passo da Papa Leone in un Messaggio che ha il sapore e il tono di chi chiede alla chiesa e al mondo intero di farsi costruttori di pace. La premessa è già nel titolo – “Verso una pace disarmata e disarmante” – che dice come la pace sia un cammino sempre da compiere e non semplicemente un traguardo da raggiungere. Se la pace non è continuamente cercata e costruita la si perde, come il Papa sottolinea mettendo in evidenza come sia necessario accoglierla, riconoscerla e custodirla. L’altra premessa importante prima di entrare nei dettagli del messaggio è che la pace è costitutiva della vita e, quando si perde questa dimensione fondamentale dell’essere umano, nasce la guerra: non l’uomo guerriero all’origine, ma l’uomo pacifico.

La pace esiste, vuole abitarci. Per il credente Cristo è la pace, ma ogni persona, sia credente sia non credente, è chiamata ad aprirsi alla pace: accogliendola, riconoscendola, custodendola. In questi tre verbi c’è tutto un percorso da fare sia personalmente, sia comunitariamente e il Papa invita a considerare i testimoni che hanno compiuto questo percorso, perché ci dicono che la strada è possibile. Varie volte nel messaggio compare l’invito a fare riferimento a chi ha testimoniato la pace e questo può diventare un percorso di vita sulle tracce di chi ha costruito la pace.

Il nome della pace è nonviolenza. La pace di Cristo è disarmata, nonviolenta, perché la sua risposta è stata nonviolenta e i cristiani sono chiamati a percorrere la stessa strada, anche ricordando le tragedie di cui si sono resi complici. Si tratta di vivere il vangelo della non violenza, che parte dall’ascolto del dolore degli altri, per edificare il mondo con la cura e la fraternità, secondo quanto il vangelo di Matteo suggerisce nella parabola del giudizio universale.

La nonviolenza non è rassegnazione. Può subentrare un atteggiamento di impotenza di fronte alla violenza che pervade il mondo, perché sembra che nulla sia in grado di invertire la rotta. Tuttavia la pace non è un ideale lontano, ma una realtà da custodire e coltivare, individuando scelte che da una parte interrompano un percorso mortifero e dell’altra inneschino dei processi virtuosi. Con il paradosso che chi cerca la pace autentica viene additato come fuori del tempo, inopportuno, inadeguato. E’ il sonno della ragione che il Papa stigmatizza evidenziando la necessità di politiche educative adeguate e di un risveglio della coscienza e del pensiero critico individuando quattro percorsi:

  • Interrompere l’escalation delle spese militari e scegliere invece il disarmo. I leader mondiali hanno responsabilità molto grandi, perché si giustifica il riarmo con la pericolosità altrui e la deterrenza come unica strada, che dicono l’irrazionalità di scelte che basate sulla paura e sulla forza e non sul diritto e la giustizia.
  • Promuovere politiche educative adeguate, perché sempre più orientate più costruzione del nemico e non alla cultura della pace e dell’incontro, come purtroppo testimonia la presenza sempre più forte dell’esercito anche nelle scuole italiane.
  • Denunciare gli enormi interessi economici e finanziati privati nella corsa agli armamenti.
  • Non sottovalutare il rischio del processo tecnologico che deresponsabilizza le scelte tragiche e infauste addossandole alle macchine delegate e decidere.

Denunciare alcune mancanze chiede nello stesso tempo di costruire uno stile di dialogo, che la donna e l’uomo nonviolento fanno proprio, sia a livello interpersonale, sia a livello istituzionale, anche con coloro che vedono la guerra come soluzione di problemi. Per questo papa Leone identifica dei passi concreti.

  • Mettersi sempre dalla parte dei fragili, perché la fragilità ha il potere di mettere in evidenza ciò che è veramente importante ed essenziale. Questo apre al disarmo del cuore e dell’intelligenza.
  • Centralità del ruolo delle religioni nel mondo chiamate a coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso impedendo la blasfemia della benedizione del nazionalismo e della violenza.
  • Ogni comunità diventi casa della Pace dove si pratica la giustizia e si custodisca il perdono.
  • Investire sulla via della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, recuperando una dimensione politica seria e credibile.
  • Promuovere, motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, grazie a crescita della consapevolezza, sviluppo di forme di associazionismo responsabile, esperienze di partecipazione nonviolenta, pratiche di giustizia riparativa.

Abbiamo davanti un anno in cui sarà necessario rimettere al centro la pace, per i cristiani declinandola grazia al Vangelo della nonviolenza e come un frutto concreto del Giubileo della speranza, per tutti con un cammino da percorrere con serietà e competenza, unica strada per non sprofondare nel baratro della disumanità.

don Paolo Gasperini

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Leone XIV all’udienza generale: “Digiuno e preghiera per la pace il 22 agosto”

Un invito al digiuno e alla preghiera per la pace, il 22 agosto 2025, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina. È l’appello lanciato da Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale del 20 agosto, in Aula Paolo VI. “Mentre la nostra terra continua a essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina e in molte altre regioni del mondo – ha detto il Pontefice – invito tutti i fedeli a vivere la giornata del 22 agosto in digiuno e preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti in corso”.

In apertura dell’Udienza, il Papa aveva proseguito il ciclo di catechesi giubilari su “Gesù Cristo nostra speranza”, soffermandosi sul tema del perdono. La scena evocata è quella dell’Ultima Cena: Gesù che porge il boccone a Giuda, pur sapendo del tradimento imminente. “Non è solo un gesto di condivisione – ha spiegato Leone XIV – è l’ultimo tentativo dell’amore di non arrendersi”. Il cuore del Vangelo è racchiuso nelle parole di Giovanni: “Li amò sino alla fine”. Un amore che non si arresta davanti al rifiuto, all’ingratitudine, alla delusione. “Gesù conosce l’ora, ma non la subisce: la sceglie”, ha ricordato il Pontefice. E proprio in questo si manifesta il vero perdono: “non aspetta il pentimento, ma si offre per primo, come dono gratuito”.
Il contrasto tra la luce e la notte – ha proseguito – percorre il racconto evangelico: Giuda riceve il boccone e “Satana entrò in lui”. “Quando esce era notte. Eppure proprio allora Gesù dice: ‘Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato’. La notte resta, ma una luce ha già cominciato a brillare, perché l’amore di Cristo è più forte dell’odio”. Leone XIV ha quindi invitato i fedeli a non cedere alla tentazione di chiudersi di fronte alle ferite e ai tradimenti, ma a percorrere la via del perdono: “Non significa dire che non è successo nulla, ma fare tutto il possibile perché non sia il rancore a decidere il futuro”.

Filippo Passantino

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Veduta aerea del Vaticano, Roma: da piazza San Pietro la vista si estende fino al Castel Sant'Angelo e al lungotevere. Foto da Pixabay

Delegazione da Senigallia dei Cursillos di Cristianità a Roma per il Giubileo dei Movimenti

Dal 6 all’8 giugno 2025, Roma diventerà il centro mondiale dei Cursillos di Cristianità con la sesta Ultreya mondiale, un evento che riunirà cursillisti da ogni parte del mondo, animati dal desiderio di condividere la propria fede, rafforzare i legami comunitari e rinnovare l’impegno a vivere il Vangelo nella quotidianità.

Questo grande incontro internazionale, che si inserisce nel contesto del Giubileo dei Movimenti, è organizzato congiuntamente dall’organizzazione mondiale dei Cursillos di Cristianità e dal segretariato nazionale d’Italia, che da tempo lavorano fianco a fianco per dare vita a un evento all’altezza del carisma e della missione del Movimento.

L’evento si aprirà nel pomeriggio di venerdì 6 giugno presso la basilica di San Paolo fuori le Mura, con l’accoglienza dei partecipanti e l’avvio ufficiale dell’Ultreya, che culminerà in serata con la celebrazione della santa messa.

Il giorno successivo, sabato 7 giugno, la comunità cursillista si sposterà in piazza San Pietro, dove al mattino attraverserà la porta santa come segno di pellegrinaggio e rinnovamento spirituale. Nel tardo pomeriggio, la piazza si animerà con una preveglia ricca di musica, testimonianze e riflessioni, che introdurrà la solenne veglia di pentecoste presieduta dal santo Padre.

Il centro dell’Ultreya sarà domenica 8 giugno, quando, sempre in piazza San Pietro, i cursillisti si uniranno agli altri movimenti ecclesiali per l’incontro con Papa Leone XIV e la santa messa giubilare, vivendo così un momento di comunione universale che suggellerà questi giorni di grazia.

Le iscrizioni sono aperte e si effettuano tramite i coordinamenti diocesani, che raccoglieranno le adesioni e le quote, da versare al nazionale (35 euro a persona; 15 euro per i ragazzi dai 5 ai 15 anni; gratuita per i bambini sotto i 5 anni). Il kit del partecipante sarà consegnato al responsabile indicato da ciascuna diocesi.

Arianna Massi, coordinatrice del Movimento nella diocesi di Senigallia, dichiara: «A quasi sessant’anni dalla prima Ultreya mondiale, celebrata proprio in Vaticano, questo nuovo incontro vuole essere non solo un ritorno alle origini, ma anche una nuova partenza, segnata dallo spirito evangelico di unità, gioia e servizio. Sarà un’opportunità preziosa per testimoniare al mondo che Cristo vive e continua a camminare con noi, in ogni ambiente, attraverso la testimonianza viva dei cursillisti».

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.