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Autore: Carlo Leone

bidoni, raccolta differenziata, raccolta rifiuti, immondizia, igiene pubblica, senigallia

Rifiuti, Legambiente contro il termovalorizzatore nelle Marche

Da tempo si sta facendo largo nella politica regionale l’idea di realizzare un termovalorizzatore nelle Marche. Una struttura che dovrebbe bruciare 370 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali. E da tempo si parla di questa come dell’unica soluzione per risolvere alcuni problemi cronici del settore, necessaria anche sotto il profilo economico. Secondo Legambiente Marche, però, in questo ragionamento mancano elementi essenziali per una visione completa della questione.

«Leggiamo sempre più frequentemente – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – una campagna di comunicazione sul termovalorizzatore come la soluzione all’emergenza economica in cui i rifiuti ci stanno portando e anche come soluzione per liberarci dalle discariche, sempre più difficili da realizzare nei territori. Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni. Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso».

Nel 2024 il piano regionale di gestione dei rifiuti stimava un costo per il termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che, secondo Legambiente, andrà ulteriormente rialzata. Nasce da qui la domanda: «come può un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile? La regione ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie».

L’atteggiamento di Legambiente è quello di sottolineare di certo lo «stallo impiantistico» che c’è nella regione, ma al contempo sottlineando la via d’uscita, l’economia circolare. «Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie ottenute dal riciclo. Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, RAEE, tessili. Come Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione».

«Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso, ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitanti. Ed è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante. Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».

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La spiaggia di velluto e la rotonda a mare di Senigallia

Turismo a Senigallia, operatori fiduciosi in una buona stagione

La stagione balneare a Senigallia ha registrato un buon avvio quest’anno. E ciò è dovuto anche alle temperature elevate già dalla fine di maggio che hanno accelerato l’afflusso dei bagnanti verso il litorale. C’è stato – dicono gli operatori del settore turismo – un ottimo andamento delle prenotazioni, partite in anticipo rispetto agli anni passati. Per fare il punto della situazione, abbiamo intervistato Marco Manfredi, presidente dell’Associazione “Alberghi & turismo” di Senigallia nonché rappresentante di Federalberghi provinciale di Ancona per Confcommercio. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) nei giorni scorsi, è disponibile oggi anche qui.

LA SITUAZIONE

I primi dati evidenziano la soddisfazione degli operatori del turismo. La città beneficia di un’immagine consolidata a livello nazionale, grazie alla visibilità mediatica di grandi eventi ospitati nelle scorse stagioni. Manifestazioni anni ’50, raduni motociclistici, eventi sportivi e culturali hanno attirato flussi consistenti in particolare dalle regioni del Nord Italia. La capacità ricettiva locale conta attualmente 76 strutture alberghiere per un totale di circa cinquemila posti letto standard. A queste si affiancano bed and breakfast, affittacamere, appartamenti privati e campeggi. Il settore extra-alberghiero assorbe circa il 50% del totale delle presenze annuali sul territorio.

Tra gli obiettivi c’è da anni il prolungamento dell’attività turistica da Pasqua fino al mese di ottobre. Per raggiungere tale traguardo, gli operatori stanno prendendo contatti con i circuiti del turismo culturale e sportivo estero. L’idea è quella di intercettare nuovi mercati, in particolare dal nord Europa.

I NODI

Marco Manfredi

Il comparto balneare resta il motore principale dell’economia cittadina. C’è da dire che vive una fase di transizione legata alla direttiva Bolkestein. Entro settembre 2027 dovrebbero vedersi delle novità importanti e un’evoluzione dei servizi balneari (intrattenimento, ristorazione, aperture serali). Ma l’incertezza legata anche alla mancanza di tutele definitive delle imprese frena gli investimenti da parte dei concessionari di spiaggia.

Tra le criticità figura il ritardo nella pubblicazione del calendario degli eventi estivi, arrivato a fine giugno quando ormai le prenotazioni sono già state fatte. Le elezioni hanno rallentato la programmazione amministrativa. L’auspicio degli operatori è un rapido inserimento di ulteriori iniziative, soprattutto dedicate alle famiglie, che rappresentano il target di riferimento per i mesi di luglio e agosto.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla carenza di personale qualificato. Secondo Manfredi, le difficoltà di reperimento non sono strettamente collegate ai livelli retributivi, poiché le aziende si dimostrano pronte a investire su profili con elevate competenze linguistiche e professionali. Il problema si manifesta laddove manchino tali requisiti.

SGUARDO IN AVANTI

Le prospettive future si orientano verso il potenziamento della rete turistica regionale e lo sviluppo del turismo esperienziale. L’integrazione tra l’offerta costiera e le risorse dell’entroterra (degustazioni enogastronomiche, valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e artigianale), è la chiave per accrescere la competitività del territorio. Tra le risorse ci sono certamente gli strumenti digitali, ma c’è un’ulteriore possibilità. Ed è rappresentata dalla strutturazione di una sinergia pubblico-privata, passaggio necessario per promuovere strategie, eventi e comunicazioni efficaci, sia nel mercato interno che all’estero.

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La spiaggia di levante a Senigallia, persone in mare in primo piano, sullo sfondo la costa fino ad Ancona tra alberghi e costruzioni ricettive

Bolkestein, spiagge delle Marche a rischio? L’analisi di Confcommercio

Il tema delle concessioni demaniali marittime e dell’applicazione della direttiva europea Bolkestein continua a interessare il territorio marchigiano. E’ recente la decisione della giunta di Fano sull’avvio delle procedure di gara ad evidenza pubblica nella zona di Torrette. Riflettori accesi su una questione complessa, con scadenze normative precise ma finora sempre procrstinate. E a complicare il tutto c’è un quadro interpretativo ancora frammentato. Ne abbiamo parlato con Andrea Curtatoni, responsabile Commercio e Turismo di Confcommercio Marche. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia nei giorni scorsi, è disponibile anche qui.

La delibera fanese stabilisce che a fine estate andranno a gara le concessioni per l’area di Torrette, attualmente libera. L’obiettivo è muoversi in tempo per arrivare al termine del 30 settembre 2027 con l’ingresso dei nuovi titolari di concessioni. L’iniziativa – che prevede anche l’adeguamento del piano particolarizzato delle spiagge al Piano di gestione integrata delle zone costiere – rimane secondo Andrea Curtatoni un caso isolato nella regione. Pochi, per il momento, sono gli amministratori e i dirigenti che vogliono agire in conformità con le normative e le tempistiche attuali. La maggior parte preferisce invece attendere un quadro applicativo più concreto e stabile.

Secondo l’esponente di Confcommercio, non sussiste un’urgenza immediata che giustifichi una corsa a questi bandi a evidenza pubblica. Da un lato la conclusione delle gare deve avvenire entro il 30 giugno 2027. Dall’altro Curtatoni sottolinea la mancanza di un “bando-tipo” nazionale. Un modello, strumento fondamentale per uniformare le regole. Lo scopo è infatti garantire equità a tutti gli operatori del settore.
A ciò si aggiungono i ritardi tecnici legati ai piani di difesa della costa, poiché l’adeguamento dei piani spiaggia comunali è subordinato alle modifiche del piano regionale previste entro la fine dell’anno.

Un nodo centrale della discussione resta quello della mappatura delle risorse balneari. Il censimento serve per verificare la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa”. Questa è la condizione essenziale per l’applicazione della Bolkestein. L’operazione s’è sostanzialmente arenata dopo l’invio a Bruxelles di un dossier ritenuto non esaustivo.
Esiste inoltre un dibattito aperto sulle competenze in materia tra Stato e Regioni nella gestione delle norme sulla concorrenza, mentre ai Comuni rimarrebbe l’onere dell’applicazione delle direttive.

Andrea Curtatoni
Andrea Curtatoni

A complicare il quadro, c’è anche una vera e propria criticità strutturale: manca una profonda riforma del settore. Il sistema italiano si basa ancora sui regi decreti e regolamenti degli anni ’30, ’40 e ’50. Testi normativi ormai distanti dalle attuali dinamiche turistiche, economiche e logistiche delle imprese balneari.

L’obiettivo prioritario delle associazioni di categoria per quanto riguarda la diretta Bolkestein rimane la salvaguardia dell’economia locale. Un tessuto spesso composto da piccole imprese familiari che nel corso degli anni hanno effettuato investimenti sul litorale.
La sfida per i prossimi mesi sarà quella di trovare un equilibrio tra il rispetto delle scadenze europee del 2027 e la tutela del valore economico, sociale e occupazionale rappresentato dal sistema turistico-balneare marchigiano.

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Marche: bilancio record per la guardia di finanza, sequestri per oltre 1,7 miliardi

In occasione del 252° anniversario della fondazione della guardia di finanza, il comando regionale delle Marche ha tracciato il bilancio delle attività operative condotte dal 1° gennaio 2025 al 31 maggio 2026. Le fiamme gialle hanno eseguito circa 36mila interventi e oltre tremila indagini, confermando un impegno capillare a tutela della legalità economica, dei cittadini e del tessuto imprenditoriale sano della regione.

Il contrasto all’evasione fiscale e alle frodi si è confermato uno dei pilastri dell’azione del Corpo. Le 633 indagini di polizia giudiziaria hanno portato alla denuncia di 518 persone per reati tributari e al sequestro di patrimoni e conti per un valore complessivo di circa 1,7 miliardi di euro. L’attività investigativa ha permesso inoltre di individuare 347 evasori totali e 874 lavoratori irregolari o impiegati in nero. 

Sul fronte della prevenzione, sono state avanzate oltre 500 proposte di cessazione della partita IVA nei confronti di soggetti a rischio e sono stati bloccati circa 640 milioni di euro di crediti fiscali inesistenti prima che potessero essere utilizzati indebitamente in compensazione. 

Di rilievo anche il settore doganale, dove spicca il sequestro di oltre 694 tonnellate di tabacchi lavorati esteri di contrabbando e l’individuazione di un opificio clandestino sul territorio nazionale.

Per quanto riguarda la tutela della spesa pubblica, il monitoraggio si è concentrato prevalentemente sulle risorse nazionali e dell’Unione Europea, a partire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Degli oltre duemila interventi dei reparti operativi, ben 568 erano  legati al PNRR per verificare la regolarità di contributi e appalti. In ballo c’erano oltre 400 milioni di euro. 

Le frodi complessivamente accertate ai danni dei bilanci pubblici – nazionali e dell’unione europea – raggiungono i 57 milioni di euro, con la denuncia  di 370 persone e la segnalazione alla Corte dei conti di 229 responsabili per danni erariali quantificati in oltre 51 milioni di euro. 

L’azione di contrasto alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria ha consentito di aggredire i patrimoni illeciti: gli interventi in materia di riciclaggio e autoriciclaggio hanno portato alla denuncia di 102 persone e al sequestro di beni per circa 150 milioni di euro, a cui si aggiunge un miliardo di euro di sequestri eseguiti nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti.

L’impegno della Guardia di Finanza si estende anche traffico di droghe. Sequestrati quasi 1200 chilogrammi di sostanze stupefacenti (in prevalenza cocaina, hashish e marijuana) e oltre 373 milioni di prodotti contraffatti o insicuri. Oltre 10 le tonnellate di prodotti agroalimentari recanti marchi contraffatti, false o fallaci indicazioni di origine e provenienza nonché oggetto di frode commerciale.

Sotto la lente d’ingrandimento della guardia di finanza marchigiana c’è anche la questione dei flussi migratori. I controlli, anche congiunti con i paesi d’origine o nodi per le rotte migratorie, hanno permesso di ridurre del 75% gli ingressi illeciti dalla Tunisia (da 19.460 persone nel 2024 a 4.861 nel 2025), mentre l’aumento si è verificato per i transiti dalla Libia (+38%, da 42.279 migranti nel 2024 a 58.408 nel 2025).

Le unità della guardia di finanza sono impegnate infine nella protezione civile, per fronteggiare calamità e disastri naturali; nella prevenzione balneare lungo i 180 km di coste marchigiane; e nella tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza del territorio, in occasione di manifestazioni, eventi sportivi, consessi internazionali e altri eventi. Tale impegno, che prosegue ininterrotto anche nel 2026, ha portato ad un impiego complessivo di 405 giornate/uomo in servizi di ordine pubblico.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche, su minori e famiglie, tra esigenze di tutela e di giustizia

Minori, famiglie, assistenti sociali e giustizia: la rete che serve

L’equilibrio tra la tutela dei minorenni, l’intervento dell’autorità giudiziaria e l’azione di supporto alle famiglie da parte delle varie agenzie e figure istituzionali è stato il tema centrale del convegno “Minori e famiglie: cura e giustizia, la rete che sostiene“, svoltosi ad Ancona lo scorso venerdì 19 giugno. L’evento era promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Un’iniziativa che ha permesso di riflettere sulle strategie di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza in un contesto sociale in continua evoluzione. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Monica Frezzotti, presidente dell’Ordias marchigiano. L’intervista, andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) nei giorni scorsi, è disponibile qui.

Frezzotti ha evidenziato come gli assistenti sociali operino all’interno di un preciso mandato istituzionale, professionale e deontologico, e nella multidisciplinarietà. La tutela dei minori si inserisce in un percorso di affiancamento e sostegno ai nuclei familiari, per attivare processi di cambiamento positivi. Questa professione si muove in collaborazione con avvocati, psicologi e magistrati. Figure unite nella gestione di varie situazioni: dai minori vittime di condotte inadeguate a quelli inseriti in percorsi di riabilitazione dopo comportamenti devianti.

Un aspetto centrale del dibattito riguarda l’importanza della prevenzione fin dall’età infantile. Intercettare i segnali di disagio consente di intervenire prima che si consolidino dinamiche delinquenziali. Sembra una frase fatta ma così si riduce il rischio di una reiterazione dei reati. Inoltre, si limita lo stigma sociale che colpisce l’immagine (propria e altrui) di ragazzi e ragazze. Secondo Frezzotti, i comportamenti a rischio, come l’aggressività reiterata nel tempo, vanno analizzati nel caso specifico senza banalizzare. Familiari, insegnanti, pediatri e medici di famiglia sono come sentinelle sul territorio, capaci di cogliere i primi campanelli d’allarme.

A livello regionale, però, ci sono delle carenze strutturali. Una è la scarsità di servizi educativi e di centri di aggregazione per la fascia d’età tra i 14 e i 19 anni. Questo vuoto priva gli adolescenti di spazi di socializzazione protetti e della presenza di figure educative preparate. La mancanza di luoghi fisici si intreccia con i nuovi bisogni emergenti dei giovani. Spesso sono legati a un uso precoce e non mediato dei social media. Altre volte a una diffusa necessità di recuperare relazioni concrete e reali all’interno dei gruppi.

Sul ruolo dei nuclei familiari, Frezzotti osserva che le famiglie mantengono una presenza attiva. «Ci sono nei limiti delle proprie capacità e risorse momentanee, ma dobbiamo sostenerle». L’intervento dei servizi sociali e sociosanitari mira a riattivare queste competenze genitoriali in caso di eventi critici o difficoltà.

In prospettiva futura, l’Ordine degli assistenti sociali delle Marche intende consolidare i percorsi di formazione congiunta. L’iniziativa per ora viene ipotizzata con gli ordini degli avvocati e degli psicologi, ma è solo un primo passo. All’orizzonte c’è anche la promozione di un progetto finalizzato a far conoscere la professione e le sue funzioni all’interno degli istituti scolastici.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Al centro, in giacca marrone, la presidente Monica Frezzotti
Il convegno ad Ancona, promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Terza da sinistra la presidente Monica Frezzotti
Una scena di "A spasso con Sandrone", uno show per bambini

Teatro bambini: il festival Ambarabà torna a Senigallia, Corinaldo, Ostra, Arcevia e Chiaravalle

Anche quest’estate torna Ambarabà, il festival di teatro ragazzi e di figura organizzato da Teatro Giovani Teatro Pirata. Dal 23 giugno al 6 agosto la rassegna attraverserà la provincia di Ancona con 18 appuntamenti. La sola città di Senigallia ospiterà cinque serate di spettacolo e l’evento conclusivo del festival. Altri momenti saranno a Corinaldo, Ostra, Chiaravalle e Arcevia.

La programmazione – nei comuni della diocesi senigalliese – prenderà il via il 3 luglio. Si partirà da Corinaldo, piazza Il Terreno, con Burattini all’improvviso, sketch classici e rivisitati a cura di Massimiliano Venturi. Il 9 luglio sarà la volta di Le avventure di Pulcino, a Senigallia. Una produzione del Teatro Giovani Teatro Pirata che unisce pupazzi, oggetti di recupero e musica dal vivo. Il 16 luglio, ancora a Senigallia, sarà la volta di Mago per svago de L’Abile Teatro, spettacolo tra clownerie e tecniche circensi. Il giorno dopo, 17 luglio, si torna di nuovo a Corinaldo per una rilettura teatrale e comica di Cappuccetto Rosso.

Il 21 luglio, in piazza dei Martiri a Ostra, sarà di scena Il circo in valigia, tra acrobazie, giocolerie, musica dal vivo. Spazio poi il 23 luglio alla scuola Pascoli di Senigallia: arriva Rattoppè di Paola Lombardo e Mario Cosco, recital tra canto, comicità e ventriloquia. A Chiaravalle, presso il nuovo campo Boario-parco Gianni Ravera, si terrà il 28 luglio A spasso con Sandrone, uno show per bambini, famiglie e pubblico misto con burattini, magie, pupazzi e arti varie. Il 30 luglio andrà in scena Pinocchio. Vita e imprese di un burattino del Progetto G.G., rilettura del celebre classico di Collodi.

Il 31 luglio si tornerà al piazzale Il Terreno di Corinaldo per la seconda tappa di C’è un carro che gira, una serie di storie con qualche drago, attori, burattini, musicisti, giocolieri e clown. C’è tempo per fare una trasferta anche ad Avacelli di Arcevia il 4 agosto per Un nonno da cortile. Un buffo, genuino e ironico nonno Florindo trasporterà il pubblico in dinamiche assurde raccontando storie di terra, piante e animali. Infine, il 6 agosto, Senigallia ospiterà la chiusura del festival con Banda Storta Circus della Compagnia Samovar.

Ambarabà è promosso da Teatro Giovani Teatro Pirata, centro di produzione riconosciuto dal ministero della cultura. E’ uno dei festival di teatro per ragazzi più longevi delle Marche. Porta ogni anno nelle piazze e nei luoghi della comunità spettacoli di teatro d’attore, teatro di figura, burattini, musica, circo contemporaneo e clownerie.

Tutti gli spettacoli di Senigallia inizieranno alle ore 21:30 nel cortile della scuola Pascoli.
Il biglietto d’ingresso è di 5 euro. Informazioni Teatro Giovani Teatro Pirata Tel. 0731.56590 – Cell. 334.1684688 biglietteria@teatrogiovaniteatropirata.it.

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Alan Canestrari

Centro esteso al porto, spiagge aperte al cambiamento: l’idea di Alan Canestrari – AUDIO

Nuovo quinquennio, a Senigallia, sotto il segno della continuità politica e amministrativa per la giunta di centrodestra. Ai microfoni di Radio Duomo (95.2fm), nel corso della trasmissione “20 minuti da Leone” in onda dal lunedì alla domenica, l’assessore Alan Canestrari ha tracciato un bilancio del recente esito elettorale e ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato, arricchito quest’anno dalle deleghe a porto e spiagge, che vanno ad aggiungersi a quella per le attività produttive. L’AUDIO dell’intervista dei giorni scorsi è disponibile anche qui.

Il primo tema discusso con l’assessore è il verdetto delle urne. Di fatto il premio è andato alla formula civica guidata dal sindaco Massimo Olivetti. Canestrari non esita a definirlo il frutto di una forte consapevolezza maturata in mezzo alla gente. Il calo dei partiti di centrodestra a vantaggio delle liste civiche (a sinistra invece hanno retto, anzi il Pd è il più votato a Senigallia) viene descritto dall’assessore non come un fenomeno passeggero, bensì come il consolidamento di una sensibilità già emersa cinque anni fa. La scelta di puntare su figure della società civile, slegate da logiche di apparato e pronte a farsi carico dei problemi reali del territorio, si è rivelata una mossa vincente. Lo stesso Canestrari, pur confermando il proprio legame personale con Forza Italia, ha rivendicato il valore di un impegno civico che mette al centro la fiducia nella persona piuttosto che la bandiera politica.

Guardando al lavoro già svolto, l’assessore ha ricordato il percorso sulle politiche giovanili, ora passate alla collega Simona Romagnoli, che ha visto la nascita di iniziative come il Rotondo Music Festival o contro il cyberbullismo. Questo impegno ha anche favorito il ricambio generazionale all’interno delle stesse istituzioni comunali, portando giovani ventenni sui banchi del consiglio.

La grande sfida per il comparto economico resta tuttavia legata alla gestione del turismo, un settore trainante che muove a cascata anche l’artigianato e la piccola industria locale durante i mesi invernali. Canestrari ha sottolineato l’urgenza di superare il concetto di turismo esclusivamente estivo per approdare a una destagionalizzazione reale. La strategia del Comune punta a mettere in rete le attività balneari della costa con le eccellenze agricole e vitivinicole dell’entroterra, offrendo ai visitatori un turismo esperienziale e integrato.

Sul fronte delle imprese storiche che in passato hanno delocalizzato fuori dai confini comunali, l’obiettivo della nuova giunta è quello di frenare l’emorragia e trattenere le eccellenze in crescita. Il Comune intende agire sulle leve a sua disposizione, come la rimodulazione della Tari e la promozione di tavoli di concertazione con i proprietari dei capannoni sfitti per calmierare gli affitti. Fondamentale sarà inoltre la sinergia con la Regione Marche per intercettare bandi legati all’innovazione tecnologica, offrendo un sostegno concreto agli investimenti degli imprenditori locali.

Il piano di rilancio tocca da vicino anche il porto e il demanio marittimo. Le spiagge senigalliesi stanno vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso il modello dello chalet a 360 gradi. Una modalità capace di offrire servizi balneari, ristorazione, intrattenimento e pubblico spettacolo. Canestrari l’ha definita una risposta necessaria alle mutate esigenze del turista, sempre nel rigoroso rispetto delle normative e della convivenza urbana.

Infine, per quanto riguarda il porto, l’amministrazione intende proseguire l’opera di valorizzazione per trasformarlo in un prolungamento naturale del centro storico e in una passeggiata continua dai corsi cittadini fino ai moli. Archiviata la prima fase di dragaggio stagionale, i prossimi passi guidati dal Comune e dalla Regione si concentreranno su nuovi investimenti strutturali e sulla gestione delle aree pedonali. Rimangono i vincoli imposti dal piano d’assetto idrogeologico, ma l’obiettivo è rendere l’area portuale un polo vivo e attrattivo durante tutto l’anno.

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Senigallia, torna il rombo dei motori d’epoca: rievocazione sullo storico circuito

Le persone di Senigallia e dintorni si preparano a fare un tuffo nel passato grazie alla 21esima rievocazione storica del celebre circuito motoristico cittadino, una manifestazione iscritta al calendario nazionale ASI e organizzata con passione dal club Motori d’Epoca locale. Intervistato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia, il vicepresidente del club Umberto Principi ha svelato i dettagli di un fine settimana straordinario, il 20 e 21 giugno. L’AUDIO dell’intervista, in onda venerdì 19 giugno alle ore 13:10 e alle 20, sabato 20 alle 20 e domenica 21 alle 17:15, è disponibile anche qui.

L’edizione di quest’anno si distingue per una speciale sinergia interregionale. Nella giornata di sabato, i partecipanti marchigiani partiranno alla volta di Todi per unire le forze con i club del Lazio e dell’Umbria, proseguendo poi verso Pergola per una visita ai celebri bronzi dorati, prima di rientrare in sede per l’attesissima sfilata serale di auto e moto storiche in piazza del Duca.

La giornata di domenica rappresenterà il vero fulcro dell’evento con la riproposizione del tracciato originale che, tra il 1928 e il 1955, vide sfrecciare campioni leggendari del calibro del pilota osimano Luigi Fagioli, noto come “l’osimano volante”. I veicoli in gara, tutti rigorosamente con almeno venticinque anni di età, si cimenteranno in tre giri del circuito storico affrontando prove cronometrate e di abilità su brevi distanze a velocità controllata, per garantire la massima sicurezza.

Tra i gioielli automobilistici più attesi spicca un’Alfa Romeo 256 “Torpedino” appartenuta al celebre pilota Rabitti, che tornerà a ruggire sull’asfalto marchigiano guidata dal suo attuale proprietario insieme al nipote dello storico asso del volante.

I motori d’epoca ripercorreranno quasi fedelmente lo storico anello stradale che un tempo entusiasmava migliaia di spettatori, un tracciato che partiva dalla strada statale Adriatica in zona Cesano e si snodava attraverso via Rossini fino all’altezza dell’ospedale, per poi prendere via Cellini e inerpicarsi in salita verso Scapezzano lungo strada Berardinelli. Il punto più spettacolare e iconico del percorso rimane la mitica “curva del Cavallaro”, una stretta svolta a gomito dove piloti e centauri eseguivano autentiche evoluzioni, prima di lanciarsi nella veloce discesa di strada della Marina e raggiungere il traguardo.

Durante l’intervista, Principi ha ricordato che questa rievocazione rappresenta anche il recupero di un importante frammento di storia urbanistica e politica del territorio. Negli anni Sessanta, infatti, esisteva il progetto concreto per la costruzione di un vero e proprio autodromo semi-permanente a Senigallia, un’opera moderna che avrebbe affiancato la neonata autostrada senza intralciare il traffico cittadino e che ricevette persino promesse di finanziamento statale dall’allora ministro Corona. Tuttavia, la cronica instabilità dei governi dell’epoca fece tramontare l’iniziativa, lasciando che altre realtà, come Imola, realizzassero strutture analoghe e superassero Senigallia; una perdita che oggi, a causa della forte antropizzazione del territorio, è impossibile colmare, rendendo lo sforzo dei soci del Club Motori d’Epoca ancora più prezioso per mantenere viva la memoria collettiva.

Pannolini lavabili posizionati sull'erba di un prato. Foto da pannolinilavanda.org

Una montagna di rifiuti. Tra ecologia e salute, l’idea dei pannolini lavabili a noleggio

I pannolini usa e getta rappresentano una delle voci più pesanti della raccolta indifferenziata. Costituiscono il 10-15% dei rifiuti non riciclabili. I tempi di smaltimento in discarica sfiorano i 500 anni a causa della presenza di polimeri chimici superassorbenti. Sono di fatto il pregio e il difetto del prodotto. Di fronte a questa montagna di scarti, stimata in 170 mila tonnellate all’anno solo in Italia e solo per quanto riguarda la prima infanzia, c’è chi propone idee alternative.

La cooperativa “Stella del Mattino” di Senigallia ha deciso di rilanciare una soluzione ecologica pensata già anni fa, i pannolini lavabili. Ce lo ha spiegato il presidente Giovanni Spinozzi, intervenuto a Radio Duomo Senigallia: la transizione è ormai necessaria. Per il benessere di tutti, pianeta compreso. L’AUDIO dell’intervista andata in onda nei giorni scorsi è ora disponibile qui.

Fondata nel 2006 e attiva nella gestione di un asilo nido locale, la cooperativa ha ideato un servizio innovativo, finanziato due volte dalla fondazione CariVerona. L’obiettivo è superare la barriera (anche psicologica) della gestione domestica, che spesso scoraggia le famiglie per il continuo ciclo di lavaggio e asciugatura.

Il progetto prevede un sistema di abbonamento e noleggio di pannolini lavabili, azzerando l’investimento iniziale per l’acquisto del corredo. Una lavanderia centralizzata e autorizzata dall’Ast si occupa del ritiro dello sporco, della sanificazione certificata con standard ospedalieri e della riconsegna dei pannolini puliti presso appositi centri di scambio distribuiti tra Senigallia, Ancona e Camerano. Ma altri potrebbero essere aperti con una maggiore domanda.

La riduzione dell’impatto ambientale è notevole: si va a eliminare una montagna di rifiuti, quella che si vede nella foto in alto. Si stima che nei primi tre anni di vita un bambino possa produrre qualcosa come una tonnellata di usa e getta. Non solo, la strategia dei pannolini lavabili (compreso il trasporto di consegna e ritiro) permette una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica complessive rispetto a quelli tradizionali.

Ci sono anche altri vantaggi. La scelta del tessuto offre rilevanti benefici sulla salute e pedagogici. Supportati dalle valutazioni di pediatri e ostetriche, i promotori evidenziano come i pannolini di cotone azzerino le classiche dermatiti e favoriscano una precoce autonomia dei piccoli nel controllo degli sfinteri. La naturale sensazione di umido stimola infatti la consapevolezza corporea, consentendo ai bimbi di abbandonare il pannolino intorno ai due anni di età, ossia con circa un anno e mezzo di anticipo rispetto alla media dei sistemi tradizionali.

Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi

Tutto molto bello, ma quanto costa? Anche il bilancio economico si rivela favorevole sul lungo periodo. Sebbene il costo del singolo cambio lavato e sterilizzato sia leggermente superiore alla media dei prezzi di un discount, il risparmio complessivo è garantito proprio dalla minore durata del percorso di svezzamento dal pannolino. Tramite la piattaforma dedicata (Pannolinilavanda.org), le famiglie possono configurare il servizio in base alle esigenze specifiche e alla taglia del neonato, ricevendo persino una scorta di emergenza per gestire la routine domestica in totale serenità.

L’iniziativa punta a un obiettivo ambizioso: ridurre i rifiuti conferiti in discarica, alleggerire il cairco ambientale tramite lo scardinamento di scetticismi e resistenze culturali. Così si trasforma una pratica ecologista in un servizio di prossimità accessibile e vantaggioso per l’intera comunità.

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Francesca Ripanti

Ricerca scientifica: «l’Italia è ancora un imbuto»

C’è un dato che, più di ogni discorso o interpretazione, fotografa la realtà dell’università italiana vista con gli occhi di una giovane scienziata: 33 esami sostenuti durante il percorso di studi e soltanto due docenti donne incontrate lungo questo cammino. A raccontarlo è Francesca Ripanti, 35 anni, fisica e ricercatrice presso il dipartimento di scienze della vita e dell’ambiente dell’università politecnica delle Marche. In un’intervista a Radio Duomo Senigallia, la studiosa ha tracciato un bilancio del suo percorso – di studi e professionale –  mettendo in luce le contraddizioni di un sistema, quello della ricerca scientifica, che fatica a rinnovarsi. L’AUDIO è disponibile qui.

Il grande tema affrontato da Ripanti riguarda l’accesso delle donne alle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sebbene la narrazione comune parli di un mondo ancora precluso al genere femminile, la realtà osservata dai laboratori dell’Univpm è più sfumata. «Nella mia esperienza – spiega Ripanti – il divario tra studenti e studentesse è ormai quasi superato a livello di iscrizioni. In dipartimenti come scienze biologiche le ragazze sono la maggioranza, e anche in fisica o matematica, storicamente considerate ad appannaggio maschile, le classi sono ormai divise a metà». Il vero problema, secondo la ricercatrice, non è più l’accesso, ma la progressione: il cosiddetto “soffitto di cristallo”.

«Ci portiamo dietro una cultura del passato che si evidenzia nelle figure apicali: i professori e i ruoli decisionali sono ancora a stragrande maggioranza maschile. Quando ho iniziato, a Marina di Montemarciano, il commento medio era: “Fisica? Ma è una cosa da maschi”. Oggi le nuove generazioni soffrono meno questa disparità, ma l’esempio ai vertici manca perché chi occupa quelle posizioni ci è arrivato in un’epoca in cui le donne non accedevano a certe discipline». Un divario generazionale, quindi, che il tempo dovrebbe colmare.

Ripanti tocca uno dei nodi storici del sistema in Italia, descritto con la metafora di un imbuto rovesciato. «Il percorso post-laurea è una struttura bloccata. Non ci sono posti di dottorato proporzionati al numero di laureati, non ci sono sbocchi sufficienti». È il cosiddetto “collo di bottiglia”: una selezione dettata non dal merito, ma dalla scarsità di risorse. «Investire nella ricerca scientifica non è la priorità in Italia. Quando va bene, si tende a finanziare le aree con un riscontro pratico immediato, come la medicina applicata, dimenticando che senza la ricerca di base – quella che studia le leggi fondamentali della materia e della vita – non esisterebbe alcuna innovazione».

A pesare è anche il confronto con l’estero. Ripanti sottolinea come in Italia non solo sia insufficiente il sostegno pubblico, ma anche quello privato, che altrove compensa le carenze statali. Nemmeno momenti di grande orgoglio nazionale, come il Nobel a Giorgio Parisi, sembrano aver invertito la rotta. «L’entusiasmo per Parisi ha risvegliato i cuori dei cittadini, ma non ha portato benefici in termini di nuovi piani di finanziamento» alla ricerca scientifica.

Nonostante il periodo di «vacche magre» e il precariato dilagante, Francesca Ripanti si definisce «fortunata» per aver intercettato un treno accademico che la sta portando verso il ruolo di professoressa. E’ vero che il treno ogni tanto passa, ma bisogna farsi trovare pronti in stazione. E per fare quella valigia ci vogliono anni di studi e tanto impegno. Per questo il suo invito è rivolto ai giovani e alle giovani che guardano con timore alle facoltà scientifiche: «Non abbiate paura delle cose difficili. Cercare l’ignoto o provare ad aggiungere anche un piccolo tassello su una cosa che non si conosce è faticoso e frustrante, ma riempie di gioia quando lo si trova. Com’è che si dice? Se il lavoro è una passione, non sarà mai davvero un lavoro».

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don Emanuele Piazzai

Chiesa e fede: i passi da compiere verso una comunità che sia più “casa” e meno “azienda”

La necessità di rinnovare la trasmissione della fede, il confronto quotidiano con le realtà parrocchiali, l’impegno (e le fatiche) di chi opera sul campo, l’esperienza con giovani e meno giovani, l’apertura al sacro. Sono questi i cardini attorno a cui ruota il libro di don Emanuele Piazzai, viceparroco dell’unità pastorale “Nazareth” (che comprende Ostra, Casine e Pianello) della diocesi di Senigallia, intitolato “I suoi passi tracceranno il cammino per una trasmissione della fede rinnovata“.

Intervistato da Laura Mandolini, direttrice di Radio Duomo Senigallia e La Voce Misena, l’autore ha raccontato come il volume, pubblicato dalla casa editrice LDC, sia il frutto di un percorso di formazione che lo ha visto impegnato per mesi con circa trecento operatori pastorali della diocesi di Ancona. Da lì è nata l’idea di una raccolta, sistemazione organica e pubblicazione di quei contenuti. L’intervista, di cui qui pubblichiamo solo un estratto testuale, è in onda lunedì 15 e martedì 16 giugno, alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 21 alle ore 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm). Qui sotto trovate l’AUDIO dell’intervista.

Al centro del libro si colloca la convinzione, legata anche agli studi di teologia pastorale, che la Chiesa non debba inventare chissà quali strategie, ma semplicemente assecondare l’azione che lo Spirito Santo sta già compiendo nella storia. Il titolo del libro racchiude proprio questo invito: la pastorale autentica nasce da uno sguardo capace di scorgere dove il Signore sta camminando, permettendo alle comunità cristiane di rimettere i propri piedi nelle sue impronte. Ogni capitolo del testo propone un passo concreto per favorire questa conversione, offrendo un cambio di prospettiva. Un invito a superare lo scetticismo e a guardare con gli occhi della speranza, un po’ come papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II (celebre la frase: “Siamo appena all’aurora“).

Il volume affronta direttamente il nodo cruciale del perché molta della catechesi tradizionale non riesca più a generare una fede viva, individuando il problema non nel singolo percorso formativo, ma nell’identità stessa delle comunità cristiane. Don Piazzai suggerisce che il primo grande cambiamento debba essere il passaggio da una “comunità-azienda”, focalizzata su burocrazia, numeri e conti, a una “comunità-casa“. In questa dimensione domestica non servono riunioni continue o programmazioni rigide, ma diventa centrale la vita condivisa e un’accoglienza ospitale, capace di rispondere alla forte domanda di spiritualità che emerge nella società contemporanea.

Questa sete interiore trova un riscontro immediato nelle recenti ricerche sociologiche sui giovani, i quali si mostrano aperti alla figura di Gesù ma spesso distanti dai cristiani, percepiti come giudicanti o ipocriti. Di fronte a questo divario, l’autore sottolinea nel libro l’importanza della credibilità e della testimonianza vera. Le nuove generazioni cercano punti di riferimento che abbiano il coraggio di rischiare tutto per il Vangelo. Il testo evidenzia come il cristianesimo, la fede, debba diffondersi come un “profumo”, lasciando agire la grazia divina attraverso la costruzione di relazioni umane genuine, piuttosto che mediante sforzi organizzativi fini a se stessi.

Il volume, che vanta la prefazione del vescovo di Gubbio e Città di Castello Luciano Paolucci Bedini, si propone come uno strumento di discernimento concreto non solo per i catechisti, ma per i consigli pastorali e per tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Chiesa. L’obiettivo dell’autore è consentire alle comunità di superare l’immobilismo e di compiere il primo passo nel seguire le orme del Signore. In attesa della presentazione ufficiale dell’opera, prevista per la fine di luglio, il libro è già disponibile presso la libreria Mastai di Senigallia.

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Al porto di Senigallia (Via della Darsena) una delle due postazioni per la guardia medica turistica

Guardia medica turistica, due postazioni attive a Senigallia

Estate più sicura con il servizio di guardia medica turistica che torna, come ogni bella stagione, per supportare bagnanti e turisti a Senigallia. In città sono due le postazioni attive nel periodo che va dal 15 giugno al 13 settembre 2026.

Si tratta, come sempre, della postazione di fronte all’hotel “Ritz” sul lungomare Alighieri e della postazione al porto di Senigallia (lato di ponente), in via della Darsena.

ORARI: La prima sede sarà operativa dalle ore 9 alle ore 12, la seconda dalle ore 15 alle ore 18.

Invariati i numeri di telefono per contattare i professionisti che vi operano all’interno o anche solo per avere informazioni o rassicurazioni: 348 8932941 – 348 8932942. 

Il servizio è rivolto ai non residenti a Senigallia e mira a offrire un punto di riferimento rapido e facilmente accessibile per coloro che scelgono di passare le vacanze a Senigallia. Luoghi di accesso ai servizi sanitari che mirano anche a decongestionare il pronto soccorso ospedaliero.

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I lavori di pulizia straordinaria del fiume Misa

Anche Senigallia presente nel piano da 140 milioni per la difesa del suolo

Quasi quattro anni dopo il 15 settembre 2022 e dopo vari interventi per la riduzione del rischio, Senigallia viene ricompresa in un piano straordinario per la sicurezza idrogeologica e la difesa del suolo. La Regione Marche ha presentato un programma complessivo da quasi 140 milioni di euro, che mette insieme opere già realizzate, cantieri in corso e interventi ancora in attesa di finanziamento. L’obiettivo dichiarato è superare definitivamente la logica dell’emergenza.

Il simbolo più tangibile è la vasca di espansione a Bettolelle e Brugnetto di Senigallia, sul fiume Misa. Il primo finanziamento per quest’opera risaliva agli anni ‘80 con i fondi Fio (circa quattro miliardi di lire), ma l’intervento aveva subito decenni di rinvii. I lavori, avviati nell’aprile 2022, furono danneggiati proprio dall’alluvione di settembre. Nel frattempo sono state reperite ulteriori risorse per dare completa esecuzione all’opera, poi modificata con l’aggiunta di un secondo stralcio funzionale nell’appalto. La cassa è ora operativa e rappresenta il primo grande tassello di un sistema di laminazione che dovrà crescere negli anni. Come ha riconosciuto lo stesso assessore regionale alla difesa del suolo, Tiziano Consoli, se dovesse verificarsi un evento come quello del 15 settembre 2022, nemmeno quattro e cinque di queste aree vasche di espansione potrebbero evitare un nuovo disastro. La direzione è quella giusta, ma la strada è ancora lunga. 

Presentati i progetti per le Marche contro il dissesto idrogeologico
In giacca chiara il direttore del Dipartimento della Protezione civile regionale e Sicurezza del Territorio, Stefano Stefoni; al centro l’assessore alla Difesa del suolo e della costa, Tiziano Consoli; alla sua destra la presidente del Consorzio di Bonifica Marche, Francesca Gironi.

Da qui la necessità di potenziare altri interventi, come la cassa di espansione del Misa in località Pancaldo, a Ostra Vetere, e la cassa di espansione sul fiume Nevola in località Ponte Lucerta tra Corinaldo e Trecastelli. Opere che rientrano nel più ampio piano regionale da 140 milioni presentato recentemente dalla Regione Marche. L’assessore Tiziano Consoli lo ha definito «uno stanziamento storico», frutto di un lavoro di programmazione su più linee di finanziamento, che segna «il passaggio da una gestione dell’emergenza a una strategia fondata su prevenzione e sicurezza».

Sul fronte della rete idrica urbana, la città ha fatto passi in avanti. Un finanziamento da 600mila euro è stato ottenuto dalla struttura commissariale della Regione Marche, per la sistemazione definitiva del fosso Sant’Angelo, con la sua riapertura. Parallelamente, è partito l’intervento sul fosso del Trocco, per 1,2 milioni di euro, con l’obiettivo di ridurre il rischio di allagamenti durante le piogge intense tra Cesanella e Cesano. Ancora aperta, nel territorio senigalliese, la questione del fosso di Fontenuovo. L’intervento su questo corso d’acqua è considerato necessario da tecnici e amministratori locali per completare il quadro della messa in sicurezza del versante collinare a ovest della città, ma è ancora in attesa del relativo finanziamento. Il progetto è elaborato e pronto, ma senza copertura finanziaria non può entrare nel cronoprogramma dei cantieri. 

Ovviamente non sono solo questi gli interventi né solo focalizzati sull’area senigalliese e valliva. Il Consorzio di Bonifica Marche è destinatario – in quanto braccio operativo della Regione – di numerose opere, delle quali segue progettazione e direzione dei lavori attraverso la sua società in house Bonifica Marche Engineering. La presidente del CBM, Francesca Gironi, ha sottolineato che «passare dalla gestione della segnalazione alla programmazione degli interventi sarebbe davvero una grande svolta sia in termini operativi che economici». Fattore da unire a risorse più abbondanti e a una filiera istituzionale più coordinata tra protezione civile, regione, genio civile e consorzi di Bonifica, e una consapevolezza diffusa che ogni euro investito in prevenzione vale molti di più se speso prima della prossima calamità. 

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Nuovo polo per le emergenze, sopralluogo a Senigallia nel cantiere dell'ospedale

Nuovo polo per le emergenze, sopralluogo a Senigallia nel cantiere dell’ospedale

«A Senigallia concretezza e buon governo premiano le Marche». Ne è convinto l’assessore regionale alle infrastrutture e all’edilizia sanitaria, Francesco Baldelli, dopo un sopralluogo tecnico effettuato questa mattina, 9 giugno. L’esponente della giunta Acquaroli ha visitato il cantiere per il nuovo pronto soccorso, i servizi di emergenza-urgenza e le quattro nuove sale operatorie in via di realizzazione all’ospedale Principe di Piemonte. Un investimento milionario che ha raggiunto il primo obiettivo del collaudo statito dell’edificio, come richiesto dal ministero e dall’Unione europea dato che in ballo ci sono i famosi finaziamenti legati al Pnrr.

L’intervento complessivo è di oltre 25 milioni di euro, di cui 4 legati al Pnrr. Sulle scadenze dei fondi europei, date le polemiche degli ultimi mesi, l’assessore ha voluto fare chiarezza: «A gennaio il Ministero ha anticipato la scadenza al 31 maggio per la rendicontazione UE. Il target ministeriale era il collaudo statico della struttura, obiettivo perfettamente centrato nei tempi. I lavori ora proseguono: al netto di imprevisti, l’opera sarà completata entro la fine dell’anno prossimo».

IL PROGETTO

Il nuovo polo disporrà di 6 posti di osservazione breve intensiva, 6 di medicina d’urgenza e circa 30 posti per l’attesa di pazienti e familiari. La struttura si svilupperà su più livelli: al piano interrato la centrale di sterilizzazione e la diagnostica (Tac, Rx ed ecografia); al piano terra il pronto soccorso con la camera calda per le ambulanze; al primo piano la terapia intensiva e semi-intensiva, mentre l’ultimo piano ospiterà le quattro sale operatorie, collegate al vecchio ospedale tramite un tunnel.

Grande attenzione è stata riservata alla sicurezza e alla sostenibilità. Sotto il piano interrato sono stati installati isolatori sismici a pendolo capaci di consentire un’oscillazione di 30 centimetri per lato: una tecnologia avanzata in grado di assorbire l’impatto tellurico (fino al sesto grado della scala Richter), azzerando la percezione del sisma nei piani superiori. Sul fronte energetico, il polo sarà un edificio nZEB (a energia quasi zero), ad altissima prestazione e alimentato in parte da fonti rinnovabili.

I COMMENTI

Un’opera definita «strategica» da Baldelli per sostenere il forte impatto antropico e turistico che investe Senigallia in estate. Soddisfatto il sindaco Massimo Olivetti, che ha ringraziato la Regione «per aver realizzato quello che fino a poco tempo fa veniva definito da molti come una chimera, un’opera che non si sarebbe mai fatta».

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Mondolfo, varata la giunta della sindaca Alice Andreoni

Mondolfo, la sindaca Andreoni vara la giunta. Deleghe a tutta la maggioranza

Dopo il plebiscito elettorale a favore della lista “FareCittà” come sancito dalle urne del 24 e 25 maggio scorsi, la sindaca di Mondolfo Alice Andreoni ha ufficializzato la nuova giunta. Entrerà formalmente in carica oggi, martedì 9 giugno, durante la prima seduta del consiglio comunale. 

L’esecutivo vede Filomena Tiritiello nel ruolo di vicesindaco con deleghe a lavori pubblici, manutenzione del territorio, ambiente, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana e spazio pubblico bene comune.
A Raffaele Tinti vanno urbanistica, viabilità, polizia locale, demanio marittimo e tutela della costa, sport e valorizzazione delle tradizioni locali, mentre Davide Caporaletti si occuperà di turismo, eventi, comunicazione, promozione turistica, web e agenda digitale.
La squadra degli assessori si completa con Alessandro Tonelli, incaricato di bilancio, programmazione finanziaria, patrimonio e reperimento di fondi regionali, ministeriali ed europei, e Patrizia Capotondi, che assume la guida di servizi sociali, politiche per la famiglia e la terza età, volontariato, pari opportunità, scuola, politiche per l’infanzia e politiche educative.
La sindaca Alice Andreoni mantiene sotto la propria diretta responsabilità le deleghe a cultura, sicurezza e protezione civile e personale.

Con il voto odierno si eleggerà anche il presidente del consiglio comunale che potrebbe essere Cristian Piccioli ma si attende la conferma in aula. Avrà anche la delega ai quartieri per rafforzare il dialogo con il territorio. 

La vera novità strutturale è però il coinvolgimento di tutta la maggioranza, con deleghe specifiche. Tommaso Ruggieri seguirà promozione dell’attività sportiva, benessere e stili di vita; Luca Sanchioni si occuperà di sanità; Martina Furlani curerà borgo storico e commercio; Giulia Aguzzi guiderà politiche giovanili e consulta dei giovani, mentre a Carlo Giuseppetti è stata assegnata l’arte urbana. 

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