8×1000: come funziona, perché è importante. Non solo per la Chiesa, ma per tutta la comunità

L’Otto per Mille non è un costo aggiuntivo per il contribuente, ma una scelta su come redistribuire tasse già versate. Lo spiega chiaramente Massimo Monzio Compagnoni. Il responsabile del Servizio di Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica è intervenuto a Senigallia. L’occasione è stata un incontro di formazione con i sacerdoti della diocesi proprio sul tema dell’8×1000. Abbiamo avuto la possibilità di fargli un’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm). Ecco nel lettore multimediale qui sotto l’AUDIO a vostra disposizione.
Lo 0,8% del gettito IRPEF complessivo viene destinato alle Chiese – cattoliche, valdesi, buddhiste e altre – oppure allo Stato, in proporzione alle firme dei contribuenti. Chi non firma non trattiene nulla: si limita a lasciare che siano gli altri a decidere per lui.
Una parte consistente di queste risorse viene impiegata nella cura del patrimonio ecclesiastico: chiese, oratori e locali pastorali. Si tratta di beni che, pur appartenendo alla Chiesa, svolgono una funzione pubblica e sono aperti all’intera comunità. Un esempio concreto è la cattedrale di Senigallia, chiusa dal novembre 2022 a seguito del terremoto che ha colpito la costa adriatica. E’ ancora in attesa di interventi significativi per poter essere restituita ai fedeli e ai cittadini.
I fondi dell’8×1000 finanziano anche il sostentamento del clero, e su questo punto Monzio Compagnoni fa chiarezza. I sacerdoti non ricevono alcuno stipendio dal Vaticano. Un sacerdote appena ordinato percepisce 800 euro mensili per dodici mensilità. Un vescovo al termine del suo mandato, a 75 anni, arriva a 1.600 euro. Il 70% del costo complessivo del clero italiano – che conta circa 31 mila sacerdoti distribuiti in 25 mila parrocchie e 227 diocesi – è coperto proprio dall’Otto per Mille.
Il terzo grande ambito di utilizzo dell’8×1000 è quello caritativo. Nel 2024 la Chiesa Cattolica ha destinato 280 milioni di euro in opere di carità. 150 milioni alle diocesi, 50 milioni a iniziative nazionali e 80 milioni a progetti nei paesi più poveri. La sola Caritas ha erogato quasi 4 milioni di interventi. E’ riuscita a raggiungere circa un milione di persone, attraverso mense, dormitori ed empori alimentari. Un sostegno che si affianca al welfare statale in un Paese in cui il 10% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
Monzio Compagnoni dedica anche spazio a sfatare i luoghi comuni più diffusi. La Chiesa non è finanziata dal Vaticano, che non contribuisce alle spese del clero italiano. Non è esentata dalle tasse in modo generalizzato. Non le paga solo sui beni destinati all’uso pubblico, esattamente come avviene per partiti, sindacati e fondazioni. E non è ricca come si crede: l’intero patrimonio immobiliare copre appena il 5% del costo dei sacerdoti. Il dato forse più sorprendente, però, è un altro. Dopo 40 anni dall’introduzione dell’8×1000, 7 cattolici italiani su 10 ignorano come viene sostenuta la propria Chiesa.
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