Il mondo digitale e i nuovi media hanno trasformato radicalmente la vita, le dinamiche relazionali ed educative. Per entrare un po’ meglio in questa dimensione, che spesso spaventa, la Diocesi di Senigallia ha promosso un incontro dal titolo “Chi è senza smartphone scagli la prima pietra”, aperto alla cittadinanza, con il prof. Piercesare Rivoltella, al teatro Portone di Senigallia, venerdì 6 febbraio 2026, ore 21.00.
L’esperto aiuterà ad orientarsi nella complessità della questione legata all’uso dello smartphone, a come il digitale ha modificato il modo di comunicare, apprendere ed in generale relazionarsi con il mondo. Sono invitati genitori, educatori e tutti coloro che desiderano abitare con più consapevolezza questo tempo e conoscerne i pericoli, le risorse e le sfide.
Pier Cesare Rivoltella è professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’educazione presso l’Università di Bologna dove dirige il Master di secondo livello MED. Media, Educazione e Didattica per l’innovazione digitale. Con Chiara Panciroli e Maria Ranieri, coordina il Gruppo Media Literacy ed Education Technology (MeLET) della Società Italiana di Pedagogia. È presidente della Società Italiana di Ricerca Educativa e Formativa (SIREF). È direttore della rivista “REM – Research on Education and Media”; è condirettore di “Scholè. Rivista di educazione e studi culturali” e fa parte del comitato scientifico di diverse riviste specializzate, in Italia e all’estero. È il coordinatore del Dottorato di Interesse Nazionale in Learning Sciences and Digital Technologies.Tiene corsi in diverse università italiane e straniere. Ha al suo attivo oltre 500 pubblicazioni scientifiche.
Il confine tra realtà e mondo virtuale non è mai stato così sottile. Per molti adolescenti è diventato un terreno scivoloso che può condurre ad ansia e isolamento. Nei casi peggiori, ad atti autolesionistici o reati. Ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2FM) è intervenuto Luca Russo. L’analista forense traccia un bilancio preoccupante dei rischi digitali per i giovani. Il consulente è partito dalla sua esperienza sul campo e dagli incontri con le comunità locali, come quello recente che si è tenuto a Serra de’ Conti. Smartphone e cyberbullismo i temi principali ma anche l’incosapevolezza dei genitori e le strategie da adottare. L’AUDIO, in onda nei giorni scorsi, è disponibile grazie al lettore multimediale.
I numeri citati da Russo disegnano un quadro di emergenza sociale. In Italia, nel 2025, circa 700 mila giovani sotto i 25 anni convivono con ansia e depressione. Tra i 15 e i 19 anni, l’8% soffre di disturbi d’ansia e il 4% di depressione. «Dal 2012 ad oggi, e soprattutto dopo il Covid, abbiamo assistito a un’escalation importante», spiega Russo. «Troviamo ragazzi allo sbando sui social e nella vita reale, spesso protagonisti di fatti di cronaca. Eventi legati a nuove figure, come «i cosiddetti ‘maranza’, che commettono reati anche gravi».
Russo distingue tra due categorie di rischio. L’adolescente che non si manifesta di persona ma vive quasi esclusivamente online. E poi colui che, dopo un’iper-esposizione, inizia a “spegnere” i social. Quest’ultimo è il segnale d’allarme più grave, che a volte prelude persino ad atti di autolesionismo gravi. Il punto nodale della questione rimane lo strumento: lo smartphone.
«A 10 o 11 anni, un telefono in mano a un ragazzino è come dargli una pistola e dirgli di stare attento a non sparare. Non ha la consapevolezza dei rischi» ammonisce l’esperto. Dai contenuti pedopornografici scambiati per ‘scherzo’ fino ai modelli di guadagno facili e irreali di certi influencer. Il rischio di cadere nelle trappole digitali è altissimo.
L’analista forense tocca un tasto dolente per la comunità locale: il caso di Leonardo Calcina, il giovane che si è tolto la vita a Senigallia. Russo sfata il mito televisivo secondo cui ogni dispositivo sia facilmente accessibile agli inquirenti. «Dobbiamo sfatare le serie tv: nella ‘digital forensics’ non tutto è possibile. Abbiamo dispositivi collegati ai sistemi da un anno nel tentativo di individuare le combinazioni. Non avere il codice di sblocco dai genitori rende le indagini difficilissime, a volte impossibili».
Luca Russo
Un passaggio critico dell’intervista riguarda la responsabilità genitoriale. Spesso gli adulti ignorano che, legalmente, un telefonino intestato a loro li rende i primi responsabili in caso di reati commessi dai figli. Russo è categorico sulla necessità di superare il modello del «genitore amico». Come? Attraverso una supervisione che non significa spionaggio: il genitore deve possedere i codici di sblocco e le password dei social. Serve un lavoro di dialogo e crescita consapevole prima di dare lo smartphone in mano al proprio figlio. Perché dopo è sempre tardi. Sempre. Altra possibilità è la presenza digitale: «gli adulti devono imparare a usare TikTok e Instagram per capire l’ambiente frequentato dai propri figli».
C’è però il nodo privacy , come sottolineato da molti genitori durante gli incontri che l’analista forense tiene in giro per il paese, ma Russo sostiene che in Italia non esista una privacy assoluta del minore rispetto al genitore; l’autorità genitoriale implica un «dovere di vigilanza fino alla maggiore età».
Il messaggio finale del dottor Russo è un appello all’equilibrio. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di non abdicare al ruolo di guida. «È difficile fare i genitori, ma bisogna riportare le regole nel sistema innovativo. Il controllo non è finalizzato a spiare, ma a vigilare». In un mondo dove un click può segnare una vita intera, la presenza consapevole degli adulti è tra i pochi, veri ed efficaci antivirus.
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