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Autore: Carlo Leone

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La cura a quattro zampe: l’empatia dei gatti che dona sollievo e serenità

Gli animali, e i gatti in particolare, sanno restituire tutto l’affetto a chi li accudisce o a chi li ha salvati. È una verità semplice, fatta di una dedizione incondizionata, che vivo ogni giorno nella convivenza con loro e nella cura della colonia felina di cui sono oggi responsabile.

Il protagonista di questa storia si chiama Foscolo. Oggi ha otto anni, ma quando l’ho adottato aveva solo pochi mesi. All’epoca la colonia aveva un’altra responsabile e io fungevo da aiuto. Portando il cibo mi accorsi che il gattino aveva un grave problema a un occhio, qualcosa di infettivo che potenzialmente avrebbe potuto nuocergli e contagiare gli altri. La “cattura” non fu per niente semplice, perché era molto diffidente e pauroso. Dopo vari tentativi riuscii a portarlo dal veterinario che con cure adeguate gli salvò l’occhio. Decisi di adottarlo perché, tra cure e degenza, erano passati diversi giorni: la colonia avrebbe potuto scacciarlo, non riconoscendolo più. Dopo i primi mesi di adattamento notai quanta bontà c’era in lui: cresceva tanto, ma rimaneva un cucciolo nell’animo, profondamente legato a me.

Il fatto più sorprendente è accaduto qualche mese fa e si è ripetuto per tante sere. Dormivo, quando all’improvviso mi sono svegliata con dolori lancinanti al petto. Poi l’ambulanza, l’ospedale e la diagnosi: pericardite. Essendo allergica a vari farmaci, il cardiologo mi ha raccomandato riposo assoluto e niente sforzi per far ricomporre il versamento. Tornata a casa, il mio Foscolo è diventato la mia migliore cura. Puntualmente ogni sera il mio gattone di circa 8 kg viene, si stende sopra di me e comincia un rituale tutto suo: mi massaggia proprio lì dove avevo provato quella fitta dolorosissima, sfiorandomi il viso e facendo le fusa. A sessione finita si addormenta al mio fianco, pronto a vegliare su di me se ne avessi bisogno.

I gatti sono creature meravigliose, intelligenti ma anche empatiche. Esprimono una vicinanza senza limiti pur mantenendo la loro personalità. Riescono a “fondersi” con il loro riferimento umano, cogliendo con lo sguardo magnetico ogni desiderio ed esigenza.

Questo legame benefico si riflette anche nei luoghi sociali. A Fano ha aperto tempo fa un caffè felino, il primo e unico nelle Marche per ora. L’idea è nata dopo che il titolare, Davide Barbaresi, è entrato in un locale simile a Brighton dove ha vissuto dal 2014 al 2018. I gatti presenti sono tre: Piadina, Lasagna e Cappuccino. Arrivano dal gattile di Colli al Metauro, sono adatti per la pet therapy e sono anche adottabili. I gatti hanno il potere quasi magico di trasmettere quella sensazione di serenità che la nostra società frenetica ha quasi dimenticato. So anche che a Roma un gatto è stato adottato da una biblioteca e contribuisce con il suo passo felpato a creare un’atmosfera ideale per lo studio.

Sarebbe bello che anche Senigallia affrontasse esperienze analoghe, creando ambienti idonei alla sicurezza e al benessere dei felini. Avere un quotidiano contatto con loro, anche frequentando un cat café o una biblioteca, è un’esperienza straordinaria. Con la loro armonia e presenza discreta, i gatti regalano un grande sollievo anche nei momenti più difficili. Spero davvero che Senigallia si attrezzi per realizzare progetti simili. Purché fatti con il cuore.

Mirella Verde

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Ares Calcina davanti allo spogliatoio della Vigor Senigallia allo stadio Bianchelli

Calcio, fine settimana da dimenticare per le squadre di Senigallia e dintorni

Turno da dimenticare per le squadre del territorio diocesano che militano nei campionati maggiori. Nessuna vittoria tra serie D e Promozione.

In D la Vigor Senigallia esce battuta per 2 a 1 nel confronto con l’Atletico Ascoli, disputato allo stadio comunale Goffredo Bianchelli. I rossoblù soffrono il gioco razionale ed energico degli ascolani, subiscono un doppio svantaggio (due gol in due minuti, tra 36′ e 38′) e non riescono a recuperare, nonostante nella ripresa De Feo accorci le distanze.
La Vigor, che aveva abbordato il campionato ad alti ritmi e con quattro vittorie consecutive, è ora alla seconda battuta d’arresto in otto giorni e deve assolutamente tornare a far punti domenica, in trasferta e contro la Santegidiese.

Intanto, nel campionato regionale di Promozione la Biagio Nazzaro Chiaravalle impatta in casa per 0 a 0 con la San Costanzo Marottese, l’Atletico Mondolfo pareggia a sua volta con l’Acqualagna sul terreno dei pesaresi.
Incappano invece nella sconfitta sia la Montemarcianese, superata per 2 a 0 dal Fabriano Cerreto sul terreno dei cartai, sia l’Ostra che cede per 2 a 1, sempre su campo esterno, all’Fc Osimo.

Raoul Mancinelli

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Di uccelli migratori, dichiarazioni internazionali e ddl sulla caccia

Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale degli uccelli migratori. Promossa dalla Convenzione di Bonn sulla conservazione delle specie migratrici degli animali selvatici, l’Italia vi aderisce dal 1983. Solitamente questa celebrazione si tiene nel periodo in cui gli uccelli partono dal luogo in cui vivono e poi a maggio, al loro rientro.

Il tema centrale scelto per la campagna del 2026 è la scienza partecipativa (community science o citizen science). Significativo lo slogan ufficiale: “Every Bird Counts – Your Observations Matter!“, “Ogni uccello conta: le tue osservazioni sono importanti!“.

La campagna di quest’anno si pone alcuni obiettivi.
Sottolineare il contributo dei singoli cittadini, dei birdwatcher e degli appassionati nella raccolta dei dati relativi all’avifauna.
Sostenere la ricerca scientifica globale e la conservazione delle specie protette quando oltrepassano le frontiere dei singoli stati, mediante l’inserimento di annotazioni ed osservazioni su piattaforme di monitoraggio dedicate a questo scopo come eBird.
Celebrare il 60° anniversario dell’International Waterbird Census (il censimento internazionale degli uccelli acquatici), mettendo in luce l’impatto a lungo termine del monitoraggio collettivo.

La Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori (World Migratory Bird Day) viene celebrata due volte l’anno per prendere in considerazione la natura ciclica delle migrazioni. Per il 2026 sono stati fissati per il 9 maggio e il 10 ottobre 2026, ma le iniziative e gli eventi legati dovrebbero proseguire oltre. Uso il condizionale, perché quello ottobrino è il periodo in cui l’attività venatoria è in pieno svolgimento. Inoltre prelude alla votazione alla Camera dei Deputati, a novembre, del famigerato DDL 1552. Se approvato, decreterà la fine senza via di scampo alcuno, di molta fauna selvatica.

Parliamo di un patrimonio indisponibile dello Stato. Apparterrebbe a tutta la comunità italiana, ma in realtà è nelle mani di un gruppo sempre più ridotto e sempre più violento di cacciatori. Molti uccelli prenderanno la via della migrazione tra gli spari dei fucili. La primavera celebrerà, oltre al secondo momento della Giornata mondiale degli uccelli migratori, anche la fine per molti volatili che non torneranno più.

Per fortuna, come pubblicato da Greenreport in un articolo del 20 settembre scorso, la BirdLife International – partnership globale per la conservazione degli uccelli e della biodiversità compostada 125 partner in 120 Paesi – ha presentato l ’11 settembre 2026, a Nairobi, in Kenya, in occasione del Global Flyways Summit, il suo rapporto quadriennale relativo alle condizioni di vita in cui si trovano gli uccelli diffusi in tutto il globo terraqueo, ossia, per usare la terminologia inglese, lo State of the World’s Birds. Ed e’ questa la prima volta che questo studio si è interessato agli uccelli migratori e alle rotte migratorie da loro attraversate.

Nonostante le notizie molto negative, ce n’è una che apre il cuore a future speranze. È quella relativa alla Dichiarazione, presentata durante questa conferenza di Nairobi, relativa alle rotte migratorie, firmata da governi, scienziati, Ong, ambientalisti e istituzioni finanziarie presenti al vertice. Questo importante documento “riconosce come la sopravvivenza degli uccelli selvatici derivi dall’azione congiunta di molteplici soggetti lungo le intere rotte migratorie, non da sforzi nazionali isolati, traducendoli poi in piani nazionali“.

In base a ciò i paesi che hanno aderito a questa Dichiarazione, daranno un fortissimo aiuto economico, consistente in investimenti di sei miliardi di dollari per la conservazione e sostegno dei vari ecosistemi. La Dichiarazione di Nairobi dunque segna una svolta decisiva perché finalmente si è preso atto della necessità di “invertire il declino e salvare la meraviglia della migrazione”. Ben vengano questi finanziamenti se davvero serviranno ad evitare l’estinzione di alcune specie a rischio di scomparire per sempre, anche se mi sembrano in forte contraddizione con la voglia di “sparare su tutto” del DDL1552 e con le celebrazioni nell’anno francescano di chi ideò il cantico delle creature.

Mirella Verde

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Il sito archeologico Le Muracce, a Pongelli di Ostra Vetere

Giornate Fai d’Autunno: i beni aperti a Senigallia, Montemarciano, Ostra Vetere e Arcevia

Sabato 10 e domenica 11 ottobre tornano le giornate FAI d’autunno. Non un semplice evento ma un importante appuntamento per valorizzare il patrimonio culturale e paesaggistico italiano. E anche un po’ per ricordarci di scoprire – o riscoprire – dimenticati tesori d’arte, scrigni di storia e scorci naturali insoliti attraverso visite e aperture straordinarie.

Anche quest’anno la delegazione FAI di Senigallia si è attivata per partecipare in maniera convinta all’iniziativa che vede 43 beni aperti nelle Marche. Nel territorio senigalliese e dei dintorni saranno aperti cinque beni, coinvolgendo quattro comuni: Senigallia, Ostra Vetere, Arcevia e Montemarciano. Non solo enti, ma anche una rete di scuole e associazioni locali che hanno aderito all’iniziativa.

A Senigallia saranno aperti la chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie. Si tratta di un polo spirituale e culturale molto importante per il territorio, progettato dall’architetto Baccio Pontelli da Urbino (1449-1494) su commissione di Giovanni della Rovere, signore della città. Gli apprendisti ciceroni inizieranno con la descrizione storica e architettonica nel piazzale antistante la chiesa. Poi si passerà alle pitture delle pareti laterali, al famoso dipinto del Perugino: la pala d’altare raffigurante la Madonna in trono con bambino e santi. La chiesa custodiva anche il famoso dipinto di Piero della Francesca, la Madonna di Senigallia, fino ai primi anni del ‘900 collocato qui e poi trasferito alla galleria nazionale delle Marche di Urbino. Le visite saranno guidate da studenti e studentesse del liceo classico Perticari.

A Montemarciano, invece, per le giornate Fai d’autunno sarà aperta villa Cosmelli Marotti. E’ una delle più significative testimonianze dell’architettura di villa di campagna marchigiana tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900. Era una grande dimora signorile dotata di numerose sale di rappresentanza, camere, logge panoramiche e di una torre belvedere che dominava il paesaggio. Attorno alla residenza si sviluppavano il grande giardino romantico, i viali alberati e numerosi edifici di servizio. Durante la seconda guerra mondiale la villa venne requisita e utilizzata come ospedale militare. Le visite saranno guidate da studenti e studentesse della scuola secondaria di primo grado ”Falcinelli” di Marina di Montemarciano.

Duplice visita a Ostra Vetere. Uno dei beni aperti è un edificio del XVII secolo, palazzo Fornaroli. Una lapide ricorda il dottor Arnaldo Giuseppe Fornaroli, cittadino benemerito di Ostra Vetere nel campo scientifico. Nato, vissuto e operante in questa casa, Fornaroli fu un pioniere della telefonia, contribuendo allo sviluppo delle comunicazioni e dando lustro alla città natale. Visite a cura degli apprendisti ciceroni della scuola secondaria di primo grado “U.Foscolo”.
Poi ci sono il sito archeologico e il polo museale in località Le Muracce, a Pongelli di Ostra Vetere. Si tratta della testimonianza della storia di Ostra Antica, una città sorta nella seconda metà del primo secolo a.C., dopo la conquista romana delle terre circostanti. Un piccolo insediamento che, come molte altre città romane delle Marche, venne colonizzato e strappato ai Galli Senoni e ai Piceni.

Con le giornate FAi d’Autunno, infine, ad Arcevia sarà aperto il museo di san Medardo e la chiesa di santa Maria del Soccorso. È uno dei luoghi simbolo di Arcevia, vera e propria chiesa-museo. Attestata già nel 1208, deve il suo nome a una reliquia di San Medardo, santo francese, donata alla comunità di Rocca Contrada dall’imperatore Carlo Magno. Elevata a Collegiata da Sisto V nel 1585, fu ricostruita in forme più monumentali su progetto dell’architetto pisano Michele Buti: i lavori, iniziati nel 1634, si conclusero nel 1644. L’interno, a navata unica e pianta a croce latina, ospita otto cappelle e preziosi capolavori di Luca Signorelli, Giovanni della Robbia, Ramazzani e Ridolfi. Visite a cura della scuola secondaria di primo grado ”Palazzi”.

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Il gruppo dei pellegrini alla partenza dalla chiesa di San Giovanni Battista ad Arcevia

In cammino con San Francesco d’Assisi: il pellegrinaggio Arcevia-Ostra Vetere è un successo

Almeno 400 (oltre 200 quelli che hanno affrontato il percorso, altrettanti quelli che li hanno attesi all’arrivo nel santuario di San Pasquale ad Ostra Vetere) i protagonisti della seconda edizione del pellegrinaggio a piedi fra Arcevia ed Ostra Vetere. L’iniziativa di circa 20 km di camminata, ha impiegato dalle quattro e mezza del mattino fino alle dieci. “In cammino con San Francesco d’Assisi” fa parte di “Franciscus 1226-2026”, il ciclo di eventi che ha scandito l’ottavo centenario della morte del Poverello di Assisi.

Hanno organizzato l’evento di domenica 4 ottobre la vicaria di Arcevia-Ostra, il santuario di San Pasquale Baylon di Ostra Vetere, l’Ordine francescano secolare delle Marche e la Fraternità OFS di Ostra Vetere. Contributo fattivo anche dal Comitato San Pasquale di Ostra Vetere.

I partecipanti al pellegrinaggio per San Francesco hanno coperto, a piedi, i venti chilometri tra la chiesa di San Giovanni Battista ad Arcevia e il santuario di San Pasquale Baylon di Ostra Vetere. Quasi sei ore di cammino, dalla suggestiva partenza su strade ancora buie, alla luce di lampade portatili, fino all’arrivo a Ostra Vetere. Poi la solenne liturgia finale all’interno del santuario.

Due le tappe intermedie dell’itinerario. La prima nella frazione di Montale di Arcevia con una ritemprante sosta e una breve meditazione nel convento delle suore francescane. La seconda a Barbara, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Infine, l’arrivo ad Ostra Vetere, la messa solenne nel santuario di San Pasquale, presenti le autorità cittadine col sindaco Massimo Corinaldesi, la foto di tutti gli infaticabili camminatori in posa sulla scalinata antistante il tempio francescano.

E soprattutto il ricordo di un’esperienza divisa fra spiritualità ed emozione, per una giornata che è coincisa, ad Ostra Vetere, anche con la chiusura del programma celebrativo del centenario francescano concepito dalla Comunità dei Frati Minori. Era stato avviato il 30 settembre, l’1 e il 2 ottobre col triduo di preparazione, era proseguito sabato 3 ottobre con la celebrazione all’interno del Santuario del “transito” di San Francesco e la Liturgia Eucaristica e si è chiuso appunto col grande pellegrinaggio di domenica 4, felice replica del successo della prima edizione e conferma dell’antica e forte tradizione francescana del paese.

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Cane, cani, pet therapy, ospedale, Carlo Urbani, Jesi, Ast Ancona

Pet therapy, ovvero il rimedio del cuore: negli ospedali la cura ha (anche) quattro zampe

Rendere più umane anche le cure più pesanti si può. Lo dimostra l’esperienza positiva di alcuni ospedali che hanno introdotto la presenza degli animali domestici, capaci di donare amore e benessere psicologico ai pazienti. Ne parliamo in questa terza puntata della rubrica “Verde speranza”.

In varie strutture di tutta Italia è attiva da tempo una sperimentazione pensata per aiutare ad affrontare degenze prolungate e terapie impegnative come la chemioterapia. L’iniziativa? Permettere ai malati di trascorrere i momenti del ricovero e delle cure insieme al proprio animale d’affezione, sia esso un cane o un gatto. E’ la pet therapy che entra, finalmente, in ospedale.

Curare, infatti, non significa unicamente somministrare farmaci o seguire rigidi protocolli sanitari, ma vuol dire anche prendersi cura della sfera emotiva del malato. Chi è ricoverato soffre spesso per la lontananza dei propri affetti. La vicinanza emotiva infonde forza e coraggio durante la degenza e, per molte persone, quell’affetto fondamentale ha quattro zampe. Sempre più anziani vivono soli e il loro animale rappresenta il legame più importante della quotidianità. Di conseguenza, la separazione forzata durante un ricovero costituisce un vero e proprio trauma.

Gli ospedali si sono organizzati avvalendosi della collaborazione di personale esperto e assicurando il rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie necessarie. I promotori del progetto di pet therapy sono convinti che il contatto con il proprio cane o gatto contribuisca concretamente a ridurre stress, ansia e senso di fragilità durante i trattamenti oncologici, favorendo un complessivo miglioramento dello stato del paziente.

Le storie che testimoniano l’efficacia di questo approccio sono numerose e preziose. Tra queste, quella di una signora affetta fin dall’infanzia da una grave malattia genetica neurodegenerativa, che ogni giorno riceve la visita del suo cane: l’animale le si accoccola accanto, donandole una profonda sensazione di serenità e pace.

Di questa sensibilità ho avuto modo di parlare anche durante un mio intervento all’Opera Pia Mastai Ferretti, in cui sottolineavo l’importanza di facilitare l’incontro tra i pazienti e i loro animali – spesso affidati temporaneamente a parenti o amici – attraverso appuntamenti programmati e svolti in totale sicurezza. Ritrovare il piacere di una carezza al proprio cane o risentire le fusa del proprio gatto ha un valore inestimabile, ricordando il celebre aforisma secondo cui “quando Dio ha creato gli animali da compagnia, lo ha fatto sapendo che nessun altro essere vivente avrebbe riempito d’amore la vita di un individuo“.

È un tema che allora non fu recepito appieno, ma su cui continuerò a insistere con determinazione. Per umanizzare la medicina, in fondo, basta metterci il cuore.

Mirella Verde

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Inaugurato il ponte del Coppetto tra Ostra e Ostra Vetere, distrutto dopo l'alluvione del 15 settembre 2022

Inaugurato il ponte del Coppetto: Ostra e Ostra Vetere di nuovo unite

Dopo quattro anni di attesa, il fiume Misa ha di nuovo il ponte tra Ostra e Ostra Vetere. Il nuovo ponte del Coppetto, lungo la strada provinciale 17 (via dell’Acqua Santa), è stato inaugurato lo scorso 3 ottobre davanti a numerosi cittadini e ai rappresentanti di istituzioni, forze dell’ordine e autorità religiose. Al posto del vecchio ponte in muratura, gravemente danneggiato dalla piena, c’è ora una struttura con campata unica in acciaio di 50 metri, senza pile nell’alveo, che rispetta il franco idraulico di un metro e mezzo calcolato sulla piena duecentennale. Noi eravamo presenti all’inaugurazione e abbiamo realizzato delle interviste che vi proponiamo nel servizio AUDIO qui sotto.

L’opera, finanziata con oltre 4 milioni di euro dalla struttura commissariale, è stata realizzata dalla Provincia di Ancona in qualità di soggetto attuatore.Il presidente della Provincia, Daniele Carnevali, ha ricordato la telefonata ricevuta nella notte dell’alluvione e ha rivendicato il ruolo degli enti di area vasta, annunciando che l’ultima opera di competenza provinciale, il ponte di Trecastelli, sarà aperta nel 2027.

Il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, ha parlato di un intervento che «restituisce viabilità e normalità» alle comunità, inserito nel piano più ampio di ripristino delle infrastrutture e messa in sicurezza dell’intero bacino idrografico. La sindaca di Ostra Federica Fanesi e il sindaco di Ostra Vetere Massimo Corindesi hanno sottolineato il lavoro di squadra e ringraziato la cittadinanza per la pazienza con i disagi legati ai lavori per il ponte del Coppetto. Il commissario straordinario alla ricostruzione, Stefano Babini, ha spiegato che questo è il dodicesimo ponte inaugurato dal 15 settembre 2022, con una spesa finora di circa 16-18 milioni di euro, mentre altri cinque cantieri sono aperti.

Il ponte del Coppetto ha anche un valore strategico: crea una viabilità alternativa che permette di avviare altri cantieri già programmati e finanziati, a partire dai ponti di Pianello e Ghiretto a Ostra, senza congestionare la vallata.

A Senigallia, invece, il ponte resta motivo di divisione: il progetto del ponte Garibaldi, elaborato da Anas per conto della struttura commissariale, è oggetto di un ricorso di tre associazioni, respinto dal Tar e ora all’esame del Consiglio di Stato, la cui udienza è attesa a metà ottobre. Babini ha ribadito che quella è l’unica soluzione tecnicamente compatibile con le norme vigenti e ha osservando che «i ponti servono ad unire, non a dividere».

A valle un ponte che si apre e riavvicina due comunità, a monte una disputa ancora in attesa di verdetto.

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Calcio, giornata con più ombre che luci per le squadre di Senigallia e dintorni

Giornata tutt’altro che felice quella vissuta tra sabato e domenica dalle squadre del territorio che militano nei campionati calcistici maggiori.

In serie D la Vigor Senigallia perde la testa della classifica cedendo fuori casa al quotato Teramo, con un punteggio di intonazione tennistica, 6 a 4: di Grandis, Urso, Battista e Zonta le quattro reti che salvano l’onore della Vigor ma non leniscono il suo disappunto per un 6-4 che è risultato pressoché inedito, almeno per la recente storia rossoblù.
Per la squadra di Aldo Clementi c’è subito la necessità di cercare il riscatto: nel prossimo turno ospiterà al Bianchelli un ostico Atletico Ascoli.

Per quanto riguarda le squadre del territorio che prendono parte al torneo regionale di Promozione, brilla solo il San Costanzo-Marottese che batte per 3 a 0 il Tavullia Valfoglia e si attesta a ridosso delle prime cinque.
Pareggia la Montemarcianese (1 a 1 col Cagli) ed escono invece sconfitte l‘Ostra (in casa per 0 a 2, col Villa San Martino), l’Atletico Mondolfo anch’esso superato a domicilio per 1 a 0 dall’Fc Osimo e la Biagio Nazzaro Chiaravalle battuta 2 a 1 sul campo del Gabicce Gradara.

Raoul Mancinelli

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In campo contro la SLA: a Senigallia un fine settimana tra sport, spettacolo e solidarietà

“In campo contro la SLA”: sport, spettacolo e solidarietà sono di casa a Senigallia

Un grande evento all’insegna dello sport, dello spettacolo e della solidarietà si prepara ad animare Senigallia per sostenere la lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica. L’iniziativa, intitolata “In campo per la SLA“, nasce con un duplice obiettivo. Innanzitutto quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia neuro degenerativa complessa che poi così rara non è. In secondo luogo quello di raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica, offrendo un aiuto concreto ai pazienti e ai loro caregiver. Abbiamo raccolto le interviste ai protagonisti e realizzato il servizio AUDIO in onda in questi giorni su Radio Duomo Senigallia (95.2fm).

La manifestazione prenderà il via sabato 3 ottobre, alle ore 20.30, con una cena conviviale presso il ristorante Il Crocicchio di Senigallia. Sarà un’occasione unica per cenare a stretto contatto con ex campioni del calcio italiano e personaggi del mondo della televisione e dei social media. Per partecipare alla cena è necessaria la prenotazione telefonica al numero 347 5998302.

Il momento clou del fine settimana per la ricerca sulla sla si terrà domenica 4 ottobre, alle ore 18, presso lo stadio Bianchelli di Senigallia. Qui si disputerà una partita di calcio solidale. Sul prato verde si sfideranno la Nazionale Calcio TV e Social, che vedrà tra i protagonisti artisti e creator come Marco Bazzoni (“Baz”) e il duo “UfoZero2”, e una rappresentativa di ex calciatori professionisti di Serie A e B.

Hanno già confermato la propria presenza importanti nomi del panorama calcistico tra cui Marco Delvecchio (storico calciatore della Roma), Rodolfo “Dodo” Giorgetti (Lecce), Ernesto Javier Chevanton (Siviglia, Liverpool, Lecce), Stefan Schwoch (ex capitano del Vicenza), Marcello Cottafava (Sampdoria), Cesare Bovo (Torino), Lamberto Zauli (Vicenza) e Christian Amoroso (Bologna). I biglietti per la partita sono acquistabili sul circuito Vivaticket al costo di 5 e 10 euro, con l’intero incasso devoluto in beneficenza.

L’iniziativa è promossa dall’associazione ConSLAncio ETS, guidata dalla presidente Nicoletta De Rossi. L’ispirazione arriva però dalla testimonianza di Francesco Menotti, cittadino di Mondolfo affetto da SLA da 11 anni e autore, insieme a Massimo Papolini, del libro “Vita di un guerriero“.

L’evento gode del pieno sostegno delle amministrazioni locali, con gli interventi del sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti, e della sindaca di Mondolfo, Alice Andreoni, che hanno sottolineato l’importanza di fare rete sul territorio per abbattere l’isolamento delle famiglie e mantenere accesi i riflettori sulla necessità di un costante supporto alla ricerca sulla sla e all’assistenza a malati e caregiver.

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Un'area del parco della Cesanella (foto: 2022)

Patti di collaborazione e beni comuni: a Senigallia cittadinanza attiva al parco della Cesanella

Un modello di partecipazione diretta che trasforma i beni pubblici in beni comuni, restituendo centralità alla comunità. A Senigallia il percorso dei patti di collaborazione vive una fase di forte impulso. Quello sul parco della Cesanella sta arrivando a una fase più istituzionale, grazie alla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi. Non da sola ma in sinergia con gli enti locali, le scuole e il mondo associativo. Il prossimo appuntamento è per il 4 ottobre. Ne abbiamo parlato con il responsabile della pastorale Giovanni Spinozzi. L’intervista è andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2FM) mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre. Per chi se la fosse persa, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Il luogo

L’iniziativa nasce per l’esigenza di riqualificare il parco della Cesanella. L’area verde è la più estesa della città con i suoi 16 ettari e le centinaia di alberi. Sono stati messi a dimora come compensazione ambientale per la terza corsia dell’A14 e per la complanare, circondati da lotti edificabili. Ma presentava criticità legate all’accessibilità, alla sicurezza notturna e alla salute della vegetazione. Un’indagine condotta da agronomi volontari e poi dall’Università di Camerino ha evidenziato infatti che circa un terzo delle piante non aveva attecchito a causa dell’inidoneità delle specie rispetto al terreno.

Un po’ di storia

Ma prima dei patti di collaborazione, nel 2021 è nato il progetto “Il parco che vogliamo”. Ha visto la partecipazione di circa mille studenti e decine di cittadini. I più giovani hanno condiviso idee e plastici sul parco desiderato (vd dossier https://bit.ly/IlParcochevogliamo2022). I residenti e i portatori d’interesse locali hanno espresso necessità più concrete: arredi urbani, fontanelle, attrezzature sportive e uno spazio dedicato a piccoli eventi culturali. Ne è nato un documento, pieno di proposte, che è stato consegnato al Comune. Grazie poi a un bando di Fondazione Cariverona, con il supporto dell’ufficio progettazione della Caritas e dell’associazione Next, si sono ottenuti fondi. Questi hanno permesso di inaugurare, lo scorso 13 settembre, l’anfiteatro verde e di piantumare oltre 130 nuove essenze individuate dal dipartimento di botanica dell’università di Camerino.

I patti di collaborazione

Tutto ciò ha aperto la strada all’adozione del metodo partecipativo. Nel febbraio del 2026 l’amministrazione comunale ha approvato il regolamento sui patti di collaborazione, lo strumento giuridico nato dagli studi di diritto pubblico del professor Gregorio Arena che consente ai privati cittadini e alle associazioni di prendersi cura direttamente dei beni pubblici. A differenza degli affidamenti esclusivi a singoli enti, il patto di collaborazione garantisce una gestione aperta, democratica e basata sul volontariato. Il Comune copre le spese di assicurazione e dei materiali di consumo.

Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi

Attività, obiettivi, prossimi appuntamenti

L’obiettivo dei patti di collaborazione, in particolare di quello che riguarda specificamente il parco della Cesanella, è definire una gestione condivisa dell’anfiteatro verde per eventi e attività, garantire la manutenzione ordinaria e l’irrigazione delle nuove piantumazioni e realizzare interventi di decoro urbano come la verniciatura delle panchine e la cura dei cestini lungo i percorsi del parco. Queste azioni si inseriscono nel solco del masterplan approvato dal Comune nel novembre del 2025, che prevede futuri interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e il miglioramento complessivo della fruizione dell’area verde anche attraverso nuovi investimenti in chiave sportiva.

Per avviare formalmente l’iter, la cittadinanza, le associazioni e i soggetti del terzo settore sono stati convocati per domenica 4 ottobre alle ore 17.00 presso l’oratorio della parrocchia della Cesanella. L’incontro servirà a redigere la bozza di richiesta del patto da presentare all’amministrazione comunale. Ma, al di là dell’impatto pratico sul quartiere, l’iniziativa intende offrire una risposta concreta al calo della partecipazione civica, promuovendo i valori del dialogo, della responsabilità condivisa e della tutela dell’ambiente.

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drone in volo in mezzo alla natura

Droni al servizio della natura: in Trentino 70 caprioli salvati dalle falciatrici

«Giugno la falce in pugno», recita un antico proverbio nato nella civiltà contadina, quando il lavoro nei campi seguiva il ritmo delle stagioni e si faceva con attrezzi manuali e animali da traino, non certo con i droni. Oggi il clima è cambiato, e con esso i tempi dell’agricoltura, ma la terra va lavorata ancora e lo si fa con falciatrici meccaniche, trattori e motozappe. Strumenti che alleggeriscono la fatica, ma che possono rivelarsi letali, sia per l’uomo che per la fauna selvatica.

Il rischio riguarda soprattutto i cuccioli di capriolo. Nei primi giorni di vita restano nascosti nell’erba alta in attesa del ritorno della madre, e proprio lì rischiano di essere uccisi o gravemente feriti dal passaggio delle macchine. Per scongiurare il pericolo, in Trentino è stato avviato un progetto che impiega droni dotati di termocamera.

I velivoli individuano i piccoli, perfettamente mimetizzati dalla vegetazione, permettendo di metterli in salvo prima dello sfalcio. In un solo mese sono stati recuperati 70 cuccioli, poi restituiti alle madri. L’intervento è condotto in modo da non lasciare tracce olfattive umane, che potrebbero allarmare le femmine e indurle ad abbandonare i piccoli.

I droni, nati come strumenti bellici, si dimostrano così preziosi anche per la tutela della vita. Vengono impiegati inoltre per indagini e rilievi ambientali in aree dove l’intervento umano sarebbe pericoloso, per le persone come per gli animali.

L’iniziativa ha un valore anche simbolico per il Trentino, finito sotto i riflettori per le polemiche sulla caccia all’orso e per l’uccisione di alcuni esemplari. L’uso pacifico della tecnologia dimostra che scienza e innovazione non portano per forza morte, ma possono, e dovrebbero sempre più, servire a proteggere e salvare. A patto, però, di metterci il cuore. Come ricordava Charles Darwin, l’amore e l’empatia verso il più piccolo degli animali sono tra le più nobili virtù che l’uomo possa ricevere in dono.

Mirella Verde

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Il viadotto del Morignano a Senigallia

Senigallia, proteste per il cantiere del ponte Garibaldi e per il viadotto del Morignano

A Senigallia la mobilitazione cittadina torna a intensificarsi, riportando al centro del dibattito pubblico questioni infrastrutturali e ambientali irrisolte che interessano sia le aree periferiche sia il centro storico. Le proteste di questi giorni vedono comitati e associazioni locali impegnati a richiedere maggiore chiarezza e tutela da parte delle istituzioni rispetto a cantieri e interventi tecnici ritenuti invasivi – come per il nuovo ponte Garibaldi – o incompleti: è il caso del viadotto del Morignano.

Sul fronte periferico, la tensione riguarda la gestione dell’inquinamento acustico lungo la A14 e la complanare sud, dove il viadotto del Morignano continua a causare notevoli disagi a circa cento famiglie distribuite tra Morignano, Gabriella, Cavallo-Portone, Alderana, Borgo Letizi e Ferriero. I disagi, scaturiti a maggio 2025 in seguito alla sostituzione dei giunti della struttura, si tradurrebbero in rumori sordi e continui.

Nonostante i rilievi fonometrici del 2025, i tavoli tecnici promossi dalla Prefettura di Ancona e gli impegni annunciati a maggio 2026 da Comune e Autostrade per l’Italia circa la sostituzione delle componenti e l’avvio di monitoraggi, i residenti segnalano l’interruzione dei lavori e la persistenza del problema. Contestando la scarsa comunicazione da parte degli enti gestori, il comitato locale valuta ora la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica per la tutela della salute pubblica.

L'area dove sorgerà il nuovo ponte Garibaldi a Senigallia
L’area dove sorgerà il nuovo ponte Garibaldi a Senigallia

Nel cuore di Senigallia, il dibattito si accende per l’imminente avvio dei cantieri per il nuovo ponte Garibaldi. Le associazioni “Italia Nostra”, “Confluenze” e “Gruppo Società Ambiente” hanno organizzato un presidio presso la pinetina di via Rossini. Le proteste contestano l’apertura dei lavori, che prevedono la perimetrazione dell’area, la demolizione del fabbricato della Federcaccia e la successiva costruzione delle rampe di accesso.

Le sigle ambientaliste e culturali pongono l’accento sulla regolarità dell’iter autorizzativo alla luce delle norme del Piano d’Assetto Idrogeologico e della presunta assenza del nulla osta paesaggistico per le sponde del fiume Misa. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, i promotori dell’iniziativa, sostenuti da oltre diecimila firme, chiedono al Comune di sospendere le operazioni nelle aree a rischio esondazione e di ridirigere le priorità finanziarie verso le vasche di laminazione a monte, auspicando una soluzione progettuale più coerente con il contesto storico cittadino.

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Barbara ha accolto don Paolo Campolucci e i parroci della nuova unità pastorale

Un momento di fede, accoglienza e coesione. Questi gli elementi che hanno caratterizzato la giornata di domenica 27 settembre, a Barbara. La comunità ha salutato l’ingresso dei parroci della nuova unità pastorale che unisce i comuni di Serra de’ Conti, Barbara, Ostra Vetere e la frazione di Pongelli.

Le celebrazioni

Il clou della giornata è la messa celebrata dal vescovo Manenti nella chiesa S.Maria Assunta. La comunità locale ha dato il suo benvenuto ai nuovi sacerdoti coinvolti nell’avvicendamento disposto dal vescovo della diocesi senigalliese. Don Paolo Campolucci è il nuovo parroco che ha recentemente lasciato Trecastelli e che prende il posto di don Paolo Montesi. Quest’ultimo servirà ora Castelvecchio e Monte Porzio (–> ASCOLTA L’INTERVISTA). Campolucci sarà affiancato da don Andrea Falcinelli, viceparroco, e da don Mauro Baldetti, collaboratore parrocchiale dell’unità pastorale.

In realtà i festeggiamenti si sono aperti prima all’esterno del municipio, dove i tre sacerdoti sono stati ricevuti dal sindaco Massimo Chiù, dai rappresentanti dell’amministrazione comunale, della protezione civile, della confraternita di Santa Barbara e della sezione locale degli artiglieri, insieme a una nutrita rappresentanza di cittadini. Chiù ha rivolto ai nuovi parroci il saluto a nome di tutta la popolazione, formulando i migliori auguri per l’inizio del loro ministero e garantendo la piena disponibilità e collaborazione da parte dell’amministrazione.

L’accoglienza

Da qui si è snodata una processione verso la chiesa parrocchiale. Lungo le vie del percorso, la comunità ha allestito cartelloni, riportanti alcuni dei messaggi più significativi del vangelo. La funzione liturgica è stata accompagnata dai canti della corale di Barbara e dall’offerta di doni da parte dei fedeli. Si è chiusa con le parole di benvenuto pronunciate da una rappresentante del consiglio pastorale. Infine il primo intervento d’indirizzo di don Paolo Campolucci alla cittadinanza. La giornata si è conclusa con un rinfresco organizzato dalle associazioni del territorio. Un’occasione informale e partecipata che ha permesso ai cittadini di avvicinare, conoscere e scambiare le prime impressioni con le nuove guide spirituali.

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don Paolo Montesi

L’umanità che cammina a servizio della Chiesa e delle comunità: intervista a don Paolo Montesi

Si riassetta la diocesi di Senigallia. E in un momento di avvicendamenti che ridisegnano la presenza della Chiesa nella vallata, la figura di don Paolo Montesi incarna il senso del servizio pastorale. Dopo sei anni vissuti a Barbara, scanditi da condivisione e presenza costante, il sacerdote si prepara per una nuova realtà. Il prossimo 24 ottobre farà il suo ingresso ufficiale come parroco nelle comunità di Monte Porzio e Castelvecchio. In attesa di questo nuovo percorso, abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo. L’AUDIO, andato in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2FM), è ora disponibile anche qui.

Il cammino fatto

Un passaggio di consegne vissuto tra l’affetto espresso dalla comunità di Barbara e l’inevitabile fatica del ripartire. Un carico emotivo che egli stesso non nasconde, rivendicando il valore del sentirsi anzitutto a servizio dell’intera diocesi: «La sensazione immediata è sempre un po’ di frustrazione perché, andando avanti negli anni, è sempre più fatica trasferirsi, passare da una situazione pastorale ad un’altra. Ma quando sono diventato sacerdote, ho dato la tua disponibilità a 360 gradi alla diocesi».

Nel guardare indietro agli anni trascorsi a Barbara, don Paolo Montesi traccia un bilancio fatto di relazioni, di vicinanza reale e condivisa. «Vorrei fare un elogio della debolezza: nella mia esperienza pastorale, sono partito senza aspettative ma sono arrivato senza pretese. Mi sono messo a camminare passo dopo passo con le persone che mi stavano accanto. Questa debolezza ha fatto sì che si creasse davvero una certa familiarità con le persone, che ti sentissero vicine. Si è innestato un dialogo su una base molto umana che è fatta anche di debolezza e fragilità».

La nuova sfida

Questo è il bagaglio che si porta al di là del fiume Cesano. Di fronte al nuovo inizio a Monte Porzio e Castelvecchio, don Paolo Montesi non guarda agli aspetti organizzativi, quanto piuttosto al rischio di perdere l’attitudine all’ascolto. «Il timore è di andare là con dei preconcetti con l’idea che “adesso vi salvo io”. Per fare questo ci vuole molta umiltà. Invece noi preti, a volte, mettiamo le nostre tecniche pastorali, i nostri progetti, i nostri impianti intellettuali o metodologici avanti a tutto e magari la gente poi si distacca da noi. Io vorrei veramente riuscire a creare questo feeling, questa sintonia molto fine di cuori e di anime con le persone. Ci vuole grande accoglienza, grande capacità di dialogo, di ascolto e poi di consiglio, ma in maniera estremamente delicata».

In una società che cambia e con una Chiesa affaticata, don Paolo Montesi individua la “sua” missione grazie all’insegnamento di san Giovanni Paolo II: «Parafrasando Dostoevskij, diceva: “Cristo e la bellezza convertiranno il mondo”. In mezzo a tante situazioni pastoralmente sempre più problematiche e stressanti per il sacerdote, dovremmo avere a cuore di creare belle relazioni di dialogo, bei momenti di fraternità e celebrazione. La gente oggi è estremamente sensibile al discorso della bellezza e ricettiva: forse questo è davvero il canale dell’evangelizzazione».

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L'ex bocciodromo e i locali sopra cui dovrebbe sorgere il nuovo ponte Garibaldi

Senigallia, ricorso al consiglio di Stato per fermare «questo progetto» di ponte Garibaldi


Non si placa la battaglia per bloccare l’esecuzione del progetto del nuovo ponte Garibaldi a Senigallia. Dopo la sentenza dello scorso maggio con cui il Tar Marche ha rigettato la richiesta di sospensione della procedura, dando di fatto il via libera ai lavori, si apre una nuova fase. Le associazioni Italia Nostra, Gruppo Società Ambiente e Confluenze hanno annunciato infatti di aver presentato appello al Consiglio di Stato.

La decisione si è fatta urgente a seguito delle recenti dichiarazioni del commissario straordinario alla ricostruzione post alluvione, Stefano Babini, il quale ha annunciato l’imminente avvio del cantiere per la demolizione della struttura e la perimetrazione dell’area per la ricostruzione.

Le associazioni chiedono la sospensione della sentenza del Tribunale Amministrativo e l’annullamento di tutti gli atti connessi. Sono compresi il progetto di fattibilità tecnico-economica, il decreto del progetto esecutivo e il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul franco idraulico.

Le realtà ambientaliste ci tengono tuttavia a chiarire che la contestazione non riguarda la realizzazione dell’opera in sé, ma questo disegno specifico. Un’eventuale sospensione dei lavori, spiegano, non pregiudicherebbe la sicurezza idraulica della città. Questa «dipende unicamente dalla realizzazione delle vasche di laminazione a monte», come confermato dalle stesse memorie difensive commissariali.

Le criticità sono quelle già sollevate in primo grado: l’opera viene considerata sovradimensionata, eccessivamente impattante rispetto al contesto architettonico settecentesco, costosa e penalizzante per la viabilità e l’ambiente. Ma c’è di più.

Ponte Garibaldi a Senigallia: non si ferma la battaglia delle associazioni contro il "ponte a brugola"
Ponte Garibaldi a Senigallia: non si ferma la battaglia delle associazioni contro il “ponte a brugola”

Tra i punti rilevanti figurano il parere della Soprintendenza, che sollecitava soluzioni alternative, l’assenza dell’autorizzazione paesaggistica e il mancato passaggio della variante urbanistica nel Consiglio comunale. A queste contestazioni si aggiungono la mancanza di uno studio sulla viabilità, l’omissione della Valutazione Ambientale Strategica e le incongruenze con il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), poiché le rampe ricadrebbero in zone a rischio molto elevato.

In alternativa, le associazioni rilanciano la proposta di un ponte a sollevamento idraulico tramite martinetti, soluzione già prevista per il ponte degli Angeli. Ciò permetterebbe di mantenere una struttura bassa e integrata nella posizione storica. «Oggi sei idrometri, quattro dei quali sul Misa, rilevano i livelli ogni cinque minuti, e la piena del 2022 impiegò circa quattro ore per raggiungere la città: il tempo per sollevare un ponte c’è».

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