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Autore: Carlo Leone

Senigallia, Dario Romano guarda alle elezioni comunali: «Città dei 15 minuti e ascolto dei cittadini»

«Non vogliamo un “album di figurine” fatto di sigle, ma un progetto solido e credibile». Con queste parole Dario Romano, fresco vincitore delle primarie del centrosinistra, ha delineato la sua visione per la Senigallia del futuro durante l’intervista a 20 minuti da Leone su Radio Duomo. Un colloquio a tutto campo che ha toccato i temi caldi della politica cittadina: dalla gestione dei fondi PNRR alla sicurezza idrogeologica, fino alla rivoluzionaria idea della “città dei 15 minuti”.

Il punto di rottura più netto con l’attuale amministrazione Olivetti risiede nella visione urbanistica e sociale. Romano punta tutto sulla “Senigallia dei 15 minuti”, un modello nato dalla collaborazione con il noto urbanista Carlos Moreno. «L’obiettivo è creare una città policentrica — ha spiegato Romano — dove ogni cittadino, dalla frazione più distante al centro storico, possa raggiungere i servizi essenziali (salute, spesa, uffici) in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Non è un’utopia ideologica, ma una strategia per non avere più cittadini di serie B».

Romano non ha risparmiato critiche al metodo dell’attuale amministrazione, definita deficitaria sul piano dell’ascolto e della trasparenza. Sul fronte sanità, il candidato del centrosinistra propone un cambio di paradigma: superare il modello “ospedale-centrico” per investire sulla medicina del territorio. Tra le proposte concrete, l’istituzione di una Consulta comunale della sanità, un’idea condivisa con il Movimento 5 Stelle. «Il sindaco deve essere il collettore delle richieste del territorio. Servono personale e strumentazioni, non solo nuove mura», ha incalzato Romano, ricordando come la destra avesse vinto la scorsa tornata elettorale proprio facendo battaglia sulla sanità, senza però sortire gli effetti sperati una volta salita al potere.

Pur riconoscendo l’ingente mole di risorse arrivate tramite il PNRR (circa 40 milioni di euro), Romano accusa la giunta uscente di mancanza di coraggio: «Si sono limitati all’ordinaria amministrazione o a progetti ereditati dal passato, come le scuole. Perché non si è osato su un nuovo palazzetto dello Sport?». Inevitabile il passaggio sul ponte Garibaldi e sulla sicurezza del Misa. Per Romano, la chiave resta la mitigazione del rischio attraverso le vasche di espansione: «Quella di Bettolelle è un passo, ma ne servono altre. Su questo non esiste destra o sinistra: chi governa deve avere come priorità assoluta la messa in sicurezza del territorio».

In vista dei prossimi mesi di campagna elettorale, la sfida principale sarà mantenere compatta la coalizione progressista. «Siamo gli unici ad avere già un candidato e un programma pronti – ha concluso Romano – segno che il percorso delle primarie ha funzionato rimettendo la partecipazione al centro del nostro percorso. Ora dobbiamo far sedimentare queste idee nell’immaginario dei cittadini. Se resteremo uniti sui progetti e non sulle poltrone, Senigallia potrà davvero cambiare marcia».

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Riforma statuto Marche: via libera all’unanimità su parità di genere e linguaggio inclusivo

Importante passo avanti per l’assetto istituzionale della Regione Marche. La commissione ‘affari istituzionali’ ha licenziato tre proposte di legge che puntano a innovare lo statuto regionale, toccando temi che spaziano dall’efficienza amministrativa alla sensibilità culturale. I provvedimenti, oggi pronti per il vaglio dell’aula consiliare, seguono binari differenti ma convergono verso un aggiornamento complessivo delle regole del gioco regionali.

Le tre novità in arrivo

Il pacchetto di riforme si articola su tre pilastri. Il primo è l’ampliamento della giunta: su iniziativa della giunta stessa, come già annunciato subito dopo l’elezione di Acquaroli al secondo mandato, è stato approvato l’adeguamento dello statuto alla legge statale 122/2025. La novità principale riguarda l’aumento di due unità nel numero degli assessori, operazione che avverrà a invarianza finanziaria (senza costi aggiuntivi per le casse pubbliche). Su questo punto l’opposizione ha scelto la via dell’astensione.

Disco verde anche sull’equilibrio di genere. E’ stata approvata, stavolta, all’unanimità la proposta (prima firmataria Marta Ruggeri, M5s) per garantire una rappresentanza più equilibrata tra uomini e donne negli organi di vertice e della giunta.

Anche nel caso del linguaggio inclusivo il voto è stato unanime per la legge che promuove l’uso di termini consapevoli nella denominazione degli incarichi politici e amministrativi, un segnale di adeguamento ai moderni standard comunicativi.

Le reazioni politiche

La presidente della commissione, Jessica Marcozzi (FI), ha espresso profonda soddisfazione, sottolineando la «capacità di creare sintesi su tematiche molto diverse tra loro». Un plauso arriva anche da Marta Ruggeri (M5s, prima firmataria degli ultimi due atti), che parla di un vero e proprio «cambiamento culturale» per l’ente regionale.

Il percorso legislativo

La strada per l’entrata in vigore, tuttavia, è ancora lunga a causa della natura statutaria delle riforme. Le leggi approderanno oggi, martedì 13 gennaio, in consiglio. Trattandosi di modifiche allo statuto, servirà una doppia deliberazione a maggioranza assoluta, con un intervallo non inferiore a due mesi tra le due votazioni.

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Le famiglie delle vittime di Corinaldo scrivono a Meloni: «Noi come Crans-Montana, lo Stato non ci dimentichi»

Le famiglie delle sei giovani vittime che nel 2018 persero la vita in quella che doveva essere un’uscita di sicurezza della Lanterna Azzurra di Corinaldo hanno inviato una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Al centro la richiesta di sostegno da parte dello Stato, così come promesso dal Governo ai familiari delle vittime italiane della recente tragedia di Crans-Montana, in Svizzera.

«A noi sette anni fa è successa la stessa cosa – scrivono i familiari di cinque adolescenti e di una madre di 39 anni deceduti nel dicembre 2018 – e nessuno più di noi può capire il dolore di perdere un figlio in un locale che doveva essere sicuro». Nella lettera, i parenti esprimono apprezzamento per la vicinanza mostrata dalla presidente del consiglio verso le vittime in Svizzera, ma al contempo denunciano un senso di abbandono istituzionale protrattosi per anni.

Le famiglie sottolineano le «evidenti similitudini» tra i due drammatici episodi: «Anche a Corinaldo troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro: il locale non aveva l’agibilità ed era accatastato come magazzino agricolo, ma aveva superato i controlli». L’appello arriva a pochi mesi dal giudizio in tribunale sulla sicurezza del locale: «Chiediamo un sostegno morale e materiale – conclude la lettera – affinché tragedie simili non debbano ripetersi mai più».

IL TESTO DELLA LETTERA

Gentile Presidente Meloni,
siamo le famiglie delle vittime della tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo avvenuta nella notte dell’8 dicembre 2018, nella quale durante un evento musicale all’interno di una discoteca sei persone hanno perso la vita: cinque ragazze e ragazzi tra i 14 e i 16 anni e una donna di 39, madre di quattro figli. Un centinaio sono rimaste ferite. Vogliamo esprimere il nostro cordoglio più sincero alle famiglie delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana. A noi sette anni fa è successa la stessa cosa e nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio o una compagna o una madre in questa maniera, in un locale che doveva essere sicuro, durante una serata che doveva essere di divertimento.

Le scriviamo dopo aver ascoltato le sue importanti parole in merito a questa vicenda durante la conferenza stampa di inizio anno e vorremmo esprimere il nostro profondo apprezzamento per le sue frasi di vicinanza ai famigliari delle vittime di questa tragedia. Lei ha affermato non solo che il Governo è pronto a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia, ma ha anche dato la sua parola per garantire che queste famiglie non verranno lasciate sole. Noi crediamo che «sentire la vicinanza e il supporto morale e materiale dello Stato mentre si chiede giustizia per un fatto di così forte impatto come quello che è capitato a noi e alle famiglie di Crans-Montana sia fondamentale. Famiglie che devono affrontare non solo dolori enormi, ma anche cambiamenti di vita traumatici e profondi, una fatica giudiziaria inimmaginabile e significative spese giudiziarie. Tutto ciò per aver perso dei figli. Quindi pensiamo che le sue parole siano meritevoli e preziose».

Ma noi, Presidente, in questi anni dallo Stato ci siamo sentiti abbandonati. Nei prossimi tre mesi si deciderà il giudizio in appello della parte del processo che riguarda la sicurezza del locale. Noi portiamo avanti da sette anni una battaglia che a volte sembra solo nostra ma che in realtà è di tutti: per questo il supporto dello Stato è qualcosa che vorremmo ricevere anche noi.

È una battaglia sulla sicurezza dei locali. Nel processo stiamo provando a rispondere a quei perché che anche lei ha evocato nel suo discorso: perché il locale non era sicuro? Stiamo provando a stabilire le responsabilità di questa vicenda, per fare in modo che tragedie come quella di Corinaldo prima e quella di Crans-Montana poi, non debbano accadere mai più.
Presidente, ci rammarica che a sette anni di distanza la tragedia di Corinaldo, che mai sarebbe dovuta accadere, non sia stata di insegnamento per evitare ulteriori accadimenti della stessa natura.

Nel suo discorso lei si chiedeva se cose simili fossero già successe in Italia o se sia mai possibile che accadano nel nostro Paese. Purtroppo sì, sono già successe, nonostante le norme che lei ha definito più stringenti rispetto al contesto di Crans-Montana. Perché è importante non solo che le norme di sicurezza esistano, ma anche che vengano rispettate. Quello di Crans-Montana è un dramma che poteva e doveva essere evitato. Anche Corinaldo è un dramma che poteva e doveva essere evitato.

A sette anni di distanza, noi stiamo portando avanti una battaglia che è vitale per tutti, non solo per noi. Chiediamo per questo un sostegno da parte dello Stato anche per le nostre famiglie, soprattutto perché vogliamo che terribili vicende come queste non debbano ripetersi. Noi aspetteremo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso, ma chiediamo di non essere lasciati soli. La ringraziamo perché il suo discorso ci dà speranze nuove, speranze che purtroppo fino ad adesso non abbiamo avuto.

Le famiglie delle vittime di Corinaldo

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Senigallia, Marco Lion esce sconfitto dalle primarie: Dario Romano sfiderà Massimo Olivetti

Sarà Dario Romano il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali di primavera (possibile data il 24 maggio 2026). Il verdetto è arrivato nella serata di ieri, domenica 11 gennaio, al termine delle primarie che hanno visto il capogruppo del Partito Democratico superare lo sfidante Marco Lion, espressione del mondo civico.

I numeri del voto

Nonostante l’allerta meteo e le temperature rigide, la partecipazione è stata solida: 1.695 tra iscritti e simpatizzanti si sono recati negli 11 seggi distribuiti tra il centro e le frazioni. Romano, già presidente del consiglio comunale tra il 2015 e il 2020, ha ottenuto una vittoria netta con 1.097 voti (65%). Marco Lion, esponente dei Verdi e presidente di Italia Nostra, ha raccolto 598 preferenze (35%).

Il commento del vincitore: «Comunità unita»

Visibilmente soddisfatto, Dario Romano ha affidato ai social il suo primo commento: «Ha vinto una comunità. 1.700 persone hanno scelto di partecipare in una domenica di freddo intenso: questo è il centrosinistra che non si rassegna e che sceglie». Romano ha poi teso la mano al suo sfidante, sottolineando la compattezza della coalizione: «Ringrazio Marco Lion per il confronto leale. Da domani lavoreremo insieme, perché le primarie uniscono. Sento una responsabilità enorme, ma so di avere al mio fianco una squadra ampia e competente. Senigallia merita di più e noi siamo pronti».

Il passo di lato dello sconfitto

Anche Marco Lion ha espresso soddisfazione per l’esperienza democratica, rivendicando l’importanza dei temi portati avanti durante la campagna elettorale, come il diritto alla casa e la lotta alla cementificazione. «La nostra piattaforma politica resta nell’agenda della città», ha dichiarato Lion, augurando poi il successo al suo avversario: «Spero che Dario Romano vinca le elezioni di primavera. Senigallia ha bisogno di un buongoverno».

Verso le elezioni

Con la chiusura delle primarie, il “campo largo” (comprensivo quindi dei 5 Stelle, ma anche della sinistra) ha ora il suo leader ufficiale. La sfida per la carica di primo cittadino entra nel vivo: Dario Romano inizierà ora la lunga corsa per tentare di strappare la guida della città al sindaco uscente di centrodestra, Massimo Olivetti.

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Gent’d’S’nigaja: il dialetto che non molla. Intervista a Simone Tranquilli su un progetto culturale di oltre dieci anni

C’è una parola, nel dialetto senigalliese, che dà un senso di protezione: “P’dossa”. Letteralmente “ai piedi del dosso” e indica un luogo al riparo dal vento. Ed è proprio questo che il progetto “Gent’d’S’nigaja” sembra voler essere per la nostra lingua locale: un riparo sicuro contro l’oblio che il tempo porta con sé. Ospite negli studi di Radio Duomo Senigallia InBlu, Simone Tranquilli ha ripercorso la storia di un’avventura culturale nata nel 2013 insieme ad Andrea Scaloni e al compianto Leo Barucca.

Quello che era iniziato come uno scambio tra blogger appassionati – sì, “allora” c’erano i blog – è diventato un fenomeno social da circa 13 mila follower, capace di unire generazioni e superare oceani. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è disponibile qui grazie al lettore multimediale.

«Il dialetto è un magma che muta continuamente – ha spiegato Tranquilli -. Oggi i ragazzi parlano uno slang diverso, ma la curiosità per le nostre radici è viva». Una curiosità che ha portato il gruppo di “Gent’d’S’nigaja” fin dentro le scuole, dove si scopre che il dialetto può diventare persino una sorta di codice segreto per giovanissimi studenti dalle origini più disparate.

Il progetto ha vissuto momenti di grande intensità, come la raccolta fondi “A mollo ma non mollo” dopo l’alluvione che ha interessato Senigallia nel 2014 causando anche vittime. Questa iniziativa ha cementato il legame tra l’associazione e la città.

Ma la voce di “Gent’d’S’nigaja” arriva lontano: dalla storia di Lidia, in Argentina, a quella di Bruna, nel New Jersey, il dialetto viaggia sul web, sui social soprattutto, tornando anche a chi lo ha “cristallizzato” nella memoria partendo negli anni ’50 e che oggi ancora parla il dialetto di 70 anni fa.

Il calendario 2026 di Gent'd'S'nigaja

Il simbolo tangibile di questo impegno è il calendario 2026, ormai un appuntamento fisso. Quest’anno, il filo conduttore di “Gent’d’S’nigaja” è l’arte: dodici quadri famosi “prestano” la tela a fumetti e battute rigorosamente in vernacolo. Un modo ironico e colto per tenere viva una tradizione che è, prima di tutto, identità.

L’intervista si è chiusa con un ricordo commosso per Leo Barucca, anima intellettuale e poetica del gruppo: «Ogni volta che siamo su un palco, Leo è con noi».

Per chi volesse portarsi a casa un pezzo di questa storia, il calendario è disponibile presso l’edicola della Pace di Simone Tranquilli in via Sanzio, in quella di Andrea Fioretti “in fondo” a corso II Giugno (vicino al fiume) e al Bar Gallery al centro commerciale Saline.

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Senigallia, primarie centrosinistra: tra Romano e Lion la sfida su ambiente, sanità e futuro

Quel che è stato detto e fatto ormai è storia. Ora la parola passa ai cittadini. Domenica 11 gennaio, dalle 8 alle 20, il centrosinistra a Senigallia aprirà le porte di una decina di seggi per le primarie che decreteranno il candidato sindaco unitario per l’intera coalizione, il cosiddetto campo largo e progressista. Una sfida a due, che vede contrapposti Marco Lion, espressione del mondo civico, ex parlamentare e ambientalista di lungo corso, e Dario Romano, volto del Partito Democratico con una ultra decennale esperienza amministrativa. Dalle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), i due candidati hanno delineato le proprie visioni – diverse ma in vari punti anche complementari – per il futuro della città. Non hanno risparmiato critiche all’attuale amministrazione Olivetti, accusata di una gestione estemporanea e priva di programmazione strategica, nonostante l’ingente flusso di fondi PNRR (almeno 30 milioni di euro, cifra mai vista in città). L’audio, in onda sulla nostra Radio Duomo (95.2 FM), è disponibile anche in questo articolo con una breve sintesi dei passaggi principali.

Il modello politico di Marco Lion è quello della partecipazione fuori dai recinti dei partiti. L’ex parlamentare dei Verdi, ex vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente punta tutto sul metodo: «La mia candidatura alle primarie nasce dalle richieste dei cittadini, si fonda su ascolto, dialogo partecipazione». Lion ha acceso i riflettori sull’ambiente e sulla gestione del territorio, criticando aspramente i progetti sui ponti cittadini (Garibaldi e Portone) e la gestione del rischio idrogeologico che ha anche portato – negli anni – a una costante riduzione delle aree a rischio esondazione e quindi a costruire dove non è opportuno. In campo urbanistico Marco Lion dà la prospettiva della Senigallia di domani, sia in termini di edilizia sociale (co-housing) sia per quanto riguarda aree strategiche come la sede del reparto mobile, l’ex gioventù italiana sul lungomare o gli orti del vescovo. E ancora, nel settore sanitario e sociale propone un atteggiamento diverso dell’amministrazione comunale. Centrale la sfida giovanile: dalle prospettive occupazionali alle questioni sociali, culturali e aggregative.

Dall’altra parte, Dario Romano (Pd) rivendica il valore della politica come impegno collettivo: «Bisogna ricucire il rapporto con l’elettorato deluso». Al centro del suo programma, la sanità territoriale — con un appello a superare la logica puramente ospedaliera a favore della medicina sul territorio, infermieri di comunità — e la sicurezza idrogeologica. «La priorità sono le vasche d’espansione», ha dichiarato Romano, sottolineando come la sola pulizia dell’alveo non basti a mettere in sicurezza il centro storico. Forte anche il richiamo allo sport come strumento educativo per i giovani e all’esigenza di spazi aggregativi anticipati prima da una campagna di ascolto delle nuove generazioni.

Informazioni pratiche per il voto

Domenica 11 gennaio (ore 8-20) potranno votare tutti i cittadini residenti maggiorenni (o che lo diventeranno entro il 19 aprile 2026, perché poi si dovrebbe votare per le elezioni comunali a fine maggio). È necessario presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale. È richiesto un contributo di 2 euro per sostenere le spese organizzative. L’elenco degli 11 seggi è disponibile qui sotto, o sulle pagine social del Partito Democratico locale e di “Senigallia Cambia – Cambia Senigallia“.

SEGGIOLUOGO E INDIRIZZOSEZIONI ELETTORALI
1MarzoccaCGIL, Viale della Resistenza 7, Marzocca39, 40, 41, 42
2SalineCentro sociale, Via dei Gerani5, 6, 7, 10, 11, 12, 13, 14, 15
3CentroPiazza Saffi1, 2, 3, 4, 16, 17, 18
4Vivere VerdeVia Cherubini, 419, 20, 21, 22, 23
5CesanoCasina piazzetta (cellula), Strada Prima 3130
6Borgo RibecaSala biliardo, Via Lago di Garda 325, 26, 32
7Borgo BicchiaCircolo ARCI, Strada Provinciale Arceviese 538, 9
8ScapezzanoCentro sociale, Via Fratti31, 33, 34
9ValloneCentro sociale Vallone, Via Borgo Panni 1935
10Sant’AngeloCentro sociale Sant’Angelo, Via Borgo Marzi 6036, 37, 38
11CesanellaCentro sociale, Via Mantegna 227, 28, 29, 43

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Senigallia: 4,7 milioni per il nuovo ponte Portone, tra sicurezza e polemiche

La viabilità di Senigallia potrebbe cambiare ancora e radicalmente. Non solo per il progetto di ponte Garibaldi ma anche con un nuovo disegno che interesserà ponte Portone. Si tratta dell’infrastruttura che collega viale Leopardi con ponte Zavatti e con lo stradone Misa, una porzione nevralgica per il traffico cittadino che potrebbe essere ridisegnato completamente. Con la firma del decreto da parte del vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini, avvenuta lo scorso 31 dicembre 2025, è stato ufficialmente affidato l’incarico per la progettazione del nuovo ponte Portone. 

Costi e tempistica

Un’opera dal costo complessivo di 4,7 milioni di euro, interamente finanziata dalla struttura commissariale nell’ambito degli interventi a seguito del disastro alluvionale del 15 settembre 2022. L’incarico tecnico, del valore di circa 250mila euro, è andato al raggruppamento temporaneo di professionisti Rtp Ponte Portone di Ascoli Piceno. I tempi sono stretti: 90 giorni per il progetto di fattibilità, 40 per quello esecutivo, 25 per le modifiche da recepire e le ultime migliorie.

L’esigenza

La necessità dell’intervento nasce dagli studi idraulici della Fondazione Cima, che hanno individuato nell’attuale ponte un ostacolo al deflusso del fiume in caso di piena. La nuova struttura non sarà una copia della precedente, anzi: per garantire la sicurezza, dovrà avere un franco idraulico di 1,5 metri, il che comporterà un innalzamento dell’impalcato di almeno un metro e mezzo rispetto ai livelli attuali.

Viabilità: le conseguenze

Il progetto non prevede solo una ricostruzione, ma un vero e proprio spostamento dell’asse stradale. Tra le principali novità ipotizzate c’è lo spostamento a monte: il nuovo ponte non sarà più l’ideale prosecuzione di viale Leopardi, ma verrà arretrato per collegarsi direttamente a via Giordano Bruno; viale Leopardi potrebbe divenire quindi pedonale: l’attuale sede del ponte diventerà esclusivamente pedonale, interrompendo il flusso veicolare diretto;  l’inversione dei sensi di marcia in via Petrarca e nell’ultimo tratto di via Bruno per permettere il collegamento con il nuovo ponte Portone che si innesterà su ponte Zavatti dalla sua sinistra.

La critica: «Delegato il governo della città»

Nonostante le motivazioni tecniche legate alla sicurezza, il progetto ha sollevato un polverone politico. Dario Romano, capogruppo del PD, ha chiesto con urgenza la convocazione di una commissione consiliare, denunciando una totale mancanza di confronto con i cittadini e le istituzioni democratiche. «Scelte calate dall’alto e nessuna strategia complessiva — attacca Romano —. Il vicecommissario Babini continua a decidere da solo e il sindaco Olivetti tace, non esercitando alcuna funzione di indirizzo politico. Questa opera stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto». Sulla stessa linea Marco Lion: il candidato alle primarie del centrosinistra punta il dito contro l’impatto ambientale e logistico: «Dopo il “ponte a brugola”, ora abbatteranno il Portone facendo impazzire il traffico in uscita. È un oltraggio ai cittadini che si ritroveranno con più inquinamento e caos».

Le prossime tappe

Mentre i tecnici dell’Rtp Ponte Portone iniziano i rilievi topografici e le verifiche archeologiche, la palla passa ora alla politica. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni porterà presto il confronto in II commissione, dove il sindaco Olivetti e i tecnici della struttura commissariale saranno chiamati a rispondere ai dubbi della città. L’estetica del nuovo ponte resta ancora tutta da decidere, con la speranza che non riaccada ciò che è avvenuto per ponte Garibaldi, ma il dibattito è ancora all’inizio.

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La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia
La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia

Senigallia, sì al bilancio di previsione: meno tasse e più esenzioni

SENIGALLIA – Il consiglio comunale ha approvato la manovra finanziaria proposta dalla giunta Olivetti che punta sulla riduzione della pressione fiscale. Nonostante i costi dell’alluvione e l’inflazione, cala l’Irpef e si amplia la fascia di esenzione per i redditi bassi.

Il sindaco Massimo Olivetti ha presentato i dati, evidenziando il recupero di 10 milioni di euro in tre anni grazie alla lotta all’evasione fiscale. «La nostra amministrazione è riuscita a diminuire per tutti i cittadini l’addizionale Irpef dallo 0,8 allo 0,78 e nel contempo ad aumentare il livello delle fasce di esenzione del pagamento dell’addizionale portandola dagli attuali 13mila euro di reddito annuo a 15mila euro».

Il sindaco ha poi rivendicato la solidità dei conti: «Un bilancio in salute che ha combattuto in modo vigoroso l’evasione fiscale, rientrando di 10 milioni di euro in tre anni, sfido chiunque nel dire che questa operazione non abbia dimostrato coraggio nel perseguire una politica che non è simpatica. Quando siamo arrivati questo Comune era in disavanzo, sostanze economiche che abbiamo dovuto pagare per rimettere a posto tutti i conti».

Sul fronte dei rifiuti, confermate riduzioni drastiche della Tari per le fasce Isee più basse (fino al 90%) e per le famiglie con disabili. «Sono quattro anni – ha sottolineato – che non la aumentiamo e che la finanziamo con il milione di avanzo di amministrazione. Ora, nelle fasce più deboli queste percentuali vengono quasi azzerate o ridotte moltissimo. Senza contare che un 10% in più di ribasso è stato previsto anche per quelle famiglie che hanno un disabile a carico».

Dura la replica alle critiche del capogruppo Pd Dario Romano e a Gennaro Campanile (Amo Senigallia), definite «prive di qualsivoglia fondamento». Olivetti ha ricordato come il centrosinistra avesse portato le tasse al massimo: «Chi oggi critica è lo stesso che portò l’Irpef al massimo e voltò le spalle agli alluvionati. Sarebbe bene – ha concluso il sindaco – che Romano contestualizzasse la sua richiesta di misure in favore degli alluvionati quando a suo tempo non votò a favore di quelle individuate da questa amministrazione proprio a sostegno di chi aveva subito ingenti danni». Dal governo nazionale sono state stanziate risorse per gli alluvionati: 52milioni di euro sono stati distribuiti a coloro che avevano subito danni dal maltempo del 15 settembre 2022.

In chiusura, il primo cittadino ha confermato il focus sul turismo e annunciato il deposito del progetto per la nuova piscina delle Saline.

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Senigallia, la minoranza sul bilancio: «Manca visione, ecco la nostra contromanovra»

Si preannuncia un consiglio comunale di fuoco quello che, tra poco, vedrà l’aula impegnata nell’esame finale del bilancio di previsione 2026-2028. Al centro della contesa non c’è solo una sequenza di numeri, ma due visioni opposte della città. Da una parte la maggioranza guidata dal sindaco Olivetti, dall’altra un’opposizione che per l’occasione ha deciso di serrare i ranghi e presentarsi con un fronte compatto. Partito Democratico, Amo Senigallia, Alleanza Verdi Sinistra, Vola Senigallia e Vivi Senigallia hanno depositato una serie di emendamenti mirati a sviluppare e migliorare l’impianto finanziario del Comune, denunciando tagli al sociale e una cronica mancanza di investimenti su alcuni capitoli che non siano l’asfaltatura delle strade.

L’affondo sul sociale e l’Irpef

Il primo terreno di scontro è quello fiscale. Il centrosinistra boccia senza appello le manovre della Giunta sulle aliquote comunali. «Hanno ridotto l’irpef di 4 euro all’anno per cittadino, mancano 500 mila euro di investimenti e riducono la spesa sul sociale» dichiara senza giri di parole Dario Romano, candidato alle primarie del centrosinistra. L’opposizione propone invece di superare l’aliquota fissa introducendo scaglioni progressivi: esenzione confermata fino a 15.000 euro, ma con una riduzione per la fascia media (15-28 mila euro) compensata da un aumento per i redditi sopra i 50 mila euro.

Sulla stessa linea d’onda Gennaro Campanile, capogruppo di Amo Senigallia, che accusa l’amministrazione di immobilismo progettuale: «Non ci sono risposte in bilancio sul costo della vita, sulla questione abitativa o sull’emergenza nel settore delle cure. E questi sono solo esempi. Ma potremmo continuare dicendo che l’amministrazione Olivetti fa solo propaganda perché non ha progettato nulla di nuovo ma anzi, si basa sui progetti ereditati dalle precedenti giunte di centrosinistra. Tranne che per piazza Simoncelli, il cui progetto era pronto, con tanto di risorse. Lì non hanno voluto procedere, per il resto ora si fregiano dei benefici del piano Cervellati».

Emergenza casa e ambiente

La “contromanovra” della minoranza punta con decisione sull’emergenza abitativa. Tra le proposte spiccano incentivi IMU per favorire gli affitti a lungo termine (residenziali) e un incremento di 100 mila euro annui per il fondo per il diritto alla casa, risorse che verrebbero recuperate tramite una razionalizzazione delle spese dell’ufficio tecnico.

Sul fronte ambientale, l’obiettivo è incentivare la differenziata raddoppiando il contributo per chi conferisce rifiuti al centro ambiente (da 0,026 a 0,05 €/kg) e alzando lo sconto massimo sulla TARI a 70 euro. Resta poi alta la tensione sul rischio idrogeologico: l’opposizione chiede di attuare finalmente la mozione del 2022 per istituire un fondo comunale destinato ai sistemi di difesa passiva (paratie e valvole) per proteggere case e aziende dalle piene.

Sport, scuole e il “nodo” parcheggi

Il welfare passa anche per i servizi quotidiani. Le proposte dell’opposizione includono l’innalzamento delle soglie ISEE per la mensa scolastica e un taglio del 30% alle tariffe degli impianti sportivi per dare ossigeno alle associazioni del territorio.

Un capitolo a parte merita la piscina delle Saline. Mentre la maggioranza valuta la demolizione, la minoranza propone un investimento di 400 mila euro nel 2026 — finanziato dal plusvalore dell’area ex Ciriachi — per una manutenzione straordinaria immediata. «L’obiettivo è garantire continuità a un servizio pubblico oggi sostenuto solo da un vecchio impianto in cui piove all’interno», spiegano i consiglieri.

Infine, la stoccata sui parcheggi a pagamento, estesi anche alle ore serali. Un provvedimento che Campanile non esita a definire draconiano: «Hanno imposto i parcheggi a pagamento anche di sera e per noi è una cosa grave, come i dazi di Trump». L’emendamento chiede il ripristino del pedaggio sul lungomare entro le ore 20 per evitare quella che viene percepita come una «tassa su chi va a cena fuori».

La parola passa ora all’aula: il confronto sul futuro di Senigallia è appena iniziato.

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L’arte che cura: il benessere dal colore tra le corsie dell’ospedale di Senigallia

Un foglio bianco, il suono della musica in sottofondo e il coraggio di dare un colore al proprio stato d’animo. Non è il racconto di un atelier d’artista, ma ciò che è accaduto all’interno dell’ospedale di Senigallia grazie al progetto di arteterapia “Io albero della stessa foresta”. L’iniziativa, condotta dall’arte terapeuta e designer Isabella Giampieretti, in collaborazione con la direzione medica, ha trasformato per alcune settimane una stanza ospedaliera in uno spazio di ascolto e rinascita. In questo articolo vi proponiamo una sintesi di quanto emerso dall’intervista a Isabella Giampieretti e alla dirigente della direzione medica ospedaliera di Senigallia Valeria Benigni, andata in onda nei giorni scorsi. Per riascoltare le loro parole, basterà cliccare sul tasto “play” o “riproduci”.

Studio aperto tra cura e benessere

Il cuore del progetto è stato il protocollo dello “Studio Aperto”: due giorni a settimana, per otto ore, pazienti provenienti da reparti diversi – oncologia, neurologia, ortopedia – e utenti del centro diurno della Cesanella hanno potuto varcare la soglia di un setting preparato ad hoc. «L’arteterapia si occupa della sfera del benessere e della relazione d’aiuto – spiega Isabella Giampieretti – Attraverso immagini, musiche e materiali artistici, le persone hanno potuto portare sul foglio i propri sentimenti, abbassando i livelli di ansia e dando voce a pensieri spesso inespressi». I numeri testimoniano il successo dell’iniziativa: oltre 235 frequentazioni in pochi mesi, un segnale chiaro del bisogno di focalizzare il proprio stato d’animo, ma anche dell’esigenza di leggerezza in contesti di fragilità.

La persona dietro il paziente

A sostenere il progetto è la dottoressa Valeria Benigni, dirigente della direzione medica ospedaliera, che sottolinea come il benessere psicologico ed emotivo sia parte integrante della guarigione. «Oggi parliamo di umanizzazione delle cure, un concetto che affonda le radici nella definizione di salute dell’OMS del 1948: non solo assenza di malattia, ma benessere fisico, psichico e sociale», afferma. Il percorso non ha coinvolto solo i pazienti: una fase pilota ha visto la partecipazione degli stessi operatori sanitari, aiutandoli a prevenire il burnout e a gestire il carico emotivo di reparti complessi come l’oncologia.

Le testimonianze

Le storie emerse durante il progetto sono frammenti di vita e toccano corde sensibili. C’è chi è arrivato con un carico di depressione e ha dichiarato di aver finalmente «alzato lo sguardo», e chi, partendo da disegni monocromatici e negativi, è approdato a colori sgargianti, riscoprendo non solo un proprio talento ma soprattutto la fiducia nel futuro. Un aspetto fondamentale è stata la condivisione: le opere venivano affisse su un pannello comune, una foresta simbolica dove ogni immagine individuale diventava parte di una comunità. «Essere visti dagli altri ha creato un legame profondo tra i partecipanti», aggiunge Giampieretti.

Le nuove sfide

Il bilancio positivo, seppur con qualche criticità superabile, apre ora la strada a nuove sfide. La richiesta è quella di estendere l’esperienza, magari portando l’arte terapia direttamente nelle sale d’attesa della pediatria o degli altri reparti dove magari i/le pazienti e le persone a loro collegate possono arrivare con meno difficoltà. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Gabbiano e da donazioni private, dimostra che la medicina del futuro non può prescindere dalla bellezza. E giova ricordare le parole della dottoressa Benigni: «Il paziente è prima di tutto una persona. Auspico che questo percorso diventi una realtà sempre più consolidata».

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Senigallia, la democrazia che viene dal basso: conclusi i laboratori de “La città che vogliamo”

Non una semplice lista di desideri, ma un progetto concreto di cittadinanza attiva. Si è conclusa giovedì 20 novembre la fase laboratoriale de “La città che vogliamo”, il percorso di democrazia partecipativa che da mesi sta mobilitando le energie migliori di Senigallia. Promosso dalla Diocesi sulla scia della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici di Trieste, l’iniziativa ha visto oltre cento cittadini impegnarsi in un esercizio di ascolto, mediazione e progettazione per il futuro della comunità.

Un percorso nato dai giovani per la città

Tutto ha avuto inizio nel luglio 2024, quando la Diocesi ha raccolto l’appello a farsi promotrice di un rinnovato impegno sociale. La progettazione, affidata a un gruppo di giovani adulti, ha saputo intercettare i bisogni del presente, coinvolgendo in prima battuta oltre 50 associazioni del territorio. Il cuore del metodo è stata la formazione: 25 facilitatori sono stati addestrati da esperti mediatori sociali per imparare a gestire il conflitto e trasformare le divergenze in sintesi costruttive.

Le cinque bussole per il futuro

Dalla “Mappa delle Idee” del 26 ottobre sono emersi i pilastri su cui la cittadinanza chiede di investire. Cinque macro-aree che rappresentano le priorità per la Senigallia di domani:

  • Città inclusiva: attenzione alle fragilità e diritto alla casa.
  • Sostenibilità: mobilità dolce e sicurezza del territorio.
  • Partecipazione: un’amministrazione condivisa tra Comune e cittadini.
  • Giovani: spazi dedicati e supporto alle nuove generazioni.
  • Cultura: la città come laboratorio permanente di valori.

Dalla teoria alla pratica: il ruolo degli esperti

L’ultimo incontro del 20 novembre ha segnato il passaggio cruciale: il confronto con esperti di settore. Le idee dei cittadini sono state messe al vaglio della fattibilità e della sostenibilità economica, trasformando le visioni in proposte concrete e “cantierabili”. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: contrastare l’astensionismo e fornire agli elettori strumenti per un voto consapevole.

Appuntamento al 2026: i prossimi passi

Il percorso non si ferma qui. Il lavoro prodotto dai tavoli diventerà un documento pubblico che sarà restituito alla città in un evento pubblico a febbraio 2026. Il momento politico più atteso arriverà però a marzo, con la “Consegna delle idee ai candidati sindaco”. In vista delle prossime elezioni comunali, i futuri aspiranti alla guida della città non potranno ignorare questo bagaglio di proposte nate dal basso. “Una democrazia viva ha bisogno di cittadini preparati e responsabili”, commentano gli organizzatori, sottolineando come la vera sfida sia riscoprire il valore del bene comune oltre gli schieramenti.

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Da Abbey Road alle Marche: il progetto BeatleSenigallia di Paolo Molinelli si fa largo

Nella musica moderna c’è un prima e un dopo Beatles. Ne è convinto Paolo Molinelli, fondatore e anima di “BeatleSenigallia”, che in una recente intervista a Radio Duomo Senigallia, ha ripercorso il passato e il presente di un’associazione che è riuscita a trasformare una passione privata in un movimento culturale con ricadute turistiche. L’audio, in onda venerdì 19 e sabato 20 alle ore 13:10 e alle 20 sarà in replica anche domenica 21 alle 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). Ma potete ascoltarlo e scaricarlo anche qui grazie al lettore multimediale.

L’intuizione del 2017

Molinelli, collezionista di fama nazionale con oltre 3.000 pezzi (tra dischi rari, autografi originali e memorabilia), ha deciso nel 2017 di “mettere a sistema” il suo immenso archivio. «Tutto è partito quasi per scherzo», racconta Molinelli, ricordando alcuni aneddoti con Angelo Di Liberto e Giuliano De Minicis: Quest’ultimo ideò l’iconico logo della rotonda in giallo ispirandosi a Sgt. Pepper. «Volevo la Rotonda davanti ad Abbey Road, ma Giuliano vinse la sfida con quel giallo che oggi colpisce ovunque passi il nostro manifesto 6×3».

I numeri: nel 2025 ben 36 eventi

Dalla prima edizione del 2018, il progetto è cresciuto molto. Se l’esordio contava solo due concerti, un incontro pubblico e una mostra, il programma per il 2025 è enorme: 36 eventi distribuiti in 21 città tra le province di Ancona, Pesaro Urbino e Rimini, per un totale di 68 giorni di spettacolo. «Senigallia è diventata un punto di riferimento nel mondo beatlesiano», spiega orgoglioso Molinelli. «Tra il monumento a John Lennon al Parco della Pace e la nuova panchina con mosaico dedicata ai Fab Four, siamo entrati nella geografia mondiale dei luoghi legati ai Beatles, insieme a Liverpool, Londra e New York. Molti turisti ormai scelgono Senigallia proprio seguendo i nostri eventi».

Non solo musica: solidarietà e valori

BeatleSenigallia non è però solo musica degli anni che furono o spettacolo. L’associazione si distingue per un forte impegno etico. Una realtà, sottolinea il presidente, con un legame costante al sociale. Ogni anno l’associazione sceglie un “partner etico” (come Andos, Lilt, Rose bianche sull’asfalto o Cuori di Velluto) per raccogliere fondi e sensibilizzare il pubblico su varie tematiche. A dare un tocco di unicità al progetto è anche la band dei sacerdoti “beat” i Neri Per Scelta: don Mario Camborata (batteria), don Davide Barazzoni (basso) e don Stefano Basile (chitarra), ribattezzati simpaticamente Ringo, Paul e George/John. «Sono straordinari», commenta Molinelli, annunciando l’imminente concerto di Natale domenica 21 dicembre presso l’oratorio della chiesa del Vallone a Senigallia.

Il sogno nel cassetto

Tra le collaborazioni prestigiose con l’Orchestra Sinfonica Rossini e il lancio del brano “Sogna” (scritto da Stefano Spazzi), Paolo Molinelli guarda già al futuro. Il sogno nel cassetto? Un concerto di Paul McCartney a Senigallia (ma è un’impresa impossibile che si stima possa far girare centinaia di milioni di euro). Invece l’obiettivo concreto è un altro: «Un museo per BeatleSenigallia. Uno spazio importante per esporre stabilmente questo patrimonio e dare alla città ciò che merita».

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