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L’utopia della pace che ha più di una chance: a Senigallia “Destate La Festa” fa anche pensare

Destate la festa 2026, sul palco in piazza Garibaldi a Senigallia sono saliti il giornalista di Avvenire Fabio Carminati e Daniele Ballarin, del Sermig di Torino

Destate la festa 2026, sul palco in piazza Garibaldi a Senigallia sono saliti il giornalista di Avvenire Fabio Carminati e Daniele Ballarin, del Sermig di Torino

Ci vuole del coraggio per ‘rovinare’ con temi di peso una calda serata d’agosto, mentre magari si gusta del buon cibo in compagnia di amici in una splendida piazza. Ogni anno la ‘commissione cultura’ di Destate la festa, la proposta estiva della Pastorale giovanile di Senigallia, fortunatamente ci riesce! Da circa quarant’anni a questa parte la scommessa di dedicare un po’ della festa a temi particolarmente significativi è vinta.

Da quando, in pratica, si è pensato di legare l’evento estivo giovane al messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace e la relativa scelta di riservare una serata all’approfondimento del tema indicato dai pontefici. Così è stato domenica 16 agosto scorso, con il dibattito dal titolo “Perseverare nella pace, un’utopia realizzabile” animato dal giornalista Fabio Carminati, caporedattore esteri del quotidiano ‘Avvenire’ e Daniele Ballarin, del Sermig di Torino.

Il primo potrebbe essere definito un esperto di mondo, di quanto si muove attorno alle guerre – 36 quelle censite, senza contare quelle a ‘bassa intensità’; il secondo è un consacrato del Servizio missionario giovani, felice intuizione di Ernesto Olivero che negli anni ’80 trasformò una vecchia fabbrica di armi abbandonata in un arsenale della pace dove sperimentare fraternità e attenzione ai più fragili. Erano sul palco di Destate La Festa a Senigallia per testimoniare “l’alto e il basso della pace”: quella raccontata poco e male dai grandi media italiani e quella possibile, costruita artigianalmente dalle persone, con le loro scelte quotidiane di nonviolenza.

Avvenire è tra i pochissimi giornali ad occuparsi di mondo, specie quello più violato e periferico, in modo costante, lontano da logiche di convenienza per i potenti di turno. Al centro delle narrazioni ci sono i volti, la volontà di smascherare la folle logica finanziaria e speculativa che fa destinare migliaia di miliardi di euro per la costruzione di armi e sofisticati sistemi di attacco.

«L’Italia – ha detto Carminati – è all’11° posto nel mondo nella produzione di armamenti e basti pensare alla recente lettera d’intenti dell’industria ‘Leonardo’ per lo sviluppo congiunto di un nuovo sistema di artiglieria semovente su ruote per l’Esercito Italiano, unendo le tecnologie della stessa Leonardo con i moduli di cannone di KNDS. Inoltre il 2% del Pil del nostro Paese è destinato alla produzione bellica».

Ballarin risponde con la quotidianità riconciliata e piena di speranza del Sermig, ma non corre il rischio di raccontare utopie che rimangono tali, quelle che in troppi relegano ai poveri illusi che non hanno il senso della realtà. Prova ne sono i video con alcuni volti di persone accolte nell’ “arsenale” torinese, capaci di farci credere che è possibile vivere in un altro modo, creare, ha detto «contagi positivi di pace che, a cerchi concentrici, creano luoghi ed esperienze autenticamente evangeliche e quindi umane».

Nel tempo della baldoria ‘a comando’, in una città sempre più paese dei balocchi, fermarsi almeno per un paio d’ore, dialogare e credere nell’utopia della pace è non solo esercizio utile di convivenze più sensate. È mettere un piccolo, prezioso mattoncino per credere, anche noi, in una pace disarmata e disarmante di cui anche i giovani di Destate la festa sono un eloquente e rigenerante tassello.

Laura Mandolini

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