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Autore: Carlo Leone

L'incrocio a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Brugnetto e la rotatoria “fantasma”: impasse istituzionale tra Provincia, Senigallia e Trecastelli

La frazione di Brugnetto, un territorio diviso tra i Comuni di Senigallia e Trecastelli, si trova al centro di un complesso dibattito legato alla sicurezza stradale e alla gestione della viabilità. Il nodo è l’incrocio viario sulla strada provinciale 12 “Corinaldese”, dove confluiscono ben sette arterie diverse. Negli ultimi anni il carico di traffico su questo tratto è aumentato in modo significativo. Ciò ha trasformato l’incrocio in un punto critico e i residenti da tempo chiedono soluzioni.

Abbiamo intervistato Valentino Mandolini, uno dei più attivi per questa causa. L’intervista sarà in onda venerdì 10 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, sabato 11 alle ore 20 e domenica 12 alle ore 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è dispnibile anche qui.

La situazione

L’incrocio tra l’attuale strada provinciale, il vecchio tracciato che passa nel centro abitato di Brugnetto (via Garibaldi) e le altre strade (via Borghetto, Gualdo, la strada di Bettolelle e tre vie private a servizio delle abitazioni frontiste) che confluiscono in quel punto è caratterizzato da una frequente sinistrosità. Nelle ore di punta, dice Mandolini, i conducenti passano anche diversi minuti in attesa di immettersi nel traffico. Per far fronte a una situazione giudicata insostenibile, un gruppo di residenti della zona ha organizzato assemblee, tavoli di confronto con le istituzioni e avviato una raccolta firme che ha raggiunto quasi mille adesioni in pochi giorni, coinvolgendo cittadini dell’intera vallata, da Arcevia fino a Marotta.

Le soluzioni

In passato l’ipotesi era quella di deviare la Corinaldese verso il fiume Misa. L’idea era di farla passare dove oggi c’è la vasca di espansione. Ma è stata accantonata per i costi elevati, tra realizzazione ed espropri. Oggi la soluzione individuata di comune accordo tra le parti è quella di una rotatoria. Anzi, potenzialmente due rotatorie. Una prima infrastruttura dovrebbe raccogliere i flussi delle strade principali. La seconda, individuabile all’altezza dell’autovelox, sarebbe di raccordo per le vie private. Qui sotto c’è una bozza progettuale elaborata dal Comune di Senigallia.

L'ipotesi progettuale per una rotatoria a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Le difficoltà

L’iter amministrativo per la concretizzazione dell’opera si sta tuttavia rivelando iù complicato del previsto. Innanzitutto per il coordinamento tra i tre enti competenti: la Provincia di Ancona, il Comune di Senigallia e il Comune di Trecastelli. In un incontro svoltosi quattro anni fa con i sindaci e presidente provinciale, quest’ultima si è fatta carico della redazione di una bozza di convenzione. Uno strumento per definire ruoli, ripartizione dei costi e responsabilità del procedimento.

Lo schema, emesso dalla Provincia dopo circa un anno di elaborazione, è stato accolto favorevolmente dal Comune di Trecastelli. In pochi giorni è stata data una risposta sostanzialmente positiva. L’unica eccezione sollevata era quella di parametrare la propria quota di finanziamento sulla percentuale di territorio comunale effettivamente occupato. Da parte senigalliese, invece, l’unico atto su questa vicenda è del marzo 2026, a ridosso delle ultime elezioni amministrative. La giunta di Senigallia ha approvato una delibera (la numero 39) per far redigere una nuova convenzione. Si prevedono in capo alla Provincia compiti operativi e gestionali che Carnevali aveva già dichiarato di non poter sostenere per ragioni economiche e di personale.

I prossimi passi

Ora regnano incertezza e amarezza, soprattutto tra i residenti, i quali vedono allontanarsi la prospettiva di un accordo condiviso. I cittadini che si sono mossi per arrivare a una soluzione denunciano anche l’interruzione nelle comunicazioni e nei tentativi di confronto diretto con l’amministrazione senigalliese. Preannunciano già nuove iniziative di sensibilizzazione qualora lo stallo istituzionale dovesse prolungarsi, a fronte di un problema viabilistico che continua a ripercuotersi quotidianamente sulla sicurezza degli automobilisti della vallata, con incidenti che – conclude Mandolini – sono almeno settimanali.

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Valentino Mandolini
Valentino Mandolini
Padre Eugenio Montesi

Da Corinaldo alla Sierra Leone, da Chicago alla Scozia: le missioni di padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi è un missionario saveriano originario di Corinaldo. Attualmente residente a Glasgow, in Scozia, il religioso è tornato nelle Marche per un incontro a Serra de’ Conti sui temi della Chiesa universale. Ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande. Con noi ha condiviso le tappe salienti di una vita interamente dedicata alla missione e al dialogo interreligioso. L’intervista, in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

Missionario in viaggio

L’itinerario di padre Eugenio Montesi ha inizio subito dopo il seminario con il noviziato a San Pietro in Vincoli e gli studi teologici a Parma. Ordinato sacerdote a soli 23 anni grazie a una dispensa, invece che in Congo viene destinato alla Scozia. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasforma in una permanenza prolungata, intervallata da anni in Sierra Leone. Successivamente, il religioso spende tre anni a Londra come responsabile degli studenti di filosofia e teologia, seguiti da un periodo a Chicago insieme a Prevost – futuro papa Leone XIV – e da un lungo ritorno in Sierra Leone. Qui è stato per oltre trent’anni, attraversando il drammatico decennio della guerra civile e superando una grave forma di malaria. 

Il presente in Scozia e lo scisma dei Lefebvriani

Questa è la sua storia. Oggi Montesi opera a Glasgow in un centro interreligioso frequentato da membri della Church of Scotland, episcopaliani e anglicani. Interpellato sul recente scisma dei Lefebvriani della Fraternità San Pio X, il missionario ha espresso rammarico per il loro rifiuto del Concilio Vaticano II. Sul ruolo dei laici, il religioso ha evidenziato l’esperienza scozzese, dove la collaborazione con i fedeli non consacrati è considerata fondamentale per la gestione delle parrocchie. Durante il cammino sinodale in Scozia, è emersa la proposta di includere figure laiche, come padri e madri di famiglia, nella formazione dei futuri sacerdoti.

Geopolitica e migrazioni

L’analisi di padre Eugenio Montesi si è poi estesa a temi globali. Di fronte alle tensioni internazionali e ai conflitti odierni, l’invito è a non cedere al pessimismo. Anzi, suggerisce una lettura storica in cui l’umanità, pur attraversando fasi di declino, mostra una graduale capacità di risalita.

Sul fronte delle migrazioni, il religioso corinaldese ha richiamato la necessità di riconoscere l’altro come fratello. L’esempio concreto è quello delle parrocchie scozzesi che hanno messo a disposizione alloggi per i profughi di guerra ucraini. Un modello di accoglienza che si basa sul motto del fondatore dei Saveriani, Guido Maria Conforti, il quale auspicava di “fare del mondo una sola famiglia“. A ciò però si contrappone la tendenza alla chiusura, ai respingimenti e una retorica della paura riscontrabili in alcuni contesti non solo italiani. Per immaginare una società diversa serve una visione lungimirante.

Il futuro dell’Africa

Infine, lo sguardo sulla Sierra Leone in forte crescita demografica, passata dai tre milioni di abitanti degli anni ‘60 ai nove attuali. Nonostante le difficoltà finanziarie e i problemi legati alla corruzione interna, il paese registra segnali positivi grazie alla cooperazione internazionale e alla scoperta di nuove risorse naturali. Secondo padre Eugenio Montesi, la narrazione tradizionale di un’Africa povera va corretta nella definizione di un continente «impoverito» a causa dello sfruttamento esterno, tra cui Cina, Stati Uniti, Russia ed Europa.
Tra le note di speranza per la Sierra Leone, il missionario ha segnalato l’incremento delle vocazioni sacerdotali, passate da una a 140 negli ultimi quarant’anni, e la nascita della prima università cattolica a Makeni, fondata dal compianto monsignor Giorgio Biguzzi.

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centro storico, Senigallia, ponte Perilli, ferrovia

Commercio e centri storici tra desertificazione e discriminazione: l’intervista

Il dibattito sul rilancio dei centri storici marchigiani – dopo la discussione istituzionale – ha fatto parlare tantissime persone attraverso i social. E non sempre si tratta di interventi dei soliti imbecilli, per dirla alla Umberto Eco. Si muove su due binari la proposta di legge numero 793 lanciata lo scorso 22 giugno dal centrodestra nelle Marche. E’ intitolata “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi“.

Uno è quello del contrasto ai fenomeni come la desertificazione commerciale, evidenziata dalla progressiva chiusura di storiche attività di vicinato, e l’omologazione dell’offerta, spesso legata alla diffusione dei franchising e alla perdita di identità locale. L’altro è quello della tutela dei prodotti che si legano all’identità di un territorio. Ma, come sempre, la medaglia ha due facce e il rischio di trovare come capro espiatorio una determinata tipologia di esercizi commerciali è dietro l’angolo. E su questo abbiamo ascoltato i pareri di due esponenti politici di Senigallia: Massimo Olivetti e Maurizio Mangialardi. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

L’obiettivo della giunta Acquaroli è fornire ai Comuni linee guida operative per uno sviluppo del commercio nei centri storici. Con un riferimento ai settori merceologici, alla tutela delle produzioni locali e al recupero degli immobili dismessi o sfitti. L’annuncio della legge ha tuttavia sollevato un polverone, circa i possibili limiti alle attività di ristorazione etnica. 

Massimo Olivetti
Massimo Olivetti

Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, in attesa di visionare il testo definitivo è rimasto prudente. Si è dichiarato concorde sulla necessità di garantire il decoro urbano. Ha però sollevato la questione degli spazi esterni, tra gestioni non adeguate e materiali non conformi. Olivetti ha evidenziato che la priorità della proposta di legge non risiede nel tipo di prodotto venduto. Anzi, ha rifiutato logiche di esclusione verso specifici alimenti come il kebab. Al centro c’è il rispetto dei regolamenti comunali di pulizia e manutenzione delle aree esterne. Risultato da raggiungere anche tramite un inasprimento delle sanzioni.

Maurizio Mangialardi
Maurizio Mangialardi

Dall’opposizione, il consigliere regionale ed ex sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, ha espresso forti perplessità sulla pdl. In particolare ha definito il testo privo di reale incisività in assenza di stanziamenti economici. Ha inoltre richiamato l’esperienza dei piani di riqualificazione già attuati in passato a Senigallia, come nel caso di via Carducci, per rimarcare che la qualità urbana si ottiene tramite contesti regolamentati e investimenti concreti, non attraverso slogan che seguono dinamiche politiche all’interno di alcune correnti di partito.

Il riferimento è ovviamente a Lega e Fratelli d’Italia, il cui rischio è vedersi “mangiate” porzioni di consenso elettorale da Vannacci e sodali. Secondo Mangialardi non potrà mai essere approvata dal consiglio regionale una legge che si fondi sulla discriminazione della ristorazione etnica. Ha definito inaccettabile l’idea di escludere determinate categorie merceologiche in base alla provenienza. Come se all’estero venissero escluse le pizzerie italiane perché promuovono un prodotto non locale.

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chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

Chiesa, lo scisma lefebvriano nelle parole di un missionario di Corinaldo

Nel corso di un’intervista con Laura Mandolini a Radio Duomo Senigallia (in onda venerdì 3 luglio alle 13:10 e alle 20, sabato 4 alle ore 20 e domenica 5 alle ore 17:15 sulla frequenza 95.2fm), padre Eugenio Montesi, missionario saveriano originario di Corinaldo e da molti anni attivo all’estero, ha espresso un giudizio particolarmente severo e addolorato in merito alla frattura provocata dal movimento tradizionalista fondato da Marcel Lefebvre, culminata con le ordinazioni episcopali illegittime a Écône che hanno sancito lo scisma ufficiale con la Chiesa di Roma.

Per padre Montesi si tratta di un evento doloroso, acuito dal fatto che lo stesso fondatore del movimento era un tempo un missionario appartenente a una congregazione stimata e attiva nelle stesse terre di missione in cui i saveriani operano quotidianamente.

Il nucleo della questione, secondo il missionario, risiede nel totale rifiuto del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità San Pio X. I lefebvriani potrebbero anche eventualmente ritornare alla piena comunione con la Chiesa cattolica ma ciò avverrebbe solo a una condizione: Roma dovrebbe abiurare quasi tutti i decreti conciliari. Tale posizione viene giudicata da padre Montesi come del tutto impraticabile.

Si andrebbe a negare i fondamentali progressi compiuti negli ultimi decenni in materia di apertura verso il mondo moderno, di ecumenismo, di dialogo interreligioso e di valorizzazione del laicato all’interno delle comunità parrocchiali. Il movimento tradizionalista sembra basarsi su una visione che considera negativo tutto ciò che è mondano. Ciò ha determinato nel tempo un progressivo isolamento e un arroccamento dottrinale.

A completamento delle considerazioni espresse dal missionario, la posizione ufficiale della Santa Sede ha sempre ribadito la gravità teologica e giuridica di tale strappo. La Chiesa cattolica ha formalmente dichiarato che l’atto delle consacrazioni episcopali avvenute a Écône senza il mandato pontificio ha configurato un vero e proprio atto scismatico. Di conseguenza, i vescovi coinvolti sono incorsi nella scomunica latae sententiae, ovvero automatica, prevista dal diritto canonico per la tutela dell’unità ecclesiale.

Nonostante i successivi tentativi di dialogo avviati dai vari pontefici che si sono succeduti nel tempo e la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, la Chiesa ha costantemente confermato che la fedeltà al Concilio e all’autorità del Papa rimangono i criteri imprescindibili. Resta dunque una ferita difficilmente sanabile, a cui si potrebbero aggiungere altri strappi.

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Uno degli appuntamenti al cinema Gabbiano del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia

We care, concluso il percorso con il Perticari di Senigallia

Lo scorso 14 aprile 2026 si è conclusa la quarta edizione del percorso di educazione civica “We Care”, che ha avuto come protagonisti le studentesse e gli studenti del liceo classico statale “Giulio Perticari” di Senigallia.

Il percorso è stato realizzato con passione civica dai volontari We Care e dai docenti Catia Fronzi, Giovanni Frulla, Emanuele Genovese, Antonella Meloni, supportati passo passo dal dirigente scolastico prof.ssa Lucia Di Paola e dal corpo docente ed amministrativo.
Un grazie va rivolto a quanti hanno sostenuto il percorso: il Comune di Senigallia, le Acli, Cisl, la BCC di Ostra e Morro d’Alba, il cinema il Gabbiano, il teatro Il Portone ed il Progetto Policoro, gli ex Alunni del Liceo. Un grazie speciale al Vescovo Franco Manenti che ha ispirato e sostenuto il percorso We Care.
L’ edizione appena conclusa è stata inserita nella dimensione del Gear Up, un progetto co-finanziato dalla Regione Marche in base alla L.R. n. 23 del 2020 e s.m.i destinato alla promozione della cittadinanza giovanile in chiave di Agenda 2030, in particolare “Co-funded by the European Union. Contents are the sole responsibility of the GEAR UP! target groups and do not necessarily reflect the views of the European Union”, che ha come soggetto proponente il Centro Sociale Casa della Gioventù ODV in partenariato con la Fondazione Caritas Senigallia ETS e Alumni Liceo Perticari ODV.

Il Team è stato coordinato e promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del creato e per questa 4° edizione è composto da: Annapaola, Beatrice, Daniela, Federico, Giandiego, Giovanni G., Giovanni S., Lorella, Roberto B. Roberto O., Rita, Stefano, Susanna, Veronica. La giornata sulla pace è stata curata insieme ad una task force dedicata con Anna, Francesco, Laura, Daniele, Mattia e Nicoletta.

Cura delle fragilità, riduzione delle diseguaglianze, lavoro buono e giusto, sviluppo sostenibile sono stati i temi del percorso. A questi si è aggiunto il tema della pace, con relatore il Vescovo ausiliare emerito di Sarajevo, Mons. Pero Sudar, intervistato dalla giornalista Laura Mandolini.

L’ inaugurazione della quarta edizione ha avuto luogo lunedì 17 novembre alle 8.30 presso il Teatro Portone di Senigallia, con una conversazione con la dott.ssa Margherita Scalfi di Percorsi di Vita di Milano. Il tema della conversazione inaugurale è stato ”Che ci sto a fare al mondo?”. La relatrice ha suscitato vivo interesse suggerendo ai giovani di prestare attenzione alle propria vocazione ad esser vivi e vive.
I successivi momenti in plenaria sono stati a dicembre, gennaio, febbraio, marzo, sui temi della cura delle fragilità (con Francesco Simonetti, responsabile della Casa famiglia La Perla Preziosa della Comunità Papa Giovanni XXIII di Pesaro), della pace con Mons. Pero Sudar, del lavoro buono e giusto (con la dirigente nazionale dei Giovani delle Acli Alice Manoni), dello sviluppo sostenibile (con il docente UNIVPM prof. Marco Giuliani).

I ragazzi e le ragazze – dopo aver ascoltato i testimoni sui temi delle fragilità, del lavoro giusto, dello sviluppo sostenibile – sono stati chiamati ad incontrare persone, associazioni, istituzioni, cooperative e imprese che nel territorio incarnano la promozione dei temi appresi nelle diverse plenarie.
Hanno vissuto le cosiddette “call to action”: Caritas, il Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche di Senigallia – STDP ( ex Ser.T.) del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, la cooperativa Casa della Gioventù e SeminaSogni, l’associazione Dalla parte delle donne ODV, Magazzino Rikrea della Caritas, il sindacalista Giovanni Giovannelli, Susanna Sartini (referente del progetto Policoro), Pierpaoli s.r.l, la pedagogista prof.ssa Mariangela Scarpini, Giovanni Ciriachi della Fondazione diocesana Fratello Sole, la cooperativa Stelle del Mattino sono stati gli esperti che hanno aiutato i liceali a dare corpo a quanto appreso durante le plenarie al mattino.

Uno degli appuntamenti al teatro Portone del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia

La valutazione delle ragazze e dei ragazzi

Il 14 aprile al Teatro Portone, i ragazzi e le ragazze del Liceo hanno vissuto il momento della cerimonia di chiusura, in cui con il Team è stato valutato l’esito del percorso compiuto. Di seguito un estratto delle testimonianze delle otto classi ( 4 BU, 4 CU, 4 EU 4 AL, 4 Bl, 4 Cl, 4 AE, 4 DE) che hanno preso la parola per raccontarci come è andata.

«Questo progetto ha rappresentato per noi molto più di un semplice percorso scolastico: è stato un’occasione per riflettere, ascoltare e imparare a guardare la realtà con occhi diversi. Per questo vogliamo innanzitutto ringraziare tutte le persone che lo hanno reso possibile e la nostra scuola, che ci ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza capace di arricchirci. Spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita possa essere complessa. Durante gli incontri del progetto We Care abbiamo conosciuto storie di persone che, nonostante difficoltà profonde, trovano ogni giorno la forza di andare avanti con coraggio, dignità e persino con il sorriso. Questo ci ha fatto riflettere su quanto, nella nostra quotidianità, diamo per scontate tante cose».
«Ci teniamo a rivolgere un ringraziamento sentito a chi ha ideato, organizzato e reso possibile il progetto We Care. Grazie per aver creduto che noi studenti possiamo affrontare temi così grandi e complessi. Ogni incontro è stato costruito con cura: dalla scelta dei relatori alla gestione dei tempi, ci siamo sempre sentiti accolti e stimolati a partecipare davvero. Questo percorso è stato per noi un’importante tappa di crescita. All’inizio alcuni di questi temi ci sembravano lontani o troppo “da grandi”. Incontro dopo incontro, invece, abbiamo capito quanto ci riguardino da vicino».
« La fragilità ci ha insegnato che mostrarsi vulnerabili non è un limite, ma un punto di partenza per capirsi e aiutarsi. Abbiamo scoperto che riconoscerla negli altri e in noi stessi è il primo passo per costruire relazioni più autentiche.
La sostenibilità è uscita dai libri ed è entrata nelle scelte quotidiane. Ci siamo chiesti che impronta lasciamo sul mondo e come anche un piccolo gesto, ripetuto da tanti, può fare la differenza.
La pace l’abbiamo vista non solo come assenza di guerra, ma come rispetto, ascolto e giustizia. Parte da come trattiamo il compagno di banco e arriva fino alle grandi decisioni del mondo.
Il lavoro ci è apparso sotto una luce nuova: non solo fatica o stipendio, ma dignità, passione e diritto. Un lavoro giusto rispetta la persona, l’ambiente e costruisce futuro».

«Al primo incontro con il progetto We Care ci è stata posta una domanda fondamentale: “Che cosa ci sto a fare al mondo?” Durante il percorso, abbiamo analizzato questa domanda da diverse prospettive. Siamo partiti dal concetto di fragilità, ascoltando testimonianze su periodi di guerra, su esperienze di ripartenza dopo momenti di difficoltà, sul rispetto per l’ambiente, sulla fragilità economica e su come il lavoro possa diventare ingiusto e insostenibile. Come ha detto Pero Sudar, siamo abituati a vivere secondo una mentalità egoistica, a discapito degli altri, abituati a soddisfare bisogni personali e non necessari. Questa mentalità è fonte di tensioni continue: personali, nazionali e internazionali. Dobbiamo superare questo modo di pensare, riconoscere che siamo tutti diversi e allo stesso tempo mescolati, e che possiamo vivere in pace solo grazie a valori umani come la tolleranza, il rispetto, il confronto e altri ancora. Secondo il vescovo, una pace vera e duratura non è possibile senza un fondamento morale. Per questo la comunità deve impegnarsi a proteggere i valori umani. Abbiamo avuto anche un approccio concreto all’importanza di aiutare la comunità, attraverso le call to action proposte, che ci hanno mostrato ciò che il nostro territorio mette a disposizione. In conclusione, la risposta alla domanda “Che cosa ci sto a fare al mondo?” è per noi un impegno comune, a cui ognuno dovrebbe aderire per vivere quel clima di tolleranza e di pace descritto da Pero Sudar».
Le “Call to action” hanno permesso « di vivere ciò che prima era solo ascolto. Perché non capita spesso di andare nelle aziende e capire come funzionano realmente. I temi sono stati concreti e di vita oltre lo studio tecnico: abbiamo potuto dedicare del tempo per argomenti più concreti rispetto allo studio teorico della scuola».

«Il progetto We Care ci ha insegnato a metterci nei panni degli altri, ad osservare con più attenzione e a comprendere che ciò che vediamo ogni giorno non è tutto. Esistono realtà che restano invisibili finché non impariamo a fermarci davvero e ad ascoltare. È stata un’esperienza che ci ha arricchito non solo dal punto di vista scolastico, ma soprattutto umano. Gli incontri di We Care ci hanno spinto a farci domande, a mettere in discussione le nostre certezze e a sviluppare uno sguardo più consapevole verso temi importanti come la pace, il lavoro e le fragilità. Per questo oggi non portiamo via solo delle conoscenze, ma qualcosa di più profondo: una maggiore attenzione verso gli altri e la volontà di non restare indifferenti.Perché abbiamo capito che la realtà non è solo quella che viviamo noi, ma anche quella che scegliamo di vedere negli altri.E forse è proprio da questa scelta che può nascere un cambiamento».

«Gli incontri ci hanno appassionato molto e ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con realtà a noi prima sconosciute. Le attività in classe ci hanno coinvolto molto, perché ci hanno permesso di poter parlare in una dimensione più intima e personale, permettendo ai singoli di aprirsi più di quanto avrebbero potuto fare insieme alle altre classi».

Conclusione aperta

In questi quattro anni, il percorso We Care è stato indirizzato alle classi quarte delle scuole superiori della città di Senigallia, per proporre dei momenti formativi rivolti ai più giovani in cui far incontrare l’umanesimo civile con alcuni princìpi dell’insegnamento sociale della Chiesa, in stile di dialogo ed ascolto.
Siamo arrivati a coinvolgere, in 4 anni, i 4 istituti superiori della città di Senigallia: il liceo E. Medi, l’istituto Corinaldesi-Padovano, l’istituto Panzini ed il liceo Perticari.
Si è trattato di un modo di incarnare l’educazione civica in stile partecipativo ed interattivo.
We Care ha avuto per sottotitolo: “la democrazia che vogliamo” ed ha cercato di essere un percorso strutturato per avvicinare i più giovani ad un esercizio maturo del voto, affinché abbiano gli strumenti per vivere e desiderare una democrazia di qualità.

Che fare per il futuro?

Il Team organizzatore ha vissuto in modo appassionante questi anni, faticosissimi e coinvolgenti.
Ci piacerebbe entrare in dialogo con la società civile, le istituzioni, le realtà educative di Senigallia per essere aiutati a decifrare i prossimi passi da compiere.

Centro Sociale casa della Gioventù
Fondazione Caritas
Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro

Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia
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Rifiuti, Legambiente contro il termovalorizzatore nelle Marche

Da tempo si sta facendo largo nella politica regionale l’idea di realizzare un termovalorizzatore nelle Marche. Una struttura che dovrebbe bruciare 370 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali. E da tempo si parla di questa come dell’unica soluzione per risolvere alcuni problemi cronici del settore, necessaria anche sotto il profilo economico. Secondo Legambiente Marche, però, in questo ragionamento mancano elementi essenziali per una visione completa della questione.

«Leggiamo sempre più frequentemente – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – una campagna di comunicazione sul termovalorizzatore come la soluzione all’emergenza economica in cui i rifiuti ci stanno portando e anche come soluzione per liberarci dalle discariche, sempre più difficili da realizzare nei territori. Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni. Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso».

Nel 2024 il piano regionale di gestione dei rifiuti stimava un costo per il termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che, secondo Legambiente, andrà ulteriormente rialzata. Nasce da qui la domanda: «come può un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile? La regione ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie».

L’atteggiamento di Legambiente è quello di sottolineare di certo lo «stallo impiantistico» che c’è nella regione, ma al contempo sottlineando la via d’uscita, l’economia circolare. «Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie ottenute dal riciclo. Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, RAEE, tessili. Come Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione».

«Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso, ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitanti. Ed è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante. Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».

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La spiaggia di velluto e la rotonda a mare di Senigallia

Turismo a Senigallia, operatori fiduciosi in una buona stagione

La stagione balneare a Senigallia ha registrato un buon avvio quest’anno. E ciò è dovuto anche alle temperature elevate già dalla fine di maggio che hanno accelerato l’afflusso dei bagnanti verso il litorale. C’è stato – dicono gli operatori del settore turismo – un ottimo andamento delle prenotazioni, partite in anticipo rispetto agli anni passati. Per fare il punto della situazione, abbiamo intervistato Marco Manfredi, presidente dell’Associazione “Alberghi & turismo” di Senigallia nonché rappresentante di Federalberghi provinciale di Ancona per Confcommercio. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) nei giorni scorsi, è disponibile oggi anche qui.

LA SITUAZIONE

I primi dati evidenziano la soddisfazione degli operatori del turismo. La città beneficia di un’immagine consolidata a livello nazionale, grazie alla visibilità mediatica di grandi eventi ospitati nelle scorse stagioni. Manifestazioni anni ’50, raduni motociclistici, eventi sportivi e culturali hanno attirato flussi consistenti in particolare dalle regioni del Nord Italia. La capacità ricettiva locale conta attualmente 76 strutture alberghiere per un totale di circa cinquemila posti letto standard. A queste si affiancano bed and breakfast, affittacamere, appartamenti privati e campeggi. Il settore extra-alberghiero assorbe circa il 50% del totale delle presenze annuali sul territorio.

Tra gli obiettivi c’è da anni il prolungamento dell’attività turistica da Pasqua fino al mese di ottobre. Per raggiungere tale traguardo, gli operatori stanno prendendo contatti con i circuiti del turismo culturale e sportivo estero. L’idea è quella di intercettare nuovi mercati, in particolare dal nord Europa.

I NODI

Marco Manfredi

Il comparto balneare resta il motore principale dell’economia cittadina. C’è da dire che vive una fase di transizione legata alla direttiva Bolkestein. Entro settembre 2027 dovrebbero vedersi delle novità importanti e un’evoluzione dei servizi balneari (intrattenimento, ristorazione, aperture serali). Ma l’incertezza legata anche alla mancanza di tutele definitive delle imprese frena gli investimenti da parte dei concessionari di spiaggia.

Tra le criticità figura il ritardo nella pubblicazione del calendario degli eventi estivi, arrivato a fine giugno quando ormai le prenotazioni sono già state fatte. Le elezioni hanno rallentato la programmazione amministrativa. L’auspicio degli operatori è un rapido inserimento di ulteriori iniziative, soprattutto dedicate alle famiglie, che rappresentano il target di riferimento per i mesi di luglio e agosto.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla carenza di personale qualificato. Secondo Manfredi, le difficoltà di reperimento non sono strettamente collegate ai livelli retributivi, poiché le aziende si dimostrano pronte a investire su profili con elevate competenze linguistiche e professionali. Il problema si manifesta laddove manchino tali requisiti.

SGUARDO IN AVANTI

Le prospettive future si orientano verso il potenziamento della rete turistica regionale e lo sviluppo del turismo esperienziale. L’integrazione tra l’offerta costiera e le risorse dell’entroterra (degustazioni enogastronomiche, valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e artigianale), è la chiave per accrescere la competitività del territorio. Tra le risorse ci sono certamente gli strumenti digitali, ma c’è un’ulteriore possibilità. Ed è rappresentata dalla strutturazione di una sinergia pubblico-privata, passaggio necessario per promuovere strategie, eventi e comunicazioni efficaci, sia nel mercato interno che all’estero.

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La spiaggia di levante a Senigallia, persone in mare in primo piano, sullo sfondo la costa fino ad Ancona tra alberghi e costruzioni ricettive

Bolkestein, spiagge delle Marche a rischio? L’analisi di Confcommercio

Il tema delle concessioni demaniali marittime e dell’applicazione della direttiva europea Bolkestein continua a interessare il territorio marchigiano. E’ recente la decisione della giunta di Fano sull’avvio delle procedure di gara ad evidenza pubblica nella zona di Torrette. Riflettori accesi su una questione complessa, con scadenze normative precise ma finora sempre procrstinate. E a complicare il tutto c’è un quadro interpretativo ancora frammentato. Ne abbiamo parlato con Andrea Curtatoni, responsabile Commercio e Turismo di Confcommercio Marche. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia nei giorni scorsi, è disponibile anche qui.

La delibera fanese stabilisce che a fine estate andranno a gara le concessioni per l’area di Torrette, attualmente libera. L’obiettivo è muoversi in tempo per arrivare al termine del 30 settembre 2027 con l’ingresso dei nuovi titolari di concessioni. L’iniziativa – che prevede anche l’adeguamento del piano particolarizzato delle spiagge al Piano di gestione integrata delle zone costiere – rimane secondo Andrea Curtatoni un caso isolato nella regione. Pochi, per il momento, sono gli amministratori e i dirigenti che vogliono agire in conformità con le normative e le tempistiche attuali. La maggior parte preferisce invece attendere un quadro applicativo più concreto e stabile.

Secondo l’esponente di Confcommercio, non sussiste un’urgenza immediata che giustifichi una corsa a questi bandi a evidenza pubblica. Da un lato la conclusione delle gare deve avvenire entro il 30 giugno 2027. Dall’altro Curtatoni sottolinea la mancanza di un “bando-tipo” nazionale. Un modello, strumento fondamentale per uniformare le regole. Lo scopo è infatti garantire equità a tutti gli operatori del settore.
A ciò si aggiungono i ritardi tecnici legati ai piani di difesa della costa, poiché l’adeguamento dei piani spiaggia comunali è subordinato alle modifiche del piano regionale previste entro la fine dell’anno.

Un nodo centrale della discussione resta quello della mappatura delle risorse balneari. Il censimento serve per verificare la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa”. Questa è la condizione essenziale per l’applicazione della Bolkestein. L’operazione s’è sostanzialmente arenata dopo l’invio a Bruxelles di un dossier ritenuto non esaustivo.
Esiste inoltre un dibattito aperto sulle competenze in materia tra Stato e Regioni nella gestione delle norme sulla concorrenza, mentre ai Comuni rimarrebbe l’onere dell’applicazione delle direttive.

Andrea Curtatoni
Andrea Curtatoni

A complicare il quadro, c’è anche una vera e propria criticità strutturale: manca una profonda riforma del settore. Il sistema italiano si basa ancora sui regi decreti e regolamenti degli anni ’30, ’40 e ’50. Testi normativi ormai distanti dalle attuali dinamiche turistiche, economiche e logistiche delle imprese balneari.

L’obiettivo prioritario delle associazioni di categoria per quanto riguarda la diretta Bolkestein rimane la salvaguardia dell’economia locale. Un tessuto spesso composto da piccole imprese familiari che nel corso degli anni hanno effettuato investimenti sul litorale.
La sfida per i prossimi mesi sarà quella di trovare un equilibrio tra il rispetto delle scadenze europee del 2027 e la tutela del valore economico, sociale e occupazionale rappresentato dal sistema turistico-balneare marchigiano.

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Marche: bilancio record per la guardia di finanza, sequestri per oltre 1,7 miliardi

In occasione del 252° anniversario della fondazione della guardia di finanza, il comando regionale delle Marche ha tracciato il bilancio delle attività operative condotte dal 1° gennaio 2025 al 31 maggio 2026. Le fiamme gialle hanno eseguito circa 36mila interventi e oltre tremila indagini, confermando un impegno capillare a tutela della legalità economica, dei cittadini e del tessuto imprenditoriale sano della regione.

Il contrasto all’evasione fiscale e alle frodi si è confermato uno dei pilastri dell’azione del Corpo. Le 633 indagini di polizia giudiziaria hanno portato alla denuncia di 518 persone per reati tributari e al sequestro di patrimoni e conti per un valore complessivo di circa 1,7 miliardi di euro. L’attività investigativa ha permesso inoltre di individuare 347 evasori totali e 874 lavoratori irregolari o impiegati in nero. 

Sul fronte della prevenzione, sono state avanzate oltre 500 proposte di cessazione della partita IVA nei confronti di soggetti a rischio e sono stati bloccati circa 640 milioni di euro di crediti fiscali inesistenti prima che potessero essere utilizzati indebitamente in compensazione. 

Di rilievo anche il settore doganale, dove spicca il sequestro di oltre 694 tonnellate di tabacchi lavorati esteri di contrabbando e l’individuazione di un opificio clandestino sul territorio nazionale.

Per quanto riguarda la tutela della spesa pubblica, il monitoraggio si è concentrato prevalentemente sulle risorse nazionali e dell’Unione Europea, a partire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Degli oltre duemila interventi dei reparti operativi, ben 568 erano  legati al PNRR per verificare la regolarità di contributi e appalti. In ballo c’erano oltre 400 milioni di euro. 

Le frodi complessivamente accertate ai danni dei bilanci pubblici – nazionali e dell’unione europea – raggiungono i 57 milioni di euro, con la denuncia  di 370 persone e la segnalazione alla Corte dei conti di 229 responsabili per danni erariali quantificati in oltre 51 milioni di euro. 

L’azione di contrasto alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria ha consentito di aggredire i patrimoni illeciti: gli interventi in materia di riciclaggio e autoriciclaggio hanno portato alla denuncia di 102 persone e al sequestro di beni per circa 150 milioni di euro, a cui si aggiunge un miliardo di euro di sequestri eseguiti nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti.

L’impegno della Guardia di Finanza si estende anche traffico di droghe. Sequestrati quasi 1200 chilogrammi di sostanze stupefacenti (in prevalenza cocaina, hashish e marijuana) e oltre 373 milioni di prodotti contraffatti o insicuri. Oltre 10 le tonnellate di prodotti agroalimentari recanti marchi contraffatti, false o fallaci indicazioni di origine e provenienza nonché oggetto di frode commerciale.

Sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza marchigiana c’è anche la questione dei flussi migratori. I controlli, anche congiunti con i paesi d’origine o nodi per le rotte migratorie, hanno permesso di ridurre del 75% gli ingressi illeciti dalla Tunisia (da 19.460 persone nel 2024 a 4.861 nel 2025), mentre l’aumento si è verificato per i transiti dalla Libia (+38%, da 42.279 migranti nel 2024 a 58.408 nel 2025).

Le unità della guardia di finanza sono impegnate infine nella protezione civile, per fronteggiare calamità e disastri naturali; nella prevenzione balneare lungo i 180 km di coste marchigiane; e nella tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza del territorio, in occasione di manifestazioni, eventi sportivi, consessi internazionali e altri eventi. Tale impegno, che prosegue ininterrotto anche nel 2026, ha portato ad un impiego complessivo di 405 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche, su minori e famiglie, tra esigenze di tutela e di giustizia

Minori, famiglie, assistenti sociali e giustizia: la rete che serve

L’equilibrio tra la tutela dei minorenni, l’intervento dell’autorità giudiziaria e l’azione di supporto alle famiglie da parte delle varie agenzie e figure istituzionali è stato il tema centrale del convegno Minori e famiglie: cura e giustizia, la rete che sostiene“, svoltosi ad Ancona lo scorso venerdì 19 giugno. L’evento era promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Un’iniziativa che ha permesso di riflettere sulle strategie di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza in un contesto sociale in continua evoluzione. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Monica Frezzotti, presidente dell’Ordias marchigiano. L’intervista, andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) nei giorni scorsi, è disponibile qui.

Frezzotti ha evidenziato come gli assistenti sociali operino all’interno di un preciso mandato istituzionale, professionale e deontologico, e nella multidisciplinarietà. La tutela dei minori si inserisce in un percorso di affiancamento e sostegno ai nuclei familiari, per attivare processi di cambiamento positivi. Questa professione si muove in collaborazione con avvocati, psicologi e magistrati. Figure unite nella gestione di varie situazioni: dai minori vittime di condotte inadeguate a quelli inseriti in percorsi di riabilitazione dopo comportamenti devianti.

Un aspetto centrale del dibattito riguarda l’importanza della prevenzione fin dall’età infantile. Intercettare i segnali di disagio consente di intervenire prima che si consolidino dinamiche delinquenziali. Sembra una frase fatta ma così si riduce il rischio di una reiterazione dei reati. Inoltre, si limita lo stigma sociale che colpisce l’immagine (propria e altrui) di ragazzi e ragazze. Secondo Frezzotti, i comportamenti a rischio, come l’aggressività reiterata nel tempo, vanno analizzati nel caso specifico senza banalizzare. Familiari, insegnanti, pediatri e medici di famiglia sono come sentinelle sul territorio, capaci di cogliere i primi campanelli d’allarme.

A livello regionale, però, ci sono delle carenze strutturali. Una è la scarsità di servizi educativi e di centri di aggregazione per la fascia d’età tra i 14 e i 19 anni. Questo vuoto priva gli adolescenti di spazi di socializzazione protetti e della presenza di figure educative preparate. La mancanza di luoghi fisici si intreccia con i nuovi bisogni emergenti dei giovani. Spesso sono legati a un uso precoce e non mediato dei social media. Altre volte a una diffusa necessità di recuperare relazioni concrete e reali all’interno dei gruppi.

Sul ruolo dei nuclei familiari, Frezzotti osserva che le famiglie mantengono una presenza attiva. «Ci sono nei limiti delle proprie capacità e risorse momentanee, ma dobbiamo sostenerle». L’intervento dei servizi sociali e sociosanitari mira a riattivare queste competenze genitoriali in caso di eventi critici o difficoltà.

In prospettiva futura, l’Ordine degli assistenti sociali delle Marche intende consolidare i percorsi di formazione congiunta. L’iniziativa per ora viene ipotizzata con gli ordini degli avvocati e degli psicologi, ma è solo un primo passo. All’orizzonte c’è anche la promozione di un progetto finalizzato a far conoscere la professione e le sue funzioni all’interno degli istituti scolastici.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Al centro, in giacca marrone, la presidente Monica Frezzotti
Il convegno ad Ancona, promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Terza da sinistra la presidente Monica Frezzotti
Una scena di "A spasso con Sandrone", uno show per bambini

Teatro bambini: il festival Ambarabà torna a Senigallia, Corinaldo, Ostra, Arcevia e Chiaravalle

Anche quest’estate torna Ambarabà, il festival di teatro ragazzi e di figura organizzato da Teatro Giovani Teatro Pirata. Dal 23 giugno al 6 agosto la rassegna attraverserà la provincia di Ancona con 18 appuntamenti. La sola città di Senigallia ospiterà cinque serate di spettacolo e l’evento conclusivo del festival. Altri momenti saranno a Corinaldo, Ostra, Chiaravalle e Arcevia.

La programmazione – nei comuni della diocesi senigalliese – prenderà il via il 3 luglio. Si partirà da Corinaldo, piazza Il Terreno, con Burattini all’improvviso, sketch classici e rivisitati a cura di Massimiliano Venturi. Il 9 luglio sarà la volta di Le avventure di Pulcino, a Senigallia. Una produzione del Teatro Giovani Teatro Pirata che unisce pupazzi, oggetti di recupero e musica dal vivo. Il 16 luglio, ancora a Senigallia, sarà la volta di Mago per svago de L’Abile Teatro, spettacolo tra clownerie e tecniche circensi. Il giorno dopo, 17 luglio, si torna di nuovo a Corinaldo per una rilettura teatrale e comica di Cappuccetto Rosso.

Il 21 luglio, in piazza dei Martiri a Ostra, sarà di scena Il circo in valigia, tra acrobazie, giocolerie, musica dal vivo. Spazio poi il 23 luglio alla scuola Pascoli di Senigallia: arriva Rattoppè di Paola Lombardo e Mario Cosco, recital tra canto, comicità e ventriloquia. A Chiaravalle, presso il nuovo campo Boario-parco Gianni Ravera, si terrà il 28 luglio A spasso con Sandrone, uno show per bambini, famiglie e pubblico misto con burattini, magie, pupazzi e arti varie. Il 30 luglio andrà in scena Pinocchio. Vita e imprese di un burattino del Progetto G.G., rilettura del celebre classico di Collodi.

Il 31 luglio si tornerà al piazzale Il Terreno di Corinaldo per la seconda tappa di C’è un carro che gira, una serie di storie con qualche drago, attori, burattini, musicisti, giocolieri e clown. C’è tempo per fare una trasferta anche ad Avacelli di Arcevia il 4 agosto per Un nonno da cortile. Un buffo, genuino e ironico nonno Florindo trasporterà il pubblico in dinamiche assurde raccontando storie di terra, piante e animali. Infine, il 6 agosto, Senigallia ospiterà la chiusura del festival con Banda Storta Circus della Compagnia Samovar.

Ambarabà è promosso da Teatro Giovani Teatro Pirata, centro di produzione riconosciuto dal ministero della cultura. E’ uno dei festival di teatro per ragazzi più longevi delle Marche. Porta ogni anno nelle piazze e nei luoghi della comunità spettacoli di teatro d’attore, teatro di figura, burattini, musica, circo contemporaneo e clownerie.

Tutti gli spettacoli di Senigallia inizieranno alle ore 21:30 nel cortile della scuola Pascoli.
Il biglietto d’ingresso è di 5 euro. Informazioni Teatro Giovani Teatro Pirata Tel. 0731.56590 – Cell. 334.1684688 biglietteria@teatrogiovaniteatropirata.it.

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Alan Canestrari

Centro esteso al porto, spiagge aperte al cambiamento: l’idea di Alan Canestrari – AUDIO

Nuovo quinquennio, a Senigallia, sotto il segno della continuità politica e amministrativa per la giunta di centrodestra. Ai microfoni di Radio Duomo (95.2fm), nel corso della trasmissione “20 minuti da Leone” in onda dal lunedì alla domenica, l’assessore Alan Canestrari ha tracciato un bilancio del recente esito elettorale e ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato, arricchito quest’anno dalle deleghe a porto e spiagge, che vanno ad aggiungersi a quella per le attività produttive. L’AUDIO dell’intervista dei giorni scorsi è disponibile anche qui.

Il primo tema discusso con l’assessore è il verdetto delle urne. Di fatto il premio è andato alla formula civica guidata dal sindaco Massimo Olivetti. Canestrari non esita a definirlo il frutto di una forte consapevolezza maturata in mezzo alla gente. Il calo dei partiti di centrodestra a vantaggio delle liste civiche (a sinistra invece hanno retto, anzi il Pd è il più votato a Senigallia) viene descritto dall’assessore non come un fenomeno passeggero, bensì come il consolidamento di una sensibilità già emersa cinque anni fa. La scelta di puntare su figure della società civile, slegate da logiche di apparato e pronte a farsi carico dei problemi reali del territorio, si è rivelata una mossa vincente. Lo stesso Canestrari, pur confermando il proprio legame personale con Forza Italia, ha rivendicato il valore di un impegno civico che mette al centro la fiducia nella persona piuttosto che la bandiera politica.

Guardando al lavoro già svolto, l’assessore ha ricordato il percorso sulle politiche giovanili, ora passate alla collega Simona Romagnoli, che ha visto la nascita di iniziative come il Rotondo Music Festival o contro il cyberbullismo. Questo impegno ha anche favorito il ricambio generazionale all’interno delle stesse istituzioni comunali, portando giovani ventenni sui banchi del consiglio.

La grande sfida per il comparto economico resta tuttavia legata alla gestione del turismo, un settore trainante che muove a cascata anche l’artigianato e la piccola industria locale durante i mesi invernali. Canestrari ha sottolineato l’urgenza di superare il concetto di turismo esclusivamente estivo per approdare a una destagionalizzazione reale. La strategia del Comune punta a mettere in rete le attività balneari della costa con le eccellenze agricole e vitivinicole dell’entroterra, offrendo ai visitatori un turismo esperienziale e integrato.

Sul fronte delle imprese storiche che in passato hanno delocalizzato fuori dai confini comunali, l’obiettivo della nuova giunta è quello di frenare l’emorragia e trattenere le eccellenze in crescita. Il Comune intende agire sulle leve a sua disposizione, come la rimodulazione della Tari e la promozione di tavoli di concertazione con i proprietari dei capannoni sfitti per calmierare gli affitti. Fondamentale sarà inoltre la sinergia con la Regione Marche per intercettare bandi legati all’innovazione tecnologica, offrendo un sostegno concreto agli investimenti degli imprenditori locali.

Il piano di rilancio tocca da vicino anche il porto e il demanio marittimo. Le spiagge senigalliesi stanno vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso il modello dello chalet a 360 gradi. Una modalità capace di offrire servizi balneari, ristorazione, intrattenimento e pubblico spettacolo. Canestrari l’ha definita una risposta necessaria alle mutate esigenze del turista, sempre nel rigoroso rispetto delle normative e della convivenza urbana.

Infine, per quanto riguarda il porto, l’amministrazione intende proseguire l’opera di valorizzazione per trasformarlo in un prolungamento naturale del centro storico e in una passeggiata continua dai corsi cittadini fino ai moli. Archiviata la prima fase di dragaggio stagionale, i prossimi passi guidati dal Comune e dalla Regione si concentreranno su nuovi investimenti strutturali e sulla gestione delle aree pedonali. Rimangono i vincoli imposti dal piano d’assetto idrogeologico, ma l’obiettivo è rendere l’area portuale un polo vivo e attrattivo durante tutto l’anno.

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Senigallia, torna il rombo dei motori d’epoca: rievocazione sullo storico circuito

Le persone di Senigallia e dintorni si preparano a fare un tuffo nel passato grazie alla 21esima rievocazione storica del celebre circuito motoristico cittadino, una manifestazione iscritta al calendario nazionale ASI e organizzata con passione dal club Motori d’Epoca locale. Intervistato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia, il vicepresidente del club Umberto Principi ha svelato i dettagli di un fine settimana straordinario, il 20 e 21 giugno. L’AUDIO dell’intervista, in onda venerdì 19 giugno alle ore 13:10 e alle 20, sabato 20 alle 20 e domenica 21 alle 17:15, è disponibile anche qui.

L’edizione di quest’anno si distingue per una speciale sinergia interregionale. Nella giornata di sabato, i partecipanti marchigiani partiranno alla volta di Todi per unire le forze con i club del Lazio e dell’Umbria, proseguendo poi verso Pergola per una visita ai celebri bronzi dorati, prima di rientrare in sede per l’attesissima sfilata serale di auto e moto storiche in piazza del Duca.

La giornata di domenica rappresenterà il vero fulcro dell’evento con la riproposizione del tracciato originale che, tra il 1928 e il 1955, vide sfrecciare campioni leggendari del calibro del pilota osimano Luigi Fagioli, noto come “l’osimano volante”. I veicoli in gara, tutti rigorosamente con almeno venticinque anni di età, si cimenteranno in tre giri del circuito storico affrontando prove cronometrate e di abilità su brevi distanze a velocità controllata, per garantire la massima sicurezza.

Tra i gioielli automobilistici più attesi spicca un’Alfa Romeo 256 “Torpedino” appartenuta al celebre pilota Rabitti, che tornerà a ruggire sull’asfalto marchigiano guidata dal suo attuale proprietario insieme al nipote dello storico asso del volante.

I motori d’epoca ripercorreranno quasi fedelmente lo storico anello stradale che un tempo entusiasmava migliaia di spettatori, un tracciato che partiva dalla strada statale Adriatica in zona Cesano e si snodava attraverso via Rossini fino all’altezza dell’ospedale, per poi prendere via Cellini e inerpicarsi in salita verso Scapezzano lungo strada Berardinelli. Il punto più spettacolare e iconico del percorso rimane la mitica “curva del Cavallaro”, una stretta svolta a gomito dove piloti e centauri eseguivano autentiche evoluzioni, prima di lanciarsi nella veloce discesa di strada della Marina e raggiungere il traguardo.

Durante l’intervista, Principi ha ricordato che questa rievocazione rappresenta anche il recupero di un importante frammento di storia urbanistica e politica del territorio. Negli anni Sessanta, infatti, esisteva il progetto concreto per la costruzione di un vero e proprio autodromo semi-permanente a Senigallia, un’opera moderna che avrebbe affiancato la neonata autostrada senza intralciare il traffico cittadino e che ricevette persino promesse di finanziamento statale dall’allora ministro Corona. Tuttavia, la cronica instabilità dei governi dell’epoca fece tramontare l’iniziativa, lasciando che altre realtà, come Imola, realizzassero strutture analoghe e superassero Senigallia; una perdita che oggi, a causa della forte antropizzazione del territorio, è impossibile colmare, rendendo lo sforzo dei soci del Club Motori d’Epoca ancora più prezioso per mantenere viva la memoria collettiva.

Pannolini lavabili posizionati sull'erba di un prato. Foto da pannolinilavanda.org

Una montagna di rifiuti. Tra ecologia e salute, l’idea dei pannolini lavabili a noleggio

I pannolini usa e getta rappresentano una delle voci più pesanti della raccolta indifferenziata. Costituiscono il 10-15% dei rifiuti non riciclabili. I tempi di smaltimento in discarica sfiorano i 500 anni a causa della presenza di polimeri chimici superassorbenti. Sono di fatto il pregio e il difetto del prodotto. Di fronte a questa montagna di scarti, stimata in 170 mila tonnellate all’anno solo in Italia e solo per quanto riguarda la prima infanzia, c’è chi propone idee alternative.

La cooperativa “Stella del Mattino” di Senigallia ha deciso di rilanciare una soluzione ecologica pensata già anni fa, i pannolini lavabili. Ce lo ha spiegato il presidente Giovanni Spinozzi, intervenuto a Radio Duomo Senigallia: la transizione è ormai necessaria. Per il benessere di tutti, pianeta compreso. L’AUDIO dell’intervista andata in onda nei giorni scorsi è ora disponibile qui.

Fondata nel 2006 e attiva nella gestione di un asilo nido locale, la cooperativa ha ideato un servizio innovativo, finanziato due volte dalla fondazione CariVerona. L’obiettivo è superare la barriera (anche psicologica) della gestione domestica, che spesso scoraggia le famiglie per il continuo ciclo di lavaggio e asciugatura.

Il progetto prevede un sistema di abbonamento e noleggio di pannolini lavabili, azzerando l’investimento iniziale per l’acquisto del corredo. Una lavanderia centralizzata e autorizzata dall’Ast si occupa del ritiro dello sporco, della sanificazione certificata con standard ospedalieri e della riconsegna dei pannolini puliti presso appositi centri di scambio distribuiti tra Senigallia, Ancona e Camerano. Ma altri potrebbero essere aperti con una maggiore domanda.

La riduzione dell’impatto ambientale è notevole: si va a eliminare una montagna di rifiuti, quella che si vede nella foto in alto. Si stima che nei primi tre anni di vita un bambino possa produrre qualcosa come una tonnellata di usa e getta. Non solo, la strategia dei pannolini lavabili (compreso il trasporto di consegna e ritiro) permette una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica complessive rispetto a quelli tradizionali.

Ci sono anche altri vantaggi. La scelta del tessuto offre rilevanti benefici sulla salute e pedagogici. Supportati dalle valutazioni di pediatri e ostetriche, i promotori evidenziano come i pannolini di cotone azzerino le classiche dermatiti e favoriscano una precoce autonomia dei piccoli nel controllo degli sfinteri. La naturale sensazione di umido stimola infatti la consapevolezza corporea, consentendo ai bimbi di abbandonare il pannolino intorno ai due anni di età, ossia con circa un anno e mezzo di anticipo rispetto alla media dei sistemi tradizionali.

Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi

Tutto molto bello, ma quanto costa? Anche il bilancio economico si rivela favorevole sul lungo periodo. Sebbene il costo del singolo cambio lavato e sterilizzato sia leggermente superiore alla media dei prezzi di un discount, il risparmio complessivo è garantito proprio dalla minore durata del percorso di svezzamento dal pannolino. Tramite la piattaforma dedicata (Pannolinilavanda.org), le famiglie possono configurare il servizio in base alle esigenze specifiche e alla taglia del neonato, ricevendo persino una scorta di emergenza per gestire la routine domestica in totale serenità.

L’iniziativa punta a un obiettivo ambizioso: ridurre i rifiuti conferiti in discarica, alleggerire il cairco ambientale tramite lo scardinamento di scetticismi e resistenze culturali. Così si trasforma una pratica ecologista in un servizio di prossimità accessibile e vantaggioso per l’intera comunità.

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Francesca Ripanti

Ricerca scientifica: «l’Italia è ancora un imbuto»

C’è un dato che, più di ogni discorso o interpretazione, fotografa la realtà dell’università italiana vista con gli occhi di una giovane scienziata: 33 esami sostenuti durante il percorso di studi e soltanto due docenti donne incontrate lungo questo cammino. A raccontarlo è Francesca Ripanti, 35 anni, fisica e ricercatrice presso il dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente dell’università politecnica delle Marche. In un’intervista a Radio Duomo Senigallia, la studiosa ha tracciato un bilancio del suo percorso – di studi e professionale –  mettendo in luce le contraddizioni di un sistema, quello della ricerca scientifica, che fatica a rinnovarsi. L’AUDIO è disponibile qui.

Il grande tema affrontato da Ripanti riguarda l’accesso delle donne alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sebbene la narrazione comune parli di un mondo ancora precluso al genere femminile, la realtà osservata dai laboratori dell’Univpm è più sfumata. «Nella mia esperienza – spiega Ripanti – il divario tra studenti e studentesse è ormai quasi superato a livello di iscrizioni. In dipartimenti come scienze biologiche le ragazze sono la maggioranza, e anche in fisica o matematica, storicamente considerate ad appannaggio maschile, le classi sono ormai divise a metà». Il vero problema, secondo la ricercatrice, non è più l’accesso, ma la progressione: il cosiddetto “soffitto di cristallo”.

«Ci portiamo dietro una cultura del passato che si evidenzia nelle figure apicali: i professori e i ruoli decisionali sono ancora a stragrande maggioranza maschile. Quando ho iniziato, a Marina di Montemarciano, il commento medio era: “Fisica? Ma è una cosa da maschi”. Oggi le nuove generazioni soffrono meno questa disparità, ma l’esempio ai vertici manca perché chi occupa quelle posizioni ci è arrivato in un’epoca in cui le donne non accedevano a certe discipline». Un divario generazionale, quindi, che il tempo dovrebbe colmare.

Ripanti tocca uno dei nodi storici del sistema in Italia, descritto con la metafora di un imbuto rovesciato. «Il percorso post-laurea è una struttura bloccata. Non ci sono posti di dottorato proporzionati al numero di laureati, non ci sono sbocchi sufficienti». È il cosiddetto “collo di bottiglia”: una selezione dettata non dal merito, ma dalla scarsità di risorse. «Investire nella ricerca scientifica non è la priorità in Italia. Quando va bene, si tende a finanziare le aree con un riscontro pratico immediato, come la medicina applicata, dimenticando che senza la ricerca di base – quella che studia le leggi fondamentali della materia e della vita – non esisterebbe alcuna innovazione».

A pesare è anche il confronto con l’estero. Ripanti sottolinea come in Italia non solo sia insufficiente il sostegno pubblico, ma anche quello privato, che altrove compensa le carenze statali. Nemmeno momenti di grande orgoglio nazionale, come il Nobel a Giorgio Parisi, sembrano aver invertito la rotta. «L’entusiasmo per Parisi ha risvegliato i cuori dei cittadini, ma non ha portato benefici in termini di nuovi piani di finanziamento» alla ricerca scientifica.

Nonostante il periodo di «vacche magre» e il precariato dilagante, Francesca Ripanti si definisce «fortunata» per aver intercettato un treno accademico che la sta portando verso il ruolo di professoressa. E’ vero che il treno ogni tanto passa, ma bisogna farsi trovare pronti in stazione. E per fare quella valigia ci vogliono anni di studi e tanto impegno. Per questo il suo invito è rivolto ai giovani e alle giovani che guardano con timore alle facoltà scientifiche: «Non abbiate paura delle cose difficili. Cercare l’ignoto o provare ad aggiungere anche un piccolo tassello su una cosa che non si conosce è faticoso e frustrante, ma riempie di gioia quando lo si trova. Com’è che si dice? Se il lavoro è una passione, non sarà mai davvero un lavoro».

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