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ZES Unica nelle Marche: la rivoluzione tra grandi opportunità e disparità territoriali

Scritto da Carlo Leone il . Pubblicato in , .
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Foto da Pixabay


Ormai è noto a tutti e tutte che le Marche (insieme all’Umbria) sono entrate a far parte della ZES Unica. La misura, oggetto di dibattito politico per mesi, è stata presentata nei giorni scorsi ad Ancona, offrendo a imprese e istituzioni un primo quadro operativo. L’obiettivo dichiarato è stimolare gli investimenti e rafforzare la competitività, ma l’analisi della mappa dei beneficiari rivela una regione a due velocità, con forti disparità tra le diverse province. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, in onda su Radio Duomo Senigallia InBlu (95.2 FM) venerdì 5 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20; sabato 6 alle ore 20 e domenica 7 alle ore 17 circa. Il servizio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

I pilastri

La ZES si muove innanzitutto lungo la strada della semplificazione amministrativa e questa opportunità riguarda l’intero territorio regionale senza esclusioni. Grazie allo Sportello Unico Digitale (SUD ZES), le imprese potranno accedere all’Autorizzazione Unica. Si tratta di una procedura che sostituisce fino a 35 diversi titoli abilitativi, fungendo anche da variante urbanistica e attribuendo ai progetti carattere di pubblica utilità e urgenza. I tempi previsti sono drastici: avvio del procedimento entro tre giorni e conclusione dell’iter entro 60 giorni. Secondo i dati governativi, questo strumento ha già generato altrove investimenti stimati per 32 miliardi di euro e 40 mila posti di lavoro.
Altra strada che la Zes persegue è quella economica: il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali (macchinari, impianti) effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2025. Le agevolazioni variano dal 15% per le grandi imprese al 35% per le piccole. Tuttavia, a differenza della semplificazione burocratica, questi fondi non sono per tutti.

La mappa delle disparità

È proprio sulla geografia degli incentivi economici che si accende il dibattito. Dei territori marchigiani, 100 comuni sono esclusi mentre altri 124 circa rientrano nelle aree ammesse al credito d’imposta, ma la distribuzione appare disomogenea: in provincia di Pesaro e Urbino, la più penalizzata, accedono ai fondi solo due comuni: Frontone e Serra Sant’Abbondio. Nella provincia di Ancona sono 13 le realtà incluse, concentrate nell’area di Fabriano, Jesi, Sassoferrato e dintorni. Escluso tutto l’asse arceviese e quindi tutta la zona di Senigallia e vallata. La provincia di Macerata ha ben 48 comuni ammessi. Se l’inclusione delle aree del cratere sismico appare logica, solleva perplessità l’inserimento di realtà costiere economicamente più solide come Civitanova Marche. In provincia di Fermo sono 31 i comuni inclusi, coprendo sia aree interne che costiere. Della provincia di Ascoli Piceno infine risultano esclusi solo tre comuni: Massignano, Montefiore dell’Aso e Cupramarittima, mentre la vicina San Benedetto del Tronto rientra nei beneficiari.

Le voci

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha definito la ZES «un’opportunità enorme», confermando l’impegno per migliorare le condizioni relative agli aiuti di Stato. L’assessore alla ZES, Giacomo Bugaro, ha evidenziato l’importanza delle Zone Franche Doganali Intercluse, che permetteranno la lavorazione di merci estere senza dazi né IVA, aumentando l’attrattività internazionale dei distretti marchigiani. Anche la sottosegretaria al MEF, Lucia Albano, ha espresso soddisfazione, parlando di un «obiettivo divenuto realtà grazie alla sinergia con il Governo Meloni». A chiarire il dubbio sulle esclusioni è intervenuto Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica: «Tutti i comuni sono qualificati ZES. L’esclusione riguarda solo il credito d’imposta, basato sulla carta degli aiuti di Stato del 2021, precedente alla ZES». Secondo Romano, la vera rivoluzione resta comunque la velocità autorizzativa, capace di sbloccare investimenti altrimenti fermi per anni.

I rischi futuri

Anche Confindustria Marche, per voce del presidente Roberto Cardinali, accoglie con favore la misura come «volano di sviluppo», pur non nascondendo la criticità della «coperta corta». «È fondamentale lavorare con le istituzioni per ampliare le aree che possono accedere al credito di imposta», ha dichiarato , sottolineando la necessità di non dimenticare le imprese attualmente escluse. All’orizzonte si profila uno scenario da guerra tra poveri, a meno che non si intervenga con ulteriori strumenti per sanare un deficit presente già in partenza.

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