Passa al contenuto principale

Autore: Carlo Leone

Senigallia si prepara ad accogliere l’XI festival dell’outsider art e dell’arte irregolare

Senigallia si avvia ad accogliere l’XI festival dell’outsider art e dell’arte irregolare, in programma dal 15 al 18 ottobre 2026. Si tratta di una manifestazione itinerante di rilevanza nazionale, nata con l’obiettivo di valorizzare la produzione artistica di autori che operano all’esterno dei tradizionali circuiti espositivi e al di fuori dei canoni estetici convenzionali.

L’iniziativa ha preso vita nel 2014 da un’idea de Il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili Onlus e del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, proponendosi come punto di incontro tra il settore della salute mentale e la cultura d’avanguardia. Dopo la prima edizione tenutasi nel 2016 presso la Libera Università di Alcatraz, il progetto si è sviluppato negli anni coinvolgendo alcune delle realtà più rappresentative del panorama nazionale e internazionale.

L’organizzazione dell’edizione 2026 è affidata a Lapsus, associazione di promozione sociale e culturale attiva a Senigallia dal 2013 come centro di ricerca, produzione artistica e condivisione aperto alla comunità.

In vista dell’appuntamento autunnale, Lapsus ha promosso un ciclo di laboratori nelle scuole primarie cittadine, coinvolgendo circa sessanta alunni provenienti dai quattro Istituti Comprensivi locali, Pascoli, Puccini, Rodari e Leopardi. Le attività pratiche e teoriche hanno offerto ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con il concetto di Outsider Art a partire da un interrogativo pedagogico e concettuale: «Può ciò che sembra un errore diventare una possibilità?».

Il percorso formativo ha previsto una prima fase di lavoro individuale su frammenti di carta tagliati o strappati. Attraverso il disegno e l’uso del colore, ogni elemento incompleto è stato rielaborato fino a diventare una forma espressiva autonoma. Successivamente, le singole produzioni sono state messe in relazione in coppia, in piccoli gruppi e infine in una composizione collettiva, per esplorare la trasformazione delle peculiarità individuali all’interno di un’opera condivisa.

I lavori realizzati dalle classi sono stati rielaborati dal punto di vista grafico e integrati nella campagna di affissione del Festival. I manifesti sono visibili negli spazi pubblici della città a partire dal 28 luglio, portando nel contesto urbano il lavoro svolto nelle aule scolastiche e segnando una tappa del percorso di avvicinamento alla manifestazione di ottobre.

Ulteriori informazioni: Lapsuscreativo.org.

Visite guidate per la mostra su san Francesco alla pinacoteca diocesana di Senigallia: persone in ascolto delle spiegazioni della curatrice Lorenza Zampa

Arte e spiritualità, la via di san Francesco in mostra alla pinacoteca di Senigallia

In occasione degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, la pinacoteca della Diocesi di Senigallia ospita la mostra intitolata «Sulla via di Francesco», curata dalle storiche dell’arte Lorenza Zampa ed Elide Oro. L’esposizione, visitabile fino al prossimo 6 gennaio, propone un itinerario composito volto a delineare la figura del santo e l’impatto del suo messaggio. Ancora oggi sono di straordinaria attualità, come ci ha spiegato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2FM) la curatrice Lorenza Zampa. Potete riascoltare qui sotto l’AUDIO dell’intervista grazie al lettore multimediale.

Zampa ha tratteggiato la natura innovativa del Santo, definendolo «un vero comunicatore» e ricordando la sua capacità di rivolgersi alle folle con profonda umanità. Il percorso scientifico della mostra ripercorre i momenti fondamentali della sua esistenza e della sua spiritualità attraverso varie sezioni tematiche. Tra i soggetti approfonditi figurano la conversione, l’intenso legame con santa Chiara e l’ordine femminile, la devozione alla croce e il tema dell’immacolata concezione, particolarmente caro alla tradizione francescana.

Il materiale espositivo comprende un’ampia varietà di beni culturali, inclusi dipinti, sculture e manufatti polimaterici. Tra le opere esposte spiccano due presepi in ceramica e legno realizzati da mani monastiche, un set di candelabri settecenteschi recanti lo stemma dell’ordine provenienti dalla Chiesa dell’Immacolata e un imponente crocifisso tardo-trecentesco. A questi si affiancano quadri provenienti da edifici di culto del territorio o recuperati dai depositi, come un dipinto conservato a Palazzo Mastai e reso per la prima volta fruibile al pubblico. L’allestimento rappresenta anche un’occasione per salvaguardare e mostrare beni artistici spesso custoditi in chiese momentaneamente chiuse al pubblico o inagibili a causa di eventi sismici, operazione resa possibile anche grazie all’impiego dei fondi dell’otto per mille.

Lorenza Zampa
Lorenza Zampa

L’esperienza conoscitiva pensata dalle curatrici non si limita alle sale della Pinacoteca. Le tappe della mostra offrono infatti uno stimolo per intraprendere un itinerario fisico tra i borghi e le colline marchigiane, alla riscoperta delle storiche sedi francescane disseminate sul territorio.

Per quanto riguarda le modalità di fruizione, nel periodo estivo la Pinacoteca garantisce l’apertura serale dal giovedì alla domenica, dalle ore 21 alle 24, offrendo inoltre visite guidate gratuite nei giorni di venerdì e domenica alle 21.30. Da settembre a gennaio subentrerà l’orario autunno-inverno, con aperture durante i fine settimana e i giorni festivi nelle fasce orarie 9-12 e 16-19. È inoltre prevista la pubblicazione di un catalogo tascabile contenente saggi di approfondimento sulle opere e sulla storiografia francescana.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.

Lo spettacolo teatrale di Caimmi, "Canterò d'Orlando"

«Il teatro? Una via per la pace»: torna il premio Franco Enriquez 2026

Il festival e premio nazionale Franco Enriquez torna ad animare la stagione estiva di Sirolo fino al 30 agosto. Giunta alla sua 22esima edizione, la rassegna dedicata all’impegno civile e sociale nello spettacolo dal vivo mette al centro del proprio cartellone un tema di stretta attualità: il teatro come via per la pace. A illustrare il senso della manifestazione è il direttore artistico nonché presidente del “Centro Studi Franco Enriquez” Paolo Larici, intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. L’AUDIO, in onda lunedì 27 e martedì 28 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 2 agosto alle 16:50, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

La direzione artistica ha scelto un tema di rinnovato impegno civile, «portare le problematiche sociali del periodo chiaramente sulle tavole di un palcoscenico perché, fin dall’antica Grecia, il teatro aveva il compito di essere la voce del popolo», spiega Larici. «Vogliamo che ci sia una possibilità di dialogo e confronto, e il teatro è il luogo deputato ideale. Tutto questo si concretizza con testi incentrati sul tema della guerra e sull’amore per essa».

Il programma prende le mosse dai conflitti interiori ed esteriori dell’«Orlando Furioso», per poi proseguire il 28 luglio con il saggio del laboratorio del Teatro Studio a San Lorenzo. Il 7 agosto andranno in scena «I Persiani» di Eschilo con il Teatro di Calabria Aroldo Tieri, mentre il 20 agosto si terrà la Lectio Magistralis di Gabriele Vacis e alcuni attori di PoEM sul tema «I Sette a Tebe» di Eschilo, che sarà il giorno dopo al centro della rappresentazione. Il 29 agosto sarà la volta di «Elettra» tratta da Sofocle, diretta da Giuseppe Argirò con Micol Pambieri, Elisabetta Arosio, Vinicio Argirò e Melania Fiore.

Il percorso drammaturgico propone un ponte continuo tra classico e contemporaneo. «Si parte dal “De Rerum Natura” di Lucrezio per passare alla “Pace Perpetua” di Kant, che è uno dei fondamenti della filosofia contemporanea e dell’idea di una possibile tregua tra uomo e natura», sottolinea il direttore artistico. «L’idea è che il teatro non sia fine a se stesso o un mero strumento di intrattenimento, ma un momento di incontro con un’importanza anche politica, come lo era nell’antichità».

Paolo Larici
Paolo Larici

Guardando il contesto sociale in cui opera e i nuovi mezzi e linguaggi della comunicazione, il festival rivendica la funzione pedagogica e sociale della scena teatrale. «Oggi si dà la cifra di teatro a un semplice momento di distrazione, ma non è mai stato questo il suo compito», osserva Larici. «Bisogna colmare vuoti che altrimenti portano a sbandamenti sociali. Oggi che la civiltà ha raggiunto livelli estremi, la guerra non ha più senso ed è solo un atto di violenza ed esercizio economico per chi la fa. Con più di trenta conflitti in atto nel mondo, il teatro non può esimersi dal portare a riflettere su queste tematiche; sarebbe la sua morte».

La manifestazione si chiuderà il 30 agosto con la cerimonia ufficiale di consegna dei premi Franco Enriquez 2026. Tra i protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo che riceveranno il riconoscimento a Sirolo figurano Andreée Ruth Shammah, Lino Guanciale, Milena Vukotic e Gianni Forte.
INFO: Facebook.com/premioenriquez/

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Roberto Paradisi

Caso Roggero e le polemiche sulla legittima difesa: intervista a Roberto Paradisi

Il dibattito sulla legittima difesa torna al centro del confronto pubblico. Dibattito alimentato da fatti di cronaca che dividono l’opinione pubblica e la politica. Il caso è quello di Mario Roggero, il gioielliere condannato per l’uccisione di due rapinatori. Sulla questione si è espresso l’avvocato e docente di diritto Roberto Paradisi, intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. Recentemente ha pubblicato il suo ultimo saggio, intitolato “Un diritto incerto. La legittima difesa dalle origini ad oggi, un dibattito aperto“.

L’analisi è focalizzata sulle reazioni nate attorno al caso Roggero. Paradisi ha espresso perplessità sul modo in cui la vicenda viene affrontata. Non solo nei talk show o nei canali social dove ci si potrebbe aspettare di tutto. Anche il dibattito politico e parlamentare è viziato. Si sono creati due schieramenti opposti e rigidi. «Da un lato c’è chi dice: “La difesa è sempre legittima, Mario Roggero ha fatto bene, diamogli una medaglia”. Dall’altra parte, invece, chi dice: “Roggero è un cinico assassino, quella è vendetta, ha ucciso a sangue freddo, Roggero deve marcire in galera”. Queste due posizioni sono francamente inaccettabili e frutto neanche di una sottocultura, ma di una ignoranza, devo dire, abissale», ha dichiarato Paradisi.

Il legale ha precisato come la fattispecie in questione non rientri nei parametri della legittima difesa. Per la dottrina giuridica, infatti, l’esimente richiede requisiti precisi che affondano le radici nella storia del diritto. «Quando ci si difende il pericolo deve essere attuale e la difesa deve essere necessaria. Questo concetto molto chiaro parte dall’antica Grecia, si sviluppa nel diritto romano ed è presente ancora oggi», ha spiegato Paradisi. Nel caso specifico, la cessazione del pericolo e la fuga dei rapinatori escludono la presenza di tali presupposti.

La posizione più critica verso Roggero però non tiene conto del grave turbamento emotivo subito durante l’aggressione. «Il problema non è la magistratura, è il Parlamento, il legislatore, è la politica. Bisognava pensare delle norme che prevedono delle attenuanti speciali che riguardino in qualche modo casi come questo», ha affermato Paradisi, sottolineando che imputare la sentenza ai giudici deriva dalla mancata conoscenza delle norme penali.

Nell’intervista condotta da Laura Mandolini, ampio spazio è stato dedicato alla ricostruzione storica del concetto di difesa personale. L’aggettivo “incerto” abbinato al diritto di difesa deriva, nella prospettiva dell’avvocato, dalla struttura dell’attuale codice penale italiano, risalente al 1930. Allora si considerava la legittima difesa non come un diritto soggettivo dell’individuo: era una concessione dello Stato di fronte a uno stato di necessità.

Per superare questa impostazione, la proposta teorica contenuta nel libro auspica un ritorno alla concezione classica e liberale. «Dobbiamo tornare al diritto della Grecia, il diritto della Roma antica, della Roma classica, in cui il diritto soggettivo alla difesa veniva considerato come un diritto naturale dell’uomo», ha osservato Paradisi.

I rischi dell’ideologia. Secondo Paradisi la polarizzazione è alimentata da una parte dall’ignoranza tecnica e dall’altra dall’interesse politico a raccogliere consenso. Con il rischio di offuscare la complessità della materia. Sarebbe invece necessaria una riflessione rigorosa sui confini e sulla natura della tutela individuale.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Il santuario di san Pasquale Baylon, a Ostra Vetere

800 anni di san Francesco: a Ostra Vetere una mostra e il pianoforte di Ilenia Stella

La musica incontra l’intensa spiritualità di san Francesco. Negli ottocento anni dalla morte del patrono d’Italia, la musicista Ilenia Stella ci accompagna nella suìte musicale ‘Il Cantico della musica’, animata da autrici, autori, generi e periodi storici che dicono, ognuno con il proprio stile, quanto può trovare connessioni a ciò che ha ispirato il santo assisano.

Domenica 26 luglio, alle ore 21, un pianoforte sarà posizionato all’interno del santuario per donarci questo originale percorso musicale, anticipato alle 20.30 dall’inaugurazione, nell’attiguo chiostro, della mostra dedicata alle prime raffigurazioni di san Francesco, iniziativa che documenta l’evolversi della iconografia e della stessa devozione francescana.

Ilenia Stella fa suonare questo profondo mistero facendo incontrare Debussy, con le sue immagini musicali e Di Capua con ‘O sole mio; le “Stelle” di Moszowsky e la “Danza del fuoco” di Maurice De Falla. E ancora, Fanny Mendelssohn, Astor Piazzolla, Ritz Ortolani, Chopin, Bach…
«Vorrei rendere omaggio – dice la pianista – alla bellezza del testo poetico del Cantico delle creature per toccarne le corde spirituali più profonde, in una suìte che nasce dalla contemplazione di quelle stesse stupende parole».

L’ingresso è libero. La serata è promossa dalla comunità francescana di Santa Croce (cui è affidata la cura del santuario di San Pasquale), con il prezioso supporto della banca di credito cooperativo di Ostra Vetere.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

L'iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)

Trecastelli, torna la pastasciutta antifascista: al centro la Costituzione e il lavoro

La memoria storica torna al centro del dibattito locale in occasione della nuova edizione della “pastasciutta antifascista“. L’iniziativa si terrà il prossimo 26 luglio presso il circolo Arci “Alcide Cervi” di Ponterio di Trecastelli. E’ organizzata dalla sezione ANPI di Trecastelli in collaborazione con il Comitato Provinciale ANPI di Ancona e Pesaro Urbino, le sezioni di Castelleone di Suasa, Valcesano e Sassoferrato e il circolo Arci locale. Ma perché la pastasciutta? Trae origine dall’episodio del 25 luglio 1943. La famiglia Cervi, a Campegine, offrì la pasta a tutto il paese per festeggiare la caduta del regime fascista. Un gesto di speranza che ebbe conseguenze drammatiche ma che è rimasto un simbolo di condivisione e democrazia.

L’obiettivo, spiega Elena Morbidelli, responsabile dell’ANPI di Trecastelli, è proporre un momento di festa informale e partecipato. Soprattutto differente dalle commemorazioni più istituzionali. Non un retaggio del passato né una “moda” politica: l’antifascismo è un valore su cui si fonda la Costituzione italiana. Ed è più o meno o per nulla condiviso dalle varie forze democratiche. Proprio da qui nasce l’esigenza di mantenere vive certe sensibilità. L’Anpi – e non solo – registra dinamiche sociali e politiche contemporanee legate alla violenza, alle disuguaglianze e alle limitazioni della libertà di espressione o dei diritti fondamentali dei cittadini.

Al centro dell’edizione di quest’anno c’è la tutela del dettato costituzionale e dei suoi principi fondamentali. Particolare attenzione è riservata al lavoro, toccato dalle recenti vertenze aziendali e industriali del territorio. All’incontro prenderà parte come ospite la sostituta procuratrice della Repubblica del Tribunale di Pesaro, Maria Letizia Fucci. Nel corso della serata sarà inoltra allestita la mostra “Madri e Padri Costituenti”, curata dalla presidente dell’ANPI di Senigallia Mabel Morri e dedicata a coloro che hanno contribuito alla nascita della Repubblica.

Nonostante le critiche di chi ritiene superfluo il richiamo all’antifascismo nel contesto politico e sociale attuale, l’iniziativa continua a registrare un’ampia adesione. Un segnale che, secondo i promotori, testimonia l’interesse costante verso i temi della partecipazione civile e della difesa dei valori democratici.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

L'iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)
L’iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)
Giorgia Fabri

Ambiente: il nodo del termovalorizzatore a Corinaldo nella gestione dei rifiuti

La gestione dei rifiuti nelle Marche entra in una fase delicata, data la votazione del 28 luglio in Consiglio regionale. Nel frattempo, occhi puntati su programmazione e nuovi impianti. A Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), va in onda lunedì 20 e martedì 21 alle ore 13:10 e alle 20 e domenica 26 alle 16:50 l’intervista a Giorgia Fabri, consigliera comunale di “Voce Comune per Corinaldo”. L’AUDIO è disponibile anche qui, grazie al lettore multimediale.

L’elemento di maggiore preoccupazione è la realizzazione di un termovalorizzatore. Al momento non esistono atti che indichino con certezza il luogo che ospiterà l’infrastruttura. Sono stati individuati i criteri generali: questi hanno portato a pensare come possibili sedi i paesi di Corinaldo o Tavullia. Secondo la consigliera Fabri, la mancanza di indicazioni puntuali rappresenta un limite dell’attuale pianificazione. Anzi, nel piano dovrebbero esserci proprio questi elementi: chiarezza di tempi, risorse e impianti per garantire l’autosufficienza dei singoli ambiti provinciali.

La discussione si intreccia con la situazione della discarica di Corinaldo. La sua vita utile si sta riducendo perché accoglie i rifiuti provenienti da altre province, come quella di Macerata. Tali conferimenti sono temporanei e certamente generano un ritorno economico immediato. Ma comportano ricadute concrete sull’usura dell’impianto, sul traffico dei mezzi pesanti, sulla sicurezza e sulle emissioni. «La disponibilità dimostrata da un singolo territorio non si deve trasformare in una condizione penalizzante dati i ritardi altrui», ha dichiarato Giorgia Fabri.

Sulla contrarietà all’ipotesi del termovalorizzatore a Corinaldo si registra una convergenza tra maggioranza e minoranze. Voce Comune per Corinaldo sottolinea però che l’impegno a parole si debba tradurre in una azione politica a livello regionale. E auspica su questo anche la serietà dei rappresentanti in consiglio regionale. L’obiettivo è spingere verso modelli orientati all’economia circolare, al riciclo e alla riduzione dei rifiuti.

Le consigliere di Voce Comune per Corinaldo – Giorgia Fabri, Lucia Giraldi e Morena Maori – hanno depositato una mozione formale. Il documento impegna la giunta comunale ad agire nei confronti degli organi regionali affinché il Piano garantisca il principio di equità territoriale. Chi ha già dato non può essere penalizzato ulteriormente.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Consegnati a Senigallia i veicoli per la protezione civile nei comuni colpiti dall'alluvione 2022

La solidarietà è più forte dell’alluvione – FOTO

Se c’è una parola che può riscrivere il dramma dell’alluvione che nel 2022 ha sconvolto le province di Ancona e Pesaro Urbino, questa è sicuramente “solidarietà”. La solidarietà delle persone si è fatta vedere subito, sia in quei terribili momenti tra il 15 e il 16 settembre 2022 quando le piogge abbondanti hanno interessato tutta l’area tra Cantiano e Pergola e quando l’acqua dei fiumi Misa e Nevola ha poi allargato intere frazioni da Arcevia fino a Senigallia; sia in seguito con le numerose iniziative di ricostruzione. Ma che non è terminata ancora, dato che oggi, a distanza di quattro anni, a Senigallia, sono state consegnate le auto destinate ai gruppi di protezione civile dei comuni maggiormente colpiti dal disastro alluvionale. Non una consegna qualunque di mezzi o risorse, ma di beni della comunità acquistati grazie al sacrificio di tantissime persone.

Ecco quindi che il gesto, certamente simbolico, assume un alto valore sociale. I veicoli sono stati infatti acquistati grazie ai lavoratori e alle lavoratrici aderenti ai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Hanno rinunciato a parte del proprio stipendio per finanziare l’iniziativa a favore degli enti locali alluvionati. La consegna delle chiavi è avvenuta sabato mattina, 18 luglio, all’auditorium San Rocco gremito di sindaci, autorità e volontari di protezione civile, mentre in piazza Garibaldi erano poste in fila le 24 vetture con i loghi di regione e parti sociali, segno concreto di quella solidarietà che “lavora” dietro le quinte.

Notevole anche l’ammontare: sono stati raccolti oltre 800 mila euro con cui, oltre ai veicoli, è stata persino ripristinata – con circa circa 200 mila euro – la viabilità tra lo studentato degli universitari e l’ateneo “Carlo Bo” di Urbino. 

Consegnati a Senigallia i veicoli per la protezione civile nei comuni colpiti dall'alluvione 2022

La solidarietà è la nota positiva, ma la sinfonia è composta anche da altri suoni dolci. Uno è inclusione, perché la solidarietà non dimentica le esigenze di tutti e saranno a disposizione nei prossimi giorni anche tre veicoli per il trasporto di persone con disabilità. L’altro suono che compone questa melodia polistrumentale e corale è sicuramente la coesione. Su questo ha posto l’accento il vescovo di Senigallia. «Quando nasce un problema c’è la tentazione di estremizzare e polarizzare, contrapporsi – ha detto Franco Manenti al San Rocco – quindi un gesto come questo che nasce dal mondo del lavoro, che è costituito da persone ma dove è nota la crisi, la fatica e le difficoltà, è un segnale forte anche perché interrompe quella narrazione negativa che si nutre di tensioni tra le varie componenti della vita sociale».

Anche la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli, ha evidenziato questo aspetto: «Il lavoro ha tante sfaccettature e una di queste è la solidarietà. Non è solo una questione economica ma anche di coesione e i lavoratori hanno deciso di donare una parte del loro salario nei confronti delle popolazioni alluvionate. Per noi è un segnale importantissimo, soprattutto perché dà speranza al nostro paese. Noi abbiamo la necessità di ricostruire, ma ricostruire anche il senso della comunità e della condivisione ed è importante che nasca proprio dal mondo del lavoro».

Tanti gli interventi che hanno rimarcato il lato più umano delle alluvioni, dove le comunità rinascono grazie all’aiuto delle persone che interagiscono anche se sconosciute tra loro. Per Andrea Morbidelli, vicepresidente di Confindustria Ancona, l’iniziativa dimostra una «sinergia preziosa in questo bellissimo progetto a favore delle comunità che hanno sofferto e che meritavano questo tipo di intervento», mentre la Regione Marche, rappresentata dall’assessore alla cooperazione Giacomo Bugaro, ha espresso gratitudine per un gesto che «conferma la coesione sociale della nostra regione».

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

La Fondazione Banco Alimentare delle Marche annuncia l'avvio delle misure di accompagnamento per la cura e il riscatto delle persone in stato di difficoltà

Banco alimentare Marche: cibo come strumento per la cura e il riscatto della persona

Non più soltanto un aiuto materiale di sostentamento, ma un modello di cura integrato. Con, al centro, l’inclusione sociale e l’autonomia dell’individuo. È la svolta annunciata in Regione Marche dalla Fondazione Banco Alimentare Marche. L’ente ha chiamato a raccolta istituzioni e terzo settore per siglare l’avvio operativo delle “Misure di Accompagnamento”. Abbiamo voluto approfondire la questione nell’AUDIO che trovate in questo articolo.

L’iniziativa recepisce le linee guida del Programma Nazionale Inclusione e del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+). L’aiuto alimentare deve integrarsi ad azioni concrete volte a favorire il riscatto sociale. Una transizione cruciale per la Fondazione. Nata nel solco dell’esperienza nazionale avviata nel 1989, assiste oggi nelle Marche circa 300 enti caritativi. E’ in grado di raggiungere oltre 43 mila persone in stato di fragilità.

Il presidente della Fondazione Banco Alimentare Marche ETS, Roberto Del Baldo
Roberto Del Baldo

«Siamo chiamati a un’evoluzione necessaria – ha spiegato il neo eletto presidente della Fondazione Banco Alimentare delle Marche, Roberto Del Baldo – passare dalla distribuzione del solo cibo alla cura complessiva della persona. Queste misure sono una risorsa in più per rafforzare il lavoro che le strutture svolgono ogni giorno». Un modello sostenuto anche dalla Regione Marche. L’assessore ai Servizi sociali, Paolo Calcinaro, ha sottolineato l’importanza di attivare veri e propri percorsi di ascolto e autonomia per i più fragili, valorizzando la sussidiarietà e la collaborazione tra istituzioni e volontariato.

Per rendere operativo questo passaggio senza appesantire la gestione quotidiana dei volontari, il Banco Alimentare ha promosso tre tavoli di lavoro sul territorio. Dopo la prima tappa di Ancona, i prossimi appuntamenti decisivi si terranno a Pesaro (20 luglio, ore 17:00) e a San Benedetto del Tronto (24 luglio 2026, ore 17:00). Un invito aperto agli Ats regionali e a tutte le organizzazioni partner per ridisegnare insieme i confini della solidarietà marchigiana.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

cane al mare

Senigallia «dog friendly»? Bene, ma una vera inclusione non esclude gli altri animali

Leggo che Senigallia sta operando sempre più in direzione di un turismo inclusivo e di qualità. L’obiettivo è quello di farla diventare sempre più “dog friendly”. Far sì che la spiaggia di velluto permetta di trascorrere momenti di spensieratezza e di relax insieme ai propri animali è una bellissima iniziativa, certo. Ma perché circoscrivere questa attenzione ai soli cani?

Un turismo è davvero inclusivo quando non esclude. E invece Senigallia è portata in queste pur lodevoli iniziative ad escludere. Senigallia non deve essere amica solo dei cani, ma amica e rispettosa di tutti gli animali. Così come del patrimonio naturalistico e delle biodiversità che la caratterizzano.

Faccio un esempio. Ho segnalato più volte al sindaco e all’amministrazione comunale la necessità di farsi sentire presso il governo centrale. Il nuovo codice della strada dovrebbe introdurre una segnaletica nazionale che obblighi a rallentare in presenza di colonie feline. Ad oggi, non ho ricevuto risposta. Rilancio quindi la richiesta. Ma come sviluppare ulteriormente il nostro modo di trattare gli animali?

Cercando di evitare le tante stragi di gatti che avvengono soprattutto d’estate (e non solo sulla statale Adriatica) per l’aumento del traffico di veicoli che sfrecciano a velocità inaudite. La strada è di tutti e deve essere sicura per tutti, e ancor di più per i fragili, quali bambini, persone disabili, anziani e, appunto, animali.

A questo proposito, anche per prevenire alcuni commenti del tutto fuori luogo, vorrei ricordare che la legge protegge l’etologia del gatto che è, per sua natura, libero e non si tiene al guinzaglio (come dovrebbero fare tutti coloro che possiedono cani, liberandoli solo negli spazi e nelle strutture consentite). La normativa punisce chi usa violenza nei suoi confronti. Anche tenerlo forzatamente chiuso è contro la sua natura e può rientrare nel reato di maltrattamento. Il gatto di per se stesso è un animale pulito che difficilmente lascia in giro tracce di escrementi (tende a sotterrarli, proprio per evitare che eventuali predatori possano individuare tracce del suo passaggio).

Piuttosto sono da sanzionare i proprietari di cani che non raccolgono gli escrementi delle loro bestiole (la colpa non è dei cani, ovviamente). Per non parlare degli inquinamenti di vario tipo prodotti dall’uomo.
Tante sarebbero le iniziative perché Senigalllia diventi davvero “amica di tutti gli animali”. Ma per il momento mi fermo qui. Cominciando da quella più importante: la salvaguardia della vita di tutti i viventi.

Mirella Verde
Responsabile di colonia felina a Cesano di Senigallia

L'incrocio a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Brugnetto e la rotatoria “fantasma”: impasse istituzionale tra Provincia, Senigallia e Trecastelli

La frazione di Brugnetto, un territorio diviso tra i Comuni di Senigallia e Trecastelli, si trova al centro di un complesso dibattito legato alla sicurezza stradale e alla gestione della viabilità. Il nodo è l’incrocio viario sulla strada provinciale 12 “Corinaldese”, dove confluiscono ben sette arterie diverse. Negli ultimi anni il carico di traffico su questo tratto è aumentato in modo significativo. Ciò ha trasformato l’incrocio in un punto critico e i residenti da tempo chiedono soluzioni.

Abbiamo intervistato Valentino Mandolini, uno dei più attivi per questa causa. L’intervista sarà in onda venerdì 10 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, sabato 11 alle ore 20 e domenica 12 alle ore 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è dispnibile anche qui.

La situazione

L’incrocio tra l’attuale strada provinciale, il vecchio tracciato che passa nel centro abitato di Brugnetto (via Garibaldi) e le altre strade (via Borghetto, Gualdo, la strada di Bettolelle e tre vie private a servizio delle abitazioni frontiste) che confluiscono in quel punto è caratterizzato da una frequente sinistrosità. Nelle ore di punta, dice Mandolini, i conducenti passano anche diversi minuti in attesa di immettersi nel traffico. Per far fronte a una situazione giudicata insostenibile, un gruppo di residenti della zona ha organizzato assemblee, tavoli di confronto con le istituzioni e avviato una raccolta firme che ha raggiunto quasi mille adesioni in pochi giorni, coinvolgendo cittadini dell’intera vallata, da Arcevia fino a Marotta.

Le soluzioni

In passato l’ipotesi era quella di deviare la Corinaldese verso il fiume Misa. L’idea era di farla passare dove oggi c’è la vasca di espansione. Ma è stata accantonata per i costi elevati, tra realizzazione ed espropri. Oggi la soluzione individuata di comune accordo tra le parti è quella di una rotatoria. Anzi, potenzialmente due rotatorie. Una prima infrastruttura dovrebbe raccogliere i flussi delle strade principali. La seconda, individuabile all’altezza dell’autovelox, sarebbe di raccordo per le vie private. Qui sotto c’è una bozza progettuale elaborata dal Comune di Senigallia.

L'ipotesi progettuale per una rotatoria a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Le difficoltà

L’iter amministrativo per la concretizzazione dell’opera si sta tuttavia rivelando iù complicato del previsto. Innanzitutto per il coordinamento tra i tre enti competenti: la Provincia di Ancona, il Comune di Senigallia e il Comune di Trecastelli. In un incontro svoltosi quattro anni fa con i sindaci e presidente provinciale, quest’ultima si è fatta carico della redazione di una bozza di convenzione. Uno strumento per definire ruoli, ripartizione dei costi e responsabilità del procedimento.

Lo schema, emesso dalla Provincia dopo circa un anno di elaborazione, è stato accolto favorevolmente dal Comune di Trecastelli. In pochi giorni è stata data una risposta sostanzialmente positiva. L’unica eccezione sollevata era quella di parametrare la propria quota di finanziamento sulla percentuale di territorio comunale effettivamente occupato. Da parte senigalliese, invece, l’unico atto su questa vicenda è del marzo 2026, a ridosso delle ultime elezioni amministrative. La giunta di Senigallia ha approvato una delibera (la numero 39) per far redigere una nuova convenzione. Si prevedono in capo alla Provincia compiti operativi e gestionali che Carnevali aveva già dichiarato di non poter sostenere per ragioni economiche e di personale.

I prossimi passi

Ora regnano incertezza e amarezza, soprattutto tra i residenti, i quali vedono allontanarsi la prospettiva di un accordo condiviso. I cittadini che si sono mossi per arrivare a una soluzione denunciano anche l’interruzione nelle comunicazioni e nei tentativi di confronto diretto con l’amministrazione senigalliese. Preannunciano già nuove iniziative di sensibilizzazione qualora lo stallo istituzionale dovesse prolungarsi, a fronte di un problema viabilistico che continua a ripercuotersi quotidianamente sulla sicurezza degli automobilisti della vallata, con incidenti che – conclude Mandolini – sono almeno settimanali.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Valentino Mandolini
Valentino Mandolini
Padre Eugenio Montesi

Da Corinaldo alla Sierra Leone, da Chicago alla Scozia: le missioni di padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi è un missionario saveriano originario di Corinaldo. Attualmente residente a Glasgow, in Scozia, il religioso è tornato nelle Marche per un incontro a Serra de’ Conti sui temi della Chiesa universale. Ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande. Con noi ha condiviso le tappe salienti di una vita interamente dedicata alla missione e al dialogo interreligioso. L’intervista, in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

Missionario in viaggio

L’itinerario di padre Eugenio Montesi ha inizio subito dopo il seminario con il noviziato a San Pietro in Vincoli e gli studi teologici a Parma. Ordinato sacerdote a soli 23 anni grazie a una dispensa, invece che in Congo viene destinato alla Scozia. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasforma in una permanenza prolungata, intervallata da anni in Sierra Leone. Successivamente, il religioso spende tre anni a Londra come responsabile degli studenti di filosofia e teologia, seguiti da un periodo a Chicago insieme a Prevost – futuro papa Leone XIV – e da un lungo ritorno in Sierra Leone. Qui è stato per oltre trent’anni, attraversando il drammatico decennio della guerra civile e superando una grave forma di malaria. 

Il presente in Scozia e lo scisma dei Lefebvriani

Questa è la sua storia. Oggi Montesi opera a Glasgow in un centro interreligioso frequentato da membri della Church of Scotland, episcopaliani e anglicani. Interpellato sul recente scisma dei Lefebvriani della Fraternità San Pio X, il missionario ha espresso rammarico per il loro rifiuto del Concilio Vaticano II. Sul ruolo dei laici, il religioso ha evidenziato l’esperienza scozzese, dove la collaborazione con i fedeli non consacrati è considerata fondamentale per la gestione delle parrocchie. Durante il cammino sinodale in Scozia, è emersa la proposta di includere figure laiche, come padri e madri di famiglia, nella formazione dei futuri sacerdoti.

Geopolitica e migrazioni

L’analisi di padre Eugenio Montesi si è poi estesa a temi globali. Di fronte alle tensioni internazionali e ai conflitti odierni, l’invito è a non cedere al pessimismo. Anzi, suggerisce una lettura storica in cui l’umanità, pur attraversando fasi di declino, mostra una graduale capacità di risalita.

Sul fronte delle migrazioni, il religioso corinaldese ha richiamato la necessità di riconoscere l’altro come fratello. L’esempio concreto è quello delle parrocchie scozzesi che hanno messo a disposizione alloggi per i profughi di guerra ucraini. Un modello di accoglienza che si basa sul motto del fondatore dei Saveriani, Guido Maria Conforti, il quale auspicava di “fare del mondo una sola famiglia“. A ciò però si contrappone la tendenza alla chiusura, ai respingimenti e una retorica della paura riscontrabili in alcuni contesti non solo italiani. Per immaginare una società diversa serve una visione lungimirante.

Il futuro dell’Africa

Infine, lo sguardo sulla Sierra Leone in forte crescita demografica, passata dai tre milioni di abitanti degli anni ‘60 ai nove attuali. Nonostante le difficoltà finanziarie e i problemi legati alla corruzione interna, il paese registra segnali positivi grazie alla cooperazione internazionale e alla scoperta di nuove risorse naturali. Secondo padre Eugenio Montesi, la narrazione tradizionale di un’Africa povera va corretta nella definizione di un continente «impoverito» a causa dello sfruttamento esterno, tra cui Cina, Stati Uniti, Russia ed Europa.
Tra le note di speranza per la Sierra Leone, il missionario ha segnalato l’incremento delle vocazioni sacerdotali, passate da una a 140 negli ultimi quarant’anni, e la nascita della prima università cattolica a Makeni, fondata dal compianto monsignor Giorgio Biguzzi.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

centro storico, Senigallia, ponte Perilli, ferrovia

Commercio e centri storici tra desertificazione e discriminazione: l’intervista

Il dibattito sul rilancio dei centri storici marchigiani – dopo la discussione istituzionale – ha fatto parlare tantissime persone attraverso i social. E non sempre si tratta di interventi dei soliti imbecilli, per dirla alla Umberto Eco. Si muove su due binari la proposta di legge numero 793 lanciata lo scorso 22 giugno dal centrodestra nelle Marche. E’ intitolata “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi“.

Uno è quello del contrasto ai fenomeni come la desertificazione commerciale, evidenziata dalla progressiva chiusura di storiche attività di vicinato, e l’omologazione dell’offerta, spesso legata alla diffusione dei franchising e alla perdita di identità locale. L’altro è quello della tutela dei prodotti che si legano all’identità di un territorio. Ma, come sempre, la medaglia ha due facce e il rischio di trovare come capro espiatorio una determinata tipologia di esercizi commerciali è dietro l’angolo. E su questo abbiamo ascoltato i pareri di due esponenti politici di Senigallia: Massimo Olivetti e Maurizio Mangialardi. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

L’obiettivo della giunta Acquaroli è fornire ai Comuni linee guida operative per uno sviluppo del commercio nei centri storici. Con un riferimento ai settori merceologici, alla tutela delle produzioni locali e al recupero degli immobili dismessi o sfitti. L’annuncio della legge ha tuttavia sollevato un polverone, circa i possibili limiti alle attività di ristorazione etnica. 

Massimo Olivetti
Massimo Olivetti

Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, in attesa di visionare il testo definitivo è rimasto prudente. Si è dichiarato concorde sulla necessità di garantire il decoro urbano. Ha però sollevato la questione degli spazi esterni, tra gestioni non adeguate e materiali non conformi. Olivetti ha evidenziato che la priorità della proposta di legge non risiede nel tipo di prodotto venduto. Anzi, ha rifiutato logiche di esclusione verso specifici alimenti come il kebab. Al centro c’è il rispetto dei regolamenti comunali di pulizia e manutenzione delle aree esterne. Risultato da raggiungere anche tramite un inasprimento delle sanzioni.

Maurizio Mangialardi
Maurizio Mangialardi

Dall’opposizione, il consigliere regionale ed ex sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, ha espresso forti perplessità sulla pdl. In particolare ha definito il testo privo di reale incisività in assenza di stanziamenti economici. Ha inoltre richiamato l’esperienza dei piani di riqualificazione già attuati in passato a Senigallia, come nel caso di via Carducci, per rimarcare che la qualità urbana si ottiene tramite contesti regolamentati e investimenti concreti, non attraverso slogan che seguono dinamiche politiche all’interno di alcune correnti di partito.

Il riferimento è ovviamente a Lega e Fratelli d’Italia, il cui rischio è vedersi “mangiate” porzioni di consenso elettorale da Vannacci e sodali. Secondo Mangialardi non potrà mai essere approvata dal consiglio regionale una legge che si fondi sulla discriminazione della ristorazione etnica. Ha definito inaccettabile l’idea di escludere determinate categorie merceologiche in base alla provenienza. Come se all’estero venissero escluse le pizzerie italiane perché promuovono un prodotto non locale.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

Chiesa, lo scisma lefebvriano nelle parole di un missionario di Corinaldo

Nel corso di un’intervista con Laura Mandolini a Radio Duomo Senigallia (in onda venerdì 3 luglio alle 13:10 e alle 20, sabato 4 alle ore 20 e domenica 5 alle ore 17:15 sulla frequenza 95.2fm), padre Eugenio Montesi, missionario saveriano originario di Corinaldo e da molti anni attivo all’estero, ha espresso un giudizio particolarmente severo e addolorato in merito alla frattura provocata dal movimento tradizionalista fondato da Marcel Lefebvre, culminata con le ordinazioni episcopali illegittime a Écône che hanno sancito lo scisma ufficiale con la Chiesa di Roma.

Per padre Montesi si tratta di un evento doloroso, acuito dal fatto che lo stesso fondatore del movimento era un tempo un missionario appartenente a una congregazione stimata e attiva nelle stesse terre di missione in cui i saveriani operano quotidianamente.

Il nucleo della questione, secondo il missionario, risiede nel totale rifiuto del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità San Pio X. I lefebvriani potrebbero anche eventualmente ritornare alla piena comunione con la Chiesa cattolica ma ciò avverrebbe solo a una condizione: Roma dovrebbe abiurare quasi tutti i decreti conciliari. Tale posizione viene giudicata da padre Montesi come del tutto impraticabile.

Si andrebbe a negare i fondamentali progressi compiuti negli ultimi decenni in materia di apertura verso il mondo moderno, di ecumenismo, di dialogo interreligioso e di valorizzazione del laicato all’interno delle comunità parrocchiali. Il movimento tradizionalista sembra basarsi su una visione che considera negativo tutto ciò che è mondano. Ciò ha determinato nel tempo un progressivo isolamento e un arroccamento dottrinale.

A completamento delle considerazioni espresse dal missionario, la posizione ufficiale della Santa Sede ha sempre ribadito la gravità teologica e giuridica di tale strappo. La Chiesa cattolica ha formalmente dichiarato che l’atto delle consacrazioni episcopali avvenute a Écône senza il mandato pontificio ha configurato un vero e proprio atto scismatico. Di conseguenza, i vescovi coinvolti sono incorsi nella scomunica latae sententiae, ovvero automatica, prevista dal diritto canonico per la tutela dell’unità ecclesiale.

Nonostante i successivi tentativi di dialogo avviati dai vari pontefici che si sono succeduti nel tempo e la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, la Chiesa ha costantemente confermato che la fedeltà al Concilio e all’autorità del Papa rimangono i criteri imprescindibili. Resta dunque una ferita difficilmente sanabile, a cui si potrebbero aggiungere altri strappi.

Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

Uno degli appuntamenti al cinema Gabbiano del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia

We care, concluso il percorso con il Perticari di Senigallia

Lo scorso 14 aprile 2026 si è conclusa la quarta edizione del percorso di educazione civica “We Care”, che ha avuto come protagonisti le studentesse e gli studenti del liceo classico statale “Giulio Perticari” di Senigallia.

Il percorso è stato realizzato con passione civica dai volontari We Care e dai docenti Catia Fronzi, Giovanni Frulla, Emanuele Genovese, Antonella Meloni, supportati passo passo dal dirigente scolastico prof.ssa Lucia Di Paola e dal corpo docente ed amministrativo.
Un grazie va rivolto a quanti hanno sostenuto il percorso: il Comune di Senigallia, le Acli, Cisl, la BCC di Ostra e Morro d’Alba, il cinema il Gabbiano, il teatro Il Portone ed il Progetto Policoro, gli ex Alunni del Liceo. Un grazie speciale al Vescovo Franco Manenti che ha ispirato e sostenuto il percorso We Care.
L’ edizione appena conclusa è stata inserita nella dimensione del Gear Up, un progetto co-finanziato dalla Regione Marche in base alla L.R. n. 23 del 2020 e s.m.i destinato alla promozione della cittadinanza giovanile in chiave di Agenda 2030, in particolare “Co-funded by the European Union. Contents are the sole responsibility of the GEAR UP! target groups and do not necessarily reflect the views of the European Union”, che ha come soggetto proponente il Centro Sociale Casa della Gioventù ODV in partenariato con la Fondazione Caritas Senigallia ETS e Alumni Liceo Perticari ODV.

Il Team è stato coordinato e promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del creato e per questa 4° edizione è composto da: Annapaola, Beatrice, Daniela, Federico, Giandiego, Giovanni G., Giovanni S., Lorella, Roberto B. Roberto O., Rita, Stefano, Susanna, Veronica. La giornata sulla pace è stata curata insieme ad una task force dedicata con Anna, Francesco, Laura, Daniele, Mattia e Nicoletta.

Cura delle fragilità, riduzione delle diseguaglianze, lavoro buono e giusto, sviluppo sostenibile sono stati i temi del percorso. A questi si è aggiunto il tema della pace, con relatore il Vescovo ausiliare emerito di Sarajevo, Mons. Pero Sudar, intervistato dalla giornalista Laura Mandolini.

L’ inaugurazione della quarta edizione ha avuto luogo lunedì 17 novembre alle 8.30 presso il Teatro Portone di Senigallia, con una conversazione con la dott.ssa Margherita Scalfi di Percorsi di Vita di Milano. Il tema della conversazione inaugurale è stato ”Che ci sto a fare al mondo?”. La relatrice ha suscitato vivo interesse suggerendo ai giovani di prestare attenzione alle propria vocazione ad esser vivi e vive.
I successivi momenti in plenaria sono stati a dicembre, gennaio, febbraio, marzo, sui temi della cura delle fragilità (con Francesco Simonetti, responsabile della Casa famiglia La Perla Preziosa della Comunità Papa Giovanni XXIII di Pesaro), della pace con Mons. Pero Sudar, del lavoro buono e giusto (con la dirigente nazionale dei Giovani delle Acli Alice Manoni), dello sviluppo sostenibile (con il docente UNIVPM prof. Marco Giuliani).

I ragazzi e le ragazze – dopo aver ascoltato i testimoni sui temi delle fragilità, del lavoro giusto, dello sviluppo sostenibile – sono stati chiamati ad incontrare persone, associazioni, istituzioni, cooperative e imprese che nel territorio incarnano la promozione dei temi appresi nelle diverse plenarie.
Hanno vissuto le cosiddette “call to action”: Caritas, il Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche di Senigallia – STDP ( ex Ser.T.) del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, la cooperativa Casa della Gioventù e SeminaSogni, l’associazione Dalla parte delle donne ODV, Magazzino Rikrea della Caritas, il sindacalista Giovanni Giovannelli, Susanna Sartini (referente del progetto Policoro), Pierpaoli s.r.l, la pedagogista prof.ssa Mariangela Scarpini, Giovanni Ciriachi della Fondazione diocesana Fratello Sole, la cooperativa Stelle del Mattino sono stati gli esperti che hanno aiutato i liceali a dare corpo a quanto appreso durante le plenarie al mattino.

Uno degli appuntamenti al teatro Portone del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia

La valutazione delle ragazze e dei ragazzi

Il 14 aprile al Teatro Portone, i ragazzi e le ragazze del Liceo hanno vissuto il momento della cerimonia di chiusura, in cui con il Team è stato valutato l’esito del percorso compiuto. Di seguito un estratto delle testimonianze delle otto classi ( 4 BU, 4 CU, 4 EU 4 AL, 4 Bl, 4 Cl, 4 AE, 4 DE) che hanno preso la parola per raccontarci come è andata.

«Questo progetto ha rappresentato per noi molto più di un semplice percorso scolastico: è stato un’occasione per riflettere, ascoltare e imparare a guardare la realtà con occhi diversi. Per questo vogliamo innanzitutto ringraziare tutte le persone che lo hanno reso possibile e la nostra scuola, che ci ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza capace di arricchirci. Spesso non ci rendiamo conto di quanto la vita possa essere complessa. Durante gli incontri del progetto We Care abbiamo conosciuto storie di persone che, nonostante difficoltà profonde, trovano ogni giorno la forza di andare avanti con coraggio, dignità e persino con il sorriso. Questo ci ha fatto riflettere su quanto, nella nostra quotidianità, diamo per scontate tante cose».
«Ci teniamo a rivolgere un ringraziamento sentito a chi ha ideato, organizzato e reso possibile il progetto We Care. Grazie per aver creduto che noi studenti possiamo affrontare temi così grandi e complessi. Ogni incontro è stato costruito con cura: dalla scelta dei relatori alla gestione dei tempi, ci siamo sempre sentiti accolti e stimolati a partecipare davvero. Questo percorso è stato per noi un’importante tappa di crescita. All’inizio alcuni di questi temi ci sembravano lontani o troppo “da grandi”. Incontro dopo incontro, invece, abbiamo capito quanto ci riguardino da vicino».
« La fragilità ci ha insegnato che mostrarsi vulnerabili non è un limite, ma un punto di partenza per capirsi e aiutarsi. Abbiamo scoperto che riconoscerla negli altri e in noi stessi è il primo passo per costruire relazioni più autentiche.
La sostenibilità è uscita dai libri ed è entrata nelle scelte quotidiane. Ci siamo chiesti che impronta lasciamo sul mondo e come anche un piccolo gesto, ripetuto da tanti, può fare la differenza.
La pace l’abbiamo vista non solo come assenza di guerra, ma come rispetto, ascolto e giustizia. Parte da come trattiamo il compagno di banco e arriva fino alle grandi decisioni del mondo.
Il lavoro ci è apparso sotto una luce nuova: non solo fatica o stipendio, ma dignità, passione e diritto. Un lavoro giusto rispetta la persona, l’ambiente e costruisce futuro».

«Al primo incontro con il progetto We Care ci è stata posta una domanda fondamentale: “Che cosa ci sto a fare al mondo?” Durante il percorso, abbiamo analizzato questa domanda da diverse prospettive. Siamo partiti dal concetto di fragilità, ascoltando testimonianze su periodi di guerra, su esperienze di ripartenza dopo momenti di difficoltà, sul rispetto per l’ambiente, sulla fragilità economica e su come il lavoro possa diventare ingiusto e insostenibile. Come ha detto Pero Sudar, siamo abituati a vivere secondo una mentalità egoistica, a discapito degli altri, abituati a soddisfare bisogni personali e non necessari. Questa mentalità è fonte di tensioni continue: personali, nazionali e internazionali. Dobbiamo superare questo modo di pensare, riconoscere che siamo tutti diversi e allo stesso tempo mescolati, e che possiamo vivere in pace solo grazie a valori umani come la tolleranza, il rispetto, il confronto e altri ancora. Secondo il vescovo, una pace vera e duratura non è possibile senza un fondamento morale. Per questo la comunità deve impegnarsi a proteggere i valori umani. Abbiamo avuto anche un approccio concreto all’importanza di aiutare la comunità, attraverso le call to action proposte, che ci hanno mostrato ciò che il nostro territorio mette a disposizione. In conclusione, la risposta alla domanda “Che cosa ci sto a fare al mondo?” è per noi un impegno comune, a cui ognuno dovrebbe aderire per vivere quel clima di tolleranza e di pace descritto da Pero Sudar».
Le “Call to action” hanno permesso « di vivere ciò che prima era solo ascolto. Perché non capita spesso di andare nelle aziende e capire come funzionano realmente. I temi sono stati concreti e di vita oltre lo studio tecnico: abbiamo potuto dedicare del tempo per argomenti più concreti rispetto allo studio teorico della scuola».

«Il progetto We Care ci ha insegnato a metterci nei panni degli altri, ad osservare con più attenzione e a comprendere che ciò che vediamo ogni giorno non è tutto. Esistono realtà che restano invisibili finché non impariamo a fermarci davvero e ad ascoltare. È stata un’esperienza che ci ha arricchito non solo dal punto di vista scolastico, ma soprattutto umano. Gli incontri di We Care ci hanno spinto a farci domande, a mettere in discussione le nostre certezze e a sviluppare uno sguardo più consapevole verso temi importanti come la pace, il lavoro e le fragilità. Per questo oggi non portiamo via solo delle conoscenze, ma qualcosa di più profondo: una maggiore attenzione verso gli altri e la volontà di non restare indifferenti.Perché abbiamo capito che la realtà non è solo quella che viviamo noi, ma anche quella che scegliamo di vedere negli altri.E forse è proprio da questa scelta che può nascere un cambiamento».

«Gli incontri ci hanno appassionato molto e ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con realtà a noi prima sconosciute. Le attività in classe ci hanno coinvolto molto, perché ci hanno permesso di poter parlare in una dimensione più intima e personale, permettendo ai singoli di aprirsi più di quanto avrebbero potuto fare insieme alle altre classi».

Conclusione aperta

In questi quattro anni, il percorso We Care è stato indirizzato alle classi quarte delle scuole superiori della città di Senigallia, per proporre dei momenti formativi rivolti ai più giovani in cui far incontrare l’umanesimo civile con alcuni princìpi dell’insegnamento sociale della Chiesa, in stile di dialogo ed ascolto.
Siamo arrivati a coinvolgere, in 4 anni, i 4 istituti superiori della città di Senigallia: il liceo E. Medi, l’istituto Corinaldesi-Padovano, l’istituto Panzini ed il liceo Perticari.
Si è trattato di un modo di incarnare l’educazione civica in stile partecipativo ed interattivo.
We Care ha avuto per sottotitolo: “la democrazia che vogliamo” ed ha cercato di essere un percorso strutturato per avvicinare i più giovani ad un esercizio maturo del voto, affinché abbiano gli strumenti per vivere e desiderare una democrazia di qualità.

Che fare per il futuro?

Il Team organizzatore ha vissuto in modo appassionante questi anni, faticosissimi e coinvolgenti.
Ci piacerebbe entrare in dialogo con la società civile, le istituzioni, le realtà educative di Senigallia per essere aiutati a decifrare i prossimi passi da compiere.

Centro Sociale casa della Gioventù
Fondazione Caritas
Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro

Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica "We Care" 2025-2026 a Senigallia
Uno degli appuntamenti del percorso di educazione civica “We Care” 2025-2026 a Senigallia