Senigallia, proteste per il cantiere del ponte Garibaldi e per il viadotto del Morignano

A Senigallia la mobilitazione cittadina torna a intensificarsi, riportando al centro del dibattito pubblico questioni infrastrutturali e ambientali irrisolte che interessano sia le aree periferiche sia il centro storico. Le proteste di questi giorni vedono comitati e associazioni locali impegnati a richiedere maggiore chiarezza e tutela da parte delle istituzioni rispetto a cantieri e interventi tecnici ritenuti invasivi – come per il nuovo ponte Garibaldi – o incompleti: è il caso del viadotto del Morignano.
Sul fronte periferico, la tensione riguarda la gestione dell’inquinamento acustico lungo la A14 e la complanare sud, dove il viadotto del Morignano continua a causare notevoli disagi a circa cento famiglie distribuite tra Morignano, Gabriella, Cavallo-Portone, Alderana, Borgo Letizi e Ferriero. I disagi, scaturiti a maggio 2025 in seguito alla sostituzione dei giunti della struttura, si tradurrebbero in rumori sordi e continui.
Nonostante i rilievi fonometrici del 2025, i tavoli tecnici promossi dalla Prefettura di Ancona e gli impegni annunciati a maggio 2026 da Comune e Autostrade per l’Italia circa la sostituzione delle componenti e l’avvio di monitoraggi, i residenti segnalano l’interruzione dei lavori e la persistenza del problema. Contestando la scarsa comunicazione da parte degli enti gestori, il comitato locale valuta ora la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica per la tutela della salute pubblica.

Nel cuore di Senigallia, il dibattito si accende per l’imminente avvio dei cantieri per il nuovo ponte Garibaldi. Le associazioni “Italia Nostra”, “Confluenze” e “Gruppo Società Ambiente” hanno organizzato un presidio presso la pinetina di via Rossini. Le proteste contestano l’apertura dei lavori, che prevedono la perimetrazione dell’area, la demolizione del fabbricato della Federcaccia e la successiva costruzione delle rampe di accesso.
Le sigle ambientaliste e culturali pongono l’accento sulla regolarità dell’iter autorizzativo alla luce delle norme del Piano d’Assetto Idrogeologico e della presunta assenza del nulla osta paesaggistico per le sponde del fiume Misa. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, i promotori dell’iniziativa, sostenuti da oltre diecimila firme, chiedono al Comune di sospendere le operazioni nelle aree a rischio esondazione e di ridirigere le priorità finanziarie verso le vasche di laminazione a monte, auspicando una soluzione progettuale più coerente con il contesto storico cittadino.
Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

