Minori, famiglie, assistenti sociali e giustizia: la rete che serve

L’equilibrio tra la tutela dei minorenni, l’intervento dell’autorità giudiziaria e l’azione di supporto alle famiglie da parte delle varie agenzie e figure istituzionali è stato il tema centrale del convegno “Minori e famiglie: cura e giustizia, la rete che sostiene“, svoltosi ad Ancona lo scorso venerdì 19 giugno. L’evento era promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Un’iniziativa che ha permesso di riflettere sulle strategie di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza in un contesto sociale in continua evoluzione. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Monica Frezzotti, presidente dell’Ordias marchigiano. L’intervista, andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) nei giorni scorsi, è disponibile qui.
Frezzotti ha evidenziato come gli assistenti sociali operino all’interno di un preciso mandato istituzionale, professionale e deontologico, e nella multidisciplinarietà. La tutela dei minori si inserisce in un percorso di affiancamento e sostegno ai nuclei familiari, per attivare processi di cambiamento positivi. Questa professione si muove in collaborazione con avvocati, psicologi e magistrati. Figure unite nella gestione di varie situazioni: dai minori vittime di condotte inadeguate a quelli inseriti in percorsi di riabilitazione dopo comportamenti devianti.
Un aspetto centrale del dibattito riguarda l’importanza della prevenzione fin dall’età infantile. Intercettare i segnali di disagio consente di intervenire prima che si consolidino dinamiche delinquenziali. Sembra una frase fatta ma così si riduce il rischio di una reiterazione dei reati. Inoltre, si limita lo stigma sociale che colpisce l’immagine (propria e altrui) di ragazzi e ragazze. Secondo Frezzotti, i comportamenti a rischio, come l’aggressività reiterata nel tempo, vanno analizzati nel caso specifico senza banalizzare. Familiari, insegnanti, pediatri e medici di famiglia sono come sentinelle sul territorio, capaci di cogliere i primi campanelli d’allarme.
A livello regionale, però, ci sono delle carenze strutturali. Una è la scarsità di servizi educativi e di centri di aggregazione per la fascia d’età tra i 14 e i 19 anni. Questo vuoto priva gli adolescenti di spazi di socializzazione protetti e della presenza di figure educative preparate. La mancanza di luoghi fisici si intreccia con i nuovi bisogni emergenti dei giovani. Spesso sono legati a un uso precoce e non mediato dei social media. Altre volte a una diffusa necessità di recuperare relazioni concrete e reali all’interno dei gruppi.
Sul ruolo dei nuclei familiari, Frezzotti osserva che le famiglie mantengono una presenza attiva. «Ci sono nei limiti delle proprie capacità e risorse momentanee, ma dobbiamo sostenerle». L’intervento dei servizi sociali e sociosanitari mira a riattivare queste competenze genitoriali in caso di eventi critici o difficoltà.
In prospettiva futura, l’Ordine degli assistenti sociali delle Marche intende consolidare i percorsi di formazione congiunta. L’iniziativa per ora viene ipotizzata con gli ordini degli avvocati e degli psicologi, ma è solo un primo passo. All’orizzonte c’è anche la promozione di un progetto finalizzato a far conoscere la professione e le sue funzioni all’interno degli istituti scolastici.
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