L’umanità che cammina a servizio della Chiesa e delle comunità: intervista a don Paolo Montesi

Si riassetta la diocesi di Senigallia. E in un momento di avvicendamenti che ridisegnano la presenza della Chiesa nella vallata, la figura di don Paolo Montesi incarna il senso del servizio pastorale. Dopo sei anni vissuti a Barbara, scanditi da condivisione e presenza costante, il sacerdote si prepara per una nuova realtà. Il prossimo 24 ottobre farà il suo ingresso ufficiale come parroco nelle comunità di Monte Porzio e Castelvecchio. In attesa di questo nuovo percorso, abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo. L’AUDIO, andato in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2FM), è ora disponibile anche qui.
Il cammino fatto
Un passaggio di consegne vissuto tra l’affetto espresso dalla comunità di Barbara e l’inevitabile fatica del ripartire. Un carico emotivo che egli stesso non nasconde, rivendicando il valore del sentirsi anzitutto a servizio dell’intera diocesi: «La sensazione immediata è sempre un po’ di frustrazione perché, andando avanti negli anni, è sempre più fatica trasferirsi, passare da una situazione pastorale ad un’altra. Ma quando sono diventato sacerdote, ho dato la tua disponibilità a 360 gradi alla diocesi».
Nel guardare indietro agli anni trascorsi a Barbara, don Paolo Montesi traccia un bilancio fatto di relazioni, di vicinanza reale e condivisa. «Vorrei fare un elogio della debolezza: nella mia esperienza pastorale, sono partito senza aspettative ma sono arrivato senza pretese. Mi sono messo a camminare passo dopo passo con le persone che mi stavano accanto. Questa debolezza ha fatto sì che si creasse davvero una certa familiarità con le persone, che ti sentissero vicine. Si è innestato un dialogo su una base molto umana che è fatta anche di debolezza e fragilità».
La nuova sfida
Questo è il bagaglio che si porta al di là del fiume Cesano. Di fronte al nuovo inizio a Monte Porzio e Castelvecchio, don Paolo Montesi non guarda agli aspetti organizzativi, quanto piuttosto al rischio di perdere l’attitudine all’ascolto. «Il timore è di andare là con dei preconcetti con l’idea che “adesso vi salvo io”. Per fare questo ci vuole molta umiltà. Invece noi preti, a volte, mettiamo le nostre tecniche pastorali, i nostri progetti, i nostri impianti intellettuali o metodologici avanti a tutto e magari la gente poi si distacca da noi. Io vorrei veramente riuscire a creare questo feeling, questa sintonia molto fine di cuori e di anime con le persone. Ci vuole grande accoglienza, grande capacità di dialogo, di ascolto e poi di consiglio, ma in maniera estremamente delicata».
In una società che cambia e con una Chiesa affaticata, don Paolo Montesi individua la “sua” missione grazie all’insegnamento di san Giovanni Paolo II: «Parafrasando Dostoevskij, diceva: “Cristo e la bellezza convertiranno il mondo”. In mezzo a tante situazioni pastoralmente sempre più problematiche e stressanti per il sacerdote, dovremmo avere a cuore di creare belle relazioni di dialogo, bei momenti di fraternità e celebrazione. La gente oggi è estremamente sensibile al discorso della bellezza e ricettiva: forse questo è davvero il canale dell’evangelizzazione».
Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram

